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venerdì 4 giugno 2021

Un caffè "selvatico" resistente ai cambiamenti climatici - Anna Lisa Bonfranceschi

 Buono e resistente, un'alternativa alla più blasonata, apprezzata e nota arabica, di cui ricorda il sapore, ma più tollerante ai cambiamenti climatici. Tanto che conoscerla, e tenerlo in dispensa, potrebbe aiutare a mettere (un po' più) al sicuro il futuro del caffè. È così che oggi un team di ricercatori presenta una nuova specie di pianta da caffè, Coffea stenophylla. Lo fa sulle pagine di Nature Plants contestualizzando l'importanza della scoperta di questa nuova specie. O meglio la sua riscoperta.

 

C. stenophylla, specie endemica di Costa d'Avorio, Sierra Leone e Guinea, è infatti nota almeno sin dagli anni Venti del secolo scorso, ma solo recentemente è stata riscoperta. Poco coltivata e rara in natura era finora sfuggita, ed è arrivata all'attenzione del team di Aaron Davis dei Kew Garden inglesi solo nel 2020, con alcuni semi provenienti da piante selvatiche originarie della Sierra Leone e da una coltivazione nell'isola de la Riunione originaria della Costa d'Avorio. In quanto ad aroma e sapore Davis e colleghi hanno lasciato la parola a degli assaggiatori, chiamati a giudicare in cieco  caffè di diverse specie (la nuova stenophylla, insieme alle vecchie arabica, una etiope e una brasiliana, e una robusta).

 

In parallelo hanno condotto della analisi per descrivere le preferenze in termini di temperatura e piovosità delle diverse specie, mettendole a confronto. L'intento è chiaro: tra le varie minacce che incombono su tutta la filiera del caffè - dalle problematiche umanitarie alle malattie per le piantagioni - c'è anche lo spettro dei cambiamenti climatici. E tra le possibili opzioni per salvaguardare l'economia e il mercato del caffè, accanto a progetti di dislocazione delle piantagioni e adozione di nuove tecniche di coltivazione, scrivono gli autori, non esattamente a portata di mano, c'è anche quella di puntare su nuove varietà di piante da caffè. Sembrerebbe semplice, considerando che se ne conoscono più di 100 specie, eppure trovare la soluzione ideale - per l'ambiente, per i consumatori e per i coltivatori - non lo è, spiega il team di Davis.

 

È per questo che la riscoperta della stenophylla appare come un'occasione ghiotta. Dal punto di vista organolettico il responso appare positivo: in diversi casi, pur se tra gli assaggiatori veniva spesso percepita come "qualcosa di nuovo" poteva anche essere scambiata come arabica, e come questa poteva vantare un profilo aromatico complesso, una dolcezza naturale e una acidità medio-alta. Di fatto, la nuova specie, ancorché selvatica, può ingannare l'assaggiatore, ricordando l'arabica, a dispetto della lontananza filogenetica e dei diversi ambienti in cui crescono, puntualizzano ancora Davis e colleghi. Ma non solo: la stenophylla cresce a temperature medie annuali intorno ai 25°C, ben più elevate di quelle dell'arabica (intorno ai 19°), e anche i bisogni di acqua, maggiori di quelli di arabica, si mantengono stabili a temperature più elevate, precisano gli autori. Tutto questo, concludono, suggerisce quanto sia importante conservare specie qualitativamente interessanti come la stenophylla, come base per sviluppare varietà capaci di resistere ai cambiamenti climatici.

da qui

lunedì 23 settembre 2019

I gatti si affezionano ai loro padroni. Stesso legame dei bambini con i genitori - ANNA LISA BONFRANCESCHI


Li abbiamo sempre sottovalutati per quel che riguarda la loro socialità, almeno nell'immaginario collettivo. Spesso dipinti come indipendenti, solitari e schivi, in realtà i gatti somigliano ai cani (e ai bambini) molto più di quanto creduto. Perché sviluppano legami di attaccamento con i loro caregivers paragonabili in tutto e per tutto a quelli dei cani con i loro padroni e dei bambini con i loro genitori. Ed è provato scientificamente. A farlo è stato un team di ricercatori guidati da Kristyn Vitale della Oregon State University

