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mercoledì 30 maggio 2018

Lulù, l’unico “medico” che riesce a curare Carlo - Nicola Pinna

Carlo fa un gesto che a tutti sarebbe passato inosservato. Ma a Lulù, che scodinzola apparentemente con distrazione, quel segno con la mano non potrebbe sfuggire: è un ordine e lo esegue subito. Perché sa che Carlo in quel momento ha bisogno del suo aiuto e lei, un dolcissimo labrador dal pelo chiaro, non si tira mai indietro. Ha capito che dal suo affetto e dalla sua vicinanza dipendono i sorrisi di Carlo, costretto a fare i conti con le sofferenze causate da una malattia genetica. Una patologia rara che gli ha rubato l’udito fin da piccolo e che ora - a soli 12 anni - gli sta anche spegnendo la vista. Quello che a Carlo ha rubato la sindrome di Charge, almeno in parte lo sta restituendo Lulù. A iniziare da un nuovo entusiasmo, dalla voglia di reagire, dagli stimoli e dalle possibilità di comunicare e muoversi.  
In attesa che gli scienziati trovino una cura a questa malattia degenerativa, il Premio Nobel per la medicina forse bisognerebbe assegnarlo a Lulù. Un cane che a Pozzomaggiore (in provincia di Sassari) vive in simbiosi col suo migliore amico e che per lui ha adattato tutti i comportamenti. Il labrador che accompagna ogni momento della giornata di Carlo ha imparato la lingua dei segni e così si è creata una forma di comunicazione straordinaria. L’unica possibile, ma la più efficace. «Lulù ha fatto qualcosa davvero di straordinario e questa sua formidabile capacità di comunicare ha cambiato la vita di Carlo, gli offre stimoli continui - dice mamma Sonia - Tutte le mattine Carlo non si alza dal letto se a svegliarlo non è Lulù e lui, ancor prima di occuparsi di tutte le sue cose, si prende cura del cane. Prima prepara la colazione per lei, poi pensa alla sua». 
La sindrome di Charge purtroppo progredisce e il cane Lulù stravolge ancora i suoi comportamenti per stare sempre più vicino al suo amichetto tenace. Addestrato dagli esperti dell’Università di Sassari, riesce persino a capire come aiutare un bambino che oltre a non sentire ha anche difficoltà con la vista. Un esempio: quando si avvicina a Carlo si mette al suo fianco e non di fronte, sapendo da quale lato viene percepito l’unico raggio di luce nitida. «Prima di adottare un cane abbiamo rifletto a lungo. Il continuo viavai tra casa e l’ospedale ci sembrava che potesse essere un ostacolo. E invece Lulù ha cambiato la nostra vita: noi siamo tutti più sereni e Carlo vive meglio. È il più grande supporto possibile». 
Questa non è semplice pet-terapy, la storia di Carlo e Lulù racconta come il supporto del cane qualche volta possa essere quasi più prezioso delle cure mediche. «Adesso il nostro figlio a quattro zampe ci sta stupendo ancora di più - racconta ancora mamma Sonia - Esegue i comandi restando al lato sinistro e ha imparato a riconoscere gli ostacoli per guidare Carlo: se c’è un ostacolo verticale come può essere una porta si ferma in piedi, se c’è un ostacolo orizzontale, che sia un gradino o una buca sulla strada, lei si siede». E così Carlo potrà andare molto lontano, sempre accanto a Lulù, fino al giorno che arriverà una cura per la sua malattia.  

giovedì 12 aprile 2018

Mucche al pascolo sul lago dei veleni. A Furtei




A Furtei mancavano solo le mucche al pascolo nell’area contaminata della miniera d’oro dismessa.
Follìa nel disastro ambientale.
Come si ricorda, lo scorso 21 dicembre 2017 i vertici istituzionali della Regione autonoma della Sardegna, degli Enti locali interessati e delle società regionali coinvolte hanno presenziato a Furtei all’avvio (finalmente) dei lavori di bonifica ambientale sui 530 ettaridevastati dall’inquinamento da metalli pesanti determinato dalla locale miniera d’oro dismessa.
Dal 1997 al 2008 sono stati estratti circa 5 tonnellate d’oro, 6 d’argento e 15 mila di rame in lingotti in forma composita, cioè non immediatamente utilizzabile, macinando530 ettari di territorio per una quarantina di posti di lavoro.
Ora inizia la bonifica, sempre a spese pubbliche, così come la realizzazionedella medesima miniera.
Non si ha alcuna notizia di iniziative concrete ed effettive poste in essere dalla Regione autonoma della Sardegna per ottenere il pagamento delle spese per la messa in sicurezza e il ripristino ambientale da parte del Soggetto che rivestiva la qualifica di concessionario minerario, perlomeno mediante l’escussione delle fideiussioni di legge prestate.
Tutti gli importi impiegati o finanziati sono, quindi, fondi pubblici.

