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sabato 7 febbraio 2026

Sanità sarda: considerazioni a confronto a sinistra

La sanità pubblica in Sardegna, come da altre parti (forse ancora peggio che in altre parti), attraversa un brutto momento che si ripercuote inevitabilmente nella gestione delle istituzioni regionali e nel dibattito politico.

Riportiamo una analisi di Claudia Zuncheddu, medica e attivista, in risposta ad un “editoriale” del giornalista Mario Guerrini, che riportiamo sotto.

 

Lettera aperta di Claudia Zuncheddu a Mario Guerrini

Caro dott Guerrini,

la salute non aspetta i commissariamenti e le nuove nomine dei Direttori Generali. I giochi di potere non possono essere la priorità. La presidente deve esercitare i suoi poteri politici e dare  segni di discontinuità con il passato. Ma così non è!

La Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica, mi sollecita, in quanto portavoce, qualche chiarimento sul perché non sia possibile assolvere nessuno/a dalle responsabilità politiche del tracollo della Sanità pubblica in Sardegna.

Solinas è Solinas, il Pd è il Pd, ma l’operato della presidente Todde andrebbe interpretato in un contesto politico più ampio e poco analizzato. La memoria storica è d’aiuto. Per dovere di cronaca.

la grande crisi della Sanità sarda è esordita con il “Riordino della rete ospedaliera sarda”, con Pigliaru presidente. In nome del Riordino, dei Pareggi di bilancio, della Razionalizzazione, Riorganizzazione e Accorpamenti, furono smantellati gli ospedali dei nostri territori, per poi smantellare i grandi ospedali di Cagliari, al servizio di tutta la Sardegna.

E’ sotto la giunta del centro sinistra, che si firmò l’accordo con Al Thani, l’emiro del Qatar, per finanziare con le casse sarde il Mater Olbia. L’ospedale simbolo per eccellenza della privatizzazione del Sistema sanitario pubblico in Sardegna. L’accordo fu talmente conteso tra centro sinistra e centro destra, tanto da accapigliarsi tra loro.

La Sanità pubblica perdeva un numero esorbitante di posti letto, con l’impegno della RAS, sotto forti pressioni di Renzi su Pigliaru, di finanziare con 60 milioni di Euro all’anno, per dieci anni il Mater Olbia. L’ex ospedale San Raffaele, fu rilevato dall’emiro del Qatar Al Thani, per un miliardo e 200milioni. Ma per l’emiro, alla Sanità si legava un altro interesse: la riforma urbanistica (ndr). Su Sanità e Riforma Urbanistica si scavò la fossa il governo Pigliaru, per far strada ad altri pessimi governi con devastanti politiche sanitarie e non solo.

Mentre in Sardegna imperversavano le lotte per la difesa della Sanità Pubblica, sul Mater Olbia fecero pace le grandi religioni con il Bambin Gesù e l’emirato arabo, nonché la destra e la sinistra sarda. Per la più eclatante operazione neocoloniale arabo/italiana in Sardegna, ad una nostra scolaresca si fece intonare l’inno d’Italia, all’insegna del danno e della beffa per noi sardi.

Ma al fascino perverso della privatizzazione della sanità pubblica, non si sottrae nessuno e ancor meno il M5S.

Beppe Grillo, al culmine del successo del M5S, dichiarò che il Mater Olbia avrebbe salvato noi sardi.

La ministra della Salute Giulia Grillo, del governo Conte I (ex capogruppo M5S Camera dei deputati), rispose ad un documento della Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica, di cui già ero portavoce, che “non disdegnava la sanità privata….”.

Ma non solo. Nel pieno delle lotte contro i finanziamenti pubblici dalle casse sarde al Mater Olbia, con la legge di bilancio, il governo Conte stabiliva addirittura l’incremento da parte della RAS dal 6% al 20% del finanziamento al Mater Olbia, per l’acquisto di prestazioni sanitarie private. Un’azione di pirateria politica con cui si confermava che i tagli previsti con il decreto del 2012 sulla “spending review”, erano solo per la sanità pubblica.

Come nei gialli più intricati, dietro quest’operazione, c’era il capo di Gabinetto della ministra Grillo, proprio lui, Guido Carpani, già capo di Gabinetto del ministro Renato Balduzzi del governo Monti, autore della “spending review”. Eppure il M5S scelse Carpani, grande sostenitore della sanità privata e figura di spicco della sanità e università del Vaticano.

Ma a sciogliere il mistero degli ulteriori finanziamenti che secondo il governo Conte, la Regione Sardegna doveva garantire all’ospedale privato del Qatar, è che Guido Carpani risultava membro del consiglio di amministrazione del Mater Olbia, sino a qualche giorno prima del suo insediamento nel Gabinetto della ministra Grillo.

Carpani subentrò al costituzionalista Alfonso Celotto, che rassegnò le dimissioni da capo di Gabinetto della Grillo per lo scarso sostegno finanziario del governo Conte alla sanità pubblica e non solo. C’erano contrasti giuridici con la normativa dell’ordinamento italiano, ma anche l’incoerenza del M5S che disattendeva il programma elettorale, addirittura svendendo la sanità pubblica a quella privata di un altro Stato: il Vaticano.

Oggi, con la presidente-assessora Todde, non c’è alcun segno di discontinuità con il passato e a vincere sarà sempre la conservazione, mentre tutto precipita. Il giudizio politico sul suo operato in campo sanitario, per non parlare di quello sul fronte energetico e non solo, impone un cambio di paradigma che escluda l’ingenuità, il vittimismo e la difesa del bene pubblico. Nulla di tutto questo pare appartenerle.


