Visualizzazione post con etichetta Palestinian Animal League (PAL). Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Palestinian Animal League (PAL). Mostra tutti i post

sabato 8 marzo 2025

Palestinian Animal League su “I maiali del Kibbutz Lahav: guardateli e vedrete Israele” di Gideon Levy


Condanniamo pure gli Israeliani per la loro indifferenza, la loro insensibilità, la loro crudeltà verso uomini e animali. Ma non riteniamoci assolti.

Palestinian Animal League Solidarity 

All’interno del suo articolo, a proposito delle terribili sofferenze a cui sono sottoposti i maiali all’interno di un allevamento del Kibbutz Lahav, Gideon Levy scrive:

“ La maggior parte dei consumatori di carne non è consapevole di ciò che sta accadendo nel settore che gli porta in tavola la bistecca. Il peggio non è come e dove vivono gli animali, ma piuttosto la sofferenza che accompagna la loro breve esistenza, che dovrebbero sconvolgere chiunque abbia una coscienza. La tortura metodica, dal momento in cui nascono fino alla loro macellazione, è il crimine. La morte è in realtà il momento meno atroce della loro vita, forse l’unico”.

Israele  invece è sorda a queste sofferenze, non vuole ascoltare le urla di dolore degli animali, esattamente come non vuole vedere le sofferenze dei palestinesi nè vuole ascoltare le loro grida. Eppure queste urla avrebbero dovuto lacerare la coscienza morale dei precursori socialisti del Kibbutz Lahav.

Ebbene, pur comprendendo il senso che Levy vuole dare all’articolo, ovvero il fatto che Israele sia cieca e sorda alle sofferenze dei palestinesi tanto quanto lo è a quelle degli animali  e non si faccia scrupoli nel sottoporre gli uni e gli altri a prigionia e tortura, ci domandiamo: perchè deve stupirci o indignarci questa indifferenza e questa crudeltà degli israeliani verso gli animali se è ciò che normalmente accade anche in Italia (e nel resto del mondo)?

·         Quanti di noi possono davvero  dire di non essere consapevoli di ciò che accade all’interno degli allevamenti intensivi, grazie alle numerose inchieste sotto copertura pubblicate sui social, presentate in televisione in programmi d’inchiesta, dettagliate in libri ed articoli?

·         Quanti di noi ignorano che pratiche come la castrazione e il taglio della coda dei suinetti sono pratiche assolutamente legali, e legalmente  effettuate senza anestesia?

·         Quanti di noi hanno rinunciato a consumare prodotti animali  una volta che hanno visto queste terrificanti immagini o approfondito la tematica delle varie modalità dello sfruttamento animale (o forse hanno preferito  chiudere gli occhi e non sapere, perché “no, non riesco a guardare e non voglio sapere”)?

Nessuno, come scrive Levy, vorrebbe abitare accanto ai mattatoi, e per quale motivo se non per il fatto che sopportare le urla di dolore di esseri torturati e uccisi metterebbe forse in discussione quelle abitudini a cui non vogliamo rinunciare, e per mantenere le quali siamo pront* a mettere in campo innumerevoli argomentazioni?

“Se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani”  scriveva Tolstoj.

Forse che chi consuma prodotti animali, italiano o israeliano, non è meno impermeabile dell’altro alle urla degli animali torturati e uccisi, udibili o meno, non è meno indifferente dell’altro alla sorte di migliaia di esseri senzienti allevati e uccisi per usi ed “esigenze” esclusivamente umane?

Ovviamente condividiamo il senso dell’articolo e ne comprendiamo il parallelismo, ma così come siamo sempre stati attent* a denunciare ogni forma di veganwashing attuata da Israele, e come abbiamo sempre stigmatizzato e condannato l’uso offensivo del termine vegan applicato al loro esercito (visto che decidere di sposare la filosofia vegan va ben oltre l’adottare una specifica alimentazione) crediamo  che, per noi lettori italiani,  in questo caso sia troppo facile puntare il dito verso gli israeliani ignorando che nello sfruttamento e nell’uccisione degli animali non siamo diversi da loro.

Levy scrive ancora: “ È impossibile essere umani e tacere di fronte alla tortura degli animali, così come è impossibile combattere per i diritti umani e restare in silenzio mentre gli esseri umani vengono torturati.”  Permetteteci un’aggiunta: “E’impossibile combattere per i diritti umani e restare in silenzio mentre gli esseri umani e GLI ALTRI ANIMALI vengono torturati.”

