Visualizzazione post con etichetta Maria Teresa Messidoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Maria Teresa Messidoro. Mostra tutti i post

sabato 20 agosto 2022

Felice giorno dell’infanzia in Argentina, ma per chi? - Maria Teresa Messidoro

 

 

In Argentina, da quasi dieci anni, nella terza domenica del mese di agosto, si celebra il Dia de la infancia (il giorno dell’infanzia); quest’anno sarà dunque il 21 agosto.

Per molte famiglie, questa ricorrenza sarà soltanto una occasione in più per acquisti e consumi, come ci sta abituando un sistema mondiale che trasforma ogni momento in merce.

Così non la pensa il Movimiento de Mujeres Indígenas por el Buen Vivir, che ha appena emesso un comunicato molto duro, in cui prima di tutto si chiede l’abolizione definitiva dell’aberrante pratica del chineo e la fine della sofferenze subite dall’infanzia nei territori abitati dalle popolazioni indigene, sofferenze dovute alla fame imperante, alla militarizzazione del territorio, alla violenza istituzionale, alla criminalizzazione dei parti in casa, alla proibizione delle medicine tradizionali e al vuoto del sistema di salute occidentale.

 

Nel documento si afferma che “non è denutrizione, è No nutrizione, mancanza di acqua potabile, genocidio silenzioso, spogliazione del territorio e impoverimento sistemico” (1).

Ma cos’è il chineo?

Viena definito così quel “costume culturale” secondo il quale alcuni uomini bianchi si ritrovano e decidono di sequestrare una bambina o una adolescente indigena, portarla in montagna, violentarla ripetutamente in gruppo e poi lasciarla, viva o morta. Si chiama chinear perché le bambine indigene hanno gli occhi molto simili a quelli della popolazione cinese. Se la famiglia, o la comunità della vittima, decide di denunciare quanto successo, non ottiene nessuna condanna perché gli stessi giudici considerano l’accaduto una pratica appunto “culturale”.

Ma il chineo, che spesso sfocia in un delitto, dovrebbe essere considerata secondo il Codice Penale argentino, come gesto di violazione e stupro, accompagnato a volte da un assassinio. Inoltre, le comunità indigene coinvolte denunciano anche che negli ospedali viene quasi sempre negata una diagnosi che referti la violazione; quando sarebbe necessario, non si procede alla somministrazione di un anticoncezionale di emergenza, né si prescrivono esami per evitare eventuali trasmissione di malattie sessuali.

A febbraio di quest’anno, una bambina di appena 12 anni è stata assassinata. Si chiamava Pamela Flores, e non potrà più dare vita ai suoi sogni (2).

Nel caso di Pamela, c’è un detenuto di 17 anni, che si è dichiarato colpevole, senza però voler descrivere esattamente cosa è successo. Probabilmente i responsabili sarebbero 4 uomini.

I familiari di Pamela chiedono soltanto giustizia: così come per il caso dell’agosto dello scorso anno, quando un’altra bambina wichi è morta dopo una gravidanza a rischio, probabilmente risultato di un  atto di chineo.

E come la chiedono i famigliari di Florencia Torres, di 14 anni, ammazzata 21 giorni dopo Pamela, esattamente 48 ore prima della giornata della donna (3).

Durante una sua visita in maggio a Salta, per l’organizzazione del terzo  Parlamento Plurinacional de Mujeres y Diversidades Indígenas por el Buen Vivir, l’attivista Moira Millán aveva dichiarato “Il chineo è una violazione delle bambine indigene, che nasce con l’arrivo degli spagnoli e perdura ancora oggi. I violatori di ieri godevano dell’impunità, come la godono i violatori di oggi. Scelgono le bambine che vivono il momento della pubertà, per loro questi corpicini saranno un trofeo. Camminando in questi territori, parlando con molte bambine, molte di loro mi hanno raccontato che quando giunge la prima mestruazione piangono perché sanno di poter essere la prossima vittima. Per questo, spesso abbandonano anche la scuola rinunciando ai propri diritti. Fortunatamente, in questo mio viaggio, ho incontrato donne coraggiose, che non scelgono il silenzio, ma continuano a lottare e lo faranno fino a quando questo crimine non cesserà di esistere” (4)

