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martedì 28 gennaio 2025

Los Angeles brucia, Trump vuole la Groenlandia. Surreale? Forse no - Loretta Napoleoni

 

Mentre Los Angeles brucia il futuro presidente degli Stati Uniti minaccia di annettersi il Canada e la Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale, se necessario anche con la forza. Surreale? Forse no. Da sempre il nemico esterno, ossia lo straniero, oscura quello in casa e la sicurezza nazionale ha il sopravvento sull’ordine pubblico. Dai tempi della rivoluzione e della guerra d’indipendenza americane nell’immaginario collettivo della popolazione il mondo rappresenta la minaccia principale al punto da far passare in secondo piano quelle, molto più reali, interne, ad esempio la violenza razziale della polizia, le stragi per mano di singoli individui o le carenti infrastrutture che periodicamente provocano disastri apocalittici.

In California gli incendi legati al cattivo funzionamento della rete elettrica sono da anni un fenomeno ricorrente. Il motivo? Il sistema è vecchio e deve essere modernizzato, ma le imprese elettriche non vogliono investire per migliorarlo e l’amministrazione locale e statale non ha introdotto una legislazione per costringerle a farlo. Spessissimo la causa degli incendi è proprio la vecchia infrastruttura nazionale. Nel 2019, la maggiore impresa elettrica dello stato, la PG&E Corp., è andata fallita dopo una serie di incendi causati dal cattivo funzionamento della sua rete elettrica.

Eddison International’s l’impresa elettrica della California del sud è già nel mirino della magistratura che sta investigando la causa dell’incendio di Los Angeles e le è stato chiesto di conservare tutti i dati relativi al funzionamento della rete prima che questo scoppiasse.
Nel mirino anche The Los Angeles Department of Water and Power (LADWP), il servizio pubblico che fornisce acqua ed elettricità a quattro milioni di residenti di Los Angeles. La magistratura sospetta che il management non abbia interrotto la rete elettrica in tempo per evitare che i forti venti la trasformassero in una micca. Dopo il grande incendio di Maui, il peggiore nella storia americana per più di un secolo prima di quello di Los Angeles, la Hawaiian Electrical, l‘impresa elettrica dell’isola, accettò di pagare 2 miliardi di dollari in danni alle vittime proprio per questo motivo.

Se la rete elettrica della California è spesso una miccia la cattiva gestione del territorio lo trasforma in un fattore che alimenta gli incendi. Gli incendi di Los Angeles stanno mettendo a nudo l’assenza di prevenzione in un territorio particolarmente predisposto ai grandi incendi.

Il Sud della California è spesso vittima di siccità, ciò che sta avvenendo al momento, è da aprile dello scorso anno che non piove. Questo è anche l’anno della Nina che devia le perturbazioni provenienti dal Pacifico verso il nord ovest, a tutto ciò si aggiunge un fenomeno atmosferico atipico che ha bloccato l’aria fredda e le perturbazioni provenienti dal golfo dell’Alaska.

Un fenomeno atmosferico ricorrente si è pero’ verificato, i venti di Sant’Ana che a gennaio soffiano sempre dalle montagne della California verso la costa, si tratta di venti caldi e secchi che rendono la vegetazione particolarmente prona a bruciare. Da sempre la stagione dei venti ha causato fuochi selvaggi in California, il problema è quando questi raggiungono le zone urbane. E questo avviene perché troppo spesso le abitazioni lungo la costa sono vicinissime, troppo vicine alle aree a rischio fuochi.

L’assenza di un piano regolatore ad hoc ha sicuramente contribuito alla devastazione in atto a Los Angeles, senza barriere anti incendio le fiamme sono saltate da una casa all’altra, bisogna ricordare che tutte le strutture delle abitazioni in America sono fatte di legno e i rivestimenti delle case sono anche in legno.

Per completare il quadro di incompetenza e inefficienza, in California c’è poca acqua. Le fiamme hanno più volte avuto il sopravvento sui pompieri perché mancava la pressione dell’acqua e non riusciva a farla arrivare sulle colline, è successo ad Hollywood, proprio dove vivono i grandi divi.