Palestinian Animal League è una realtà nata in Palestina e che opera in Palestina, e come tale vive quotidianamente sulla propria pelle il peso e la violenza dell’occupazione sionista. Quotidianamente  deve confrontarsi con soprusi, violenza, ingiustizia, dolore e morte.

Ingiustizia, dolore e morte di TUTTI i suoi abitanti.

Siamo nat* con l’obiettivo di creare un terreno di lotte intersezionali per la liberazione umana e animale dall’oppressione colonialista, dalla violenza sionista, dalla repressione militare e dalla devastazione ambientale.

Vogliamo “diritti e giustizia per tutti i palestinesi, indipendentemente dalla specie”.

Quindi così come fermamente crediamo che la liberazione animale non possa essere separata dall’anticolonialismo e dalla solidarietà per tutti gli oppressi, ugualmente siamo convinti che non può esserci una lotta per la giustizia e per i diritti che escluda la giustizia e i diritti per gli altri animali.

Neppure per loro vogliamo restare in silenzio.

E’ in forza di questa nostra lotta e di questo nostro impegno, entrambi vissuti sul campo, che esortiamo chi lotta e si impegna per la liberazione e i diritti degli animali umani, ad allargare lo sguardo e la mente e a comprendere finalmente che le dinamiche di potere , di oppressione e di violenza hanno una matrice comune,  e che non si può continuare a lottare per gli uni continuando a sfruttare gli altri.

Condanniamo pure gli Israeliani per la loro indifferenza, la loro insensibilità, la loro crudeltà verso uomini e animali.

Ma non riteniamoci assolti.

da qui

mercoledì 13 marzo 2019

Palestinian Animal League, una lotta trasversale contro la violenza dell’occupazione - Alejandro Tena


Nel mezzo del caos e della violenza di cui è vittima il popolo palestinese, è nato un movimento pioniere e unico nel suo genere: Palestinian Animal League (PAL), un’organizzazione per i diritti degli animali che lavora nelle zone occupate  per  denunciare e cancellare la violenza contro “tutti gli esseri viventi”, spiega Ahmed Safi, il fondatore del gruppo che, insieme alla presidente del progetto, Ahlam Tarayra, è appena sbarcato a Madrid per far conoscere la sua causa.
Un movimento a favore degli animali potrebbe essere percepito come una preoccupazione secondaria in un clima di costante violenza. Tuttavia, entrambi insistono sul concetto di trasversalità della loro lotta, basata sulla libertà, sulla tutela dell’ambiente e sul benessere degli animali. Per loro è importante – spiegano durante un piccolo evento a loro dedicato nella capitale – che si comprenda che l’occupazione di Israele deriva da una moltitudine di forme di violenza che si intersecano l’un l’altra.
Dopo una breve excursus sulla storia dell’occupazione, Safi sottolinea come la costruzione del muro da parte di Israele non solo ha separato migliaia di famiglie, ma ha impattato negativamente sul comportamento naturale degli animali. “Non è più possibile per gli animali migrare regolarmente e la fauna selvatica è scomparsa”, afferma Safi, chiarendo che questo cambiamento, oltre ad avere un impatto negativo sull’ambiente, rappresenta anche una minaccia per la vita tradizionale della popolazione palestinese.
La frammentazione del territorio palestinese è uno dei problemi che si trovano ad affrontare, spiega Tarayra mostrando l’immagine di una mappa che indica in rosso un gran numero di aree per l’ addestramento dell’esercito israeliano all’interno della Cisgiordania. “Queste sono aree a rischio, piene di mine che esplodono causando danni sia agli esseri umani che agli animali selvatici”.
Ma questa non è l’unica forma di violenza che danneggia la vita e l’ecosistema palestinese. Gli attivisti pongono l’accento anche sui rifiuti tossici che Israele sversa nei villaggi palestinesi, causando la contaminazione di migliaia di persone e di animali.
Tarayra e Safi sono consapevoli che il loro attivismo deve affrontare il doppio ostacolo della guerra e delle impalcature culturali del popolo palestinese. “Tutti stiamo lottando. Ma la gente vede solo la lotta contro l’occupazione, mentre dobbiamo lavorare anche sul tipo di Stato che vogliamo costruire “, afferma il fondatore di PAL.

