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venerdì 18 luglio 2025

Milano, la “rigenerazione urbana” dei profitti illeciti - Stefano Deliperi

 


Quanto la cronaca – soprattutto giudiziaria – sta presentando sulla realtà di Milano sconcerta, ma solo fino a un certo punto.

A dir la verità era già accaduto, qualche tempo fa (1992), e venne chiamata Tangentopoli.

Avrebbe dovuto insegnar qualcosa, ma una buona parte degli Italiani ha meno memoria di un Carassius auratus, il comune Pesce rosso, con tutte le conseguenze del caso.

C’è anche chi capisce poco di questo caleidoscopio di termini e di confusione dei ruoli, però proviamo a rimanere sulla realtà dei fatti.

Una delle più redditizie fantasie italiche è certamente nel campo della speculazione immobiliare.

Qualsiasi imprenditore immobiliare disinvolto cerca di utilizzare una baracca o un fazzoletto di terreno, un cortile, per tirar su un bel palazzone magari progettato da qualche archistar vera o presunta con tanti prestigiosi appartamenti da vendere o affittare a caro prezzo.

Si chiama rendita speculativa immobiliare, ma ora la chiamano rigenerazione urbana, che, però, dovrebbe riguardare programmi di riqualificazione dell’edificatoo come rimedio al degrado urbano, spesso nelle periferie più degradate delle città, con interventi ecosostenibili finalizzati al miglioramento delle condizioni urbanistiche e socio-economiche, all’eliminazione di baraccopoli, alla creazione di nuove abitazioni e strutture produttive, cercando non tanto di demolire, ma di far convivere vecchi e nuovi edifici.


Se tale urbanistica creativa è stata fatta a Cagliari, estrema periferia dell’Impero, figuriamoci se non si fa a Milano, la capitale morale d’Italia.

E Milano ha moralità da vendere e affittare a chiunque possa pagarla salata al metro quadro.

In questi ultimi anni sono stati avviati cantieri per la realizzazione di grattacieli e palazzi previa presentazione di semplice scia (segnalazione certificata inizio attività) quale ristrutturazione di edifici di ridotte dimensioni previo abbattimento, senza alcun piano attuativo o particolareggiato  – necessario per legge (artt. 13 e ss. della legge n. 1150/1942 e s.m.i.) – che dovrebbe assicurare la presenza dei necessari servizi ai cittadini (verde pubblico, apparato fognario-depurativo, strade, istituti scolastici, ecc.) e il pagamento degli oneri urbanistici da parte dei costruttori (la presentazione di scia prevede oneri ridotti).

Tale disinvoltura imprenditoriale unita all’ignavia comunale non sono passate inosservate.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano ha aperto almeno una decina di procedimenti penali per abusi edilizi, fra cui i cantieri dell’Hidden Garden, una “torre” alta 27 metri costruita in un cortile di Piazza Aspromonte, quello della Torre Milano, alta 82 metri in Via Stresa, quello delle Park Towers di Via Crescenzago, due grattacieli affacciati sul Parco Lambro, quello delle Residenze LAC presso il Parco delle Cave, posto sotto sequestro preventivo, quello del Bosconavigli, progettato da Stefano Boeri, novanta appartamenti al costo di 6.400,00 euro al metro quadro a San Cristoforo, oggetto di corposa indagine.


Anche la Procura regionale della Corte dei conti ha avviato un procedimento per ipotizzato danno erariale, in quanto gli oneri di urbanizzazione sarebbero stati troppo contenuti e ormai datati.  Per esempio, nel caso del progetto del Bosconavigli una consulenza tecnica affidata dalla Procura della Repubblica ha individuato un danno per le casse comunali di 5,5 milioni di euro per i ridotti oneri di urbanizzazione.

Conseguentemente decine di imprenditori immobiliari, sviluppatori, progettisti, direttori dei lavori dirigenti e funzionari pubblici indagati.

