L’appello ai
parlamentari italiani presentato il 21 giugno alla Camera da Reti e
associazioni della pace, dei diritti umani e dell’intervento umanitario.
Le bombe italiane fanno stragi di civili in Yemen, alimentando uno dei
conflitti più drammatici e gravi al mondo.
Iniziativa e appello
promossi da:
Amnesty International Italia
Fondazione Finanza Etica
Movimento dei Focolari in Italia
Oxfam Italia
Rete Italiana per il Disarmo
Rete per la Pace
Dal 26 marzo 2015 è in corso in Yemen, in
violazione del diritto internazionale, un conflitto armato che ha provocato
migliaia di vittime tra i civili, milioni di sfollati oltre all’insorgere nelle
ultime settimane di una violenta epidemia di colera tra la popolazione stremata.
Ormai
è confermato ed incontrovertibile: da almeno due anni continuano a partire
dall’Italia forniture di bombe destinate all’Arabia Saudita, Paese che è
intervenuto a capo di una coalizione militare nel conflitto in atto in Yemen,
senza alcun mandato delle Nazioni Unite. Gli ordigni sono prodotti nello
stabilimento della RWM Italia Spa (azienda italiana con sede a Ghedi e
controllata dal gruppo tedesco Rheinmetall) di Domusnovas, vicino a Cagliari.
Al
contrario il “Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen” inviato lo scorso 27
gennaio 2017 al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dichiara che «Il
conflitto ha visto diffuse violazioni del diritto umanitario internazionale da
tutte le parti in conflitto. Il gruppo di esperti ha condotto indagini
dettagliate su questi fatti ed ha motivi sufficienti per affermare che la
coalizione guidata dall’Arabia Saudita non ha rispettato il diritto umanitario
internazionale in almeno 10 attacchi aerei diretti su abitazioni, mercati,
fabbriche e su un ospedale». Il rapporto, tra le altre cose, documenta
l’utilizzo di ordigni italiani nei bombardamenti sulle aree civili in Yemen
evidenziando che queste azioni militari «may amount to war crimes» («possono
costituire crimini di guerra»).
I
parlamentari italiani intendono continuare a rimanere indifferenti alle
sofferenze della popolazione dello Yemen evitando di dichiarare la propria
contrarietà all’utilizzo di sistemi militari italiani nel conflitto? Possibile
che si approfitti dello svantaggio economico e dello scarso sviluppo produttivo
di alcune aree del nostro Paese – come la Sardegna – per avallare operazioni
commerciali in aperta violazione della normativa italiana (legge 185/90) e del
Trattato sul Commercio delle Armi ratificato dall’Italia nel luglio 2014?
Non
dare risposte e non impostare politiche alternative alla produzione e
esportazione di ordigni significa lasciare interi territori davanti al ricatto
tra lavoro e concorso alla guerra. Senza una vera riconversione economica si
rischia solo di fare del facile moralismo che scarica il peso della
responsabilità politica sulle spalle degli operai e della popolazione di una
regione, come la Sardegna, colpita duramente dalla crisi economica.
Ci
rivolgiamo pertanto alle convinzioni profonde di ciascun deputato e senatore
affinché nel tempo più breve, prima che termini questa legislatura, prenda una
posizione netta ed esplicita per:
• Bloccare l’esportazione di armi all’Arabia Saudita e a tutti Paesi coinvolti
nel conflitto armato in Yemen, come prevedono recenti Risoluzioni del
Parlamento Europeo, la normativa nazionale (legge 185/90) e il Trattato
Internazionale sul Commercio di Armamenti (ATT);
• Attivare e finanziare il fondo per la riconversione previsto nella stessa
legge 185/90 contemporaneamente ad una discussione pubblica sull’impatto del
complesso militare-industriale italiano sulla instabilità geopolitica di questo
periodo e nella definizione della politica estera e di sicurezza dell’Italia;
Ci
impegniamo a rendere pubblica la presa di posizione, compresa l’omissione, di
ogni persona eletta nel Parlamento rispetto alla nostra richiesta di votare in
maniera conforme alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 25 febbraio 2016
sulla situazione umanitaria nello Yemen (2016/2515(RSP)) – ripresa da ulteriore
votazione il 15 giugno 2017 – che ha invitato ad avviare «un’iniziativa
finalizzata all’imposizione di un embargo da parte dell’UE sulle armi nei
confronti dell’Arabia Saudita». Alleghiamo a questo nostro messaggio una
proposta concreta di mozione parlamentare, modellata sul testo al Parlamento
europeo votato anche da diversi gruppi politici della delegazione italiana, che
chiediamo di sottoscrivere e presentare senza modifiche come primo passo
concreto.
