domenica 4 maggio 2025
giovedì 2 gennaio 2025
domenica 30 luglio 2023
I valori della famiglia – Marco Travaglio
È un’infame calunnia che il governo trascuri le famiglie, come potrebbero
pensare le 169mila destinatarie dell’sms dell’Inps con il lieto annuncio
dell’abolizione del Reddito di cittadinanza, cioè del loro ritorno in miseria,
ma con l’indubbia soddisfazione dell’“eventuale presa in carico da parte dei
servizi sociali”. L’intera azione dell’esecutivo è improntata alla difesa della
famiglia tradizionale: uomo, donna e figli naturali, ma sopratutto cognati. Il
“cognato d’Italia”, a riprova del fatto che la categoria fondata da Galeazzo
Ciano è andata progressivamente degradandosi, è Francesco Lollobrigida detto
Gino, marito della sorella della premier, dunque ministro dell’Agricoltura e
Sovranità alimentare. Il vice-cognato d’Italia è il neopresidente di Sport e
Salute, Marco Mezzaroma, amico dei Melones-Lollobrigidas, ex presidente della
Salernitana, ma soprattutto marito di Cristina Lotito, sorella di Claudio,
presidente della Lazio e senatore di FI. Lotito, con la Lazio, vantava fino a
poco tempo fa un debito di 1,4 milioni con Sport e Salute: che, se non è stato
ancora pagato, potrà essere serenamente discusso tutto in famiglia, fra le mura
domestiche.
Il ramo mariti/mogli o compagni/compagne, impazza soprattutto in tv. La
prossima stagione televisiva sarà impreziosita, per la prima volta nella storia
d’Occidente, da un talk show politico su Rete4 condotto dal compagno della
premier, il leggendario Andrea Giambruno; da un talk show politico su Rai3
condotto da Nunzia De Girolamo, moglie del capogruppo Pd al Senato Francesco
Boccia; e, sempre su Rai3, da un’ancora misteriosa versione “di destra”
di Report (che non è né di destra né di
sinistra, avendo fatto incazzare tutti, ma fa niente), affidata a Salvo
Sottile, detto Batman, legato alla sottosegretaria leghista alla Cultura Lucia
Borgonzoni. Che è un po’ come se in America la Cbs e la Cnn affidassero l’informazione
politica alla moglie di Biden e alla compagna del braccio destro di Trump. Poi
c’è il mitico compagno di Daniela Santanchè, Dimitri Kunz di Asburgo-Lorena
all’insaputa degli Asburgo-Lorena, che rileva le quote del Twiga dalla ministra
del Turismo perché non si dica che è in conflitto d’interessi e compra-vende in
un’ora una villa in Versilia facendo un milione di plusvalenza in società con
la moglie di Ignazio La Russa, presidente del Senato, perché non si dica che è
una pippa. E non parliamo di figli, sennò tocca occuparsi di Leonardo Apache La
Russa e le colpe dei figli non devono ricadere sui padri (semmai l’inverso,
come dimostra il tragico caso di Alain Elkann sul giornale dell’incolpevole
John). Alla mala parata, resta sempre l’“eventuale presa in carico da parte dei
servizi sociali”.
martedì 27 dicembre 2022
Sogno di una festa in un’isola normale - Matteo Porru
Tutto ciò che in Sardegna non funziona e, si spera, un giorno potrebbe essere sanato in modo definitivo
Facciamo
finta che sia tutto un film. Un cinepanettone, visto il periodo. Uno di quei
film in cui manca una trama, le circostanze sono inverosimili e la stragrande
maggioranza dei personaggi o vive male o finisce peggio – non che la vita sia
molto diversa -. Titolo: Natale in casa Demurtas. Soggetto: il protagonista è
sardo – di un paese a vostra scelta nell’entroterra -, vive all’estero e torna
a casa solo per le feste di fine anno. È Natale e a Natale si può dare di più,
e infatti il nostro eroe dà centinaia di euro a una compagnia che, via terra o
via mare, lo riporti sull’isola.
