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domenica 29 novembre 2020

La merce in forma vivente transitoria - Annamaria Rivera

Si dice «negazionisti» di coloro che negano o minimizzano la pandemia in corso. Ma lo stesso potrebbe dirsi delle numerose persone che, nonostante sia stato scientificamente provato il ruolo decisivo svolto dagli allevamenti intensivi e dai mattatoi industriali rispetto a ciò che viene detto «salto di specie», seguitano a cibarsi di carne; per non dire di coloro che perseverano perfino nell’acquistare e indossare pellicce animali. 

Queste/i ultime/i continueranno a farlo, probabilmente, anche dopo aver appreso dell’olocausto (uso volutamente questo termine) cui sono stati destinati in Danimarca i 17 milioni di visoni presenti negli allevamenti del Paese, uno dei principali esportatori mondiali di pellicce di queste disgraziate creature: assiepate, tra cumuli di escrementi, in spazi angusti per massimizzare il profitto; costrette a vivere in condizioni infernali durante il breve tempo sufficiente a raggiungere la giusta dimensione per essere uccise (perlopiù con l’azoto o il biossido di carbonio) e poi scuoiate; reificate a tal punto che è considerato normale e accettabile sacrificare la vita di ben sessanta di loro per ottenere un solo metro di pelliccia. E in tal modo soddisfare anzitutto l’industria della moda, il profitto e il mercato, ma anche la crudele frivolezza dei/delle consumatori/trici di una tale sinistra merce.

Tutto ciò non riguarda la sola Danimarca. Precedentemente, già agli esordi di giugno, il governo olandese aveva ordinato l’abbattimento di migliaia di visoni in nove allevamenti-mattatoi destinati alla «produzione di pellicce» Lo stesso era accaduto in Spagna, in particolare in Aragona, e anche l’Irlanda ne progetta l’abbattimento di massa. Inoltre, casi di Covid-19 tra questi mustelidi si sono verificati pure in Italia, Svezia e negli Stati Uniti: qui sono stati già uccisi almeno 15mila visoni.  

Certo, le ragioni della propensione a cibarsi di «carne» e perfino a indossare le spoglie di taluni animali vanno ricercate in primo luogo sul versante del mercato e degli interessi dell’industria zootecnica, alimentare e della moda. Ma va considerato anche il versante soggettivo nonché quelli dell’ideologia, del costume, della cultura. I maltrattamenti, le torture, gli avvelenamenti, le mutilazioni che vengono inflitti agli animali da allevamento non sono percepiti come tali: sarebbe come chiedere a chi produce e a chi consuma una qualsiasi merce di commuoversi per la sua sorte.

 Come già scriveva Voltaire nella voce « Sensation» del Dictionnaire philosophique,  pubblicato dapprima in forma anonima nel lontano 1764, «se mille animali muoiono sotto i vostri occhi, voi non vi preoccupate affatto di sapere che fine farà la loro facoltà di sentire (…): voi considerate quegli animali come macchine della natura, nate per morire e far posto ad altre».

Ben più tardi, nel 1999, Florence Burgat (1999: 48) avrebbe scritto, a proposito dei corpi animali, che essi sono ormai trattati, percepiti, pensati «come una materia la cui forma vivente è transitoria».

Le condizioni di vita mostruose, il pessimo contesto igienico, di conseguenza lo stress cronico inflitto a questi come ad altri animali «da allevamento», per non dire della somministrazione abituale di dosi abnormi di antibiotici, ne indeboliscono gravemente il sistema immunitario. E’ dunque assai probabile che i mustelidi che hanno contratto il Covid-19 siano stati contagiati da operai e/o allevatori positivi al virus.

 

Ho prima usato, volutamente, il lemma olocausto a proposito dello sterminio riservato ai visoni, in particolare in Danimarca. Come scrivo da molti anni, v’è una certa continuità concettuale ed empirica fra la de-animalizzazione degli animali, nel contesto della produzione industriale serializzata, massificata, automatizzata, e la de-umanizzazione degli umani che fu compiuta, in modo altrettanto seriale e massificato, dalla macchina dello sterminio nazista.