Chiediamo
ai parlamentari italiani di seguire l’esempio dei loro colleghi europei per
fare in modo che la drammatica situazione dello Yemen trovi spazio nel
dibattito all’interno dei loro partiti e movimenti politici e nell’agenda
politica parlamentare come un’urgenza da affrontare.
Confidiamo nel senso di umanità e di responsabilità di ciascun parlamentare e
chiediamo loro di dare piena attuazione all’articolo 11 della nostra
Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della
libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie
internazionali”.
La Camera/il Senato
– viste le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni
Unite sullo Yemen, in particolare le risoluzioni 2216 (2015), 2201 (2015) e
2140 (2014),
– viste le dichiarazioni sullo Yemen del 10 gennaio 2016 e dell’8
gennaio 2016 del portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite
– considerando che l’attuale crisi nello Yemen è il risultato dell’incapacità
dei governi che si sono succeduti di rispondere alle legittime aspirazioni del
popolo yemenita alla democrazia, allo sviluppo economico e sociale, alla
stabilità e alla sicurezza; che tale incapacità ha creato le condizioni per lo
scoppio di un violento conflitto, in quanto non si è riusciti a dare vita a un
governo inclusivo e a garantire un’equa ripartizione dei poteri e sono state
sistematicamente ignorate le numerose tensioni tribali, la diffusa insicurezza
e la paralisi economica del paese;
– considerando che l’intervento militare a guida saudita nello Yemen, richiesto
dal presidente yemenita Abd Rabbuh Mansur Hadi, compreso l’uso di bombe a
grappolo bandite a livello internazionale, ha portato a una situazione
umanitaria disastrosa che interessa la popolazione in tutto il paese, ha gravi
implicazioni per la regione e costituisce una minaccia per la pace e la
sicurezza a livello internazionale; che membri della popolazione civile
yemenita, già esposta a condizioni di vita terribili, sono le principali
vittime dell’attuale escalation militare;
– considerando che i ribelli houthi hanno in passato posto sotto assedio
la città di Ta’izz, la terza città dello Yemen, ostacolando la fornitura di
aiuti umanitari; una situazione per cui secondo Stephen O’Brien,
sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari e
coordinatore degli aiuti d’emergenza, i circa 200 000 civili intrappolati nella
città hanno un disperato bisogno di acqua potabile, cibo, cure mediche e altri
tipi di assistenza di primo soccorso e protezione;
– considerando che dall’inizio del conflitto sono state uccise oltre 10.000
persone (dei quali circa 4.700 civili), e 40.000 sono rimaste ferite (oltre
8.000 civili); che tra le vittime si contano centinaia di donne e bambini; che
l’impatto umanitario sulla popolazione civile degli attuali scontri tra le
diverse milizie, dei bombardamenti e dell’interruzione della fornitura dei
servizi essenziali sta raggiungendo proporzioni allarmanti;
– considerando che 2 milioni di persone sono attualmente sfollate
internamente ai confini a causa dei combattimenti; 2 milioni di bambini non
hanno la possibilità di andare a scuola; 18,8 milioni di persone, tra cui 9,6
milioni di bambini, necessitano di assistenza umanitaria, compresi cibo, acqua,
rifugio, carburante e servizi sanitari. Oltre a questo, circa 1500 bambini sono
stati bambini reclutati come soldati
– considerando che, secondo molteplici segnalazioni, gli attacchi aerei della
coalizione militare a guida saudita nello Yemen hanno colpito bersagli civili,
tra cui ospedali, scuole, mercati, magazzini cerealicoli, porti e un campo di sfollati,
danneggiando gravemente infrastrutture essenziali per la fornitura degli aiuti
e contribuendo alla grave carenza di generi alimentari e di carburante nel
paese; che il 10 gennaio 2016 è stato bombardato nello Yemen settentrionale un
ospedale finanziato da MSF e ciò ha provocato la morte di almeno sei persone e
il ferimento di una dozzina, tra cui membri del personale di MSF, oltre a
danneggiare gravemente le strutture mediche; che si tratta dell’ultimo di una
serie di attacchi ai danni di strutture mediche; che anche numerosi monumenti
storici e siti archeologici sono stati distrutti o danneggiati
irrimediabilmente
– considerando che, stando all’organizzazione Save the Children, in almeno
