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venerdì 7 giugno 2024

L’anno più caldo di sempre - Alberto Castagnola

 

Vi sono ormai dei fenomeni climatici che hanno assunto andamenti ben diversi dalle stagioni tradizionali e che mantengono molto elevate le temperature del pianeta, con conseguenze sulla salute umana e sulle attività economiche ancora negate o trascurate, ma ogni giorno più gravi.

I dati disponibili, permettono ormai di individuare l’evoluzione di fenomeni significativi, spesso trascurati o negati dalle fonti ufficiali, ma che causano un numero crescente di vittime e che incidono sui comportamenti e i rapporti in misura sempre più evidente.

Vediamo i fenomeni emersi di recente:

§  La concentrazione di gas serra è ancora aumentata, specialmente se si guarda a CO2, metano e ossido di ozono, contribuendo così all’aumento delle temperature

§  L’anno 2023 e i primi mesi del 2024 sono stati  quelli più caldi da quando esistono le rilevazioni, ovvero da metà dell’era industriale iniziata nel 1850. Siamo quindi vicinissimi alla soglia di 1,5 gradi c. fissata dall’Accordo di Parigi come limite da non superare.

§  Rapido innalzamento del livello dei mari: in trenta anni  il tasso di innalzamento è più che raddoppiato , passando da 2,13 millimetri l’anno a 4,7.

§  Le risorse idriche del sottosuolo sono fondamentali per molte comunità: forniscono acqua potabile e sono usate per irrigazione delle colture. Il cambiamento climatico ha modificato il tempo necessario per ripristinare le riserve di acque sotterranee. Lo scioglimento dei ghiacciai ha modificato il contributo delle acque sotterranee al flusso dei torrenti. Anche il disgelo del permafrost, la terra permanentemente gelata, ha alterato il flusso delle medesime, favorendo l’infiltrazione della pioggia o creando nuovi percorsi nel sottosuolo. Lo sfruttamento delle falde più profonde inoltre contribuisce all’innalzamento del livello del mare, dato che rimette in circolo le acque fossili. In sostanza, il ruolo delle riserve sotterranee nel ciclo globale dell’acqua sta diventando sempre più dinamico e complesso.

§  Temperature anomale in Africa, in Zambia fino al Marocco,  dalla Nigeria al Sud Sudan: si sono registrate punte di 40 gradi causate da El Nino che ha prodotto forti riduzioni delle piogge. L’Africa, dopo il 2023 da record, ha raggiunto un inizio di anno più caldo di sempre, mentre le ondate di calore “sono  killer silenziosi”.

§  In Europa, secondo il Rapporto Copernicus e l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, si muore il 30 % in più rispetto  a venti anni fa a causa del caldo: questa percentuale si registra in quasi tutte le regioni europee, aumentata due volte più velocemente della media mondiale. In  sintesi nel solo 2023 “l’Europa è stata testimone del più grande incendio mai registrato, di uno degli anni più piovosi, di gravi ondate di calore massimo e di devastanti inondazioni diffuse: un vero cambiamento repentino, di più, spaventosamente veloce.” 

§  Un recente rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, il primo dedicato ai rischi del clima, elenca 36 grandi rischi climatici per l’Europa, tra questi almeno 21 richiedono una azione immediata e 8 una risposta di emergenza.

§  Quasi tutti i ghiacciai della Groenlandia si sono assottigliati o ritirati negli ultimi decenni: a causa dei cambiamenti climatici si tratta purtroppo di un destino condiviso con la calotta antartica e i ghiacciai di tutto il mondo. Sembra però che le stime siano state troppo ottimistiche: ricorda una ricerca recente circa il 20% in più della calotta glaciale della Groenlandia è scomparso rispetto alle stime precedenti. Dal 1985 la calotta glaciale ha perso oltre 5000 chilometri quadrati di area, corrispondenti a più di 1000 giga tonnellate di ghiaccio, pari ad una media di 30 milioni di tonnellate all’ora. Questo fenomeno finora ha avuto un impatto minimo sul livello globale del mare, ma è comunque sufficiente per influenzare la circolazione oceanica e la distribuzione dell’energia termica nel globo. Inoltre i ghiacciai con ampi cicli stagionali di avanzamento invernale e ritiro estivo sembrano essere più sensibili al riscaldamento e hanno mostrato il maggior ritiro complessivo negli ultimi decenni.


