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mercoledì 19 agosto 2026

Aeroporti: ordine del giorno - Lucia Chessa

 

Che sorpresa in consiglio regionale. Dopo aver eliminato lo stanziamento di 30 milioni di euro che avevano destinato alla privatizzazione degli aeroporti sardi, che detto così, se ci fai caso, fa già ridere (o piangere), hanno votato un bell’ordine del giorno. All’unanimità. Proposto dalla destra, meritoriamente, ma votato da tutti, maggioranza ed opposizione.

Un bell’ordine del giorno dove il Consiglio Regionale, impegna la giunta a garantire che la società che controllerà gli aeroporti sardi sia a maggioranza pubblica. Cioè l’esatto contrario del percorso impostato e seguito fino a ieri da Alessandra Todde.

Non si sa bene se i consiglieri del Campo Largo avessero capito bene cosa stavano votando. Non è chiaro se fossero consapevoli che stavano pesantissimamente sconfessando l’operato della Giunta e cannoneggiando le fondamenta stesse del castello che la Presidente aveva costruito in mesi di solitarie trattative con il presidente della camera di commercio di Cagliari e il fondo privato di investimento F2i Ligantia. Lo so che può sembrare strano. Lo so che sembra impossibile ipotizzare inconsapevole ed unanime leggerezza nel voto su una partita come questa. Ma il momento era concitato. Un emendamento dopo l’altro, nel giro di meno di una settimana, stavano programmando, anzi frantumando due miliardi e mezzo di euro in decine se non centinaia di piccoli interventi ad personam, puntuali li chiamano loro, attraverso i quali ogni consigliere si curava il proprio collegio, senza bandi a cui tutti potessero partecipare, senza criteri in base ai quali effettuare gli stanziamenti, senza niente se non lo sguardo benevolo di un consigliere regionale su quella singola associazione, quel singolo comune, quel singolo evento, quel singolo futuro elettore.

Quell’ordine del giorno a me, firmataria di un ricorso al Presidente della Repubblica contro l’operato della Regione Sardegna che avrebbe consegnato ad un preciso privato, sempre senza bando, gli aeroporti sardi, fa estremamente piacere. Potrebbe mettere una pietra tombale su quel pessimo e prepotente percorso di privatizzazione, sempre che i consiglieri della maggioranza non abbiano la faccia tosta di tornare indietro dopo essersi studiati le carte ed essersi resi conto di quello che hanno votato. Tenderei a non escluderlo completamente anche se, certo, credo che gli venga in salita.

Ma la domanda è. Come mai nessuno della maggioranza, in primo luogo la Presidente Todde, dopo una inversione ad U rispetto ad un percorso che caparbiamente si è seguito per mesi e forse per anni, un percorso anche dispendioso di incarichi esterni e di consulenze, come mai nessuno sente il bisogno di spiegare ai cittadini?

E anche il gruppo di centro destra, rispetto ad un Consiglio che sconfessa in questo modo l’operato della Giunta e della presidente, rispetto ad un voto che la mette palesemente in minoranza rendendola ovviamente inaffidabile agli occhi di tutti gli interlocutori coinvolti e non coinvolti nell’operazione, come mai non chiede a gran voce le dimissioni.

Il Campo Largo, in parlamento, platealmente ha chiesto le dimissioni di Giorgia Meloni perché è andata sotto di un voto e qui nel Consiglio Regionale Sardo la destra cosa fa? Giocherella?

Si. Giocherella esattamente come fa il Campo Largo in parlamento. Maggioranza ed opposizione sono due facce della stessa medaglia che si inter-scambiano il ruolo e, a turno, recitano la loro parte in un teatrino che ci trascina giù. E questo spettacolo avvilente è esattamente la ragione per la quale occorrerebbe rifondare tutto e immaginare un’altra via capace di invertire la tendenza.

da qui

domenica 28 giugno 2026

Di aeroporti e di parole - Lucia Chessa

A meno che non vi sia capitato di fare studi giuridici, è molto probabile che non abbiate mai sentito la parola “Infungibile”. Non preoccupatevi, è normale.

In realtà non è difficile coglierne il significato. Vuol dire semplicemente insostituibile. Ad esempio si dice di un farmaco che non può essere sostituito con un altro della stessa efficacia perché c’è solo quello, punto. Oppure si dice di un’opera d’arte. Ad esempio puoi sostituire la Cappella Sistina con la sua storia, la sua bellezza, la sua collocazione con un’altra cosa simile? No, perché c’è solo quella. E’ unica. Punto.