L’intervento di Claudia Zuncheddu faceva seguito a questo, sempre sulla sanità sarda, del giornalista, ex RAI, Mario Guerrini:

I nemici di Alessandra Todde, Presidente della Regione Sardegna. Sono tanti. E terribilmente potenti. Intanto ci sono le lobby dell’imprenditoria, fortemente collegate anche alla massoneria.  Parlo di lobby perché in Sardegna c’è un ristretto circuito economico che si aggiudica sempre, da anni (troppi), i grandi affari. Ed è un circuito in cui sono comprese anche forze politiche (colluse). Poi ci sono i parassiti del sistema. Quelli che vivono di appalti pubblici, succhiando enorme risorse a Mamma Regione. Anche qui sfruttando le complicità trasversali della politica. E poi pullulano gli interessi nel grande business della Sanità. Dove taluni DG sono particolarmente corteggiati da frange politiche (destra e sinistra) per gli appalti o i finanziamenti o i favori. Qui ci sono anche le espressioni politiche trasversali che lavorano per la Sanità privata. Con danni evidenti al Servizio Pubblico. Ci sono quindi i gruppi editoriali. Il cui obbiettivo è addossare alla Presidente le mille responsabilità di tutto ciò che non funziona. Come se i mali atavici dell’isola li avesse creati lei. Infine ci sono gli alleati infidi. Quelli che soffrono per la sua visibilità. Aver chiuso i rubinetti, non tutti (purtroppo), ha suscitato contro la leader 5 Stelle una forte reazione di negatività. Bisogna tenerne conto. Per meglio comprendere la sua azione politica. Non scevra, peraltro, da errori. Come non manco di sottolineare. La realtà è che il potere, i poteri, che hanno goduto abitualmente di magnanime elargizioni, quando trovano le porte chiuse, si alterano furiosamente. Troppe ambiguità, in certe parti politiche “amiche” importanti, rivelano l’insoddisfazione per avidità e esigenze non soddisfatte. Mamma Regione è da sempre considerata una mucca benigna in grado di allattare mille estroverse aspirazioni. In poltrone e denari (nostri).

 

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martedì 2 settembre 2025

Il ritorno dell’elettroshock in Sardegna al di là dei pregiudizi - Claudia Zuncheddu

Dopo anni di lotte contro il depotenziamento e chiusura dei servizi psichiatrici nei territori sardi e il conseguente stato di abbandono delle persone con disturbo mentale, il ritorno alla terapia elettroconvulsivante (elettroshock) all’ospedale San Martino di Oristano, apre un dibattito.  

A quasi 50 anni dalla riforma psichiatrica, il disturbo mentale in Sardegna continua ad essere considerato un problema marginale. I servizi territoriali sono stati sempre meno incentivati sino a decretarne la chiusura e con essa l’invisibilità della sofferenza mentale. Il volontariato, spesso osteggiato dal mondo politico, non può compensare la latitanza delle istituzioni. Di certo, la risposta meno attesa è il ripristino dell’elettroshock per i resistenti alle terapie farmacologiche, dicono.

Una risposta sbrigativa e di retroguardia, rispetto alla Riforma Psichiatrica di Basaglia (Legge 180 del 78) che dispose la chiusura dei manicomi e nuovi modelli di cura centrati sulla dignità della persona e la sua capacità di reinserimento nella società. Eppure, l’istituzione dei servizi territoriali di assistenza, come alternativa alla segregazione e ai maltrattamenti nei manicomi sono stati sempre più sottovalutati.

L’imbarbarimento delle politiche sanitarie aggrava la condizione della nostra psichiatria. La Sardegna necessita di centri di salute mentale ben organizzati nei territori e dotati di diverse professionalità. Strutture che prendano in carico la persona evitando l’ospedalizzazione con i suoi fallimenti. Poco importa che oggi l’elettroshock, a differenza del passato, si pratichi da esperti professionisti e in anestesia generale. Poco importa il consenso della persona, anche se dal Codice di Norimberga in poi, a cui dobbiamo il diritto al Consenso informato nella sperimentazione clinica e farmacologica, si sia rivelato di facile violazione a colpi di decreti ministeriali.

Riteniamo che il problema da superare non siano le barriere pregiudiziali delle persone, costruite sulla scia della cultura antipsichiatrica o dalla visione cinematografica. E’ la drammatica storia della psichiatria che induce le famiglie a diffidare di ogni modello terapeutico d’ispirazione manicomiale.

Mettere al centro del dibattito politico il disagio mentale in Sardegna, implica il superamento delle politiche sanitarie distruttive dei servizi psichiatrici territoriali, che condannano i malati e le famiglie all’abbandono o relegano tale sofferenza a concezioni manicomiali superate dalle leggi e dalla storia.

La notizia sull’incarico e la retribuzione di “altissima professionalità” al medico che effettuerà gli elettroshock nel SPDC di Oristano, è solamente un sintomo del disorientamento dei vertici della sanità sarda, della frammentazione della sanità, della crescita dei costi e delle disuguaglianze, della mancanza di visione, di pianificazione strategica e non solamente sul fronte della psichiatria.

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giovedì 8 febbraio 2024

Il mistero dei lavori di ristrutturazione dell’ospedale Marino di Cagliari - Claudia Zuncheddu

L’ospedale Marino, fronte mare, non più per i malati, ma per gli amministrativi. Il cambio d’uso del Marino, da sanitario ad altro, aleggia da una decina di anni nel mondo politico regionale.

Nessuno ha voluto salvare il prestigioso ospedale al servizio di tutta la Sardegna, con le sue eccellenze come la chirurgia della mano e la camera iperbarica. Lo stato di abbandono dell’ospedale, senza alcuna manutenzione ordinaria, era da tempo presagio di chiusura. Uno smantellamento agevolato anche dal blocco del turnover e riduzione del personale sanitario.

La pandemia poi, è stata la manna dal cielo. Il Marino diviene a tutti gli effetti il secondo Covid hospital per Cagliari e il sud Sardegna. La clinica ortopedica si trasferisce al Policlinico universitario e i traumatizzati in parte al Brotzu e in parte al Policlinico. Presidi ospedalieri a loro volta a rischio di implosione per il sovraccarico di servizi e la carenza di personale.

La camera iperbarica che copriva H24 le urgenze emergenze di tutta la Sardegna, con ottimi professionisti dall’Ortopedia alla Chirurgia d’urgenza è ormai un’isola in abbandono nel deserto sanitario. Le ricadute sui pazienti sono pesantissime in tutta l’Isola. Dopo lo smantellamento, il mistero sui recenti lavori di ristrutturazione del Marino è presto svelato. La recente inaugurazione del Centro di Terapia del dolore, trasferito dal Binaghi al nuovo pronto soccorso del Marino, appare come copertura sanitaria per altre destinazioni d’uso dell’ospedale.