[1] Il testo base di riferimento “I rischi sistemici” di Alberto Castagnola è reperibile on line su  https://quadernidelladecrescita.it/2023/08/29/anno-0/ a p. 241

https://comune-info.net/lanno-piu-caldo-di-sempre/

domenica 21 aprile 2024

Il pianeta ha un clima diverso - Alberto Castagnola

 

Industria e criminalità organizzata estraggono ogni giorno immense quantità di sabbia dai fiumi e dalle coste, devastando ecosistemi e comunità, soprattutto in Marocco. La sabbia è la risorsa primaria per la produzione del cemento e il settore edilizio globale è in rapida crescita da decenni. Solo l’acqua supera questo consumo… Dietro il riscaldamento senza precedenti degli oceani, il ritiro dei ghiacciai e l’aumento degli eventi estremi registrati in tutto il mondo negli ultimi 14 mesi, a causa dei cambiamenti climatici, c’è anche quell’attività estrattiva

 

Sono ormai più di due anni che le temperature dei principali fenomeni climatici presentano dati in continuo aumento, ma le fonti ufficiali e il mondo economico dominante evitano accuratamente di affrontare questi eventi che richiederebbero immediate e strutturali misure economiche contrarie ai loro interessi di breve periodo. Ma procediamo ad analizzare con ordine i principali fenomeni in atto.

Negli ultimi 14 mesi (gennaio 2023 – febbraio 2024) numerosi sono gli eventi climatici che caratterizzano una trasformazione planetaria oramai in atto.

Oceani e ghiacciai

Il riscaldamento senza precedenti degli oceani. Quasi un terzo degli oceani, più esattamente il 32%, è stato colpito quotidianamente da una ondata di calore, misurabile in 10 punti percentuali in più rispetto al record precedente registrato nel 2016. Oltre il 90% degli oceani aveva fatto registrare ondate di calore durante l’anno.

Il ritiro dei ghiacciai. Nel 2023 è stata registrata la maggiore perdita di ghiaccio nei ghiacciai, mai prima registrati nelle rilevazioni effettuate a partire dal 1950. In particolare, le perdite maggiori si sono registrate in Nord America (9%) e in Svizzera (10%). La perdita di ghiaccio in  Antartico è stata la maggiore mai prima registrata, con un massimo di estensione di circa un milione di Kmq, equivalente ai territori di Francia e Germania.

Eventi estremi

L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha reso noto che l’avanzamento degli eventi estremi, legati al clima, come le inondazioni, i cicloni, i temporali, le ondate di calore, la siccità e gli incendi, hanno aggravato l’insicurezza alimentare, le migrazioni e in genere gli impatti sulle popolazioni più vulnerabili.

Secondo un rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea), nel 2023 le emissioni globali di metano legate al settore dell’energia sono aumentati rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 120 milioni di tonnellate e restando vicine al record toccato nel 2019. È da notare che si tratta solo di una parte delle emissioni di metano, e che il metano è un gas serra molto più potente dell’anidride carbonica.

In base ai dati dell’Osservatorio europeo sul cambiamento climatico (EOCC) quello del 2024 è stato il mese di febbraio più caldo di sempre. La temperatura media dell’aria sulla superficie della terra è stata 13,54 gradi, lo 0,81 in più rispetto alla media del periodo 1991 – 2020 e 0,12 in più rispetto al record precedente, risalente al 2016. È il nono mese consecutivo a risultare il più caldo mai registrato. La temperatura media della superficie dei mari ha toccato un nuovo record assoluto di 21,06 gradi. In alcune aree geografiche le temperature hanno raggiunto livelli molto elevati: in India 48,2 gradi centigradi, in Tunisia 49,0 gradi, ad Agadir in Marocco 50,4 e ad Algeri 49,2. In Brasile, al termine della stagione estiva, si sono registrati 42 gradi, con una umidità superiore al 70%. La temperatura “percepita” a Rio de Janeiro ha raggiunto il 62,3 gradi. La temperatura media globale del pianeta ha superato di 1,45 gradi centigradi quella registrata prima dell’inizio della fase industriale.

