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mercoledì 24 gennaio 2024

Apologia del vandalismo nonviolento

 

La giustizia è di classe, forte coi deboli: debole coi forti, debole coi ricchi: forte coi poveri, debole con i ladri specie se politici, debole con gli inquinatori: forte con gli inquinati. Forte con gli inquinati: repressiva contro gli ambientalisti. A cui è concessa tutta la libertà di lamentarsi ma… 

giovedì 21 settembre 2023

Milano: attivisti di Extinction Rebellion perquisiti in casa, avevano attaccato dei volantini alla RAI

 

Ieri, alle 7 del mattino, due attivisti di Extinction Rebellion sono stati perquisiti nelle loro abitazioni da diversi agenti di polizia. Perquisizioni corporali, sequestro di cellulari e pc, e la notifica della denuncia per imbrattamento: tutto questo per aver incollato alcuni mesi fa, con acqua e farina, alcuni volantini alla sede di RAI Pubblicità SpA.

Alle sette di ieri mattina, 19 settembre, gli agenti della polizia di Milano e Pavia si sono presentati presso le abitazioni di due attivisti di Extinction Rebellion per eseguire una perquisizione e consegnare denunce per imbrattamento. Sono state eseguite anche perquisizioni corporali, perquisizioni delle auto e a entrambi sono stati sequestrati i telefoni e i personal computer. “Sono entrati in casa e hanno iniziato a spostare tutto quanto – dichiara Skar – Hanno perquisito anche la mia macchina e ho potuto andare in bagno solo scortata. Tutto questo per aver attaccato con acqua e farina, cinque mesi fa, dei volantini in una sede RAI di Milano, per chiedere un’informazione libera dalle multinazionali del fossile”.

I reati appaiono sproporzionati rispetto ai fatti contestati. Infatti Enrico e Skar, il 14 aprile, avevano semplicemente incollato alcuni manifesti, con farina e acqua, alle vetrate della sede di RAI Pubblicità S.p.A. di corso Sempione. L’obiettivo dell’azione era esortare la RAI a dare un’informazione più completa e capillare sulla crisi ecoclimatica e a rivedere i propri legami con ENI, azienda che continua ad investire nell’estrazione di petrolio e gas, ma che attraverso pubblicità e sponsorizzazioni contribuisce ai bilanci della televisione pubblica italiana. Sponsorizzazioni delle quali non è noto l’ammontare. Nel gennaio 2022, sollecitata dal quotidiano Domani sulla sponsorizzazione di ENI per il Festival di Sanremo, la Rai aveva ritenuto di non rendere noto la cifra della sponsorizzazione a sei zampe.

Non è la prima volta che a Milano accade un episodio simile. A maggio 2022, diversi agenti delle forze dell’ordine hanno perquisito e denunciato alcuni studenti delle scuole superiori, in seguito alle manifestazioni contro le morti dell’alternanza scuola-lavoro, e alcuni attivisti di Fridays For Future, per aver scritto “Il gas fossile uccide” presso una sede di Gazprom. “Quello che stiamo osservando in tutta Italia nei confronti dei movimenti climatici, è un uso improprio del codice penale” – dichiara Anna – “Reati pensati per colpire la criminalità organizzata o chi distrugge opere d’arte e il paesaggio, sono strumentalmente rivolti contro attivisti che pongono in essere azioni non violente e sempre reversibili per portare l’attenzione sulla gravità della crisi ecoclimatica”. L’inasprimento della repressione nei confronti degli attivisti climatici è una tendenza in atto in tutta Europa e sotto la lente dell’ONU. Il 13 aprile, l’inviato speciale per i difensori dell’ambiente, Michel Forst, nel corso di un convegno organizzato a Torino da Amnesty International ha dichiarato: “La repressione sta diventando la risposta più facile al dissenso” e ha continuato “Bisogna comprendere le cause per cui si decide di andare contro la legge. Alle volte, i giudici si concentrano sull’azione in sé e non sulle ragioni profonde che la muovono”.

