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martedì 21 settembre 2021

Il “Monopoli” immobiliare del Presidente -

 

Da tempo ormai quel cantiere con vista sul parco naturale regionale del Molentargius – Saline e sulla Sella del Diavolo ha attirato l’interesse di tantissimi cagliaritani.

Saranno non meno di una cinquantina le segnalazioni pervenute (spesso indignate) alla nostra Associazione per fermare quello che appare un vero e proprio ingombro edilizio fuori scala per la zona.

La vicenda, per come viene descritta da Il Fatto Quotidiano, sembra proprio rientrare in un Monopoli immobiliare riferibile all’attuale Presidente della Regione autonoma della Sardegna.

Non abbiamo ulteriori elementi di altra natura, ma il quadro giuridico entro cui si situa il cantiere edilizio a due passi dalle Saline del Molentargius è sostanzialmente il seguente.

In estrema sintesi una norma per consentire l’edificazione nell’area in assenza di preventiva autorizzazione paesaggistica era stata approvata per cercare di “salvare” dalla demolizione un palazzo di sei piani realizzato a Cagliari, in Via Gallinara, a poche decine di metri dalle Saline di Molentargius dalla Progetto Casa Costruzioni s.r.l. in forza di concessione edilizia non munita di preventiva autorizzazione paesaggistica. 

Dopo lunghe vicissitudini giudiziarie, infatti, il Consiglio di Stato aveva deciso (sentenza sez. IV, 16 aprile 2012, n. 2188) per la necessità della preventiva autorizzazione paesaggistica in quanto area tutelata dal piano paesaggistico regionale (P.P.R.).

In origine era la  legge regionale Sardegna 20 ottobre 2012, n. 20  (Norme di interpretazione autentica in materia di beni paesaggistici), denunciata dal GrIG come “legge scempia-stagni”, a fornire a un’ interpretazione autentica delle disposizioni concernenti la fascia di rispetto spondale degli specchi acqueicontenute nel piano paesaggistico regionale (P.P.R.): la sentenza Corte cost. n. 308/2013 ne dichiarò l’illegittimità dell’art. 1, commi 1° e 2°.

 

Tutto da rifare    

Successivamente è stato l’art. 27 della legge regionale Sardegna 23 aprile 2015, n. 8 e s.m.i. a fornire l’interpretazione autentica secondo cui “sono beni paesaggistici le zone umide di cui all’articolo 17, comma 3, lettera g) delle Norme tecniche di attuazione del Piano paesaggistico regionale, individuate e rappresentate nella cartografia di piano nella loro dimensione spaziale. Il vincolo paesaggistico non si estende, oltre il perimetro individuato, alla fascia di tutela dei 300 metri dalla linea di battigia, riferita ai soli laghi naturali e invasi artificiali”.

Norma sempre avversata dal GrIG, senza esito purtroppo.

Così rimarrà in piedi il palazzo di Via Gallinara e saranno esaminati casi analoghi nell’area, che ricade in zona “B 5” (indice volumetrico di 5 metri cubi su metro quadro, lotto minimo edificatorio di 600 metri quadri) del vigente piano urbanistico comunale (P.U.C.) di Cagliari.

Con la vigenza di tale norma sono stati emanati i titoli abilitativi per il cantiere in argomento.

Si ricorda che il D.M. 24 marzo 1977, che individua l’area tutelata con vincolo paesaggistico ai sensi degli artt. 136 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i., comprende lo Stagno di Molentargius e le Saline, ha il confine rappresentato dall’argine.

 

Paradossale è la riviviscenza sostanziale della norma con l’art. 28 della legge regionale Sardegna 18 gennaio 2021, n. 1, secondo cui

 1. Fino all’adeguamento del PPR e delle relative NTA il vincolo paesaggistico relativo alle zone umide di cui all’articolo 17, comma 3, delle vigenti NTA si interpreta sistematicamente con l’articolo 18 delle medesime NTA nel senso che le zone umide rappresentano beni paesaggistici oggetto di conservazione e tutela per l’intera fascia di 300 metri dalla linea di battigia dei laghi naturali, degli stagni, delle lagune e degli invasi artificiali, a prescindere dalle perimetrazioni operate sulle relative cartografie in misura inferiore.

2. Nelle zone urbanistiche A, B, C, D, E ed F dei comuni che non abbiano provveduto all’adeguamento del piano urbanistico comunale al PPR, le aree libere da volumi regolarmente accatastati alla data di approvazione della presente legge, che ricadano nella fascia di tutela di cui al comma 1, sono inedificabili e non possono essere oggetto di alcuna trasformazione urbanistica o edilizia”.

La legge regionale è stata in gran parte impugnata davanti alla Corte costituzionale dal Governo Draghi, anche su segnalazione GrIG, per le numerose disposizioni in violazione delle competenze statali in tema di tutela del paesaggio, ma l’art. 28 no.

Tuttavia, tempus regit actum e, ovviamente, non comporta l’annullamento in via di autotutela (artt. 21 octies e 21 nonies della legge n. 241/1990 e s.m.i.)  dei titoli abilitativi emanati sotto il vigore della norma previgente.

Altrettanto ovviamente gli accertamenti da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari – come riferisce Il Fatto Quotidiano – sono quantomeno opportuni per verificare altri aspetti con poteri e facoltà d’indagine che le sono propri.

Un po’ di sana trasparenza non guasta, no?

Gruppo d’Intervento Giuridico odv


 

da Il Fatto Quotidiano19 settembre 2021

 

Cagliari, ecco l’inchiesta sulla megavilla di Solinas.

Fari dei pm – Aperto un fascicolo conoscitivo sull’abitazione (543 mq, 20 vani e 4 piani) e sulla palazzina adiacente: sorgono a ridosso di un’area protetta(Andrea Sparaciari)

Un enorme faro. È quello acceso a giugno dalla Procura di Cagliari sulla nuova villa – 543 mq, 4 piani, 20 vani, più giardino in una zona residenziale di Cagliari – acquistata dal presidente della Regione, Christian Solinas, il 10 marzo 2021 per 1,1 milioni di euro. Da prima dell’estate il sostituto procuratore Maria Virginia Boi ha aperto un fascicolo conoscitivo, un modello 45, senza indagati, su quella operazione. I magistrati stanno raccogliendo elementi su una palazzina di tre piani di nuova costruzione che sta sorgendo su un terreno originariamente appartenente alla villa stessa. In passato, infatti, il lotto dove si sta edificando era una porzione di giardino della villa e ospitava la piscina.