Anche nel linguaggio giuridico “infungibile” indica un bene, di un servizio o di una prestazione che non può essere rimpiazzato con un altro, perché oggettivamente è unico, non c’è nessun altro che possa svolgere la stessa funzione. Infatti, nel Codice dei Contratti Pubblici, l’infungibilità consente di procedere con affidamenti diretti, senza gare pubbliche e senza bando.

Ecco. Una volta compreso questo, si può procedere a parlare ancora del percorso in atto in Sardegna, con la regia della Camera di Commercio di Cagliari, della Giunta e della presidenza della Regione Sardegna e del Fondo di investimenti privato F2i che si concluderà con la soppressione di ogni possibilità di intervento significativo della parte pubblica su tutti gli scali sardi.

L’operazione, ricordiamolo, che sembra un ginepraio di ingegneria finanziaria, un manuale di aggiramento di ostacoli, una corsa come se non ci fosse un domani, è iniziata con l’acquisizione da parte del fondo di investimento privato F2i della gestione degli aeroporti di Olbia e Alghero. Rimaneva fuori Cagliari, gestito fino ad oggi da un soggetto pubblico e cioè dalla Camera di Commercio di Cagliari la quale però, ha già deliberato la cessione delle proprie azioni, fino a cederne la maggioranza, al medesimo fondo di investimento che già controlla i due scali del Nord Sardegna e cioè F2i.  Perché proprio a loro e non ad altri? Per il principio di infungibilità. Praticamente, nella delibera che da avvio all’operazione, la Camera di Commercio di Cagliari Oristano, appellandosi al concetto di infungibilità ha ritenuto che non fosse necessario un bando ed una gara pubblica ed ha individuato direttamente il soggetto privato che, in sostituzione del pubblico, avrà in mano il destino dell’aeroporto di Elmas. Questo affidamento diretto, motivato con l’infungibilità, senza un bando pubblico è uno dei motivi, neanche l’unico, che fondano il parere contrario espresso dalla Corte dei Conti e che Regione Sardegna e Camera di Commercio si sono reciprocamente impegnati ad ignorare. Possibile dirà qualcuno? Si. Possibile. Risulta sempre più chiaro quanto le regole siano flessibili.

Catania invece è una città della Sicilia. E’ servita da un aeroporto che per traffico  di passeggeri è il quinto in Italia, nel 2026 ne sono attesi 13 milioni. La tratta Catania – Roma è la più trafficata d’Italia con più di 150 voli settimanali (un sogno in Sardegna). Oggi è gestito da Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, Istituto Regionale per lo sviluppo delle attività produttive, più piccole quote del Comune e della città metropolitana di Catania. Anche li è in corso una cessione di azioni oggi in mano pubblica che saranno acquisite da privati. Ma in che modo? Senza bando pubblico appellandosi all’istituto della infungibilità? Individuando subito e direttamente chi acquisirà il controllo dello scalo? Manco per idea!

E’ stato fatto un bando, con scadenza 15 giugno, per acquisire le disponibilità dei soggetti interessati e anno partecipato in 14. Acquisite in questo modo le manifestazioni di interesse, si procederà a definire il piano industriale cioè gli investimenti che l’attuale gestore ritiene necessari tra cui, nello specifico, due nuovi terminal, una nuova pista di atterraggio, nuovi parcheggi,  collegamenti esterni con mezzi pubblici. E questo piano sarà messo a gara. Il privato che  si aggiudicherà la gara acquisendo la gestione dell’aeroporto sarà tenuto a realizzare quegli investimenti. Oneri e onori dunque.

Notate qualche differenza con quanto sta avvenendo in Sardegna? Io si, molte. Niente infungibilità, niente tappeti rossi, piano industriale con richiesta di investimenti precisi, gara pubblica, soggetti privati in concorrenza tra loro, niente figli di galline bianche.

Svendere sta diventando la regola. Svendere tutto impunemente.

da qui

giovedì 18 giugno 2026

Il tragico dibattito del consiglio comunale di Cagliari sulla privatizzazione degli aeroporti - Lucia Chessa

 

Qualche giorno fa, il Consiglio Comunale di Cagliari ha affrontato la questione aeroporti. Non su iniziativa del sindaco, ma su richiesta di un consigliere di minoranza risalente addirittura a settembre 2024. Con calma dunque, a conferma che certi manovratori non si devono disturbare.

