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sabato 11 aprile 2026

La lettera degli esperti mondiali di commercio internazionale di armi a difesa di Francesca Albanese - Lara Tomasetta

Dal Sudafrica agli Stati Uniti, dall’Europa all’Italia: studiosi e attivisti contestano le sanzioni contro la relatrice ONU e puntano il dito contro governi e colossi militari

Quando il deputato Andrew Feinstein lasciò il parlamento sudafricano, dopo anni passati accanto a Nelson Mandela, decise che la sua battaglia non sarebbe più stata contro l’apartheid, ma contro un sistema altrettanto oscuro: il commercio internazionale di armi. Oggi, insieme a giornalisti, accademici e attivisti da Stati Uniti, Europa e Medio Oriente, ha firmato una lettera che difende Francesca Albanese, la relatrice speciale ONU finita nel mirino di governi potenti per il suo rapporto sul genocidio di Gaza. Non è solo un gesto di solidarietà personale: è l’accusa diretta a un’economia globale che trasforma i conflitti in affari e che, secondo questi esperti, rende complici i governi occidentali delle stragi palestinesi. Un sostegno che arriva in un momento delicato: Albanese è infatti finita sotto sanzioni del governo statunitense, che le ha congelato i beni e vietato i contatti istituzionali, chiedendone addirittura le dimissioni dall’incarico.

Il rapporto contestato
Nel suo studio “From Economy of Occupation to Economy of Genocide”, Albanese mette a nudo la rete di complicità che lega produttori di armi, aziende tecnologiche e governi occidentali all’offensiva militare israeliana. Secondo la relatrice ONU, non solo le grandi industrie belliche – come Lockheed Martin e Leonardo – ma anche colossi tecnologici come Palantir, Microsoft, Amazon e Alphabet hanno contribuito con servizi e tecnologie alla campagna di bombardamenti e sorveglianza che ha causato decine di migliaia di morti palestinesi.

Le accuse degli esperti
La lettera parla di “genocidio perpetrato a Gaza con la partecipazione attiva dei governi occidentali e dei loro produttori di armi”, denunciando un meccanismo perverso: le armi testate sul campo nei Territori occupati diventano poi strumenti di marketing per le stesse aziende, che vedono aumentare profitti e quotazioni in borsa.
Gli esperti firmano la lettera anche come risposta alle misure punitive imposte da Washington contro Albanese: una decisione definita “straordinaria” e senza precedenti, che segna una frattura nella relazione tra gli Stati Uniti e i relatori speciali ONU. Per i firmatari si tratta di un tentativo di “sopprimere” il suo lavoro, giudicato invece “accurato, forense e cruciale”. Il sostegno mira quindi a rafforzare non solo la sua persona ma l’autonomia dell’intero sistema delle Nazioni Unite.

Italia sotto i riflettori
La presenza di Leonardo, colosso anglo-italiano della difesa, tra le aziende citate nel rapporto, porta il tema direttamente nel dibattito italiano. L’Italia, tra i principali esportatori europei di armi, è chiamata a confrontarsi con la contraddizione tra gli obblighi internazionali e i propri interessi economici. Gli esperti chiedono un’applicazione rigorosa dei controlli sulle esportazioni previsti dal Trattato internazionale sul commercio di armi e dalla Posizione comune dell’UE, che vieterebbero vendite a paesi coinvolti in violazioni sistematiche dei diritti umani.

Il peso politico della lettera
Il sostegno a Francesca Albanese non arriva da attivisti qualunque, ma da alcuni tra i più autorevoli esperti di commercio di armi e relazioni internazionali. La lista dei firmatari è infatti un mosaico che unisce accademici, ex funzionari governativi, giornalisti e attivisti di primo piano. C’è, come premesso, Andrew Feinstein, ex deputato sudafricano vicino a Nelson Mandela e oggi tra i massimi studiosi del commercio mondiale di armi, autore del saggio di riferimento The Shadow World. Ci sono nomi come William Hartung, ricercatore del Quincy Institute di Washington e per anni analista del Pentagono, e Daryl Kimball, direttore esecutivo dell’Arms Control Association, una delle organizzazioni più influenti sul disarmo negli Stati Uniti. Dall’Europa spiccano figure come Jürgen Grässlin, giornalista tedesco che ha documentato i profitti della Germania nelle guerre, e Laëtitia Sédou della rete europea contro il commercio di armi (ENAAT). A firmare ci sono anche esperti legati alle Nazioni Unite e al mondo accademico, come Paul Rogers, professore emerito di studi sulla pace a Bradford, e Anna Stavrianakis, docente di relazioni internazionali all’Università del Sussex.

La presenza di profili così diversificati – dall’attivismo pacifista al mondo accademico, passando per ex funzionari e analisti delle politiche militari – conferisce alla lettera un peso politico che va oltre il sostegno personale ad Albanese. È un atto che mette in discussione l’architettura stessa delle politiche occidentali in materia di difesa, facendo emergere una contraddizione evidente: i governi che si presentano come garanti della pace internazionale sono spesso anche i principali fornitori di armi nei conflitti ( e su The Post Internazionale abbiamo spesso illustrato le spese militari esorbitanti di alcuni Stati).

È questa la contraddizione più evidente che la lettera mette in luce: da un lato le dichiarazioni solenni nelle sedi diplomatiche, gli appelli alla de-escalation e al rispetto del diritto umanitario; dall’altro le autorizzazioni all’export di missili, droni e sistemi d’arma che finiscono direttamente nei teatri di guerra. Stati Uniti, Unione Europea e persino l’Italia, che in Costituzione ripudia la guerra, continuano a comparire nelle classifiche dei principali esportatori globali, garantendo forniture miliardarie a paesi coinvolti in conflitti e violazioni sistematiche dei diritti umani. Una doppiezza che non riguarda solo la politica estera ma anche l’economia interna, perché il settore bellico rappresenta per molti governi un motore industriale e occupazionale difficile da mettere in discussione.