Non vorremmo che risorse finanziarie previste dal PNRR per la salute, andassero impegnate in ristrutturazioni di ospedali scientemente smantellati, da non restituire ai malati.
I tre piani dell’ortopedia e della chirurgia della mano dell’ospedale Marino, finemente ristrutturati con vista a mare, non ospitano i malati e il personale sanitario, ma gli amministrativi, dal Direttore generale al suo staff. E’ così che gli ospedali non si chiudono ma si trasformano. Un’anomalia da verificare.

Claudia Zuncheddu è la portavoce della Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica

https://www.manifestosardo.org/il-mistero-dei-lavori-di-ristrutturazione-dellospedale-marino-di-cagliari/#more-36407

domenica 16 luglio 2023

La lotta in bici dei medici sardi - Claudia Zuncheddu

Il diritto alla salute è la ragione della nostra lotta, innanzitutto come medici. Nonostante i 40 gradi preannunciati, sabato 8 luglio, il flash mob in bici verso gli stabilimenti della Fluorsid, è stato un successo.

Hanno partecipato all’evento da Alghero, Bosa, Lanusei, Castiadas, Iglesias, Quartu S.E. ad altri centri del Campidano. I 30 ciclisti alla partenza, si sono raddoppiati lungo il percorso. La manifestazione è stata promossa da Isde Sardegna, Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica, Ordine dei Medici della provincia di Cagliari, Ass. culturale Sa Mata e Life After Oil.

Sulle due ruote tutte le generazioni, da Angelo Serra, anni 83 e una carriera diplomatica alle spalle, a Pietro Cruccas di anni 80, ad un gruppo di bambini di Assemini. Ivan-Luca Melis di Iglesias, 45 anni, malato di sclerosi multipla, ha partecipato con la sua carrozzina. Al via i Medici per l’Ambiente di Isde Sardegna e Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica, sempre in prima fila nella lotta per il diritto dei sardi alla Salute e per ribadire “Stop all’inquinamento ambientale. Più controlli sulle attività inquinanti. Bonifiche subito.

Rinaturalizzazione e riconversione dei territori inquinati. Stop allo smantellamento del sistema sanitario pubblico. Accesso alla prevenzione e alle cure con il ripristino e la razionalizzazione dei servizi sanitari territoriali e degli ospedali sardi. Riorganizzazione del personale e rispetto della dignità delle professioni sanitarie”.

In Sardegna la Salute, in termini calcistici, non può essere in retrocessione. È per “La Salute in serie A” che abbiamo sfidato l’allerta meteo lungo un percorso di 16 Km, dall’ex- laveria di Via Coghe ad Assemini, alla Fluorsid. Il Caso Fluorsid, con la sua attività inquinante, a ridosso dell’abitato di Assemini, è il tema da cui partiamo per denunciare ancora una volta che in Sardegna è più facile ammalarsi e morire. Lo attestano i dati dello Studio Epidemiologico dei medici di Isde Sardegna, ma non solo. A riconoscerlo è lo stesso Stato italiano che ha provveduto a perimetrare i siti inquinati da bonificare. Tra Porto Torres e sud-ovest dell’Isola, un terzo del territorio sardo è inquinato, quindi un sardo su tre vive in habitat che necessitano di bonifiche.

Non da oggi, personaggi potenti e senza scrupoli, sguazzano in questa Terra, dove a loro è consentito di eludere le regole vigenti. Che la vita dei sardi valga poco lo certificano le azioni, le omissioni, i silenzi-assenso della nostra classe politica. Due schieramenti che da decenni si alternano al governo della Sardegna, accomunati da un disegno politico devastante per il diritto alla salute dell’ambiente e delle comunità. Hanno importato e imposto un modello industriale altamente inquinante e nello stesso tempo hanno contribuito allo smantellamento della Sanità pubblica sarda.

Poco importa se il rapporto costi/benefici privilegia i profitti per pochi, mentre i costi  ricadono pesantemente su ambiente, territorio, economie locali e sulla salute delle nostre comunità. Far da padroni in casa nostra è facile. Sono diverse le generazioni di industriali che in nome del calcio, sport nobile, si sono garantite la genuflessione del mondo politico, di amministratori locali e di chiunque conti in Sardegna. Il calcio è un buon balsamo per tutti e per tutto.

È così che in Sardegna si diventa sempre più intoccabili. Poco importa se oltre tre anni fa, undici persone siano state condannate per “disastro ambientale”. Poco importa se ignorando il verdetto del tribunale e il patteggiamento, si continui a inquinare senza avviare le bonifiche dell’intero habitat interessato. “La Salute in serie A” è la ragione della nostra lotta, innanzitutto come medici.

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domenica 22 gennaio 2023

Un bimbo di Nuxis salvato a Padova. In Sardegna non c’era il posto letto per lui - Claudia Zuncheddu

 

Tra le 8.30 e le 9.00 del 21 dicembre un bimbo di 9 anni di Nuxis giunge al CTO di Iglesias con il 118 e accede direttamente al reparto pediatrico per difficoltà respiratoria. E’ un bambino fragile per una patologia autoimmunitaria diagnosticata a nove mesi.

Sottoposto alle indagini diagnostiche, i medici contattano la Rianimazione del Brotzu, ma nel reparto per i trattamenti di eccellenza in regime di urgenza non c’è posto e non si ricovera. Il bimbo si aggrava.

In nessuna Rianimazione sarda si trova un posto letto. I pediatri del CTO e il primario anestesista non si arrendono e contattano ospedali della penisola. Solamente a Padova c’è disponibilità per il ricovero.

Il bimbo, con un Falcon 50 dell’Aeronautica militare, accompagnato dal primario anestesista, raggiunge Bologna e poi in ambulanza giunge a Padova intorno alle 4 del mattino del 22 dicembre, giusto in tempo per essere soccorso e stabilizzato.   