Ricapitoliamo. L’Operazione in atto, sulla quale la Giunta Todde e la Camera di Commercio di Cagliari stanno procedendo con massima determinazione, è quella di creare una rete che riunisca la gestione dei 3 aeroporti sardi.

Intendiamoci, di per se l’idea non è male. E’ vero che la Sardegna sperimenta tutti i giorni, sulla propria pelle, che non necessariamente la dimensione macro da automatiche garanzie, basta osservare la mitica inefficienza di Abbanoa. Tuttavia è certo non si possa esclude che l’idea della rete abbia anche delle implicazioni positive, ma il fatto è che questo non è tutto.

La costituzione della Rete degli aeroporti sardi, infatti, è stata progettata in maniera tale da concludersi con la consegna della gestione di tutti gli scali a soggetti nei quali le quote di maggioranza saranno in mano privata. Con la Regione chiamata a mettere a disposizione 30 milioni di risorse pubbliche per finire relegata in minoranza, con quote azionarie inferiori al 10% e in un ruolo praticamente irrilevante nelle decisioni che riguarderanno gli scali della Sardegna.

Caspita che capolavoro! Nessun potere decisionale ma in compenso (e qui compenso è la parola giusta) molti incarichi da conferire nei consigli di amministrazione, nei comitati di monitoraggio, nei collegi sindacali. Presidenti, amministratori delegati, consiglieri di amministrazione irrilevanti ma numerosi, da nominare, da retribuire, da fidelizzare. Praticamente il pubblico paga, i privati guadagnano. Il pubblico si siede al tavolo e il privato decide.

Molto interessante ascoltare questa seduta del Consiglio Comunale di Cagliari reperibile facilmente digitando su Google “Consiglio Comunale di Cagliari seduta n 26”, consiglio vivamente di prenderne visione.

Presenti, l’assessore ai trasporti Barbara Manca in rappresentanza della Giunta regionale e l’ing. Maurizio De Pascale presidente della Camera di Commercio di Cagliari/Oristano, l’ente pubblico che oggi ha il controllo dell’aeroporto di Elmas che vola veloce verso la gestione privata. Anche se, per la verità, presenti è parola grossa visto che Assessore e Presidente hanno lasciato l’aula poco dopo i loro interventi, incuranti del successivo dibattito in Consiglio. Non sono certo tempi d’oro per le assemblee elettive in Sardegna.

E veniamo al dunque, iniziando con una preliminare pulizia linguistica perché, come si sa, niente rende maggiore chiarezza che chiamare le cose con il loro vero nome. Se iniziassimo per esempio a chiamare l’Operazione in atto “Aeroporti sardi ai Privati” piuttosto che “Rete Aeroportuale Sarda” io sono certa che qualche punto di attenzione in più non mancherebbe.

E invece a quanto pare ci dobbiamo accontentare, con l’assessore ai trasporti della Giunta Todde che apre i lavori del Consiglio Comunale di Cagliari dando informazione sull’Operazione in atto come fosse un compitino di diritto societario svolto da uno studente frettoloso che si è preparato il giorno prima. Un’ esposizione schematica, superficiale, tutta incentrata sul percorso tecnico burocratico, ma privo di ogni spessore politico. Sorvola completamente e su tutta la linea, sulle ricadute che la gestione privata avrà sui sardi e sul loro diritto alla mobilità. Trascura che l’obiettivo della parte pubblica che è quello di tutelare e garantire il diritto alla mobilità dei sardi, non coincide con quello degli investitori privati che è realizzare guadagni. Non dice una parola per argomentare il motivo per cui, come in altri settori, si procede a consegnare ai privati infrastrutture di proprietà pubblica con modalità in cui la parte privata fa utili e la parte pubblica paga il conto.

Singolare anche l’intervento del sindaco Massimo Zedda, favorevole all’Operazione anche perché, del resto, mostra chiaramente nel suo intervento di non aver capito bene che la parte pubblica resta sotto il 50% delle azioni lasciando campo libero agli investitori privati di perseguire il loro obiettivo naturale, cioè il profitto. Sorvola sul fatto che il comune è assente dalla partita.

Lucido invece, onesto, non scontato l’intervento di Peppino Calledda. 5stelle anomalo, evidentemente non allineato evidenzia senza sconti tutte le criticità dell’operazione: i pareri contrari della Corte dei Conti, che si vogliono allegramente bypassare, i rilievi della autorità anticorruzione, i rischi di illegalità supportati dalle citazioni di autorevoli giuristi. Un discorso quasi accorato, nella richiesta di fermarsi rivolta a tutti gli attori in gioco ed un invito ad un dibattito in Consiglio Regionale.

