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venerdì 2 luglio 2021

Ancora una volta l’aria del Cagliaritano è stata “appestata” serenamente - Grig

 


Oggi, per svariate ore, l’aria di Sarroch (CA) è stata appestata ancora una volta.

Ancora una volta fumi e miasmi dagli impianti della raffineria Saras s.p.a., a dispetto dei risultati vantati in materia ambientale, si sono visti e sentiti da decine di chilometri.

Il problema, spiega in una nota la Sarlux del gruppo Saras, ‘è legato a un guasto elettrico cominciato intorno alle 12.30, che ha determinato l’intervento dei sistemi di protezione con conseguente interruzione di energia elettrica e blocco degli impianti di raffinazione.

Questo blocco – prosegue l’azienda – ha causato come conseguenza l’attivazione del sistema di sicurezza delle torce con associata fumosità. Siamo in contatto con gli organi istituzionali e di controllo – assicura Sarlux – si stanno approfondendo le cause del guasto che ha generato la disalimentazione elettrica’” (A.N.S.A., 29 giugno 2021, ore 18.25).

Non è una novità, è capitato tante volte.

 

Ma la situazione ambientale e sanitaria di Sarroch non è mai stata completamente pubblicizzata con la trasparenza che merita

Troppo spesso silenzio da parte di amministratori pubblici e residenti sulle cose davvero rilevanti.

75 bambini delle scuole elementari e medie di Sarroch (CA) costituenti il campione della ricerca “presentano incrementi significativi di danni e di alterazioni del Dna rispetto al campione di confronto estratto dalle aree di campagna” (Burcei, in Provincia di Cagliari).

Questo è uno dei passaggi fondamentali della ricerca svolta da otto ricercatori di assoluta fama internazionale (Marco Peluso, Armelle Munnia, Marcello Ceppi, Roger W. Giese, Dolores Catelan, Franca Rusconi, Roger W.L. Godschalk e Annibale Biggeri) e pubblicata nel 2013 sulla prestigiosa rivista internazionale di epidemiologia dell’Università di Oxford Mutagenesis.

Risultati altamente preoccupanti (a tacer oltre) “in linea con quelli ottenuti da altri studi simili come quelli compiuti alla centrale termica di Taichung in Taiwan e a Pancevo, dove si trova il più grande polo petrolchimico della Serbia”, due fra i siti più conosciuti dagli epidemiologi quali luoghi a rischio di neoplasie e altre malattie provocate dall’inquinamento atmosferico.

 

Ancora.

Quattordici casi di tumore al sistema emo-linfatico su 5.500 residenti. Le leucemie colpiscono a Sarroch il 30 per cento in più al resto della Sardegna e potrebbero esser collegate al benzene distribuito nell’aria dalle grandi industrie a stretto contatto con case e palazzine” (L’Unione Sarda, 29 novembre 2014).

Nel mentre a Sarroch, nel 2018 (ultimi dati disponibili), gli impianti Saras s.p.a. hanno emesso 6.348.593,748  tonnellate di anidride carbonica (CO2) nell’aria (dati Registro europeo delle emissioniEuropean Pollutant Release and Transfer Register, E-PRTR).

Eppure su queste cose tacciono tutti, anzi talvolta si offendono in difesa del buon nome del paese.

Nel nome del lavoro e del dio petrolio che tutto garantisce.

Per quanto ancora?

Il Gruppo d’Intervento Giuridico odv svolge il proprio ruolo di associazione ecologista con documentate denunce nelle sedi opportune e con attività di sensibilizzazione.

Anche oggi ha provveduto a segnalare al Corpo forestale e di vigilenza ambientale, ai Carabinieri del N.O.E., informando nel contempo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.

Ma tutto questo serve a poco se non cambia l’atteggiamento di chi a Sarroch vive e opera.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

 

 “Un’altissima lingua di fuoco, notte e giorno, secondo la legge del ciclo continuo del petrolio, illumina le antiche tanche: è la Fiaccola, la lunghissima torcia che brucia tutti i gas di scarico della Raffineria e li scaglia, simile ad un drago vampante fiamme, contro l’azzurra indifferenza del mare e del cielo.

Il petrolio grezzo esce dal ventre delle navi petroliere, nero e giallo come l’occhio della vipera, scorre freddo dentro i tubi, va a scaldarsi le vene nei forni di distillazione, entra in orgasmo nei talami a serpentina, si accoppia come una bestia immonda dai mille sessi dentro le torri di frazionamento e, infine, partorisce migliaia di figli: benzina, vaselina, glicerina, paraffina, metano, butano, esano, ottano, etilene, acetilene, propilene, polisti-rene, alchilati, nitrati, clorati, solfonati, eccetera, eccetera, eccetera …

Gli operai di Sarrok non hanno più bisogno di Dio. Se c’è buio, Lui, il Petrolio, fa luce. Se c’è freddo, Lui, il Petrolio, aziona i termosifoni. Se c’è caldo, Lui avvia i condizionatori d’aria. Se l’acqua non viene dal cielo, Lui la cava fuori dal mare col dissalatore … il Petrolio, col suo ciclo continuo, non permette nemmeno di santificare le feste, non permette che s’interrompa il lavoro neppure la Domenica, giorno del Signore, neppure a Natale, neppure a Pasqua.

