Visualizzazione post con etichetta brevetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta brevetti. Mostra tutti i post

venerdì 22 luglio 2022

Vaccini e farmaci: appello a istituzioni UE e governi…

 … per sostenere un progetto europeo che metta al centro la salute come bene comune e senza extra-profitti.


Comunicato stampa di Medicina Democratica

 

Scienziati, economisti e rappresentanti di organizzazioni della salute lanciano un appello a sostegno della proposta di un’infrastruttura pubblica europea che sviluppi vaccini e farmaci come bene comune che verrà discussa il 28 settembre presso il Parlamento Europeo. Nata all’interno del Forum Disuguaglianze e Diversità, l’idea è stata poi sviluppata da Massimo Florio con un gruppo di ricerca internazionale su richiesta dello Science and Technology panel del Parlamento Europeo. Si avvia ora il confronto con le istituzioni

 

Roma, 13 luglio 2022. Mentre i cittadini e le cittadine europei sono ancora nella morsa del Covid-19 e delle sue varianti, e stanno iniziando i piani per la quarta dose, al di là dell’Atlantico l’amministrazione Biden, secondo la notizia riportata da Reuters e Wall Street Journal, ha sottoscritto un contratto con Pfizer da $3,2 miliardi per 105 milioni di dosi a $30 dollari l’una. Studi indipendenti (Imperial College, Londra; Light e Lexchin, Journal of the Royal Society of Medicine) stimano il costo di una dose di vaccino a mRNA fra 1,20 e 3 dollari: si genera quindi un margine di profitto lordo del 900% per la casa farmaceutica. In Europa si apre invece un’opportunità senza precedenti di andare in una direzione diversa, mettendo al primo posto il diritto alla salute.

Il prossimo 28 settembre, presso il Parlamento Europeo, si discuterà l’idea di costituire un’infrastruttura pubblica comune di ricerca biomedica, per lo sviluppo autonomo di nuovi farmaci, vaccini, diagnostica e tecnologie medicali, orientata dai bisogni della salute, sostenuta dai governi della UE, aperta a paesi terzi, in dialogo con la società civile, in grado di valorizzare le eccellenti capacità esistenti in Europa nelle Università, negli istituti no-profit, nelle imprese innovative, sulla base di contratti trasparenti e senza esclusive brevettuali.

A sostegno della proposta parte oggi una lettera aperta alle Istituzioni europee e ai Governi, che vede tra i promotori oltre a Massimo Florio, Professore di Scienza delle Finanze, dell’Università di Milano, membro del Forum Disuguaglianze e Diversità e autore dello studio che verrà discusso, e a Fabrizio Barca, co-coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità, all’interno del quale l’idea è nata, anche Silvio Garattini, Presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”, Giuseppe Remuzzi, Direttore scientifico dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” e Professore “per chiara fama” dell’Università di Milano, Vittorio Agnoletto, Medico, coordinatore campagna NO profit on pandemic, Nicoletta Dentico, Giornalista Cofondatrice dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale, Roberto Romizi, Presidente Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia e Giuseppe Masera, già Direttore Emato-oncologia pediatrica dell’Università Milano Bicocca. E tra i primi firmatari tanti altri studiosi e studiose, rappresentanti di associazioni scientifiche e della cittadinanza attiva, nonché le ex Ministre della salute Rosy Bindi e Giulia Grillo.

“Con un bilancio annuo simile a quello della Agenzia Spaziale Europea (circa 7 miliardi di euro nel 2022), ispirandosi anche all’esperienza del CERN, dell’European Molecular Biology Laboratory (EMBL) e altre eccellenze scientifiche, il nuovo soggetto potrebbe nell’arco di venti anni divenire il primo centro del mondo per la ricerca biomedica intramurale, con un ampio portafoglio di progetti innovativi nei campi meno coperti dall’industria – si legge nell’appello – “Chiediamo alle istituzioni europee ed ai governi di prendere in considerazione questa proposta, di farla propria e di svilupparla con senso di urgenza”.

In un momento in cui la salute di milioni di cittadini e cittadine europee è ancora sotto attacco del virus, sarebbe imperdonabile non cogliere l’occasione per cambiare radicalmente il rapporto tra salute come bene comune e profitto oligopolistico di un ristretto gruppo di multinazionali farmaceutiche. La scienza e i sistemi sanitari europei possono diventare autonomi iniziando ora un progetto comune.


Testo dell’appello e firme:  Appello_definivoCompleto_ItEn_firme_13-07

Per sottoscrivere l’appello scrivere una mail a: perbiomedeuropa@gmail.com con nome, cognome, ruolo e appartenenza esplicitando nel testo della mail il consenso a pubblicare il proprio nome sul sito del Forum Disuguaglianze e Diversità.