Non per caso abshlachten («macellare») era il verbo adoperato dagli esecutori nazisti per nominare le stragi dei prigionieri nei lager, programmate e attuate secondo una rigorosa logica industriale. Se v’è una differenza, è che oggi, al contrario, si ricorre a un apparente eufemismo, assai rivelatore: l’allevare e il macellare in massa gli animali da reddito si dice «produrre della carne o della pelliccia» (Rivera 2000, p. 60).

In realtà, l’ideologia della centralità e della superiorità della specie umana su tutte le altre, che finisce per negare ai non-umani la qualità di soggetti di vita senziente, emotiva e cognitiva, è il modello o la matrice dello stesso razzismo nonché del sessismo. La dialettica negativa proposta da Theodor W. Adorno (1979/1951), secondo il quale il sé dell’umano si produce per mezzo dell’attiva negazione dell’altro-da-sé, in primo luogo del non-umano, riguarda anche il rapporto tra uomini e donne nonché tra noi e gli altri: per meglio dire, gli alterizzati e le alterizzate (Rivera, 2010, p.12).

 Non solo: il fatto di percepire, considerare e trattare gli animali al pari di cose o merci – di oggetti inerti, dominabili, sfruttabili, manipolabili, sterminabili – può essere considerato come il modello generale di tutti i processi di discriminazione, dominazione, reificazione che investono il mondo degli umani e del sociale. La «bestialità» attribuita a coloro che sono in posizione dominata o subalterna diviene così la garanzia dell’umanità di coloro che sono o soltanto si reputano in posizione dominante.

Tutto ciò è rappresentato esemplarmente dalle stragi di persone migranti che si consumano in particolare nel Mediterraneo, la rotta più migranticida dell’intero pianeta, resa sempre più tale anche per causa della «guerra» condotta dalle istituzioni contro le Ong dedite alle operazioni di salvataggio in mare. Basta dire che dall’inizio di quest’anno sono almeno 900 coloro che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee. Per non dire dei tanti e delle tante – ben 11.000 –  che sono state riportate/i con la forza in Libia, nei cui lager subiranno trattamenti non molto dissimili da quelli inflitti agli animali da allevamento.

Né servirà a mutare le infami politiche italiane ed europee il sussulto di coscienza di persone comuni, giornalisti/e, intellettuali suscitato dalla tragica vicenda di Joseph, un bimbo di appena sei mesi, originario della Guinea, che era a bordo di una nave rovesciatasi al largo della Libia. Nonostante gli operatori della Ong Open Arms fossero riusciti a sottrarlo alle acque, egli morirà l’11 novembre scorso a causa dello scandaloso ritardo dei soccorsi “ufficiali”.

Che un evento così tragico e struggente come quello del piccolo Joseph non riuscirà a scalfire la fortezza-Europa ce lo insegna la vicenda di Ālān Kurdî, un bimbo di tre anni, figlio di rifugiati curdo-siriani che tentavano, nel 2015,  di raggiungere il nostro continente. La foto, assai simbolica, del suo cadavere riverso sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, fece il giro del mondo ed emozionò un gran numero di persone. Ciò nonostante, nulla mutò sul piano delle politiche istituzionali relative ad accoglienza, immigrazione e asilo, né servì, quella foto, a incrinare il sistema-razzismo.

Analogamente, le terribili immagini di migliaia di cadaveri di visoni ammassati hanno fatto il giro del mondo, provocando pietas, sdegno e rabbia. Ma questi sentimenti saranno presto superati se non interverrà la consapevolezza politica della centralità della lotta contro lo specismo, matrice del razzismo e del sessismo, e sempre più ispirato dalla logica cinica del massimo profitto.

Riferimenti bibliografici

Adorno T.W, 1979 (1951), Minima moralia. Meditazioni della vita offesa, Einaudi, Torino.

Burgat F., 1999, «La logique de la légitimation de la violence: animalité vs humanité», in: F.Héritier (s.l.d.), De la violence II, Ed. Odile Jacob, Paris, pp. 45-62. 

Rivera A., 2000, «Una relazione ambigua. Umani e animali fra ragione simbolica e ragione strumentale», in A. Rivera (a cura di), Homo sapiens e mucca pazza. Antropologia del rapporto con il mondo animale, pp. 11-71.

