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mercoledì 3 giugno 2026

Difendiamo i medici cubani in Calabria dai diktat statunitensi! - Fabio Marcelli

 

Non è chiaro a che titolo l’incaricato d’affari statunitense a Cuba, Mike Hammer, abbia preteso dal governatore della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, l’immediato allontanamento dei 330 medici cubani che vi prestano da tempo servizio dando un importante contributo all’assistenza sanitaria in quei paraggi. Non pare infatti che né la Costituzione italiana, né le leggi nazionali, né lo Statuto della Regione Calabria e nemmeno i trattati internazionali attribuiscano ai diplomatici statunitensi, per giunta operanti altrove, la potestà di ingiungere a un’autorità pubblica italiana di attuare in un modo o nell’altro a tutela del pubblico interesse.

Per il momento il governatore Occhiuto ha respinto l’ingiunzione e occorre augurarsi che, precipuamente nell’interesse del popolo calabrese, continui a difendere l’essenziale presenza dei medici cubani, anche se il governo Meloni, infestato com’è da servi sciocchi di Washington, non sembra avergli dato alcun sostegno e in cuor loro Meloni, Tajani, Salvini & C. si augureranno certamente che ceda.

Donald Trump, bastonato materialmente in Iran e moralmente in Cina, sta cincischiando e pronunciando cialtronescamente roboanti minacce. Ma è sicuro che con l’Iran gli andrà ancora peggio, per quanti gravi danni possa ancora fare, massacrando scolarette, bombardando ponti e oleodotti e minacciando vanamente il ricorso all’arma nucleare. Ecco allora che Cuba assume, nella mente non sempre lucida del presidente statunitense, il valore di una sorta di premio di consolazione ovvero la dimostrazione che, se non è più la principale potenza mondiale, almeno lo è nell’emisfero occidentale.

A questo serve la riesumazione della dottrina Monroe, che risale a duecentoquattordici anni fa circa. A questo serve l’infame bloqueo nello stile di un assedio medievale che vuole impedire al popolo cubano di vivere. A questo è servito il rapimento di Nicolas Maduro e Cilia Flores e il ricatto mafioso nei confronti del governo venezolano, minacciato di essere liquidato fisicamente in blocco se non avesse, come purtroppo ha fatto, interrotto ogni fornitura petrolifera a Cuba.

Il ragionamento di Trump, per quanto viziato dalle molteplici patologie psichiatriche che sembrano affliggerlo (ma a volte c’è del metodo in questa follia) dal narcisismo maligno alla megalomania alla bugia seriale e sistematica come instrumentum regni, alla totale mancanza di umanità e di empatia, è abbastanza chiaro. Egli vuole mascherare l’evidente e irrimediabile declino degli Stati Uniti (altro che MAGA, era più seria la Maga Magó di disneyana memoria) provando a cancellare l’anomalia cubana, questa ferita aperta da oltre 67 anni nel fianco del potere imperiale. I cubani vanno aboliti perché rappresentano, a pochi chilometri da Miami, un’alternativa socialista alla disumanità del capitalismo trumpiano ed epsteiniano.

Conoscendo i cubani dubito fortemente che questo piano infame di Trump e del suo braccio destro, il gusano Rubio, abbia qualche possibilità di riuscire. Cuba non imploderà mai anche perché sarà sostenuta dalla solidarietà dei giusti e degli onesti di tutto il mondo. E se Trump attacca frontalmente scatenerà una resistenza che finirà per mettere in discussione definitiva il potere malsano delle corporations, dei neocon e di tutto l’assurdo bestiario politico ed economico di fronte al quale amano genuflettersi gli smidollati e scellerati politici nostrani.

Forse alla fine la strategia di Occhiuto riuscirà a respingere le intromissioni di Hammer. Ma non è detto che ci riesca ed allora l’espulsione dei medici cubani segnerà il punto più basso e vergognoso di quello che resta della dignità nazionale di un’Italia che pure proprio dai cubani fu efficacemente soccorsa ai tempi del Covid. Occorre sperare che Occhiuto resista e non si prostri al proconsole imperiale. Speriamo quindi che non imiti tutta la congerie di valletti politici che rappresentano la quasi totalità del centrodestra e del cosiddetto centro e parte non trascurabile della compagine parlamentare del Partito democratico. Coloro che, per obbedire agli Stati Uniti stanno da tempo mandando a ramengo la società e l’economia italiana, oltre che la dignità nazionale e il sentimento stesso dell’umanità, concetti loro del tutto ignoti e che vorrebbero sradicare anche dal popolo.

Nell’attuale contesto internazionale in rapida trasformazione è invece necessario recuperare la dignità nazionale gravemente calpestata dal governo delle destre e dai suoi fiancheggiatori centristi, anche da quelli ancora opportunisticamente arroccati nel Pd.

Sarà questa la principale cartina di tornasole per verificare l’esistenza di una reale alternativa. Occorre un governo effettivamente autonomo sulla scena internazionale, in grado di fare la pace con Russia e Iran, di sviluppare proficuamente la cooperazione con la Cina, di affermare i diritti fondamentali della Palestina, sanzionando duramente il codardo governo israeliano che tortura e stupra da tempo impunemente il popolo palestinese e lo ha fatto anche coi volontari della Flotilla, tra i quali ventinove italiani, e di sostenere concretamente Cuba, il sogno che non muore di una società alternativa alle brutture dell’imperialismo e del neoliberismo. Altrimenti tanto vale tenersi il deprimente attuale governo di analfabeti forchettoni.