Potrebbe
prendere la macchina, per tornare in paese, ma la Carlo Felice ha più cantieri
che chilometri. Fra corriera e treno, sceglie il treno, e per arrivare in
stazione deve prendere un taxi che, per partito preso, carte di credito non ne
accetta più. A corto di liquidi e di energie psicofisiche, finalmente Demurtas
suona il campanello, appoggia le valigie sull’entrata e lo abbracciano madre,
padre, fratelli e parenti di grado via via inferiore. Non segue lo sport, il
nostro eroe, ma gli basta un quarto d’ora di chiacchierata per sapere che la
Dinamo bene o male ce la fa e che il Cagliari è quasi in Lega Pro. Di notte sta
male, gli sale la febbre, la famiglia si chiude in conclave e discute, forse è
l’influenza australiana, qualcuno dice covid, nonno propone il tampone, per zia
è solo un colpo di freddo. Negativo, ma con una febbre da cavallo e in preda
alle allucinazioni, Demurtas si vede catapultato nella Sardegna arcaica e piena
di mistero dello spot della Regione, fino a rinsavire grazie all’effetto
combinato delle pezze fredde e del paracetamolo. Vorrebbe andare alla guardia
medica, e ci andrebbe, se non l’avessero chiusa. Riuscirà il nostro eroe a
rimettersi in tempo per il cenone senza appestare gli altri membri della
famiglia? Riuscirà a vincere, almeno quest’anno, una partita a Burraco?
Riuscirà a lasciare l’isola senza pensare quante lacune potrebbero essere
sanate in maniera definitiva, e quante risorse manchino al territorio? Natale
in casa Demurtas: più che andare al cinema, guardatevi intorno.
sabato 24 dicembre 2022
Playbear, la rivista porno per incoraggiare i panda ad accoppiarsi
domenica 13 giugno 2021
Ci scrive un Vecchio Giornalista: “Solinas e la legge 107 mi ricordano perché mi sono separato” - Vito Biolchini
Leggevo per diletto il contenuto della legge 107 appena approvata, meglio nota come “legge poltronificio” e più andavo avanti, più rivivevo le ragioni che mi hanno portato a separarmi. Non so, forse è il fatto che la mia ex moglie ha voluto lasciare il cellophane sulle poltrone per anni che mi ha provocato l’associazione di idee.
Parto dalla fine: nella relazione di
minoranza, l’onorevole Corrias definisce la legge 107 “il
tentativo di accentrare nella Presidenza della Giunta il coordinamento e il
controllo di tutte le funzioni politiche e amministrative della Regione”. Ecco,
è esattamente quello che fece la mia ex moglie Doloretta (la chiamerò con un
nome di fantasia).
Appena tornati dal viaggio di nozze ad
accoglierci trovammo infatti mia suocera. Ci fece trovare un’ottima cena, e lì
per lì io non feci caso al fatto che possedeva un mazzo di chiavi della nostra
casa. Mi ci volle qualche settimana per capire che Doloretta aveva “istituito
il Segretariato generale con funzioni di vertice per il coordinamento ed il
controllo dei dipartimenti e delle direzioni generali”, ovvero sua madre. Ed
era chiaro che me la sarei ritrovata tra i piedi a lungo, visto che “il
Segretario generale è titolare di un incarico fiduciario e può essere revocato
in qualunque tempo con decreto del Presidente della Regione”. Ma Doloretta non
lo avrebbe mai revocato l’incarico e, zitta zitta, aveva messo in atto il
“rilancio delle attività di impulso politico, di coordinamento e di attuazione
degli interventi intersettoriali”. In pratica, decideva tutto lei.
Dovetti presto scoprire che Doloretta,
un po’ come il nostro presidente Solinas, amava circondarsi di
consigliere e consiglieri scelti “tra persone di particolare e comprovata
qualificazione professionale”; per cui sua sorella Grazia divenne “direttore
del Servizio studi ”, ovvero ci dava tanti consigli (già sposata e madre) su
come gestire la casa ed educare i figli che manco ancora erano nati.
Poi c’era l’altra sorella, Graziella
(matrimonio già in crisi), che dirigeva “l’ufficio di staff tecnico, supporto
politico, tecnico e di macro amministrazione, di supporto nell’individuazione
delle linee programmatiche politiche e nella verifica della corretta e precisa
attuazione delle stesse ed al raggiungimento dei risultati”: in pratica, le
suggeriva i modi più sottili e raffinati per controllarmi e possibilmente torturarmi.
Perché mi odiava, era palese.
Vi lascio immaginare come si chiamasse
mio cognato, al quale Doloretta affidò “il comitato per la legislazione, con
funzioni di supporto alla Giunta nella elaborazione di testi di disegni di
legge da proporre al Consiglio regionale nonché in materia di semplificazione
normativa”. A lui era affidata la manutenzione di casa nostra. Veniva a fare
lavoretti, dato che io non so nemmeno appendere un quadro, e lui
spadroneggiava, facendo il bello e il cattivo tempo. Allora non era di moda, ma
lo si sarebbe potuto soprannominare “Ammiocugino”. Era un pasticcione, ma tanto
pure lui era titolare di un incarico fiduciario e poteva essere revocato in
qualunque tempo con decreto del Presidente della Regione.