In un mondo sempre più esposto agli effetti della crisi climatica, si può scegliere se dare risposte politiche adeguate o se reprimere chi porta una voce di allarme e dissenso. In Italia, ancora una volta, la risposta sembra chiara.

da qui

sabato 16 settembre 2023

Attivisti schedati a Mantova. Se Eni sponsorizza l’evento non si può protestare - Ferdinando Cotugno

 

Al Festivaletteratura un esponente di Fridays for Future è stata fermata e identificata. Voleva mostrare due cartelli durante un incontro organizzato dalla società petrolifera

Non capita tutti i giorni di essere protagonisti di un episodio che porterà a un’interrogazione parlamentare. È una piccola storia senza conseguenze, però utile per capire il rapporto complesso, e non sempre limpido, tra alcuni dei principali eventi culturali italiani ed Eni, che finanzia e presidia molte di queste manifestazioni, dal festival di Sanremo in giù.

Non è un dibattito solo italiano, nel Regno Unito istituzioni come British Museum, Tate, Royal Opera House, dopo anni di pressioni dei movimenti per il clima, hanno deciso di rinunciare alle sponsorizzazioni di BP (ex British Petroleum). L’episodio è accaduto al Festivaletteratura di Mantova. Come contesto, da tempo in città e anche negli ambienti interni del festival c’è un dibattito sull’opportunità di mantenere la sponsorizzazione di Eni.

Intanto però l’azienda rimane il primo finanziatore e ottiene in cambio il palco principale (quello dei premi Nobel) tutto per sé per un evento, durante il quale domenica è stato impedito dalla polizia a un’attivista di Fridays for Future, Sofia Pasotto, di mostrare due cartelli.

A Sofia Pasotto, attivista dei Fridays for future, è stato impedito di mostrare i cartelli di protesta

La ragazza era da sola, era anche ospite e speaker del festival. Sui cartelli c’era scritto «Ma non sentite il caldo» e «People over profit», non esattamente l'immagine della sovversione, eppure è stata bloccata e identificata dalla Digos, circondata da sei poliziotti, cartelli requisiti.

Io ero presente. Non esattamente rassicurato dall’immagine di sei poliziotti intorno a una ragazza mi sono avvicinato. Risultato: identificato anche io, senza un motivo apparente che non fosse la mia vicinanza ai cartelli rivoluzionari. L’identificazione è stata brusca e non esattamente piacevole, corredata da una frase sessista nei confronti di Pasotto, la cosa si è risolta in poco tempo, quello di permettere all’evento di finire, e ognuno per la sua strada.

Pasotto ha raccontato la storia sui suoi canali social e due giorni dopo la deputata di Alleanza verdi sinistra, Eleonora Evi, ha annunciato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’interno Matteo Piantedosi, dicendosi «incredula di fronte alla vicenda che ha coinvolto la giovane attivista di Fridays For Future, fermata, identificata e trattenuta dalla questura di Mantova per aver portato con sé dei cartelli critici nei confronti di Eni, sponsor dell’evento, e del greenwashing che sistematicamente mette in atto».

LA RISPOSTA DEL FESTIVAL

«Siamo stupiti dal clamore che sta prendendo questa cosa, ci rendiamo conto che è stato spiacevole, ma con Sofia abbiamo costruito una serie di eventi, durante i quali ha potuto esporre i suoi cartelli e le sue idee senza limitazioni», ha risposto Alessandro Della Casa, vicepresidente del direttivo del festival.

Una presa di posizione non esattamente forte, per un evento che coltiva l’immagine di spazio di libertà, invitando autrici e autori dissidenti nei loro paesi per le cause più varie. Purtroppo c’è sempre un livello in cui il dissenso va bene, finché non rovina la festa dello sponsor.

C’è da chiedersi cosa ne penseranno gli ospiti di Eni, Brunori Sas, Paola Maugeri, Neri Marcorè che, ignari di tutto quello che succedeva in fondo alla sala, parlavano (non sono riuscito a seguire benissimo, causa Digos) di musica e filastrocche.

Ed è questo il punto chiave della contraddizione. Il festival di Mantova è uno spazio generalmente libero, sia io che Sofia abbiamo potuto esprimere senza censura il nostro punto di vista negli altri luoghi e palchi, anzi, il Festivaletteratura da tempo ha puntato sul tema dei cambiamenti climatici, invitando divulgatori ed esperti. E quindi io immagino un frequentatore del festival che di incontro in incontro raccoglie informazioni su un quadro sempre più allarmante.

Poi va all’evento di una delle principali aziende di combustibili fossili al mondo e in quell’evento si parla di filastrocche. Letteralmente: il mondo brucia ed Eni fischietta. Chiunque dica il contrario: polizia. «Eni ci teneva a mostrare il suo lato culturale», dicono dal festival, ma Eni non è Warner Music. E forse sarebbe stato più interessante per il pubblico ascoltare l’altro lato di questa storia, anche nei termini dell’azienda, con le sue metriche e le sue difficoltà a fare una transizione necessaria ma non facile.