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sabato 1 febbraio 2025

Caso Almasri e migranti: l’Europa e l’Italia tornino dalla parte giusta della Storia – Fabio Marcelli

L’indebito rilascio del presunto torturatore e stupratore di bambini libico Al Masri tiene banco nella politica italiana: mentre la nostra Giorgia si esibisce penosamente nella caricatura di Mussolini (molti nemici, molto onore), annunciando di essere “invisa a molti” e denunciando, in compagnia dei suoi accoliti, l’ennesimo

“complotto giudiziario” contro il suo governo, sarà opportuno tentare di situare in un contesto più ampio le relative vicende.

Il rifiuto dello Stato di diritto che emerge con sempre maggior nettezza dai comportamenti del governo delle destre, che non a caso trova significative corrispondenze con quello di Trump e di altri, è l’altra faccia, insieme alla crescente propensione alla guerra, dell’evidente declino dell’Occidente di cui le destre, ma anche molti esponenti del Pd, sono fedeli e tristi gregari. In tale ottica prendono piede ovunque soluzioni razziste e discriminatorie del problema migratorio, più che mai cruciale e complesso, ma del quale le destre danno una lettura puramente propagandistica.

Come acutamente osservato da Pino Arlacchi, gli spasimi agonici di cui i governi occidentali – a partire dal caporione Trump – danno prova, sono l’indizio più sicuro dell’accelerazione della decadenza. Ne scaturisce un enorme problema che non riguarda solo l’Italia ma l’Europa nel suo complesso. L’alternativa è addirittura banale. Recidere il cordone ombelicale con Stati Uniti e Nato o perire affogati venendo trascinati a fondo da Washington, che agitandosi scompostamente per non perire a sua volta assesta colpi micidiali ai suoi vassalli europei, penalizzandone le merci e imponendo loro nuovi insostenibili aumenti delle spese militari, mentre vessa i migranti per guadagnare demagogicamente consensi all’insegna del sadismo più sfrenato.

Il modello trumpiano non è altro che l’esasperazione del dominio del capitale finanziario che produce sempre più gravi diseguaglianze e catastrofi ambientali e sociali in tutto il mondo. Non è un caso che l’aspirante ideologo del trumpismo Elon Musk fomenti in Europa le forze della destra peggiore, come ad esempio i neonazisti più o meno confessi dell’AfD, perché evidentemente ritiene che l’ascesa al potere di tali forze costituisca la migliore garanzia per la tenuta dell’Occidente e il successo dei suoi progetti fallimentari, che significherebbe la fine definitiva di ogni destino europeo degno di questo nome. Per salvare l’Europa occorre viceversa spazzare via non solo le destre ma i governi corrotti e asserviti alle lobby, da Gentiloni a von der Leyen, che hanno aperto loro la strada, proprio come Rimbabiden e Kamala Harris hanno preparato l’avvento di Trump. ⁠

L’Europa potrà avere un futuro solo se recupererà le sue tradizioni storiche migliori, dalla Rivoluzione francese a quella russa, dalla Comune di Parigi alla Resistenza antifascista condotta sotto l’egida dell’Unione sovietica, imponendo la giusta pace e la neutralità dell’Ucraina, l’autodeterminazione del popolo palestinese e rapporti di cooperazione paritaria e costruttiva col resto del mondo, oggi in irresistibile crescita non solo economica: Cina, Russia, India, America Latina e Brics in genere. Strategica si rivela in questo quadro la questione migratoria, che va gestita tenendo conto da un lato di un nuovo rapporto coi Paesi di provenienza dei migranti (altro che Piano Mattei e simili!) e dall’altro del fatto che proprio sulle spalle dei migranti poggia oggi, in Italia come nel resto d’Europa, gran parte del peso dell’economia e della società.

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martedì 6 febbraio 2024

Fuoco, clima e profitti - Fabio Marcelli

 

Il Cile brucia, decine di migliaia di ettari sono divorati dalle fiamme in tutto il Paese. Nella regione centrale di Valparaiso, un disastro simile generato dal fuoco non s’era mai visto: fino ad ora si contano 112 morti ma il bilancio è destinato inevitabilmente a salire. I danni sono incalcolabili e il presidente Boric ha proclamato, a partire da oggi, 5 febbraio, due giorni di lutto nazionale. Nel Paese si sta scatenando, intanto, la caccia ai presunti piromani, ma la tragedia è tale che non si risolve certo con qualche capro espiatorio. Le cause del disastro vanno cercate ben più in profondità. Tra quelle cause ci sono certamente i cambiamenti climatici, ma non va dimenticato che gli enormi incendi producono anche effetti: nel 2023 hanno generato circa 2.100 megatonnellate di emissioni di carbonio, il 23% dei quali è stato prodotto solo in Canada. Nel frattempo, la Ong Solidarity Alliance diffonde un rapporto intitolato Il potere dei profitti caduti dal cielo, dove si dice che 36 grandi imprese e società finanziarie, hanno aggiunto nel business derivante dai combustibili fossili profitti per 1.210 miliardi di dollari in soli 24 mesi (giugno 2021-giugno 23), una cifra che sfiora il PIL annuo di un paese come la Spagna. Fabio Marcelli, giurista internazionale che si trova proprio in questi giorni in Cile, ci ha inviato da lì questo articolo in cui ricorda anche le misure repressive varate dal governo Meloni contro la protesta pacifica, civile e sacrosanta di giovani che non si rassegnano a finire bolliti per garantire cospicui guadagni alle lobby fossili e ai loro servitori politici