E a seguire, una fila di interventi generalmente critici rispetto all’operazione in atto, non solo dalle file dell’opposizione di centro destra e del gruppo misto, ma anche da parte di alcuni esponenti della maggioranza, interventi dissonanti rispetto al possibilismo del sindaco. Naturalmente fatta eccezione per l’ arrampicata sugli specchi di qualche esponente del PD nell’argomentare il proprio consenso e di qualche cespuglio del Campo Largo impegnato nel tentativo improbo di dichiarare approvazione per essere “di governo” e nel contempo, introdurre inutili distinguo, per sembrare sempre anche “di lotta”.

Brutta storia quella che si srotola in questi mesi in Sardegna. Nessun interesse comune sta ispirando l’Operazione “aeroporti sardi ai privati”. Sindacati contrari, parere negativo della corte dei conti, dubbi della autorità anticorruzione, pareri negativi dei collegi dei revisori interni e nonostante tutto ciò ai piani alti si dichiara la volontà di andare avanti veloci, di portare il percorso a conclusione entro il 30 settembre passando sopra ad ogni dissenso ed incuranti del fatto che la questione oggi è all’esame di due tribunali, in procedimenti che forse sarebbero già arrivati a sentenza se la regione non avesse più volte chiesto rinvii.

La tecnica del rinvio è sempre a disposizione se si temono sentenze avverse.

Altre realtà agiscono diversamente. Comuni come Milano, intervengono direttamente nella gestione dei loro scali con quote azionarie di maggioranza, regioni come la Puglia fanno altrettanto, ma in Sardegna paradossalmente, nonostante siamo un’isola, si lavora a far largo ai privati.

Il sottosviluppo ha radici profonde che spesso affondano nelle stanze del potere, nelle scelte politiche sbagliate, opache, operate in prepotente solitudine, sulla base di criteri che avrebbero bisogno di molti chiarimenti.

da qui

sabato 6 giugno 2026

Sugli aeroporti - Lucia Chessa


La chiamano “Rete degli Aeroporti Sardi” e sa molto di grande, di moderno, di integrato. Tutto bello! E infatti non ci sarebbe niente di male se la gestione della rete fosse pubblica, o almeno mista, cioè con quote private, ma anche con una componente pubblica se non preponderante, almeno sufficiente a tutelare il diritto dei sardi, e di tutti, ad entrare ed uscire da quest’isola.

Ma non è così.

Il fatto è che gli aeroporti sono un grande affare e scatenano appetiti stratosferici. Vengono costruiti con fondi pubblici e una volta belli/pronti a produrre utili vengono consegnati, per la gestione, a società che possono guadagnarci un sacco di soldi. Senza contare che il rubinetto di mamma regione, in virtù di ragionamenti che si fanno ai piani alti, è sempre pronto ad aprirsi a favore dei soggetti gestori. Più di 120 milioni di euro, solo negli ultimi 10 anni, sono transitati dalle casse della regione a quelle dei soggetti che gestiscono gli scali sardi. Piuttosto fastidioso un contesto in cui le spese sono di tutti e i guadagni solo di alcuni.

Comunque ricapitolando. Oggi in Sardegna gli aeroporti di Alghero ed Olbia sono gestiti da società a schiacciante maggioranza privata, Cagliari è invece gestito da una società dove la Camera di Commercio del sud Sardegna, dunque un ente pubblico, è azionista di maggioranza con il 94% delle quote. Lo scalo di Cagliari è rimasto l’unico in Sardegna a gestione pubblica ed è proprio su questo assetto che si muovono, da alcuni anni, interessi molto forti. Se tutto dovesse loro andare liscio, e ogni sardo dovrebbe sperare che questo non avvenga, fondi privati faranno da padroni in tutte le porte di accesso alla nostra terra. Se tutto andasse dove vogliono lorsignori, sarà come aver consegnato ad un estraneo le chiavi di casa nostra dandogli facoltà di decidere come e quando entreremo ed usciremo, noi e i nostri ospiti.

Serve però un po’ di pazienza per capire il percorso, perché bisogna tornare indietro di qualche anno, fino al 2023, quando una serie di operazioni finanziarie e una fusione, portarono gli aeroporti di Alghero ed Olbia ad essere gestiti dallo stesso soggetto: Olbia da Geasar e Alghero da Sogeaal, due società per azioni dove chi comanda però è uno solo e cioè il fondo di investimento privato chiamato “F2i Ligantia” che detiene, in tutte e due le società, tra il 70 e 80 per cento delle azioni.

