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venerdì 19 gennaio 2024

Antonio Mazzeo: come fa la Leonardo a dire che non è implicata nei teatri di guerra?

(intervista di Olivier Turquet)

 

L’ospedale Bambin Gesù ha rifiutato una donazione natalizia di Leonardo ritenendola “inopportuna”. La Società ha commentato dicendo “In tutti i teatri di guerra in corso non c’è nessun sistema offensivo di nostra produzione” (Repubblica, 12 Gennaio).

Abbiamo fatto su questo alcune domande a Antonio Mazzeo, giornalista pacifista specializzato in questioni militari ed editorialista di Pressenza.

 

Antonio, sulla base di cosa Leonardo può fare un’affermazione del genere? E con quale credibilità?

Beh, bisognerebbe chiedere ai manager di Leonardo perché si siano inventati una risposta che non trova alcun fondamento né tra i comunicati stampa emessi in tutti questi anni dalla holding armiera a capitale pubblico, né tra le relazioni ufficiali periodiche delle autorità governative sulle attività di esportazione delle aziende belliche italiane.

Israele è uno dei partner strategici di Leonardo Spa o delle società controllate interamente o parzialmente che hanno sede sociale in paesi terzi (in particolare negli Stati Uniti d’America). Sono stati realizzati negli stabilimenti di Alenia Aermacchi (Leonardo) di Venegono Inferiore (Varese), i caccia-addestratori M-346 “Master” dove si formano i top gun dell’Aeronautica militare israeliana, prima di operare nei cacciabombardieri di IV e V generazione (come i famigerati F-35 che sono stati predisposti per l’uso di armi nucleari tattiche) che stanno sterminando morte e distruzione a Gaza, Libano meridionale e Siria.

Negli stabilimenti AgustaWestland di Leonardo sono stati realizzati gli elicotteri d’addestramento che le forze armate israeliane hanno acquistato un paio di anni fa per “formare” i reparti elicotteristici destinati alle operazioni di guerra. E a bordo dei carri armati che hanno raso al suolo tanti quartieri di Gaza sono stati predisposti sofisticati sistemi di “autoprotezione” realizzati in joint venture dalla controllata USA di Leonardo (DRS) e aziende israeliane leader nel settore bellico.

Questo per quello che riguarda solo il caso di Israele. Ma possiamo dimenticare l’apporto di Leonardo al potenziamento bellico delle forze armate turche? Al regime di Erdogan è stato fornito il know how per realizzare in Turchia gli elicotteri d’attacco “Atak”, la versione nazionale degli Agusta Westland A129 “Mangusta” di Leonardo, costantemente impiegati dalle forze armate di Ankara per bombardare i villaggi kurdi in territorio turco, iracheno e siriano. Ed oltre a questi sistemi di morte, Leonardo SpA, attraverso la controllata Telespazio, ha fornito alla Turchia componenti vitali per la realizzazione del programma aerospaziale militare “Göktürk-1”, basato su un satellite di osservazione della Terra con un sensore ottico ad alta risoluzione, un centro per l’integrazione satellitare e i test (costruito ad Ankara) e un segmento terrestre responsabile del controllo missione, della gestione in orbita, dell’acquisizione e processamento dati. Il satellite “Göktürk-1” è stato lanciato in orbita il 5 dicembre 2016 dallo spazioporto europeo di Kourou, in Guyana francese, con un lanciatore italiano VEGA, sotto il controllo del Centro Spaziale del Fucino di Telespazio.

E’ possibile sapere con una ragionevole approssimazione che parte delle attività di Leonardo è dedicata alla produzione di armamenti o di sistemi direttamente legati alla guerra?

Soprattutto il settore aerospaziale transnazionale si sta caratterizzando per la ricerca, sperimentazione e produzione di sistemi cosiddetti “dual”, che cioè possono operare in qualsiasi momenti in contesti di tipo “civile” o di tipo “militare” o in quell’area grigia rappresentata dalle operazioni di “soccorso” in caso di eventi bellici, pandemie, catastrofi, ecc.

Ciò rende davvero impossibile quantificare le percentuali di produzione a fini bellici di un’azienda che operi in questo settore. Tuttavia ci sono comparti produttivi di Leonardo che continuano a caratterizzarsi per l’esclusiva realizzazione di sistemi d’arma. Penso in particolare agli stabilimenti ex OTO Melara di La Spezia dove si costruiscono cannoni terrestri e navali, carri armati e blindati, spesso in joint venture con il gruppo privato IVECO Defense Systems con quartier generale a Bolzano. C’è poi il settore della cybersecurity i cui prodotti sono destinati alle forze armate e gli apparati sicuritari statali. Nelle guerre cibernetiche Leonardo e le aziende controllate hanno assunto un ruolo chiave in Italia e a livello internazionale.

Le produzioni della compartecipata (il 30% di Leonardo è capitale pubblico) che andamento hanno avuto negli ultimi anni?