La stima del costo complessivo della bonifica ambientale del sito inquinato è pari a 65 milioni di euro.
La Regione autonoma della Sardegnaannuncia di intervenire per la realizzazione degli interventi di bonifica ai sensi dell’art. 245 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., con successiva facoltà di rivalsanei confronti del responsabile dell’inquinamento per le spese di bonifica e il maggior danno ambientale subìto (art. 253 del decreto legislativo n. 152/2006 e s,m.i.).
In pratica, se non ha incassato un euro finora, non lo incasserà quasi certamente mai.
C’è quindi ben poco da gioire, a differenza di quanto fanno i vertici istituzionali della Regione autonoma della Sardegna.
Ora c’è quantomeno da sorvegliare l’area contaminata, se non è chiedere troppo.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus




Un lago di cianuro: il pascolo avvelenato delle mucche sarde – Nicola Pinna

In questi giorni di primavera le campagne del Medio Campidano si presentano come un paradiso verde. Erba fresca, cespugli fioriti e pascoli sterminati. Ma nell’isola che si fa vanto delle sue produzioni agricole d’eccellenza, del latte di alta qualità e del formaggio con denominazione controllata, capita di incontrare una mandria di vacche che bruca in mezzo a un lago di cianuro. Nel cuore di una bomba ecologica che rappresenta il più grande scandalo della storia industriale della Sardegna. Dietro la collina di Santu Miali, tra Furtei, Segariu e Guasila, c’è ancora lo spettro di una vecchia miniera d’oro. Di quel sogno che si è trasformato in un incubo rimangono gravi ferite: una montagna sventrata, acque e terreni contaminati e un lago avvelenato. Tutta l’acqua venuta fuori dalle gallerie, dove l’attività è durata pochi anni, ha formato un bacino da cui sarebbe meglio stare alla larga. Un mix di mercurio, ferro, piombo, cadmio e zolfo, ha formato una specie di roccia durissima che ogni giorno cambia colore.  

Dopo quasi dieci anni, la Regione ha progettato la bonifica della collina dei veleni ma qui l’attività agricola non si è mai fermata. Intorno alla miniera ci sono campi di carciofi e di grano e qualche allevatore sfrutta il lago di cianuro come pascolo per le sue vacche. «Gravissimo che chiunque possa entrare in una zona altamente inquinata e nella quale si corrono pericoli così gravi - denuncia l’ex deputato Mauro Pili, che per primo ha fotografato e filmato le mandrie tra i metalli pesanti - Il rischio ovviamente non riguarda solo gli animali ma l’intera catena alimentare».  

L’assessore regionale all’Ambiente, Donatella Spano, ha ricevuto le foto-choc, ha segnalato subito il caso alla Forestale e incaricato gli agenti di allontanare le vacche e trovare il proprietario. «Spero che questa situazione non si ripetesse da molto tempo: in ogni caso credo sia urgente avviare un’indagine - dice preoccupata -. Giusto da qualche mese, comunque, la Regione ha dato il via al progetto di bonifica, mettendo a disposizione un finanziamento di 65 milioni di euro. Nel giro di poco tempo speriamo di riuscire a cancellare una situazione davvero scandalosa». «Ancora una volta i pastori hanno rotto le recinzioni - spiega l'amministratore dell’Igea, la società regionale che gestisce le vecchie miniere - Nella zona comunque, la situazione è sotto controllo, non c’è disperazione di inquinamento, le caratterizzazioni dicono che non ci sono pericoli».  

La ricerca dell’oro nel Centro Sardegna ha fatto ricchi solo gli australiani che hanno perforato la collina di Santu Miali. Agli abitanti di Furtei, Guasila e Segariu è rimasto in eredità un disastro ambientale. La Sardinia Gold Mining (controllata dalla canadese Buffalo Gold Itd, partecipata dalla Regione e presieduta dal 2001 al 2003 dall’ex governatore sardo Ugo Cappellacci,che rinunciò all’incarico perché non c’erano garanzie sul rispetto delle norme ambientali) ha interrotto l’attività alla fine del 2008. E nel 2009 ha portato i libri in tribunale. Decretato il fallimento, gli operai sono stati licenziati e delle bonifiche nessuno si è preoccupato. 

In dieci anni di scavi sono venute fuori meno di cinque tonnellate d’oro, sei d’argento e quindicimila di rame. Nel 1997 erano stati assunti in 110 ma già pochi anni dopo erano solo 42. E così il sogno del nuovo Eldorado si è infranto. «Su questo disastro si aprirà presto un processo, ma per avviare un’indagine abbiamo dovuto presentare decine di denunce - ricorda Stefano Deliperi, presidente dell’associazione “Gruppo d’intervento giuridico” -. Le vacche al pascolo sono l’ultima puntata di uno scandalo che per tanto tempo è stato ignorato. Nella zona della vecchia miniera tanti agricoltori continuano a coltivare nonostante l’altissimo tasso di contaminazione dei terreni e delle falde. Qualcuno qui sta bevendo latte contaminato».