 

Mi trovo in questi giorni in Cile, dove un impressionante incendio sta distruggendo estese zone nei pressi di Valparaiso e Viña del Mar. Il telegiornale trasmette ventiquattrore su ventiquattro immagini e commenti angosciosi. Le vittime accertate potrebbero essere centinaia. Fra di esse, famiglie intere bruciate vive nelle loro automobili mentre tentavano una disperata fuga dall’immenso rogo.
Il presidente cileno Boric si è rivolto sabato al popolo con un messaggio televisivo, ma è evidente l’impreparazione istituzionale di fronte a un disastro di questa portata. Discorso peraltro applicabile anche a molti altri Stati, tra i quali l’Italia, dove gli sciagurati tagli alla spesa pubblica stanno debilitando in modo irrimediabile strutture d’importanza sempre più strategica come i pompieri e la protezione civile, che invece andrebbero oggi più che mai rafforzati reclutando decine se non centinaia di migliaia di giovani disoccupati.
Ma occorre anche risalire alle radici del problema e cioè al fenomeno del cambiamento climatico e ai suoi colpevoli e cioè le lobby dell’energia fossile e i suoi cani da guardia politici, primi fra tutti gli esponenti della destra più ottusa e irresponsabile, da Trump a Salvini, ostinati negazionisti, che hanno tentato a lungo di silenziare quanto gli scienziati producevano al riguardo e continuano oggi a rallentare e ostacolare la crescita delle energie alternative, unica possibile via d’uscita per evitare la catastrofe.
I giovani continuano giustamente a ribellarsi in tutto il mondo contro questa classe politica ed economica che nega loro il futuro in nome della gretta salvaguardia dei propri profitti ed interessi finanziari.
Il governo di Giorgia Meloni investe risorse ridicole per prevenire il disastro ma si affretta a varare nuove misure repressive, di impronta chiaramente anticostituzionale, per punire la protesta pacifica, civile e sacrosanta di questi giovani che non si rassegnano a finire bolliti per garantire cospicui guadagni alle lobby fossili e ai suoi servitori politici.
Il più recente rapporto Global Trends, scritto dall’ associazione di agenti segreti denominata Strategic future Group , analizza le varie inquietanti implicazioni del fenomeno su vari piani e delinea al riguardo la possibilità di una rivoluzione ambientale guidata dai giovani che dovrebbe condurre alla creazione di una nuova istituzione internazionale, il Consiglio per la sicurezza umana.
Davvero notevole e confortante, sia detto per inciso, appare il fatto che vi siano funzionari dell’intelligence i quali, dimostrando in tal modo di essere effettivamente intelligenti, dedichino i loro sforzi a problematiche di questo genere, anziché a incontri clandestini negli autogrill con politicanti screditati, al fine di consegnare babbini Natale di cioccolato o altro.

La strategia di contrasto del cambiamento climatico deve essere accompagnata dal trasferimento di ingenti risorse verso le energie alternative, i Paesi poveri e i settori sociali che, come i contadini possono subire conseguenze avverse dai processi di riconversione. Risultano pertanto indispensabili enormi investimenti pubblici in chiara violazione dei sacri principi dei criminali neoliberisti che presiedono tuttora ai destini dell’economia mondiale e dell’umanità tout-court.
Tutto ciò richiede con ogni evidenza il completo rovesciamento degli attuali dogmi guida della classe dominante occidentale e l’emergere di movimenti, specie giovanili che, per riprendere testualmente il documento dell’intelligence intelligente, portano in piazza centinaia di migliaia di giovani che chiedono con forza rapidi cambiamenti delle politiche applicabili scontrandosi colle resistenze opportunistiche del ceto politico, specie nelle sue varianti cosiddette populiste di destra.

Per ovvi motivi il Report sembra invece del tutto indebitamente sottovalutare il decisivo contributo di Paesi come la Cina, che sono oggi all’avanguardia mondiale nel settore delle energie alternative e rionovabili, rispetto al quale vanno promosse intense e sistematiche iniziative di cooperazione internazionale, rispondendo in modo positivo agli stimoli presenti nella dottrina cinese del futuro condiviso dell’umanità che pone al centro dell’attenzione la strategia comune necessaria per rispondere a problematiche esiziali globali come per l’appunto il cambiamento climatico.

Certo non si può pretendere dall’intelligence occidentale anche il superamento delle limitazioni ideologiche indissolubilmente legate alla sua mission, che è quella di salvaguardare sempre e comunque gli interessi strategici dell’Occidente. Paradossalmente tuttavia, il mantenimento di un punto di vista eccessivamente limitato rende impossibile anche il conseguimento di questo obiettivo parziale, dato che la salvezza dell’Occidente non può certo prescindere da quella del pianeta nel suo complesso. Questo è per l’appunto il compito delle nuove generazioni, in Occidente come altrove nel mondo. E su questa sfida storica su gioca l’avvenire del pianeta ed occorre esserne consapevoli fini in fondo.