La lettera, dunque, apre un fronte scomodo per i governi occidentali, Italia compresa: può una democrazia sostenere la pace e i diritti umani e al tempo stesso alimentare, con le proprie industrie, un conflitto che l’ONU definisce genocidario? La risposta, sostengono gli esperti, non può più essere rimandata.

Il testo della lettera
Il commercio di armi è descritto come un business che conteggia i propri profitti in miliardi, mentre le sue perdite si misurano in vite umane. In nessun altro luogo ciò è stato più evidente che durante il genocidio perpetrato a Gaza con la partecipazione attiva dei governi occidentali e dei loro produttori di armi, delle aziende tecnologiche e di varie altre società private. Questi produttori hanno registrato un aumento significativo dei profitti e dei prezzi delle proprie azioni, mentre decine di migliaia di palestinesi sono stati massacrati utilizzando i loro prodotti. La Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Francesca Albanese, ha pubblicato un rapporto sul ruolo delle aziende nel genocidio. Il lavoro dal titolo “From Economy of Occupation to Economy of Genocide” (Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio) è un documento approfondito, dettagliato, accurato ed estremamente importante che mette a nudo la complicità delle aziende nel genocidio in corso.
Il rapporto identifica i produttori di armi tradizionali complici, nonché le aziende tecnologiche il cui coinvolgimento nella guerra in generale, e in particolare nella sorveglianza e nell’individuazione degli obiettivi, è cresciuto in modo esponenziale: mentre le aziende israeliane Elbit Systems e Israel Aerospace Industries (IAI) occupano un posto di rilievo, lo stesso vale per i colossi occidentali dell’industria degli armamenti, Lockheed Martin e l’azienda anglo-italiana Leonardo, insieme a molte altre che forniscono il materiale militare che ha causato i massacri di Gaza. Inoltre, come chiarisce il rapporto, queste aziende consentono che i loro prodotti siano “testati in battaglia” nei territori palestinesi occupati (OPT) e basano le loro successive strategie di marketing sui danni devastanti causati. Il Rapporto sottolinea anche la rete di intermediari che rendono possibile questo commercio di armi, dalle società legali, di revisione contabile e di consulenza, ai commercianti di armi, agli agenti e ai broker, ai fornitori di robotica come la giapponese FANUC Corporation e ai fornitori di servizi logistici come A.P. Moller – Maersk A/S.
Le aziende tecnologiche, in particolare, sono diventate protagoniste del conflitto. Nel contesto di Gaza, Palantir ha svolto un ruolo centrale nell’individuazione mirata di individui, famiglie e gruppi. Molte altre aziende, tra cui IBM, Microsoft, Amazon e Alphabet, forniscono una serie di servizi all’esercito israeliano che contribuiscono alla perpetrazione del genocidio. Il Rapporto suggerisce che oltre 1.650 aziende private siano complici nella sola produzione di un unico sistema d’arma: il jet da combattimento F-35. Ciò indica una rete di complicità aziendale di dimensioni molto più vaste. Questa include istituzioni finanziarie, società di consulenza globali, aziende energetiche, logistiche e di attrezzature, tra cui entità ben note come Caterpillar, BNP Paribas, Barclays, Allianz, Chevron, BP, Petrobras e A.P. Moller-Maersk A/S.
A seguito della straordinaria decisione del Governo statunitense di sanzionare la signora Albanese e di chiedere le sue dimissioni, nonché dei tentativi di sopprimere il suo eccellente Rapporto, noi, in qualità di esperti leader nel commercio di armi a livello globale, desideriamo esprimere il nostro forte sostegno alla signora Albanese e la nostra assoluta fiducia in quello che consideriamo un Rapporto accurato dal punto di vista forense e di cruciale importanza, e chiediamo alle Nazioni Unite di respingere le richieste irrazionali e sconsiderate dei governi statunitense e israeliano, i partecipanti più attivi al genocidio in corso a Gaza.
È inaccettabile per noi che i produttori di armi, con il sostegno dei loro governi, violino i propri controlli interni sulle esportazioni di armi, gli accordi regionali e internazionali come la posizione comune dell’UE sulle esportazioni di armi e il Trattato internazionale sul commercio delle armi, nonché le loro responsabilità ai sensi dei Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, che implicano le più gravi norme giuridiche internazionali. Chiediamo che i controlli sulle esportazioni di armi siano applicati a livello nazionale, regionale e internazionale, il che deve portare alla cessazione immediata delle vendite di armi a Israele fintanto che il genocidio continua. Appoggiamo quindi l’appello del Gruppo dell’Aia a impedire la fornitura o il trasferimento di armi, munizioni, carburante militare, attrezzature militari correlate e beni a duplice uso a Israele, compreso il transito, l’attracco e la manutenzione delle navi, ed esortiamo tutti gli altri Stati a fare lo stesso.

FIRMATARI DELLA LETTERA
Jeff Abramson Senior Non-Resident Fellow, Center for International Policy, US
Ray Acheson Director, Reaching Critical Will programme at Women’s International League for Peace and Freedom (WILPF), US
Charles O. Blaha Senior Advisor, DAWN; Former State Department Official, US
Tariq Dana Associate Professor of Conflict Studies, Doha Institute for Graduate Studies, Qatar
Wendela de Vries Co-founder, Stop Wapenhandel, Netherlands
Andrew Feinstein Author ‘The Shadow World: Inside the Global Arms Trade’, Executive Director, Shadow World Investigations. UK/South Africa
Jürgen Grässlin Author, ‘Black Book Arms Trade: How Germany Profits from War’, Germany
Jeff Halper Author: “War Against the People: Israel, the Palestinians and Global Pacification”; Director, The Israeli Committee Against House Demolitions (ICAHD), Israel
William Hartung Senior Research Fellow, Quincy Institute for Responsible Statecraft, US
Shir Hever Scholar of Israel’s Political Economy, Germany
Roy Isbister Chief, Arms Unit, Saferworld, New Zealand/UK
Daryl G. Kimball Executive Director, Arms Control Association, US
Hans Lammerant Arms Trade & Business & Human Rights Expert, Belgium
Antony Loewenstein Author ‘The Palestine Laboratory’, independent journalist and filmmaker, Australia
Shana Marshall Assistant Research Professor, Elliott School of International Affairs at the George Washington University, US
Nancy Okail President and CEO, Center for international Policy, US
Sam Perlo-Freeman Research Coordinator, Campaign Against Arms Trade, UK
Paul Rogers Emeritus Professor, Peace Studies, Bradford University, UK
Laëtitia Sédou Project Officer, European Network Against Arms Trade, Belgium/France
Frank Slijper Arms Trade expert at PAX, Netherland
Emma Soubrier Director, Pathways to Renewed & Inclusive Security in the Middle East (PRISME), France
Anna Stavrianakis Professor of International Relations, Sussex University, UK
Francesco Vignarca Campaigns Coordinator, Italian Peace and Disarmament Network, Italy
Sarah Leah Whitson Executive Director, DAWN, US