Tornando a Trump, che ha accusato l’amministrazione di Biden, ed i democratici che gestiscono da sempre la California, di incompetenza, staremo a vedere se una volta insediatosi alla Casa Bianca affronterà il nemico interno il cui operato regala al mondo immagini dell’America da terzo mondo, ossia i fuochi incontrollabili di Mawi e Los Angeles, le stragi nelle scuole e nei cinema, i neri uccisi dalla polizia per strada e, perché no? Anche gli assalti a Capitol Hill.

da qui

lunedì 13 gennaio 2025

Pensieri angelini, per capire il perche' - Maria Rita D'Orsogna

Un sacco di domande, lo so.

Anche io ce le ho.

Perche’? Perche’ non si fermano le fiamme?

Iniziamo con le responsabilita’ individuali, che certo ci sono.

Il sindaco Karen Bass non ha fatto una gran figura. Ha tagliato i fondi ai pompieri di quasi 18 milioni di dollari, ha considerato secondario far si che le pompe dell’acqua funzionassero, che ci fosse manutenzione nella cura di sterpaglie in zone altamente incendiabili, ed e’ andata a far non si sa che cosa in Ghana mentre che qui bruciava. Non risponde alle domande della stampa. Nel frattempo abbiamo speso 10, 20, 30 billion dollars, non si sa, sui senza tetto in nome di una compassione malata.

Ma il problema e’ molto piu’ profondo, io penso e pure se avessimo avuto Churchill o Roosevelt alla guida di questa citta’ i danni sarebbero stato ingenti.

Sono arrivata qui nel 1999, per caso quasi, nel senso che non sapevo niente di Los Angeles, se non che c’era il sole pure d’inverno.

Pero’ mi piace sapere, e capire, e conoscere, ed ho letto un sacco di libri sulla sua storia. Proprio per farla mia. Ho cercato di visitare tutti gli angoli piu o meno famosi della contea. Non ho ancora finito, ed e’ interessantissimo. A tutti quelli che sono curiosi, consiglio i libri di Mike Davis, City of Quartz e sopratutto Ecology of Fear. Ce ne sono tanti altri, di Joan Didion e di Reyner Banham. E questo e’ quello che ho imparato.

Los Angeles non e’ una citta’ europea, proprio a partire dalla sua geografia, e dal suo clima. E’ anche una citta’ giovane, la cui urbanizzazione a grande scala arriva nel dopoguerra. E l’averla sviluppata come una citta’ europea, cosi in fretta, alla lunga, non e’ stata una cosa intelligente.

Essenzialmente, mentre sulla East Coast e in Europa in qualche modo la natura la puoi piu’ o meno domare, qui assolutamente no e devi essere preparato per eventi estremi ma rari. Ottant’anni sono pochi.

Innanzitutto l’idea delle stagioni in senso trimestrale qui e’ secondaria. Molto piu’ importanti sono i cicli che possono durare anni. Ci sono gli anni della siccita’ e gli anni delle piogge. E di mezzo, alluvioni, venti, terremoti, che possono diventare estremi proprio per questi cicli prolungati.

Quando piove qui, piove tanto. E’ una pioggia sempre scrosciosa e abbondante che dura per giorni, e si concentra in Febbraio. A volte a causa di queste piogge ci sono le alluvioni e gli smottamenti. Soprattutto c’e’ vegetazione che cresce incontrollata nelle aree non addomesticate, per esempio nei canyon e nelle vallate, e pure in quelle domesticate, cioe’ nei giardini. Dopo le piogge, la fioritura e’ spettacolare e la gente va a vedere i papaveri e quelli che qui chiamano flower bloom.

Questo succede sempre, ma ovviamente e’ tutto piu’ potente, e i fiori piu’ belli, negli anni delle piogge abbondanti.

Poi arrivano Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre.

Sono questi i mesi piu’ caldi, anche nelle annate di pioggia, e tutto si secca. E iniziano gli incendi che possono essere piu o meno infernali, alimentati da tutto quello che era cresciuto a Febbraio o Marzo.

Alla fine dell’anno, quando la temperatura e’ piu’ fresca e il clima e’ piu’ secco, puntuali compaiono i venti di Sant’Ana. Anche questi forti, fulminanti. Cadono tutte le fronde delle palme.

Ora in annate normali, questi venti di fine anno e la calura estiva non si incrociano troppo e quindi il pericolo incendi non e’ troppo grave a Dicembre o Gennaio.