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Joris Ivens e Chris Marker insieme nel 1962 per una collaborazione di parole e immagini, la prosa poetica, mercuriale, di Marker e la fotografia irrequieta, sinfonica, realistica e lirica di Ivens, per un omaggio a Valparaiso, la Valle del Paradiso, “ l’ultimo gradino prima del Paradiso, come apparve ai marinai dopo gl’incubi delle traversate” in tempi in cui il Nuovo Mondo era tutto da esplorare e razziare.

Una città perpendicolare, costruita su 42 colline, in basso i ricchi in alto i poveri, “non un’altra città, un altro mondo”, un rovesciamento gambe all’aria, e il sangue smette di affluire. 300.000 abitanti, tra la Cordigliera cilena e il mare, dopo il taglio di Panama finì la sua fortuna commerciale.

Nel 1962 Ivens fu invitato in Cile per insegnare regia e insieme ai suoi studenti realizzò questo corto. E’ probabile che il commento di Marker sia successivo alle riprese dei luoghi e questa asincronia fra i due momenti sublima l’ intreccio fra le analogiche associazioni di Marker e il realismo di Ivens, la sua mobile curiosità sui luoghi, le persone, i processi di cambiamento storico mentre le parole di Marker decentrano, destabilizzano, così che nello spazio, pieno di uomini e cose, le cose finiscono di essere qui e ora per divenire visioni della condizione umana, contemplazione, distacco...

https://www.paoladigiuseppe.it/a-valparaiso-di-joris-ivens/

venerdì 25 agosto 2023

Il cavallo di Troia nei campi europei - Fabio Marcelli


L’hanno lasciato fuori dalle mura dietro le quali, per diversi decenni, in Europa s’era riusciti almeno in parte a difendere la bioversità, i saperi e il lavoro contadino, la qualità e la proprietà collettiva dei semi, il cibo sano, l’ambiente e la salute dall’assedio dei giganti del business agrochimico e dalle manipolazioni genetiche. Adesso, però, l’agricoltura e il sistema alimentare europeo rischiano di cedere a un nuovo più subdolo assalto di una deregulation che utilizza le nuove tecniche del genoma (NGT), il maquillage usato per introdurre i “nuovi” OGM, portando nei propri campi agricoli un cavallo di Troia che cela al suo interno il grimaldello per un’ondata di brevetti che serve a privatizzare sementi e varietà di piante, inquinando le coltivazioni esistenti, criminalizzando le resistenze dei contadini e mettendoli a rischio di ritorsioni legali. Le istituzioni dell’Unione Europea danno da tempo ampi segnali di apertura a questo nuovo assalto e a un sostanziale cambio di velocità nella colonizzazione dell’agricoltura continentale. Il governo italiano, quello che aveva cercato in modo goffo di cavalcare l’idea della sovranità alimentare distorcendone completamente il significato, si distingue adesso per la disponibilità a fare da apripista. Abbandona così una ventennale linea di fermezza sui controlli e i principi precauzionali: il recente ddl sulla siccità ha già sdoganato la sperimentazione in campo di nuove varietà vegetali biotech senza alcuna opposizione. Nel segnalare l’utilità dell’ottimo rapporto di Crocevia intitolato “Vita privata: i brevetti sui nuovi OGM e l’attentato alla biodiversità contadina“, l’articolo di Fabio Marcelli rileva le molte importanti contraddizioni che questa irresponsabile apertura alle pressioni e agli interessi dei quattro colossi agrochimici e sementieri mondiali (e di pochi altri soci) trova sul piano politico e giuridico con i trattati, le dichiarazioni e i pronunciamenti esistenti a livello internazionale. Quella che ha preparato l’inganno ispirato alla trovata di Ulisse per aggirare oltre vent’anni di resistenza agli OGM è una macchina da guerra. La macchina che antepone e contrappone l’accumulazione di denaro, profitti e capitale alla difesa della vita, perché poi la bioversità non è altro che la ricchezza della vita sulla terra. Non è mai stato e non sarà facile provare a incepparla, ma avere la consapevolezza che non esistono alternative al provarci e riprovarci è un primo passo importante. Per esempio, duecento milioni di contadini sparsi in ogni angolo del mondo, quelli raccolti nella Via Campesina – prima e dopo Seattle, dove l’opposizione agli Ogm fu uno dei temi fondativi – ci sono andati abbastanza vicino e, in parte, ci sono anche riusciti. Sarebbe sciocco cessare di coltivare la speranza, che per molti versi, poi, è proprio la vita che si difende.


È a tutti evidente il ruolo cruciale dell’agricoltura, settore primario dell’economia, strategico da vari punti di vista, come la sovranità alimentare, la salute e l’ambiente. Basti pensare al suo rapporto, attualmente del tutto negativo e perverso, colla questione ambientale, non solo per gli aspetti tradizionali legati all’abuso di fitofarmaci e pesticidi, ma anche per il suo apporto al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità, nonché per costituire lo scenario del più forte e selvaggio sfruttamento della forza-lavoro, spesso di origine migrante e quindi ancora più vulnerabile e ricattabile e infine per l’essenziale problematica dell’alimentazione e quindi della salute di ciascuno di noi.