In un primo tempo (autunno 2024), il sindaco Giuseppe Sala, già dirigente industriale e astro nascente dei progressisti italiani, non faceva il pesce in barile, ma rivendicava la bontà dell’attività della sua amministrazione comunale: “sono convinto che abbiamo agito sempre non solo nell’ambito della legittimità ma anche per il bene della città”, tuttavia “diverso è guardarsi avanti, perché alla luce di tutto quello che è successo, delle indagini, delle polemiche, non siamo granitici e non pensiamo che nulla debba cambiare. Prendiamo atto di alcune sensibilità e di alcuni giudizi e da qua in poi partiremo con un lavoro per rinnovare il Pgt“.

Quello che il sindaco Sala allora chiamava “alcune sensibilità” e “alcuni giudizi” si chiamavano (e si chiamano tuttora), in realtà, legalità ambientale e qualità della vita nelle città.

E non si tratta solo di mere questioni lessicali.

Giungeva, quindi, il soccorso mattonaro, rappresentato dalla c.d. legge Salva-Milano, la proposta di legge n. 1987 “Disposizioni in materia di piani particolareggiati o di lottizzazione convenzionata e di interventi di ristrutturazione edilizia connessi a interventi di rigenerazione urbana” (qui l’analisi tecnico-normativa del Servizio Studi della Camera dei Deputati) è stata approvata dalla Camera dei Deputati il 21 novembre 2024 ed era stata trasmessa, per il previsto esame, al Senato della Repubblica, quale proposta di legge n. 1309, assegnata, in sede redigente, all’VIII Commissione permanente (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica).


Il soccorso mattonaro così come gli interessi in gioco erano e sono trasversalissimi, come di consueto: alla Camera avevano votato a favore Lega, FdI, Forza Italia e Noi Moderati con Pd, Italia Viva, Azione e + Europa, mentre avevan votato contro M5S e AVS.

In seguito sono stati aperti nuovi procedimenti penali, sono stati avviati i primi dibattimenti, per esempio sulla contestata lottizzazione abusiva di Via Stresa (gennaio 2025) e vengono indagate, in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, anche Assimpredil-Ance Milano e la società di sviluppo immobiliare Abitare In.

Arriva anche il primo arresto (domiciliari), quello di Giovanni Oggioni, già dirigente dello Sportello unico per l’edilizia e neo-pensionato (marzo 2025).

A questo punto, con melmosa tempistica, (5 marzo 2025) “alla luce delle ipotesi di reato emerse dall’Ordinanza del GIP del 21 febbraio 2025, che il Comune di Milano ha ricevuto oggi e ha potuto leggere integralmente, l’Amministrazione considera di costituirsi parte civile”, rende partecipe l’opinione pubblica delle varie misure adottate e, infine, ”gli elementi di novità, e purtroppo di maggiore gravità, descritti negli atti di accusa inducono questa Amministrazione a non sostenere più la necessità di proseguire nell’iter di approvazione della proposta di legge cosiddetta ‘Salva Milano’”.

Lentamente la proposta di legge s’è impantanata.

Siamo, così, giunti ai nostri giorni.

Gli indagati diventano ben settantaquattro – fra cui il sindaco Sala, l’Assessore alla rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi e l’archistar Stefano Boeri – e per sei di costoro la Procura della Repubblica milanese ha chiesto gli arresti domiciliari.

Il Comune di Milano, nella persona del legale rappresentante (il sindaco Sala), si costituirà parte civile anche nei confronti del sindaco Sala?

E i milanesi che ne pensano?

Vedremo gli sviluppi…

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

da qui

giovedì 22 maggio 2025

È illegale lo stadio a Pietralata, non chi protesta! Gualtieri e i suoi hanno già fatto tre cose gravi – Paolo Berdini

 

Perché gli scavi vengono eseguiti oggi quando il progetto è stato completato? Sono illegali duecento manifestanti pacifici o il Comune di Roma?