Il vero, unico, Dio, a Sarrok, è Lui, il Petrolio. Non c’è altro Dio all’infuori di Lui.” (Francesco Masala, Il parroco di Arasolè [Il dio Petrolio], Ed. Il Maestrale, 2001).

da qui

lunedì 12 ottobre 2020

Que Saràs Saràs - Benigno Moi

IsiSaras

I giorni scorsi, su quotidiani e Tg, si è parlato con un certo clamore di un’inchiesta del quotidiano la Repubblica sulle perquisizioni effettuate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari negli uffici della SARAS a Milano e a Cagliari. L’indagine che le ha determinate riguarda l’accusa alla Saras, che ha le sue raffinerie a Sarroch, in Sardegna, di aver acquistato per anni, con vari passaggi occulti e ovviamente illegali, petrolio greggio irakeno venduto da compagnie controllate dall’ISIS.

L’antefatto

La notizia è tutt’altro che nuova, nel novembre 2018 la trasmissione RAI Report aveva realizzato un servizio sull’argomento, ma nel 2015 era stata Claudia Zuncheddu, medico ambientale ed ex consigliera al Comune di Cagliari e alla Regione Sarda, a riferire della denuncia apparsa sul media arabo-inglese Al-Araby, all’interno di un’inchiesta sul traffico di petrolio fra stato islamico e Israele.

https://english.alaraby.co.uk/english/features/2015/11/26/raqqas-rockefellers-how-islamic-state-oil-flows-to-israel
La Zuncheddu, storica attivista dell’indipendentismo e del pacifismo sardo, nonché delle  battaglie in difesa della salute, ne scrisse sul suo blog.

https://www.claudiazuncheddu.net/petrolio-dell-isis-alla-saras-cresce-l-insicurezza-a-sarroch-e-dintorni/?fbclid=IwAR22HggoMbNSvDz12TQ2yCr_xygzNxCzvKYtpIaW4-LmPJhMegV2qRMr8-M

La notizia venne riportata da alcuni, pochi, organi di stampa sardi: il manifesto sardo, Cagliari Pad, castedduonline
https://www.manifestosardo.org/petrolio-dellisis-alla-saras-cresce-linsicurezza-a-sarroch-e-dintorni/

Nessun accenno sugli organi di stampa continentali né sui due maggiori quotidiani sardi.

La Saras reagì con un comunicato che definiva ridicola e diffamatoria la notizia, senza approfondire la cosa e senza denunciare.

https://www.castedduonline.it/la-saras-offensivo-e-diffamatorio-collegamento-col-petrolio-isis/

Anche dopo l’inchiesta di Report, la Saras si limitò ad una smentita, attenta a far sì che del caso si parlasse il meno possibile

https://www.sarlux.saras.it/it/petrolio-dallisis-basta-ricostruzioni-infamanti-di-unintera-realta-aziendale-sarda/
https://www.cagliaripad.it/348637/petrolio-dellisis-alla-saras-report-pubblica-inchiesta-ma-azienda-smentisce/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2018/11/19/dallisis-allitalia-cosi-viene-riciclato-il-petrolio-in-nero/4775100/

Oggi le cose parrebbero leggermente diverse, non solo perché la stampa ne parla e ci sono state le prime conseguenze sul titolo della Saras in Borsa https://www.calcioefinanza.it/2020/10/08/saras-titolo-borsa-isis/,

non solo perché la crisi del comparto petrolifero legata alla pandemia Sars2 si fa sentire, e anche la Saras fa ricorso alla cassa integrazione,

https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/10/09/saras-cassa-integrazione-sino-a-giugno-per-1378-lavoratori_59c347cd-a19b-4f7d-87d9-dc2cfbe7ab46.html

ma soprattutto perché è in corso un’inchiesta, portata avanti dai magistrati Guido Pani e Danilo Tronci, della Procura antiterrorismo cagliaritana, che ha ravvisato passaggi oscuri sull’arrivo in Sardegna di 25 navi provenienti dall’Iraq, tra il 2015 e il 2016: “La provenienza del prodotto risulta attestata tramite dichiarazioni non idonee né ufficiali” scrivono gli inquirenti.

https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/provincia-cagliari/2020/10/08/il-petrolio-dell-isis-alla-saras-inchiesta-della-dda-136-1068344.html

https://ilmanifesto.it/dalliraq-alla-sardegna-il-traffico-sospetto-delloro-nero-dellisis/

Le persone inquisite sono alti dirigenti dell’azienda della famiglia Moratti, Franco Balsamo, chief financial manager, e Marco Schiavetti, capo dell’ufficio commerciale.
Ma è chiaro che è anche la notorietà dei Moratti a far notizia, personaggi pubblici dai tempi del patriarca Angelo, fondatore dell’azienda e storico presidente dell’Inter del periodo d’oro di Helenio Herrera, sino ai figli Gian Marco e Massimo.
Il primo, successore di Angelo alla Saras sino alla morte nel 2018, marito di Letizia Brichetto, ministra dell’Istruzione con Berlusconi dal 2001 al 2006, sindaca di Milano dal 2006 al 2011, nonché Presidente RAI negli anni 90. Gian Marco è stato anche il principale sponsor di Vincenzo Muccioli e della Comunità di San Patrignano, dove si è fatto seppellire.