Pero’ in questo tempo di cambiamenti climatici, non c’e’ niente di normale.

E infatti, il 2022-2024 e’ stato un ciclo di piogge abbondantissime. Piogge record. Solo agli inizi del 1900 piovve cosi tanto per 3 anni di fila. Pero’ non piove da 9 mesi ormai, perche’ forse entriamo nel ciclo della siccita’, una siccita’ acuita dal clima che cambia.

E cosi arriviamo a Gennaio 2025.

L’umitita’ e’ bassissima rispetto alla media.

La vegetazione di Febbraio e Marzo 2024, ora secca, e’ foltissima rispetto alla media.

I venti di Santa Ana sono piu’ forti della media.

Metti tutto assieme e voila’, basta uno starnutino per fare venire l’incendio, Gennaio o Luglio che sia.

C’e’ di piu’.

La popolazione aumenta e si continua sempre di piu’ a costruire nelle zone di montagna o in zone arroccate. Pacific Palisades e’ una di queste zone (per ricchi) e pure Malibu (per quelli ancora piu’ ricchi), e pure Altadena (per quelli un po meno ricchi).

Ma le stradine in tutti e tre i posti sono sempre le stesse, piccole e anguste. La gente e’ tanta, le ville megagalattiche sempre piu megagalattiche. Anche se circondate da giardini, la densita’ e’ elevata a sufficenza in tutti questi posti per creare queste ondate di fiamme, specie quando ci sono i venti, con il fuoco che passa da una casa all’altra.

Un tempo qui c’erano ranch e poi agricoltura, limoni e aranceti, adesso il costruito non finsice mai.

La palme, bellissime ma non autoctone, sono dei veri e propri tramiti per lo spargersi delle fiamme. Le braci vanno in alto, si attaccano alle palme e il fuoco cammina.

Il fatto che restino solo i camini dopo gli incendi, o che molte costruzioni di mattoni del 1920 sono resistite ci ricordano pure che costruire in legno non e’ proprio il massimo. Come pure avere i pali della luce in legno. Quelli del far west che fanno cosi California nella valle della morte o lungo le strade di Hollywood. A volte sono proprio questi pali che trasmettono il fuoco. E poi quando crollano se ne va pure la corrente.

Tutte queste cose creano situazioni esplosive.

Quelli delle assicurazioni lo sanno, e quindi ogni anno i costi aumentano. Per assicurare una casa a Malibu ci vogliono circa 15,000 dollari l’anno, in aggiunta a tasse ed assicurazioni di altro genere. Alcune ditte assicuratrici si rendono conto che non ce la potrebbero fare mai con tutte le regole che ci sono qui, e quindi abbandonano la California completamente, rendendo sempre piu difficile e costoso assicurarsi.

E’ per questo che occorre avere memoria dei cicli stagionali, e sapere che qui e’ tutto estremo. E per questo che occorre essere sempre pronti. Le sterpaglie vanno pulite, le pompe devono essere sempre alla massima pressione. Il numero dei pompieri non puo’ essere tagliato. E infine occorre cercare di costruire con piu’ spazi fra i confini. Ma la memoria e’ breve, e come detto ottant’anni sono pochi. I politici dimenticano e pensano che spendere i soldi per pompe e sterpaglie e vigli del fuoco non sia cosi sexy come iniziative per la diversity o per le olimpiadi.

Terremoti, piogge, alluvioni, siccita’, fiamme. Tutto estremo.

Ma allora perche’ uno resta qui?

Perche’ io vivo qui?

La verita’ e’ che non lo so con certezza.

Quando una arriva qui si rende conto che tutto quello che ne farai della California arrivera’ da te. Certo e’ stato cosi per me. Uno si sente un po pioniere, e fra le cose che ti rendono pioniere c’e’ la determinazione, la voglia di metterti alla prova, di provarci nonostante tutte le incertezze attorno a te. Terremoti, piogge, alluvioni, siccita’, fiamme. Lo sai che arriveranno, ma vai avanti lo stesso. Fa parte dell’incertezza del tuo futuro.