Il problema è che la nuova casa di Solinas e la nuova palazzina sorgono in un’area sottoposta a vincoli ambientali. Sono infatti situate a meno di 150 metri dal “Parco naturale del Molentargius-Saline”, l’area umida più importante del Mediterraneo per la nidificazione dei fenicotteri. E in molti – a iniziare dagli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico della Sardegna – si sono chiesti come sia stato possibile che i costruttori abbiano ottenuto i permessi per l’edificazione del nuovo complesso. Interrogativi che si sono trasformati in numerosi esposti (molti dei quali anonimi) giunti in Procura. Da qui l’apertura del fascicolo conoscitivo. Neanche le rivelazioni del Fatto circa gli investimenti risalenti al 2013 e al 2020 con i “rogiti spariti” (e con le relative caparre per complessivi 400 mila euro) che stanno a monte dell’acquisto della villa da parte di Solinas dalla famiglia Ciani (possibile grazie anche a un mutuo da 880 mila euro concesso al presidente dal Banco di Sardegna), sono passate inosservate.

In estrema sintesi, il 2 dicembre 2020 Solinas versa alla famiglia allora proprietaria della villa una caparra da 100 mila euro, sottoscrivendo il contratto preliminare, mentre firma il rogito finale per la casa il 10 marzo 2021, versando il restante milione. A destare l’attenzione degli inquirenti, in particolare, è l’operazione datata 4 novembre 2020, un mese prima della firma del preliminare di acquisto della villa, quando Solinas sigla un altro preliminare, col quale s’impegnava a vendere per 550 mila euro dei rustici in località Santa Barbara che aveva comprato nel 2002 a 42 mila euro.

Ad acquistare i rustici è l’imprenditore, fornitore della Regione, Roberto Zedda, che versa una caparra da 200 mila euro, impegnandosi a versarne ulteriori 50 mila entro 10 giorni. Zedda accetta anche di firmare il rogito finale entro il 30 giugno 2021. Rogito che nei documenti dell’Agenzia delle Entrate però non compare. Impossibile sapere se per un errore di trascrizione dell’agenzia, oppure se perché non è mai stato firmato. Né Solinas né Zedda hanno ritenuto necessario dare spiegazioni. Così come non hanno voluto svelare che fine abbiano fatto i 200 mila euro della caparra.

Ma c’è anche una seconda operazione – gemella – risalente al 30 maggio 2013 che avrebbe “stuzzicato” la curiosità dei pm: un’altra compravendita immobiliare, ma di terreni agricoli nel comune di Capocaccia. In quell’occasione Solinas, appena dimessosi da assessore regionale ai Trasporti, aveva siglato un preliminare di vendita per 40.350 mq di terreno a favore dell’imprenditore dei trasporti Antonello Pinna, per 400 mila euro. Anche in quel caso l’acquirente (Pinna) aveva versato una caparra da 200 mila euro a Solinas e si era fissato il rogito entro il 30 maggio 2014. Ma anche di quell’operazione nei documenti dell’Agenzia delle Entrate non v’è traccia. E anche per questa compravendita i protagonisti si sono rifiutati di dare spiegazioni.

da qui

domenica 13 giugno 2021

Ci scrive un Vecchio Giornalista: “Solinas e la legge 107 mi ricordano perché mi sono separato” - Vito Biolchini

 

Leggevo per diletto il contenuto della legge 107 appena approvata, meglio nota come “legge poltronificio” e più andavo avanti, più rivivevo le ragioni che mi hanno portato a separarmi. Non so, forse è il fatto che la mia ex moglie ha voluto lasciare il cellophane sulle poltrone per anni che mi ha provocato l’associazione di idee.

Parto dalla fine: nella relazione di minoranza, l’onorevole Corrias definisce la legge 107 “il tentativo di accentrare nella Presidenza della Giunta il coordinamento e il controllo di tutte le funzioni politiche e amministrative della Regione”. Ecco, è esattamente quello che fece la mia ex moglie Doloretta (la chiamerò con un nome di fantasia). 

Appena tornati dal viaggio di nozze ad accoglierci trovammo infatti mia suocera. Ci fece trovare un’ottima cena, e lì per lì io non feci caso al fatto che possedeva un mazzo di chiavi della nostra casa. Mi ci volle qualche settimana per capire che Doloretta aveva “istituito il Segretariato generale con funzioni di vertice per il coordinamento ed il controllo dei dipartimenti e delle direzioni generali”, ovvero sua madre. Ed era chiaro che me la sarei ritrovata tra i piedi a lungo, visto che “il Segretario generale è titolare di un incarico fiduciario e può essere revocato in qualunque tempo con decreto del Presidente della Regione”. Ma Doloretta non lo avrebbe mai revocato l’incarico e, zitta zitta, aveva messo in atto il “rilancio delle attività di impulso politico, di coordinamento e di attuazione degli interventi intersettoriali”. In pratica, decideva tutto lei.

Dovetti presto scoprire che Doloretta, un po’ come il nostro presidente Solinas, amava circondarsi di consigliere e consiglieri scelti “tra persone di particolare e comprovata qualificazione professionale”; per cui sua sorella Grazia divenne “direttore del Servizio studi ”, ovvero ci dava tanti consigli (già sposata e madre) su come gestire la casa ed educare i figli che manco ancora erano nati.

Poi c’era l’altra sorella, Graziella (matrimonio già in crisi), che dirigeva “l’ufficio di staff tecnico, supporto politico, tecnico e di macro amministrazione, di supporto nell’individuazione delle linee programmatiche politiche e nella verifica della corretta e precisa attuazione delle stesse ed al raggiungimento dei risultati”: in pratica, le suggeriva i modi più sottili e raffinati per controllarmi e possibilmente torturarmi. Perché mi odiava, era palese. 

Vi lascio immaginare come si chiamasse mio cognato, al quale Doloretta affidò “il comitato per la legislazione, con funzioni di supporto alla Giunta nella elaborazione di testi di disegni di legge da proporre al Consiglio regionale nonché in materia di semplificazione normativa”. A lui era affidata la manutenzione di casa nostra. Veniva a fare lavoretti, dato che io non so nemmeno appendere un quadro, e lui spadroneggiava, facendo il bello e il cattivo tempo. Allora non era di moda, ma lo si sarebbe potuto soprannominare “Ammiocugino”. Era un pasticcione, ma tanto pure lui era titolare di un incarico fiduciario e poteva essere revocato in qualunque tempo con decreto del Presidente della Regione.

Quando nel testo della legge 107 ho letto che l’Ufficio di Gabinetto includeva anche “l’ufficio del cerimoniale”, ho capito che davvero c’era un incredibile parallelo tra la legge e il mio matrimonio. Doloretta infatti nominò a capo di questo ufficio una sua amica fidatissima, di cui dirò il vero nome, Gisella, perché mi voglio vantare del soprannome che le affibbiai: “Gisegua”. Era donna libertina e cattiva come poche e che, non avendo famiglia, era perennemente a casa nostra, a suggerire nuove e agghiaccianti soluzioni d’arredo e improponibili menù. 