Rivera A., 2010, La Bella, la Bestia e l’Umano. Sessismo e razzismo, senza escludere lo specismo, Ediesse, Roma.

da qui

venerdì 27 novembre 2020

tanto sono solo animali


L’eterna Treblinka degli animali -  Francesca de Carolis


Difficile allontanare dalla mente le immagini dello sterminio dei visoni di Danimarca, uccisi per via di una versione mutata del coronavirus trovata in alcuni di loro. 17 milioni di bestioline da allevamento per pellicce. Uccisi, quelli malati insieme a tutti quelli sani. Per eradicare il virus mutato…

 

‘Samfudssind’, bugia detta in danese

Leggo che in Danimarca la parola dell’anno è “Samfudssind”, che significherebbe “solidarietà pronta al sacrificio in nome degli altri e dell’interesse generale”. Solidarietà, si immagina degli allevatori, che sacrificano il proprio interesse privato in nome di quello generale. E le loro preziose pellicce da mercato andate in fumo…
Un pensiero, dal punto di vista degli animali, a proposito di questa “solidarietà pronta al sacrificio” di cui fanno le spese i loro corpi straziati, dopo la tremenda vita prigioniera di “animale da pelliccia”, che se appena appena ne conoscete le condizioni… se appena appena sapeste come comunque viene posta fine alla loro sciagurata vita… e tutto quello che non sappiamo, di visoni e non solo, perché non vediamo, e siamo ben lieti di questa nostra cecità… ché l’elenco sarebbe ben lungo…
Di fronte alle immagini dei visoni uccisi, c’è una parola che preme, e si fa fatica a pronunciare. Ma la pronuncio, anche perché in buona compagnia. Olocausto.

 

L’oscena analogia

Sì, ritorno a quella che è stata definita l’ “oscena analogia” fra l’olocausto e il trattamento che riserviamo agli animali. Che è pensiero di Isaac Singer, di Primo Levi, di Charles Patterson…
Patterson, che nel suo forse più famoso libro, “Un’eterna Treblinka”, scrive: “Si sono convinti che l’uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno”.
E Isaac Singer, che dell’Olocausto fu vittima insieme alla sua famiglia: “Dovreste andare a leggervi i rapporti sugli esperimenti che i nazisti effettuarono sugli ebrei nei loro laboratori e poi leggere i rapporti sugli esperimenti che vengono fatti oggi sugli animali. Allora vi cadranno le bende dagli occhi e sarà facile vedere la similitudine…. Tutto quello che i nazisti hanno fatto agli ebrei, noi lo facciamo agli animali. I nostri nipoti un giorno ci chiederanno: dov’eri durante l’olocausto degli animali?”.

 

L’olocausto degli animali

E ad essere sincera non riesco a non pensare, in questi giorni di affannata ricerca di vaccini, a quanti animali, prima di passare alla sperimentazione sull’uomo, siano sacrificati…
E via via scendendo lungo la scala delle nostre tante “necessità”… mi chiedo cos’è quella nebbia della mente che ci fa ignorare (a noi che vantiamo possibilità di accedere a informazioni come mai all’uomo è stato possibile) da quali lager arrivano quelle cotolette messe in fila negli scaffali dei supermercati… cosa palpitava dentro quelle pelliccette che fanno da bordo ai colli dei nostri piumini…
Evidentemente “informazione” non è necessariamente “conoscenza”… oppure proprio non ce ne importa nulla per via di quello che siamo convinti di poterci permettere nei confronti di chi riteniamo sia a noi inferiore e in nostro possesso. E la storia insegna quali trattamenti sappiamo riservare a chi, esseri umani compresi, riteniamo a noi inferiore…

 