Non che l’operazione che ha portato alla fusione sia pacifica, non che proceda lineare. Il tribunale di Cagliari, a seguito di ricorsi, l’ha sospesa, ma il procedimento non si è ancora chiuso con una sentenza, anche perché la regione ha più volte chiesto il rinvio. Ma guarda tu. La tecnica del rinvio quando si attendono sentenze indesiderate da sempre i suoi buoni frutti.

E così, lungo il percorso, osservando i movimenti di ognuno, emergono piano piano i registi/attori dell’intera operazione “Rete Aeroportuale Sarda” . Sono 3: F2i Ligantia, di cui è parte non marginale la Fondazione di Sardegna, la Regione e la Camera di Commercio di Cagliari e infatti il passo successivo lo ha fatto quest’ultima che, già azionista di maggioranza della società che gestisce l’aeroporto di Elmas, con una delibera del 2023, molto contestata e controversa, contro il parere dei suoi stessi revisori dei conti, ha deciso di acquisire azioni di F2i Ligantia, pagandole con le proprie quote azionarie in Sgear, la società che oggi gestisce l’aeroporto di Cagliari.

Non so se è chiara la raffinatezza. Un fondo di investimento privato, che già gestisce Olbia e Alghero, in questo modo mette radici a Cagliari perché un soggetto pubblico, la Camera di Commercio, senza uno straccio di bando, gli consegna le proprie quote azionarie creando un monopolio nella gestione di tutti gli scali, oltre che sulla pelle dei sardi.

Un vero capolavoro di non senso, bisogna dire, su cui già si è pronunciata la Corte dei Conti con una sentenza di una chiarezza esemplare. I giudici contabili evidenziano una serie di criticità pesanti già dalle prime fasi dell’operazione Rete Aeroporti Sardi: rilevano che la Camera di Commercio, come tutti quelli che gestiscono fondi pubblici, per cederli in qualunque forma, avrebbe dovuto fare un bando pubblico e non scegliere discrezionalmente F2i, contestano che le Camere di Commercio hanno limiti territoriali e non si capisce perché quella di Cagliari dovrebbe avere ruoli di gestione negli aeroporti di Olbia e Alghero, ma soprattutto rilevano che non ci sia nel progetto alcuna garanzia che gli interessi privati e quelli pubblici trovino un punto di equilibrio accettabile. Facile da capire si potrebbe dire, tanto più se argomentato sul piano giuridico e finanziario come si fa in una sentenza. Così evidente da rendere incomprensibile il fatto che il governo regionale sardo e la presidente Todde continuino a non capirlo.

Ci si potrebbe aspettare infatti, che davanti alla demolizione dell’intera operazione effettuata dalla Corte dei Conti i tre registi/attori si fermino, si pongano qualche problema, e invece no. Non si fermano.

Vanno avanti, vogliono fermissimamente vogliono la Rete Aeroportuale Sarda, e questa volta il passo avanti è toccato alla giunta Todde che, dopo aver incaricato uno studio milanese, per essere accompagnati in sicurezza in un percorso evidentemente tortuoso e rischioso, (al costo di 170mila euro) a marzo 2026, ha deliberato la firma di un Term Sheet.

Cosa è? Lo dicono in inglese per darsi arie, perché da l’idea di competenza e perché l’italiano ormai fa troppo provinciale, figurati il sardo.

Significa semplicemente “accordo non vincolante” tra Camera di Commercio di Cagliari, Regione Sardegna, fondo privato F2i Ligantia, dove si dichiara di voler arrivare subito alla creazione della Rete Sarda degli aeroporti entro settembre 2026. Si dichiara di voler andare avanti anche in caso di parere contrario della corte dei conti, si stabiliscono una serie di clausole che a leggerle si immagina la parte privata che fa da padrona e la parte pubblica stesa a terra a tappetino, a preannunciare anticipatamente come funzioneranno gli aeroporti sardi se l’operazione andasse a buon fine.

L’accordo sottoscritto contiene praticamente il piano B, qualora i tribunali ordinari e contabili finissero, come sembra prevedibile, di smontare a colpi di sentenze l’intero percorso messo in piedi fino ad oggi da Regione, Camera di Commercio, società di gestione controllate dai privati di F2i e tra questi la Fondazione di Sardegna.