Quasi ogni fine settimana mi ritrovavo a tavola l’intero staff, inclusi figli e consorti. Esattamente come per me, anche per la legge 107 la domanda sorgeva spontanea: ma per far mangiare tutta questa gente chi paga? A portare reddito era solo il sottoscritto e francamente di tutti quei consiglieri, sebbene espertissimi, ne avremmo potuto fare benissimo a meno.

Quindi ritornando a noi, io ho deciso di separarmi e ho fatto bene. Magari anche i sardi, pensando che quelle tavolate le dovranno pagare loro, decideranno di separarsi dall’attuale giunta o quanto meno quando sarà il momento di votare rifletteranno bene su chi stanno andando a sposare.

Comunque, il giorno in cui feci le valigie, prima di andarmene, entrai in salotto e per dispetto strappai il cellophane dalle poltrone. Volevo dirvelo.

Un Vecchio Giornalista

da qui

mercoledì 25 marzo 2020

Sardegna terra (in)felix


Assessore Nieddu, sul Coronavirus lei ha mentito ai sardi: ecco perché dovrebbe dimettersi – Vito Biolchini

Oggi, lo dico con dispiacere e con tanto rispetto per un giornale che sta facendo veramente un grande lavoro in un momento così difficile, l’Unione Sarda non ha avuto il coraggio di varcare il Rubicone. 
Eppure l’assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu ha detto una bugia proprio a un suo cronista, affermando prima di avere ordinato i test rapidi contro il Coronavirus (e non era vero), poi di non averli voluti perché quell’impresa era inaffidabile (e anche questo non era vero). 
La nota della società Tema Ricerca ha svelato il gioco: parlando di test rapidi contro il Coronavirus, l’assessore Nieddu ha mentito ai sardi. Platealmente, clamorosamente, spudoratamente. Ma il giornale questo non ha avuto il coraggio di dirlo ai suoi lettori, forse perché spaventato dalle conseguenze che un’affermazione del genere avrebbe dovuto comportare. Il giornalismo sardo quasi mai attacca frontalmente la politica, gli scontri sono quasi sempre simulati e di sicuro mai all’ultimo sangue. Così è stato, purtroppo, anche in questo caso.
Sulla Nuova Sardegna invece, nel suo pezzo “Coronavirus, Nieddu fa danni e voi state zitti” lo scrittore Marcello Fois si lascia andare più ad uno sfogo che a un ragionamento, chiedendosi dove sia l’opposizione di centrosinistra in questo momento. Tutte le domande sono lecite, a patto però che non sviino l’attenzione dalle questioni centrali. E il Pd e l’assenza di Massimo Zedda dal dibattito, a mio avviso non lo sono così tanto. Oggi la questione centrale riguarda infatti l’assessore alla Sanità Mario Nieddu e la sua inadeguatezza a governare la macchina della sanità in un momento così drammatico.
Nieddu è inviso a tanti perché leghista, perché sfoggia sul bavero la spilla con Alberto da Giussano. Ma questo non è un argomento sufficientemente valido per accanirsi contro di lui così come sta avvenendo in questi giorni. I problemi sono altri.
La questione riguarda la sua preparazione e la sua credibilità. Sul primo punto vorrei dire che nessuno, in Italia e nel mondo, era pronto a questa crisi. Fatte le dovute proporzioni, quello che Franceschini ha detto di Conte (“Sulle sue spalle responsabilità senza precedenti”) vale anche per Solinas e per Nieddu. Vale per tutti.
Il punto centrale e dirimente è allora quello della credibilità e della reputazione.
Fin dall’inizio della crisi del Coronavirus, la giunta Solinas ha continuato come suo solito a giocare con le parole, come quando (era il 23 febbraio) assicurava a Conte che in tutti i porti e aeroporti sardi erano già attivi i termoscanner. Non era vero.
Ma adesso ci sono i morti, la paura, il disastro economico. Ora serve più responsabilità. Serve anche mostrarsi deboli, se questo fa essere più credibili. Serve anche ammettere le proprie colpe, i propri limiti, se si deve chiedere ai cittadini di fare sacrifici. Serve anche chiedere scusa, se questo fa aumentare nelle persone il rispetto nelle istituzioni.
Dire bugie in maniera così plateale non aumenta la fiducia nei cittadini nei confronti di chi ha nelle sue mani, letteralmente, la vita e la morte delle persone. Ieri, nella prima delle conferenze stampa quotidiane che il presidente Solinas ha convocato, invece che chiedere scusa l’assessore Nieddu ha attaccato “certa stampa”.
Peccato assessore, ha perso un’occasione. Forse l’ultima per salvare la propria reputazione. Non continui a dare interviste nel tentativo patetico di salvare il salvabile, ogni volta che finisce in tv lei peggiora la situazione, mi creda. Stasera non vada a Videolina, mandi qualcun altro allo sbaraglio.
Il caso dei test rapidi su cui è stato incredibilmente smentito dimostra definitivamente che di lei, assessore Nieddu, non ci si può fidare. E una persona di cui non ci si può fidare non può avere in questo momento una responsabilità così grande.
Ieri il gruppo consiliare del Pd lo ha detto in un modo eccessivamente timido e con una prosa che neanche il miglior Forlani dei tempi d’oro avrebbe saputo utilizzare (“Pur evitando, ancora una volta, ogni spunto polemico, tantomeno ogni strumentalizzazione politica, riteniamo che il presidente della Regione debba valutare ogni iniziativa urgente da intraprendere per ripristinare le condizioni minime e necessarie di credibilità e affidabilità del governo dell’emergenza sanitaria in questa drammatica fase”).
Oggi invece nove parlamentari dei 5 Stelle, insieme ai 5 consiglieri regionali, lo hanno detto con maggiore nettezza.
Ma qui i partiti c’entrano fino ad un certo punto. C’entriamo noi come cittadini, come persone che stanno vivendo un momento drammatico. C’entrano quei medici, quegli infermieri, tutte le persone in prima linea e lasciate a combattere senza mascherine, che dovrebbero essere rassicurate da chi ci sta governando, persone di cui ci dovremmo fidarci ciecamente, a prescindere dal partito in cui militano. 
Assessore Nieddu, di lei purtroppo non ci si può fidare ciecamente. Ha tradito definitivamente la nostra fiducia. Per questo si deve dimettere. Subito. Perché si è mostrato inadeguato al compito che le è stato dato. E si deve dimettere per fare il bene delle istituzioni, per la loro credibilità.
E in un momento così drammatico sarebbe un gesto di responsabilità che, lo dico senza ironia, tutti apprezzeremmo. 


