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mercoledì 13 luglio 2016
mercoledì 20 maggio 2015
Petrini (Slow Food): «Expo è un circo Barnum senza contenuti»
Carlin Petrini, fondatore di Slow Food è a Expo,
nel padiglione della sua organizzazione con Jacques Herzog, l’architetto
che l’ha progettato. Entrambi non risparmiano critiche all’Esposizione,
sia per i contenuti che per alcune scelte architettoniche, diverse
dal progetto originario di orti globali al quale avevano lavorato.
«Circo Barnum» è la definizione
di Petrini per una Expo «che non può ridursi solo in una fantasmagorica,
straordinaria impresa estetica ma deve avere contenuti». E l’idea
originale è stata «ridotta con cattivo gusto, facendo intendere che non
aveva appeal per attirare le persone: hanno scelto un’ipotesi diversa, hanno
perso grande opportunità di fare cultura e di trasmetterla»,
è l’attacco di Petrini, mentre in prima fila arriva il commissario
unico di Expo Giuseppe Sala.
Critiche arrivano anche alle
scelte di alcuni paesi («non si può ostentare opulenza in un mondo in cui si
muore di fame»), mentre il padiglione Slow Food ha scelto uno stile quasi
monastico, con moduli di legno che potranno essere smontati e rimontati
nelle scuole lombarde o in Africa, come aule o come capanni per gli
attrezzi.
La polemica di Petrini non
risparmia McDonald’s («Noi non siamo la loro compensazione»), ma
l’occasione è anche quella di lanciare l’edizione di Terra Madre che ci
sarà ad ottobre e porterà a Milano centinaia di giovani contadini
da tutto il mondo. Per questo Slow Food lancia una raccolta fondi
e invita i milanesi ad accogliere i contadini nelle loro
case. E sulle devastazioni del Primo maggio, Petrini sottolinea che
dopo le distruzioni «stavolta arriveranno i giovani contadini
a costruire».
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mercoledì 22 ottobre 2014
Rottama Italia
Un'operazione editoriale unica: un istant book gratuito nel quale 16 autorevoli firme smontano pezzo per pezzo il decreto Sblocca-Italia elaborato dal governo di Matteo Renzi (per leggerlo si può andare sul sito della Gazzetta Ufficiale).
Ellekappa, Altan, Tomaso Montanari, Pietro Raitano, Giannelli, Mauro Biani, Paolo Maddalena, Giovanni Losavio, Massimo Bray, Maramotti, Edoardo Salzano, Bucchi, Paolo Berdini, Vezio De Lucia, Riverso, Salvatore Settis, Beduschi, Vincino, Luca Martinelli, Anna Donati, Franzaroli, Maria Pia Guermandi, Vauro, Pietro Dommarco, Domenico Finiguerra, Giuliano, Anna Maria Bianchi, Antonello Caporale, Staino, Carlo Petrini: un elenco importante e inedito per ribadire i valori della tutela del territorio, della legalità e della visione di un futuro sostenibile.
Ellekappa, Altan, Tomaso Montanari, Pietro Raitano, Giannelli, Mauro Biani, Paolo Maddalena, Giovanni Losavio, Massimo Bray, Maramotti, Edoardo Salzano, Bucchi, Paolo Berdini, Vezio De Lucia, Riverso, Salvatore Settis, Beduschi, Vincino, Luca Martinelli, Anna Donati, Franzaroli, Maria Pia Guermandi, Vauro, Pietro Dommarco, Domenico Finiguerra, Giuliano, Anna Maria Bianchi, Antonello Caporale, Staino, Carlo Petrini: un elenco importante e inedito per ribadire i valori della tutela del territorio, della legalità e della visione di un futuro sostenibile.
È stato Sergio Staino a pensare per primo a questo libro. Tutti gli autori (dei testi e delle vignette) e l’editore hanno lavorato gratuitamente.
Ecco l'introduzione, scritta dal curatore del volume, il professor Tomaso Montanari:
Perché vogliamo che l’Italia cambi verso. Ma davvero.
Vogliamo un Paese moderno. E cioè un Paese che guardi avanti. Un Paese che sappia distinguere tra cemento e futuro. E scelga il futuro.
Vogliamo un Paese in cui chiamiamo sviluppo ciò che coincide con il bene di tutti, e non con l’interesse di pochi. Un Paese in cui lo sviluppo sia ciò che innalza -e non ciò che distrugge- la qualità della nostra vita.
Un Paese che cresca, e non un Paese che divori se stesso.
Un Paese capace di attuare il progetto della sua Costituzione. Una Costituzione che da troppo tempo “è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere”, una Costituzione in cui “è scritta a chiare lettere la condanna dell’ordinamento sociale in cui viviamo” (Piero Calamandrei).
