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venerdì 27 marzo 2026

Roma città svenduta e gli ex Mercati Generali - Paolo Berdini

A Roma edifici e aree pubbliche in abbandono, come gli ex Mercati Generali, sono affidati a colossi immobiliari per essere “rivitalizzati”. La logica seguita: solo il privato ha soldi e idee per la città del futuro. Un comitato proprio a partire dall’area degli ex Mercati contesta questo modello.

Lunedì 10 novembre 2025 è stata firmata la nuova convenzione tra il Comune di Roma e il nuovo gruppo privato che ha l’incarico di riqualificare il complesso degli ex Mercati Generali di Roma: quasi nove ettari di terreno e padiglioni risalenti ai primi del secolo scorso a pochi passi dalla Piramide. La compagine privata costituita dal gruppo Toti-Lamaro, titolare della originale convenzione risalente a venti anni fa, è stata rafforzata dall’ingresso di Hines, leader mondiale degli investimenti immobiliari. 

A qualche migliaio di chilometri di distanza dal luogo della solenne firma, a Suceava in Romania, si svolgevano i funerali di Octay Stroici, muratore di 66 anni rimasto vittima dell’ennesima occasione di valorizzazione immobiliare nel centro di Roma. Durante i lavori era collassata una parte della struttura della torre medievale dei Conti di Segni, adiacente alla via dei Fori imperiali, un edificio in cui erano in corso opere per consentire di raggiungere il terrazzo panoramico da gettare in pasto all’epidemia del selfie. Poco distanti dalla torre collassata ci sono due altri affacci panoramici magnificamente adatti per foto turistiche. Il primo, pubblico, ha alterato la piazza michelangiolesca del Campidoglio pur di far salire i turisti sul terrazzo di copertura del Vittoriano. Il secondo punto di belvedere, ex pubblico, è poco più lontano: un terrazzo che affaccia sulla parte più arcaica dei Fori. Era lo stenditoio dei modesti appartamenti comunali affittati a famiglie di dipendenti che potevano avere il privilegio di abitare nel cuore di Roma. 

Circa venti anni fa, nel pieno dell’ubriacatura economicista, il Comune di Roma, amministrato dal centrosinistra, ha pensato bene di “valorizzare” il bene immobiliare, cacciare via gli indesiderati “cafoni” con i loro desueti stenditoi, come avrebbe detto il grande Ignazio Silone, e cedere l’edificio a chi può permetterselo, cioè alla fondazione Fendi che ospita giovani creativi che si specializzano nel settore della moda. 

Queste due vicende, la tragica vicenda del restauro a fini turistici e culturali della Torre dei Conti e l’affidamento di un’area pubblica come gli ex Mercati Generali, di cui dicevamo all’inizio, riassumono bene il momento che vive la capitale d’Italia. Roma è ancora soggetta, al pari della altre capitali del turismo, da una domanda sempre crescente e si attrezza per attrarre la fascia alta di quel segmento di domanda. Nel contempo, il Comune affida a gruppi privati preziose proprietà immobiliari pubbliche che potrebbero ancora servire per equilibrare le tendenze dell’economia dominante e dare risposte a quelle parti di popolazione che subiscono i danni della privatizzazione della città in atto da trent’anni.

In questo senso va la vicenda degli ex Mercati Generali, dove una proprietà interamente comunale di più di otto ettari è stata affidata per venti anni fa ai privati incaricati di “rivitalizzarla”. Con la firma della nuova convenzione il Comune di Roma ha voluto ribadire che senza la generosità dei “privati” per le nostre città non esiste un futuro possibile. Questa mostruosità culturale nasconde tre fatti che stanno però emergendo con forza, nonostante il silenzio dell’istituzione comunale e della stampa mainstream. 

La prima vicenda riguarda il fatto che nel caso degli ex Mercati, come in molti altri casi, i privati hanno fallito miseramente. Quell’area era stata affidata ad un gruppo privato da parte dell’allora amministrazione guidata dal sindaco Walter Veltroni. Eravamo nel pieno della deriva neoliberale della sinistra e si disse che nessuno meglio di un privato avrebbe potuto realizzare la “città dei giovani”. Il principale punto di riferimento culturale di quella sinistra era Tony Blair, astro luminoso della scoperta del mercato da parte della sinistra. Come è andata a finire lo leggiamo in questi giorni. L’ex capo del Labour è il perno della criminale proposta che vorrebbe togliere la patria legittima ai palestinesi per costruire a Gaza, dove sono stati uccisi almeno cento mila uomini, donne e bambini, un’immensa città scintillante per il turismo d’élite mondiale. Una straordinaria parabola davvero.