Lunedì scorso un nutrito gruppo di cittadini del quartiere romano di Pietralata ha manifestato pacificamente contro il tentativo di distruggere il bosco esistente con il pretesto della esecuzione degli scavi archeologici per realizzare lo stadio. Esercitavano un diritto irrinunciabile, quello di dissentire da decisioni che non condividono, e lo hanno fatto in maniera assolutamente pacifica. E’ la Costituzione repubblicana che riconosce quel diritto.
E invece il sindaco Gualtieri e il suo assessore all’Urbanistica hanno avuto una crisi isterica, affermando che impedire l’apertura del cantiere è stato un inaccettabile sopruso, un affronto alla legalità. I cittadini che manifestano sono illegali.

Davvero? Davvero credono di convincere tutte le persone che hanno legittimi dubbi sul nuovo stadio accusando altri di illegalità? Purtroppo per loro è vero l’esatto contrario: è lo stadio di Pietralata ad essere illegale. Vediamone i tre aspetti più gravi.

Ormai è evidente a tutti che l’area verde esiste ed è in ottima salute. In queste settimane c’è un importante dibattito tra periti nominati dalla Magistratura per chiarire il regime giuridico del bosco stesso e proprio in un momento così delicato con il pretesto degli scavi archeologici si vorrebbe distruggerlo! Questa non è legalità. E’ invece legale difendere l’integrità del bosco come hanno fatto i cittadini di Pietralata.

Ma non è il fatto più grave. Era stato infatti annunciato che il progetto definitivo dello stadio (e cioè un livello di progettazione molto dettagliato) sarebbe stato presentato all’opinione pubblica il 21 aprile scorso. Le leggi dello Stato obbligano ad eseguire gli scavi archeologici prima di avviare le fasi progettuali di dettaglio come quella che si voleva presentare ad aprile. Come mai il sindaco e il suo assessore non hanno preteso che la Roma calcio eseguisse gli scavi negli scorsi anni come prescrivono le norme. Perché gli scavi vengono eseguiti oggi quando il progetto è stato completato? Sono illegali duecento manifestanti pacifici o lo è il Comune di Roma che non ha preteso l’esecuzione degli scavi preventivi archeologici?

Ma c’è ancora di peggio. Con le regole urbanistiche in vigore dal 2008, la Roma calcio non avrebbe potuto neppure progettare lo stadio perché il luogo prescelto è così piccolo che non c’è lo spazio fisico per costruire i parcheggi indispensabili per un’opera che richiama ogni volta decine di migliaia di automobili. La soluzione è arrivata dal Consiglio comunale poco tempo fa: è stato variato anche l’articolo delle norme tecniche che non consentiva di realizzare lo stadio. I parcheggi da realizzare sono stati ridotti proprio per favorire la realizzazione dello stadio.

Una decisione irresponsabile: qual è il problema più avvertito da tutti i romani? La congestione del traffico e la mancanza di aree di parcheggio. Gualtieri e i suoi cari hanno deciso che per costruire uno stadio da 60mila posti non servono parcheggi, perché, sostengono, i tifosi ci andranno in metropolitana. Ripeto, non sono i cittadini ad essere illegali, rivendicano il loro diritto ad avere una città che funziona.

Sono da decenni noti i danni che provoca la presenza dello stadio Olimpico nei quartieri del Flaminio e di ponte Milvio. Eppure in quel quadrante urbano esiste una enorme offerta di posti auto nella zona della Farnesina e dei lungotevere. Ciononostante quei quartieri di bloccano quando si giocano le partite di calcio: a Pietralata si creerà una situazione ben peggiore perché non ci sono aree di sosta.

A Roma esiste un buon numero di luoghi adatti a realizzare uno stadio in modo veloce e positivo per tutta la città. Pochi giorni fa una importante carica istituzionale, il vicepresidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli, ha ragionevolmente proposto di abbandonare la folle scelta di Pietralata e di realizzare lo stadio sulle aree pubbliche dell’Università di Tor Vergata. Aree interamente pubbliche servite da un’autostrada, dal Grande raccordo anulare, dalla linea “C” della metropolitana e da una linea tramviaria veloce di prossima realizzazione. Se il buon senso alberga ancora in Campidoglio è venuto il momento di abbandonare la follia di Pietralata.

da qui

mercoledì 4 dicembre 2024

Salva Milano, sfascia il Paese - Paolo Pileri(*)

  

Sulla leggina ad urbem che affossa ciò che resta dell’urbanistica.
Il partito del cemento è uscito allo scoperto. E non poteva scegliere data migliore per farlo: la Giornata nazionale degli alberi, lo scorso 21 novembre.