Si stabilisce di creare una Holding, cioè una società che ne contiene altre al suo interno e che nel caso specifico saranno le 3 società che oggi gestiscono gli aeroporti sardi che saranno dirette e coordinate dalla nuova Holding. Al suo interno i soci di maggioranza saranno privati e la regione ne farà parte con il 9,25% delle azioni per l’acquisto delle quali, nella finanziaria 2026 si stanno stanziando 30 milioni di euro. Soldi molti e vantaggi zero per la verità, poiché la quota sarà marginale e del tutto insufficiente ad orientarne le scelte.

La parte privata non potrà vendere, bontà sua, fino a dicembre 2028, praticamente fino a domani, dopo avrà mano libera e potrà cedere le sue quote a chiunque, indipendentemente dal parere della Regione Sardegna. Viceversa, la parte pubblica “non potrà trasferire partecipazioni nella Holding a soggetti che gestiscono altri aeroporti all’interno dello Spazio Economico Europeo, senza l’autorizzazione scritta dei soci privati. E qualora la necessità di bandi ad evidenza pubblica portassero all’interno della holding soggetti non del tutto graditi alla parte privata, questa avrebbe diritto ad imporre “ limitazioni sia in termini di rappresentanza negli organi sociali, sia in termini di veti sulle materie riservate”.

Cosa chiede la Regione Sardegna in cambio di tutto ciò? Il suo parere favorevole vincolante nel caso si decida di chiudere un aeroporto per più di 60 giorni.

Caspita come siamo ben rappresentati! “Tutto” c’è in questo accordo preliminare e nell’intera operazione, tranne l’interesse della Sardegna e dei sardi.

Noi chiediamo semplicemente di volare, chiediamo che la continuità territoriale non sia una pagliacciata, chiediamo di non essere fuori dalle rotte turistiche, di essere raggiungibili da chi vuole venire in Sardegna. Chiediamo semplicemente che i soldi pubblici siano destinati a vantaggio di tutti non solo a parole, ma anche con i fatti.

Lucia Chessa

Segretaria nazionale Rossomori De Sardigna

da qui

domenica 1 marzo 2026

NO!

 

Il 22 e 23 marzo prossimo saremo chiamati a votare per la c.d. “riforma della giustizia”.

Una finta riforma dietro cui c’è la precisa volontà di massacrare l’equilibrio tra i poteri giudiziario, legislativo ed esecutivo vigenti, una riforma fatta a colpi di maggioranza semplice, senza una sostanziale discussione in Parlamento ed esplicita elusione dell’art. 138 della Costituzione, con i tempi e le procedure necessarie a riflettere sulla modifica di ben 7 articoli della Costituzione stessa, che richiede pertanto un referendum per una più ampia condivisione e l’eventuale approvazione o bocciatura.  

Questa volontà prevede in tempi non lunghi di sostituire a questo equilibrio (peraltro già ampiamente eroso con il sistematico ricorso ai decreti legge e alle votazioni sulla fiducia) il potere assoluto di un premierato, in cui l’autonomia della magistratura venga debilitata e annacquata con un sistema guidato da ben tre organismi, 2 CSM e un’Alta Corte di disciplina, in sostituzione dell’attuale CSM (con conseguente aumento di costi che ben potrebbero essere utilizzati per dotare gli uffici giudiziari dell’essenziale per sopravvivere) .

Riteniamo che la difesa dell’integrità e autonomia del potere giudiziario costituisca una difesa dell’intero sistema costituzionale; le eventuali “deviazioni” di  qualche componente della magistratura registrate in passato come esempio di contaminazione tra diritto e politica, la zona grigia dentro cui hanno proliferato malaffare e interessi occulti sono certamente da denunciare e combattere ma non possono essere l’occasione per un regolamento di conti da parte di una politica autoritaria, centralista e, in fondo, antidemocratica.

Questa non è una riforma della giustizia: anzi, questa riforma rischia di amplificarne le difficoltà, con il personale al collasso, con i tempi di giudizio che scoraggiano e annullano il diritto, con costi esorbitanti per chi si sente leso o si deve difendere,  con probabilità di avere giustizia proporzionali alle squadre di legali che si possono ingaggiare, con leggi ad personam, con reati ricchi che non si riesce mai a perseguire e reati poveri che fanno esplodere le carceri di sovraffollamento, con prescrizioni dosate affinché alcuni la facciano sempre franca e poveri cristi che, a volte innocenti, passano la vita in galera.

Ciò che in Italia chiamiamo giustizia è una macchina che si muove a fatica.

E ora i cittadini devono esprimersi con il referendum.

