La chiamano "generazione Z". Sono i giovanissimi.
Venuti al mondo dopo il 1997. Sono nati con il cellulare nella culla. Vivono,
mangiano, dormono con l'Iphone. Li considerano svogliati, assenti, dominati
dalla tecnologia. Hanno tutto perché la famiglia gli dà tutto. Dicono che sono
senza stimoli e senza voglia di lottare. Questo è il giudizio finale
(sbagliatissimo) che danno su di loro. Invece, quando c'è stato bisogno di
salvare la santa Costituzione (come mi piace chiamarla), loro, senza che
nessuno li mobilitasse al voto, con un tam tam istintivo sono andati
spontaneamente ai seggi e depositato il loro No nelle urne. Il loro contributo
alla lotta contro i seguaci meloniani di Delmastro, Bartolozzi, Nordio,
Santanchè (che non si è ancora dimessa) e tutta la genia politica di
riferimento, è stato un punto fondamentale e magico contro l'attacco (respinto)
alla Carta dei nostri Padri Costituenti. Questi giovani, ai quali sono
fortemente devoto, e che magari manco seguono il Mio Osservatorio, questi
giovani sono l'aspetto più bello e confortante che oggi emerge dalle barricate
del No. A loro la mia personale gratitudine. La politica delle poltrone, del
clientelismo, dei modelli mafiosi senza mafia, dei privilegi, dell'ingiustizia
sociale, della Sanità che non c'è, dei soldi pubblici da regalare allo stadio
dei fondi di investimento americani, dei ragazzi che vanno all'estero per farsi
un futuro che qui non c'è, questa politica deve fare I conti con loro. I
ragazzi della "generazione Z".
mercoledì 25 marzo 2026
La generazione Z e il referendum - Mario Guerrini
lunedì 16 febbraio 2026
scrive Mario Guerrini
La bandiera sarda. E Grazia Deledda. Con il suo Nobel la
scrittrice nuorese ha rivelato al mondo una Sardegna che nessuno conosceva. Ha
narrato l'identità di un popolo. Ha dato un senso alla sardità, non al
sardismo. Ha vinto il Nobel perché il mondo che è apparso con la sua penna ha
affascinato il pianeta della cultura. Nessun'altra donna italiana ha fatto
quanto lei con la sua scrittura dedicata ai sardi, al loro ambiente, alle loro
vite. Eppure, nella celebrazione per il centenario di quello straordinario
riconoscimento letterario, la bandiera della terra che lei ha con magia
illustrato, è stata lasciata fuori dalla sala. I 4 mori sono stati esclusi e
mortificati. Certo, è il protocollo. Il cerimoniale dello Stato. Dell'Italia
delle Regioni. Che però non hanno diritto a mostrare il loro storico stendardo.
Ma solo il tricolore, la bandiera della guerrafondaia UE e quella dei
colonizzatori. La bandiera sarda no. Mentre i piccoli studenti nuoresi
brandivano solo un minuscolo tricolore. Che a me è sembrato un oltraggio. A
Grazia, ai sardi come popolo, ad una identità consacrata nell'ingegno celebrato
dal Nobel. Ma umiliato dal protocollo.
sabato 7 febbraio 2026
Sanità sarda: considerazioni a confronto a sinistra
La sanità pubblica in Sardegna, come da altre parti (forse ancora peggio che in altre parti), attraversa un brutto momento che si ripercuote inevitabilmente nella gestione delle istituzioni regionali e nel dibattito politico.
Riportiamo una analisi di Claudia
Zuncheddu, medica e attivista, in risposta ad un “editoriale” del giornalista
Mario Guerrini, che riportiamo sotto.
Lettera aperta di Claudia Zuncheddu a Mario Guerrini
Caro dott Guerrini,
la salute non aspetta i commissariamenti
e le nuove nomine dei Direttori Generali. I giochi di potere non possono essere
la priorità. La presidente deve esercitare i suoi poteri politici e dare
segni di discontinuità con il passato. Ma così non è!
La Rete Sarda per la Difesa della Sanità
Pubblica, mi sollecita, in quanto portavoce, qualche chiarimento sul perché non
sia possibile assolvere nessuno/a dalle responsabilità politiche del tracollo
della Sanità pubblica in Sardegna.
Solinas è Solinas, il Pd è il Pd, ma
l’operato della presidente Todde andrebbe interpretato in un contesto politico
più ampio e poco analizzato. La memoria storica è d’aiuto. Per dovere di
cronaca.
la grande crisi della Sanità sarda è
esordita con il “Riordino della rete ospedaliera sarda”, con Pigliaru
presidente. In nome del Riordino, dei Pareggi di bilancio, della
Razionalizzazione, Riorganizzazione e Accorpamenti, furono smantellati gli
ospedali dei nostri territori, per poi smantellare i grandi ospedali di
Cagliari, al servizio di tutta la Sardegna.
E’ sotto la giunta del centro sinistra,
che si firmò l’accordo con Al Thani, l’emiro del Qatar, per finanziare con le
casse sarde il Mater Olbia. L’ospedale simbolo per eccellenza della
privatizzazione del Sistema sanitario pubblico in Sardegna. L’accordo fu
talmente conteso tra centro sinistra e centro destra, tanto da accapigliarsi
tra loro.
