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martedì 29 giugno 2021

Il furto di pesce - Roberta Ferruti

 

In Provincia di Latina a pochi metri di distanza dal confine con la Provincia di Roma, c’è un piccolo borgo rinascimentale con poco più di duemila abitanti, Giulianello, frazione del Comune di Cori, noto per un bellissimo laghetto di origine vulcanica. In questo laghetto, i pastori da sempre vi portano le greggi all’abbeveraggio, i giulianesi vi vanno a pesca, oppure vi organizzano feste, incontri e passeggiate. Una comunità contadina coesa che ha nel territorio una delle principali risorse.

Succede però che un giorno, nel 1978, il professor Agostino Gabrielli, cittadino giulianese, viene denunciato con l’accusa di furto di pesce nelle acque del lago, di proprietà, secondo l’accusa, del signor Raffaele Prosperi. La difesa viene affidata a un giovane avvocato, Raffaele Marchetti. Il processo penale, si protrae a lungo tra appelli e ricorsi e si conclude soltanto nel 2003, stabilendo che il laghetto doveva essere consegnato dai privati all’intera comunità di Giulianello. Una vittoria su tutta la linea dell’avvocato Marchetti, da sempre appassionato difensore dei diritti delle collettività, che apre la strada all’accertamento degli usi civici, tema giuridico molto complesso e affascinante, per stabilire il riconoscimento alla collettività della possibilità di trarre sostentamento dalle risorse presenti in un territorio in un’ottica di tutela e valorizzazione del patrimonio ambientale, paesaggistico e culturale.

Giulianello del resto è un paesino dalla forte connotazione agricola e la cultura contadina, tramandata da generazione in generazione è ancora oggi molto presente. Andando a scavare nella storia di Giulianello, l’avvocato Marchetti scoprì che sin dall’Alto Medioevo, il territorio era divenuto speciale demanio della Chiesa romana, poi successivamente infeudato e passato dunque sotto la gestione delle famiglie nobili Conti, Salviati e Borghese. Un territorio feudale abitato e “usato” da sempre da contadini che esercitavano usi collettivi riconosciuti e rispettati dalla Chiesa e dai Signori. Si trattava degli usi di semina, del pascolare gratuito, dello spigatico, del legnatico, insomma, di tutto quello che poteva servire a sostentare la comunità. Diritti di uso civico che si sono tramandati intatti per secoli fino ai giorni nostri anche se, lungo tutto l’arco del ‘900, ci sono stati diversi tentativi di soppressione da parte dei signori locali e la piccola comunità di Giulianello è stata costretta ad attivarsi per mantenere e proteggere questi diritti. Le cronache locali riportano, ad esempio, che nel 1921 alcuni cittadini sono convenuti in giudizio davanti la Giunta d’Arbitri di Velletri per ripristinare alcuni diritti civici gravanti su quello che era considerato un territorio feudale, senza ottenere però alcun esito. Da allora, attraverso un percorso di battaglie legali che si è intersecato con quello per il diritto all’uso del lago, si è giunti fino al 1993, anno in cui la piccola comunità ha finalmente visto riconosciuto l’accertamento dei diritti di uso civico con sentenza definitiva e non modificabile. È stato perciò finalmente sancito un diritto legittimo della comunità violato per oltre settant’anni.

Riesce persino difficile immaginare quanto debba ricevere una collettività dopo aver subito settant’anni di violazioni di diritti legittimi. Un danno enorme come enorme è la cifra di risarcimento che la gente di Giulianello si è trovata ora a dover gestire. Nel frattempo l’avvocato Marchetti è prematuramente deceduto lasciando l’eredità morale a un gruppo di giovani locali che avevano seguito passo dopo passo l’evolversi dei processi. Un gruppo di persone motivate dal bene comune, con la voglia di mettere in pratica quei valori di collettività tanto discussi e dibattuti in questi lunghi anni di impegno. Nel 2010, attraverso una raccolta firme, si è costituito un ente gestore dei diritti, ASBUC – Amministrazione separata beni di uso civico – allo scopo di assicurare “… conservazione, sviluppo e tutela del patrimonio e diritti di godimento collettivo della comunità di abitanti sotto tutti gli aspetti, della produzione, di salvaguardia del sistema ambientale e territoriale, di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio, garantendo l’intangibilità delle risorse non rinnovabili e l’utilizzo di quelle rinnovabili nei limiti della sostenibilità e per i bisogni degli utenti titolari” si legge nello statuto. La gestione è collettiva, l’assemblea è sovrana. Il Consiglio di Gestione si occupa delle questioni amministrative e porta in assemblea le proposte che vengono discusse e votate dalla comunità che attivamente partecipa. I primi anni di amministrazione sono stati determinanti perché il nascente Consiglio di Gestione ha dovuto creare le basi per lo svolgimento di tutte le attività amministrative e nonostante difficoltà e ostacoli di varia natura, si è riuscito a dar vita all’ente che ora è in grado di avviare e concretizzare idee e progettualità di cui si discute nel paese da decenni. Nel maggio 2021 la comunità di Giulianello si è espressa con parere largamente favorevole sulla proposta di acquisto di 105.51.83 ettari nell’area del laghetto e di un edificio storico, lo Stallone, per realizzare uffici di pubblica utilità. Si tratta di una scelta che segnerà radicalmente la storia di questo paesino perché la ricostituzione del patrimonio collettivo è il presupposto essenziale per dar vita ad attività basate sulla tutela e sulla valorizzazione del territorio e a progettualità che faranno da volano per l’economia locale.