NON SOLO MANTOVA

Non succede solo a Mantova, è una contraddizione in cui si trova buona parte dell’industria degli eventi culturali alla prese con uno sponsor così importante, ricco e non facile da gestire (per non parlare dei giornali, ovviamente, ma questa è un’altra storia).

Al festival della Comunicazione di Camogli, altra manifestazione di cui Eni è sponsor, una ricercatrice in psicologia del clima all’Università di Trento è intervenuta durante un incontro con Erika Mandraffino, responsabile comunicazione esterna di Eni, per chiedere conto di argomenti non trattati nell’intervista (la multa per greenwashing). È un caso un po’ diverso da quello di Mantova, non è intervenuta la polizia, l’interruzione della contestatrice è stata pacata ma poco ortodossa, visto che non erano previsti interventi dal pubblico. Comunque, dopo una breve risposta di circostanza di Mandraffino, la donna è stata fatta uscire.

La società, interrogata su quanto accaduto a Mantova, ha risposto che «Eni sostiene totalmente la libertà di espressione e di critica, che sono valori fondanti della cultura aziendale. Non siamo nella posizione di commentare le ragioni dell’intervento delle forze di polizia, che sono basate su fattori di ordine pubblico che certamente non dipendono da Eni che tuttavia ribadisce fermamente il proprio impegno per la transizione energetica e il rispetto degli obiettivi annunciati al mercato e agli stakeholder».

da qui

domenica 15 novembre 2020

Chi è stato a stare zitto? - Dario Cambiano

Nel 1950, quando qualche campanello già cominciava a trillare, non riesco a immaginare chi ha aspettato senza dare l’allarme; ma facciamo che andiamo avanti fino al fatidico 1972, quando è uscito il famoso “rapporto sui limiti dello sviluppo” (o rapporto Meadows): io ero gagno, andavo alle elementari, quindi mi chiamo fuori. Ma chi aveva letto quei dati non poteva pensare che non stesse succedendo nulla.

Vi faccio vedere:



Se non vi è chiaro vi faccio vedere un’altra tabella:


Ecco, adesso dovreste aver capito. Nel 1970 siamo arrivati a 3 miliardi e 600 milioni, con un incremento di quasi il 50 per cento rispetto al 1950 (2 miliardi e mezzo).

Chi è che non ha lanciato un terrificante grido di allarme? Ma soprattutto, perché non lo si è lanciato?

Perché pensavamo di starci tutti (tutti noi umani, naturalmente)? Perché  nessuno aveva ancora misurato il diametro della terra e calcolato la sua superficie (dubito)? A proposito, sapete qual è la superficie globale delle terre emerse? 149.450.000 kmq. Facciamo 150 milioni, dai che facilita le operazioni.

Dividete la nostra bella terra (quella calpestabile, intendo, gli oceani sono tre volte tanto ma sconsiglierei di viverci stabilmente) per 2 miliardi e mezzo di persone. Fa 59.000 metri quadri a testa. Wow, fico! Sei ettari a testa, mica male, forse ci stanno anche i cinghiali e un paio di renne. Ma adesso proviamo a dividere questa nostra martoriata terra per sette e mezzo (i miliardi che siamo): fa poco meno di 2 ettari a testa. Ops. In settant’anni abbiamo dovuto cedere ai nostri fratelli i due terzi del nostro spazio. Ma resta sempre un bello spazio, sono quasi 4 campi da calcio, ci si mette quasi un quarto d’ora a passeggiare lungo il perimetro

Bene, che si fa? A casa di chi estraiamo il petrolio? A casa di chi invece prendiamo l’acqua? A casa di chi mettiamo le tangenziali, le ferrovie, le autostrade, gli aeroporti, le gigantesche Ikea e tutti i centri commerciali mangiaprati? Oh, oh, forse non a casa mia…

Ah, dimenticavo, nella equanime divisione delle terre emerse, chi si prende gli appezzamenti nel Sahara? Chi la Kamchatka (a meno che vogliate giocarci a Risiko, io la lascerei stare); chi si piglia l’Antartide gli diamo un paio di coperte in più, va bene? Dai, siamo seri, questo conto non funziona. E’ da rifare:  se mi dessero 60 ettari sull’Himalaia…. Ma anche solo sul Monte Bianco o sopra i tremila… insomma proviamo a togliere le terre inabitabili (da noi umani, naturalmente)?