Biolchini solleva un tema: il personale sanitario deve risiedere in ospedale? - Andrea Pubusa

Vito Biolchini, con la sua solita acutezza, nel suo bel blog richiama l’attenzione su una delibera della giunta regionale. Per rispettare il decreto Conte e per “garantire il mantenimento dei servizi essenziali di cura e di assistenza alla popolazione sarda e di tutelare, al contempo, gli stessi operatori, i pazienti e i familiari degli operatori”, la giunta Solinas lo scorso 17 marzo ha adottato una delibera (la 13/24) con la quale innanzitutto si fissano in maniera precisa di quali protezioni devono essere adottati dagli operatori sanitari in tutti i contesti possibili (ecco l’allegato con le tabelle).
Ma il punto incandescente è un altro. Eccolo. “Considerato che agli operatori in argomento (asintomatici e con tampone negativo) è richiesta la prosecuzione dell’attività lavorativa, sebbene con le cautele e le precauzioni riportate dettagliatamente nell’allegato alla presente deliberazione, al fine della maggiore tutela della popolazione generale e in particolare dei familiari, le direzioni sanitarie aziendali, in collaborazione con le direzioni di presidio ospedaliero, potranno allestire dei moduli abitativi in spazi attigui alle strutture ospedaliere o dedicare allo scopo porzioni degli stabilimenti ospedalieri, atti ad ospitare i predetti operatori”.
Vito si chiede se son stati sentiti i sindacati e la domanda mi sembra sacrosanta, come mi pare ovvia la risposta: la concertazione è doverosa. D’accordo con Vito, su questo punto.

E che dire sul merito? E cioè, è utile ai fini del contenimento della pandemia prevedere che il personale sanitario rimanga in una sorta di quarantena ospedaliera? Certo, quanto sta avvenendo in Sardegna ha dell’incredibile. E’ paradossale che nella nostra isola la maggior parte degli infetti venga dagli ospedali. All’ospedale ci si dovrebbe curare e invece si prende il virus! Qui c’è una questione organizzativa ineludibile. Questi esiti assurdi sono il frutto di un deficit organizzativi gravi. Una struttura sanitaria deve avere dirigenti e mezzi all’altezza di queste evenienze. A Sassari e a Nuoro c’è stata la prova clamorosa di una grave carenza. E su questi aspetti la giunta dovrebbe correre ai ripari sulla base delle indicazioni di esperti di sicuro affidamaneto. Altro che tentare di chiuderee la bocca a chi mette in luce le criticità! Ma Solinas, fresco di laurea in Giuiriprudenza, ha mai letto l’art. 21 Cost.? Lo legga così evita quantomeno di fare brutte figure e di dedicarsi a quanto gli compete. I suoi sproloqui sul tema sono vani e ridicoli.
E’ anche chiaro, per quanto se ne può capire, che questo personale sanitario, nei casi in cui non presenta sintomi, può difondere in modo esponenziale l’infezione. Neutralizzare questo possibile focolaio non è insensato. Del resto, credo che gli stessi operatori sanitari si pongano, con qualche angoscia e apprensione, il problema. Ma obbligarli a stare nella struttura sanitaria dopo il lavoro significa accrescerne lo stress, sminuirne l’operatività e l’attenizone. Occorre semmai indirizzare a condotte prudenziali questo personale al loro rientro a casa. Fuori servizio è evidente ch’essi devono mantenere forme di isolamento e di distanza superiori a quelle dei comuni mortali. Ma tenerli chiusi in ospedale anche dopo l’orario di lavoro non giova.


“Coronavirus, in Sardegna il contagio si propaga più velocemente che nel resto d’Italia” - Bruno L. Giordano

La Sardegna è in netta controtendenza: mentre nel resto d’Italia i casi di positività al Coronavirus si raddoppiano fra i tre e i cinque giorni, nella nostra isola invece sono arrivati a raddoppiare quasi ogni due giorni, al susseguirsi di una situazione che si aggrava ormai da sei giorni. Questo significa che il contagio si propaga più velocemente che nel resto d’Italia.
Per questo dobbiamo assolutamente continuare a rispettare l’ordinanza a limitare al massimo gli spostamenti. Dobbiamo aiutare i medici e gli infermieri della nostra amata isola evitando di cacciarci nei guai. Dobbiamo adottare uno stile di vita sano e evitare attività potenzialmente a rischio. Che fare della noia a casa nostra? Certamente non compensare con troppo cibo e alcool, o decidendo di tagliare quel vecchio albero nel nostro giardino. Mettiamoci in contatto con i nostri amici, con i nostri cari, con la nostra famiglia. Manteniamo il buon umore. Uniamoci in questo momento difficile nonostante la lontananza. Uniamoci nel nostro amore per la nostra grande terra, la Sardegna.
Nell’isola dunque i casi di positività si raddoppiano quasi ogni due giorni. Come ho ricavato questo dato?
Ogni giorno analizzo i dati ufficiali dell’università Johns Hopkins (Stati Uniti) a livello mondiale1, e del Dipartimento della Protezione Civile a livello nazionale2. Come tanti scienziati nel mondo cerco di aiutare col mio piccolo contributo, diffondendo informazioni e analisi dei dati ufficiali. Siamo tanti. Io studio la variazione nel tempo del numero dei casi positivi di Covid-19, e quantifico con dei modelli di regressione la tendenza alla decelerazione o all’accelerazione del numero del contagio3
Come tutte le analisi di dati che variano nel tempo, ad essere affidabili non sono le previsioni a lungo termine ma quelle a brevissimo termine. A noi serve capire quello che succede da qui a pochi giorni. Ed è esattamente questo che io cerco di quantificare. Mi concentro su un numero in particolare: il tempo necessario al raddoppio dei casi. Se il mio numero ti dice 5, vuol dire che i casi raddoppiano in 5 giorni; se il mio numero ti dice 2, vuol dire che i casi raddoppiano in 2 giorni.

Questi modelli non solo permettono di capire dove ci troveremo da qui a pochi giorni, ma anche di osservare come sta cambiando la situazione durante la crisi. Per esempio, se il numero di raddoppio diminuisce nel tempo siamo di fronte a una decelerazione del contagio. Questo è un motivo di speranza. Se il numero di raddoppio aumenta nel tempo, siamo di fronte a un’accelerazione del contagio. Questo è un motivo di ulteriore allerta, e di preoccupazione per i nostri conterranei.
Come si vede dal grafico, questo “numero del raddoppio” sta infatti diminuendo dappertutto in Italia, ma è essenzialmente in aumento da 6 giorni in Sardegna. Guardiamo il nord, che era partito da una situazione dove il numero dei casi accelerava ogni 2 giorni: adesso siamo a un raddoppio ogni 5 giorni. Il che vuol dire che i numeri dei positivi cresceranno ancora, ma c’è speranza. E arriva dalla Cina e dalla Corea del Sud.