In Sardegna la vita è sempre più appesa a un filo. Se nella penisola i posti letto di terapia intensiva pediatrica sono 3 per milione di abitanti, quindi ben al di sotto degli 8 posti della media europea, in Sardegna la Rianimazione pediatrica non esiste proprio. L’ospedale Brotzu è punto di riferimento regionale con due posti letto per l’età pediatrica, ma all’interno della Rianimazione generale. Per garantire i migliori risultati i bambini devono essere assistiti in unità di terapia intensiva pediatrica e non in quelle per adulti dove le competenze non sono le stesse.

Il caso, uno fra tanti, ribadisce l’assenza di una visione globale della gestione della Sanità. Manca una programmazione e non si investe sui bambini.

La Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica denuncia l’inadeguatezza delle istituzioni deputate a gestire la Sanità in Sardegna e invita le istituzioni di competenza ad una maggiore vigilanza sui diritti dei malati e sui doveri degli apparati politici e burocratici, dagli assessorati alle Asl.

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sabato 9 aprile 2022

Le ombre sulle assunzioni del personale sanitario - Claudia Zuncheddu

 

La smentita dell’assessore Nieddu alla nota della Direzione Generale dell’Assessorato della Sanità, alle 8 ASL non convince.

La nota della DG: “si comunica che è in corso di approvazione da parte della Giunta Regionale una delibera per l’assegnazione di budget transitori alle Asl per l’assunzione di personale dipendente, nelle more dell’approvazione dei PTFP 2022-2024. In attesa dell’approvazione della delibera, le ASL, ancora prive di dotazione organica sono invitate a non attivare procedure di reclutamento di personale compreso lo scorrimento di graduatorie in essere”, ha suscitato forti reazioni nel mondo sanitario e nei territori tanto da imporre all’Assessore una retromarcia: «Le assunzioni nel settore dell’assistenza medica necessarie in Sardegna non sono bloccate e tutte le graduatorie già pubblicate per il reclutamento del personale sanitario sono in fase di scorrimento per il numero di posti previsto dai concorsi già banditi e conclusi, senza alcuna limitazione».

La Rete Sarda denuncia il persistere della carenza del personale sanitario che paralizza interi ospedali e i pochi servizi territoriali che resistono alla chiusura. Dai laboratori di analisi (Iglesias/CTO) penalizzati per mancanza di personale, al crescente numero di sedi vacanti di Medicina di base in tutta la Sardegna.

Per la seconda volta la pubblicazione di graduatorie sbagliate per la medicina di base, esposte a ricorsi, allungano i tempi di assegnazione e accrescono l’emergenza per la salute di intere comunità. Sono 45 le sedi del 2019 ancora da assegnare e che si sommano a quelle del 2020. Le sedi carenti del 2021 potrebbero non essere neppure individuate.

Preoccupa l’ambiguità dell’Assessorato sul reclutamento del personale sanitario e il blocco delle graduatorie ufficiali.

Non vorremmo che si concedesse alle 8 Asl neo-istituite, il potere di assumere il personale a proprio piacimento “com fan tutti”, con la formula del tempo determinato per poi stabilizzare.

La Rete Sarda auspica che nessuna prevaricazione avvenga a danno del personale in graduatoria e che si accelerino i tempi di assunzione nella massima della trasparenza.

Le 8 Asl, istituite in un momento assai drammatico per la nostra Sanità non hanno prodotto alcun miglioramento del pubblico servizio, in egual misura della ASL Unica, istituita dalla precedente Giunta.

I giochi di spartizione del potere, attraverso le Asl, hanno concorso al crollo del sistema sanitario pubblico. Poco cambia che sia Asl Unica con sede a Sassari o numerose piccole Asl diffuse, in attesa di essere organizzate chissà come e per quali funzioni.

La Sanità continua ad essere la prima vittima della Politica.

 

Claudia Zuncheddu è la portavoce della Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica

 

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domenica 5 dicembre 2021

Centinaia i medici formati per la medicina di base attendono le titolarità - Claudia Zuncheddu

 

È imminente una nuova ondata di medici di base in pensionamento. Sono già decine di migliaia i pazienti costretti ad interrompere terapie, controlli specialistici e screening di prevenzione, per impossibilità ad avere persino le prescrizioni mediche.

La carenza dei medici di base è solo una questione burocratica facilmente risolvibile se c’è volontà politica e maggiore competenza da parte di chi è deputato a decidere in materia sanitaria. Sono centinaia i medici formati che attendono da anni l’assegnazione delle titolarità per le sedi carenti.

Una realtà ignorata, mentre ai presidi di guardia medica si chiede di aprire anche nell’orario diurno senza fornire strumenti informatico-diagnostici adeguati al servizio. Il 118 e i pronto soccorso sovraccaricati di richieste che esulano dalle emergenze, sono al collasso.

E’ vero che la crisi della sanità pubblica è frutto di anni e anni di tagli, ma alle dichiarazioni dell’assessore alla Sanità Nieddu: non abbiamo più medici da assumere, abbiamo fatto i concorsi, le selezioni e le stabilizzazioni” è doveroso rispondere che in Sardegna i medici formati per la medicina di base sono bloccati dalla burocrazia. E’ anche comprensibile che la situazione di stallo, per responsabilità politiche e burocratiche, agevoli il fenomeno della fuga dei medici.

Nonostante l’Accordo Collettivo Nazionale della Medicina Generale prescriva all’ art. 34 “che entro la fine di marzo di ogni anno ciascuna Regione, o il soggetto da questa individuato, deve pubblicare sul Bollettino Ufficiale l’elenco degli ambiti territoriali vacanti di medico di assistenza primaria e di quelli che si renderanno disponibili nel corso dell’anno”, la Regione e l’ATS tengono ferme le assegnazioni delle zone carenti da anni.

Ad oggi, lo stallo è nelle graduatorie del 2019, bandite con anni di ritardo e ferme per un errore amministrativo dell’ATS. Tra ritardi, errori e attese burocratiche, è bloccata l’assegnazione delle titolarità e quindi l’entrata in servizio di nuovi medici di famiglia.

La soluzione è possibile. Alla crescente emergenza si risponde con interventi straordinari. Basterebbe lavorare sulle graduatorie, attribuire subito le titolarità per il 2019-2020 e bandire quelle del 2021. Per le sedi carenti da anni, è necessario adottare nuove modalità che incentivino l’insediamento di medici: dalla disponibilità di ambulatori organizzati e spazi dove vivere, a incentivi economici.