Una consultazione popolare che in realtà è uno scontro durissimo, appesantito da attacchi, da pretese di impunità, da insofferenza al rispetto delle regole, da deliri di onnipotenza pericolosissimi.

Noi Rossomori pensiamo che ben altri interventi siano necessari per garantire a tutti giustizia giusta, per ricostruire fiducia sul fatto che, quando è necessario, c’è uno Stato che garantisce regole e diritto.

E in questo mare, che è arduo chiamare esercizio di democrazia, noi Rossomori prendiamo posizione.

Andremo a votare e voteremo NO:

·         Perché questo non è un referendum sulla separazione delle carriere, che sono già separate de facto, norma già introdotta dal D.lgs. n. 149/2022, la cosiddetta Riforma Cartabia, e il passaggio dal ruolo di Pubblico Ministero a quello di Giudice e viceversa riguarda meno del 2% (lo 0,4% nel 2023!) dei magistrati e si può fare una volta sola nel corso della carriera.

Voteremo NO:

– per l’evidente imbroglio legato alla composizione dei consigli superiori: infatti, quando si comporranno questi organismi in sostituzione del C.S.M, la parte che rappresenta i giudici verrà sorteggiata tra tutte le migliaia di magistrati che operano in Italia, mentre quella di nomina politica è sorteggiata dentro un piccolo listino predefinito dalla maggioranza parlamentare, con procedure che saranno specificate in legge ordinaria.

I nominati dalla politica dunque saranno omogenei, affini, organizzati e dunque forti.  Non così i sorteggiati tra i giudici. Nell’individuare i primi prevarrà la scelta, nell’individuare i secondi prevarrà il caso; tentare di occultare questa evidenza, da parte di chi ha scritto questa pessima riforma, è disonesto e finanche offensivo. Un provvedimento dichiarato necessario per eliminare le correnti ne creerà sicuramente una nuova di sicura “vicinanza” alla maggioranza parlamentare di turno (altro che indipendenza del potere giudiziario!)

Voteremo NO:

-perché troviamo scomposti gli attacchi politici del Governo alla magistratura “politicizzata” (quando emette sentenze difformi dai desiderata del centrodestra): non perché non ci sia da cambiare e migliorare, ma perché non riconosciamo molti titoli alla attuale politica di governo per indicare la via delle riforme. 

 Voteremo NO:

-perché quando un ministro redarguisce le “sinistre”, rimproverandole di non capire che quando il Campo Largo sarà al governo i “vantaggi” di questa riforma toccheranno anche a loro, sta lasciando intendere qualcosa di incidibile e cioè che la politica sta tentando di costruirsi un vantaggio rispetto a chi la deve controllare. E noi sappiamo quanto bisogno di controllo ci sia.

Voteremo NO:

– perché ci sentiamo più garantiti da un Pubblico Ministero ricercatore della verità processuale e fattuale, che non perda la funzione di coordinare le attività di polizia giudiziaria dentro un quadro costituzionale certo e non si trasformi semplicemente nell’avvocato dell’accusa, un super-poliziotto.

Voteremo NO:

– perché dopo aver acquisito dati sulle intenzioni di voto nelle diverse fasce di età, stanno impedendo ai fuorisede di votare, segno che della democratica consultazione popolare hanno un’idea parziale. Ma del resto su questo non c’era molto bisogno di avere prove ulteriori.  

Voteremo NO:

– anche perché ogni volta che figure apicali del governo affermano che la riforma renderà la giustizia più efficiente noi sappiamo che nascondono la verità (e crediamo lo sappiano anche loro); perciò troviamo massimamente irritante la loro abitudine a trattarci da bambini. 

Voteremo NO:

·         Contro l’obbiettivo non dichiarato della separazione della giustizia stessa: l’inquietante disegno egemonico di una giustizia severa, giustizialista e preventiva contro i reati di “strada” da una parte; una giustizia “distratta”, permissiva e garantista contro i reati di “palazzo”.

Per queste profonde ragioni, invitiamo tutti i cittadini a riflettere sulla vera posta in gioco e a votare di conseguenza e con grande indignazione NO!

Lucia Chessa segretaria nazionale partito Rossomori de Sardigna

Giuseppe Delogu presidente partito Rossomori de Sardigna

Assemblea degli iscritti Rossomori de Sardigna

da qui

sabato 17 gennaio 2026

Un ricorso contro la decisione del presidente del Consiglio regionale sardo di non portare alla discussione la proposta di riforma della legge elettorale - Lucia Chessa


Lo avevamo detto e lo abbiamo fatto. Abbiamo presentato il ricorso contro la decisione del presidente del Consiglio Regionale sardo, Piero Comandini, di non portare alla discussione la nostra proposta di riforma della legge elettorale.