Cina e Corea del Sud sono partite da una situazione difficilissima, con una crescita molto veloce del contagio (cioè un numero di giorni per il raddoppio dei casi molto basso). Oggi invece il numero di giorni del raddoppio è pressoché infinito, cioè ci vuole un numero infinito di giorni per arrivare al raddoppio del numero dei casi. In parole povere, in Cina il numero di pazienti positivi non raddoppierà mai più (a meno che il contagio non riparta, ovviamente).
Ora, davanti a questa situazione preoccupante per la Sardegna cosa possiamo fare? Una cosa semplice: continuare ad adottare con incredibile attenzione le regole già emanate e i consigli già diffusi.
Ma la cosa più importante è far capire ai sardi che devono avere grande cura di loro stessi dalla comodità della propria casa. Non procurarsi fratture, un raffreddore, una indigestione: niente di niente. E questo per due motivi: perché il nostro sistema sanitario è troppo fragile ed è a piuùalto rischio di collasso, con pochi letti di terapia intensiva che non riuscirebbero a sostenere un aumento repentino del numero dei contagi.
***
Qualcuno potrebbe chiedermi: “Ma perché la curva dei contagi in Sardegna è in controtendenza?”.
La risposta potrebbe arrivare da un’analisi degli spostamenti in Italia condotta utilizzando i dati degli smartphone delle persone, e presente in un articolo non peer-reviewed (cioè ancora non valutato da esperti indipendenti) scritto in inglese da italiani6.
I risultati chiave possono essere riassunti come segue.
Le restrizioni di mobilità iniziali rivolte a Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno portato a una riduzione compresa tra il 10 e il 30 per cento del traffico tra le province italiane nel periodo dal 21 febbraio al 6 marzo. Successivamente, a seguito del blocco nazionale del 9 marzo, i flussi di mobilità tra le province sono diminuiti del 50 per cento o più, ovunque nel paese.
Con le cautele necessarie, possiamo invece osservare che varie provincie sarde sono state in controtendenza prima del blocco nazionale. Nel periodo dal 21 febbraio al 6 marzo la mobilità nelle provincie di Oristano e Nuoro è aumentata fino al 30 per cento.
Adesso la mobilità è azzerata dappertutto ma purtroppo gli effetti della mobilità sul contagio sono differiti. La scienza ci mostra che il tempo di incubazione mediano del Covid-19 è di 5 giorni, e che solamente dopo 11.5 giorni la maggior parte dei casi mostra sintomi (il 97.5%)7. Questo vuol dire che gli effetti della mobilità sul contagio arrivano grosso modo dopo un periodo dai cinque ai dieci giorni. 
Il presidente della Regione Christian Solinas ha fatto assolutamente benissimo a bloccare la Sardegna. Ma lo avrebbe dovuto fare prima. Non voglio fare polemica, io stesso sono stato tagliato fuori, e non posso più tornare per stare con i miei genitori anziani. E questo è un momento dove l’unione, la collaborazione e la fiducia nelle istituzioni sono di assoluta importanza. Ma dobbiamo imparare assieme dagli errori del passato, andando avanti. E la scienza ci dimostra che una cosa molto difficile per gli esseri umani è proprio prevedere il decorso temporale degli aumenti esponenziali8 come quelli del contagio in fase di pandemia9. Bisogna anticipare i tempi. Agire prima che la situazione diventi insostenibile. Suonare il campanello d’allarme correndo il rischio di sbagliarsi.
***
Ricapitolando: oggi i casi di positività al Coronavirus raddoppiano in Sardegna ogni due giorni, al nord invece ogni cinque. Sono uno scienziato e posso sbagliarmi, l’errore non è un’impossibilità. Spero di sbagliarmi, e spero ancora di più che un aumento dello stato di allerta dei miei conterranei possa aiutare i nostri medici e infermieri.
Quindi ai sardi deve giungere questo messaggio molto semplice: state a casa e diventate dei salutisti ossessivi. Evitate qualsiasi pericolo per la vostra salute. Dobbiamo diventare più salutisti dei californiani, aiutando così medici ed infermieri a fronteggiare questa emergenza.
Note
3.      In particolare: [a]. Riduco il rumore nelle serie temporali di contagio utilizzando una media tempovariante con finestra di tre giorni di tipo “forward-reverse” per non alterare la corrispondenza tra dato mediato e giorno. Questa operazione di media serve a rendere piu’ affidabili le stime del tempo di raddoppio. [b]. Considero una finestra di tre giorni per quantificare la pendenza bdella regressione log2(Casi mediati) = a + b * giorni. [c]. Trasformo la pendenza b del modello di regressione nel numero di giorni necessari al raddoppio del numero dei casi utilizzando l’equazione 1/b.
4.      Dati Protezione Civile aggiornati alle 18:00 del 20 Marzo 2020.
5.      Dati Johns Hopkins aggiornati al 19 Marzo 2020.
6.      Studio: COVID-19 outbreak response: first assessment of mobility changes in Italy following lockdown. Autori: Emanuele Pepe, Paolo Bajardi, Laetitia Gauvin, Filippo Privitera, Ciro Cattuto, Michele Tizzoni. Link: https://covid19mm.github.io/in-progress/2020/03/13/first-report-assessment.html
8.      Un esempio piuttosto estremo di aumento esponenziale (numero del raddoppio = 0.5) e’: 2, 8, 32, 128, 512, 2048, 8192, 32768, 131072.




sabato 16 novembre 2019

accade in Sardegna

Gli appelli fantasma e il 110 dopo 23 anni all’università. Tutti i misteri sulla laurea (vera) di Solinas -  Pablo Sole