In paradiso ad attenderci

E sempre interrogandomi sul nostro rapporto con gli altri animali, e cercando e leggendo, tempo fa sono incappata (forse ve ne ho già parlato) nel libro “In paradiso ad attenderci”, che è conversazione fra il sociologo Maurizio Scordino e il teologo e biblista Paolo De Benedetti. Dove la questione animale diventa anche questione teologica. Un libro che consiglio di leggere, perché anch’io sono convinta (fede o non fede) che se una possibilità di salvezza l’abbiamo, questa passa attraverso la conciliazione con tutti gli esseri viventi. Ma proprio tutti.
Pensatore profondissimo, De Benedetti, capace anche di “irriverenze”.
Certo l’uomo non ne esce benissimo. E c’è un punto, nel libro (che per altro tocca temi tanto complessi e importanti quanto poco discussi) nel quale ci si chiede “chissà quante cose sarebbero cambiate se Dio avesse salvato tutti gli animali, spazzando via la sola umanità”.
De Benedetti, secondo cui il dolore degli animali sarebbe più misterioso da comprendere rispetto a quello degli uomini, sa condire le sue parole con “quel po’ d’ironia jiddish che per sangue gli appartiene” e… : “Come spesso dico, anche a costo di sembrare irriverente, tutto deriva, diciamo così, da un guasto, da un difetto del processo creativo di Dio che, se avesse chiuso la propria officina il venerdì a mezzogiorno (l’uomo è stato creato nel pomeriggio…) tutto sarebbe andato benissimo. La prova la fornisce proprio la Bibbia, dove c’è scritto che quando Dio creò gli animali, le piante e il resto disse ‘che era cosa buona’, mentre quando creò l’uomo tacque”.

 

L’uomo, che degli animali dovrebbe essere custode e non padrone…

A proposito di custodia… non vi sembri fuori luogo, ma visto che a suo tempo ne abbiamo parlato… Vi siete chiesti come sta Papillon? L’eroico orso in cerca di libertà, infine catturato e “preso in cura” nel centro di Casteller? C’è una denuncia della LEAL, lega antivivisezionista, che ha diffuso alcune informazioni della relazione dei carabinieri del Cites (che si occupa di tutela delle specie di flora e fauna protette dalla Convenzione di Washington): M49 “ha smesso di alimentarsi e si scarica contro la saracinesca della sua tana”. Vi risparmio i gesti degli altri orsi prigionieri e del loro “severo stress psicofisico” per via dei maltrattamenti che si denuncia subiscono nella struttura che li dovrebbe accudire.
Il nostro delirio antropocentrico…
Ritorno a Paolo De Benedetti, che ci ricorda che la parola animale significa “che ha l’anima”, che è soffio di vita. E arriva a chiederci di credere nella resurrezione di tutto ciò che ha avuto la vita, perché “se ciò non avvenisse bisognerebbe riconoscere che la morte è più potente di Dio, che la morte vince in eterno la vita”.
“Non sempre serve dare una risposta a tutte le domande, a volte è sufficiente, se non meglio, porsele”, e m’interrogo dunque anch’io sull’anima degli animali, che spesso penso davvero meriterebbero un paradiso per tutto quello che scontano sulla Terra. E mi piace credere che lo avranno. Ma guardando a tanta sofferenza, a tanta morte che a piene mani intanto distribuiamo, e non solo agli altri animali, sempre meno certa rimango del fatto che ce l’abbiano gli uomini, un’anima… un’anima e un briciolo di cuore…

da qui



Lo sterminio dei visoni e lo stupore assente - Luca Giunti


Ci risiamo. Di nuovo lockdown, di nuovo chiusi in casa, di nuovo weekend affollatissimo di escursionisti ansiosi dell’ultima passeggiata all’aria aperta prima dei divieti totali. Di nuovo servizi solitari in quota, dedicati alle incombenze di questa stagione: i monitoraggi, il controllo dei cacciatori (fino alla sospensione dell’attività venatoria stabilita dalla Regione), la verifica del rispetto delle ordinanze, che non sono solo quelle del Covid! Tanto tempo per pensare, per rimuginare, per provare a mettere in fila qualche considerazione che mi faccia capire un po’ di più cosa sta succedendo all’umanità.

Pensieri meno cattivi che a primavera, forse, ma lunghi e scuri come le ombre di questo autunno soleggiato e spietato. Lo spunto questa volta, fra i tanti possibili, arriva da un’amica che mi passa una notizia internazionale: in Danimarca si stanno abbattendo 15 milioni di visoni perché potenzialmente infettati dal virus Covid-19. Uno sterminio pianificato, che però – mi accorgo preoccupato – non mi indigna abbastanza. Com’è possibile? Cerco di approfondire notizia e sentimenti.