E quando arrivano questi disastri, e a un certo punto lo sai che arriveranno, e ti fanno male, e’ li che ti accorgi che sei diventato un po’ californiano pure tu.

da qui

mercoledì 17 maggio 2023

California, terra di ingiustizia: ecco quanto devi guadagnare per sopravvivere - Giacomo Gabellini

 


Nonostante sia assurta alla notorietà internazionale in qualità di sesta potenza economica mondiale (per Pil), la California annovera anche uno dei più elevati livelli di sperequazione degli Stati Uniti, a loro volta conosciuti in tutto il mondo per le fortissime disuguaglianze interne che li caratterizzano. Stando alle stime dello Us Census Bureau, qualcosa come il 12,3% della popolazione californiana vivrebbe al di sotto della soglia di povertà, in conseguenza dell’aumento incontrollato del valore delle abitazioni e, di conseguenza, degli affitti.

A San Francisco, che il popolare sito «Numbeo» pone alla dodicesima posizione nella graduatoria delle città più costose al mondo, il prezzo delle case è aumentato del 66% dal 2010 al 2015, a fronte del 50% registrato da un colosso di gran lunga più rilevante come New York.

Nel 2016, un anonimo ingegnere che lavorava per Twitter denunciò al «Guardian» che non riusciva a tirare avanti con uno stipendio annuo di 160.000 dollari, in ragione del fatto che per affittare un monolocale occorrevano 3.000 dollari al mese; per un appartamentino dotato di due camere, l’affitto saliva a 5.000 dollari. Attualmente, si calcola che per affittare una singola stanza a San Francisco occorrano tra i 2.800 e i 4.200 dollari al mese nelle zone centrali, e tra i 2.000 e i 3.000 nelle aree periferiche. Allo stesso modo, un appartamento in centro costa in media tra i 10.000 e i quasi 13.000 dollari per metro quadro; in periferia, tra gli 8.600 e i 15.000 dollari. Naturalmente, i costi delle altre voci che esercitano un peso cruciale sul costo della vita (cibo, vestiti, bollette, trasporti, educazione) risultano grosso modo allineati a quelli connessi agli immobili. 

«Numbeo» stima che un singolo individuo sia chiamato a sostenere in media spese mensili pari a 1.327,9 dollari, affitto escluso. Per una famiglia composta da quattro persone, l’esborso sale a 5.155 dollari – anche in questo caso senza considerare l’affitto. Nel complesso, San Francisco risulterebbe del 33,3% più cara rispetto a Milano; i suoi affitti, del 129,4% rispetto al capoluogo meneghino e del 5,4% maggiori rispetto a quelli di New York.

Nel settembre del 2017, l’autorevole Public Policy Institute sottolineava che i californiani pagavano affitti del 47% più onerosi rispetto alla media statunitense pur percependo salari del 18% più elevati rispetto agli standard nazionali. Salari, beninteso, la cui crescita media era già allora trainata dal segmento relativamente esiguo che riunisce i manager delle grandi imprese hi-tech; le retribuzioni percepite dai membri dei consigli di amministrazione delle società della Silicon Valley risultava in altre parole talmente imponente da compensare alla sostanziale stagnazione dei salari che si registrava in gran parte degli altri settori sin dai primi anni ’80.

Così, in California, «più di un terzo degli affittuari afferma di trovarsi sotto forte pressione finanziaria (36%). Allo stesso modo, circa un terzo dei californiani di età compresa tra i 18 ei 34 anni (33%) e quelli di età compresa tra 35 e 54 anni (29%) sono sottoposti a forti pressioni finanziarie imputabili ai costi abitativi. Questa situazione vale in misura maggiore per i Latinos (55%) e gli afroamericani (54%), rispetto agli americani di origine asiatica (48%) e ai bianchi (39%)».

Il prevedibile risultato è consistito in una fuga generalizzata dei cittadini comuni dalla metropoli, dove si contano oggi più cani che bambini, le minoranze etniche sono sempre più esigue e coloro che svolgono lavori tradizionali (autisti di autobus, camerieri, ecc.) lamentano di essere trattati come «cittadini di seconda classe». Una parte considerevole di questi ultimi si vede non di rado costretta a trovare alloggio per strada, e ciò concorre a spiegare perché la California ospiti attualmente circa il 30% di tutti i senzatetto registrati a livello nazionale e circa la metà degli homeless privi di un rifugio in cui trascorrere la notte di tutto il Paese.

da qui