Cani randagi e mancanza di risorse
“L’occupazione porta con sé un vuoto giuridico in termini di diritti umani, ma anche in termini di leggi per il benessere degli animali”, sostiene l’attivista in un inglese fluente. Safi, che prima del suo intervento aveva raccontato a Pùblico di come nel 2011 era iniziata la sua lotta, completa la denuncia della sua compagna sostenendo che in Palestina c’è un “serio problema con i cani randagi”. Il modo per limitare la crescita dei branchi nei villaggi è sempre stato “lo sparo e la violenza”, ma ora PAL sta lavorando a programmi di sterilizzazione per arginare questo fenomeno.
Tuttavia, spiega Tarayra, la mancanza di risorse rende difficile le attività veterinarie svolte da PAL, così come i controlli di sicurezza israeliani, che sequestrano i sedativi per i cani sostenendo che possono essere usati come “arma di guerra” contro i coloni.
A questo dobbiamo aggiungere i protocolli di pratica veterinaria, che vengono elaborati  in Occidente, e che impediscono l’uso di sedativi o altri tipi di antidolorifici naturali. “Non possono dirti dalla Spagna come curare i leoni del Congo”, dice ironicamente Safi, anche per denunciare che, a volte, gli animalisti occidentali mettono in discussione il suo modo di lavorare.

La violenza incanalata sugli animali
“L’occupazione genera violenza”, concordano gli attivisti. Pertanto, il focus di alcune delle loro  attività è diretto all’educazione dei bambini palestinesi. Uno degli effetti del conflitto infatti è che le persone depenalizzano moralmente la violenza contro gli animali e che, a volte, i giovani canalizzano le loro frustrazioni – in uno scenario di assedio  e di guerra – “tirando calci ai gatti o lanciando sassi agli asini”,  afferma Safi.
 “Il fatto che siamo occupati non ci dà il diritto di  maltrattare gli animali”
Tuttavia, aggiunge Tarayra, ci sono anche cause culturali, come la costruzione patriarcale della società che ”  avvilisce i bambini” e li spinge alla violenza. “In Palestina i bambini hanno paura degli animali randagi e li considerano come nemici. Noi insegniamo loro che cambiando comportamento e nutrendoli, possono vederli come amici”, Safi  spiega al pubblico.
Ma non è tutto. Il lavoro di PAL è finalizzato all’emancipazione delle persone. “Non vogliamo  applicare un’ideologia, ma piuttosto vogliamo che i giovani imparino a pensare con sensibilità”. Pertanto, l’organizzazione opera nelle università e nei college per educare la popolazione più giovane, “quella con la mente più aperta e il minimo condizionamento culturale”.
“Tutte le forme di violenza sono interconnesse e la questione dei diritti degli animali fa parte del processo di liberazione della nostra terra e della lotta per i diritti umani”, afferma Tarayra. “Il fatto che siamo occupati non ci autorizza a  maltrattare gli animali”.

 

Traduzione video : “Siamo stati educati a comportarci con violenza verso gli Animali. Il primo istinto dei genitori è insegnare ai figli a tirare sassi ai cani. C’è una lotta di potere, per sopravvivere le persone devono “annullare” gli altri. Nonostante noi viviamo sotto occupazione e siamo soggetti alla violenza, non dobbiamo riversare la violenza sugli altri. Molte persone dicono : ”Dobbiamo ottenere i nostri diritti prima di pensare ai diritti degli Animali”. Oppure dicono: “Non abbiamo bisogno ora di pensare al benessere animale, è una preoccupazione occidentale” Ma noi crediamo che l’occupazione non giustifichi alcuna violenza verso gli Animali e l’ambiente,o qualsiasi tipo di violenza nella nostra comunità”. Come gruppo di giovani abbiamo sentito il bisogno di comunicare questa questione alla nostra comunità,come risultato del nostro senso di responsabilità e come obbligo morale abbiamo fondato Palestinian Animal League.Le attività dell’Associazione includono: aumentare la consapevolezza dei giovani riguardo il benessere animale e il veganismo; promuovere il benessere degli Animali “da lavoro” e la collaborazione con la municipalità e le altre istituzioni; normare i negozi di Animali e promuovere le adozioni. Attualmente non abbiamo una legge che faccia sì che i diritti e il benessere degli Animali vengano rispettati. Noi pensiamo che questa sia una delle leggi più importanti da emanare. Il nostro obiettivo è raggiungere il rispetto e l’accettazione delle altre creature viventi attorno a noi e apprezzare la loro natura e le loro differenze. Capire che gli esseri viventi non sono solo gli umani, ma tutto ciò che vive sulla Terra”.

(Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” –Invictapalestina.org
Fonte: https://www.publico.es/sociedad/palestinian-animal-league-lucha-transversal-violencia-ocupacional.html)