18 dei 22 governatorati del paese gli ospedali sono stati chiusi o gravemente
danneggiati a causa dei combattimenti o della mancanza di carburante; che, in
particolare, sono stati chiusi 153 centri sanitari che in precedenza fornivano
nutrimento a oltre 450.000 bambini a rischio, insieme a 158 ambulatori che erogavano
servizi di assistenza sanitaria di base a quasi mezzo milione di bambini al di
sotto dei cinque anni;
– considerando che, secondo l’UNICEF, il conflitto nello Yemen ha avuto pesanti
ricadute anche sull’accesso dei bambini all’istruzione, che ha smesso di
funzionare per quasi 2 milioni di minori, con la chiusura di 3.584 scuole,
ossia una su quattro; che 860 di tali scuole sono danneggiate oppure sono
utilizzate come rifugio per gli sfollati;
– considerando che la situazione nello Yemen comporta gravi rischi per la
stabilità della regione, in particolare nel Corno d’Africa, nel Mar Rosso e nel
resto del Medio Oriente; che al-Qaeda nella penisola araba (AQAP) è riuscita a
sfruttare il deterioramento della situazione politica e di sicurezza nello
Yemen, espandendo la propria presenza e aumentando il numero e la portata dei
propri attacchi terroristici; che il cosiddetto Stato islamico (ISIS)/Daesh ha
consolidato la propria presenza nello Yemen e ha sferrato attacchi terroristici
contro moschee sciite, uccidendo centinaia di persone;
– considerando che alcuni Stati membri dell’UE hanno continuato ad autorizzare
il trasferimento di armi e articoli correlati verso l’Arabia Saudita dopo
l’inizio della guerra; che tali trasferimenti violano la posizione comune 2008/944/PESC
sul controllo delle esportazioni di armi, che esclude esplicitamente il
rilascio di licenze relative ad armi da parte degli Stati membri laddove vi sia
il rischio evidente che la tecnologia o le attrezzature militari da esportare
possano essere utilizzate per commettere gravi violazioni del diritto
umanitario internazionale e per compromettere la pace, la sicurezza e la
stabilità regionali;
– considerando che lo scorso 27 gennaio è stato trasmesso al Consiglio di
Sicurezza delle Nazioni Unite il “Rapporto finale del gruppo di esperti sullo
Yemen” che evidenzia che “I bombardamenti aerei condotti dalla coalizione
guidata dall’Arabia Saudita hanno devastato le infrastrutture civili in Yemen,
ma non sono riuscite a scalfire la volontà politica dell’alleanza Houthi-Saleh
a continuare il conflitto”. E soprattutto riporta che “Il conflitto ha visto
diffuse violazioni del diritto umanitario internazionale da tutte le parti in
conflitto. Il gruppo di esperti ha condotto indagini dettagliate su questi fatti
ed ha motivi sufficienti per affermare che la coalizione guidata dall’Arabia
Saudita non ha rispettato il diritto umanitario internazionale in almeno 10
attacchi aerei che diretti su abitazioni, mercati, fabbriche e su un ospedale”.
– considerando che nel medesimo Rapporto trasmesso al Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite si dimostra il ritrovamento, a seguito di due bombardamenti
a Sana’a nel settembre 2016, di più di cinque “bombe
inerti” sganciate dall’aviazione saudita contrassegnate dalla sigla “Commercial
and Government Entity (CAGE) Code A4447”. Quest’ultima è riconducibile
all’azienda RWM Italia S.p.A. del gruppo tedesco Rheinmetall, con sede
legale in via Industriale 8/D a Ghedi, in provincia di Brescia. Secondo gli
esperti delle Nazioni Unite, “l’utilizzo di queste armi rivela una
tattica precisa, volta a limitare i danni in aree in cui risulterebbero
inaccettabili”. Gli esperti spiegano inoltre che “una bomba inerte del
tipo Mk 82 ha un impatto pari a quello di 56 veicoli da una tonnellata lanciati
a una velocità di circa 160 km all’ora” (cfr. pp. 171-172 del Rapporto).
– considerando che secondo recenti notizie di stampa (riportate in particolare
dall’Ansa e da Avvenire) e grazie alle informazioni trasmesse dall’Ong yemenita
Mwatana è stato recuperato in Yemen un frammento di ordigno con sigla ‘A4447’,
che indica la provenienza dalla Rwm Italia. Il numero di matricola,
trasmesso all’ufficio Ansa di Beirut, è stato rinvenuto a Der al Hajari, nella
regione nord-occidentale di Hodeida teatro di un attacco aereo condotto alle 3
di notte dell’8 ottobre 2016: almeno sei civili uccisi, tra cui 4 bambini.