D’altronde, perché parlare di Piani del verde comunali (peraltro non obbligatori in Italia, vergognoso) o di alberi a Milano, quando c’è da salvare torri di cemento cresciute più veloci dei platani e aprire nuove possibilità di deregolamentazione urbanistica?


Il 21 novembre è andato in scena, nel nostro teatrino parlamentare, il dibattito per il cosiddetto provvedimento “Salva Milano”, la leggina ad urbem che affossa quel che rimane della pianificazione urbanistica lasciando pieno campo alla legge della rendita (vuoi immobiliare, vuoi fondiaria). Il tutto al cospetto pure di alunne e alunni invitati in Parlamento per un giorno. Future generazioni che al ritorno a scuola, scrivendo il loro tema sulla giornata in Parlamento, citeranno il “Salva Milano”. Rendiamoci conto.

Veniamo però ai fatti. Da anni il Comune di Milano rilascia ardite autorizzazioni edilizie per fare torri, condomini, grattacieli nei cortili o laddove prima c’erano due magazzini, una palazzina o un deposito. Il tutto interpretando a modo suo la legge urbanistica nazionale e dilatando il concetto di ristrutturazione così da sostituire un piccolo volume preesistente con un condominio, rinunciando pure a incassare un bel po’ di oneri di urbanizzazione che servono a fare opere per tutti.

D’altronde da circa vent’anni Milano e i suoi sindaci hanno imboccato la strada pericolosa del cemento impegnandosi con tutto loro stessi a innalzare il più possibile i valori immobiliari. Per loro il principio a cui conformare il governo del territorio è l’attrattività (per cittadini ben paganti, ovvio). Attrattività è la parola che piace a destra come a sinistra e, infatti, i parlamentari la citavano con gran profusione quel 21 novembre.

Nel caso di Milano molta dell’attrattività l’hanno pagata tutti gli italiani perché tutti hanno contribuito a Expo 2015, alle Olimpiadi 2026, alla privatizzazione degli scali ferroviari, alle nuove Metropolitane e a tanto altro fatto con soldi pubblici non solo milanesi e non solo lombardi.

Quell’attrattività è fondata su un modello di vita urbana molto esclusivo e disegnato tutto addosso a una idea di felicità privata dove quel che conta è quel che possiedi, dove abiti, chi frequenti, quanti apericena fai alla settimana, se hai la palestra e il giardino in condominio, se hai la colonnina per la ricarica dell’auto elettrica, se hai soldi per pagarti la piscina pubblica nel frattempo trasformata in una location glamour per spritz-man, etc..

Ma chi l’ha stabilito poi che quella attrattività è cosa buona e giusta e, tanto meno, l’immagine della sostenibilità? E così, a furia di cemento, torri, grattacieli e archistar l’ultima Giunta ha oltrepassato quel poco di buon senso urbanistico che rimaneva ancora, decidendo che la ristrutturazione e la rigenerazione urbana fossero quella roba secondo la quale al posto di un piccolo magazzino artigianale posto in un cortile, si poteva allegramente costruire un condominio a torre da decine e decine di appartamenti da vendere dai seimila euro al metro quadrato in su.

Ma questa non è la Milano che tutti vogliono, con buona pace del sindaco, della sua giunta e dei tanti parlamentari che li sostengono (da tempo). E così qualcuno ha iniziato a dubitare e denunciare. Sono partite le inchieste ed eccoci qua nel pieno di un casino imbarazzante fatto già di mezze torri vendute, davanti alle quali schiere di parlamentari di destra e sinistra si danno da fare come matti per mettere una pezza (che io chiamerei condono, ma loro chiamano interpretazione autentica della legge urbanistica nazionale).