I volti dietro la lettera
Non è una lista qualsiasi quella che ha scelto di sostenere Francesca Albanese. C’è Andrew Feinstein, ex deputato sudafricano vicino a Nelson Mandela, che dopo aver lasciato la politica ha dedicato la vita a svelare i segreti del commercio d’armi in libri e documentari. C’è William Hartung, uno dei massimi esperti americani di spesa militare, spesso ascoltato nei comitati del Congresso. Insieme a loro Daryl Kimball, alla guida dell’Arms Control Association, organizzazione che da Washington influenza da decenni i dibattiti su disarmo e non proliferazione. Dall’Europa arrivano firme storiche come Jürgen Grässlin, giornalista tedesco che negli anni Novanta fece tremare i colossi industriali con le sue inchieste, e Paul Rogers, professore di Peace Studies a Bradford, definito “l’enciclopedia vivente” dei conflitti contemporanei. Per l’Italia, infine, spicca Francesco Vignarca, volto noto delle campagne per la pace e coordinatore della Rete Italiana Pace e Disarmo, capace di portare il tema delle esportazioni belliche perfino nelle aule parlamentari.

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domenica 11 gennaio 2026

«Non trovatelo naturale» - Mauro Armanino


E – vi preghiamo – quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale.

Naturali non sono le frontiere, gli eserciti, le armi, le migrazioni, le politiche di aggiustamento strutturale, i bombardamenti chirurgici, le guerre e le religioni. Nulla di tutto ciò è naturale. Le democrazie, le dittature, i colpi di stato e le elezioni presidenziali. Non sono naturali le classi sociali, la schiavitù, il mondo tracciato e colorato da stati che danno l’impressione di perennità. La storia non è naturale e neppure la scienza, i mezzi di comunicazione o di trasporto. Neppure le amicizie, se vogliamo, sono naturali, dovute o frutto di affinità elettive. Naturale non è la neppure la vita considerata la facilità con cui passa, si trasforma e si racconta. Ha ragione Bertolt Brecht, drammaturgo, regista, scrittore e poeta tedesco che introduce così lo scritto ‘L’eccezione e la regola’, nel 1930. In un’epoca in cui l’ingiustizia e i venti di guerra sembrano tornare a sedurre i ‘signori del mondo’ e i loro sudditi, queste parole assumono una valenza profetica.

Di nulla sia detto: “è naturale” in questi tempi di sanguinoso smarrimento

Continua così l’introduzione all’opera citata di Brecht. Di nulla sia detto ‘ è naturale’ di quanto accade nel mondo. Non c’è nulla di naturale a Castelvolturno e alle migliaia di migranti di varie provenienze che abitano spesso in case abbandonate sotto lo sguardo vigile della mafia. Nulla di naturale della ‘rotta balcanica’ che sfocia a Trieste nella Piazza della Libertà rivisitata come Piazza del Mondo o dei Popoli. Nulla di naturale nella marcia silenziosa nella stessa città la notte scorsa a ricordo dei 4 rifugiati deceduti in queste ultime settimane in città e nella regione. Nulla di naturale nel viaggio impossibile che accompagna di dolore afgani, pakistani, bengalesi, nepalesi, siriani, egiziani e sudanesi in questa bella città di frontiera. Ditemi cosa c’è di naturale nelle parole prese in prestito da qualche parte e che usiamo per stuprare il reale e dirottare altrove lo sguardo. Non è affatto naturale pulire, curare, fasciare e carezzare i piedi dei migranti martoriati dalle gratuite violenze perpetrate alle frontiere. Così come mai è stata naturale la fame che oggi ancora è la peggior guerra quotidiana.

… ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità….

Esempio sono i campi di detenzione sparsi in tutta Europa, ed esportati altrove, a esplicitare l’ordinato disordine e la disumana umanità resa possibile con l’ignavia e la complicità degli spettatori del naufragio della civiltà. Muri, reticolati, sensori, controlli delle impronte e facciali sono assieme ai documenti quanto di meno naturale ci sia nel mondo. Esattamente come gli stati, la sovranità e la proprietà della terra quando si trasforma in assoluto. Pericoloso, dunque, affermare che il corpo è nostro, per farne ciò che meglio ci pare e poi negare che la terra, la casa, il futuro sia invece di tutti e per tutti. Eppure la vita ci insegna che tutto è precario, provvisorio, relativo e, per così dire, imprestatoci. Siamo giusto occasionali stranieri residenti che dovrebbero prendere cura gli uni degli altri per il breve nesso di tempo che chiamiamo vita. I 116 morti annegati al largo della Libia, alla vigilia di natale di quest’anno, non fanno che gridare in silenzio il tradimento delle leggi del mare.

…cosi che nulla valga come cosa immutabile…

Ancora la saggezza di Bertolt Brecht apre un varco inestimabile nella pretesa espressa dalla torre di Babele che, nel noto mito biblico, appare come il vano ed effimero tentativo di darsi un nome che raggiunga il cielo. Immutabile come un esercito, una lingua e un pensiero unico, scelta imperiale di tutti i tempi, che trasformerebbe il mondo in una raffinata dittatura. Come i militari al potere nel Sahel centrale dove anche quest’anno si sono stati oltre diecimila contadini uccisi dai gruppi armati. Costanti come le carestie annuali e gli oltre 4 milioni di sfollati. L’unica cosa che si rivendichi davvero come immutabile sarà la deliberata diserzione al sistema dominante.