– considerando che negli scorsi mesi sono stati esportati materiali di
armamento per 257.215.484 € (tra cui in particolare bombe RWM MK82) verso l’Arabia
Saudita, a capo di una coalizione (composta da EAU, Oman, Bahrain, Egitto,
Qatar, Marocco, Kuwait)
– considerando che secondo l’ultima Relazione al Parlamento ex legge 185/90 per
l’anno 2016, depositata in parlamento il 26 aprile, si legge che RWM Italia è
salita al terzo posto per giro d’affari nel settore difesa in Italia. Dal 1°
gennaio al 31 dicembre 2016 RWM ha ottenuto 45 nuove autorizzazioni per
l’esportazione di armamenti dal Ministero degli Esteri italiano, per un totale
di 489,5 milioni di euro: 460 milioni di euro in più rispetto al 2015, quando
la società aveva ricevuto nuove autorizzazioni per 28 milioni di euro. La
relazione del governo italiano mette in evidenza in particolare una commessa di
RWM, per un totale di 411 milioni di euro, che riguarda l’esportazione di
19.675 bombe in totale (Mk 82, Mk 83 ed Mk 84). Non è però indicato il
committente. Non sappiamo quindi verso quale Paese siano state esportate le
bombe. Nella Relazione Finanziaria di Rheinmetall per l’anno 2016 leggiamo che
c’è stato un ordine “molto significativo” di “munizioni” per 411 milioni di
euro da parte di un “cliente della regione MENA (Medio-Oriente e Nord Africa)”.
Di queste 19.675 bombe autorizzate nel 2016 (e di quelle relative ad altre
licenze precedenti) ne sono già state effettivamente esportate solo lo scorso
anno circa 2.150 per un controvalore di 32 milioni di euro.
– considerata la Risoluzione del Parlamento Europeo del 25 febbraio 2016 sulla
situazione umanitaria nello Yemen (2016/2515(RSP)), e in particolare l’invito
“al VP/AR ad avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE
di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita, tenuto conto delle
gravi accuse di violazione del diritto umanitario internazionale da parte di
tale paese nello Yemen e del fatto che il continuo rilascio di licenze di
vendita di armi all’Arabia Saudita violerebbe pertanto la posizione comune
2008/944/PESC del Consiglio dell’8 dicembre 2008”.
– considerata la Risoluzione del Parlamento Europeo del 15 giugno 2017 sulla
situazione umanitaria nello Yemen (2017/2727(RSP)) che richiama la precedente
in merito alla proposta di embargo sulle armi e invita ad una soluzione
negoziale del conflitto riaffermando “la necessità che tutti gli Stati membri
dell’Unione applichino rigorosamente le disposizioni sancite nella posizione
comune 2008/944/PESC del Consiglio sull’esportazione di armi; ricorda, a tale
riguardo, quanto indicato nella sua risoluzione del 25 febbraio 2016”;
– valutato quanto riportato dal sito “Viaggiare sicuri” del MAECI che, a
proposto dello Yemen, affermava fino ad alcuni mesi fa che “le condizioni
umanitarie stanno divenendo insostenibili per larga parte della popolazione
civile, come indicato nei report delle Nazioni Unite, che hanno documentato
anche arresti arbitrari e violazioni del diritto umanitario da ambe le parti
coinvolte nello scontro armato”.
