martedì 11 agosto 2026

Il turismo di massa e i "risvegli" del Corriere della sera - Angela Fais

 

Siamo in estate e le mete turistiche sono letteralmente prese d’assalto. Molto spesso si tratta di visitatori che lasciano la località a fine giornata, appena il tempo di mangiare qualcosa, fare un selfie e ripartire, come ad esempio accade per le Tre cime di Lavaredo dove sono state registrate medie di 13mila presenze al giorno.

Tuttavia, non bisogna stupirsi dal momento che questi sono gli esiti di precise politiche che hanno deciso di concepire i luoghi unicamente come spazi attrattivi da consumare attraverso un turismo mordi e fuggi che alla comunità - è arrivato il momento di ammetterlo - lascia solo disagi, non di certo ricchezza.

A questo punto le soluzioni che solitamente vengono proposte si riducono fondamentalmente a due ed entrambe ricadono nell’alveo di quelle stesse politiche che hanno generato il problema: destagionalizzazione e introduzione di un ticket turistico. Entrambe non sono risolutive per chi la città la abita, ma  forniscono dei vantaggi a chi la città la “gestisce”, limitandosi ad amministrarla al di fuori di una visione politica dove i cittadini potrebbero avere ancora dei diritti da reclamare.

La destagionalizzazione è un grande mito. Difficilissima da perseguire giacché dipendente da troppe variabili, essendo le vacanze legate a periodi dell’anno fissi. A meno che non si voglia emulare Fantozzi a Capri a Natale, la maggior parte dei turisti vuole fare le vacanze col caldo, nel periodo estivo. Inoltre, tenere aperte le strutture in bassa stagione consentirebbe guadagni limitati, comportando dei costi di gestione molto alti. Oltre al fatto che per certe mete, come alcune isole e località costiere, le presenze turistiche sono talmente elevate che la destagionalizzazione non risolverebbe alcunché. E’ il caso delle Isole Eolie o delle Egadi. Le prime, con una popolazione di 15mila abitanti fissi, registrano oltre 452mila presenze. Le Egadi si attestano invece intorno a 231.000 presenze ufficiali, escludendo una grande fetta di escursionisti giornalieri, a fronte di una popolazione di sole 4300 persone (dati ISTAT). Quindi con flussi turistici così intensi, se pure si destagionalizzasse, includendo qualche settimana in più a cavallo tra alta e bassa stagione, non cambierebbe assolutamente nulla.

Quanto al ticket turistico, di fatto, esso sancisce il fallimento della politica.

A Venezia ha determinato appena una lieve flessione del numero dei visitatori, che si attesta tra 40mila e 90mila presenze giornaliere.

Dunque la misura si conferma non risolutiva se la consideriamo dal punto di vista dei residenti, che vivono il disagio dell’invasione turistica. Chi si mette in viaggio, dal canto suo, è disposto a pagare qualcosa in più per raggiungere la meta. E laddove si propone di fissare un costo considerevole, quindi operare in base a una selettività basata sul reddito, lì allora si trasforma la città, i luoghi in generale, in una sorta di zoo, dove i residenti vengono ignorati, considerati delle sgradevoli comparse, quando non percepiti come un intralcio all’estrazione della rendita. Ma sopratutto si converte in denaro il diritto alla città e si sdogana l’assunto per cui chi può pagare e può comprare ‘experience’, compra persino l’experience di una città. Non si tratta soltanto di “ rischiare di svilire il senso di libertà del cittadino in vacanza”, come scrive Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera.

Qui accade qualcosa di molto più grave. Si avalla la trasformazione della città, e tutto ciò che essa contiene, in merce. Lesione molto più grave, quest’ultima rispetto ai diritti dei vacanzieri. E non si può giustificare tutto, dichiarando semplicemente che “l’era della gratuità è in crisi”, perché ripetete da decenni che il turismo è il nuovo petrolio e che avrebbe portato tanti bei soldi. E invece? Adesso si scopre che i soldi dobbiamo tirarli fuori noi e che dobbiamo “fare i conti con problemi di sostenibilità economica” al punto da dover tassare il bello. Scordatevi di accedere alla cultura o di poter godere delle bellezze del nostro paese se siete poveri. Pagherete ogni tramonto.

da qui

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