Programma e iscrizioni all’evento del 28 settembre al Parlamento Europeo:

https://www.europarl.europa.eu/stoa/en/events/details/creation-of-a-public-european-medicines-/20220610WKS04282

da qui

lunedì 14 marzo 2022

Vaccini anti-Covid, l’Italia proroga i brevetti e fa un enorme regalo alle multinazionali - Vittorio Agnoletto

 

L’Italia, con una decisione dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM), che dipende dal ministero dello Sviluppo Economico guidato dal ministro Giancarlo Giorgetti, ha prolungato la durata di alcuni brevetti connessi ai vaccini AstraZeneca, Pfizer e Moderna di un ulteriore periodo di monopolio che va dai tre anni e mezzo ai cinque e che si aggiungono ai vent’anni già stabiliti dagli accordi TRIPs sulla proprietà intellettuale definiti all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. Questo è stato scoperto e segnalato da Lorenzo Cassi, professore associato in Economia alla Sorbona, l’Università Parigi 1 ed è stato presentato a “37e2”, la trasmissione sulla salute di Radio Popolare (dal min. 4,05)

Tutto questo avviene mentre oltre 100 Paesi, migliaia di associazioni, centinaia di premi Nobel e di ex capi di stato, oltre a papa Francesco, chiedono di sospendere per tre anni i brevetti sui vaccini per il Covid. Pfizer ha annunciato in questi giorni di aver realizzato ricavi per 81 miliardi di dollari nel 2021, quasi il doppio rispetto al 2020.

Ogni farmaco è coperto da decine o più brevetti di prodotto o di processo; brevetti che tutelano le scoperte ed impediscono ad altri di utilizzarle, alcuni di questi brevetti possono essere stati depositati vari anni prima e talvolta bloccano l’accesso a metodiche che si sono dimostrate efficaci in differenti ambiti

Per fare un esempio: immaginiamo di percorrere l’autostrada del Sole da Milano a Roma; vi sono vari caselli a Lodi, Piacenza, Bologna, Firenze ecc. attraverso i quali è obbligatorio passare; se quei caselli sono chiusi ci si ferma, altrimenti si può proseguire fino al prossimo casello chiuso, avvicinandosi alla meta, da lì in poi sarà necessario trovare altre strade. Se invece i caselli sono tutti chiusi l’autista rimane al punto di partenza e deve trovare un percorso completamente alternativo.

Afferma il prof. Cassi:

“I due certificati di proroga concessi dall’UIBM non hanno ragione economica avendo le imprese produttrici dei brevetti realizzato profitti ampiamente sufficienti a ripagare gli investimenti e beneficiato di una procedura eccezionale per tempi e modalità.

Mi concentro sul brevetto Curevac che riguarda la metodica MRNA e che coinvolge Pfizer e Moderna. Si tratta di un brevetto del 2002 e che quindi sarebbe andato in scadenza nel 2022 mentre è stato prorogato fino al 2027. Curevac ha fatto richiesta in vari stati europei di un supplemento di protezione in base all’autorizzazione ottenuta dai farmaci di Pfizer e Moderna. Fino ad ora solo Italia, Germania e Svizzera l’hanno concesso, mentre la Francia l’ha rifiutato ed altri Paesi non hanno ancora dato risposta. L’UIBM ha fatto quindi da apripista dando risposta positiva per primo.

Oltre questioni economiche e di opportunità umanitaria e politica vi sono almeno due anomalie tecniche.

Prima: senza la procedura accelerata concessa dall’Ema, l’Agenzia Europea del Farmaco e della quale le aziende hanno beneficiato, il brevetto sarebbe probabilmente scaduto e non sarebbe stato possibile ottenere la proroga: infatti, uno dei pre-requsiti è che il brevetto sia ancora in essere. Anche qui sarebbe stato meglio essere più prudenti anziché rispondere in meno di un mese.

Seconda: questo è un brevetto molto ampio per copertura (oltre i vaccini sono menzionati la rigenerazione dei tessuti, come possibile applicazione) e non è necessariamente collegato al principio attivo contenuto nei vaccini autorizzati. Almeno questa è l’interpretazione dell’Inpi, ufficio brevetti francese, che con questa argomentazione ha rifiutato di concedere il supplemento di 5 anni. Hanno semplicemente applicato una pratica ordinaria: studiato il brevetto e detto che non aveva diritto al supplemento di protezione”.

Bloccare per ulteriori cinque anni un brevetto del 2002 significa ridurre le possibilità di ricerca, facendo un enorme regalo alle multinazionali del farmaco, come spiega il prof. Silvio Garattini. Inoltre, qualora nei prossimi anni in un altro Paese venga prodotto un vaccino o un farmaco che utilizzi questo brevetto in Italia non potrà essere utilizzato fino al 2027

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha risposto a Radio Popolare prima cercando di allontanare da sé ogni responsabilità scaricando tutto sull’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, poi sostenendo che si tratta di prassi ordinaria e che l’Italia non si è comportata diversamente da quanto hanno fatto gli altri paesi. Ma come ha spiegato il prof. Cassi la realtà è ben diversa.

La concessione dell’estensione temporale del brevetto è avvenuta il 18 marzo 2021 pochi giorni prima che il parlamento italiano votasse una risoluzione nella quale chiedeva al governo di sostenere la sospensione temporanea dei brevetti. Non solo il governo ignorò totalmente tale risoluzione, ma non ci risulta che abbia comunicato al parlamento l’ulteriore proroga concessa.

E’ difficile pensare che una simile decisione sia avvenuta all’insaputa dei ministri dello Sviluppo Economico e della Sanità e dello stesso Presidente del Consiglio. Chiedo spiegazioni al governo italiano. Tali estensioni devono essere rimosse, nell’interesse prioritario della salute, della ricerca e dell’economia pubblica.

da qui