La Sanità pubblica perdeva un numero
esorbitante di posti letto, con l’impegno della RAS, sotto forti pressioni di
Renzi su Pigliaru, di finanziare con 60 milioni di Euro all’anno, per dieci
anni il Mater Olbia. L’ex ospedale San Raffaele, fu rilevato dall’emiro del
Qatar Al Thani, per un miliardo e 200milioni. Ma per l’emiro, alla Sanità si
legava un altro interesse: la riforma urbanistica (ndr). Su Sanità e Riforma
Urbanistica si scavò la fossa il governo Pigliaru, per far strada ad altri
pessimi governi con devastanti politiche sanitarie e non solo.
Mentre in Sardegna imperversavano le
lotte per la difesa della Sanità Pubblica, sul Mater Olbia fecero pace le
grandi religioni con il Bambin Gesù e l’emirato arabo, nonché la destra e la
sinistra sarda. Per la più eclatante operazione neocoloniale arabo/italiana in
Sardegna, ad una nostra scolaresca si fece intonare l’inno d’Italia,
all’insegna del danno e della beffa per noi sardi.
Ma al fascino perverso della
privatizzazione della sanità pubblica, non si sottrae nessuno e ancor meno il
M5S.
Beppe Grillo, al culmine del successo
del M5S, dichiarò che il Mater Olbia avrebbe salvato noi sardi.
La ministra della Salute Giulia Grillo,
del governo Conte I (ex capogruppo M5S Camera dei deputati), rispose ad un
documento della Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica, di cui già ero
portavoce, che “non disdegnava la sanità privata….”.
Ma non solo. Nel pieno delle lotte
contro i finanziamenti pubblici dalle casse sarde al Mater Olbia, con la legge
di bilancio, il governo Conte stabiliva addirittura l’incremento da parte della
RAS dal 6% al 20% del finanziamento al Mater Olbia, per l’acquisto di prestazioni
sanitarie private. Un’azione di pirateria politica con cui si confermava che i
tagli previsti con il decreto del 2012 sulla “spending review”, erano solo per
la sanità pubblica.
Come nei gialli più intricati, dietro
quest’operazione, c’era il capo di Gabinetto della ministra Grillo, proprio
lui, Guido Carpani, già capo di Gabinetto del ministro Renato Balduzzi del
governo Monti, autore della “spending review”. Eppure il M5S scelse Carpani,
grande sostenitore della sanità privata e figura di spicco della sanità e
università del Vaticano.
Ma a sciogliere il mistero degli
ulteriori finanziamenti che secondo il governo Conte, la Regione Sardegna
doveva garantire all’ospedale privato del Qatar, è che Guido Carpani risultava
membro del consiglio di amministrazione del Mater Olbia, sino a qualche giorno
prima del suo insediamento nel Gabinetto della ministra Grillo.
Carpani subentrò al costituzionalista
Alfonso Celotto, che rassegnò le dimissioni da capo di Gabinetto della Grillo
per lo scarso sostegno finanziario del governo Conte alla sanità pubblica e non
solo. C’erano contrasti giuridici con la normativa dell’ordinamento italiano,
ma anche l’incoerenza del M5S che disattendeva il programma elettorale,
addirittura svendendo la sanità pubblica a quella privata di un altro Stato: il
Vaticano.
Oggi, con la presidente-assessora Todde,
non c’è alcun segno di discontinuità con il passato e a vincere sarà sempre la
conservazione, mentre tutto precipita. Il giudizio politico sul suo operato in
campo sanitario, per non parlare di quello sul fronte energetico e non solo,
impone un cambio di paradigma che escluda l’ingenuità, il vittimismo e la
difesa del bene pubblico. Nulla di tutto questo pare appartenerle.
L’intervento di Claudia Zuncheddu faceva
seguito a questo, sempre sulla sanità sarda, del giornalista, ex RAI, Mario
Guerrini:
I nemici di Alessandra Todde, Presidente della Regione Sardegna. Sono tanti. E terribilmente potenti. Intanto ci sono le lobby dell’imprenditoria, fortemente collegate anche alla massoneria. Parlo di lobby perché in Sardegna c’è un ristretto circuito economico che si aggiudica sempre, da anni (troppi), i grandi affari. Ed è un circuito in cui sono comprese anche forze politiche (colluse). Poi ci sono i parassiti del sistema. Quelli che vivono di appalti pubblici, succhiando enorme risorse a Mamma Regione. Anche qui sfruttando le complicità trasversali della politica. E poi pullulano gli interessi nel grande business della Sanità. Dove taluni DG sono particolarmente corteggiati da frange politiche (destra e sinistra) per gli appalti o i finanziamenti o i favori. Qui ci sono anche le espressioni politiche trasversali che lavorano per la Sanità privata. Con danni evidenti al Servizio Pubblico. Ci sono quindi i gruppi editoriali. Il cui obbiettivo è addossare alla Presidente le mille responsabilità di tutto ciò che non funziona. Come se i mali atavici dell’isola li avesse creati lei. Infine ci sono gli alleati infidi. Quelli che soffrono per la sua visibilità. Aver chiuso i rubinetti, non tutti (purtroppo), ha suscitato contro la leader 5 Stelle una forte reazione di negatività. Bisogna tenerne conto. Per meglio comprendere la sua azione politica. Non scevra, peraltro, da errori. Come non manco di sottolineare. La realtà è che il potere, i poteri, che hanno goduto abitualmente di magnanime elargizioni, quando trovano le porte chiuse, si alterano furiosamente. Troppe ambiguità, in certe parti politiche “amiche” importanti, rivelano l’insoddisfazione per avidità e esigenze non soddisfatte. Mamma Regione è da sempre considerata una mucca benigna in grado di allattare mille estroverse aspirazioni. In poltrone e denari (nostri).