I visoni sono allevati per la produzione di pellicce. La Danimarca è il primo esportatore mondiale. I visoni portano sulle membrane cellulari recettori affini a quelli umani e quindi sono attaccabili dal Covid-19 (e da altri simili). In mezzo a migliaia di animali confinati in spazi ristretti il virus circola rapido e aumenta la sua velocità di variazione genica. Potrebbe “inventare” nuovi ceppi virali e trasmetterli agli umani, vanificando sul nascere le ricerche sui vaccini. Il governo danese ha segnalato all’OMS di aver già trovato una nuova mutazione in una dozzina di persone. È improbabile che sia più contagiosa di quella attuale ma la prudenza, si sa, non è mai troppa (il principio di precauzione è negli statuti della UE, ma viene applicato solo quando fa comodo). Meglio abbattere tutti i visoni.

Non è una novità, ed è questo che non mi fa stupire. Influenza aviaria, peste suina, SARS hanno comportato conseguenze uguali negli anni scorsi (tra gli altri, proprio sui visoni danesi nel 2003, nel 2009 e nel 2013). L’aviaria c’è ancora e ha appena imposto l’abbattimento di oltre 200.000 polli nei Paesi Bassi. Il Covid ne sta uccidendo milioni di altri, non solo direttamente come in Danimarca, ma di riflesso: non appena la domanda internazionale cala a causa della paura mondiale, gli allevamenti intensivi, soprattutto del Sudest asiatico, trovano più conveniente sterminare per soffocamento o annegamento migliaia di capi invenduti, ma vivi, piuttosto che nutrirli inutilmente. Animali ammassati e tenuti in condizioni insostenibili sono focolai costanti di vecchie e nuove zoonosi. Da sempre. Un esempio tragico è la tubercolosi. Deriva dai bovini e praticamente non esisteva prima della rivoluzione agricola e della sedentarizzazione di Homo sapiens, diciamo 12.000 anni fa. La TBC è stata debellata in Europa a forza di vaccinazioni di massa, ma uccide ogni anno oltre 100 milioni di persone nel mondo; i morti sono africani e asiatici, non occidentali: quindi il dato scompare dai nostri orizzonti quotidiani. A proposito di bovini, ci siamo dimenticati in fretta della “mucca pazza”. Anche in quel caso, umane forzature dei cicli naturali provocarono epidemia, psicosi, migliaia di capi uccisi in massa, crollo della domanda di carne, fallimenti di aziende, nuove leggi di sicurezza. Non impariamo mai!

E poi, lo scandalo dei visoni danesi dove sta? Nell’ucciderne tutti insieme 15 milioni anziché qualche centinaio alla settimana per la “normale” produzione di pellicce? Viene in mente una battuta in veneto dal terzo atto de I due gemelli veneziani di Carlo Goldoni: «Alla piegora tanto la fa che la magna el lovo, quanto che la scana el becher» («Per la pecora è uguale essere mangiata dal lupo che sgozzata dal macellaio»). Un altro esempio disturbante viene alla testa piegata dalle raffiche del vento valsusino: i fagiani allevati in batteria per essere rilasciati poco prima dell’apertura della caccia (quest’anno, in Piemonte, oltre 4.500 solo in 4 ATC e 2 CA), fucilati legalmente dopo poche ore di libertà “vigilata”.

Nessuna novità, dunque. Fenomeni noti, informazioni facilmente reperibili online, catene di cause-effetti conosciute, ben studiate e ben divulgate. La mia amica ha ragione a stupirsi della mia mancanza di stupore? Non so darmi una risposta convincente.

O riduciamo drasticamente i consumi di carne e di pelli, quindi gli allevamenti intensivi, i traffici e le merci che ne conseguono, le superfici agricole coltivate per alimentarli, gli scarti che a miliardi formano già le stratificazioni che verranno studiate dai geologi futuri. Oppure non abbiamo il diritto di indignarci per una aberrazione tra le tante. Stiamo vivendo non solo una catastrofe sanitaria ma una vera e propria crisi ecologica. Stiamo ricevendo indietro gli interessi degli sfregi che infliggiamo al pianeta. Siamo disposti a rinunciare alle nostre comodità, alle nostre economie, ai guadagni e a questi tipi di lavori? Non mi sembra. Siamo avviluppati senza scappatoie in un patto faustiano: tecnologia, consumi, benesseri vari, non sono gratis. Costano l’anima. Nostra, della Terra e dei visoni.

da qui


domenica 18 ottobre 2020

Mercati globali e la Humane Death - Miguel Martinez

Una piccola lezione sul sistema-mondo.