Una risorsa chiamata sabbia

Le mafie delle sabbie. La criminalità organizzata estrae sabbia dai fiumi e dalle coste, rovinando ecosistemi e comunità. Sono pochissime le persone che stanno procedendo ad esaminare da vicino il sistema illegale della sabbia o che richiedono di cambiarlo. Un problema sottovalutato? Il punto è che la sabbia può sembrare una risorsa di poco conto e illimitata, se si pensa solo a una mezza dozzina di grossi camion ribaltabili carichi di sabbia scura che venivano caricati in pieno giorno. Evidentemente l’azione era protetta da qualche grande impresa, o da personaggi altolocati, oppure, come spesso accade in Marocco, da trafficanti di stupefacenti. In questo paese esiste, grazie alle sue cave estese, la più vasta industria estrattiva del mondo. La sabbia è la risorsa primaria per la produzione del cemento e il settore edilizio globale è in rapida crescita da decenni. Ogni anno il mondo usa fino a 50 miliardi di tonnellate di sabbia, secondo un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, UNEP. Solo l’acqua supera questo consumo. Uno studio del 2022 dell’Università di Amsterdam ha concluso che stiamo dragando la sabbia di fiume a ritmi che superano di molto la capacità della natura di ripristinarla, al punto che il mondo rischia di esaurire la sabbia adatta all’edilizia entro il 2050.

La domanda maggiore di questa materia prima viene dalla Cina, una richiesta (6,6 giga tonnellate), nel periodo 2021 – 2023,  che supera notevolmente le quantità che gli Stati Uniti d’America hanno utilizzato nel corso di tutto il XX secolo (4,5 giga tonnellate); il valore delle importazioni è arrivato a 1,9 miliardi di dollari nel 2018, man mano che nei paesi si esaurivano le risorse interne. Anche il solo commercio legale è difficile da tracciare e potrebbe aver superato gli 800 miliardi di dollari già nel 2018.

Un’altra fonte stima che l’importo globale del commercio illegale di sabbia sia compreso tra i 200 e i 350 miliardi di dollari l’anno: più delle attività relative a tagli degli alberi, estrazione dell’oro e pesca messi insieme. Gli impatti ambientali causati sono pesanti. Dragare i fiumi distrugge estuari e habitat e conseguentemente aggrava le inondazioni. Erodere gli ecosistemi costieri sconvolge la vegetazione, il suolo e i fondi marini e danneggia la vita dei mari. In alcuni paesi l’estrazione illegale costituisce un’ampia parte di quella totale e il suo impatto ambientale è spesso più grave di quello dovuto agli operatori legittimi, sostiene l’esperto Beiser.

La sabbia è costituita da varietà diverse di materiali duri in granuli, come sassi, conchiglie o altro, di diametro inferiore a 2 millimetri. Quella di qualità fine è usata per fare il vetro e quella ancora più fine per costruire i pannelli solari e i chip di silicio per l’elettronica. La più adatta per l’edilizia è quella a granelli spigolosi, che favoriscono la presa della miscela cementizia. La sabbia di fiume è preferita a quella costiera, anche perché quest’ultima, prima di essere utilizzata, va lavata per liberarla dal sale. Se viene meno questo ulteriore passaggio, si realizzano edifici meno durevoli e più pericolosi per chi ci vive. 

Gli impatti ambientali sono devastanti, perché si distrugge il sistema fisico con cui la natura trattiene l’acqua, le conseguenze sulle vite umane sono visibili quando si verificano i terremoti. La sabbia dei fiumi funziona come una spugna, contribuendo a ripristinare l’intero bacino dopo i periodi secchi, ma se viene rimossa in misura consistente, il ripristino naturale non basta più a sostenere il fiume, emergono così difficoltà di approvvigionamento idrico per uso umano e fa perdere vegetazione e fauna selvatica. Inoltre, portare via la sabbia dalle coste rende ancora più esposti quei territori che già subiscono gli effetti dell’aumento del livello del mare.

Un mondo senza barriere

Lo sbiancamento delle barriere coralline. Numerose sono le barriere coralline che risentono del cambiamento climatico. Uno studio recente, apparso su Internazionale del 15 marzo 2024, fornisce una serie di dati relativi a una di esse che rappresenta solo il 10% di questo tipo di realtà marine, ma gran parte della altre dovrebbe trovarsi in situazioni analoghe. Si tratta della grande barriera corallina presente sulla costa orientale dell’Australia: lo sbiancamento è dovuto al riscaldamento delle acque del Pacifico, che negli ultimi mesi hanno raggiunto temperature da record a causa del cambiamento climatico e degli effetti del Nino.