da qui
lunedì 29 dicembre 2025
Il doppio gioco della politica sarda - Mario Guerrini
Nel caos Sanità. Con una mano opera, istituzionalmente e di facciata, per la Sanità Pubblica. Dall'altro lavora e trae benefici dalla Sanità Privata. È il caso di Silvio Bachisio Lai, deputato sassarese del Pd, rieletto all'unanimità, tre mesi fa, Segretario regionale del Partito Democratico sardo. Lai è un politico di sicura esperienza. Già senatore (2013), oggi guida il Pd nel braccio di ferro che ha con la Presidente 5Stelle della Sardegna, Alessandra Todde, soprattutto in materia di politica sanitaria. In ballo, in queste ore, c'è la nomina dei 12 Dg delle Asl e delle altre strutture sanitarie. In cui regna uno stato di grande confusione, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la riforma sanitaria votata dallo stesso Pd in Consiglio Regionale con la maggioranza di Campo Largo. Silvio Lai sta "discutendo" con la Todde sulle caselle dei nuovi Dg della Sanità Pubblica. Ma lui è un dirigente della Sanità privata, che ha rapporti commerciali con la stessa Regione. Infatti Silvio Lai è Direttore Generale del Centro di Cura e Salute di Platamona, località turistica sul mare alle porte di Sassari. La struttura fa capo alla società Servizi Salute Benessere S.r.l. Nel 2024 la Regione ha firmato con questa azienda privata una convenzione per 1 milione e 288 mila 331 euro di prestazioni. Silvio Lai ha rapporti costanti con i servizi sanitari pubblici, tant'è che in epoca Covid, come rappresentante legale del Centro di Cura e Salute di Platamona, ha firmato anche una convenzione con l'azienda Ospedaliera Universitaria di Sassari, in cui è ovviamente forte l'influenza del Magnifico Gavino Mariotti (balzato agli onori della cronaca perché inquisito per Associazione mafiosa).
La posizione di Silvio Lai è verosimilmente corretta sul piano formale. Ma non può non lasciare perplessi, sul piano etico, il fatto
che da dirigente di una struttura sanitaria privata tratti politicamente, da segretario regionale Pd, le nomine dei DG della Sanità pubblica. Anche di quelli che avranno la pertinenza dei rapporti commerciali con il Centro di Cura e Salute di cui lui è Direttore Generale. Una situazione che presta obiettivamente il fianco, a dir poco, a qualche confusione di ruoli.
lunedì 28 luglio 2025
Il disastro di Villasimius - Mario Guerrini
L'incendio che ha incenerito una perla del turismo ha anche arso l'immagine della classe politica. Da 30 anni figure di scarso livello si alternano alla guida della Regione Sardegna. Mentre i partiti si rivelano esclusivamente piattaforme di potere. Lo stesso apparato dirigenziale di viale Trento è entrato nella logica del carrierismo politico. Tutti pronti a vendersi al potere per scalare i vertici aziendali. L'ho visto in RAI. Mezze calzette al comando. Dappertutto. Il risultato è stato il degrado delle redazioni e delle strutture. I modelli TV non sono più (salvo rare eccezioni) quelli dell'Azienda di Stato. Ma quelli delle TV commerciali, dove il senso dell'impresa è primario. Così è la Regione. Collassata da una politica fine a sé stessa. L'Isola è in balia delle fiamme. Perché impreparata ad affrontare il fenomeno. Non da oggi. Le poltrone dell'amministrazione sono oggetto di potere non di esaltazione della qualità. C'è la mortificazione dei ruoli. Divenuti semplici bersagli di occupazione clientelare. Mentre la regia dei partiti di maggior peso nel quadro politico è una congregazione di affari e di affaristi.
La credibilità è perduta. I pm sono sempre più coinvolti, inevitabilmente, nell'azione di questa classe dirigente. Presidenti di Regione inquisiti, assessori e consiglieri regionali che finiscono in carcere, dirigenti e funzionari che ingrossano i fascicoli della Procura, Rettori universitari presunti mafiosi che restano al comando, e che operano allo stesso modo per cui sono stati messi sotto inchiesta. Di cosa ci meravigliamo? La brava Governatrice Alessandra Todde è essa stessa imbrigliata in questi meccanismi.
