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venerdì 20 marzo 2026

La montagna che non sappiamo più riconoscere - Michele Agagliate

 

Un lupo grigio attraversa di notte le strade di Valstrona, alle porte del parco naturale dell’Alta Val Sesia e dell’Alta Val Strona. Viene fotografato tra le case poco dopo mezzanotte. L’immagine circola, la notizia finisce sui giornali e scatta subito l’allarme.

Il sindaco del comune, Ivan Rainoldi, commenta così l’avvistamento:

«Ora abbiamo paura: non si può più aspettare, si deve intervenire».

È una frase che merita di essere riletta con calma. Prendetevi tranquillamente il vostro tempo.

Bene. Qui non stiamo parlando di un animale esotico; di una specie aliena arrivata per sbaglio nelle Alpi. Stiamo parlando di un lupo grigio. In una valle alpina. You get what I mean, right?.

Rainoldi guida Valstrona con una lista civica che si chiama “Vivere la montagna”. E proprio il nome della lista, a questo punto, solleva una domanda piuttosto semplice: che cosa significa davvero vivere la montagna?

Significa convivere con gli ecosistemi che la abitano, oppure pretendere che la natura si comporti come un giardino pubblico?

Il lupo non è un intruso nelle Alpi. È una specie autoctona che per secoli ha fatto parte di questi territori. Semmai l’anomalia storica è stata la sua scomparsa, causata da persecuzioni sistematiche e sterminio. Il suo ritorno non è il segno di una natura fuori controllo, ma il contrario: è uno dei pochi indicatori che gli ecosistemi alpini stanno lentamente recuperando equilibrio.

Questo non significa negare le difficoltà di chi vive e lavora in montagna: gli allevatori sanno bene che la convivenza con i predatori non è mai stata semplice. Ma proprio per questo sorprende che un amministratore locale trasformi un episodio del tutto normale in un’emergenza.

Se davvero vogliamo “vivere la montagna”, forse il primo passo è ricordare a tutti i Rainoldi che la montagna non è una scenografia turistica né un parco urbano. È un ecosistema. E negli ecosistemi italiani, ogni tanto, passano anche i lupi.

Rainoldi parla di paura. È una parola potente, ma andrebbe usata con cautela.

Gli attacchi mortali di lupi all’uomo nel mondo moderno sono eventi rarissimi. Le statistiche internazionali parlano di poche decine di casi in quasi vent’anni, la maggior parte legati a contesti molto specifici o alla rabbia. In Europa e in Italia si tratta di episodi praticamente inesistenti.

Nel frattempo, però, ogni anno sulle strade italiane muoiono più di tremila persone. Nel mondo gli incidenti stradali provocano circa 1,2 milioni di vittime l’anno.

Eppure non vediamo sindaci invocare “interventi urgenti” contro le automobili.

Con rischi immensamente più grandi conviviamo ogni giorno senza farci caso. Basta salire in macchina e girare la chiave.

Il lupo grigio, invece, continua a farci paura anche quando si limita ad attraversare una valle che è sempre stata casa sua. Do you understand the paradox?

da qui

sabato 11 settembre 2021

Monviso senz'acqua, mai successo prima: il rifugio Quintino Sella costretto a chiudere - Cristina Palazzo


Anche ai piedi del Monviso scarseggia l'acqua, così il rifugio Quintino Sella chiude in anticipo: non era mai successo prima. Lo annunciano i gestori: "Le riserve invernali si sono esaurite presto. Chiudiamo in anticipo perché siamo senz'acqua. Con il Re (il Re di pietra cioè il Monviso, ndr) nel cuore e negli occhi, un saluto a tutto il popolo della montagna". E la notizia ha lasciato molti senza parole.

I gestori fanno l'annuncio con grande rammarico. Ogni anno l'obiettivo, su ai 2.640 metri del rifugio nel Cuneese, è "tirarla per le lunghe", anche fino a ottobre perché "è casa nostra, non ce ne vogliamo andare. Stanchi ma innamorati di questo posto fantastico". Al massimo è successo di chiudere in anticipo perché arrivava neve fresca e rendeva difficile l'accesso. Quest'anno però il problema è stato il contrario, la mancanza di acqua, e nonostante i diversi tentativi di cercare soluzioni per garantire i servizi di base - l'energia elettrica è infatti arriva dalla produzione dall'idroelettrico - hanno dovuto gettare la spugna, dando appuntamento al prossimo anno.

"In 40 anni al rifugio molto è cambiato - spiega Alessandro Tranchero - e negli ultimi 25 abbiamo iniziato a porre attenzione all'acqua come bene limitato e scarso. Così non era mai successo, sicuramente un occhio va al cambiamento climatico ma quest'anno la stagione è stata davvero particolare, una differenza talmente marcata con lo scorso anno che non preoccupa molto per il prossimo ma ci spinge a ricavare una lezione da quest'estate per affrontare le prossime".

Stagione particolare perché "sul settore alpino c'è stata di sicuro meno neve, ma quando ha nevicato il vento ha ridotto i depositi di neve che servono come scorta in alta quota", aggiunge Tranchero. A questo bisogna aggiungere i cambiamenti nella gestione dell'attività: tra questi, per fare un esempio, più energia per mantenere frigo e congelatore a temperatura come prevedono le norme: "Quando miei genitori hanno preso il rifugio 45 anni fa il problema energetico era l'ultimo, rispetto al rifornimento e alla mancanza di tecnologia. Ora che abbiamo la tecnologia viene invece a mancare la materia prima. Il cambiamento climatico è una questione serissima ma in questo caso non è l'unica. Capisco che un caso così si presti a interpretazioni ma parliamo di una tendenza che si conferma negli anni che ci fa riflettere sulle nuove sfide, come la razionalizzazione dei consumi".


Soluzioni nel breve periodo non ce ne sono: per questo è stata presa la decisione di chiudere, ma da qui si può partire per trovare opportunità sul lungo. Anche perché la stagione finita in anticipo, ben prima dell'atteso foliage, ha rattristato molti, che hanno mandato messaggi di sostegno. "Ci fa piacere avere avuto questa vicinanza, segno che stiamo lavorando bene e che stiamo lasciando un segno a chi passa da qui". E che potrà farlo ancora fino al 13 settembre, giorno in cui la stagione estiva al Sella chiuderà per mancanza d'acqua. 

da qui