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lunedì 24 novembre 2025

Tornato dal Sahel, ho sentito parlare solo di guerre. Anche qui impera la militarizzazione della società - Mauro Armanino

 

Sono le tre parole che ho sentito più usate dal mio ritorno dal Sahel. In questi pochi mesi mesi, armi, guerra e sicurezza sono proprio quanto credevo aver lasciato partendo dal Niger. Dopo 14 anni di permanenza tra le zone più ‘critiche’ dell’Africa pensavo di trovare ben altra musica tornando a casa. I militari al potere nei tre Stati confederati nel Sahel centrale, i gruppi armati affiliati a Al Quaeda e Stato Islamico, quelli di autodifesa, mercenari di varia provenienza e armi in quantità. Questo sembra essere il sentire e vivere quotidiano nel Mali, Burkina Faso e Niger. Società nelle quali l’ambito militare appare tanto pervasivo da incidere nei ritmi e stagioni politiche di questi Paesi. Mi sbagliavo.

Dall’altra parte del mondo, colui che per convenzione unilaterale si chiama ‘Nord’, si trova lo stesso clima solo declinato in un contesto che definire democratico è altrettanto fuorviante. Bisogna armarsi e riarmarsi, accrescere la potenza per colpire prima dell’eventuale attacco nemico. Occorre prepararsi alla guerra che verrà, probabilmente presto o comunque quando sarà necessario. La propria sicurezza sarà cercata, promessa e garantita, anzitutto e dappertutto. Per la nostra tranquillità ci sono le aree video-controllate nei bus, nei treni, i luoghi pubblici, le chiese, le frontiere e in ogni tipo di entrata che meriti questo nome. Anche in questa porzione del mondo si opera la militarizzazione della società.

Il canale privilegiato per la crescente militarizzazione della società è, naturalmente, il linguaggio che opera attraverso narrazioni pre-confezionate a misura della realtà che si vuole imporre. Da tempo non è il reale che veramente conti ma il tipo di realtà o meglio il consenso che da essa si desidera veicolare. I mezzi di comunicazione sono consapevoli di quanto disse al giornalista Ron Suskind del New York Times nel 2004 un consigliere dell’allora presidente degli Usa George W. Bush: “Non è più in questo modo che il mondo funziona. Adesso siamo un impero e, quando agiamo, noi creiamo la nostra propria realtà. Mentre voi studiate, giudiziosamente come lo desiderate, questa realtà, noi operiamo di nuovo e creiamo altre nuove realtà… che voi potrete debitamente studiare: è così che funziona…Noi siamo gli attori della storia e a voi non rimane che studiare ciò che noi facciamo”.

Per condurre a buon porto l’operazione la costruzione del nemico, vero, presunto, possibile o inverosimile, rimane una tappa primordiale. Da questo punto di vista basterebbe rileggersi Il deserto dei tartari di Dino Buzzati. Il giovane soldato Giovanni Drogo che spende la sua vita in una fortezza di confine e proprio quando il nemico sembra finalmente giungere è lui che scende per l’ultimo e definitivo viaggio. Viviamo come in una fortezza in attesa dei barbari e nel frattempo ci si arma, e si prepara la guerra per dare la sicurezza che, com’è noto, solo il cimitero può garantire. L’Occidente sembra determinato a trasformarsi in un immenso cantiere che organizza il cimitero dei sogni.

Demilitarizzare i pensieri e le parole. Mettersi all’ascolto del reale di cui i poveri sono il volto censurato. E, soprattutto, come disse nel 2002 a Bari la docente di linguaggio Nurith Peled Elanan, il cui figlio di 13 anni è stato ucciso, “termini come libertà e onore, Dio e pace, il bene del Paese e anche democrazia possono essere armi letali… siamo coloro che sanno che non c’è pace o libertà, nessun bene e nessun Dio dopo la morte di un bambino”.

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lunedì 1 settembre 2025

Credere. obbedire e combattere: quando il silenzio attorno agli interessi economici e militari ha bisogno della nostra passività - Federico Giusti

Partiamo dalla Gazzetta ufficiale del 21 dicembre 2023 ove è pubblicato il decreto-legge n. 200 del 2023 (A.S. 974) che proroga al 31 dicembre 2024, l’autorizzazione all'invio di armi all’Ucraina,

«È prorogata, fino al 31 dicembre 2024, previo atto di indirizzo delle Camere, l’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina».

Una sorta di proroga automatica senza alcun passaggio Parlamentare, del resto oggi un deputato o un senatore della Repubblica non può accedere alle basi militari per accertarsi della eventuale presenza di armi nucleari al suo interno, siamo davanti a luoghi sui quali anche la cosiddetta sovranità nazionale è di fatto sospesa. 

Dopo anni di mancate discussione e di proroghe automatiche siamo arrivati al punto che numerose decisioni in materia militare sono ormai sottratte al dibattito parlamentare bypassando anche gli enti locali nel caso in cui si parli di basi militari e di utilizzo del territorio per il trasporto di sistemi d'arma. 

Del resto molti capitoli di bilancio concorrono alla spesa militare complessiva e non sono afferenti al solo Ministero della Difesa, quando viene calcolata la spesa bellica  si continua a sostenere che l'obiettivo da raggiungere è il 2% del PIL  come la Nato invoca dal 2014. Ma guardando a tutti i capitoli di bilancio si capisce che la spesa militare reale è assai superiore a quella dichiarata e vale non solo per l'Italia ma per altri paesi ad esempio gli Usa come si apprende da un articolo, disponibile anche in lingua italiana, pubblicato su una importante rivista della sinistra statunitense 

https://monthlyreview.org/2023/11/01/actual-u-s-military-spending-reached-1-53-trillion-in-2022-more-than-twice-acknowledged-level-new-estimates-based-on-u-s-national-accounts/

Il rinnovo automatico del rifornimento di armi è ormai una prassi consolidata come del resto la conferma annuale delle missioni militari all'estero (per le quali la spesa è stabile o in lieve incremento), quando poi ci si imbatte in un dibattito parlamentare non sono mai presi in esame i mutevoli scenari politici ed internazionali, la presenza nelle aree interessate di conflitti  armati non solo dalla vendita di armi ma anche dalla volontà delle multinazionali di accaparrarsi il controllo dei prodotti energetici e del sottosuolo, specie quelli vitali per la riconversione green. 