Da  tutti questi decisivi punti di vista appare essenziale mantenere il controllo sulla produzione agricola mediante un ambito sociale ad esso dedicato che non subisca a sua volta il dominio e le imposizioni della finanza e sia in grado di gestire autonomamente il processo tecnologico che, nel settore in questione più che in altri, presenta aspetti estremamente problematici, che divengono sempre più tali alla luce delle incessanti scoperte che si verificano nell’ambito della biologia e di altri campi della scienza. Adottando tale approccio risulta di primaria importanza la questione dei diritti degli agricoltori, cui è stata dedicata, quasi cinque anni fa, un’importante Dichiarazione adottata nell’ambito delle Nazioni Unite (Dichiarazione delle Nazioni Unite per i Diritti dei Contadini e di altre Persone che lavorano nelle Aree Rurali – ARI (assorurale.it)).

A fronte di tale sua importanza appare davvero sbalorditivo il disinteresse della classe politica. Mentre per Draghi si trattava dì questione di gran lunga secondaria a fronte delle tematiche attinenti alla finanza e alla difesa, Giorgia Meloni ne ha affidato la cura a Francesco Lollobrigida, il quale per il momento pare essersi limitato a ribattezzare il Ministero di sua competenza in Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare. Si sarebbe tentati di ravvisare in questa innovazione terminologica la solita fuffa priva di una qualsiasi sostanza.

Una buona occasione per stabilire se i nostri sospetti siano o meno degni di accoglimento è costituita dall’annosa faccenda degli organismi geneticamente modificati (OGM)  in agricoltura. È infatti evidente a chiunque come l’introduzione, sia pure sotto mentite spoglie, di tali organismi, da tempo agognata da buona parte della politica e delle burocrazie europee a supporto delle imprese sementiere che dominano il mercato globale, significherebbe tra l’altro il definitivo abbandono di ogni sovranità alimentare, consegnando il controllo delle sementi, che ne costituisce una delle chiavi fondamentali, alle multinazionali che ne detengono l’esclusiva. Per altri versi è altresì noto come gli OGM presentino varie criticità dal punto di vista ambientale, costituendo una vera e propria bomba a orologeria contro la biodiversità. Non sarà inutile sottolineare, a tale proposito, lo strettissimo legame esistente fra struttura di classe della produzione agricola, con particolare riguardo ai suoi metodi, fattori e strumenti, da un lato, e nocività ambientale della stessa.

 

Vita privata: i brevetti sui nuovi OGM e l’attentato alla biodiversità contadina

Il Rapporto di Crocevia. Con 140 brevetti sui nuovi OGM, le multinazionali sono in prima fila per privatizzare l’agricoltura europea a scapito della qualità del cibo e dei diritti dei contadini

Una lettura istruttiva al riguardo è costituita dal Rapporto a cura dell’organizzazione Crocevia internazionale dal titolo “Vita privata. Come i brevetti sui nuovi OGM minacciano la biodiversità del cibo e i diritti degli agricoltori”, adottato nel giugno 2023 (Vita privata: i brevetti sui nuovi OGM e l’attentato alla biodiversità contadina – (croceviaterra.it)).

Il Rapporto evidenzia come, per aggirare la normativa europea vigente (direttiva 18 del 2001, EUR-Lex – 32001L0018 – EN – EUR-Lex (europa.eu), che prevede una serie di vincoli e controlli in materia, che consistono in valutazione del rischio sulla base del principio di precauzione, tracciabilità e etichettatura dei prodotti qualificabili come OGM, hanno introdotto, alla stregua di cavalli di Troia, le cosiddette New Genomic Techniques (NGT), le quali, insieme ai prodotti che ne derivano “potrebbero accelerare la già preoccupante concentrazione del mercato sementiero e contaminare campi non coltivati con varietà biotech, realizzando una vera e propria appropriazione indebita della biodiversità contadina e minando alla base la sopravvivenza dell’agricoltura biologica”.

L’esame dei brevetti rilasciati negli ultimi vent’anni in materia di editing genomico consente oggi a Crocevia di affermare come dietro i NGT vi siano in realtà i soliti pochi soggetti multinazionali ovvero le “grandi imprese agrochimiche e sementiere del mondo come Bayer-Monsanto, BASF, Syngenta e Corteva” che “hanno già costruito un cartello europeo per gestire l’offerta di processi e prodotti NGT in regime di oligopolio”. Uno strumento privilegiato per orientare e controllare le attività di ricerca in materia è costituito dagli accordi coi centri attivi in tale campo, che, date le condizioni di sottofinanziamento di tali attività, si sottomettono di buon grado a finanziatori forti come le imprese appena menzionate.

La legalizzazione della coltivazioni di sementi ottenute con NGT comporta varie conseguenze negative, rendendo più difficile e costoso l’accesso alle sementi, mediante l’introduzione del sistema del brevetto al posto di quello della privativa, e determinando altresì un effetto negativo sulla biodiversità mediante la cosiddetta biocontaminazione che impone i vincoli derivanti dal brevetto anche agli agricoltori che subiscano involontariamente la diffusione dei NGT, ad esempio a causa dei fenomeni atmosferici. In tal modo verrebbero gravemente minacciate e colpite le coltivazioni biologiche, rendendo fra l’altro impraticabile il raggiungimento degli obiettivi della stessa strategia europea cosiddetta From Farm to Fork. Inoltre l’introduzione dei NGT consentirebbe di brevettare i caratteri nativi delle piante aggirando anche il regolamento europeo n. 1829/2003 (LexUriServ.do (europa.eu)).

