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giovedì 21 novembre 2013

Il “Ciclone Cleopatra”, ennesima “calamità innaturale” - Raniero Massoli Novelli

Le immagini purtroppo osservate sui media circa la tragica alluvione in Sardegna dimostrano chiaramente che strade e ponti costruiti negli ultimi decenni nell'isola sono opere realizzate in maniera speculativa e collaudate perlomeno con approssimazione.
Le piogge sempre più forti e concentrate le manda Madre Natura ma le strade, i canali, i fiumi, i loro alvei, i versanti collinari e montani, sono gestiti dall’uomo.
Per tali motivi a mio avviso i 17 morti in Sardegna richiedono da un lato un ben diverso modo di progettare, costruire, collaudare; da un altro che si accertino le responsabilità di chi ha speculato sul territorio.
Sono decenni che i geologi a tutti i livelli denunciano la fragilità idrogeologica di gran parte del territorio sardo ed i rischi connessi con il costruire case e strade negli alvei fluviali od in zone franose. Inutilmente.
I fondi per sanare o limitare il diffuso rischio idrogeologico risultano sempre di meno, mentre al contrario le imprese, gli amministratori locali ed alla fine i politici da essi sollecitati, i fondi per costruire li trovano sempre. Infatti non sono pochi in Sardegna i casi di amministrazioni comunali che hanno premuto continuamente sugli uffici regionali per avere le autorizzazioni a costruire anche laddove è palesemente pericoloso.
Senza dimenticare la piaga degli incendi boschivi, un fenomeno che, assieme alla presenza diffusa di rocce impermeabili come i graniti,  facilita non poco la veloce discesa a valle delle acque meteoriche e rende le alluvioni sempre più pericolose e diffuse.