Quando il 12 dicembre scorso Christian Solinas varca la soglia dell’aula magna dell’Università di Sassari per discutere la tesi e fregiarsi del titolo di dottore in Legge, presenta alla commissione un cursus studiorum non proprio brillante. Mette piede per la prima volta in un’aula universitaria a Cagliari, nel 1995. Sostiene tredici esami e, il 2 aprile 2008, un mercoledì, inizia la sua vita da studente fuori sede: approda a Sassari e pochi mesi dopo, il 22 settembre, supera con profitto l’esame di Storia del diritto italiano II. Un bel trenta, raccontano le carte a disposizione del Risveglio. C’è però un piccolo problema: quel 22 settembre, un lunedì, non c’era alcun appello. E neppure nelle settimane precedenti: lo rivela il sito istituzionale dell’Università di Sassari.
È solo una delle anomalie che abbiamo potuto riscontrare ricostruendo il percorso accademico del candidato di centrodestra alla presidenza della Regione. Che evidentemente, già a partire dal 2006 – anno in cui volò a Bucarest per ritirare una laurea farlocca rilasciata dal fantomatico Leibniz Business Institute – con i titoli di studio ha un rapporto complesso: poche settimane dopo aver incassato la laurea rumena, Solinas ha firmato alcuni bandi dell’Ersu, l’Ente regionale per il diritto allo studio universitario di cui al tempo era presidente, con il titolo di “Dottor”.
Gli appelli fantasma
Scorrendo l’elenco degli esami sostenuti dal senatore Solinas a Sassari, si scopre che il caso appena citato del 22 settembre 2008, non è l’unico. Altri tre esami riportano una data in cui, sempre secondo il sito istituzionale dell’Università di Sassari, non era prevista alcuna sessione d’esame: il 17 luglio 2013 non c’era alcun appello di Diritto amministrativo II, il 24 novembre 2014  di Diritto del lavoro e il 2 dicembre 2014 di Diritto internazionale. È possibile che Solinas abbia concordato con i docenti di turno un “appello ad personam“, destinato per lo più ai fuori corso, che devono essere “fissati con un preavviso di almeno sette giorni”, dice il Regolamento didattico della facoltà di giurisprudenza. Parrebbe significare che le date debbano essere rese pubbliche. In tal caso sarebbero reperibili nel motore di ricerca degli appelli, ma non ce n’è traccia.
Un fuori corso da 110 (e quasi lode)
Tornando al 12 dicembre 2018, alla commissione d’esame si presenta uno studente iscritto all’università da 23 anni che ha appena tagliato il traguardo dei dieci anni fuori corso. La media voti è di 27.7, quindi per il giudizio finale si parte da 101. Difficile, con queste basi, sperare nell’ambito 110. E invece la commissione accorda ben nove punti e Solinas viene premiato col voto massimo. Sic stantibus rebus, possiamo solo immaginare il rapimento mistico dei docenti mentre ascoltano il laureando senatore illustrare la sua tesi sulla “Sardegna tra rivoluzione e restaurazione: crisi dell’ordinamento e moti antifeudali nell’esperienza autonomistica di Giovanni Maria Angioy”. Raccontano nei corridoi dell’ateneo sassarese che un docente si sia spinto ad invocare la lode. La proposta però, dice sempre Radio Ateneo, non fu accolta per la netta opposizione di un  componente della commissione che già era diventato paonazzo sul “110”.
All’esame senza aver pagato le tasse
Ancora: sul sito istituzionale dell’Università di Sassari, alla voce “Principi generali sulle tasse”, si legge che se uno studente non è in regola con i pagamenti, non può sostenere gli esami. Ma Solinas ha sostenuto l’esame di Diritto penale II il 27 febbraio 2017 e quello di Diritto civile II il 10 aprile 2017, pur avendo saldato le tasse relative agli anni accademici 2015/2016 e 2016/2017, tra il 16 e il 24 ottobre 2018. Su questo passaggio il Regolamento carriere studenti è chiaro, così come è chiaro sul fatto che le registrazioni agli esami avvengano online. Ma se non si pagano le tasse, lo studente non risulta iscritto. Come ha potuto Solinas sostenere le sue prove? Va detto che, che malgrado sul piano formale sia vietato, qualche eccezione viene fatta per gli studenti indigenti. Prassi della quale  probabilmente Solinas era informato in forza dei suoi trascorsi alla presidenza dell’Ersu. Rimane il fatto che gli esami in questione risultano verbalizzati solo il 30 novembre scorso, un anno e mezzo dopo che il senatore li aveva sostenuti. Eppure, il Regolamento per gli esami di profitto adottato dall’Università di Sassari specifica che “la firma del verbale deve avvenire contestualmente o immediatamente dopo l’inserimento degli esiti degli studenti iscritti all’appello, e comunque entro quindici giorni dalla data di fine appello”.
Un buco di dieci anni
Un’altra anomalia riguarda la verbalizzazione di una decina di esami sostenuti nel 2008 ma “registrati” solo dieci anni dopo, in quella fatidica data del 30 novembre 2018, quando finalmente Solinas si mette in regola con il pagamento delle tasse. Un’operazione che il candidato alla presidenza della Regione effettua in diciassette versamenti (totale: 8716,5 euro) tra il 16 ottobre 2018 – dieci giorni dopo l’investitura a candidato presidente arrivata informalmente da Salvini – e il 6 novembre 2018, un mese prima di laurearsi.