Il secondo, Massimo, presidente dell’Inter dal 1995 al 2013, con una breve interruzione, e attuale presidente della Saras, che prima della crisi legata al Covid continuava a fare notevoli profitti.
https://www.calcioefinanza.it/2020/01/28/un-2019-da-record-per-moratti-con-saras-utili-per-93-milioni/
Anche la moglie di Massimo, Milly Bossi, è impegnata direttamente in politica da anni, attualmente consigliera comunale a Milano col PD.

SaraSardegna

Per i sardi, in particolare per quelli del cagliaritano, la Saras rappresenta da oltre 50 anni, in concreto e simbolicamente, uno dei pilastri della controversa industrializzazione della Sardegna fondata sulla petrolchimica.

Una decennale gestione incontrollata e “impunita”, segnata da svariati incidenti sul lavoro (spesso di maestranze delle aziende esterne) e presunti mecenatismo e attenzione al sociale (tipico della famiglia Moratti), ha determinato una sciagurata devastazione del territorio, fra protezioni politiche e minacce in stile mafioso (esemplari le vicende del film Oil di Massimiliano Mazzotta, e del libro “Nel paese dei Moratti. Sarroch – Italia, una storia ordinaria di capitalismo coloniale” di Giorgio Meletti, Edizioni Chiarelettere)

https://it.wikipedia.org/wiki/Oil_(film)

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/05/20/censure-italiane-il-caso-moratti-oil/

http://www.radioradicale.it/scheda/315354/intervista-a-giorgio-meletti-sul-suo-libro-dal-titolo-nel-paese-dei-moratti-sarroch)

Devastazione che va avanti, coi continui sversamenti di fumi, paraffine e chissà quant’altro in aria e in mare, nonostante l’azienda vanti i suoi impegni ambientalisti (registrazione all’EMAS – Eco Management Audit Scheme) e ottenimento dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), che “riconosce il percorso di miglioramento delle caratteristiche tecniche e strutturali degli impianti e del sito produttivo al fine di minimizzare l’impatto ambientale delle attività produttive”…

https://www.youtube.com/watch?v=v7Kce3UO31U

https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=1LwrSx9VkhQ

 

Dobbiamo auspicare e spingere che a pagare per il possibile aggravamento della crisi Saras non siano, come al solito i lavoratori, dell’impresa e dell’indotto,

https://quifinanza.it/editoriali/saras-petrolio-isis-moratti-cassa-integrazione/422006/

e sperare che quest’ultima inchiesta possa agevolare le lotte decennali di chi denuncia le “malefatte“ di uno dei simboli del “dio petrolio” in Sardegna, come lo definì lo scrittore Franziscu Masala   http://www.saribs.it/scheda.asp?id=SBS-978-88-SBS-0739-Z&ver=it

in bottega

http://www.labottegadelbarbieri.org/la-paraffina-della-saras/

 

da qui

domenica 12 luglio 2020

Aria di Sardegna, bella scura e profumata - Grig



Da giorni esce un bel fumo nero, olezzoso, denso dagli impianti di raffinazione Saras s.p.a. di Sarroch (CA).
Non è certo una novità, piuttosto una consuetudine serenamente accettata sul posto, perché porta lavoro.
Il fumo appestante scorazza nei cieli del cagliaritano qui e là, a seconda del vento, pure dove non porta lavoro.
Nel dicembre 2019 la perdita in mare di centinaia di litri di paraffina durante le operazioni di carico presso gli impianti ha costituito, per esempio, l’ennesimo incidente che ha causato danni ambientali e alla salute nel corso dei decenni in cui opera l’Azienda nel Golfo di Cagliari.
A Sarroch, nel 2012 (ultimi dati disponibili), gli impianti Saras s.p.a. hanno emesso  5.930.000 tonnellate di anidride carbonica (CO2) nell’aria, insieme a 8,19 tonnellate di benzene, 3.790 tonnellate di anidride solforosa (SO2), 2.430 tonnellate di diossido di azoto (NO2) e tante altre amene sostanze, han sversato in mare 184 kg di nichel, 16,1 kg di arsenico e 196 kg di zinco (dati Registro europeo delle emissioniEuropean Pollutant Release and Transfer Register, E-PRTR).
Tralasciando gli incidenti ai lavoratori e gli olezzi persistenti, a Sarroch vi sono alterazioni danni al d.n.a. infantile e abnormi casi di leucemia (+ 30% rispetto alla media della Sardegna).
E un diffuso, religioso, silenzio in proposito. 
Nel nome del lavoro e del dio petrolio che tutto garantisce.
Per quanto ancora?
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