Il governo danese sta per ordinare l’abbattimento di “almeno” 2,5 milioni di visoni, perché si sospetta che potrebbero trasmettere il Covid all’uomo.

Io fino a ieri, non sapevo nemmeno che esistessero i visoni in Danimarca. Anzi, nella mia ingenuità, pensavo che fosse un animaletto raro, di quelli che se ti capita di vederlo in un bosco ti acquatti in silenzio per osservarlo.

Scopro solo adesso che il 40% dei visoni del mondo vivono in minuscole gabbie in Danimarca, ma c’è anche l’Olanda, dove ne ammazzano la fatidica cifra di sei milioni l’anno.

Il visone in questione non è quello europeo, ma arriva dall’America, però il governo danese è riuscito a impedire che venisse inserito nella lista delle specie invasive.

La prima riflessione è che Olanda e Danimarca sono due paesi modello per quanto riguarda cose tipo andare in giro in bicicletta o nascondere gli inceneritori sotto i parchi.

Il sito del governo danese ci informa che

“per i danesi, la sostenibilità è un approccio olistico che comprende l’energia rinnovabile, la gestione dell’acqua, il riclaggio dei rifiuti e il trasporto verde, compresa la cultura della bicicletta”.

Olisticamente, il sito dei pellicciai danesi ci fa vedere come trattano le future pellicce, con tanto di piccole Grete che arrivano sicuramente in bicicletta per ammirare gli animali prima che li ammazzino.

Bene, i danesi hanno portato questi animaletti, potenzialmente invasivi e capaci di sostituire la popolazione di visoni autoctoni, dall’America, via nave, presumo.

Infatti, come c’era da aspettarsi, la Danimarca è uno dei peggiori inquinatori del pianeta, solo che sta attenta a non darlo a vedere.

Un sito di apologeti ci rassicura che i visoni “di solito” vengono eutanizzati soffocandoli con il monossido di carbonio “nella fattoria dove vivono”. Il prodotto viene somministrato “dalle stesse persone che danno loro da mangiare e se ne prendono cura tutti i giorni“, così muoiono più felici.

Se vi entusiasmano i ragionamenti politicamente corretti, potete leggere qui una dettagliata guida a humane good practices nel campo dell’ammazzamento.

L‘ultima frase riassume l’intera filosofia del sistema in cui viviamo: “per motivi di leggibilità, il termine ‘uccisione in maniera umana’, in questo codice di buone pratiche, viene successivamente abbreviato a ‘uccisione”.

I visoni li gassano cinquanta, sessanta alla volta.

Ora, se mi guardo attorno, non vedo più molte signore con le pellicce. Infatti, i visoni americani, allevati e ammazzati e scuoiati in Danimarca, li vendono alle signore cinesi.

Ma anche ai signori cinesi:

Ora, la Cina ha diverse regioni climatiche: Pechino, che è parecchio a nord, è all’incirca alla latitudine di Cosenza.

Per cui non è difficile capire che i/le signori/e cinesi sfoggino le pellicce di visoni danesi nelle gelide feste estive con l’aria condizionata (non ho mai sentito tanto freddo come a Singapore, che è quasi all’equatore).

Ora, i/le signori/e cinesi come fanno i soldi per comprarsi le pellicce danesi?

Una risposta la suggerisce una pagina sul sito di Alibaba: i cinesi fanno i soldi vendendo ai danesi le gabbie dove tenere i visoni prima di ammazzarli.

Le navi inquinano portando i visoni in Danimarca, le navi inquinano portando le gabbie cinesi in Danimarca, le navi inquinano portando le pellicce in Cina.

Ma con gabbie così, a voglia a comprarsi bici e fare gli ecosostenibili.

da qui