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martedì 8 aprile 2025

Mi disturba sentire che Gaza ha ‘risvegliato le coscienze’: dov’eravate prima? Questo non doveva succedere - Dalia Ismail

La verità è che non basta indignarsi quando il sangue scorre in diretta. Non basta condividere un post o dichiararsi “più consapevoli”


Una delle cose che più mi disturbano – e che sento ripetere sempre più spesso con inquietante leggerezza – è l’idea che ciò che sta accadendo a Gaza abbia finalmente aperto gli occhi al mondo su quello che subisce il popolo palestinese da un secolo. Come se ci fosse stato bisogno di un numero infinito di morti, in pochissimo tempo, uccisi nei modi più inimmaginabili, con ospedali e scuole carbonizzati, intere famiglie annientate, e la vita a Gaza completamente cancellata… per risvegliare una coscienza globale. Come se questo, in fondo, fosse servito per capire che qualcosa non andava.

E invece no. Questo non doveva succedere. Nessuno avrebbe mai dovuto pagare un prezzo simile perché tu – spettatore distratto, magari benintenzionato, ma silente – ti decidessi a prendere posizione.

Mi chiedo spesso dove foste prima. Quando le demolizioni di case, le incarcerazioni arbitrarie, le torture inflitte ai bambini, i blocchi, gli assedi e le umiliazioni quotidiane spezzavano la vita dei palestinesi, giorno dopo giorno. Non è vero che oggi è “più atroce” di prima: è solo più concentrato, più visibile, e più difficile da nascondere. Ma la violenza c’era già. Da un secolo.

Il problema è che per troppo tempo i media occidentali – con rare eccezioni – hanno deliberatamente nascosto tutto questo, piegandosi alla narrazione israeliana, oscurando le voci palestinesi, contribuendo a costruire una percezione distorta della realtà. Non è stata disattenzione: è stata complicità.

Ora vi mobilitate. E va bene. Ma non raccontatevi la favola della “nuova consapevolezza”. Non è consapevolezza ciò che vi muove, è disagio. È il peso del silenzio che non potete più sopportare, è il senso di colpa, è la vergogna. Non l’empatia vera. E comunque è tardi. Troppo tardi per noi.

Se io dicessi che gli attentati dell’ISIS in Europa hanno avuto il “merito” di far capire al mondo le conseguenze devastanti dell’invasione americana dell’Iraq e della distruzione della Siria, sarebbe uno scandalo. E giustamente. Perché nessuna atrocità può mai essere definita necessaria per aprire gli occhi. Nessuno è sacrificabile per risvegliare qualcun altro.

La verità è che non basta indignarsi quando il sangue scorre in diretta. Non basta condividere un post, cambiare immagine del profilo o dichiararsi “più consapevoli” quando la realtà diventa troppo cruda per essere ignorata. La solidarietà vera non è una reazione, ma una scelta. Una scelta continua, che costa, perché stare dalla parte degli ultimi della terra non è mai comodo. Non è lo è mai stato nella storia.

La solidarietà vera è responsabilità. Di imparare a riconoscere i meccanismi che rendono certe vite sacrificabili, certe notizie censurate, certe violenze normalizzate. È da lì che si parte. Non per salvarsi la coscienza, ma per smettere – finalmente – di essere attivamente complici.

da qui

mercoledì 19 febbraio 2025

Gaza Beach - Ascanio Celestini

 

Sabato 1 febbraio stavamo sul palco della sala Petrassi all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. Raccontavamo storie di persone travolte dalla guerra in Palestina, in Libano. Abbiamo cercato di bilanciare un po’ questa brutta maniera di raccontare il mondo sempre attraverso i potenti e la loro versione. Con le storie di Fabio Tonacci abbiamo portato in scena Abdel che scappa dal suo appartamento che sta per essere bombardato, Shahad che ha una storia triste, ma un nome bellissimo. Ziad ci ha detto che significa “arnia che trabocca miele”. Abbiamo raccontato le ultime ore di vita di Hind la bambina di cinque anni che si faceva le corone di cartone e le colorava con il pennarello.

Poi apriamo il giornale e leggiamo le dichiarazioni di questo imbecille.

Mi fa ricordare la poesia che scrisse Piero Calamandrei in risposta alle dichiarazioni di Albert Kesserling. Il nazista (noto per essere responsabile, di numerosi crimini di guerra, dalle “Fosse Ardeatine” a “Marzabotto”…, ndr) tornò in Germania e fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi. Dichiarò pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che, anzi, gli italiani dovevano fargli un monumento.

 

La poesia dedicata Trump, di seguito quella scritta da Calamandrei.

L’avrai
mister Trump, la spiaggia che pretendi
dai palestinesi
ma su quale sabbia camminerai
a deciderlo tocca a noi.

Non con la polvere dei quartieri straziati
dalle vostre bombe,
non con la terra delle fosse comuni
dove i nostri figli riposano senza nome.
Sulla sabbia di questa spiaggia,
sulla “riviére” come l’hai chiamata,
ci soffierà un vento cattivo che non fa rumore.

Perché questo è silenzio dei torturati
più duro d’ogni macigno.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
Resistenza.


Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
Resistenza.

https://comune-info.net/gaza-beach/