Il decreto Sblocca-Italia è, invece, un doppio salto mortale all’indietro. Un terribile ritorno a un passato che speravamo di aver lasciato per sempre. Un passato in cui “sviluppo” era uguale a “cemento”. In cui per “fare” era necessario violare la legge, o aggirarla. In cui i diritti fondamentali delle persone (come la salute) erano considerati ostacoli superabili, e non obiettivi da raggiungere.
Giuseppe Dossetti avrebbe voluto che nella Costituzione ci fosse questo articolo: “La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino”.
La prima, e più importante, resistenza allo Sblocca Italia passa attraverso la conoscenza, l’informazione, la possibilità di farsi un’opinione e di farla valere. Discutendone nelle piazze e nei teatri, nelle televisioni e alla radio. Richiamando al progetto della Costituzione i nostri rappresentanti in Parlamento. E, se necessario, anche ricorrendo al referendum: se -alla fine e nonostante tutto- questo sciagurato decreto Rottama Italia diventerà legge dello Stato.
Perché non siamo contro lo Sblocca Italia. Siamo per l’Italia.
Ecco l'introduzione, scritta dal curatore del volume, il professor Tomaso Montanari:
Perché vogliamo che l’Italia cambi verso. Ma davvero.
Vogliamo un Paese moderno. E cioè un Paese che guardi avanti. Un Paese che sappia distinguere tra cemento e futuro. E scelga il futuro.
Vogliamo un Paese in cui chiamiamo sviluppo ciò che coincide con il bene di tutti, e non con l’interesse di pochi. Un Paese in cui lo sviluppo sia ciò che innalza -e non ciò che distrugge- la qualità della nostra vita.
Un Paese che cresca, e non un Paese che divori se stesso.
Un Paese capace di attuare il progetto della sua Costituzione. Una Costituzione che da troppo tempo “è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere”, una Costituzione in cui “è scritta a chiare lettere la condanna dell’ordinamento sociale in cui viviamo” (Piero Calamandrei).
Il decreto Sblocca-Italia è, invece, un doppio salto mortale all’indietro. Un terribile ritorno a un passato che speravamo di aver lasciato per sempre. Un passato in cui “sviluppo” era uguale a “cemento”. In cui per “fare” era necessario violare la legge, o aggirarla. In cui i diritti fondamentali delle persone (come la salute) erano considerati ostacoli superabili, e non obiettivi da raggiungere.
Giuseppe Dossetti avrebbe voluto che nella Costituzione ci fosse questo articolo: “La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino”.
La prima, e più importante, resistenza allo Sblocca Italia passa attraverso la conoscenza, l’informazione, la possibilità di farsi un’opinione e di farla valere. Discutendone nelle piazze e nei teatri, nelle televisioni e alla radio. Richiamando al progetto della Costituzione i nostri rappresentanti in Parlamento. E, se necessario, anche ricorrendo al referendum: se -alla fine e nonostante tutto- questo sciagurato decreto Rottama Italia diventerà legge dello Stato.
Perché non siamo contro lo Sblocca Italia. Siamo per l’Italia.
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venerdì 4 ottobre 2013
una telefonata speciale
"E' un mondo più bello quello in cui puoi
abbracciare un Papa. Per me è stato come parlare a un amico". A ricevere
la telefonata a sorpresa di Papa Francesco è Carlo Petrini, scrittore e
fondatore di Slow Food. Venti minuti a parlare di ambiente, immigrazione, e
degli umili del mondo.
Petrini, un'emozione non comune.
"Sul cellulare mi è comparso all'improvviso un numero sconosciuto. Ho risposto, e dall'altra parte c'era Papa Bergoglio. Non ero affatto preparato, ma la semplicità con cui il pontefice è stato capace di instaurare un dialogo diretto mi ha messo subito a mio agio. Avevo inviato un libro al Papa...".
Il libro di Terra Madre?
"Sì, era il mese di luglio, quando il Papa è andato a Lampedusa. Assieme al libro gli avevo spedito anche una lettera e un articolo sui migranti piemontesi in terra d'Argentina, proprio come i genitori di Bergoglio. In un secolo, dal 1876 al 1976, dal nostro Paese sono partiti per l'estero 24 milioni di migranti. Di questi, 3 milioni hanno trovato casa in Argentina. Ed è esattamente ciò che avviene oggi con i nostri neri d'Africa: gli italiani morivano allora, come costoro muoiono oggi. Ma il Papa mi ha raccontato di suo padre...".
E cosa le ha raccontato?
"Nell'articolo parlo di un bastimento, il 'Principessa Mafalda', che nel 1927 partì da Genova e si inabissò poco lontano dalle coste brasiliane causando la morte di 314 migranti italiani. Bergoglio mi ha detto che suo padre sarebbe dovuto salire proprio su quella nave. Invece partì due anni dopo. Gli ho detto che io sono agnostico, ma che c'è un segno del destino se suo padre non salì sul Mafalda, di cui tutti, ancora oggi, in Piemonte hanno memoria"…
Petrini, un'emozione non comune.