TUTTO CIO’ PREMESSO
1. esprime profonda
preoccupazione per l’allarmante deterioramento della situazione umanitaria
nello Yemen, caratterizzata da una diffusa insicurezza alimentare e una grave
malnutrizione in alcune parti del Paese, da attacchi indiscriminati contro
civili, personale medico e operatori umanitari e dalla distruzione delle
infrastrutture civili e mediche a causa del preesistente conflitto interno,
dell’intensificarsi degli attacchi aerei ad opera della coalizione guidata
dall’Arabia Saudita, dei combattimenti a terra e dei bombardamenti, nonostante
i ripetuti appelli per una nuova cessazione delle ostilità; deplora
profondamente la perdita di vite umane causata dal conflitto e le sofferenze
delle persone rimaste coinvolte negli scontri, ed esprime il proprio cordoglio
alle famiglie delle vittime; riafferma il proprio impegno a continuare a
sostenere lo Yemen e il popolo yemenita;
2. esprime grave preoccupazione per gli attacchi aerei da parte
della coalizione a guida saudita e il blocco de facto da essa imposto allo
Yemen, che hanno causato la morte di migliaia di persone, hanno ulteriormente
destabilizzato il paese, stanno distruggendo le sue infrastrutture fisiche,
hanno creato un’instabilità che è stata sfruttata dalle organizzazioni
terroristiche ed estremiste, quali l’ISIS/Daesh e l’AQAP, e hanno aggravato una
situazione umanitaria già critica; condanna fermamente anche le azioni
destabilizzanti e violente condotte dai ribelli houthi, che sono sostenuti
dall’Iran, compreso l’assedio della città di Ta’izz, che ha avuto, tra l’altro,
conseguenze umanitarie disastrose per gli abitanti;
3. sottolinea la necessità di un’azione umanitaria coordinata sotto
la guida delle Nazioni Unite ed esorta tutti i Paesi a contribuire a far fronte
alle esigenze umanitarie; esorta tutte le parti a consentire l’ingresso e la
distribuzione di generi alimentari, farmaci e carburante di cui vi è un urgente
bisogno nonché di altre forme di assistenza necessaria, tramite le Nazioni
Unite e i canali umanitari internazionali, al fine di soddisfare le necessità
impellenti dei civili colpiti dalla crisi, secondo i principi di imparzialità,
neutralità e indipendenza; chiede una tregua umanitaria affinché l’assistenza
di primo soccorso possa essere fornita con urgenza alla popolazione yemenita;
ricorda che è pertanto essenziale facilitare ulteriormente l’accesso delle navi
mercantili allo Yemen;
4. invita tutte le parti a rispettare il diritto umanitario
internazionale e il diritto internazionale in materia di diritti umani, a
garantire la protezione dei civili e ad astenersi dall’attaccare direttamente
le infrastrutture civili, soprattutto le strutture sanitarie e gli impianti
idrici; esige un’indagine indipendente su tutte le accuse di abusi, torture,
uccisioni mirate di civili e altre violazioni del diritto internazionale in
materia di diritti umani e del diritto umanitario internazionale;
5. ricorda a tutte le parti che gli ospedali e il personale medico
sono esplicitamente tutelati dal diritto umanitario internazionale e che un
attacco deliberato contro i civili e le infrastrutture civili costituisce un
crimine di guerra; chiede un’indagine imparziale e indipendente su tutte le
presunte violazioni del diritto umanitario internazionale e del diritto
internazionale in materia di diritti umani, come pure sui recenti attacchi che
hanno preso di mira le infrastrutture e il personale umanitario; invita tutte
le parti a rispettare i diritti umani e le libertà di tutti i cittadini
yemeniti e sottolinea l’importanza di migliorare la sicurezza di tutti coloro
che lavorano per le missioni umanitarie e di pace nel paese, compresi gli
operatori umanitari, i medici e i giornalisti;
6. chiede all’Italia e all’UE di promuovere con efficacia il
rispetto del diritto umanitario internazionale, come stabilito nei pertinenti
orientamenti dell’UE; sottolinea in particolare la necessità che l’Italia e
l’UE mettano in evidenza, nel proprio dialogo politico con l’Arabia Saudita,
l’esigenza di rispettare il diritto umanitario internazionale e, qualora tale
dialogo risulti infruttuoso, che consideri ulteriori misure in conformità degli
orientamenti dell’Unione volti a promuovere l’osservanza del diritto umanitario
internazionale;
7. invita il Governo Italiano ad avviare un’iniziativa finalizzata
all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti
dell’Arabia Saudita, tenuto conto delle gravi accuse di violazione del diritto
umanitario internazionale da parte di tale paese nello Yemen e del fatto che il
continuo rilascio di licenze di vendita di armi all’Arabia Saudita violerebbe
pertanto la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio dell’8 dicembre 2008;
8. ritiene che l’Arabia Saudita e l’Iran siano la chiave per
risolvere la crisi, ed esorta entrambi a operare in modo pragmatico e in buona
fede per porre fine ai combattimenti nello Yemen;
9. sottolinea che soltanto una soluzione al conflitto politica,
inclusiva e negoziata può ripristinare la pace; esorta tutte le parti a
impegnarsi quanto prima, in buona fede e senza condizioni preliminari, in un
nuovo ciclo di negoziati di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite, anche
superando le loro divergenze attraverso il dialogo e le consultazioni,
rifiutando gli atti di violenza finalizzati al raggiungimento di obiettivi
politici e astenendosi da provocazioni e da tutte le azioni unilaterali volte a
compromettere la soluzione politica.