Sardegna, trombati alle urne e ripescati in Regione: i consulenti della giunta Solinas. Maestre al Turismo e grossisti ai Trasporti - Pablo Sole|
Se il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, è indagato per abuso d’ufficio dopo aver nominato come consulenti un geometra e un perito dalla qualifica non meglio specificata, va detto che i suoi assessori non sono stati certo a guardare. Perché a scorrere i curricula degli esperti che la legge pretende dotati “di alta e specifica professionalità”, al servizio della giunta sono spuntati grossisti del settore carni e birre, maestre elementari, guide turistiche, impiegati amministrativi e agenti assicurativi. Insomma, qualche perplessità pare lecita e non è certo legata alle professioni dei neo consulenti, quanto al fatto che la discrezionalità delle nomine finisce laddove inizia “l’alta e specifica professionalità”.
E su questo versante non aiuta un particolare quanto meno “sospetto”: ad accomunare la maggior parte dei neo consulenti c’è il fallimentare risultato alle urne, posto che otto su tredici sono stati trombati alle Regionali o alle Europee 2019. Bocciati, insomma, dagli stessi elettori che hanno incoronato Solinas alla guida della Regione con il 48% delle preferenze. Delusi dal voto e con le porte della Regione sbarrate, sono entrati dalla finestra per chiamata diretta e con un contratto da 100mila euro lordi l’anno.
A fare due conti, da qui al 2024 costeranno alle casse pubbliche 4,5 milioni di euro. Ed è una cifra parziale, visto che tre consulenti hanno firmato un contratto annuale da 100mila euro lordi, nove hanno ottenuto un quinquennale da circa 470mila euro lordi e di tre consulenti non si conoscono dati ufficiali. La cifra di 4,5 milioni è dunque destinata a salire, quando l’attuale esecutivo fornirà tutti i dati, come richiesto dalle norme sulla trasparenza sulla cui applicazione vigila l’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione. A distanza di mesi dall’insediamento dell’esecutivo, però, sulla pagina istituzionale non compaiono ancora gli staff di sei assessori su dodici (escluso il presidente) e, quando ci sono, molti curricula non risultano nella banca dati del ministero.
Fino ad allora ci si dovrà accontentare delle informazioni disponibili. Come quelle del ragioniere Massimiliano Piu, già grossista nel settore carni e oggi titolare di due società che si occupano di autotrasporto. Sarà per questo che oggi è consulente dell’assessore regionale dei Trasporti, il compagno di partito Giorgio Todde. Il contratto firmato con la Regione dice che Piu percepirà 492.675 euro lordi fino al 19 marzo 2024 per dare consigli all’assessore su temi come bandi da decine di milioni di euro sulla continuità aerea e marittima. Candidato non eletto alle Europee 2019, il neo consulente è stato il segretario della Lega in Ogliastra. Oggi quella carica è occupata dall’assessore Todde.
In fatto di consulenze, il titolare del Turismo Gianni Chessa ha invece optato per una maestra elementare, Roberta Loi, classe 1970, diplomata alle Magistrali ma “iscritta al terzo anno di Scienze della comunicazione istituzionale e d’impresa”, precisa nel curriculum. Istruttrice federale di ginnastica artistica e preparatrice atletica della scuola tennis di Pula dal 1987 al 2000, oggi la neo consulente è consigliere comunale in quota Partito sardo d’Azione a Domus De Maria ed è stata candidata, senza fortuna, alle ultime Regionali. In qualità di consulente incasserà 95mila euro lordi da qui al maggio 2020.
Qualche migliaio di euro in più – 100mila tondi tondi fino a giugno 2020 – percepirà invece Roberto Balistreri, consulente dell’assessore regionale dell’Agricoltura Gabriella Murgia, entrata nell’esecutivo sardoleghista di Christian Solinas dopo una militanza nel Pd. Diplomato in un non meglio specificato istituto superiore, Balistreri è un agente di commercio. L’esperienza più significativa l’ha maturata nella Maggioli, che si occupa di forniture per enti pubblici, dal vestiario della polizia municipale alla gestione del gettito tributario per piccoli paesi.
Agente di commercio, ma laureato in Scienze politiche, è anche Salvatore Sulas, chiamato in Regione dall’assessore alla Pubblica istruzione Andrea Biancareddu (Udc) con un contratto di 444.321 euro lordi fino al 2024. Già assessore alla Programmazione a Nuoro nel 2010, quando il sindaco era l’esponente del Pd, Alessandro Bianchi, Salvatore Sulas ha seguito un vorticoso percorso politico: segretario a Nuoro dell’Italia dei Valori nel 2012, tre anni dopo passa al Partito democratico, quindi due anni fa si sposta più a sinistra e approda in Articolo Uno-Mdp. Alle ultime Regionali si è presentato con l’Udc ma non è stato eletto. A Cagliari però ci arriva ugualmente, chiamato come consulente dal compagno di partito Andrea Biancareddu. Una curiosità: per un mese, a titolo gratuito, il Capo di gabinetto dell’assessore è stato Francesco Baule, sempre in quota Udc, già noto alle cronache regionali perché da amministratore pubblico era stato condannato a versare nelle casse regionali 100mila euro, poi diventati 22mila in appello, per danno erariale.
Solange Pes, avvocatessa di fede sardista, già assessore alla Cultura del comune di Elmas e attuale consigliere comunale, firma il contratto di consulenza il 23 luglio 2019 e prende servizio nell’assessorato dell’Industria, guidato da Anita Pili. Ci rimarrà, dicono le carte, fino al 19 marzo 2024 dietro un compenso complessivo lordo di 460.778 euro. Candidata alle ultime regionale con i Quattro mori, non è stata eletta. Tra le capacità e competenze elencate nel cv: “Notevole abilità nella stesura di discorsi politici” e “viaggi frequenti” per impegni professionali e consulenze “presso le città di Roma e Milano”. Evidentemente senza oltrepassare la cintura urbana.
Curiose anche le “capacità e competenze” di Antonella Zedda, consulente dell’assessore all’Ambiente Gianni Lampis (Fratelli d’Italia): “Attitudine ad accettare la gerarchia”, scrive la 43enne originaria di Isili, dove lavora come responsabile amministrativa e contabile nell’azienda vitivinicola di famiglia. Mansioni principali: gestione amministrativa e del personale, consulenze tecniche su gestione rifiuti, sicurezza e ambiente. Candidata alle ultime europee con il partito di Giorgia Meloni, diplomata (non è indicato l’istituto), iscritta dal 1996 alla facoltà di Ingegneria dell’Università di Cagliari, è anche agente assicurativo. Tra le esperienze più significative, dal 1998 al 2010 l’attività di “consulente” per l’organizzazione di eventi dell’associazione Caravella di Cagliari, storica sigla di Alleanza nazionale prima e Fratelli d’Italia poi, palestra giovanile per la maggior parte degli esponenti di destra della politica sarda. Per Zedda, un contratto di 469mila euro lordi fino a marzo 2024.
Anche il vicesegretario del Partito sardo d’azione e attuale assessore all’Urbanistica Quirico Sanna ha giocato in casa, designando come consulente il responsabile organizzativo del Psa Stefano Esu, giornalista pubblicista dal 2012, guida turistica dal 2013, laureato nel 2005 in Beni archeologici con un lungo elenco di incarichi nelle Acli. Dal 2016, è assessore comunale nel comune sulcitano di Perdaxius. Il compenso: 469mila euro lordi fino al 2024.
Consulente dell’assessore ai Lavori pubblici Roberto Frongia è invece un’impiegata amministrativa dell’Azienda sanitaria locale di Cagliari, Lucia Tidu. Laureata in Scienze politiche, nome importante nelle gerarchie del partito dell’assessore Frongia (Riformatori sardi), è stata candidata senza successo alle elezioni comunali a Cagliari nel 2016. Ignoto il compenso, posto che non sono stati pubblicati né il curriculum, né i dati relativi al contratto di consulenza.
Nessuna informazione nemmeno sul compenso di Alessandro Serra, già portavoce dell’allora presidente della Regione Ugo Cappellacci e oggi consulente per il forzista Giuseppe Fasolino, assessore al Bilancio e alla programmazione, balzato alle cronache nazionali, pochi giorni dopo la nomina nell’esecutivo Solinas, per un debito con Equitalia di circa 425mila euro.
Impossibile sapere qualcosa in più su Paola Coiana, consulente dell’assessore agli Affari generali Valeria Satta. L’unico dato disponibile è il compenso: 469mila euro lordi fino a marzo 2024.
Dati noti e nome ancor di più, al contrario, quelli di Marco Tedde, avvocato, già sindaco forzista di Alghero e consigliere regionale, candidato alle ultime consultazioni ma non eletto. Oggi è consulente dell’assessore al Lavoro in quota Forza Italia, Alessandra Zedda, per 460.778 euro lordi in cinque anni. Curriculum oggettivamente solido, quello di Tedde, che all’attività professionale ha sempre affiancato quella politica. Uno dei pochi nomi, insomma, che sembrano soddisfare i requisiti di legge.
Infine, è spuntato ufficialmente il terzo consulente nominato dal presidente Solinas al fianco del geometra Franco Magi (vicepresidente della Commissione di garanzia del Psa, 492.675 euro lordi dal 9 aprile 2019 al 19 marzo 2024) e del perito Christian Stevelli (commissario provinciale a Cagliari del Psa e componente del Consiglio nazionale, 492.675 euro lordi dal 4 aprile 2019 al 19 marzo 2024). Si tratta dell’ex capogruppo del Psa in Consiglio regionale nella scorsa legislatura, Gaetano Ledda, che ha firmato un contratto annuale da 98.738 euro lordi fino al 31 maggio del prossimo anno. Nota curiosa: nella “Dichiarazione di assenza di conflitto di interessi”, obbligatoria per poter firmare il contratto da consulente, alla voce “incarichi ricoperti” Ledda dimentica di riportare i cinque anni trascorsi in consiglio regionale, dal 2014 al 2019.
Diplomato al liceo classico di Ozieri, alla voce “professioni esercitate” il curriculum riporta un laconico “lavoratore autonomo, imprenditore”. Tradotto: agente di commercio nel settore bibite, in particolare birre. Qualche informazione in più arriva dal paragrafo “altre attività”, vale a dire la miriade di incarichi politici ricoperti da Ledda nel corso degli anni. Una lista che il neo consulente avrebbe voluto aggiornare, nel febbraio scorso, con la riconferma in Consiglio regionale. Le urne sono state inclementi, ma l’aggiornamento del curriculum è stato solo rimandato al 25 giugno scorso, quando l’esponente sardoleghista è diventato il terzo consulente di Christian Solinas.