"Sul cellulare mi è comparso all'improvviso un numero sconosciuto. Ho risposto, e dall'altra parte c'era Papa Bergoglio. Non ero affatto preparato, ma la semplicità con cui il pontefice è stato capace di instaurare un dialogo diretto mi ha messo subito a mio agio. Avevo inviato un libro al Papa...".
Il libro di Terra Madre?
"Sì, era il mese di luglio, quando il Papa è andato a Lampedusa. Assieme al libro gli avevo spedito anche una lettera e un articolo sui migranti piemontesi in terra d'Argentina, proprio come i genitori di Bergoglio. In un secolo, dal 1876 al 1976, dal nostro Paese sono partiti per l'estero 24 milioni di migranti. Di questi, 3 milioni hanno trovato casa in Argentina. Ed è esattamente ciò che avviene oggi con i nostri neri d'Africa: gli italiani morivano allora, come costoro muoiono oggi. Ma il Papa mi ha raccontato di suo padre...".
E cosa le ha raccontato?
"Nell'articolo parlo di un bastimento, il 'Principessa Mafalda', che nel 1927 partì da Genova e si inabissò poco lontano dalle coste brasiliane causando la morte di 314 migranti italiani. Bergoglio mi ha detto che suo padre sarebbe dovuto salire proprio su quella nave. Invece partì due anni dopo. Gli ho detto che io sono agnostico, ma che c'è un segno del destino se suo padre non salì sul Mafalda, di cui tutti, ancora oggi, in Piemonte hanno memoria"…
martedì 28 maggio 2013
I ragazzi che trasformeranno la terra in oro - Carlo Petrini
Circa vent'anni fa il
sistema universitario francese si rivoluzionò con l'intento di ringiovanire la
classe docente che stava vistosamente invecchiando e questo poneva una serie di
questioni non solo occupazionali ma anche di visione della cultura e dell'insegnamento.
Iniziarono così a velocizzarsi e semplificarsi i passaggi da studente a
ricercatore, da ricercatore ad assistente, da assistente a docente e nel giro
di qualche anno il sistema si rinnovò con beneficio di tutti. La nostra
agricoltura è più o meno in quella situazione: pochi operatori, con un'elevata
età media, con culture legate ai decenni passati e poche prospettive di futuro,
quindi scarso carburante per il presente. A questo si aggiunge un dato che
sgomenta: la disoccupazione giovanile veleggia intorno al 37%, e quella
complessiva si attesta all'11% appesantendo destini ed esistenze individuali e
familiari, e sostanzialmente sprecando un tesoro di intelligenze e
potenzialità.
Sembrerebbe un classico 2+2: l'agricoltura ha bisogno di giovani, i giovani hanno bisogno di lavoro. Dovrebbe risultare logico e immediato che la prima preoccupazione della politica oggi dovrebbe essere quella di facilitare l'accesso dei giovani (ma anche dei quarantenni e cinquantenni che stagnano da anni in cassa integrazione o che si ritrovano senza un lavoro fino a poco tempo fa considerato "sicuro") in agricoltura…
Sembrerebbe un classico 2+2: l'agricoltura ha bisogno di giovani, i giovani hanno bisogno di lavoro. Dovrebbe risultare logico e immediato che la prima preoccupazione della politica oggi dovrebbe essere quella di facilitare l'accesso dei giovani (ma anche dei quarantenni e cinquantenni che stagnano da anni in cassa integrazione o che si ritrovano senza un lavoro fino a poco tempo fa considerato "sicuro") in agricoltura…
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sabato 20 ottobre 2012
Solo la zappa potrà salvare questo mondo - Carlo Petrini
C’è la pancia di Fiorito intasata di ostriche e quella dei contadini africani svuotata dalle grandi multinazionali, che come la Nestlè e la Danone, hanno confiscato loro ottanta milioni di ettari. C’è questo mondo e quell’altro negli occhi e nell’esperienza di Carlin Petrini, fondatore di Slow Food. “Guardo l’Italia dall’Africa e mi sento disperato. L’umore non cambia se la miro dalle finestre della mia casa di Bra. Resisto allo sconforto rileggendo Edgard Morin, il più lucido pensatore del Novecento e anche di questo nuovo secolo: “Quando credi che sia impossibile uscirne nota i rivoli di energie che come un fiume carsico spuntano di qua e di là. Sono forze liberatrici anarcoidi, gente che in tutto il mondo si allerta e smuove il mondo”. Questa gente è a mani nude e si trova di fronte eserciti insuperabili. Ma il mondo si cambia a mani nude!
L’intelligenza può dove l’ingordigia non riesce a infilarsi.