Finalmente, la piccola comunità di Giulianello con tenacia e costanza è riuscita ad avviare un percorso di rinascita attraverso la partecipazione attiva dei cittadini. Grazie ai diritti di uso civico si sta imparando che esiste un nuovo modo di “possedere” in cui il soggetto attivo è la collettività che opera delle scelte che vanno oltre il mero calcolo venale e richiedono una capacità di immaginare il futuro della comunità. In altre parole, Giulianello non sta semplicemente acquistando dei beni ma sta dando concretezza a una visione della società.

da qui

sabato 22 giugno 2019

Il paese con il cappotto - Roberta Ferruti



Un cappotto di lana per la scuola del paese, un centro diurno comunale funzionante dalle 7,30 alle 18 per accogliere bimbi e ragazzi prima e dopo la scuola, per permettere così ai genitori di andare al lavoro tranquilli, sapendo che i loro figli sono in un contesto protetto e stimolante con iniziative e corsi a prezzi accessibili. Malegno, comune della Rete dei comuni solidali, di meno di duemila anime in Valcamonica (Brescia), da anni porta avanti iniziative per migliorare la vita della collettività. Il sindaco, Paolo Erba è stato appena rieletto con il 100 per cento dei voti essendo unico candidato dell’unica lista civica presentatasi alle elezioni: un risultato ottenuto per altro con una percentuale altissima di votanti, quasi il 70 per cento, che ha dunque premiato un’amministrazione molto apprezzata.
In questo piccolo comune si è investito sul futuro, sulle giovani generazioni e sull’ambiente. Negli anni degli incentivi per l’energia pulita, Malegno ha realizzato impianti fotovoltaici che hanno reso il paese autosufficiente producendo un’entrata annua nelle casse comunali di circa duecentomila euro dalla rivendita dell’energia prodotta in esubero. Recuperando la tosatura delle pecore, la cui lana non è più commerciabile, e grazie alle sinergie con ditte artigiane locali, è stato possibile realizzare l’isolamento dell’intero edificio scolastico, “un cappotto per la scuola” è stato affettuosamente rinominato il progetto in fase di ultimazione. Una bella iniziativa che da una parte ha permesso il recupero di materiale ormai destinato al macero e dall’altra ha ristrutturato in maniera economica ed ecologica la scuola riducendo anche i costi futuri di riscaldamento.
Il comune – che fa anche parte dell’associazione dei Comuni virtuosi – è stato anche premiato dalla Provincia di Brescia per la gestione differenziata dei rifiuti (raccolta differenziata “porta a porta spinto”): Malegno rimette anche in circolo l’umido attraverso la distribuzione gratuita del compost riducendo così l’uso di fertilizzanti chimici e incentivando la produzione biologica. In Valcamonica la produzione del biologico è in aumento e Malegno fa parte insieme a numerosi altri comuni limitrofi di un distretto bio solidale. Per molto tempo a rischio di spopolamento, con una percentuale di morti annue spesso superiore alle nascite, dal 2018 ha iniziato una cauta inversione di tendenza: rispetto ai dati del 2017 gli abitanti sono aumentati di 11 unità forse grazie anche all’arrivo dei migranti ospitati nelle case del paese secondo il modello dell’accoglienza diffusa. Pochi numeri, circa una trentina di nuovi cittadini, ma che fanno la differenza. Nuovi cittadini accolti a braccia aperte, simbolo di un cambiamento che fa tutti ben sperare.
La scuola del paese non ha mai rischiato la chiusura e i bambini tutti i giorni vi arrivano in pedibus. All’interno c’è una piccola Biblioteca della pace, per l’educazione alla solidarietà e alla condivisione, temi questi, fondamentali per la formazione dei cittadini del futuro. Durante la Settimana della Pace,organizzata ogni anno nei mesi invernali, si parla di educazione alle differenze attraverso canti e musiche, del rispetto delle diversità e dei valori cristiani. Il momento clou della Settimana della Pace è da sempre, la marcia-cammino di riflessione da Malegno a Cividate, e il tema del 2019 è stato “La buona politica è al servizio della pace” che ha tratto spunti dal messaggio di papa Francesco per la cinquantaduesima Giornata mondiale della Pace.
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Questo articolo fa parte di un’inchiesta dedicata alle scelte dei comuni della Rete dei comuni solidali (Recosol) sui temi dell’accoglienza diffusa e della cura del territorio