“Un’altissima lingua di fuoco, notte e giorno, secondo la legge del ciclo continuo del petrolio, illumina le antiche tanche: è la Fiaccola, la lunghissima torcia che brucia tutti i gas di scarico della Raffineria e li scaglia, simile ad un drago vampante fiamme, contro l’azzurra indifferenza del mare e del cielo.
Il petrolio grezzo esce dal ventre delle navi petroliere, nero e giallo come l’occhio della vipera, scorre freddo dentro i tubi, va a scaldarsi le vene nei forni di distillazione, entra in orgasmo nei talami a serpentina, si accoppia come una bestia immonda dai mille sessi dentro le torri di frazionamento e, infine, partorisce migliaia di figli: benzina, vaselina, glicerina, paraffina, metano, butano, esano, ottano, etilene, acetilene, propilene, polisti-rene, alchilati, nitrati, clorati, solfonati, eccetera, eccetera, eccetera …
Gli operai di Sarrok non hanno più bisogno di Dio. Se c’è buio, Lui, il Petrolio, fa luce. Se c’è freddo, Lui, il Petrolio, aziona i termosifoni. Se c’è caldo, Lui avvia i condizionatori d’aria. Se l’acqua non viene dal cielo, Lui la cava fuori dal mare col dissalatore … il Petrolio, col suo ciclo continuo, non permette nemmeno di santificare le feste, non permette che s’interrompa il lavoro neppure la Domenica, giorno del Signore, neppure a Natale, neppure a Pasqua. Il vero, unico, Dio, a Sarrok, è Lui, il Petrolio. Non c’è altro Dio all’infuori di Lui.” (Francesco Masala, Il parroco di Arasolè [Il dio Petrolio], Ed. Il Maestrale, 2001).


domenica 5 gennaio 2020

La paraffina della Saras - Antonio Muscas


Ha destato molto clamore lo sversamento di paraffina (“qualche centinaio di litri”, che volete che sia mai?) durante un’operazione di carico di una nave davanti agli impianti della Saras, a Sarroch.
La Saras nel 2018 ha fatturato 9,20 miliardi di euro (vedi foto allegata, fonte https://www.reportaziende.it/saras_spa_o), controlla una società, la Sarlux per la produzione di energia elettrica della potenza di 555 MWe che soddisfa quasi il 50% dell’intero fabbisogno isolano.
Come combustibile utilizza il Syngas, un gas di sintesi derivato dagli scarti di lavorazione del petrolio, e così facendo da una parte si libera di rifiuti tossici per il cui smaltimento dovrebbe pagare cifre consistenti e dall’altra produce energia elettrica che vende a prezzo superiore al valore di mercato grazie ai famosi CIP6, i sostanziosi incentivi che permettono di equiparare gli scarti di lavorazione alle rinnovabili, incassando centinaia di milioni di euro all’anno.
In questo modo, avendo la Sarlux priorità di dispacciamento, ovvero il diritto di immettere in rete senza limiti – cosa che fa producendo a pieno regime per circa 8.000 ore all’anno – condiziona pesantemente il sistema energetico sardo impedendo la regolare transizione verso il rinnovabile e sottraendo soldi pubblici da dedicare proprio a progetti e interventi di riduzione delle emissioni nocive. Ciliegina sulla torta, il territorio circostante la centrale viene devastato per chilometri e chilometri dalle emissioni pestilenziali prodotte in gran quantità.
Ora, questo della Sarlux non è che un particolare dell’intero quadro rappresentato dalla raffineria Saras. Come le cronache degli ultimi anni ci raccontano, gli incidenti di ogni ordine e grado si succedono in questo stabilimento, ma mai nulla e nessuno ha messo in discussione lo stabilimento stesso e la sua gestione.
C’è da dire che, pur senza gli eccessi attualmente registrati, date le dimensioni dello stabilimento, anche lavorando nelle migliori condizioni e nel rispetto di tutte le normative, le ricadute sul territorio risulterebbero allo stesso modo devastanti.
Onestamente si potrebbe anche dire che, fino a quanto faremo uso dei fossili, sarebbe poco corretto parlare di chiusura della stabilimento per trasferirlo altrove. Per liberarci di questo mostro con tutte le sue aberrazioni evitando di trasferirlo a casa d’altri, sarebbe perciò necessario comprendere cosa è necessario fare.
La prima e urgente azione è spingere al massimo la transizione rinnovabile: prima ci libereremo dei fossili, prima potremo parlare di chiusura e riconversione dello stabilimento. La seconda, legata alla prima, è la progressiva riduzione dell’impiego del fossile che inevitabilmente andrebbe a limitare la produzione e l’emissione di veleni di ogni genere e sorta.
La terza, ma non per ordine di importanza, è l’eliminazione di ogni forma di incentivo che consente ancora oggi alle lobbies del fossile di restare competitive, condizionare e manipolare il panorama energetico. La quarta, è il ritorno del controllo pubblico, o meglio sarebbe dire collettivo (e perciò non statale) sulla produzione energetica, e qui di seguito spiegherò perché.
Se tu sei una multinazionale che fattura diversi miliardi di euro all’anno, avrai alle tue dipendenze stuoli di professionisti incaricati di trovare ogni sistema utile ad accrescere ulteriormente il tuo fatturato. Questi soggetti si occuperanno di promuovere l’immagine della società a cominciare dalle scuole fino alle più alte istituzioni; se necessario acquisteranno organi di stampa, li controlleranno o cercheranno di condizionarli.
Eserciteranno pressioni sulle istituzioni per ottenere leggi speciali e ad hoc, concessioni e deroghe e quanto necessario per svolgere o favorire la propria attività. Valuteranno se finanziare la campagna elettorale di qualche politico di comodo e cercheranno comunque di condizionare l’azione politica. Valuteranno se finanziare degli studi scientifici in grado di avvalorare la bontà delle attività svolte dalla società.
Di fronte ad una specifica norma ambientale, ad un limite o un vincolo, valuteranno se conviene rispettarli, quali sono le conseguenze economiche, sempre che ci siano, in caso di violazione, o se è più conveniente fare pressione sulle istituzioni affinché vengano modificati o rimossi, e le eventuali conseguenze sull’immagine della società.
Di fronte ad una specifica norma ambientale, ad un limite o un vincolo che non si vuole rispettare valuteranno se intervenire esercitando pressioni o minacciando la chiusura e il licenziamento. Valuteranno se farsi essi stessi promotori di norme più severe, che tanto non rispetteranno, al fine di darsi un’immagine più ambientalista.
Di fronte a determinati rischi e pericoli sulla salute dei lavoratori, valuteranno se conviene prendere i corretti provvedimenti o se invece siano inferiori i costi economici di un eventuale risarcimento, se mai ci sarà; anche perché le cause in tribunale possono trascinarsi per anni con un eventuale finale nulla di fatto.
Se tu sei una multinazionale che fattura diversi miliardi di euro all’anno, probabilmente le tue valutazioni saranno tutte di natura prettamente economica, inclusa la vita dei tuoi dipendenti e addirittura la tua vita stessa.
Se tu sei una multinazionale che fattura diversi miliardi di euro all’anno, non ci saranno incidenti casuali ma incidenti calcolati per i quali, salvo casi eccezionali, hai un ufficio stampa già pronto a ridimensionare e/o fornire tutte le rassicurazioni del caso.
Perciò, cosa volete che sia qualche centinaio di litri di paraffina sversato in mare?