Sardegna, Solinas sceglie due fedelissimi del partito come consulenti. Costo? Un milione. Uno è a processo per turbativa d’asta - Pablo Sole 
Un geometra e un perito tecnico. Il primo si chiama Franco Magi e dovrà dividersi tra lo studio e un’aula del Tribunale di Cagliari, dove il 19 maggio scorso si è tenuta la prima udienza del processo che lo vede imputato per turbativa d’asta. Il perito tecnico è Christian Stevelli, noto soprattutto per i ruoli nell’azienda di famiglia, da sempre nel ramo del nolo autobus. Ad accomunarli, la militanza attiva nel Partito Sardo d’Azione e la fedeltà assoluta al presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, che poche settimane fa li ha voluti nel suo ufficio come consulenti. Il compenso che percepiranno dalle casse della Regione: 100mila euro lordi l’anno. Circa 6mila euro netti al mese per i prossimi cinque anni. Costo totale per le casse pubbliche: più di 986mila euro. La stipula dei contratti è avvenuta sulla scorta di una legge regionale del 1988 che per la cooptazione dei consulenti fissa un’unica e semplice condizione: devono essere dotati di alta e specifica professionalità. E a scorrere i curricula, non sembra questo il caso per i due uomini scelti da Solinas, peraltro anche lui laureato in Giurisprudenza appena due mesi prima delle elezioni all’Università di Sassari, al termine di un cursus studiorum per così dire bizzarro.
Partendo da Franco Magi, racconta il cv pubblicato sul sito istituzionale della Regione che il geometra sardista, amico d’infanzia di Solinas, ha collezionato negli anni un’invidiabile sequela di incarichi. Squisitamente politici. Il battesimo arriva alla fine degli anni Novanta col centrosinistra, quindi un lesto passaggio nel centrodestra e infine l’adesione al Partito Sardo d’Azione, nel frattempo approdato alla corte della Lega di Salvini. Oggi, tra processi e consulenze, deve ritagliare uno spazio anche per l’attività politica sul campo, visto che è consigliere comunale a Capoterra, cittadina alle porte di Cagliari. Curiosamente, probabilmente memore degli esordi col centrosinistra, fa parte della maggioranza che sostiene il sindaco Francesco Dessì, del Partito democratico. Candidato alle Regionali del 24 febbraio scorso, non è stato eletto. Ma negli uffici del Palazzo è arrivato comunque grazie alla chiamata dell’amico Solinas.
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Archiviato il versante politico, tra le poche occupazioni di Magi riportate dal curriculum figurano la direzione di una società del cugino e un ruolo di primissimo piano nell’organico di una società pallavolistica locale. La sorpresa arriva però quando si va a cercare il titolo di studio: non pervenuto. Qualche informazione in più arriva dal sito istituzionale di SardegnaIt, società in house della Regione specializzata in ICT (Information and communication technology). La missione aziendale, come si può intuire, è ultra specifica. Eppure alla presidenza della società, nel 2011, su nomina diretta dell’allora presidente della Regione Ugo Cappellacci – giunta a trazione Forza Italia, assessore ai Trasporti Christian Solinas -arriva proprio Franco Magi. Il geometra. Che nel curriculum di SardegnaIT riporta il titolo di studio: un generico diploma di scuola media superiore. Ricerche successive hanno confermato il titolo di geometra.
Ed è proprio nel ruolo di presidente di SardegnaIT che meno di due mesi fa  Magi è andato a processo con l’accusa di turbata libertà degli incanti. Secondo il pm Gaetano Porcu, da presidente della società di ICT, Magi ha giocato un ruolo nel pilotare la gara d’appalto da quasi 800mila euro bandita per l’affitto di nuovi uffici a favore di SardegnaIT. La scelta cadde su un complesso di proprietà dell’imprenditore ed editore Sergio Zuncheddu, patron dell’Unione Sarda, il primo quotidiano dell’isola. Questo non ha impedito a Solinas di nominare Magi come consulente. Per trattare quali temi, non si sa. Inoltre, nel curriculum fornito alla Regione subito dopo la firma del contratto da consulente, oltre ad omettere il titolo di studio, Magi ha cancellato le voci sui suoi ruoli nel partito. Si evince da un semplice confronto con un curriculum identico pubblicato sul sito del Psa, che il neo-consulente ha dimenticato però di “sbianchettare”. Tra i vari incarichi, la vicepresidenza della Commissione di garanzia, che ha il compito di valutare il comportamento degli iscritti.
Sparisce qualsiasi riferimento al Partito Sardo d’Azione anche nel curriculum consegnato dal secondo consulente, Christian Stevelli. Che nel Psa non è certo l’ultimo arrivato: è commissario provinciale a Cagliari e fa parte del Consiglio nazionale. E invece, la militanza viene relegata alle ultime righe del documento, dove alla voce “Interessi extraprofessionali”, Stevelli indica il nuoto, la pallanuoto e infine la politica. Compare però, a differenza di Magi, il titolo di studio, conseguito nel 1990 in un non meglio specificato istituto tecnico di Catania con 42/60.  Tra le esperienze professionali: i ruoli organizzativi nell’azienda fondata dal padre Mario e divenuta, nel tempo, una delle principali società isolane di trasporto passeggeri su gomma, la guida di alcune società, sempre nel campo dei trasporti. Poi la nomina nel consiglio di amministrazione della Sogaer, la società a maggioranza pubblica che gestisce l’aeroporto di Cagliari-Elmas. Ancora il varo della società unipersonale “S.Im Stevelli Christian sede Cagliari”, il cui oggetto sociale non è specificato. Infine, l’abilitazione al servizio antincendi. Nessuna esperienza, insomma, riconducibile all’alta professionalità richiesta dalle norme sui consulenti. Spicca invece il ruolo di primissimo piano che, negli ultimi anni, a suon di voti e strenuo impegno Stevelli è riuscito a ritagliarsi nel Psa dell’era Solinas. Un altro aspetto che lo accomuna al neocollega Franco Magi. Tanto basta, evidentemente, per un contratto che mette i due consulenti sullo stesso piano dei dirigenti. Che in Regione, però, sono entrati per concorso pubblico.