La seconda censura riguarda il fatto che proprio negli stessi anni in cui il futuro degli ex Mercati Generali venne affidato al gruppo Toti-Lamaro, si era nella fase conclusiva della più grande e positiva esperienza urbanistica della Roma contemporanea. L’università di Roma Ostiense, poi ribattezzata Roma Tre, stava infatti per concludere uno straordinario processo di costruzione del nuovo ateneo.  Furono acquistati e ristrutturati interi comparti pubblici e privati dismessi (ex Olea Roma; ex Alfa Romeo; ex Croce  Rossa; ex Istituto d’arte Silvio d’Amico; ex complesso della Vasca Navale; ex Mattatoio di Testaccio; ex scuola Niccolò Tommaseo). 

Oggi quegli edifici, simbolo del degrado della Roma degli anni ’90, ospitano facoltà, istituti di ricerca, giovani intelligenti in cerca della loro strada. Per completare l’assetto dell’area Ostiense si pensava anche ad un intervento all’interno dei Mercati Generali. Troppo attivismo pubblico, avranno pensato nelle stanze ovattate della speculazione immobiliare. Così nel breve volgere di qualche anno, invece di essere valorizzata come una vicenda esemplare, la straordinaria esperienza pubblica di Roma Tre fu condannata alla damnatio memoriae. Non se ne doveva più parlare. Avrebbero risolto tutto i mitici privati.

Il loro fallimento è stato invece totale. Dalla crisi del comparto immobiliare statunitense del periodo 2007-2008, il gruppo che aveva ricevuto in affidamento il prezioso comparto pubblico, iniziò a chiedere (e ottenere da generose amministrazioni) due variazioni alla convenzione originaria in modo da avere maggiori tornaconti. Nella mia breve esperienza di assessore all’urbanistica del Comune di Roma ero sottoposto ad una forte pressione da parte dei concessionari per ottenere il via libera alla realizzazione di un grande centro commerciale. Feci presente che quel progetto non rispettava le leggi degli standard pubblici e anche grazie allo scandalo dello stadio della Roma di Tor di Valle, quel pericolo si fermò.

Oggi siamo ad un nuovo capitolo della vicenda. Il sindaco Gualtieri vorrebbe sostituire l’immenso luogo di consumo di allora con un’altrettanto immensa casa per studenti, molto più remunerativa, visto l’overbooking dei centri commerciali. Così vengono proposte due mila stanze (sic!) per studenti che però, sulla base delle leggi dello Stato, potranno diventare nel breve volgere di dieci anni appartamenti, alberghi o quanto di meglio preferiscono le imprese affidatarie.

La cura delle case per studenti ha lo stesso vulnus di dieci anni fa: con le dimensioni previste (più di 70 mila metri cubi) non si possono realizzare le aree per la sosta e per gli standard urbanistici. I privati potranno chiedere al comune di “monetizzare” queste aree, chiedere cioè che un diritto inalienabile dei cittadini venga cancellato con il pagamento di una modesta somma di denaro. Vedremo se il Comune avrà il coraggio di accettare questo immondo mercimonio: sarà il Consiglio comunale a decidere e vigileremo. 

A tale proposito va ancora una volta ribadito che uno delle quattro corti di cui si compone l’area degli ex Mercato Generali deve essere destinata a verde pubblico. L’area residenziale adiacente di via Giacomo Bove è infatti caratterizzata da intensivi ed è priva di verde pubblico. Le leggi dello Stato obbligano a saldare questo debito: un parco di tre ettari che si era già naturalizzato e che è stato devastato poche settimane fa da lavori -sembra- neanche autorizzati. Quel parco va restituito agli abitanti, è il minimo che occorre fare per il loro benessere. E va ribadita un’ultima considerazione sull’eroica trincea scavata dal sindaco Gualtieri e dai suoi cari: affermano che la convenzione non si può annullare perché altrimenti il privato chiederebbe al comune milioni di miliardi di danni. Naturalmente non è vero. La convenzione può essere cambiata ragionevolmente. Come abbiamo visto, la prima convenzione del 2006 aveva subìto per esplicita richiesta dei privati due variazioni integrative e non era accaduto nulla. Si tratta oggi di adeguare la convenzione firmata il 10 novembre 2025 alle leggi dello Stato: il quartiere chiede ed otterrà servizi e verde pubblico perché lo dicono le leggi in vigore e il Comune di Roma deve garantire  la loro applicazione.

Arriviamo così alla terza censura in atto, quella che ci interessa maggiormente. Da cinque mesi si è costituito un vasto e vivace comitato di cittadini che ha contestato alla radice il progetto di costruzione dei duemila alloggi privati per gli studenti. Due sono le caratteristiche principali di questo comitato. La prima riguarda la giovane età dei partecipanti. Ci sono studenti di scuola secondaria e universitari. Non era mai accaduto nelle lotte urbane simili degli anni scorsi. Sembra insomma che la forzatura dei mercati generali abbia provocato una inedita maturazione di coscienza da parte di giovani.

La seconda caratteristica è che il comitato ha le idee chiare riguardo al futuro dell’area. Vuole un parco degno di questo nome e vuole spazi di socialità per la città e in particolare per i giovani. Vuole infine che la regia della trasformazione dell’area avvenga sotto la regia pubblica. Una posizione culturalmente ineccepibile che fa sperare in una estensione di questa visione anche ad altre vertenze in atto in città. 