Quando nel testo della legge 107 ho
letto che l’Ufficio di Gabinetto includeva anche “l’ufficio del cerimoniale”,
ho capito che davvero c’era un incredibile parallelo tra la legge e il mio
matrimonio. Doloretta infatti nominò a capo di questo ufficio una sua amica
fidatissima, di cui dirò il vero nome, Gisella, perché mi voglio vantare del
soprannome che le affibbiai: “Gisegua”. Era donna libertina e cattiva come
poche e che, non avendo famiglia, era perennemente a casa nostra, a suggerire
nuove e agghiaccianti soluzioni d’arredo e improponibili menù.
Quasi ogni fine settimana mi ritrovavo a
tavola l’intero staff, inclusi figli e consorti. Esattamente come per me, anche
per la legge 107 la domanda sorgeva spontanea: ma per far mangiare tutta questa
gente chi paga? A portare reddito era solo il sottoscritto e francamente di
tutti quei consiglieri, sebbene espertissimi, ne avremmo potuto fare benissimo
a meno.
Quindi ritornando a noi, io ho deciso di
separarmi e ho fatto bene. Magari anche i sardi, pensando che quelle tavolate
le dovranno pagare loro, decideranno di separarsi dall’attuale giunta o quanto
meno quando sarà il momento di votare rifletteranno bene su chi stanno andando
a sposare.
Comunque, il giorno in cui feci le
valigie, prima di andarmene, entrai in salotto e per dispetto strappai il
cellophane dalle poltrone. Volevo dirvelo.
Un Vecchio Giornalista
lunedì 10 maggio 2021
lunedì 29 luglio 2019
mercoledì 3 gennaio 2018
giovedì 3 agosto 2017
domenica 5 marzo 2017
mercoledì 23 novembre 2016
lunedì 24 ottobre 2016
martedì 21 giugno 2016
mercoledì 16 marzo 2016
TrivAdvisor, sito di Greenpeace (*)
Le mire dei petrolieri non hanno confini. E si spingono
persino in Sardegna, lambendo il Santuario dei Cetacei, davanti alle coste di
Stintino, Alghero, Porto Palmas. Qui una sconosciuta compagnia norvegese ha
chiesto in concessione 21 mila kmq per cercare petrolio con l'air gun.
Svenderemo così anche il mare più bello e prezioso?
Firma ora per un futuro senza trivelle.
Certo avremmo fatto volentieri a meno di tutti quegli ambientalisti che protestavano vicino gli approdi dei vaporetti.
Trivelle davanti a Venezia? Da quest'anno è possibile,
grazie allo "Sblocca Italia". Nell'Alto Adriatico italiano la
ricerca e l'estrazione di petrolio e gas erano vietate dal 1991, per i rischi
di subsidenza dei territori. Il governo Renzi apre a "progetti
sperimentali di coltivazione": per accelerare l'affondamento della città?
Firma ora per un futuro senza trivelle.
A pochissimi chilometri dalla "Costa dei
Trabocchi", sul litorale abruzzese, potrebbero essere realizzati un nuovo
pozzo di ricerca e fino a 10 nuovi pozzi di estrazione. Cinque permessi di
ricerca interessano una superficie di 1343,5 kmq e sette concessioni di
coltivazione coprono 1431,2 kmq. L'area dove le trivelle sono già all'opera è
il doppio della provincia di Pescara.
Firma ora per un futuro senza trivelle.
Il referendum non modifica la possibilità di compiere nuove trivellazioni oltre le 12 miglia e nemmeno la possibilità di cercare e sfruttare nuovi giacimenti sulla terraferma: e compiere nuove trivellazioni entro le 12 miglia è già vietato dalla legge. Una vittoria dei sì al referendum impedirà l’ulteriore sfruttamento degli impianti già esistenti una volta scadute le concessioni. Il giacimento di Porto Garibaldi Agostino, per esempio, che si trova a largo di Cervia, in Romagna, è in concessione all’ENI ed è sfruttato da sette piattaforme di estrazione. La concessione risale al 1970 ed è stata rinnovata per dieci anni nel 2000 e per cinque nel 2010. In caso di vittoria del sì, l’ENI potrà ottenere una seconda e ultima proroga per altri cinque: dopo sarà costretta ad abbandonare il giacimento, anche se nei pozzi si trovasse ancora del gas…