In conclusione, secondo il Rapporto elaborato da Crocevia, “La diffusione delle NGT può quindi compromettere definitivamente i diritti degli agricoltori a conservare, scambiare, riprodurre e vendere le proprie sementi”.

Si tratta di diritti riconosciuti su base internazionale da parte dell’art. 9 del Trattato internazionale sulle risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (ITPGRFA) (Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (fao.org), e dalla  legislazione sementiera italiana. L’art. 9 dell’ITPGRFA in particolare afferma al primo comma che “Le Parti contraenti riconoscono l’enorme contributo che le comunità locali e autoctone e gli agricoltori di tutte le regioni del mondo, in particolare quelli dei centri di origine e di diversità delle piante coltivate, hanno apportato e continueranno ad apportare alla conservazione e alla valorizzazione delle risorse fitogenetiche che costituiscono la base della produzione alimentare e agricola nel mondo intero”, e al secondo comma precisa che “le Parti convengono che, per quanto attiene alle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, la realizzazione dei diritti degli agricoltori spetta ai governi. In funzione delle proprie esigenze e priorità, ogni Parte contraente deve, se necessario, e salvo quanto previsto dalla normativa nazionale, adottare apposite misure per proteggere e promuovere i diritti degli agricoltori e per garantire, tra l’altro: a) la protezione delle conoscenze tradizionali che presentino un interesse per le risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura; b) il diritto di partecipare equamente alla ripartizione dei vantaggi derivanti dall’utilizzazione delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura; c) il diritto di partecipare all’adozione di decisioni, a livello nazionale, sulle questioni relative alla conservazione e all’uso sostenibile delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura”.

Importante anche l’art. 19 della citata Dichiarazione sui diritti dei contadini, che qui vale la pena di riportare integralmente “I contadini e le altre persone che lavorano in zone rurali hanno il diritto alle sementi, in conformità con l’articolo 28 della presente Dichiarazione, che comprende: (a) il diritto alla protezione delle conoscenze tradizionali relative alle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura; (b) il diritto di partecipare equamente alla ripartizione dei benefici che derivino dall’utilizzo di risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura; (c) il diritto di partecipare ai processi decisionali sulle questioni riguardanti la conservazione e l’uso sostenibile di risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura; (d) il diritto di mettere da parte, utilizzare, scambiare e vendere i semi da loro prodotti o i loro materiali di moltiplicazione; 2. I contadini e le altre persone che lavorano in zone rurali hanno il diritto di mantenere, controllare, proteggere e sviluppare i propri semi e le proprie conoscenze tradizionali. 3. Gli Stati devono prendere delle misure per rispettare, proteggere e soddisfare il diritto alle sementi dei contadini e delle altre persone che lavorano in zone rurali. 4. Gli Stati devono assicurare che semi di qualità e quantità sufficiente siano a disposizione dei contadini nel periodo più adatto per la semina, e ad un prezzo accessibile. 5. Gli Stati devono riconoscere il diritto dei contadini di affidarsi o ai propri semi, o ad altri semi disponibili localmente e di loro scelta, e il diritto di decidere sulle coltivazioni e sulle specie che desiderano coltivare. 6. Gli Stati devono prendere delle misure appropriate per sostenere i sistemi di sementi dei contadini, e devono promuovere l’agrobiodiversità e l’uso dei semi dei suddetti. 7. Gli Stati devono prendere delle misure appropriate per assicurare che la ricerca e lo sviluppo agricoli includano i bisogni dei contadini e delle altre persone che lavorano in zone rurali, e per assicurare una loro attiva partecipazione alla definizione delle priorità e nell’effettuazione di attività di ricerca e sviluppo agricoli, prendendo atto della loro esperienza, e devono aumentare gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo delle colture e dei semi orfani che rispondano ai bisogni dei contadini e delle altre persone che lavorano in zone rurali. 8. Gli Stati devono far sì che le politiche sulle sementi, sulla protezione della varietà vegetali e le altre leggi di proprietà intellettuale, i sistemi di certificazione e le leggi sulla commercializzazione delle sementi rispettino e prendano in considerazione i diritti, i bisogni e le realtà dei contadini e delle altre persone che lavorano in zone rurali”.

Le NGT quindi si configurano come un attentato all’agricoltura biologica e ai diritti dei contadini. Tutto ciò in violazione anche di una sentenza della Corte di giustizia europea che, su richiesta dell’organizzazione contadina francese Confédération paysanne, ha stabilito, nel 2018, che la normativa relativa agli OGM deve applicarsi agli organismi ottenuti per mutagenesi (Organisms obtained by mutagenesis are GMOs and are, in principle, subject to the obligations laid down by the GMO Directive (europa.eu).

La proposta approvata dalla Commissione europea il 5 luglio scorso (https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-11592-2023-INIT/en/pdf)  va purtroppo in senso contrario a tale saggia decisione sottraendo alla disciplina vigente per gli OGM le cosiddette NGT ed aprendo le porte anche alla brevettabilità di elementi naturali. Il panorama delle posizioni dei vari Stati europei appare tuttavia alquanto frastagliato al riguardo e non è detto che il Consiglio la approvi senza apportare significative variazioni. Purtroppo il governo italiano, nonostante le dichiarazioni di principio sulla sovranità alimentare, appare schierato nel fronte degli Stati più possibilisti in materia e nel frattempo ha anche aperto le porte alla sperimentazione in pieno campo di questi prodotti.  (Il Decreto Siccità passa alla Camera. I nuovi OGM entrano nei campi italiani – (croceviaterra.it).