Resta la preoccupazione che la crisi della Sanità pubblica, miri a far scomparire con gli ospedali anche la figura del medico di base.

Claudia Zuncheddu è la portavoce della Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica. Questo articolo è stato scritto con la collaborazione di SIGM Sardegna – Segretariato Italiano Giovani Medici.

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martedì 5 ottobre 2021

Crisi sanitaria. La Rete Sarda propone nuove strategie - Claudia Zuncheddu

 

 

Il 24 settembre la Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica, torna in piazza con comitati e associazioni provenienti da tutta l’Isola.

Lo smantellamento del sistema sanitario pubblico da tempo in corso, priva le nostre collettività dell’accesso alle cure. Già nel 2019 il 14,5% dei sardi rinunciava a curarsi per difficoltà economiche, contro il 5,6% dei toscani. L’aspettativa di vita dei sardi si è ridotta ulteriormente di oltre 9 mesi in tempi di covid. In 304 comuni su 377, i decessi superano le nascite.

Se in Italia i morti no-covid nel 2020 sono 25.000 in più rispetto al 2019, i dati sulla mortalità in Sardegna sono ancora più pesanti.

A preoccupare medici ed epidemiologi non sono solo i 1500 morti di Covid, ma il bilancio non ancora pervenuto sulla salute dei malati cronici che non hanno avuto accesso ai reparti, alle terapie, alle visite specialistiche, alle Tac, alle Rmn, ai controlli endoscopici, e di chi in quest’anno e mezzo ha contratto malattie spesso letali e non diagnosticate per l’inacessibilità alla Prevenzione.

Il crac del sistema sanitario pubblico è frutto dei tagli indiscriminati agli ospedali dei sardi, ai servizi territoriali e al personale sanitario in nome del risparmio, dell’aziendalizzazione della Sanità e del profitto. Lo smantellamento degli ospedali non si limita ai territori.

La chiusura di grandi ospedali di Cagliari ha paralizzato anche le attività degli ospedali sopravvissuti, per il sovraccarico di servizi.

Con la centralizzazione dei poteri in materia di politiche sanitarie, voluta da governo e Regione, i territori sono sempre meno ascoltati e privi di ruolo. Le decisioni si giocano tra direttori generali e assessori: nomine squisitamente politiche che rispondono ai partiti.

La Rete Sarda propone nuove strategie:

-il monitoraggio e il rilancio del Sistema Sanitario Pubblico in tutti i territori.

-L’organizzazione di nuovi modelli di medicina territoriale, indispensabile per il riequilibrio di tutti gli ospedali.

-Un piano di emergenza per dotare le comunità di medici di base e di guardie mediche.

-L’alleggerimento del carico burocratico che grava sui medici di base.

-Agevolazioni che incoraggino i medici in prepensionamento ad assumere ruoli di tutor nei reparti pubblici per la formazione dei nuovi specializzandi e per elevare la qualità dell’assistenza sanitaria.

-Il superamento dell’ ”imbuto formativo” e la valorizzazione degli specializzandi.

-L’abolizione del numero chiuso a Medicina, con il libero accesso per tutti gli studenti, oltre che un diritto inalienabile, in Sardegna è ancor più una necessità.

Ribadiamo che nessun finanziamento dalle casse sarde deve essere destinato alla sanità privata, così come sta avvenendo con il Mater Olbia e con le multinazionali della Sanità che continuano ad acquisire le strutture private convenzionate.

Su questi punti invitiamo tutti i sardi alla mobilitazione e tutte le istituzioni ad assumersi le proprie responsabilità per restituirci il diritto alla salute.

 

Claudia Zuncheddu è la portavoce della Rete Sarda – Difesa Sanità Pubblica

 

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lunedì 12 ottobre 2020

Que Saràs Saràs - Benigno Moi

IsiSaras

I giorni scorsi, su quotidiani e Tg, si è parlato con un certo clamore di un’inchiesta del quotidiano la Repubblica sulle perquisizioni effettuate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari negli uffici della SARAS a Milano e a Cagliari. L’indagine che le ha determinate riguarda l’accusa alla Saras, che ha le sue raffinerie a Sarroch, in Sardegna, di aver acquistato per anni, con vari passaggi occulti e ovviamente illegali, petrolio greggio irakeno venduto da compagnie controllate dall’ISIS.

L’antefatto

La notizia è tutt’altro che nuova, nel novembre 2018 la trasmissione RAI Report aveva realizzato un servizio sull’argomento, ma nel 2015 era stata Claudia Zuncheddu, medico ambientale ed ex consigliera al Comune di Cagliari e alla Regione Sarda, a riferire della denuncia apparsa sul media arabo-inglese Al-Araby, all’interno di un’inchiesta sul traffico di petrolio fra stato islamico e Israele.

https://english.alaraby.co.uk/english/features/2015/11/26/raqqas-rockefellers-how-islamic-state-oil-flows-to-israel
La Zuncheddu, storica attivista dell’indipendentismo e del pacifismo sardo, nonché delle  battaglie in difesa della salute, ne scrisse sul suo blog.

https://www.claudiazuncheddu.net/petrolio-dell-isis-alla-saras-cresce-l-insicurezza-a-sarroch-e-dintorni/?fbclid=IwAR22HggoMbNSvDz12TQ2yCr_xygzNxCzvKYtpIaW4-LmPJhMegV2qRMr8-M

La notizia venne riportata da alcuni, pochi, organi di stampa sardi: il manifesto sardo, Cagliari Pad, castedduonline
https://www.manifestosardo.org/petrolio-dellisis-alla-saras-cresce-linsicurezza-a-sarroch-e-dintorni/

Nessun accenno sugli organi di stampa continentali né sui due maggiori quotidiani sardi.