Gatti, davvero sono così sfuggenti e solitari?
Anche se, almeno numericamente, i gatti sono più dei cani a livello mondiale, i comportamenti sociali dei gatti non hanno ricevuto attenzioni paragonabili a quelle avute dai cani, ricordano in apertura del loro articolo i ricercatori su Current Biology. Uno degli effetti collaterali di questa disattenzione scientifica è così stato, per esempio, scambiare il comportamento sfuggente e solitario di alcuni gatti come una regola del comportamento felino in generale. E invece, spiega Vitale, questo atteggiamento non sarebbe altro che la manifestazione di un tipo di attaccamento insicuro dei gatti con i loro caregiver. "I gatti che sono insicuri probabilmente corrono e si nascondono e si comportano in maniera distaccata al punto che a lungo si è pensato che tutti i gatti si comportino in questo modo - racconta la ricercatrice. Ma la maggior parte dei gatti vede i propri proprietari come una fonte di sicurezza. I vostri gatti dipendono da voi per sentirsi sicuri quando sono stressati". Quando parlano di gatti sicuri e insicuri, i ricercatori si riferiscono al tipo di attaccamento che sviluppano gli animali verso chi si occupa di loro. E quello che Vitale e colleghi sostengono è che in materia di attaccamento i gatti non sono così diversi da cani e bambini.

Gatti e stili di attaccamento
Questo è quanto i ricercatori hanno scoperto sottoponendo i gatti a test condotti anche nei bambini per capire la natura dell'attaccamento mostrato verso i propri cari. Nel test classico quello che si fa è osservare come si comporta un bambino quando, dopo essere stato lasciato solo in un ambiente nuovo, mamma o papà ritornano. Semplificando, in genere si parla di un tipo di attaccamento sicuro quando il bambino si mostra rincuorato dal ritorno del genitore, e torna a esplorare l'ambiente in maniera serena. Al contrario, si parla di attaccamento insicuro laddove il ritorno di mamma o papà non dia conforto, e il bambino mostra eccessivo attaccamento o metta in atto comportamento di evitamento o a metà tra avvicinamento ed evitamento. E i gatti?

Come da piccoli, così da grandi
Quando lo stesso test viene condotto nei gattini, come hanno fatto Vitale e colleghi su una settantina di animali di un'età compresa tra i 3-8 mesi, quanto si osserva è simile a quanto visto nei bambini. Incredibilmente, anche nelle percentuali con cui si distribuiscono gli animali nelle diverse categorie: circa il 65% degli animali mostra uno stile di attaccamento sicuro, il restante mostra invece un attaccamento insicuro. Proprio come si osserva negli esseri umani, con le dovute differenze, ovviamente. I gatti rincuorati dalla presenza del padrone continuano a esplorare l'ambiente quando questo si ripresenta all'orizzonte, gatti insicuri mostrano comportamenti più stressati (come muovere a scatti la coda, leccarsi le labbra o evitare il padrone, o in maniera più ambigua saltare loro in braccio e non muoversi). "Una volta che si è stabilito lo stile di attaccamento tra il gatto e il suo caregiver, questo sembra rimanere stabile nel tempo, anche dopo sessioni di training e socializzazione", ha aggiunto Vitale. Tanto che anche negli adulti i comportamenti dei gatti sono simili a quelli osservati nei cuccioli, con le stesse percentuali di distribuzione. "L'attaccamento è un comportamento biologicamente importante - conclude Vitale. Il nostro studio mostra che quando i gatti vivono in uno stato di dipendenza dagli esseri umani, quel comportamento di attaccamento è flessibile e la maggior parte dei gatti usa l'uomo come conforto. Sia nei cani che nei gatti, l'attaccamento agli esseri umani potrebbe rappresentare un adattamento del legame tra la prole e chi se ne prende cura".