Lunga oltre 2.300 chilometri, larga da 60 a 250 chilometri, la grande barriera corallina rappresenta appunto il 10% di tutte le barriere coralline del mondo. Oltre alla scogliera di corallo comprende centinaia di isole. Ospita migliaia di specie, tra cui spugne, più di seimila varietà di molluschi, 1.625 tipi di pesci, rettili marini, squali, oltre trenta specie di delfini e balene.

Il sito patrimonio dell’Unesco, ha subito negli ultimi otto anni cinque episodi critici. Lo sbiancamento avviene quando i coralli, sottoposti a stress a causa della temperatura, espellono le alche con cui vivono in simbiosi e che gli forniscono energia e nutrimenti. I coralli così diventano bianchi e se la situazione continua, possono anche morire. Secondo la Great barrier reef marine park autority sono in corso esami per determinare la gravità e la profondità del danno, che probabilmente varia notevolmente da una barriera all’altra.

da qui

giovedì 22 giugno 2023

Se la Terra si stanca di noi - Alberto Castagnola

 1.      Il clima globale

Imodelli climatici finora disponibili prevedevano un aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di caldo in Europa occidentale, ma non le temperature registrate nel mese di aprile. Invece tra il 26 e il 28 aprile alcune aree della Spagna, del Portogallo, del Marocco e dell’Algeria, hanno registrato temperature di circa venti gradi superiori alla media stagionale. In Spagna e Portogallo sono state  registrate temperature massime rispettivamente di 38,8 e 36,9 gradi centigradi, mentre in Marocco si sono superati i 41 gradi e in Algeria i 40, tutti record assoluti per il mese di aprile.

Secondo uno studio pubblicato su Nature Communications, l’Afghanistan e una parte dell’America centrale sono tra le aree più vulnerabili, non solo perchè si prevedono ondate di caldo da record, ma perchè non hanno le risorse sanitarie ed energetiche che permettono di limitare i danni. In Europa sono particolarmente a rischio Germania, Olanda, Belgio e Lussemburgo.  Secondo l’OMM la temperatura media mondiale arriverà a livelli record nel quinquennio 2023-2027 a causa della crisi climatica e di El Nino, il fenomeno periodico di riscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico. Ciò significa che nei prossimi anni la soglia degli 1,5 gradi sarà superata spesso. Ciò comporta che a livello regionale l’Artico continuerà a riscaldarsi più velocemente del resto del pianeta.

Nel periodo maggio-settembre nel quinquennio pioverà più che in passato in Europa settentrionale, in Alaska, in Siberia e nel Sahel, e meno in Amazzonia e  in una parte dell’Australia. Il clima in molte regioni  sarà quindi molto diverso che in passato. Infine, sempre in termini globali, la crisi climatica ha aggravato la siccità nel Corno d’Africa, perchè l’aumento delle temperature legato al riscaldamento globale ha contribuito alla scarsità d’acqua in Etiopia, Somalia e Kenya e lasciando oltre 4 milioni di persone a dipendere dagli aiuti umanitari per la sopravvivenza. Inoltre i modelli climatici prevedono che nei prossimi anni la parte settentrionale del Corno d’Africa, a differenza di quella meridionale, registrerà un aumento delle piogge e un maggior rischio di alluvioni.

Vediamo ora l’andamento dei principali fenomeni nell’ultimo mese. In Svizzera la superficie occupata dai ghiacciai è inferiore del 30% alla media degli ultimi dieci anni. La situazione è molto simile a quella del 2022, un anno molto negativo per i ghiacciai alpini. Numerose le punte massime di caldo. Il Vietnam ha registrato la temperatura più alta di sempre: 44,1 gradi centigradi nella provincia di Thanh Hoa, nel nord del paese. L’ondata di caldo che ha colpito Bangladesh, India, Laos e Thailandia ad aprile è stata resa trenta volte più probabile dalla crisi climatica globale. In  Thailandia è stata registrata una temperatura record di 45,4 gradi.