Gli ordini di prodotti Leonardo sono cresciuti progressivamente negli ultimi anni (il loro valore era di 11.595.000,000 euro nel 2017, mentre sono stati per 17.226.000.000 euro nel 2022).

Anche in termini di ricavi i bilanci di Leonardo hanno evidenziato una forte crescita: 11.527.000.000 euro nel 2017, 14.713.000.000 euro cinque anni dopo. Nel 2023 fatturati e dividendi sono ulteriormente cresciuti per cui c’è da attendersi un ulteriore salto in avanti di quella che è ormai si è consolidata nella classifica “top ten” delle grandi aziende produttrici di sistemi di guerra.

Ma attenzione, non sono tutte “rose” quello che governi e partiti di maggioranza e opposizione ci fanno credere quando esaltano le capacità produttrici di Leonardo e i suoi benefici per la società e l’economia italiana. I bilanci del gruppo rivelano infatti anche il boom dell’indebitamento della holding, passato da 2.351.000.000 nel 2018 a 3.016.000.000 nel 2022. Come dire cioè, che i benefit vanno ai manager e agli azionisti, mentre il pagamento dei debiti a banche e gruppi finanziari internazionali spetta ai contribuenti italiani.

da qui


lunedì 6 gennaio 2020

C’è qualche buon motivo per trattare male le persone? - Olivier Turquet


Ci sono cose nel mondo che sono ovvie, che nessuno mette in discussione. In generale assistiamo a discussioni e dibattiti su argomenti che a ben guardare ci risultano futili o assolutamente secondari. Mi capita raramente di affrontare discussioni o dibattiti su argomenti che reputo veramente importanti.
Così mi sono proposto una riflessione: c’è qualche buon motivo per trattare male le persone?
Da dove viene questa strana domanda? Viene dal fatto che mi capita di vedere persone che vengono trattate male; dal fatto che mi capita di sentirmi trattato male; ma soprattutto dal fatto che sento che mi succede di trattare male gli altri ed anche me stesso.
Non comincerò definendo cosa vuol dire trattare male, lasciamolo per ora nel campo della sensazione: mi sento trattato male, sento che quella persona viene trattata male.
A questo punto qualcuno potrà obiettare: “sì, ci sono situazioni in cui mi sembra il caso di trattare male una persone”. Per esempio vedo molti casi in cui si trattano male i bambini, “per il loro bene”, perché invece di dar loro una spiegazione sulle nostre motivazioni ci limitiamo a dirgli “si è sempre fatto così!!”.
Ma il tema non è solo personale, è anche sociale: quante persone trattiamo male, come categoria, in modo a volte larvato? Come la mettiamo con il sottile maltrattamento psicologico nei confronti delle persone senza lavoro? “Maledetti fannulloni!!”. Che dire della facile soluzione di cercare negli altri i colpevoli del proprio disagio? “E’ tutta colpa degli stranieri!!”.
A guardare bene viviamo in un sistema di maltrattamento generale. Mi è arrivato oggi un messaggio sull’importanza di abbracciarsi. Una delle mille catene che ci arrivano via messaggini. Perché mai dobbiamo mandarci messaggi “buonisti”? Potremmo far prima salutando le persone che incontriamo per strada e magari abbracciando (fisicamente o mentalmente), quelle che ce lo lasciano fare (e che sono di più di quanti ci immaginiamo).
Ma rifacciamoci la domanda? Ho qualche buon motivo per trattare male le persone? No, sembra che, in fondo, non ce l’abbia. Sembra che quando, per educazione, per consuetudini, perché sto di cattivo umore, perché non ho un’altra risposta ecc. tratto male qualcuno avrei potuto riflettere e trovare un’altra soluzione. Sembra che non abbiamo tempo: ma abbiamo qualcosa di più importante da fare che fermarci un secondo a riflettere sulla nostra vita? Cercare strategie migliori per convivere con gli altri?
Ma di nuovo il problema non è individuale, è sociale: dovrei provare a costruire ambiti dove ci si tratti bene; se ci penso posso trovare ambiti in cui questo già succede, studiarne le caratteristiche e vedere che cosa è riproducibile. Dedicarci tempo, invece di correre verso non so dove.
Provando a farlo ho scoperto (la solita fondamentale scoperta dell’acqua calda) che quegli ambiti sono quelli dove le persone si trattano come vorrebbero essere trattati.
Una cosa ovvia, antica, semplice e comprensibile da tutti, la Regola d’Oro espressa da tutti i mistici, filosofi e saggi di tutte le culture da tempo immemorabile.
Così il sospetto è che questa sia la chiave per organizzarsi insieme, partendo da ognuno di noi, per avanzare rapidamente nella costruzione del nuovo mondo, costruzione che mi appare sempre più urgente e necessaria.
(L’articolo è pubblicato anche sul sito di Pressenza)
da qui