La vicenda degli ex Mercati Generali di Roma sembra finalmente aprire ad una nuova stagione di protagonismo dei comitati e della popolazione che richiede una città a misura umana e non a quella dei fondi immobiliari internazionali.

da qui

giovedì 22 maggio 2025

È illegale lo stadio a Pietralata, non chi protesta! Gualtieri e i suoi hanno già fatto tre cose gravi – Paolo Berdini

 

Perché gli scavi vengono eseguiti oggi quando il progetto è stato completato? Sono illegali duecento manifestanti pacifici o il Comune di Roma?

Lunedì scorso un nutrito gruppo di cittadini del quartiere romano di Pietralata ha manifestato pacificamente contro il tentativo di distruggere il bosco esistente con il pretesto della esecuzione degli scavi archeologici per realizzare lo stadio. Esercitavano un diritto irrinunciabile, quello di dissentire da decisioni che non condividono, e lo hanno fatto in maniera assolutamente pacifica. E’ la Costituzione repubblicana che riconosce quel diritto.
E invece il sindaco Gualtieri e il suo assessore all’Urbanistica hanno avuto una crisi isterica, affermando che impedire l’apertura del cantiere è stato un inaccettabile sopruso, un affronto alla legalità. I cittadini che manifestano sono illegali.

Davvero? Davvero credono di convincere tutte le persone che hanno legittimi dubbi sul nuovo stadio accusando altri di illegalità? Purtroppo per loro è vero l’esatto contrario: è lo stadio di Pietralata ad essere illegale. Vediamone i tre aspetti più gravi.

Ormai è evidente a tutti che l’area verde esiste ed è in ottima salute. In queste settimane c’è un importante dibattito tra periti nominati dalla Magistratura per chiarire il regime giuridico del bosco stesso e proprio in un momento così delicato con il pretesto degli scavi archeologici si vorrebbe distruggerlo! Questa non è legalità. E’ invece legale difendere l’integrità del bosco come hanno fatto i cittadini di Pietralata.

Ma non è il fatto più grave. Era stato infatti annunciato che il progetto definitivo dello stadio (e cioè un livello di progettazione molto dettagliato) sarebbe stato presentato all’opinione pubblica il 21 aprile scorso. Le leggi dello Stato obbligano ad eseguire gli scavi archeologici prima di avviare le fasi progettuali di dettaglio come quella che si voleva presentare ad aprile. Come mai il sindaco e il suo assessore non hanno preteso che la Roma calcio eseguisse gli scavi negli scorsi anni come prescrivono le norme. Perché gli scavi vengono eseguiti oggi quando il progetto è stato completato? Sono illegali duecento manifestanti pacifici o lo è il Comune di Roma che non ha preteso l’esecuzione degli scavi preventivi archeologici?

Ma c’è ancora di peggio. Con le regole urbanistiche in vigore dal 2008, la Roma calcio non avrebbe potuto neppure progettare lo stadio perché il luogo prescelto è così piccolo che non c’è lo spazio fisico per costruire i parcheggi indispensabili per un’opera che richiama ogni volta decine di migliaia di automobili. La soluzione è arrivata dal Consiglio comunale poco tempo fa: è stato variato anche l’articolo delle norme tecniche che non consentiva di realizzare lo stadio. I parcheggi da realizzare sono stati ridotti proprio per favorire la realizzazione dello stadio.

Una decisione irresponsabile: qual è il problema più avvertito da tutti i romani? La congestione del traffico e la mancanza di aree di parcheggio. Gualtieri e i suoi cari hanno deciso che per costruire uno stadio da 60mila posti non servono parcheggi, perché, sostengono, i tifosi ci andranno in metropolitana. Ripeto, non sono i cittadini ad essere illegali, rivendicano il loro diritto ad avere una città che funziona.

Sono da decenni noti i danni che provoca la presenza dello stadio Olimpico nei quartieri del Flaminio e di ponte Milvio. Eppure in quel quadrante urbano esiste una enorme offerta di posti auto nella zona della Farnesina e dei lungotevere. Ciononostante quei quartieri di bloccano quando si giocano le partite di calcio: a Pietralata si creerà una situazione ben peggiore perché non ci sono aree di sosta.

A Roma esiste un buon numero di luoghi adatti a realizzare uno stadio in modo veloce e positivo per tutta la città. Pochi giorni fa una importante carica istituzionale, il vicepresidente della Camera dei Deputati, Fabio Rampelli, ha ragionevolmente proposto di abbandonare la folle scelta di Pietralata e di realizzare lo stadio sulle aree pubbliche dell’Università di Tor Vergata. Aree interamente pubbliche servite da un’autostrada, dal Grande raccordo anulare, dalla linea “C” della metropolitana e da una linea tramviaria veloce di prossima realizzazione. Se il buon senso alberga ancora in Campidoglio è venuto il momento di abbandonare la follia di Pietralata.

da qui