Visualizzazione post con etichetta Mariano Turigliatto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mariano Turigliatto. Mostra tutti i post

sabato 21 marzo 2026

Un’inchiesta rivela il buco della sanità piemontese. Più si sale peggio va - Mariano Turigliatto

 

Un giornalista, Stefano Rizzi, e un giornale on-line, lo Spiffero, fanno il loro mestiere e pubblicano un resoconto, numeri alla mano, dell’agghiacciante situazione della sanità piemontese dopo quasi nove anni della “Cura Cirio“, ora delegata all’assessore Riboldi dopo cinque anni di Icardi. Meno male che c’è ancora qualcuno che lo fa, visto il clima da calma piatta prima della bufera nel quale sguazza anche un’opposizione da strapparsi i capelli.

Tuttavia nemmeno il più disincantato studioso delle malefatte del centrodestra avrebbe immaginato che il direttore del giornale fosse chiamato a difendere l’operato, suo e del giornalista, di fronte alle pressioni che vengono addirittura dai ministeri romani per ridurre al silenzio l’informazione libera. Invece pare che sia successo stando a quanto riferisce il direttore dello Spiffero senza troppe remore. Il coraggio è una merce rarissima, perciò vale la pena di raccontare questa storia. Fa il paio a mio avviso con i dossier genovesi commissionati da Bucci a danno del Secolo XIX, del “solito sistema clientelare” per far vincere il Sì e di chissà quanti episodi che non arrivano alle cronache perché c’è chi si piega prima.

La sanità piemontese è un pozzo senza fondo che neanche nei romanzi horror, prestazioni di eccellenza e sciatteria senza limiti, in un allegro caos che demotiva il personale che vorrebbe fare il lavoro per cui è pagato e premia spesso i fedeli, e quelli della corrente giusta, a scapito dei bravi. Più si sale e peggio va, come ho diffusamente raccontato in post passati. Di ospedali nuovi neanche l’ombra, consulenze come se non ci fosse un domani, piani finanziari sballati e gare bloccate sine die per impossibilità di aggiudicazione. Le liste d’attesa spingono i pazienti con qualche soldo rimasto verso la sanità dell’intramoenia, le case di comunità nascono col contagocce e spesso per finta, festeggiano gli ambulatori privati verso i quali vengono dirottate tutte le prestazioni, anche quelle di base che più non si può. Cresce senza controllo il debito della Regione, lo dicono i dati comunicati ufficialmente dai direttori generali della sanità per l’anno in corso.

Quasi un gioco da ragazzi per il giornalista mettere in fila i numeri del disastro. Li elenca in un articolo annunciandoci che il debito previsto per il 2026 dai direttori generali di ASL e ASO si avvicina al miliardo di euro; basterebbe molto meno per rendere inevitabile il commissariamento della Regione da parte del MEF, quindi la preoccupazione è forte. Il tutto mentre in Tribunale è in svolgimento il maxi-processo per l’ammanco della Città della Salute e non passa giorno senza che emergano fatti sconcertanti. Intanto si apprende che la Regione stanzia di corsa 203 milioni per coprire le maggiori spese sanitarie del 2025, ovviamente togliendo i soldi da altri capitoli del suo bilancio. Non basta, i Bilanci 2024 e 2025 sono ancora alla firma del direttore della sanità regionale, dopo che consulenti strapagati ne hanno certificato oggi la correttezza per essere smentiti domani dai periti del Tribunale. Facile immaginare il panico che deve circolare fra gli alti papaveri della sanità regionale.

L’assessore Riboldi replica immediatamente con un video che, invece di smentire, conferma; soprattutto che non ha ancora dimestichezza con i bilanci del suo assessorato, così che confonde poste e annualità di esercizio. Il giornalista non ci sta e risponde con i numeri a quella che definisce “propaganda da cinegiornale” dell’assessore. Il titolo del suo articolo non lascia spazio all’immaginazione: “Profondo rosso nei conti della Sanità, per l’assessore è solo ‘fantasia’”. Essere solidali con giornali e giornalisti dalla schiena dritta vuol dire anche raccontare queste storie. Però i centrodestri sono davvero ammalati di presunzione per non immaginare la reazione di un giornale, a volte molto vicino a loro, ma riferimento per una bella parte di opinione pubblica piemontese proprio per la sua autonomia.

da qui

sabato 22 febbraio 2025

La propaganda spaventa 60 milioni di persone per l’accoglienza di 20mila minori stranieri - Mariano Turigliatto


A volte la percezione è davvero lontana dalla realtà, quando poi si parla di immigrazione la forza della propaganda della paura finisce per annebbiare perfino le menti più lucide. Prendiamo il caso dei minori stranieri non accompagnati (MSNA). Dei loro viaggi sappiamo parecchio, per fortuna c’è chi li racconta. Meno sappiamo delle loro storie in Italia, del loro percorso verso la maggiore età, dell’impatto con le istituzioni, insomma della loro accoglienza. Per questo sono particolarmente preziosi i dati dell’ultimo rapporto semestrale di approfondimento rilasciato dal Ministero del lavoro e delle Politiche sociali. Cominciamo dal “particolare”.