martedì 13 marzo 2018

Ancora una volta l’aria di Sarroch è stata “appestata” serenamente - Gruppo d’Intervento Giuridico



Nei giorni scorsi l’aria di Sarroch (CA) è stata appestata ancora una volta.
Ancora una volta fumi e miasmi dagli impianti della raffineria Saras s.p.a., che nell’homepage del suo sito internet si premura di ricordare che “SARAS fa parte de ‘I 200 del FAI’, un gruppo di generosi mecenati che, insieme alle loro aziende, sostengono il FAI – Fondo Ambiente Italiano nella missione di tutela, cura e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e ambientale del nostro Paese”.
Non è una novità, è capitato tante volte.

Ma la situazione ambientale e sanitaria di Sarroch è molto più grave di quanto possa testimoniare il coraggioso messaggio del 10 marzo scorso sulla pagina Facebook del Comune di Sarroch: “Buongiorno. Informiamo i cittadini che abbiamo segnalato alla Saras che nell’abitato si avverte un odore di H2s proveniente dall’agglomerato industriale che crea disagio ai cittadini richiedendo interventi immediati per far cessare il disagio. Il sindaco”.
A parte il maltrattamento della lingua italiana e della punteggiatura, nemmeno una pallida ipotesi di emanazione di ordinanza sindacale contingibile e urgente per ragioni di sanità pubblica, come prevede la legge (art. 54, comma 4°, del decreto legislativo n. 267/2000 e s.m.i.).
Nulla del genere, solo una richiesta da rapporti condominiali di buon vicinato.
Per il resto silenzio da parte di amministratori pubblici e residenti sulle cose davvero rilevanti.
75 bambini delle scuole elementari e medie di Sarroch (CA) costituenti il campione della ricerca “presentano incrementi significativi di danni e di alterazioni del Dna rispetto al campione di confronto estratto dalle aree di campagna” (Burcei, in Provincia di Cagliari).
Questo è uno dei passaggi fondamentali della ricerca svolta da otto ricercatori di assoluta fama internazionale (Marco Peluso, Armelle Munnia, Marcello Ceppi, Roger W. Giese, Dolores Catelan, Franca Rusconi, Roger W.L. Godschalk e Annibale Biggeri) e pubblicata nel 2013 sulla prestigiosa rivista internazionale di epidemiologia dell’Università di Oxford Mutagenesis.
Risultati altamente preoccupanti (a tacer oltre) “in linea con quelli ottenuti da altri studi simili come quelli compiuti alla centrale termica di Taichung in Taiwan e a Pancevo, dove si trova il più grande polo petrolchimico della Serbia”, due fra i siti più conosciuti dagli epidemiologi quali luoghi a rischio di neoplasie e altre malattie provocate dall’inquinamento atmosferico.
Ancora.
Quattordici casi di tumore al sistema emo-linfatico su 5.500 residenti. Le leucemiecolpiscono a Sarroch il 30 per cento in più al resto della Sardegna e potrebbero esser collegate al benzene distribuito nell’aria dalle grandi industrie a stretto contatto con case e palazzine” (L’Unione Sarda, 29 novembre 2014).
Eppure su queste cose tacciono tutti, anzi talvolta si offendono in difesa del buon nome del paese.
Al massimo un “Sarrochese indignato”, rigorosamente anonimo, si chiede sulle colonne de L’Unione Sarda (edizione del 10 marzo 2018) dove siano le associazioni ambientaliste davanti al suo povero naso offeso dal “tanfo di uova marce”.
Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus svolge il proprio ruolo di associazione ecologista con documentate denunce nelle sedi opportune e con attività di sensibilizzazione.
Ma tutto questo serve a poco se non cambia l’atteggiamento di chi a Sarroch vive e opera.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

martedì 25 luglio 2017

Santa Gilla e Macchiareddu inquinati. L’Arpas minimizza, ma ecco i dati - Alessandra Carta