La siccità minaccia il traffico marittimo nel canale di Panama, che collega l’oceano Atlantico all’oceano Pacifico, poiché si è ridotto di molto il livello dei laghi artificiali Garùn e Alahuela che alimentano il canale. Le dimensioni del lago Prespa, uno dei più antichi d’Europa, al confine tra Albania, Grecia e Macedonia del nord, si stanno riducendo rapidamente. Foreste, trecentoventotto chilometri quadrati di foresta amazzonica brasiliana sono stati distrutti ad aprile, ma sono il 68% in meno di quanto si è veificato nello stesso mese del 2022. Alluvioni: almeno 22 persone sono morte nelle alluvioni causate dalle forti piogge che hanno colpito il centro della Somalia mentre sono state quasi 220.000 le persone costrette a lasciare le loro case. Incendi: La provincia dell’Alberta , nell’ovest del Canada, ha chiesto l’aiuto del governo per lottare contro una serie di incendi che ha distrutto più di 390.000 ettari di vegetazione. Successivamente il numero di ettari è stato precisato in 521.000. e poi ancora in 945.000 . Infine, i cicloni: almeno 81 persone sono morte nel passaggio del ciclone Moche sullo stato del Rakhine, nell’ovest della Birmania. I venti sono arrivati fino a 195 chilometri orari, mentre i dispersi sono stati almeno 100. Successivamente  le vittime sono state precisate in 148.

§  Eventi estremi.

In Catalogna, sud della Spagna, non piove da 32 mesi. Il livello del Guadalquivir, il grande fiume che alimenta l’Andalusia, è ai minimi storici. Negli Usa, Arizona, California e Nevada hanno deciso di ridurre del 13% la quantità d’acqua prelevata dal bacino inferiore del fiume Colorado, che garantisce acqua potabile a 40 milioni di cittadini in sette Stati, oltre ad essere sfruttato per irrigare 2,2 milioni di ettari di campi coltivati. Obiettivo è garantire le forniture idriche di città grandi come Los Angeles. In Calabria è crollato il viadotto di Longobucco, che era stato chiuso al traffico appena mezz’ora prima. Sempre in Italia, a Varese, è naufragata nel Lago Maggiore una barca con agenti dei servizi segreti italiani e del Mossad israeliano, a causa di una tempesta improvvisa, causando 4 morti. Infine, le temperature minime e massime a livello globale. Il 18 aprile la temperatura più alta è stata registrata in Bangladesh, a Kumarkhali, 51,2 gradi centigradi; lo stesso giorno, quella più bassa è stata registrata  a Vostok, in Antartide, dove il termometro è sceso a -67,1 gradi centigradi. In Italia cominciano ad aumentare gli eventi estremi, mentre ancora quasi nulla è stato deciso in materia di politiche per affrontare il radicale cambiamento climatico in atto.

3. Meccanismi economici di danno ambientale, attuali e in previsione

Già nel 2015 l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale denunciava  che il consumo di suolo fosse arrivato al 10,8% (oltre il doppio della media europea) con picchi da incubo nel Veneto (14,7%), Lombardia (16,3%), Campania (17,3%), fino al 22,8% in Liguria. Per non dire del suolo consumato in aree a rischio idraulico, con Toscana ed Emilia Romagna all’11%, Marche al 13% e Liguria addirittura al 30,1%. Eppure si è continuato a costruire nel solo 2021 con 882 ettari in Lombardia, 683 in Veneto, e 658 in Emilia e Romagna, dove un sesto del territorio (il 14,6%) è classificato a pericolosità elevata e molto elevata.

A livello nazionale, ciò significa 19 ettari al giorno, in un paese fragile come il nostro, che solo sul fronte delle frane ha contato negli ultimi 50 anni, cioè dal 1972, 1071 morti, 1423 feriti e 145.548 evacuati. Le piogge torrenziali degli ultimi giorni sono un’altra conseguenza del riscaldamento globale, contro il quale ancora nulla si è fatto. In previsione, secondo i meteorologi, il periodo 2023-2027 sarà quasi certamente il più caldo mai registrato sulla Terra, poiché il continuo aumento delle emissioni di anidride carbonica e degli altri gas serra, e il fenomeno El Nino si combineranno per far salire le temperature. Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale arriveranno a superare di 1,5 gradi centigradi i livelli preindustriali. Questo limite sarà infranto in almeno un anno dei prossimi cinque, si prevede cioè che la temperatura globale media per ciascun anno tra il 2023 e il 2027 sarà tra 1,1 e 1,8 gradi sopra la media del periodo 1850-1900. Cioè il limite sarà superato con sempre maggior frequenza, per spingere le temperature globali verso territori mai toccati.