La sua onestà non basta se poi il potere operativo è nelle mani di incapaci. A cominciare da alcuni discussi personaggi del suo stesso staff di Presidenza. La Sardegna brucia per un sistema antincendio vecchio e inadeguato. Non è un elicottero o un Canadair in più che risolve il problema. Ma è così dappertutto. I nuovi Dg della Sanità non possono cambiare la sostanza di un marciume politico di clientele. Come collegamenti aerei e marittimi non si modernizzano
con un bando e a fronte di una dinastia di imprenditori navali rapaci. Senza visione politica mirata all'efficienza e al progresso vinceranno solo le logiche di potere e del business. Gli incendi, metaforicamente, continueranno aincenerire anche le nostre speranze e i nostri sogni.
sabato 19 luglio 2025
Terzietà del giudice, querele temerarie: la Ghirra si rivolge a Nordio - Ottavio Olita
Questo nostro sito ha ospitato più volte interventi sulla grave situazione per la libertà di stampa che si vive in Italia per colpa di querele temerarie o di giudici che su particolari vicende farebbero bene ad astenersi. Ora la questione viene affrontata formalmente dalla parlamentare Francesca Ghirra di AVS in un’interrogazione rivolta al ministro della Giustizia Nordio.
Lo fa non con considerazioni generiche, ma partendo da un caso reale che
riguarda il giornalista Mario Guerrini, per decenni inviato speciale Rai ed ora
titolare di un suo blog. Occupandosi di una vicenda di rimborso spese legali
per 8.350 euro concesso dal sindaco di Capoterra – esponente di Fratelli
d’Italia – al suo alleato Franco Magi, presidente del consiglio comunale, Mario
Guerrini era stato querelato. La causa venne affidata ad un giudice onorario
che nel suo profilo Linkedin proclama un unico interesse, quello per la
presidente del Consiglio Giorgia Meloni leader di Fratelli d’Italia. “Il
giudice onorario – scrive l’onorevole Ghirra – pur essendo in una posizione di
evidente vicinanza politica al querelante, non ha ritenuto di doversi astenere,
né il giornalista ha potuto tempestivamente ricusare il giudicante perché
all’oscuro della prossimità di quest’ultimo con l’ambiente politico cui
appartiene il suo querelante”. Questo, dice ancora la Ghirra, nonostante quanto
stabilito con chiarezza dall’articolo 36 del codice di procedura penale.
Entrando poi direttamente nel merito della condanna inflitta a Guerrini,
l’on. Ghirra scrive: “La sentenza mette ancora una volta in luce il tema del
complesso rapporto tra la politica e la libertà di stampa, per cui la critica,
che deriva dall’esercizio del diritto di cronaca, inteso come diritto a
divulgare fatti di interesse pubblico, ma anche come libertà di manifestazione
del pensiero, ai sensi dell’articolo 21 della Costituzione, conduce a esosi
procedimenti giudiziari invece che risolversi nel diritto di replica”. E
poi prosegue: “La vicenda desta preoccupazione e induce a riflettere sulla
sempre più diffusa tendenza ad utilizzare le querele temerarie per mettere a
tacere chi utilizza lo strumenti della critica come forma necessaria di
confronto e controllo tra potere pubblico e comunità dei cittadini ai quali va
riconosciuto il diritto dovere di dubitare e verificare”.
“Per questo – conclude la deputata di AVS – chiedo quali iniziative di
competenza il Ministro interrogato intenda assumere per garantire che la
libertà di critica e di stampa siano tutelate a fronte della pratica sempre più
diffusa delle querele temerarie”.
Mario Guerrini, dal suo canto, ha già preannunciato che ricorrerà in
appello contro la sentenza che lo ha condannato ad una provvisionale di 5.000
euro, a 2.300 euro di spese legali, oltre al pagamenti delle spese processuali.
mercoledì 14 maggio 2025
I nostri soldi - Mario Guerrini
Valeria Satta. L'ex assessora leghista della
Giunta Solinas. Pluriindagata dalla Procura di Cagliari. Condannata tra l'altro
dalla Corte dei Conti a restituire 220 mila euro per danno erariale. Pochi mesi
fa ha annunciato di essere stata nominata presidente per la Sardegna di
FederTerziario, organismo datoriale "apolitico" di consulenza per il
"mondo della micro, piccola e media imprenditoria". Opera, è scritto
nel suo logo promozionale, senza
fini di lucro. Ebbene, questa associazione privata, è appena destinataria dalla Regione Sardegna, con apposito emendamento-mancia (come vengono definiti), di un regalo di 300 mila euro sotto il titolo emblematico del nulla: "Dialoghi di impresa". Stiamo parlando di soldi pubblici (ripeto, 300 mila euro). È un esempio clamoroso di come vengano utilizzati i soldi dei contribuenti. Con affidamento diretto e senza bando. In questo caso ad un
organismo gestito da una esponente di primissimo piano della politica sarda, con incarichi di assessore regionale agli Affari regionali e poi all'Agricoltura. Un pacco di soldi pubblici. Mentre i sindaci di molti Comuni della Sardegna lamentano di non aver avuto neanche un soldo. Pur con le loro croniche emergenze dovute alla carenza di contributi pubblici. Sarà interessante capire (per ora non ne ho certezza) chi è stato il promotore di questa perla di finanziamento pubblico. Immagino peraltro chi possa essere e a
quale giro appartenga. Comunque, complimenti a Valeria Satta. A pochi mesi dalla nomina a Presidente di FederTerziario (novembre 2024) ha saputo subito attirare l'interesse degli amministratori per il suo organismo "apartitico". In cui figura, come consulente, un altro "soldato di Salvini", l'avvocato Carlo Tack, già referente della città di Cagliari per il Carroccio. Però FederTerziario è apartitico. 300 mila euro sottratti alle nostre tasche. Pecunia non olet, dicevano i latini.