Occorre quindi vigilare affinché non si abbia un accoglimento delle richieste delle lobby agroindustriali citate, che comporterebbe, per i motivi accennati, un grave arretramento nella lotta per un’agricoltura sana, da tutti i punti di vista.


Fabio Marcelli è giurista internazionale e Copresidente del Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia

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martedì 18 aprile 2023

Altro che lotta alla denatalità: questa classe politica ci sta portando verso l’estinzione – Fabio Marcelli


Ottima iniziativa del Fatto che al tema demografico ha dedicato l’ultimo numero di Millennium. Chiunque abbia anche solo un minimo a che fare coi giovani capisce perfettamente perché la scelta di riprodursi sia oggi considerata a forte rischio o addirittura del tutto impraticabile da moltissimi tra di loro.

Alla radice di questa situazione c’è un Paese, il nostro, che costituisce, anche sul piano demografico, il fanalino di coda di un’Europa la cui quota sulla popolazione mondiale si avvia a scendere ulteriormente, nei prossimi dieci o quindici anni, dal sette al cinque per cento. E non si tratta solo, né principalmente di riduzione della fertilità, specie maschile, per effetto dell’inquinamento ambientale, idrico o alimentare, fattore che pure ha un suo peso non trascurabile. Si tratta di una scelta politica precisa che passa attraverso la precarizzazione del lavoro, l’aumento della povertà e della miseria e anche il rifiuto esplicito e consapevole di modulare gli strumenti di intervento sul reddito in modo tale da favorire le famiglie numerose. Per non parlare delle crescenti difficoltà di accesso all’alloggio e ai servizi sociali in genere.

Di queste politiche è pienamente responsabile il governo postdraghianfascista della signora Meloni, che pur di ottenere i voti ha ingannato gli italiani facendo loro credere che avrebbe svolto politiche volte a promuovere i loro diritti, tra i quali quelli a farsi una famiglia e a procreare. Occorre però riconoscere che la Meloni non sta facendo altro che perpetuare, aggravandola, una situazione preesistente. Una tendenza alla denatalità che ha senza dubbio la sua causa scatenante nell’assoluta insicurezza sul futuro, sia prossimo che remoto, cui sono consegnati i giovani, in un Paese dominato da gerontocrazie mediamente autoreferenziali, egoiste e interessate esclusivamente alla salvaguardia dei propri privilegi e sempre più smaccatamente prive di ogni progetto di sviluppo nazionale degno di questo nome.

Si aggiunga l’ulteriore fattore di accresciuta inquietudine costituito dalla proiezione su scala nazionale delle angosciose problematiche globali, dall’incombere della guerra atomica determinato dalla scelta delle oligarchie occidentali di perseguire in modo irresponsabile l’escalation nel conflitto ucraino, al rifiuto di promuovere in modo adeguato le fonti energetiche alternative per ribadire il primato del fossile in omaggio ai veri playmaker della politica italiana in questo campo, primo fra tutti l’Eni.

Su questo secondo cruciale terreno si è rivelata la natura odiosamente repressiva della destra al governo che invece di predisporre soluzioni adeguate in grado di garantire l’esistenza delle future generazioni, propone misure punitive del tutto sproporzionate di forme di lotta come l’imbrattamento dei palazzi del Potere, enormemente meno nocive del cambiamento climatico che questa classe dominante corrotta, incapace e menefreghista non vuole ne sa affrontare e che ci costerà sempre più fino alla desertificazione imminente di settori sempre più vasti del nostro Paese.

È quindi questa classe dominante da mandare via quanto prima sostituendola col governo democratico del popolo la vera responsabile della denatalità che ci porta verso la progressiva estinzione degli italiani. Essa infatti non è in grado e neanche è interessata a tentare strade che consentano la salvaguardia del tessuto umano esistente, sia con adeguate politiche sociali che con le necessarie politiche ambientali. Basti pensare che i tanto strombazzati fondi del mitico Pnrr che la Pubblica amministrazione, devastata a sua volta da decenni di tagli en privatizzazioni, sia a livello nazionale che locale, confessa oggi di non saper spendere, finiranno per essere dirottati, sempre che l’Unione europea vi consenta, direttamente alle imprese che li useranno per i propri scopi. Tutti capiscono che razza di sostenibilità ambientale ci preparano queste ultime, sotto forma di ponte sullo stretto di Messina o di altre iniezioni di soldi a fondo perduto in un sistema industriale in gran parte privo di ogni vocazione all’innovazione socialmente e ambientalmente significativa.

Per finire, il settore dei migranti, dal quale è venuta l’unica risposta efficace alla denatalità, è a sua volta piagato da politiche per nulla attente all’integrazione, come dimostrato dal persistente rifiuto di concedere il sacrosanto diritto alla cittadinanza italiana a milioni di migranti di seconda e ormai anche terza generazione.