E la pezza, come tradizione vuole, è peggio del buco perché si vara una norma per mettere fuori legge l’urbanistica ovunque. In buona sostanza d’ora in poi la volumetria di un box potrà diventare quella di una palazzina. Quella di una palazzina di un condominio, e così via. Il tutto versando solo pochi denari al Comune, del tutto insufficienti a garantire quel minimo di servizi pubblici necessari per compensare l’aumento del numero di cittadini.

La vicenda è già sufficiente per vergognarsi di quel che hanno fatto a Milano e stanno facendo in Parlamento, da destra e sinistra. Ma oggi siamo nel 2024. E ha fatto bene qualche parlamentare a ricordarlo, ma non certo per mettere mano all’urbanistica affossandola.

Si è appena conclusa una fallimentare Cop29 dove si è ricordato che il 2024 è stato un anno pessimo e la politica non è stata capace di fare nulla a beneficio del clima. Pertanto i parlamentari che invocano il 2024 dovrebbero invocare lo stop alla crescita compulsiva delle città, ancor più se quella crescita la sfigura, si fonda sulla deregulation urbanistica e sulla espulsione delle fasce sociali più deboli, quelle che non possono permettersi appartamenti da cinquemila euro al metro quadrato in su.

E non ci vengano a dire che quell’urbanistica allegra in altezza a Milano è stata fatta per non consumare suolo, come ho sentito dire in aula Parlamentare. Falso. Milano continua a consumare suolo e il brivido per l’altezza non ha frenato un bel niente.

Negli ultimi 17 anni Milano ha consumato una media di 18 ettari all’anno di suoli agricoli o liberi al bordo o interni alla città. Semmai Milano è la dimostrazione del contrario: scegliere l’altezza non equivale a non consumare suolo.
Non sono quindi i sindaci, assessori e parlamentari milanesi a poterci dare lezioni di non consumo di suolo. Men che meno oggi. Negli ultimi venticinque anni non ho sentito uno solo di loro fare un discorso a favor di suolo con una energia e vigoria tale e quale a quella che ho visto in Parlamento per il cosiddetto “Salva Milano”. E faccio notare che non stanno neppure cogliendo l’occasione di questo imbarazzante provvedimento urbanistico per approvare uno stop al consumo di suolo. Se ne guardano bene.

Quel che si sta compiendo è un doppio disastro nazionale. Per “salvare Milano”, il Parlamento sta decidendo che in tutte le città italiane si potranno costruire torri, condomini, grattacieli semplicemente chiedendo la più semplice delle autorizzazioni edilizie, senza un piano attuativo, senza adeguare i servizi, saltando a piè pari qualsiasi pianificazione urbanistica. E per di più la decisione parlamentare avrà pure valore retroattivo. Fatico a non mettere questa roba dentro il faldone dei “condoni”.

Il secondo disastro è culturale. Questo “Salva Milano” come volete che venga letto e capito dalle persone? Come un provvedimento per salvare il Pianeta? La miglior mossa per la transizione ecologica? Una legge per adeguare le città alla crisi climatica? Il primo di una serie di provvedimenti per avere città resilienti? Non credo proprio.
Verrà visto come l’ennesimo abuso di potere politico all’italiana, dove i provvedimenti urbanistici in odor di condono e cemento che si approvano sono la normalità. Dove il cemento vince sul verde. Altro che “Salva Milano”, qui siamo in pieno “Sfascia tutto”. Benvenuti nello Sfasciocene.

Concludo con un appello alle sindache e ai sindaci che sono dalla parte del suolo.
Vi chiedo di prendere le distanze da questo provvedimento facendo sentire la vostra voce.
Prendete posizione pubblicamente, scrivete alla redazione di Altreconomia, intervenite: redazione@altreconomia.it.

 

(*) Tratto da Altreconomia.

Paolo Pileri è ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Il suo ultimo libro è “Dalla parte del suolo” (Laterza, 2024)


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