La denuncia di Anci Sardegna: «Nella Finanziaria 179 milioni di spese poco
trasparenti» - Alessandra Carta
L’associazione dei sindaci denuncia i finanziamenti autorizzati dal Consiglio regionale con l’approvazione della manovra lo scorso 17 aprile
«Nella
Finanziaria 2025 risultano stanziati circa 179 milioni di euro riconducibili
alla categoria delle cosiddette spese puntuali. Si tratta di
risorse assegnate a enti, associazioni o soggetti specifici, spesso in assenza
di un chiaro impianto programmatorio e con modalità di assegnazione
difficilmente verificabili dai territori». Porta la firma dell’Anci
Sardegna la denuncia sulle “mancette”, per dirla senza giri di parole.
Una corsa che si ripete ogni anno, ma stavolta, stando ai sindaci dell’Isola
guidati da Daniela Falconi, è stato superato il limite.
È
sufficiente andare sul Buras, il Bollettino ufficiale della Regione dove la Finanziaria
è stata pubblicata, per verificare ogni singola voce della manovra 2025. Ce
n’è per tutti i gusti: dall’estate putzese, cioè quella di Decimoputzu, ai
festival, incluso quello “InVaso” di Muravera. Come se tutte le altre
manifestazioni valessero meno. Idem sulla promozione turistica: Assemini l’ha
spuntata e molti altri Comuni no, sebbene l’estate arrivi uguale per tutti.
Discorso identico sulla riqualificazione dei campetti da calcio.
Le fasce
tricolori ne fanno prima di tutto una questione di giustizia. E per questo
hanno deciso di scrivere a Giunta, Consiglio e capigruppo. «Seppure formalmente
sia tutto legittimo – chiariscono le fasce tricolori – le modalità
utilizzate fanno sollevare significative perplessità in ordine politico e
istituzionale, sia per quanto riguarda l’individuazione delle spese sia per la
loro assegnazione. L’Anci, sul merito, evidenzia disparità
territoriali, mancanza di trasparenze e indebolimento del ruolo dei Comuni».
Un j’accuse in tre punti che non lascia niente al caso. «L’allocazione
discrezionale dei fondi, così come articolata nella manovra, può generare squilibri
tra enti locali, a prescindere da criteri oggettivi quali fabbisogno,
progettualità o emergenza sociale». Ancora: «L’assenza di procedure
pubbliche e di bandi aperti compromette la tracciabilità e la
legittimazione democratica nell’uso delle risorse pubbliche», si legge nel
documento dell’Anci. Da qui il terzo punto chiave: «I sindaci, primi
rappresentanti dello Stato nei territori, spesso non sono messi nelle
condizioni di concorrere equamente all’accesso ai fondi né vengono
coinvolti nei processi decisionali relativi alla loro assegnazione».
I sindaci
chiedono alla Regione che d’ora in avanti «ogni erogazione di fondi pubblici
sia fondata su criteri trasparenti, partecipati e programmatori,
preferibilmente tramite bandi e in coerenza con le priorità espresse dai
Comuni». Verrà anche promossa «la costituzione di un Osservatorio
permanente sulla qualità e l’equità della spesa pubblica regionale, quale
strumento strategico di supporto alle decisioni politiche e programmatiche».
giovedì 4 gennaio 2024
Corruzione istituzionale - Mario Guerrini
Corruzione istituzionale. Così la definisco da
qualche anno. Sta facendo saltare in aria la libertà di stampa. In Sardegna. E
quindi mettendo a rischio le basi democratiche della Regione. Accuso la RAS di
subornare l'informazione. I giornali, i gruppi editoriali, i giornalisti. Ha
cominciato con il Gruppo L'Unione Sarda. Distribuendo soldi pubblici a volontà.
E guadagnando così, implicitamente, l'impunità critica delle redazioni. Sulla stessa pericolosa china si stanno mettendo le
amministrazioni comunali. In vista delle prossime elezioni. Ha esordito nei
giorni scorsi (come ho denunciato) il Comune di Cagliari. Con articoli a
pagamento. Quindi con soldi pubblici. Dei contribuenti. Apparsi con una
impercettibile scritta che indicava uno spazio pubblicitario. Si è trattato di
testi redazionali contenenti dichiarazioni propagandistiche del sindaco Truzzu
(FdI). In corsa per la candidatura a Presidente della Regione Sardegna. Adesso
arriva anche il Comune di Alghero. Che mette a disposizione della Nuova
Sardegna di Sassari la bellezza di 83 mila euro. Per una campagna
Pubblicitaria. Per promuovere l'immagine della città. Ad Alghero tra pochi
mesi, come a Cagliari, si rinnoverà in primavera il consiglio comunale. Il
sindaco è il sardista Conoci. È uno scandalo che si consuma nel silenzio
dell'AssoStampa e dell' Ordine dei Giornalisti. I cui presidenti, Simonetta
Selloni e Francesco Birocchi, ignorano completamente questo allarmante
fenomeno. Che io denuncio puntualmente con l'OSSERVATORIO. Una situazione
intollerabile. Sulla quale va assolutamente smantellato il muro omertoso. Anche
della politica. Molti esponenti di primo piano mi esprimono in privato
apprezzamento. Ma nessuno alza la voce. Senza comprendere che essi stessi sono
le prime vittime di questa "corruzione istituzionale". Che mette a
rischio le fondamenta democratiche. E il progresso della Sardegna.