Dai. Faccio il calcolo io per voi. Tolgo Artide e Antartide, Sahara, il Gobi, il Kalahari, il Rub’al-Khali e la decina di deserti minori e arrivo a sommare 46 milioni di kmq. Togliamo anche gli ottomila e i settemila? Ci sono tanti di noi che se la passano bene anche sui 5000 metri. Ma è poca roba.

Quindi la nostra bella terra abitabile è, in realtà, solo di 103.450.000 chilometri quadrati… Uffa, rifacciamo i calcoli.

Se fossimo due miliardi e mezzo ci toccherebbero 4,1 ettari a testa. Insomma, dai, si può vivere senza vedersi proprio sotto casa il brikocenter o una tav. Ma se ci triplichiamo, sulla mia terra devono stare altri due pirla! Quindi ci dividiamo 1,3 ettari e mezzo a testa…

Rinnovo la domanda, chi si prende le Molinette? E chi la Amazon? Uffa, cominciamo a stare strettini: qui ci vuole una soluzione.

Andiamo a vivere tutti insieme, tutti belli accalcati! Si chiamano metropoli, e sono una figata, perché facciamo effetto stalla e ci scaldiamo! A Londra si sta in 5600 al kmq, ma a Mumbai sono già 31.000! evviva, non servono più le coperte, e credo neanche i vestiti, tra un po’. Vabbè, vi risparmio Dacca, in Bangladesh, dove stanno in 55 mila al kmq, che sono 18 metri quadri a testa (tanto per farvi capire a Roma, dove si può ancora camminare, la densità è di 2200 persone a chilometro).

Avete altre soluzioni?

Insomma.

Chi ha deciso di stare zitto quando si è accorto che la popolazione umana cresceva con una progressione quasi geometrica ha pensato alle bocche da sfamare o ai miliardi di consumatori che avrebbero creato una nuova esplosione positiva del capitalismo? Il silenzio è stato parte del programma capitalistico?

Vabbè, ormai è fatta. Non doveva succedere. Dovevamo fermarci prima. Ormai è troppo tardi per…

Un momento.

Improvvisamente mi torna davanti agli occhi la incontenibile gioia di vivere di Chiara. Il sorriso materno di Elena. La grazia di Carol. Le battute di Eleonora. Il broncio testardo di Lisa. Le inquiete paturnie di Eva. Gli abbracci di Filippo, i calorosi saluti di Federico, la tenacia infinita di Alessia. La testarda determinazione di Andrea, le intelligenti letture di Francesca, l’esuberanza propositiva di Camilla, le assurde fantasie di Sasha, i geniali egoismi di Lorenzo, il sorriso strepitoso di Elena, la determinazione di Mario, le  motivate polemiche di Giulia. I sogni negli occhi di Giulia e gli occhi pazzeschi di Ludovica, la infinita bellezza di Charlie, le argute argomentazioni di Max. Le esaltanti promesse di Emanuele, la quieta riflessività di Davide, l’incontenibile sessualità di (non vi dico chi è sennò poi lo googlate), il malizioso fascino di Aurora, gli sguardi furbetti di Matteo, e, per ultimo, mi lascio cullare dalla dolce voce di Aurora.

Sono le mie ragazze e i miei ragazzi. Hanno sedici anni, sono nati nel 2003, quando ormai non c’era quasi più niente da fare.

Ho pensato a cosa sarebbe la vita senza di loro. A che impressionante perdita avremmo avuto. Ho pensato che la vita è inarrestabile, che va celebrata senza i tristi se che ci oscurano il cuore prima dell’intelletto.

Ho pensato che ce la possiamo fare. Che ce la faremo. Con questi ragazzi, con queste ragazze, il futuro è ancora possibile.

da qui

lunedì 27 aprile 2020

Finita questa emergenza,vogliamo un #RitornoAlFuturo!