La laguna di Santa Gilla e l’agglomerato industriale di Macchiareddu sono inquinati. E non da oggi. La prova è scritta negli stessi dati dell’Arpas, l’Agenzia regionale per l’ambiente che la scorsa settimana ha diffuso una nota stampa sulla chiusura del primo monitoraggio straordinario chiesto alla Giunta dai sindaci di Cagliari, Elmas e Assemini dopo l’inchiesta Fluorsid. L’Arpas, attraverso il direttore Alessandro Sanna, ha parlato di “presenza di inquinanti complessivamente invariata” rispetto agli ultimi anni. Ma ciò non significa che sia tutto a posto. Anzi. I dettagli sul monitoraggio, spiegati dall’assessorato regionale all’Ambiente da cui l’Arpas dipende, evidenziano a Santa Gilla la presenza di mercurio, cadmio e zinco oltre la norma e a Macchiareddu un’emergenza tricloroetilene (la comune trielina).
Nella scheda tecnica degli uffici dell’Ambiente si legge in premessa: “I risultati indicano una generale complessiva invarianza della presenza degli inquinanti nelle matrici ambientali nell’area di Macchiareddu e Santa Gilla”. In particolare: per quanto riguarda la laguna, “in relazione alle campionature del monitoraggio straordinario di maggio 2017, effettuate nelle ventiquattro stazioni di Santa Gilla, si registra un lieve superamento per il mercurio”, pari “a 0,019 microgrammi per litro rispetto al valore obiettivo di 0,010”. E ancora: “la soglia di contaminazione è stata superata anche su piombo (sette stazioni su ventiquattro) e zinco (nove su ventiquattro)”, sebbene non siano specificati i dati. Si sottolinea che “i dati 2017 sono in leggero decremento rispetto al 2006”.
Altra cosa sono le responsabilità penali della Fluorsid, in merito al disastro ambientale di cui sono accusati quattro dirigenti della Fluorsid, finiti in carcere lo scorso maggio anche con l’accusa di associazione a delinquere (qui tutti i nomi). Sul punto dalla Regione hanno scritto: “Le aree oggetto di sequestro dovranno essere indagate caso per caso con piani di caratterizzazione specifici finalizzati alla verifica delle situazioni puntuali. Se poi si sono svolte le attività di inquinamento, oggetto di inchiesta, per ora non si rileva la modificazione delle matrici ambientali”. In buona sostanza, l’attività industriale della Fluorsid non ha peggiorato le condizioni della laguna, stando alla ricostruzione dell’Arpas. Ma “si tratta”pur sempre “di un sito inquinato di interesse nazionale”, è scritto ancora nella nota della Regione.
L’aspetto positivo su Santa Gilla è che viene esclusa “la presenza di fluoruri in  concentrazioni superiori ai limiti normativi nelle acque (decreto ministeriale 260/2010) e nei sedimenti (decreto legislativo 152/2006). E si tratta di analisi su cui “non si hanno dati storici di confronto, in quanto i fluoruri non sono inclusi nel set analitico previsto dalla direttiva comunitaria 2000/60″applicata appunto sino a sette anni fa. Dalla Regione valutano con ottimismo anche il fatto che rispetto al 2015 “non sono state registrate concentrazioni di cadmio superiori agli standard di qualità ambientale”.
Quanto all‘area industriale di Macchiereddu, sotto la lente sono finite le acquee sotterranee. E nemmeno qui va tutto bene. Nella scheda della Regione è scritto: “Mostrano in generale presenza di contaminanti in concentrazioni superiori alla soglia fissata dal decreto legislativo 152 del 2006 (tabella 2) per numerosi parametri. In particolare: fluoruri, solfati, metalli e composti organici. Il monitoraggio effettuato dall’Arpas dal 2011 ad oggi non evidenzia tendenze significative generali in miglioramento o in peggioramento del quadro complessivo”. Quindi il passaggio sul monitoraggio 2017: “Le attività effettuate sono in linea con gli anni precedenti, anche se possono essere presenti variazioni di singoli parametri in aree specifiche”. I campionamenti di maggio hanno riguardato “i fluoruri, che entrano nel ciclo produttivo Fluorsid”, più “alcuni metalli, scelti tra i più significativi come l’arsenico e il cadmio” e ancora “un composto organico, il tricloroetilene, considerato tra gli inquinanti organici più rappresentativi, anche se non in relazione con la Fluorsid”.
Questi i risultati: “Nell’area vasta di Macchiareddu le concentrazioni di fluoruri mostrano un andamento stabile, mentre nell’area Fluorsid si osserva un decremento a partire dal monitoraggio del 2012″. Ancora: “Nel 2013 è stata attivata la messa in sicurezza di emergenza delle acque sotterranee nel sito Fluorsid. In particolare, nella stazione 578 (lungo la dorsale consortile), dove nel primo semestre del 2012 erano stati rilevati 1.280 milligrammi per litro, il valore del 2017 è a 365 milligrammi per litro”. Su arsenico e cadmio “non si evidenziano a scala generale tendenze di rilievo”, è scritto ancora nel comunicato della Regione.
A Macchiareddu esiste invece un’emergenza trielina, indicata appunto come un potente inquinante dallo stesso assessorato all’Ambiente. Dalla Regione hanno scritto: “Negli ultimi anni si rileva un incremento della concentrazione di tricloroetilene nell’area Syndial e nella stazione 584. Tale incremento non trova però riscontro in area Fluorsid, dove, nel 2016 e nel 2017, le concentrazioni sono sotto il limite di rilevabilità”. Il tricloroetiline, infatti, non rientra nel ciclo produttivo dell’azienda di Tommaso Giulini. E quindi il risultato era prevedibile.