lunedì 7 agosto 2023
scrive Mario Guerrini, sugli incendi
Quello che non si dice. Del sistema
antincendio. In Sardegna. Messo a dura prova dal fortissimo maestrale. Arma
naturale di cui approfittano gli incendiari. Nell'opera di spegnimento sono
impegnate migliaia di unità a terra. Tra Vigili del fuoco, Guardie forestali,
operatori di Forestas, volontari. Il territorio da difendere è vasto, impervio.
Talvolta inaccessibile. L'abnegazione e l'eroismo delle squadre e dei piloti
dei mezzi aerei (fondamentali) è
senza limiti. Ma l'apparato mostra la deficienza della mano politica. Che occupa i vertici con visione clientelare. E non tecnica. Non può sfuggire che a capo della Protezione Civile ci sia un vigile del fuoco che secondo la Procura di Cagliari non ha i titoli. E per questo il Governatore salviniano Christian Solinas è a processo. Per abuso d'ufficio. Anche altre posizioni di vertice dell'apparato sono figlie di questa logica. Basti pensare al Comandante del Corpo Forestale, da diversi mesi un generale della Guardia di Finanza. Ottimo
esponente delle fiamme gialle. Suggerito dal consigliere sardista Nanni Lancioni, braccio destro di Solinas. Ma ufficiale senza esperienza antincendio.
E soprattutto non conoscitore del territorio. Così come per Forestas. Dove il numero 1 è un dirigente politico di 86 anni. I sindaci hanno inoltre lamentato la insufficienza di vedette. Determinanti per l'avvistamento dei roghi. E per il pronto intervento. Prima che l'avanzare delle fiamme sia incontrollabile per estensione. Si trascura il fatto che gli agenti del Corpo Forestale hanno un'età media per molti ormai incompatibile con la dura lotta antincendio. I
roghi sono un problema terribilmente serio. Il clientelismo politico, emerso con pesantezza con la Giunta Solinas, è contro le necessità di una efficace azione. Contro il flagello del fuoco. Non scordiamoci che l'anno passato, a stagione inoltrata, fu improvvisato dalla Protezione Civile un ridicolo servizio di avvistamento con pickup. Sulle strade statali e provinciali. Un gioco perverso. E inutile. Con spreco imperdonabile di risorse pubbliche.
domenica 5 giugno 2022
scrive Mario Guerrini, sul Parco Naturale di Gutturu Mannu
L'Attila della natura. In Sardegna. Si chiama
Gianni Lampis (FdI), Assessore regionale alla "Tutela" dell'Ambiente.
Lo cito con piacere proprio oggi che è la giornata mondiale per la difesa del
pianeta. L'ultima prodezza di Lampis la svela Stefano Deliperi. Ambientalista
del Gruppo di intervento Giuridico. Racconta che Lampis ha proposto una legge
per restringere di 1551 ettari il Parco Naturale di Gutturu Mannu. Splendida
oasi naturale tipica nella Sardegna sud occidentale. Perché? Perché glielo
hanno chiesto - scrive Deliperi - 300 cacciatori. Con una petizione
interessata. Vorrebbero sfruttare, infatti, le aree estromesse dal parco per la
loro attività venatoria. Follia pura. È una decisione terribilmente infelice
quanto incredibile. Come quella dell'abbattimento dei cervi sardi (specie
protetta) e del disboscamento di parte di una pineta in riva al mare.
Nell'oristanese. Per fare posto ad un edificio alberghiero. Nella mia troppo
lunga carriera professionale non ho mai sentito bestialità politiche di questo
genere. A Gianni Lampis, l'Oscar del circo magico del Governatore Solinas.
domenica 29 maggio 2022
scrive Mario Guerrini, su aeroporti e sanità
La guerra dei cieli. In Sardegna. Per
aggiudicarsi l'ultimo aeroporto a gestione pubblica dell'Isola. Quello di
Cagliari Elmas. C'è una sorda belligeranza tra gruppi finanziari, imprenditori,
fondazioni bancarie. È una vicenda che coinvolge anche la Regione del
Governatore Solinas. La Società di gestione, la Sogaer, è per quasi il 95 %
della Camera di Commercio. Nella scalata non sarebbero estranei interessi di
aria massonica. È una storia che si combatte dietro le quinte. Gli altri due
scali sardi (Olbia e Alghero) sono già passati di mano ai privati. Ma
l'aeroporto di Cagliari è il più importante. Con i suoi quasi 5 milioni di
viaggiatori. Il pericolo è che le priorità degli investitori privati sono
mirate esclusivamente al profitto. E solo a quello. E potrebbero non coincidere
con quelle del territorio. Situazioni già consolidate in altre realtà. Come la
Grecia. Ad esempio. Un altro colpo all'autonomia dell'Isola?