A guidare l'operato dei vari Governi occidentali restano accordi commerciali e interessi economici e militari con il settore bellico divenuto strategico proprio l'alta reddittività e le tecnologie dual use. 

Il rapporto tra approvigionamento energetico e ricorso alla guerra è divenuto dirimente e lo sarà in misura crescente nei prossimi mesi o anni. 

La Commissione europea si prefigge l'ambizioso obiettivo di  coordinare e potenziare la filiera della produzione energetica comunitaria sotto una unica regia per  sviluppare il potenziale economico latente. A questo discorso però va ricollegata anche l’idea di avere un esercito europeo (da qui nasceva il documento strategico denominato la Bussola Europea) per intervenire ovunque siano minacciati gli interessi economici delle multinazionali occidentali, nazionali e comunitarie: un interventismo bellico indispensabile per depredare terre e popoli delle loro risorse del sottosuolo e per attenuare eventuali rischi e pericoli per le catene di approvvigionamento (energetiche e commerciali). 

Non è un caso se, tra gli investimenti che garantiscono un ritorno maggiore, oltre a quelli nei settori a più alto tasso tecnologico in generale vi siano quelli nelle tecnologie dual use ( prodotti a uso civile che possano essere utilizzati anche in ambito militare.) e nel settore militare. L'intervento del Governo italiano per semplificare le procedure (o meglio ridurre i controlli ) di importazione, esportazione e transito sul territorio nazionale di armi non è stato un fulmine a ciel sereno, parliamo della modifica della L. 185/1990:che consentirà all'Italia la vendita di armi anche a  paesi in guerra e colpevoli di violare i diritti umani come in buona parte accade già da tempo. Ma la novità dirimente arriva dal ridimensionamento dell' Uama ossia l’Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento  se i sistemi di arma saranno in parte o in toto finanziati con fondi europei. 

Proprio in questi giorni il ministro della Difesa Crosetto ha chiesto alle commissioni Difesa del Parlamento alcuni programmi di riamo per l’acquisto di droni armati di produzione italiana e di batterie lanciamissili ATACMS di produzione americana invocando la difesa del territorio nazionale. 

Il sistematico ricorso alla guerra e alla militarizzazione avviene in una fase storica nella quale l'opinione pubblica risulta sempre più contraria all'invio delle armi, stando ai sondaggi meno del 30% dei cittadini italiani si dichiara favorevole al sostegno dell'Ucraina e ancora meno sono schierati a favore di Israele. 

Poco prima di Natale è arrivato l' “Ottavo pacchetto” di invio di materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina senza alcun dibattito in Parlamento ma solo con una semplice comunicazione del ministro Crosetto alle Camere. 

Sulle armi all'Ucraina ci sono numerosi dubbi provenienti anche da settori politici non certo vicini a noi, ad esempio il portale Analisi Difesa in un articolo di cui riportiamo il seguente passaggio:

Secondo il rapporto dell’Ufficio dell’ispettore generale del dipartimento della Difesa, è stato perso il controllo del 59% degli 1,7 miliardi di dollari in equipaggiamenti militari di cui gli Stati Uniti dovevano monitorare la consegna e l’impiego. Sono mancate “misure appropriate per monitorare la consegna delle forniture”, che includono missili, droni e visori notturni per le armi in dotazione ai militari ucraini.(da qui

La prassi del Governo Meloni non è nuova nel panorama politico italiano tanto che i governi precedenti si sono mossi in maniera analoga accampando motivazioni di interesse nazionale ed internazionale. 

La sospensione della democrazia, della partecipazione attiva dei cittadini e dei loro rappresentanti alle decisioni più importanti è ormai una prassi consolidata destinata a diventare regola e non eccezione. Ecco spiegata la ragione per la quale ogni decisione in materia militare deve diventare un interesse strategico da salvaguardare ad ogni costo anche a discapito del mero diritto alla informazione, alla critica e al controllo democratico. 

Per favorire questi processi neo autoritari la militarizzazione delle scuole e dell'università diventa dirimente e non solo per ragioni economiche ma per costruire un modello sociale nel quale il ricorso alla guerra e alla militarizzazione sia costante, condiviso e ovviamente avvolto nel silenzio con una cittadinanza passiva, disattenta e sostanzialmente ignara dei fatti reali, ovviamente in linea con il fatidico, si fa per dire, motto Mussoliniano: credere, obbedire e combattere.

sabato 2 agosto 2025

Perché è giusto che la presidente Todde si interessi della fabbrica RWM - Cinzia Guaita e Arnaldo Scarpa

 

Le accuse rivolte ieri dai Consiglieri Regionali Truzzu e Rubiu verso la Presidente Alessandra Todde, relativamente alla questione RWM di Domusnovas-Iglesias, per mezzo del maggiore quotidiano della Sardegna, appaiono evidentemente non fondate su fatti concreti, ma risultano particolarmente tristi per il disinteresse che dimostrano verso la pace, la tutela dei valori umani e la legalità.

Ciò che i consiglieri definiscono un “pregiudizio ideologico” è invece a nostro parere un necessario atteggiamento di attenzione al bene comune della Sardegna e del mondo intero.