 

Nel contesto della campagna #AboliciónDelChineoYa, rilanciata il giugno scorso (5),,  il Movimiento de Mujeres Indigenas sottolinea che con l’abolizione del chineo si vuole aprire una strada per ampliare i diritti delle donne e diversità indigene e portare alla necessaria trasformazione della società nel suo complesso., recuperando l’armonia ed il rispetto delle 40 popolazioni indigene presenti sul territorio argentino. Denuncia inoltre che fino ad oggi lo Stato Argentino non ha nemmeno preso in considerazione le due richieste di impegnarsi in una abolizione immediata del chineo, presentate dallo stesso Movimiento de Mujeres.

 

Per domenica 21 agosto è prevista una azione plurinazionale  che attraversi tutti i social con gli hashtags:

AbolicionDelChineoYa #DíaDeLasInfanciasNadaQueFestejar

Las Vidas indígenas también importan.#AbolicionDelChineoYa

Chi vuole, può aderire qui https://cutt.ly/3XfJaZ0

La foto di copertina dell’articolo è tratta da https://www.resumenlatinoamericano.org/2022/05/24/pueblos-originarios-en-la-tercera-jornada-del-parlamento-de-mujeres-y-diversidades-indigenas-se-abordo-el-lacerante-tema-del-chineo/

 

 

1.      https://www.resumenlatinoamericano.org/2022/08/16/pueblos-originarios-dia-de-las-infancias-no-es-un-dia-de-festejo-abolicion-del-chineo-ya/

1.      https://www.resumenlatinoamericano.org/2022/01/24/pueblos-originarios-salir-a-chinear-la-costumbre-cultural-de-violar-en-grupo-la-historia-de-pamela-una-nena-wichi-de-12-anos/

2.      https://www.resumenlatinoamericano.org/2022/03/06/argentina-dolor-en-salta-a-48-horas-del-dia-de-la-mujer-asesinaron-a-otra-nina-wichi/

 

4.      https://latinta.com.ar/2022/05/tercer-parlamento-plurinacional/

5.      https://www.resumenlatinoamericano.org/2022/06/02/pueblos-originarios-comunicado-abolicion-del-chineo-ya/

 

da qui

mercoledì 29 dicembre 2021

No alla privatizzazione del vento - Maria Teresa Messidoro

 

 

“E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere,
non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere
e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini
proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini…”

da «Don Chisciotte», canzone di Francesco Guccini

 

L’infanzia non aveva abbandonato del tutto Bettina Cruz, quando decise di unirsi ad altri giovani per ribellarsi ad una ingiustizia: a soli 13 anni divenne una delle lideresas (1) dello sciopero che si organizzò nella sua città per far abbassare il costo del biglietto dei bus per gli studenti provenienti dai villaggi e paesini circostanti. Dopo un anno di lotte, gli alunni raggiunsero il proprio obiettivo.

Quando Bettina termina gli studi secondari, la dirigenza della scuola decide che non le venga consegnato il certificato di buona condotta. Forse pensa di far cessare i suoi impeti di lotta. Ma la stessa madre di Bettina, Rosa, una donna dal carattere forte, solidaria da sempre, esprime chiaramente a sua figlia come sarebbe stata la sua vita futura. “No te dejes!. Participa!” (Non mollare! Partecipa!) le dice, rincuorandola.

Lucila Bettina Cruz Vélasquez ha nel sangue questo spirito di lotta contro le ingiustizie, è una eredità che si porta dentro, come altre donne juchiteche.

Costretta ad emigrare in capitale per continuare gli studi, dopo essersi laureata in ingegneria agraria, aver frequentato un corso di perfezionamento in sviluppo rurale regionale e un dottorato a  Barcellona, decide di tornare a casa. Non può fare altrimenti.

Si sente binnizá (2).

Si sente parte del suo territorio, è il suo territorio.

 

Ma quando torna, nel 2005, il paesaggio dell’istmo di Tehuantepec è profondamente cambiato: nel 1994, la Comisión Federal de Eletricidad (CFE) ha installato la prima centrale eolica del paese messicano proprio a La Venta, Juchitán. È il cavallo di troia, per l’intromissione aggressiva delle compagnie private interessate all’energia eolica.