L'ultima follia del Governatore della Sardegna,
Christian Solinas. Costruire 4 nuovi ospedali. Nel vicinissimo 2017, Presidente
Pigliaru (PD). Riforma sanitaria dell'assessore Arru, medico (PD). Parola
d'ordine: tagliare. Riduzione di 64 primariati su un totale di 447. Eliminazione
di 111 posti letto. Risparmio: 50milioni di euro. Adesso c'è Solinas. Laurea
molto chiacchierata in legge. Annuncia: costruiremo 4 nuovi ospedali. Mentre la
popolazione sarda diminuisce. Mentre in Sardegna c'è sovrabbondanza di
strutture ospedaliere. Alcune addirittura almeno parzialmente chiuse. Mentre si
eliminano o ridimensionano i reparti. Quasi ovunque. E la domanda di salute non
potrà che essere , al massimo, la stessa di oggi. Se non è follia, poco ci
manca. Con una spirale assurda di posti letto e di nuovi primariati. A
beneficio del clientelismo, dello sperpero di risorse, del trionfo dei
tradizionali tentacoli massonici. Già ora mancano 4 mila infermieri e un numero
infinito di medici. E la tecnologia ospedaliera e spesso carente e superata. Ci
ritroveremo con 4 nuovi ospedali e la esistente rete ospedaliera vecchia e in
totale sofferenza. E, soprattutto, la medicina territoriale in disarmo. Pur
essendo quella fondamentale in una regione vasta e a basso indice abitativo
come la Sardegna. E i sardi, per certe patologie, continueranno l'odissea dei
viaggi della speranza nella Penisola. Senza contare, quanto a sprechi, il Mater
Olbia. E senza contare, in supporto alla Sanità Pubblica, la ottima rete
ospedaliera privata. Semplicemente pazzesco.
domenica 22 maggio 2022
scrive Mario Guerrini, sulla sanità in Sardegna
Di loro non si parla mai. Perché non sono
neanche in grado di farsi ascoltare. Sono i GCA, i pazienti con Gravi
Cerebrolesioni Acquisite. Cioè i pazienti che hanno avuto un danno cerebrale
acuto. A volte fino al coma. In Sardegna, secondo i protocolli, dovrebbero
avere a disposizione 50 posti letto di Neuroriabilitazione. Invece ne ha appena
12. A Oristano. L'importante e vasta area cagliaritana, la più popolosa
dell'Isola, non ha neanche un posto. Ne aveva 10, ma con la pandemia sono
scomparsi. Un altro aspetto mortificante di una situazione sanitaria che in
Sardegna, colpisce i più "difficili". Spero che la voce dell'Osservatorio
serva a dare giustizia sanitaria e assistenziale a questi sfortunati e alle
loro famiglie.
Lo scandalo dei medici in affitto. La trovata
"magica" della Sanità della Sardegna. Con la riforma del Governatore
Solinas. Il sistema sanitario sardo è oggi totalmente i mano ai leghisti.
L'Assessore è del Carroccio (Mario Nieddu), la DG dell'Ares è la veneta
Annamaria Tomasella. Di questo sconcertante e costoso capitolo se n'è occupato
stamane anche il Fatto Quotidiano. Sull'argomento ero già intervenuto con il
mio Osservatorio dopo un servizio su Rete 4 dei giorni scorsi. Andrea
Sparaciari, sul Fatto, racconta particolari inediti e di grande curiosità.
Scrive come l'esperimento sia cominciato a Ghilarza. Per proseguire poi a
Oristano e Bosa. I 690 mila euro di spesa previsti sono già saliti a 1 milione
e mezzo. E la cosa dovrebbe essere estesa a tutta l'Isola. Il reclutamento dei
medici, tanto per cambiare, è gestito da una Società della Padania, la Mst di
Vicenza. Si tratta di sanitari senza specializzazione messi in servizio nei
Pronto Soccorso. Dove svolgono esclusivamente lo stesso lavoro delle Guardie
Mediche. Che costano un decimo. Come sottolinea Andrea Sparaciari. Nella
Sardegna dell'era Solinas accade anche questo.
L'Asse Sardegna-Padania. Quello che gestisce, sciaguratamente, la Sanità dell'Isola. Torno sullo scandalo (Osservatorio precedente) dei medici in affitto nell'oristanese. Un bel servizio di Marco Caiazzi, per la trasmissione Fuori dal Coro, di Mario Giordano, ha rivelato giorni fa retroscena preoccupanti. I medici in affitto ricevono, a turno, 600 euro giornalieri. Non devono avere competenza specialistica di Pronto Soccorso. Possono visitare solo pazienti in codice bianco o verde. Negli altri casi, gialli e rossi, se non c'è l'intervento di uno specialista, vengono stabilizzati e trasferiti. Il tutto con guadagni stratosferici per la Società privata che li recluta e gestisce. Sarà un caso, ma questa Società è dislocata in Padania. A Vicenza. Ormai, la salute pubblica in Sardegna viaggia nelle scelte infelici Sardegna-Padania. A cura dell'assessore leghista indigeno Nieddu e di responsabili dell'organizzazione sanitaria importati appunto dalla Padania. Con il beneplacito del Governatore salviniano sardista, Christian Solinas. Tra l'altro il bravo Caiazzi ha scoperto che uno dei medici in affitto nel Pronto Soccorso di Oristano nel 2013 è stato condannato per omicidio colposo. Per una diagnosi errata.