Non ci fermiamo. Continuiamo anche con questo strumento a sollecitare il superamento di una legge elettorale vergognosa che produce un Consiglio regionale inadempiente, inconcludente e screditato per le modalità stesse con le quali è eletto, e cioè con il massimo di scollegamento rispetto alle scelte di voto degli elettori. Non rinunciamo a denunciare che praticamente, in Sardegna, ogni cinque anni c’è un golpe. Un golpe a norma di legge che espropria i sardi dal loro diritto di scegliere realmente chi va a governare.

Mentre raccoglievamo quelle 8189 firme, informando, raccontando l’imbroglio, sensibilizzando, mai ho pensato che un consiglio regionale costruito su una sopraffazione ed una pesantissima violazione democratica, potesse avere l’onestà e la generosità di restituire alla Sardegna regole rispettose della volontà e della sovranità popolare. Ma in realtà mi sarebbe occorso maggiore disincanto per pensare che il Palazzo fosse così arroccato da respingere anche la discussine e da negare persino, a quegli 8.000 cittadini sardi, un voto contrario. Questo no, questo va oltre. Questo è arrogante dispregio delle minoranze non rappresentate che per esistere devono avvalersi di altri strumenti quali appunto le proposte di iniziativa popolare. Questa è una risposta irricevibile equivalente a quella espressa con il noto “I legislatori siamo noi” che talvolta, declinato in maniera volgare, diventa persino maggiormente efficace. 

In continuità con il respingimento delle 200.000 firme della legge Pratobello, il Consiglio Regionale Sardo respinge di nuovo. Nè approva, né non approva, come sarebbe suo diritto, semplicemente respinge mettendo in atto l’unico comportamento che non è nelle sue facoltà, perché la proposta di legge di iniziativa popolare non è una graziosa concessione del principe, è un diritto riconosciuto nella Costituzione italiana e nello Statuto sardo. 

In Sardegna, a differenza delle altre regioni italiane, non c’è una legge che regoli la proposta di legge di iniziativa popolare. Non c’è dal 2001 a dimostrazione della mediocrità e della carenza di sensibilità democratica che ha caratterizzato la classe politica sarda di ogni colore degli ultimi 25 anni. Non esistono dunque criteri che tolgano, al Presidente del Consiglio Regionale, la discrezionalità di decidere come si possa e si debba esercitare il diritto del popolo sardo ad utilizzare la partecipazione popolare, e questo vuoto ha consentito a Comandini di ricorrere al criterio più restrittivo. Poteva utilizzare la stessa proporzione tra il numero di elettori e il numero di sottoscrittori che fissa le firme richieste per le proposte di legge di iniziativa popolare a livello nazionale.

E in quel caso a noi, in Sardegna, sarebbero state sufficienti 1300 firme. Poteva utilizzare l’analogia con le altre regioni italiane, ad esempio 5000 firme in Lombardia e Toscana su, rispettivamente, 10 milioni e quasi 4 milioni di abitanti. Invece no. Ne chiede 10.000, su una popolazione di 1 milione e mezzo di residenti e sulla base di una norma abrogata 25 anni fa. Amplifica il danno di un vuoto normativo, di cui il Consiglio Regionale è l’unico responsabile, apparecchiando, per chi vuole avvalersi di un diritto costituzionalmente tutelato, una corsa ad ostacoli che finisce su un muro. E quindi 8.000 firme non vanno bene, 200.000 non vanno bene, solo una cosa pare andar bene: “Noi siamo noi e voi…”

Noi però non siamo d’accordo che al danno si aggiunga la beffa. Non può essere che l’inadempienza loro cancelli un diritto nostro. Noi crediamo che, soprattutto in una regione dove una legge elettorale di stampo fascista, che esclude dalla rappresentanza consiliare larghissime porzioni di cittadini, finendo per rappresentarne meno della metà, non si possa rinunciare facilmente all’ iniziativa popolare. Perciò abbiamo deciso di opporre ricorso.

Perché è necessario utilizzare tutti i mezzi per tenere alta l’attenzione sull’ emergenza democratica che investe questo paese. La prima udienza è fissata per il 26 maggio 2026.

Lucia Chessa Presidente Rete SarDegna Iniziativa Popolare. Proponente legge elettorale “Liberamus su Votu”. Segretaria Nazionale Rossomori de Sardigna

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