domenica 26 maggio 2019

Australia: salviamo il koala. "Non c'è più tempo: è funzionalmente estinto" - ANNA LISA BONFRANCESCHI



È TEMPO di fare qualcosa per i koala, e di farlo con una certa urgenza. La situazione dell'animale simbolo dell'Australia è critica: il koala potrebbe essere ormai funzionalmente estinto nell'intero paesaggio australiano. È questo l'allarme lanciato nei giorni scorsi dall'Australian Koala Foundation (Akf) che torna a chiedere azioni per proteggere il marsupiale (Phascolarctos cinereus). "Chiamerò il nuovo primo ministro dopo le elezioni di maggio perché venga adottato il Koala Protection Act, che è stato scritto e che pronto dal 2016. La situazione critica in cui versa il koala ricade sulle sue spalle", ha annunciatoDeborah Tabart, a capo dell'Afk.
L'appello dell'Australian Koala Foundation
Secondo quanto riferito da Tabart, in Australia rimarrebbero circa 80mila koala. Ben lontano, ha ricordato, dagli otto milioni che popolavano il Paese negli anni a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, cacciati per farne pellicce da spedire nella lontana Londra. In un terzo del loro areale non si trovano ormai più esemplari, e la riduzione dei loro habitat è notevole come mostrano le mappe dell'Akf.

Che i koala fossero in pericolo è noto da tempo e malgrado questo nessun passo è stato fatto dalla politica per proteggere i loro habitat, concentrati soprattutto nell'Australia orientale. Il Koala Protection Act, pensato per proteggere non solo i koala ma anche i loro alberi, gli eucalipti – le foreste in cui vivono gli animali coprono il 20% del territorio australiano - funzionerebbe ed è pronto per essere messo in pratica, afferma Tabart. Gli zoo non sono la risposta, la protezione degli habitat dei koala lo è, ribadiscono dalla Akf: "Se sei un koala e perdi la tua casa, non hai nulla da mangiare, sei perso, e questo ti rende più suscettibile a minacce come automobili o cani".
Cosa significa 'funzionalmente estinto'
L'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iunc) classifica l'animale come vulnerabile, con la popolazione in diminuzione. Il numero di esemplari, scrivono, oscilla tra i 100mila e i 500mila. Ma si tratta di dati non aggiornati, che si riferiscono al 2014. Se vulnerabile, secondo le definizioni della Iunc, significa che la specie è ad alto rischio di estinzione in natura nell'immediato futuro, cosa si intende con funzionalmente estinta? Può indicare diverse cose, riassume Christine Adams-Hosking della University of Queensland su The Conversation, ricordando anche la minaccia che il cambiamento climatico e gli eventi meteorologici estremi rappresentano per i koala. Potrebbe dire, per esempio, che le popolazioni sono così diminuite da considerare trascurabile il loro ruolo all'interno dell'ecosistema. Nel caso del koala vorrebbe dire che non possono dirsi significative le loro attività di mangiatori di foglie di eucalipto o di fertilizzanti viventi delle terre in cui vivono. Funzionalmente estinto però, continua la ricercatrice, potrebbe lasciar intendere anche che i koala siano ormai così pochi che riprodursi è diventato difficile o ancora che il rischio di riproduzione tra consanguinei possa mettere a repentaglio la futura sopravvivenza della specie.
La situazione dei koala in alcune aree è più critica che altrove, con ingenti cali nelle popolazioni o riduzioni delle variabilità genetiche, tanto da poter pensare ai koala davvero come ad animali già funzionalmente estinti, lascia intendere la ricercatrice. L'appello, ancora una volta, è che la casa di questi animali venga messa al riparo. "Gli habitat dei koala, soprattutto i boschi di eucalipto e le foreste, continuano a diminuire rapidamente – conclude Adams-Hosking – a meno di interventi di protezione, ripristino e ampliamento, vedremo effettivamente le popolazioni di koala in natura diventare funzionalmente estinti. E sappiamo cosa viene dopo".