La Saras reagì con un comunicato che definiva ridicola e diffamatoria la notizia, senza approfondire la cosa e senza denunciare.

https://www.castedduonline.it/la-saras-offensivo-e-diffamatorio-collegamento-col-petrolio-isis/

Anche dopo l’inchiesta di Report, la Saras si limitò ad una smentita, attenta a far sì che del caso si parlasse il meno possibile

https://www.sarlux.saras.it/it/petrolio-dallisis-basta-ricostruzioni-infamanti-di-unintera-realta-aziendale-sarda/
https://www.cagliaripad.it/348637/petrolio-dellisis-alla-saras-report-pubblica-inchiesta-ma-azienda-smentisce/
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2018/11/19/dallisis-allitalia-cosi-viene-riciclato-il-petrolio-in-nero/4775100/

Oggi le cose parrebbero leggermente diverse, non solo perché la stampa ne parla e ci sono state le prime conseguenze sul titolo della Saras in Borsa https://www.calcioefinanza.it/2020/10/08/saras-titolo-borsa-isis/,

non solo perché la crisi del comparto petrolifero legata alla pandemia Sars2 si fa sentire, e anche la Saras fa ricorso alla cassa integrazione,

https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/10/09/saras-cassa-integrazione-sino-a-giugno-per-1378-lavoratori_59c347cd-a19b-4f7d-87d9-dc2cfbe7ab46.html

ma soprattutto perché è in corso un’inchiesta, portata avanti dai magistrati Guido Pani e Danilo Tronci, della Procura antiterrorismo cagliaritana, che ha ravvisato passaggi oscuri sull’arrivo in Sardegna di 25 navi provenienti dall’Iraq, tra il 2015 e il 2016: “La provenienza del prodotto risulta attestata tramite dichiarazioni non idonee né ufficiali” scrivono gli inquirenti.

https://www.unionesarda.it/articolo/news-sardegna/provincia-cagliari/2020/10/08/il-petrolio-dell-isis-alla-saras-inchiesta-della-dda-136-1068344.html

https://ilmanifesto.it/dalliraq-alla-sardegna-il-traffico-sospetto-delloro-nero-dellisis/

Le persone inquisite sono alti dirigenti dell’azienda della famiglia Moratti, Franco Balsamo, chief financial manager, e Marco Schiavetti, capo dell’ufficio commerciale.
Ma è chiaro che è anche la notorietà dei Moratti a far notizia, personaggi pubblici dai tempi del patriarca Angelo, fondatore dell’azienda e storico presidente dell’Inter del periodo d’oro di Helenio Herrera, sino ai figli Gian Marco e Massimo.
Il primo, successore di Angelo alla Saras sino alla morte nel 2018, marito di Letizia Brichetto, ministra dell’Istruzione con Berlusconi dal 2001 al 2006, sindaca di Milano dal 2006 al 2011, nonché Presidente RAI negli anni 90. Gian Marco è stato anche il principale sponsor di Vincenzo Muccioli e della Comunità di San Patrignano, dove si è fatto seppellire.

Il secondo, Massimo, presidente dell’Inter dal 1995 al 2013, con una breve interruzione, e attuale presidente della Saras, che prima della crisi legata al Covid continuava a fare notevoli profitti.
https://www.calcioefinanza.it/2020/01/28/un-2019-da-record-per-moratti-con-saras-utili-per-93-milioni/
Anche la moglie di Massimo, Milly Bossi, è impegnata direttamente in politica da anni, attualmente consigliera comunale a Milano col PD.

SaraSardegna

Per i sardi, in particolare per quelli del cagliaritano, la Saras rappresenta da oltre 50 anni, in concreto e simbolicamente, uno dei pilastri della controversa industrializzazione della Sardegna fondata sulla petrolchimica.

Una decennale gestione incontrollata e “impunita”, segnata da svariati incidenti sul lavoro (spesso di maestranze delle aziende esterne) e presunti mecenatismo e attenzione al sociale (tipico della famiglia Moratti), ha determinato una sciagurata devastazione del territorio, fra protezioni politiche e minacce in stile mafioso (esemplari le vicende del film Oil di Massimiliano Mazzotta, e del libro “Nel paese dei Moratti. Sarroch – Italia, una storia ordinaria di capitalismo coloniale” di Giorgio Meletti, Edizioni Chiarelettere)

https://it.wikipedia.org/wiki/Oil_(film)

http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/05/20/censure-italiane-il-caso-moratti-oil/

http://www.radioradicale.it/scheda/315354/intervista-a-giorgio-meletti-sul-suo-libro-dal-titolo-nel-paese-dei-moratti-sarroch)

Devastazione che va avanti, coi continui sversamenti di fumi, paraffine e chissà quant’altro in aria e in mare, nonostante l’azienda vanti i suoi impegni ambientalisti (registrazione all’EMAS – Eco Management Audit Scheme) e ottenimento dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), che “riconosce il percorso di miglioramento delle caratteristiche tecniche e strutturali degli impianti e del sito produttivo al fine di minimizzare l’impatto ambientale delle attività produttive”…

https://www.youtube.com/watch?v=v7Kce3UO31U

https://www.youtube.com/watch?reload=9&v=1LwrSx9VkhQ

 

Dobbiamo auspicare e spingere che a pagare per il possibile aggravamento della crisi Saras non siano, come al solito i lavoratori, dell’impresa e dell’indotto,

https://quifinanza.it/editoriali/saras-petrolio-isis-moratti-cassa-integrazione/422006/

e sperare che quest’ultima inchiesta possa agevolare le lotte decennali di chi denuncia le “malefatte“ di uno dei simboli del “dio petrolio” in Sardegna, come lo definì lo scrittore Franziscu Masala   http://www.saribs.it/scheda.asp?id=SBS-978-88-SBS-0739-Z&ver=it

in bottega

http://www.labottegadelbarbieri.org/la-paraffina-della-saras/

 

da qui

domenica 21 giugno 2020

COVID-19. Il commissariamento della sanità in Sardegna come in Lombardia - Claudia Zuncheddu



