Ma prima ancora di entrare nel merito delle tecniche di razionalizzazione degli aeroporti sardi, e di altre connesse questioni già oggetto di alcuni interventi, su queste pagine, io mi chiedo. Ma privatizzare un servizio pubblico essenziale quale il trasporto aereo – e nello specifico proprio in un’isola, in Sardegna – è scelta di destra o di sinistra?
Il tempo in cui gli Stati si astenevano da ogni
intervento sulle materie che riguardano il benessere della popolazione, dalla
sanità, all’istruzione, dall’assistenza ai bisognosi, alla mobilità delle
persone, l’abbiamo conosciuto, storicamente: lo chiamavamo medio-evo, con
l’intonazione di chi quei tempi se li è lasciati, fortunatamente, alle spalle.
Poi è arrivato lo Stato sociale, a farsi carico di
quanto prima veniva lasciato alla discrezionalità dei privati o a alla pietà
delle associazioni caritatevoli, prevalentemente religiose, che “supplivano”
alla carenza di uno Stato che, pur avendo proclamato i principi (Deus
cunservet sa Costitutzioni), non aveva ancora la forza di metterli in
pratica. Ma a poco a poco lo ha fatto.
I più anziani di noi, quel medio-evo che tardava a
morire, l’hanno conosciuto. Il potere assoluto del datore di lavoro sui propri
dipendenti, prima che arrivasse l’alba del 68, sapete come veniva rappresentato
nei libri di diritto? Di poter disporre completamente di essi, e di
licenziarli, senza neppure bisogno di proferir verbo, cioè “ad nutum”,
ovverossia con un semplice cenno del capo, senza cioè neppure il
bisongo di spendere una parola.
La riforma della scuola media unica è arrivata qualche
anno prima, e la riforma sanitaria, che Dio l’abbia in gloria, qualche anno
dopo. Era lo Stato che, a poco a poco, senza diventare comunista, si
faceva carico dei suo doveri.
Non credo di essere mai stato un estremista, ho sempre
coltivato il principio di uno Sato sociale e liberale, secondo il quale Stato
deve provvedere ai bisogni dei suoi residenti, senza disconoscere il diritto ai
privati di un’ampia libertà di iniziativa economica. Libertà, che può essere
limitata solo se “in contrasto con l’utilità sociale, la sicurezza, la
libertà, la dignità umana, la salute e l’ambiente.
Non deve stupire, pertanto, quanto a prima vista
potrebbe stupire, e cioè che organizzazioni politiche nella destra siano
schierate contro la privatizzazione degli aeroporti sardi. Perché la norma che
limita la libertà di iniziativa privata se “in contrasto con l’utilità sociale”
non è contenuta nel Manifesto del partito comunista, bensì nella nostra
Costituzione.
Stupisce, invece – personalmente mi irrita – che
alcune forze dello schieramento che si dichiara progressista e di sinistra,
plaudano alla privatizzazione del nostro caro vecchio “Mario Mameli” di
Elmas.
Ciò riporta alla domanda: privatizzare, nel concreto
l’aeroporto di Elmas, prima ancora di entrare in ogni altra questione, è scelta
di destra o di sinistra?
È possibile affrontare il dibattito? Sui vantaggi che
ne deriverebbero ai nuovi proprietari non credo che esita margine di
discussione: si chiama profitto. Ma quali i vantaggi per gli utenti (cioè
l’utilità sociale) se il servizio sarà governato da chi – coerentemente e
correttamente, come impongono le regole dell’economia, – dovrà ispirare la
propria azione alla massimizzazione del profitto?
Nessun commento:
Posta un commento