L’appello dei ragazzi di #FridaysForFuture e degli scienziati del clima sulla rinascita post-Coronavirus. “Le crisi sono due. Ma la soluzione è una sola.”
Cara Italia,
Ascolta questo silenzio.
La nostra normalità è stata stravolta e ci siamo svegliati in un incubo. Ci ritroviamo chiusi nelle nostre case, isolati e angosciati, ad aspettare la fine di questa pandemia. Non sappiamo quando potremo tornare alla nostra vita, dai nostri cari, in aula o al lavoro. Peggio, non sappiamo se ci sarà ancora un lavoro ad attenderci, se le aziende sapranno rialzarsi, schiacciate dalla peggiore crisi economica dal dopoguerra.
Forse avremmo potuto evitare questo disastro?
Molti studi sostengono che questa crisi sia connessa all’emergenza ecologica. La continua distruzione degli spazi naturali costringe infatti molti animali selvatici, portatori di malattie pericolose per l’uomo, a trovarsi a convivere a stretto contatto con noi. Sappiamo con certezza che questa sarà solo la prima di tante altre crisi – sanitarie, economiche o umanitarie – dovute al cambiamento climatico e ai suoi frutti avvelenati. Estati sempre più torride e inverni sempre più caldi, inondazioni e siccità distruggono già da anni i nostri raccolti, causano danni incalcolabili e vittime sempre più numerose. L’inesorabile aumento delle temperature ci porterà malattie infettive tipiche dei climi più caldi o ancora del tutto sconosciute, rischiando di farci ripiombare in una nuova epidemia.
Siamo destinati a questo? E se invece avessimo una via d’uscita? Un’idea in grado di risolvere sia la crisi climatica sia la crisi economica? 
Cara Italia, per questo ti scriviamo: la soluzione esiste già.
L’uscita dalla crisi sanitaria dovrà essere il momento per ripartire, e la transizione ecologica sarà il cuore e il cervello di questa rinascita: il punto di partenza per una rivoluzione del nostro intero sistema. La sfida è ambiziosa, lo sappiamo, ma la posta in gioco è troppo alta per tirarsi indietro. Dobbiamo dare il via a un colossale, storico, piano di investimenti pubblici sostenibili che porterà benessere e lavoro per tutte e tutti e che ci restituirà finalmente un Futuro a cui ritornare, dopo il viaggio nell’oscurità di questa pandemia
Un futuro nel quale produrremo tutta la nostra energia da fonti rinnovabili e non avremo più bisogno di comprare petrolio, carbone e metano dall’estero. Nel quale smettendo di bruciare combustibili fossili, riconvertendo le aziende inquinanti e bonificando i nostri territori devastati potremo salvare le oltre 80.000 persone uccise ogni anno dall’inquinamento atmosferico.
Immagina, cara Italia, le tue città saranno verdi e libere dal traffico. Non perché saremo ancora costretti in casa, ma perché ci muoveremo grazie a un trasporto pubblico efficiente e accessibile a tutte e tutti. Con un grande piano nazionale rinnoveremo edifici pubblici e privati, abbattendo emissioni e bollette. Restituiremo dignità alle tue infinite bellezze, ai tuoi parchi e alle tue montagne. Potremo fare affidamento sull’aria, sull’acqua, e sui beni essenziali che i tuoi ecosistemi naturali, sani e integri, ci regalano. Produrremo il cibo per cui siamo famosi in tutto il mondo in maniera sostenibile. 
In questo modo creeremo centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro ben retribuiti, in tutti i settori.
Questo Futuro è davvero possibile, cara Italia, ne siamo convinti. Per affrontare questa emergenza sanitaria stiamo finalmente ascoltando la scienza. Ed è proprio la scienza ad indicarci chiaramente la rotta da percorrere per sconfiggere la crisi climatica. Stavolta sappiamo quanto tempo ci rimane per agire: siamo già entrati nel decennio cruciale. Il momento del collasso dell’unico ecosistema in cui possiamo vivere, il superamento di 1,5°C di riscaldamento globale, già si staglia all’orizzonte. La folle curva di emissioni va capovolta già da quest’anno, e per sempre. Solo se ci riusciremo costruiremo un paese e un mondo più giusto, più equo per tutte e tutti, non a spese dei più deboli, ma di quei pochi che sulla crisi climatica hanno costruito i loro profitti.
Cara Italia, sei di fronte ad un bivio della tua storia, e non dovranno esserci miopi vincoli di bilancio o inique politiche di austerity che ti impediscano di realizzare questa svolta. 
Cara Italia, tu puoi essere d’esempio. Puoi guidare l’Europa e il mondo sulla strada della riconversione ecologica.
Non a tutte le generazioni viene data la possibilità di cambiare davvero la storia e creare un mondo migliore – l’unico in cui la vita sia possibile.
Questa è la nostra ultima occasione. Non possiamo permetterci di tornare al passato. Dobbiamo guardare avanti e preparare il nostro Ritorno al Futuro!