martedì 12 luglio 2016

Il Consiglio di Stato boccia il Progetto Eleonora, vittoria dei Comitati - Piero Loi

Un no perentorio e definitivo: si ferma al Consiglio di Stato il progetto Eleonora della Saras, che ad Arborea avrebbe voluto realizzare un pozzo esplorativo per l’estrazione di idrocarburi, gas nello specifico. L’ultimo grado della giustizia amministrativa ha infatti accolto le motivazioni già espresse dal Tar Sardegna il 3 ottobre 2015, rigettando il ricorso presentato dalla società petrolifera. Il progetto è incompatibile con i vincoli paesaggistici, in base ai quali, nella fascia costiera, possono essere realizzati solo “interventi edilizi di manutenzione e consolidamento statico, ed inoltre di ristrutturazione e restauro, a condizione che essi non incrementino la volumetria esistente o alterino lo stato dei luoghi”: queste le motivazioni alla base della sentenza resa pubblica nel pomeriggio di oggi.  A dimostrazione di quanto l’intervento avrebbe potuto alterare lo stato dei luoghi, i giudici del Consiglio di Stato sottolineano che l’opera non presenta le caratteristiche di temporaneità e precarietà attribuite, invece, al pozzo dalla Saras. Un’altra ragione per cui il pozzo non è realizzabile è legata al fatto che “l’opera risponde nel caso di specie ad esigenze di produzione industriale ed esula quindi dalle ipotesi contemplate dall’art. 102 delle norme tecniche di attuazione del piano paesaggistico della Regione Sardegna”, come già messo in evidenza dal Tar. Insomma, le ragioni dei giudici amministrativi di Piazza del Carmine si sono rivelate fondate.
Con la sentenza di oggi, arrivata a un mese esatto dall’udienza del 9 giugno, festeggia l’amministrazione comunale di Arborea guidata da Manuela Pintus, rappresentata dai legali Mauro Barberio e Stefano Porcu, l’associazione ambientalista Gruppo d’intervento giuridico, convinta sostenitrice del no, e il noto comitato No Eleonora, che da anni si oppone alle trivelle dei Moratti. La sentenza dei giudici d’appello dà ragione anche alla Regione, che tramite gli uffici del Servizio valutazioni e impatti ambientali dell’assessorato all’Ambiente aveva già bocciato il pozzo esplorativo proposto dalla società dei fratelli Moratti.
Quello di Arborea non è, in ogni caso, l’unico territorio in Sardegna interessato da progetti per l’estrazione di idrocarburi. La Saras, infatti, detiene un permesso di ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi Igia alle porte di Cagliari. In tutto 121 kmq tra Elmas, Assemini, Decimomannu, Sestu, San Sperate, Monastir, Nuraminis, Serrenti, Uta fino a Serrenti, San Gavino, Sanluri, Sardara, passando per Samassi e Serramanna. In pratica, mezzo Campidano. Sulla stessa area la Saras ha chiesto e ottenuto un permesso per lo sfruttamento di risorse geotermiche. Effettuate le ricerche, la prossima fase, come avvenuto ad Arborea, potrebbe essere la richiesta dell’autorizzazione a realizzare un pozzo esplorativo. Anche in questo caso sarà il Piano paesaggistico a fare da scudo alle intenzioni dei fratelli Moratti?

martedì 12 aprile 2016

Il petrolchimico abusivo benedetto dall’Ufficio tutela del paesaggio. “Ma almeno piantate due alberi” - Pablo Sole