Per meglio entrare nel dettaglio della questione, il Comitato Riconversione Rwm, come sempre ha cercato di fare, “meritandosi” anche una denuncia intimidatoria per diffamazione a mezzo stampa (archiviata dal Tribunale perché il fatto non sussisteva), ritiene doveroso esplicitare preliminarmente alcuni punti:

– la fabbrica di armi RWM Italia Spa di Domusnovas è uno stabilimento chimico integrato il cui funzionamento è per legge soggetto a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) da parte del Servizio valutazioni impatti e incidenze ambientali della Regione;

– lo stabilimento negli ultimi anni si è allargato ulteriormente nel territorio confinante appartenente al Comune di Iglesias grazie alla facilità con cui ha ottenuto dallo stesso Comune numerosissime autorizzazioni edilizie;

– dette autorizzazioni sono state in buona parte dichiarate irregolari dal Consiglio di Stato con sentenza definitiva;

– gli esplosivi, le bombe per aereo, le munizioni per cannoni, le mine marine e i droni killer prodotti e stoccati da Rwm Italia Spa in quello stabilimento e negli impianti funzionalmente connessi di Musei e Sa Stoia (Z.I. di Iglesias), sono realizzati, venduti e trasportati in assenza dell’obbligatoria Valutazione di Impatto Ambientale e vengono utilizzati nei peggiori teatri di guerra del mondo, dove producono unicamente morte e devastazione ambientale;

– gli impianti aggiuntivi, realizzati a partire dal 2017, non sono mai potuti entrare in produzione perché privi della regolarità edilizia e ovviamente della VIA.

È doveroso precisare che per realizzarli, col sostegno di varie forze politiche, compresa quella rappresentata da Truzzu e Rubiu, sono state spianate intere colline boscate, in area di pregio ambientale, e si è costruito sull’alveo di fiumi ad alto rischio di esondazione.

Inoltre, le popolazioni di Domusnovas, Iglesias e Musei non sono state messe a conoscenza dei pericoli che potrebbero derivare dallo stabilimento, dichiarato ad alto rischio di incidente rilevante, così come dei comportamenti da mettere in atto in caso di sinistro.

Tutto questo è da stato da tempo segnalato alla Procura e ai Carabinieri forestali e risultano avviate varie indagini.

Di recente, la Rwm ha pure chiesto, attraverso i Comuni di riferimento, all’Autorità di Bacino, di cancellare dalle mappe alcuni affluenti del Rio Figu che attraversano lo stabilimento, in maniera da poter più facilmente ottenere le autorizzazioni prescritte dalla legge, ma l’Autorità non ha concesso la cancellazione.

Di fronte a tale quadro, non può stupire che la Regione, a fronte di una richiesta di VIA ex post, fatta cioè dopo che le opere edilizie erano già state realizzate e dichiarate irregolari, stia valutando la pratica con molta attenzione e abbia più volte richiesto a Rwm le indispensabili precisazioni ed integrazioni documentali.

È del tutto comprensibile che la portata degli interventi da valutare e la complessità della situazione legale abbiano indotto gli uffici preposti ad esercitare una certa cautela.

Uscendo poi dagli aspetti strettamente burocratici e dai tecnicismi delle normative ambientali, occorre però sottolineare alcuni aspetti di fondamentale importanza che riguardano quei valori umani a cui si è accennato precedentemente.

Una serie di evidenze fattuali mette in relazione la Sardegna con le guerre in atto e con quanto di sconvolgente ed efferato sta accadendo nel mondo, non ultimo il genocidio del popolo palestinese, portandolo sempre più vicino alla catastrofe totale.

Ci riferiamo alle esercitazioni belliche che si svolgono continuamente sull’isola, con disprezzo dell’ambiente e della vita dei sardi, alla vicenda dei missili inesplosi dispersi in mare, alla base di Decimomannu in cui piloti militari di numerosi eserciti del mondo vengono addestrati a pilotare mezzi di morte, ai poligoni, all’appoggio alle operazioni di guerra da parte di varie strutture tecniche dislocate nell’isola e, specialmente, alla fabbrica Rwm che produce dolore e orrore per le migliaia di persone vittime dei suoi ordigni di morte, mentre è di scarsa importanza per l’economia sarda.

Già, perché l’importanza occupazionale di Rwm, continuamente sbandierata dai suoi sostenitori, va fortemente ridimensionata, a partire dai dati. L’azienda impiega in Sardegna solo un centinaio di lavoratori diretti, mentre la restante parte (tra 200 e 300 unità) è costituita da personale interinale sostituito frequentemente e tenuto in costante stato di precarietà, al fine di minimizzare il rischio economico della società e massimizzarne i profitti, che non restano sul territorio, ma vanno ad ingrossare i conti degli azionisti del gruppo tedesco Rheinmetall.

Lungi dal contribuire al “progresso materiale e spirituale della società”, come vorrebbe l’art. 4 della Costituzione, e ben lontana dai principi stabiliti dall’art. 41, il quale stabilisce che l’attività economica “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, Rwm sfrutta la fame di lavoro endemica nel territorio sardo per spingere la Regione a concedere le autorizzazioni necessarie per potersi allargare e diffondere come un cancro in fase espansiva.

La realtà dei fatti, così cruda e difficile da accettare, non può invece non richiamare un attento esame da parte della Giunta Regionale e l’attuazione delle necessarie contromisure, finalizzate, nel breve tempo, a limitare i danni umanitari generati a livello internazionale dalla produzione di armamenti nella nostra isola e, nel medio, a riorientare la politica industriale regionale verso tutt’altra direzione, promuovendo la riconversione al civile sia di Rwm che dei poligoni.

Per questi motivi, riteniamo che un interessamento diretto della Presidente Todde rispetto alla questione Rwm sarebbe assolutamente auspicabile e ci rendiamo disponibili al confronto e al supporto concreto di iniziative nel senso prima auspicato, insieme alle decine di tecnici ed esperti provenienti dal mondo professionale ed accademico che negli anni hanno aderito all’attività di questo Comitato e col supporto del neonato comitato regionale “Insieme per la Pace disarmata” composto da 68 soggetti collettivi della società civile e politica della Sardegna.

