Le
immagini purtroppo osservate sui media circa la tragica alluvione in Sardegna
dimostrano chiaramente che strade e ponti costruiti negli ultimi decenni
nell'isola sono opere realizzate in maniera speculativa e collaudate perlomeno
con approssimazione.
Le
piogge sempre più forti e concentrate le manda Madre Natura ma le strade, i
canali, i fiumi, i loro alvei, i versanti collinari e montani, sono gestiti
dall’uomo.
Per
tali motivi a mio avviso i 17 morti in Sardegna richiedono da un lato un ben
diverso modo di progettare, costruire, collaudare; da un altro che si accertino
le responsabilità di chi ha speculato sul territorio.
Sono
decenni che i geologi a tutti i livelli denunciano la fragilità idrogeologica
di gran parte del territorio sardo ed i rischi connessi con il costruire case e
strade negli alvei fluviali od in zone franose. Inutilmente.
I
fondi per sanare o limitare il diffuso rischio idrogeologico risultano sempre
di meno, mentre al contrario le imprese, gli amministratori locali ed alla fine
i politici da essi sollecitati, i fondi per costruire li trovano sempre.
Infatti non sono pochi in Sardegna i casi di amministrazioni comunali che hanno
premuto continuamente sugli uffici regionali per avere le autorizzazioni a
costruire anche laddove è palesemente pericoloso.
Senza
dimenticare la piaga degli incendi boschivi, un fenomeno che, assieme alla
presenza diffusa di rocce impermeabili come i graniti, facilita non poco
la veloce discesa a valle delle acque meteoriche e rende le alluvioni sempre
più pericolose e diffuse.