Il COVID-19, il virus che nella storia della virologia ha determinato i più grandi sconvolgimenti politici e clamorosi dietrofront. Chi avrebbe mai immaginato lo sbarco in Italia di medici neri cubani giunti per soccorrerci mentre gente in fuga dal ricco nord verso il sud cercando la salvezza dal virus mortifero nella speranza di essere accolti, memori delle teorie di chiusura di porti e aeroporti per chi fugge da emergenze ambientali e politiche.
Sarà colpa della sorte, ma l’area del mondo con il più alto tasso di casi e di decessi per covid è nell’opulento occidente, nella ricca Lombardia: simbolo per eccellenza della privatizzazione della Sanità pubblica. Senza entrare in merito a questioni demografiche, all’inquinamento ambientale che rende più vulnerabile la salute, per non parlare dei condizionamenti della Confindustria su regione e governo, è tempo di bilanci e di assunzioni di responsabilità.
Il covid è il banco di prova di quanto in questi anni siano stati sbagliati e letali i tagli al sistema sanitario pubblico. Il controllo della nuova emergenza è una questione di organizzazione e di costi, ma per chi ha fatto della Salute solo fonte di profitto, gestire l’epidemia non conviene.
L’alto prezzo pagato con la vita da parte dei medici di base, del personale ospedaliero e dei malati covid “segregati” in strutture non adeguate come le RSA, è un forte segno del disinteresse, per ragioni di profitto, della Sanità privata e dell’inefficienza di un sistema sanitario pubblico sempre più declassato, smantellato e non più in grado di assolvere ai suoi compiti: quello di garantire le cure per tutti al di là degli interessi economici. E’ tempo di bilanci sul fallimento di queste politiche neoliberiste adottate da tutte le forze politiche che si sono alternate nei governi e nelle regioni sino ad oggi.
E’ tempo di assunzioni di responsabilità da parte della Lega e del centro destra che governa la Lombardia, ma anche del centro sinistra e del M5S che governano a Roma. Poco importa il patetico ping pong di scarico delle responsabilità tra il premier Conte e il presidente Fontana, oggi l’uno contro l’altro e ieri alleati in stretta sintonia nel governare l’Italia. E’ per questa trasversalità politica che la richiesta del commissariamento della sanità lombarda, oggi sotto la Lega, non deve assolvere dalle responsabilità le altre parti politiche.
La nomina di un commissario da acta, richiesto dal “gruppo Milano 2030” di cui fanno parte associazioni e partiti di sinistra, rischia di colpire in modo mirato la Lega di Fontana e di assolvere altre parti politiche che hanno avuto responsabilità, altrettanto decisive, su covid e sulla gestione globale della sanità in Italia in questi anni.
Il fallimento della gestione Covid trova le sue ragioni nella privatizzazione del sistema sanitario pubblico di cui tutti sono responsabili, benché nelle acque torbide della politica, anche in Sardegna, consiglieri regionali del centro sinistra e del M5S, con nove parlamentari del M5S hanno proposto le dimissioni immediate dell’assessore leghista della Sanità e un commissario per l’emergenza Covid.
Un assessore leghista sovrapponibile per l’operato e per gli intenti politici al suo predecessore del PD, a cui dobbiamo tagli radicali ai servizi territoriali e agli ospedali pubblici di ogni ordine e grado. Non esente da queste logiche è l’allora ministra della Salute Grillo del M5S, che nella lettera di risposta ad un documento sulla situazione sanitaria in Sardegna, della Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica, fece una sola precisazione: “quella di non demonizzare la privatizzazione della sanità”, confermata dal palese sostegno al Mater Olbia.
Nella “richiesta di un cambiamento strutturale” non si occultano né si dimenticano le responsabilità di nessuno. Dietro ogni assessore c’è una maggioranza che gli impone le linee guida, ma ancora una volta, nel gioco delle parti, si cerca la vittima sacrificale per non mettere in discussione l’intero sistema.
Chi commissaria chi? E’ il governo PD-M5S che nominerebbe un suo commissario per l’assessorato sardo. Un fedele gattopardismo: “tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”. E’ l’ennesimo inganno per l’aspirazione popolare ad un reale cambiamento del sistema sanitario.
L’unico commissariamento politico utile nelle istituzioni è quello popolare. Il controllo e la partecipazione democratica dal basso, alle scelte politiche e amministrative a partire dai comuni e dalle regioni.

domenica 19 maggio 2019

i rischi del 5G


OTTO RISCHI PER LA SALUTE LEGATI AL 5G


Il Prof. Martin L. Pall, Professore emerito di Biochimica e di Scienze Mediche di Base della Washington State University, ha inviato alle istituzioni europee e statunitensi una revisione di studi che dimostrano la pericolosità della tecnologia 5G.
Secondo la sua analisi della letteratura scientifica pubblicata ci sono almeno otto pericoli dimostrati correlati alle esposizioni alle radiazioni del 5G.
Quello allegato in fondo a questo articolo è una versione breve di un documento originale scritto in risposta a due documenti scritti rispettivamente dal Sig. Ryan e dal Dott. Vinci in risposta all’appello di un gruppo di associazioni e di esperti sulla sicurezza del 5G. Il Sig. Ryan ha dichiarato che “Ci sono prove consistenti presentati da enti nazionali e internazionali (International Commission on Non Ionising Radiation Protection – ICNIRP, Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks (SCENIHR) che l’esposizione a campi elettromagnetici non rappresentano alcun rischio per la salute al di sotto dei limiti stabiliti dalla Raccaomandazione del Consiglio 1999/519/EC1.” Le posizioni dell’ICNIRP e dello SCENIHR, così come quelle dalla Federal Commission Communicatione, della FDA e dell’Istituto Nazionale sul Cancro degli USA, hanno posizioni molto diverse le une dalle altre. Alcuni di questi enti dichiarano che i meccanismi d’azione dei campi elettromagnetici non sono noti, nonostante l’enorme evidenza di studi pubblicati.
Il documento del Prof. Pall rappresenta una base fondamentale per richiedere la messa al bando dello sviluppo della tecnologia 5G in quanto ci sono sufficienti evidenze di un rischio per concludere che si tratta di frequenze non del tutto sicure per la salute umana e per l’ambiente.
Cliccare qui per scaricarlo. Attenzione: il documento è in inglese e AMICA si sta attivando per tradurlo in italiano.