Arnaldo Scarpa e Cinzia Guaita sono i portavoce del Comitato Riconversione RWM per la pace, il lavoro sostenibile, la riconversione dell’industria bellica, il disarmo, la partecipazione civica a processi di cambiamento, la valorizzazione del patrimonio ambientale e sociale del Sulcis-Iglesiente

da qui

venerdì 9 maggio 2025

Boicottare l'industria bellica israeliana

 

L'Italia sta per acquistare altra tecnologia militare da Israele con il programma Gulfstream G-550

Siamo in tempo per mobilitarci. Infatti la Commissione Difesa del Senato non ha ancora espresso il parere sullo schema di decreto del Ministro della Difesa relativo alla prosecuzione dei programmi di ammodernamento e rinnovamento SMD 03/2020 e SMD 37/2021, con scadenza fissata al 26 maggio 2025.


Condividi questa pagina web e scrivi queste due lettere

·         una alla senatrice Stefania Pucciarelli (stefania.pucciarelli@senato.it) relatrice del programma militare;

·         una alla presidente della Commissione Difesa del Senato, Stefania Craxi (stefania.craxi@senato.it).

Nelle lettere occorre chiedere che la commissione voti contro il programma pluriennale di A/R n. SMD 19/2024, relativo alla prosecuzione dei già avviati ed approvati programmi di A/R n. SMD 03/2020 e SMD 37/2021, finalizzati alla progressiva implementazione di suite operative "Multi-Missione Multi-Sensore" (MMMS) su piattaforma condivisa Gulfstream G550 "Green" base JAMMS (n. 264).

Proposta di email alla sottosegretaria alla Difesa Stefania Pucciarelli

Indirizzo: stefania.pucciarelli@senato.it
Oggetto: No all’acquisto di tecnologia militare israeliana – Appello per un voto contrario

Gentile Sottosegretaria Pucciarelli,

Le scrivo per esprimere la mia forte contrarietà all'acquisto da parte del Governo italiano di velivoli CAEW, prodotti da Elta Systems/Israel Aerospace Industries, destinati a potenziare le capacità di spionaggio e guerra elettronica del nostro Paese.

Mi riferisco all'implementazione di suite operative "Multi-Missione Multi-Sensore" (MMMS) su piattaforma condivisa Gulfstream G550 "Green" base JAMMS, attualmente in esame al Senato nella Commissione Difesa.

In qualità di relatrice di questo programma militare e membro della Commissione Difesa del Senato, ha oggi una responsabilità particolare. Questo non è un semplice programma tecnico: è una scelta politica, che rinsalda rapporti militari con un governo, quello israeliano, attualmente responsabile di orrende stragi sui civili a Gaza per cui è sotto accusa a livello internazionale.

L'Italia deve rompere ogni accordo militare con Israele. Acquistare tecnologie militari da Israele significa oggi finanziare un particolare settore del complesso industriale di un governo che opera con grave disprezzo per il diritto umanitario internazionale.

Le chiedo quindi per ragioni di coscienza e di coerenza con la Costituzione Italiana di opporsi a questo programma.

L’Italia deve uscire da ogni rapporto di affari con l'industria militare di Israele ed essere invece promotrice di pace, dialogo e tutela dei diritti umani.

In attesa di un Suo riscontro, Le porgo cordiali saluti.

[Nome e Cognome]
[Città / Provincia di residenza]
[Eventuale organizzazione o rete]


Proposta di email alla senatrice Stefania Craxi, presidente della Commissione Difesa

Indirizzo: stefania.craxi@senato.it
Oggetto: Voto contrario al programma militare Italia-Israele – Appello in difesa dei diritti umani

Gentile Senatrice Craxi,

Le scrivo in qualità di cittadino/a profondamente preoccupato/a per il programma di acquisto da parte del Governo italiano di velivoli militari CAEW (Conformal Airborne Early Warning), strumenti altamente sofisticati per la sorveglianza aerea e la guerra elettronica, prodotti dalla Israel Aerospace Industries.

Mi riferisco all'implementazione di suite operative "Multi-Missione Multi-Sensore" (MMMS) su piattaforma condivisa Gulfstream G550 "Green" base JAMMS, attualmente in esame al Senato nella Commissione Difesa.

Questa operazione, oltre a rappresentare un’ulteriore spesa militare in un momento di grave crisi sociale ed economica, lega il nostro Paese a rapporti commerciali nel settore bellico con uno Stato – Israele – oggetto di ripetute denunce per gravi violazioni dei diritti umani a Gaza e in Cisgiordania.

Mi rivolgo a Lei non solo come Presidente della Commissione Difesa del Senato, ma anche in quanto membro della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. È proprio in virtù di questo doppio ruolo che Le chiedo un gesto di coerenza istituzionale e morale: votare contro questo programma militare.

Promuovere i diritti umani significa anche non rafforzare economicamente e tecnologicamente governi che violano il diritto internazionale umanitario.

Le chiedo di dare ascolto alla coscienza civile di tanti cittadini e cittadine che non approvano rapporti di complicità con il complesso industriale-militare israeliano.

La ringrazio per l’attenzione e confido in un suo impegno coraggioso.

Cordialmente,
[Nome e Cognome]
[Città / Provincia di residenza]
[Eventuale organizzazione o rete]


Scheda informativa sul programma militare da fermare

Vi sono collaborazioni con Israele nel programma pluriennale in discussione presso la Commissione Difesa del Senato, finalizzato all’implementazione di modifiche strutturali e integrazione del sistema di missione CAEW/EA su velivoli G-550.

Il programma, noto come ammodernamento e rinnovamento A/R n. SMD 37/2021 (seconda tranche del programma “Piattaforma Aerea Multi-Missione, Multi-Sensore”), prevede la progressiva implementazione di modifiche strutturali e l’integrazione del sistema di missione CAEW (Conformal Airborne Early Warning) sui Gulfstream G-550 acquistati in versione “green”, per raggiungere la piena capacità operativa nei segmenti di sorveglianza, comando e controllo multi-dominio, e protezione elettronica24.