Tra i MSNA ci sono anche gli ucraini: si tratta di minori emigrati diversi dagli altri. Tanti hanno con sé un genitore – quindi non figurano nei numeri perché non sono MSNA -, altri stanno con chi li ha accolti o ospitati. In questo caso hanno un tutore e sono classificati come MSNA. Il 96% dei minori ucraini è collocato presso soggetti privati, il 67% delle famiglie ospitanti sono parenti (in particolare nonni e zii) e per il restante 33% si tratta di altre famiglie ospitanti senza legami di parentela.

Nel febbraio 2022, la Russia invade l’Ucraina, scoppia la guerra e cominciano da subito gli arrivi di MSNA anche in Italia. A luglio dello stesso anno sono già 7.000 circa. Già da agosto 2022, i nuovi ingressi di minori provenienti dall’Ucraina vanno riducendosi, 200 minori al mese. Meno di quanti fanno ritorno in patria o diventano maggiorenni. Così il 31 dicembre 2023 i MSNA ucraini presenti in Italia sono scesi a 4.131. Un anno dopo la presenza dei MSNA ucraini in Italia si è ancora assottigliata arrivando a 3.503 unità, pari al 18,8% del totale dei MSNA (18.625). La popolazione dei minori ucraini presenti in Italia si caratterizza per un marcato equilibrio di genere e un’età prevalente compresa tra i 7 e i 14 anni; appartiene a tale fascia di età oltre il 56% delle minori di origine ucraina (1770) e il 54,4% dei maschi (1733). L’età media più bassa e l’abitudine a studiare ne ha favorito l’inserimento scolastico – primarie e secondarie si sono spesso attrezzate per accoglierli garantendo loro la normale frequenza scolastica, fra le 30 e le 40 ore settimanali.

Poi ci sono tutti gli altri MSNA. Il 31 dicembre 2024 erano 18.625 (avete letto bene! scommetto che pensavate che fossero almeno 10 volte tanto), così distribuiti: 12.780 (68,6%) arrivano dall’Africa, 1,407 (7,6%) dall’Asia, 4.385 dall’Europa dell’Est (Ucraini e Albanesi), 49 dalle Americhe. Per più della metà sono collocati in strutture nel Meridione, il 36% al Nord e il 13% nelle regioni del Centro. Sono 420 i MSNA extra-europei di genere femminile. Nel 2024 sono state 2030 le domande di protezione internazionale di MSNA che provengono da paesi “a rischio”, in guerra o afflitti da instabilità politica tale da mettere a repentaglio la loro vita. Al 35% dei richiedenti il permesso di soggiorno per asilo è stato rifiutato.

Il 78% dei MSNA ha più di 16 anni, i maschi sono quasi il 90%, le femmine sono mediamente più giovani (fra i 7 e i 14 anni). Agli ultrasedicenni, in prevalenza poco o per niente scolarizzati, lo Stato italiano garantisce 8 ore di scuola alla settimana, prevalentemente per imparare la lingua, erogate nei CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti). Dato che l’offerta è insufficiente, nelle zone urbane fioriscono attività di volontariato, più o meno strutturate, per integrare la pratica e la conoscenza della lingua.

Il boom degli ingressi di minori si è avuto nel 2023 (23.226, compresi i 7000 ucraini), nel 2024 sono calati drasticamente: 10.000 MSNA sbarcati in meno, 4.000 in meno quelli ritrovati sul territorio. Anche nell’anno appena finito, gli ingressi di MSNA da sbarchi sono circa 8.000, i rimanenti 6900 da porti, aeroporti e valichi. Nel 2024 sono quasi del tutto terminati gli arrivi di minori ucraini e sono iniziati i rientri in patria.

Nel corso del 2024 sono usciti dal sistema di accoglienza 20.859 MSNA a fronte dei 14.900 circa arrivati. Per più del 62% dei casi l’uscita è dovuta il compimento della maggiore età, mentre il 35% è costituito dagli allontanamenti volontari: minori che scappano o che vanno all’estero per ritrovare conoscenti, amici e famigliari. Il rimanente 3% degli eventi di uscita è quasi tutto da accreditare al rientro in patria dei minori ucraini.

La prima riflessione è come sia possibile che un paese di quasi 60 milioni di abitanti si spaventi di fronte alla necessità di provvedere a circa 20mila ragazzi (mille per regione, uno ogni 30mila Italiani) da controllare, aiutare, istruire e mettere all’onor del mondo. La seconda è cosa ne sarà degli/delle ucraini/e (quanti sono?) che, diventati maggiorenni, non sono rientrati nel loro paese e che stanno sparendo dai servizi del sistema di protezione nazionale.

La sensazione è che i MSNA allo sbando servano a distogliere l’attenzione: come pensare (seriamente) che le donne corrano più rischi, quando il rosario è quello dei femminicidi quasi quotidiani? Gli anziani, perfino quando sono valenti imprenditori, non sono forse più minacciati dalle truffe telefoniche che dai piccoli reati a opera di giovani italiani e anche qualche giovane immigrato? Ecco, la propaganda efficace e martellante è riuscita a penetrare così profondamente nelle nostre teste da farci prendere lucciole per lanterne.

da qui