L'emergenza sanità. Titola in prima la Nuova
Sardegna: "Mancano 4 mila infermieri'. Ed aggiunge: "I migliori
vengono reclutati nella Penisola". È sostanzialmente quello che accade
anche per i medici. I camici bianchi scarseggiano in tutte le strutture
ospedaliere e molti lasciano l'Isola. Perché lo fanno? Perché altrove sono
trattati meglio. Sotto il profilo personale, degli emolumenti, delle condizioni
di lavoro, del rispetto della professionalità. Insomma, delle condizioni di
vita. E tutto ciò determina la crisi ed il collasso del sistema sanitario
isolano. E la musica è la stessa per gli operatori sanitari. In questo
scenario, il Governatore Solinas promette la costruzione di nuovi ospedali a
Cagliari, Sassari, Alghero e nel Sulcis. Come se il problema fosse la mancanza
di posti letto e reparti. Che in Sardegna chiudono per mancanza di personale.
Dietro c'è un piano di impegni finanziari enorme. Che fa gola a tanti.
Strategie folli. Come la compagnia marittima sarda che Solinas mise in piedi
quando era assessore regionale ai trasporti. Naufragò miseramente in un mare di
debiti. Ma per mostrare grandezza bisogna esprimere anche progetti faraonici.
Per questo il Governatore ha già piazzato il suo colonnello di ferro, Temussi,
al Centro Regionale di Programmazione. Ed ora sistemerà il suo pupillo Lancioni
ai Lavori Pubblici. Ed i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari che non
ci sono? Problema irrilevante.
sabato 7 agosto 2021
Sardegna - Mario Guerrini
Sanità in mezzo al mare. Dal primo luglio tolti i controlli in porti e aeroporti. Conseguenza: il virus riesplode. L'Isola diventa Zona Rossa Europea. L'Assessore Nieddu (Lega) però, dice: non ci sono pericoli per i turisti. Come dire: venite tranquilli nella Terra dei Nuraghi. L'importante è salvare la stagione delle vacanze. E i sardi? Dettaglio insignificante. Guardie mediche chiuse e ambulatori senza medici. L'assessore all'ambiente Lampis (FdI) travolto dagli incendi e dalla sua non conoscenza dei problemi. Il Corpo Forestale allo sbando da quando è passato alle dipendenze del Governatore Solinas. I collegamenti navali e aerei non funzionano e l'assessore leghista Todde preso da un piccolo comune di meno di 1300 abitanti ancora non sa come è il mondo. Il settore agro-pastorale è in ginocchio per la catastrofe degli incendi e l'assessore Gabriella Murgia è ricercata da "Chi l'ha visto". L'Assessore al Turismo, Chessa (sardista) sta preparando i costumi sardi per i camerieri dei ristoranti. L'assessore agli Affari Generali, Valeria Satta (Lega) rimpiange il nulla politico da cui è venuta per le grane giudiziarie che divide con altri esponenti di Giunta, Governatore compreso. Il lavoro è una chimera e i giovani sardi scappano. Mentre l'Assessore al lavoro Alessandra Zedda è sotto inchiesta per peculato. Potrei continuare. Ma a che serve. Tanto questi avranno anche il funerale di Stato pagato dai cittadini sardi.
da quisabato 8 maggio 2021
Io accuso - Mario Guerrini
Io accuso. Accuso l'opposizione progressista del Consiglio Regionale della Sardegna. È complice della tirannia politica del Governatore Solinas. È complice perché due assessori sono di matrice PD. Gabriella Murgia (Agricoltura) e Anita Pili (Industria). È complice a tal punto che l'ex bandiera Pd, Renato Soru, è stato invocato come consulente del settore Industria della Regione. È complice perché non affronta i temi reali della depressione sociale ed economica della Sardegna. L'ex sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, e Francesco Agus, capogruppo progressista, abbaiano. Ma non mordono. Sollevano scandali di piccolo conto. Solo per tornaconto politico. Cioè per visibilità personale. È complice perché non è dalla parte dei sardi. Perché non denuncia il "girone infernale" dei cittadini (fragili). Per ottenere la vaccinazione anti Covid. È complice perché non denuncia il sistema abominevole di illegittima tassazione di migliaia e migliaia di utenti sardi. Da parte di Abbanoa, l'Ente idrico. Che è un autentico carrozzone. In cui è stato addirittura assunto il segretario provinciale del PD. È complice perché non si fa portavoce dei cittadini deboli. Di quelli che, giorno dopo giorno, allungano la loro fila alla Caritas o alle altre associazioni caritatevoli. La disperazione dei sardi è conseguenza della vostra insufficienza politica. Che diventa, appunto, complicità nei confronti del Governatore. Il quale, consapevole, tiranneggia. Ben sapendo che giornali e TV di regime sono tacitati con i contributi di Mamma Regione. Con quella che ho definito "corruzione istituzionale". Questa complicità ha fatto di un Governatore un tiranno politico. Ai danni del popolo della Terra dei Nuraghi.