Gli otto tipi di danni correlati alle frequenze del 5G sono i seguenti:
danni cellulari al DNA – rottura al filamento singolo del DNA, rottura del filamento doppio, ossidazione delle basi del DNA;
diminuzione della fertilità maschile e femminile, aumento di aborti spontanei, abbassamento di ormoni come estrogeni, progesterone e testosterone, abbassamento della libido;
danni neurologici e neuropsichiatrici;
apoptosi e morte cellulare;
stress ossidativo e aumento dei radicali liberi (responsabili della maggior parte delle patologie croniche);
effetti ormonali;
aumento del calcio intracellulare;
effetto cancerogeno sul cervello, sulle ghiandole salivari, sul nervo acustico.
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I dati sulle patologie da esposizione ad inquinamento elettromagnetico, portati al Convegno dal dottor Domenico Scanu, Presidente Isde Sardegna, sono stati impressionanti.
Con il 5G milioni di residenti in Italia saranno esposti a campi elettromagnetici ad alta frequenza con densità espositive e frequenze sino ad ora inesplorate su così ampia scala. Cagliari diviene città sperimentale per un accordo firmato a Roma tra la Regione, CRS4 e Huawey, mentre Noragugume, Pompu e Segariu sono stati designati per la sperimentazione di questa tecnologia dal Ministro dello Sviluppo Economico Di Maio.
Per i rischi sulla salute, in tutto il mondo, sindaci di città americane ed europee, la scienza indipendente di cui Isde Medici per l’Ambiente, si oppongono alla sperimentazione di una tecnologica avanzatissima ma di cui non si conoscono gli effetti sulla salute e sulla vita dei cittadini.
Con le città trasformate in laboratori a cielo aperto ed intere collettività trasformate in cavie per la sperimentazione forzata del 5G si supera ciò che la giurisprudenza prevede in ambito di sperimentazione individuale. Non si rispetta la salute e la vita, non c’è diritto all’informazione e non è previsto il consenso da parte delle collettività.
Eppure non possiamo sostenere che non esista una normativa in Europa per la tutela della salute e dell’ambiente. Nel 1972 in occasione del Consiglio Europeo a Parigi, sulla scia della Prima Conferenza delle Nazioni Unite, i capi di Stato si espressero per la prima volta sulla tutela dell’ambiente. Nel 1987 l’Atto Unico Europeo introdusse il nuovo titolo di Ambiente, come prima base giuridica per una politica ambientale.
Sull’onda delle Politiche per la tutela della salute e dell’ambiente nel 1993, con il Trattato di Maastrichtc, l’Ambiente diviene un elemento portante delle politiche dell’UE. Nel 1999 il Trattato di Amsterdam punta sullo sviluppo sostenibile. Nel 2009 il Trattato di Lisbona sui cambiamenti climatici. Nel 2013 il Consiglio e il Parlamento Europeo hanno adottato il 7° PAA (Programmi di Azione per l’Ambiente) per un arco di tempo sino al 2020, intitolato «Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta».
Con la sperimentazione 5G, è legittima la riflessione su dove sia finita fior fior di normativa europea in materia di salute ambientale e umana, con il Principio di Precauzione, con il diritto di accesso all’Informazione, alla Partecipazione democratica e alla Condivisione, con il diritto di accesso alla Giustizia qualora i precedenti diritti vengano violati. Ma i diritti individuali e collettivi vengono violati con la complicità dei governi degli Stati che barattano grandi finanziamenti con la salute del proprio ambiente e delle collettività.
L’Unione Europea, gli USA ed i governi di tutto il mondo hanno fallito nel rinunciare al ruolo di garanti della salute dei propri cittadini. Oggi chi determina le sorti dei popoli sono le multinazionali della globalizzazione mondiale di cui i colossi della telefonia ne sono parte. Il loro dominio è tale da potersi dotare di “governi propri” sottraendoli ai popoli. Il fallimento degli Stati è nella rinuncia al proprio ruolo e nell’abdicare a favore dei Poteri finanziari e delle multinazionali.
Regna la confusione e l’incredulità. I mezzi di comunicazione, organici a questo sistema, perdono anch’essi la ragione di esistere. Non è più tempo di libera circolazione delle idee e d’interpretazione di realtà. Camouflage di interessi lobbistici dominano sempre più sull’informazione. Pensare che centri urbani sardi, a partire da Cagliari, con la complicità delle amministrazioni locali, siano destinati a divenire laboratori per la sperimentazione di tecnologie che esulano dai bisogni umani di innovazione, preoccupa.
Anche la bomba atomica era certamente un progresso scientifico, un’innovazione tecnologica vincente, peccato che sia stata anche l’arma di un genocidio a breve, a medio e a lungo termine. Le sperimentazioni su decine di migliaia di cittadini si facevano nei campi di sterminio in nome della scienza e del potere. Colossi della farmaceutica, oggi potenti multinazionali, regnavano in quei percorsi di perversione e di morte in nome del progresso scientifico. E pensare che sulla sperimentazione 5G, ancora su più vasta scala, non c’è consapevolezza. Il dibattito all’interno delle istituzioni è assente o fuorviante.
Le uniche preoccupazioni per il Ministro Di Maio sul 5G riguardano la sicurezza, non sulla salute di intere collettività, ma sui fenomeni di spionaggio e dichiara “di rafforzare il golden power per fornire adeguate garanzie rispetto a possibili perdite di sovranità determinate dall’affidamento di servizi ad aziende straniere”. Inoltre, ritrovandosi come per casualità, al centro della guerra fredda tra Trump e Xi Jinping, sotto pressioni degli Usa che chiedono all’Italia che si bandiscano i colossi cinesi come Huawei, Di Maio avrebbe spiegato, senza sapere a che santo darsi, “di aver recepito il messaggio e di aver rassicurato Trump”. Tace sulla salute e si caccia nei guai.
Intanto a Cagliari, chi ha amministrato per le due ultime legislature, esibisce la sperimentazione della tecnologia 5G in città come trofeo vincente della propria campagna elettorale. E pensare che certi sindaci o qualcuno che ambisce a questa carica, non ha neppure la lungimiranza delle Compagnie di assicurazione che di coprire i rischi da esposizione a campi elettromagnetici non ne vogliono neppure sentire.