Questa collaborazione si inserisce in un quadro di cooperazione militare tra Italia e Israele avviato formalmente nel 2003, che ha incluso scambi di forniture militari come la cessione di velivoli addestratori Leonardo M-346 all’aeronautica israeliana in cambio di velivoli G-550 CAEW e di un satellite OPSAT 3000 per l’Italia25. I sistemi di missione CAEW installati sui G-550 sono sviluppati e integrati dalla società israeliana Elta Systems Ltd, parte della Israel Aerospace Industries (IAI)35.

Nel 2022, è stato firmato un ulteriore contratto tra Italia e IAI per la fornitura di altri due velivoli CAEW e servizi di supporto, per un valore di circa 550 milioni di dollari, confermando la continuità della collaborazione tecnologica e industriale tra i due Paesi nell’ambito di questo programma5. Le modifiche e l’integrazione dei sistemi di missione CAEW, quindi, avvengono con il diretto coinvolgimento di aziende israeliane, in particolare per quanto riguarda i sistemi radar, sensori avanzati e infrastrutture di supporto 35.

In sintesi, la collaborazione con Israele è parte integrante e strutturale del programma pluriennale in discussione per l’aggiornamento e l’integrazione dei sistemi CAEW/EA sui velivoli G-550 dell’Aeronautica Militare italiana.

Fonti:

1.      https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01321101.pdf

2.      https://www.startmag.it/innovazione/f-35-leonardo-e-non-solo-tutte-le-sinergie-italia-israele/

3.      https://www.fromtheskies.it/aeronautica-militare-riceve-il-gulfstream-g550-caew/

4.      https://www.difesa.it/assets/allegati/2569/afa8e465-b3c6-46dc-8f6e-3d145a8a493a.pdf

5.      https://bdsitalia.org/index.php/notizie-embargo/2740-aerei-splia-caew

6.      https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01453222.pdf

7.      https://www.rid.it/shownews/2119/operativo-il-secondo-caew-italiano

8.      https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/349286.pdf

9.      https://www.startmag.it/spazio-e-difesa/tutto-sullaereo-spia-g550-caew-comprato-dallitalia/

10.  https://www.aeronautica.difesa.it/2024/06/19/g-550-caew/

11.  https://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/285992.pdf

12.  https://documenti.camera.it/leg18/dossier/testi/DI0421.htm?_1727608346331

13.  https://aresdifesa.it/il-nuovo-velivolo-israeliano-oron-di-controllo-ed-intelligence/

14.  https://www.camera.it/temiap/leg16/leg17.temi16.area-12.pdf

15.  https://documenti.camera.it/leg18/dossier/Testi/DI0309.htm

16.  https://www.bdsitalia.org/index.php/notizie-embargo/2740-aerei-splia-caew

17.  https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/439666.pdf

18.  https://www.camera.it/leg19/410?idSeduta=0318&tipo=documenti_seduta

19.  https://www.difesa.it/assets/allegati/2569/c6e3980d-61df-4a64-94db-bcce426affd1.pdf

20.  https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/429122.pdf


 

Stato del parere della Commissione Difesa del Senato

Al 30 aprile 2025, la Commissione Difesa del Senato non aveva ancora espresso il parere sullo schema di decreto del Ministro della Difesa relativo alla prosecuzione dei programmi di ammodernamento e rinnovamento SMD 03/2020 e SMD 37/2021, con scadenza fissata al 26 maggio 2025 18. Quindi, il parere doveva ancora essere formulato dopo quella data.

Spiegazione del testo e significato tecnico

·         SMD 37/2021 è un programma pluriennale di ammodernamento e rinnovamento, che rappresenta la seconda tranche del più ampio programma SMD 03/2020, denominato "Piattaforma Aerea Multi-Missione, Multi-Sensore" (MMMS).

·         Il programma è finalizzato alla progressiva implementazione di suite operative "Multi-Missione Multi-Sensore" (MMMS) su una piattaforma condivisa, ovvero i velivoli Gulfstream G550 "Green" base JAMMS.

·         La versione "Green" del Gulfstream G550 indica velivoli in configurazione sostanzialmente civile, privi di modifiche militari iniziali, che vengono adattati con modifiche strutturali e integrazione di sistemi di missione avanzati, come il sistema CAEW (Conformal Airborne Early Warning), per trasformarli in piattaforme militari multi-missione.

·         Il programma prevede quindi modifiche strutturali e integrazione di sistemi di sorveglianza, comando e controllo, e guerra elettronica, al fine di dotare l’Aeronautica Militare di capacità avanzate multi-sensore e multi-missione su una piattaforma comune.

·         L’iter parlamentare prevede che il Governo sottoponga al Parlamento, ai sensi dell’articolo 536 del Codice dell’ordinamento militare, lo schema di decreto per l’approvazione del programma; la Commissione Difesa deve esprimere un parere entro un termine prefissato (in questo caso il 26 maggio 2025), che è consultivo ma vincolante per la prosecuzione del programma.

Sintesi

Il documento indica che la Commissione Difesa del Senato deve esprimere, entro il 26 maggio 2025, un parere sul decreto ministeriale che autorizza la prosecuzione del programma SMD 37/2021 (seconda tranche del programma SMD 03/2020), finalizzato a implementare su velivoli Gulfstream G550 "Green" la suite operativa multi-missione multi-sensore (MMMS), trasformandoli in piattaforme militari multiuso con capacità di sorveglianza e guerra elettronica18.Al 30 aprile 2025 il parere non era ancora stato espresso.

Fonti

1.      https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/docnonleg/51052.htm

2.      https://www.camera.it/leg19/142

3.      https://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/ProcANL/ProcANLscheda46919.htm

4.      https://documenti.camera.it/apps/commonServices/getDocumento.ashx?idLegislatura=19&sezione=lavori&tipoDoc=attoGoverno&tipoAtto=atto&atto=264

5.      https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01321101.pdf

6.      https://www.senato.it/leg/19/BGT/Testi/SommComm/01453527.akn

7.      https://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/docnonleg/43665.htm

8.      https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/59095.pdf

 

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