In conclusione le politiche del governo Meloni, vero continuatore della micidiale Agenda Draghi, stanno condannando il popolo italiano a una crescente denatalità e abbiamo a ben vedere imboccato ormai il cammino dell’estinzione, alla faccia delle balle dei finti sovranisti divenuti i più zelanti servitori del Capitale e della Nato.

da qui

martedì 22 dicembre 2015

McDonald’s, la dittatura del cibo che fa male al mondo – Fabio Marcelli

Un nuovo crimine delle multinazionali! Di ritorno in questo bellissimo Paese dopo oltre diciotto anni di assenza, mi rendo conto di un fatto purtroppo incontrovertibile: la stazza media dei cilenie, peggio ancora, delle cilene, è incontrovertibilmente aumentata.
Secondo una tesi, cui mi sento di aderire, tale deplorevole fenomeno sarebbe dovuto più che altro alla diffusione del junk food in stile yankee, qui noto come comida chatarra, peraltro attestato dal profluvio di McDonald’s & C. che spuntano come funghi ovunque arrecando anche un danno estetico ed olfattivo all’ambiente circostante.
Tanto più deplorevole, tale fenomeno, se pensiamo che ci troviamo in un Paese di grandi tradizioni gastronomiche, attestate fra l’altro dall’ottimo padiglione allestito in sede Expo che ebbi occasione di visitare in ottobre: dal leggendario curanto di Chiloé all’incantevole empanada de pino, dal classico pastel de choclo agli strepitosi frutti di mare a tanti altri piatti e specialità. Per non parlare della frutta e della verdura di grande qualità e varietà che vengono esportate in tutto il mondo. Niente da fare, pare che buona parte dei Cileni preferisca ingozzarsi di hamburger e patatine fritte. Ed ecco i risultati: la stazza media aumenta incontrovertibilmente e ciò non è affatto segno di buona salute. Tanto più che, come avevo segnalato oltre tre anni fa, l’obesità sta diventando un problema globale.
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Visto da qui, dagli antipodi, in effetti, quello della diffusione incontrastata del junk food appare certamente unfenomeno mondiale, che non risparmia neanche gli Stati apparentemente più lontani dall’american way  of life. Ovviamente da quello dei poveracci visto che i ricchi, anche e soprattutto negli Usa, sono oggi più che mai salutisti e al tempo stesso raffinati. Del resto se lo possono permettere.
Non bisogna tuttavia ritenere che una dieta diversa, più ricca e meno nociva, debba necessariamente costare molto. A condizione beninteso dell’esistenza di politiche pubbliche volte a garantire insieme il diritto all’alimentazione sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo, la biodiversità, la diversità culturale e la sovranità alimentare, tutti peraltro elementi fra loro indissolubilmente legati.
Proprio quello che, ahinoi, manca un po’ dappertutto e in mancanza di tali politiche si erge incontrastata la dittatura del mercato, sub specie di grandi imprese multinazionali operanti nel settore dell’alimentazione, quali per l’appunto McDonald’s e simili, la gente ingrassa e si ammala, l’effetto serra indotto dai grandi allevamenti aumenta e l’ambiente deperisce.
Non mancano analisi dettagliate del modo in cui tutto ciò avviene. Quello che manca è la volontà politica di cambiare strada.Un po’ come avviene per le famiglie assuefatte ai cibi pronti. Nel caso dell’industria alimentare tuttavia non si tratta di mera pigrizia. C’è un dato culturale e politico di cui tener conto: la malsana credenza secondo la quale il sistema economico va lasciato in pace dato che ad ogni modo è l’unico possibile o comunque il migliore e che ogni tentativo di percorrere una strada diversa è destinato al fallimento e a provocare problemi ancora più gravi. Quello che si potrebbe definire il “fatalismo neoliberale”.
E che risulta irrimediabilmente sbagliato specie in un settore strategico come quello dell’alimentazione in cui si incrociano molteplici considerazioni relative alla tutela della salute e a quella dell’ambiente, ma anche altri fattori quali l’identità culturale e la stessa autonomia politica (un popolo che non possa disporre pienamente delle sue fonti di nutrimento è ben più suscettibile di essere asservito o indotto a votare in un certo modo, basta rallentare adeguatamente il flusso degli alimenti o magari quello del dentifricio e della carta igienica, non mancano esempi anche molto recenti di evenienze del genere, e a quanto pare funziona).
E’ quindi necessario ed urgente, in tutto il mondo, ripensare attentamente e ricostruire dalle fondamenta le politiche pubbliche relative all’alimentazione anche per renderle coerenti con i principi e le norme del diritto internazionale relativi ai settori menzionati, i quali fra l’altro richiedono che il cibo presenti determinati requisiti qualitativi oltre che quantitativi.
Per cominciare, si potrebbero requisire i locali che ospitano i fast food delle multinazionali, per destinarli a piccole e medie aziende autogestite che pratichino agricoltura, allevamento e gastronomia sostenibili. Ai prevedibili reclami opposti dai giganti dell’alimentazione si potrebbe replicare sostenendo, a ragione, il valore incomparabilmente superiore dei beni ed interessi che esse ledono quotidianamente con la loro azione devastatrice.
Ma è solo uno di tanti possibili esempi. In attesa di possibili articolazioni occorre confermare il seguente assunto di carattere generale: in mancanza di nuovi soggetti pubblici in grado di praticare nuove politiche pubbliche in grado di tutelare efficacemente valori e interessi globali, questa umanità sarà inevitabilmente destinata alla fame e/o alla sovralimentazione, due facce della stessa ormai logora ma pur sempre dominante medaglia, peraltro in un medesimo contesto di degrado ambientale ed umano.