In effetti l’impatto paesaggistico “è percettibile”. Ma fate così: intonacate lo spaccio aziendale e date una tinteggiata. Ma coi colori della terra: bene il borgogna, male il grigio topo. Rifinite tutto montando gli infissi (in legno) e se proprio vi vien bene, “laddove fosse possibile” piantate due alberi.
Prescrizioni del genere, il Servizio tutela paesaggistica della Regione le impone quasi tutti i giorni a chi si rivolge agli uffici di viale Trieste per ‘aggiustare’ il tiro in caso di abusi edilizi. Solo che in questo caso il destinatario si chiama Eni e l’opera abusiva è semplicemente un impianto petrolchimico. Costruito a due metri dalla battigia. Si parla dell’ex Polimeri Europa di Sarroch, venduto poi alla Sarlux (Gruppo Saras) nel dicembre del 2014. Rivelatrice la sanzione comminata all’ente di Stato: 270mila euro, anche in comode rate. È tutto nero su bianco in un documento riservato in possesso di Sardinia Post (guarda).
Il mastodonte costruito sul mare
In pillole, giusto per farsi un’idea di quanto sia esteso l’impianto, basta ricordare solo alcune strutture per cui è stata chiesta la sanatoria: 47 serbatoi da migliaia di litri per lo stoccaggio di sostanze come etilene e benzene, centinaia e centinaia di metri di condotte, una centrale termoelettrica e perfino un sottopasso che taglia la statale 195. Con un piccolissimo problema: nessuna licenza edilizia – come fatto presente a suo tempo dal Comune di Sarroch – e nessun nullaosta paesaggistico. Tutto abusivo, appunto. Questo non ha impedito all’Eni (a cui abbiamo chiesto un commento, senza riscontro) di incassare il via libera del Servizio tutela paesaggistica, nonostante il mancato coinvolgimento della Sovrintendenza ai beni paesaggistici – il cui parere è vincolante – e in contrasto con diverse sentenze del Consiglio di Stato.
Una pratica vecchia di trent’anni, un condono concesso a tempo di record
Quando nel dicembre del 2014 l’Eni decide di vendere il mega impianto di Sarroch alla Sarlux, si scontra subito con un piccolo inghippo: sullo stabilimento pesa una richiesta di condono edilizio presentata appena trent’anni prima e la pratica è ancora aperta. Semplicemente, il Comune di Sarroch non hai chiesto conto all’Eni e il Cane a sei zampe non ha mai chiesto conto al Comune. Dal 1985 ad oggi, tutto è andato avanti come se nulla fosse ma con le trattative per la vendita il problema è tornato prepotentemente a galla: nessun notaio potrà ufficializzare il passaggio di consegne alla Saras se prima non viene definita l’istruttoria di condono. E nel frattempo, dal 2004, occorre appunto anche il parere del Servizio tutela paesaggistica. A quel punto – siamo nel dicembre del 2014 – un problema vecchio di trent’anni si risolve senza colpo ferire nel giro di qualche settimana: il 16 dicembre l’Eni chiede il nullaosta al Servizio tutela paesaggistica e appena 48 ore dopo incassa il certificato di “futura sanabilità” dal Comune di Sarroch. Sette giorni dopo l’accordo con Saras è chiuso e viene annunciata l’acquisizione degli impianti. Vale a dire sei mesi prima del nullaosta paesaggistico della Regione, che arriva il 27 maggio 2015 insieme con la sanzione di 270mila euro.
Quanto costa sanare un petrolchimico in Sardegna
Sulle prime, l’entità della sanzione potrebbe sembrare importante. Ma non lo è affatto se si esamina la lista delle opere per cui Eni chiede il nullaosta paesaggistico:  in sostanza, pressoché l’intero impianto. Sintetizzando dai documenti ufficiali, compaiono tra le altre cose: la costruzione di uffici tecnici, officine, magazzini e manutenzione strumenti; il cambio di destinazione d’uso del “fabbricato ex frati cappuccini (uffici)” e del “fabbricato ex carmelitani (centro di addestramento, cancelleria e spaccio)”; la costruzione di una centrale termoelettrica. E ancora, come accennato poco sopra: “N. 47 serbatoi; sottopasso SS 195 al km. 18,4; torcia N. Paraffine; torri di raffreddamento; pipe rack e pipe way; modifiche impianto reforming; ampliamento cabine elettriche; sala pompe; Formex-Btx; bunker bombole laboratorio chimico; modifiche impianto policondensazione; serbatoio sferico S 341”. Omettiamo il resto delle opere, ma la lista è ancora lunga (guarda qui). Sarebbe poi curioso sapere quanto ha incassato (e soprattutto se ha incassato) il Comune di Sarroch per l’oblazione dovuta sul versante urbanistico. Anche in questo caso siamo in attesi di riscontri.
Il Servizio tutela della Regione: “L’impianto non ha pregiudicato il paesaggio”
“Riteniamo che gli interventi nel loro complesso non abbiano arrecato pregiudizio ai valori paesaggistici tutelati dal vincolo”. Così gli uffici regionali preposti alla tutela del paesaggio giustificano il nullaosta. Spiegando poi che le opere “non hanno alterato negativamente le caratteristiche paesaggistiche dei luoghi circostanti, poiché realizzate e incidenti in un’area destinata ad attività industriali e da queste già compromessa sin dagli anni ’60-’70”. Una tesi in totale contrasto con il Consiglio di Stato, che in buona sostanza ha affermato più e più volte un principio generale molto semplice: il fatto che l’area vincolata sia degradata non può giustificare la sua ulteriore distruzione.
Sovrintendenza non ti conosco. E negli uffici della Regione si aggira uno spettro… 
Quel che lascia perplessi su tutto l’iter che porta al nullaosta, è il mancato coinvolgimento della Sovrintendenza ai beni paesaggistici, posto che l’impianto sorge letteralmente a mezzo metro dal mare e sull’intera area, dal 1985 grava appunto un vincolo paesaggistico. “Ma non dovevamo mandare niente alla Sovrintendenza – sostiene il responsabile del procedimento per l’Ufficio tutela, Antonio Vanali -. Lo ha stabilito una circolare ad hoc emanata oltre dieci anni fa per dirci come andava gestito l’iter e questa non contemplava il passaggio alla Sovrintendenza, quindi non l’abbiamo coinvolta”.