E in Italia accadrà lo stesso: la terra è il centro del problema, come la accudiamo, come la consumiamo, cosa ci facciamo con la terra. La terra è la questione capitale, non la legge elettorale. Tu campi solo se mangi. Per avere un chilo di carne c’è bisogno di 15 mila litri di acqua: lo capisci o no che non è pensabile continuare così...
L’intelligenza può dove l’ingordigia non riesce a infilarsi.
E in Italia accadrà lo stesso: la terra è il centro del problema, come la accudiamo, come la consumiamo, cosa ci facciamo con la terra. La terra è la questione capitale, non la legge elettorale. Tu campi solo se mangi. Per avere un chilo di carne c’è bisogno di 15 mila litri di acqua: lo capisci o no che non è pensabile continuare così...
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venerdì 17 giugno 2011
lunedì 13 giugno 2011
L’insalata del vicino è sempre la migliore - Carlo Petrini
«Prego Dio ogni giorno affinché non succeda nel nostro mercato, anche perché può accadere a tutti, per sfortuna o per semplice distrazione. Ma so che se capitasse a noi, io dopo un secondo saprei esattamente da che fattoria e da quale contadino proviene l'infezione, e allora così mi tranquillizzo un po'». Bisogna conoscere la provenienza del cibo per poter controllare e intervenire in fretta.
Così, tre giorni fa, il direttore del farmers' market di Union Square a New York commentava i fatti europei relativi alla diffusione del batterio E. Coli. Questa storia di psicosi collettiva ci insegna quanto possano essere irrazionali le paure e quanto un sistema come quello attuale, che dovrebbe essere il massimo dell'avanguardia in tema di sicurezza alimentare, in realtà abbia l'effetto collaterale di fomentarle, perché in casi di emergenza rivela tutta la sua debolezza. Sono paure che si rivelano sempre in grande parte eccessive, con il torto di mettere alla gogna interi settori produttivi senza colpe.
Pensiamo soltanto ai cetrioli, il cui mercato è crollato in tutta Europa dopo il primo allarme che li metteva al centro del focolaio infettivo senza che lo fossero mai stati. I produttori e i distributori di verdura del nostro continente stanno registrando milioni di euro di perdite, molte aziende rischiano il tracollo finanziario: pensate a cosa vuol dire mantenere tonnellate di prodotti freschi in magazzino, a marcire invenduti. Parliamo di cibo in piena stagione e non di scarpe o bulloni: c'è un limite alla sua possibilità di stare fermo in attesa che le previsioni di mercato si rasserenino. E magari, adesso che i maggiori indiziati sembrano dei germogli di soia tedeschi da produzione biologica, toccherà al grande e importante settore del biologico sentirsi ingiustamente nel mirino. Qualcuno, animato di malafede, coglierà sicuramente l'occasione per criticare le sue tecniche agricole più rispettose dei terreni e della natura, senza che abbiano alcun legame con la diffusione di un batterio che avviene per altri motivi, dall'esterno.
Stiamo per caso pensando di rinunciare a mangiare verdura nella sua stagione migliore?...
Così, tre giorni fa, il direttore del farmers' market di Union Square a New York commentava i fatti europei relativi alla diffusione del batterio E. Coli. Questa storia di psicosi collettiva ci insegna quanto possano essere irrazionali le paure e quanto un sistema come quello attuale, che dovrebbe essere il massimo dell'avanguardia in tema di sicurezza alimentare, in realtà abbia l'effetto collaterale di fomentarle, perché in casi di emergenza rivela tutta la sua debolezza. Sono paure che si rivelano sempre in grande parte eccessive, con il torto di mettere alla gogna interi settori produttivi senza colpe.
Pensiamo soltanto ai cetrioli, il cui mercato è crollato in tutta Europa dopo il primo allarme che li metteva al centro del focolaio infettivo senza che lo fossero mai stati. I produttori e i distributori di verdura del nostro continente stanno registrando milioni di euro di perdite, molte aziende rischiano il tracollo finanziario: pensate a cosa vuol dire mantenere tonnellate di prodotti freschi in magazzino, a marcire invenduti. Parliamo di cibo in piena stagione e non di scarpe o bulloni: c'è un limite alla sua possibilità di stare fermo in attesa che le previsioni di mercato si rasserenino. E magari, adesso che i maggiori indiziati sembrano dei germogli di soia tedeschi da produzione biologica, toccherà al grande e importante settore del biologico sentirsi ingiustamente nel mirino. Qualcuno, animato di malafede, coglierà sicuramente l'occasione per criticare le sue tecniche agricole più rispettose dei terreni e della natura, senza che abbiano alcun legame con la diffusione di un batterio che avviene per altri motivi, dall'esterno.
Stiamo per caso pensando di rinunciare a mangiare verdura nella sua stagione migliore?...
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