In un territorio dove il vento può arrivare fino a 110 chilometri orari, le imprese eoliche sono arrivate promettendo impiego e prosperità.

Promesse che se ne sono andate proprio con il vento.

Oggi nell’Istmo ci sono 29 parchi eolici, 27 sono privati, in maggioranza di proprietà europea: con duemila aerogeneratori che occupano più di 50 mila ettari di terre comuni, senza produrre energia per le comunità locali, ma per grandi compagnie, comprese le miniere.

Contro il tentativo di mercantilizzare  l’energia e privatizzare il vento, nasce nel 2007 la Asamblea en Defensa de la Tierra y el Territorio de Juchitán, che poi si trasformerà nella Asamblea de Pueblos Indigenas del Istmo en Defensa de la Tierra y el Territorio, APIIDTT, di cui Bettina è cofondatrice.

Quanto sia importante il suo lavoro, lo capisce quando sia lei che suo marito ed altri membri dell’organizzazione ricevono le prime minacce. Le intimidazioni si intensificano quando l’APIIDTT incomincia a lottare contro la costruzione di un nuovo progetto eolico che l’impresa Mareña Renovables tentò di installare a San Dionisio del Mar, progetto che è stato bloccato grazie alla mobilitazione popolare.

Per poter installare i parchi eolici le imprese coinvolte, con l’appoggio di funzionari federali e statali dello stato di Oaxaca, realizzano contratti con le comunità locali, affinché affittino i terreni e ne cedano l’uso per anche 30 anni.

In questo modo, ciò che perdono le comunità indigene è il diritto all’uso della terra. Inoltre, in alcuni casi, le compagnie hanno posto come condizione per il pagamento dell’affitto della terra la garanzia da parte dei contadini che nessuno perturbi od ostacoli la realizzazione dei loro progetti. Diventa quindi poi facile legalmente chiedere l’allontanamento forzato di chi protesta, in base alle clausole dei contratti firmati.

 

La stessa Bettina Cruz, tra il 2012 e il 2013, ha dovuto allontanarsi dalla sua comunità dopo aver ricevuto minacce di morte; per poter fuggire inosservata, è stata costretta ad abbandonare i suoi colorati huipiles, scelta non facile dato che il huipil rappresenta la forza e l’identità di una donna indigena.

 

Fortunatamente, giungono anche alcuni risultati positivi: il 20 settembre 2021, i membri dell’APIIDTT hanno annunciato un recente trionfo legale, il blocco della costruzione in terre comunitarie del progetto eolico Gunaa Sicarú, dell’impresa francese EDF.

In questa lotta contro l’energia eolica, l’APIIDTT non è sola, può contare anche sull’appoggio e sostegno del Congreso Nacional Indigena, CNI, uno spazio di articolazione delle popolazioni indigene, molto legato al Ejército Zapatista de Liberación Indigena, EZLN.

 

Bettina nel 2017 è stata eletta nel Consejo Indigena de Gobierno del CNI.

In questo modo, può lottare ancora di più e meglio contro gli impatti ambientali delle centrali eoliche, come il forzato ridimensionamento delle tradizionali attività agricole, la privatizzazione della terra, i conflitti intercomunitari, l’aumento della violenza nella regione, dovuta alla crescente presenza del crimine organizzato (interconnesso con le stesse imprese), la militarizzazione e mascolinizzazione del territorio. Senza contare che l’energia eolica non favorisce di certo l’impegno contro il cambiamento climatico, anzi.

Bettina, come tutti gli integranti dell’APIIDTT, sa bene che la difesa del territorio è ogni giorno più difficile, però non ha nessuna intenzione di abbassare la guardia. La loro forza, afferma, è nell’essere comunità e tessere rete.

Sono dei novelli Chisciotte, che lottano non contro dei giganti immaginari, ma contro coloro che vorrebbero privatizzare il vento, l’acqua e il territorio.

Il “potere” è l’immondizia della storia degli umani
e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte.

 

NOTE

1 Molto più efficace il termine in spagnolo

2 come si autodefinisce il popolo zapoteco, letteralmente “gente che proviene dalle nubi”

 

Maria Teresa Messidoro è vicepresidente dell’Associazione Lisangà culture in movimento

 

da qui