Per concludere, l’ opinione di un famoso fotografo, Sebastiao Salgado, che avendo raccolto immagini in 130 paesi ed essendo stato in Amazzonia 58 volte, forse ha sul  clima una opinione non trascurabile. “Sono sparite specie molto più forti della nostra, come i dinosauri. Spariremo anche noi. E non così lentamente come crediamo. La specie umana è condannata? Assolutamente sì. Il punto di non ritorno è già stato superato. La velocità della distruzione cresce in modo esponenziale. Il riscaldamento sta accelerando, intere aree diventano deserti, il mare sempre più caldo emana sempre più anidride carbonica. Gli scettici sostengono che la Terra si è sempre riscaldata e raffreddata. Certo. Ma nel corso di migliaia di anni. Non di pochi decenni. Sarà la fine del mondo? No. Non finirà il mondo; finiremo noi. Il pianeta ha risorse incredibili, ma le stiamo esaurendo. La Terra è stanca di noi. Ha attivato meccanismi di difesa, per sbarazzarsi dell’uomo. La gente non sa più produrre né coltivare, il sistema è fragile. Una crisi potrebbe essere fatale. Quale crisi? Se comparissero contemporaneamente quattro virus come il Covid, l’uomo e anche la scimmia rischierebbero l’estinzione. Se esplodesse Yellowstone, la polvere oscurerebbe il sole per secoli.  

4. Il clima in Italia

Tra il primo e il due maggio è caduta la pioggia di due mesi in Emilia e Romagna, mai così tanta da oltre cento anni. Un fenomeno devastante in un territorio alle prese da settimane con l’emergenza siccità. Bologna e Ravenna sono le province  più colpite, ma allagamenti ed esondazioni si sono verificati anche a Forlì, Cesena, Modena, Ferrara, Faenza.  Oltre alla pioggia, si sono sciolte anche le nevi ancora sugli Appennini, mentre i terreni molto secchi per la lunga siccità non sono riusciti a trattenere le grandi quantità d’acqua arrivate all’mprovviso, quindi fiumi e torrenti si sono ingrossati, in tempi brevissimi, anche di dieci metri,  causando esondazioni e si sono disciolti molti argini di terra. Quindi almeno due morti e moltissimi sfollati.  Qualche giorno di sosta e poi i fenomeni estremi si riproducono alla metà del mese, superando in un giorno la media di precipitazioni del mese di maggio. I fiumi sono tornati ad ingrossarsi quando gli alvei erano ancora al limite della loro capacità di assorbimento, senza contare i danni causati nelle zone montuose dalle innumerevoli frane  causate dalle piogge. Inoltre solo una parte di questa acqua sta finendo in falda, il resto tracima e ruscella via. Il 19 maggio le vittime erano almeno nove, mentre le persone costrette a lasciare le loro case sono alcune diecine di migliaia.

Un giornale come il Corriere della Sera riconosce che  crisi climatica significa aumento in intensità e in frequenza dei fenomeni estremi. Siccità e alluvioni, ondate di caldo e ondate di gelo. “Siamo già entrati in un’epoca in cui il clima in ogni sua manifestazione è più estremo di come lo conoscevamo”. Sono 37 i comuni con allagamenti, sono 48 quelli con frane tra Reggio Emilia e Rimini. Sono esondati 21 fiumi, sono moltissimi i torrenti gonfi fino al livello massimo di rischio esondazioni. Inoltre si prevede tra maggio e luglio una  umidità superiore alla media. Sono infatti scomparsi i “boschi ripariali”, quella vegetazione golenale che ha un decisivo “effetto spugna”. Queste difese naturali sono da tempo scomparse, “abbiamo da tempo irregimentato i fiumi, gli alvei sono stati canalizzati, le aree di esondazione naturale sono state occupate da abitati e coltivazioni”. Il 19 maggio le vittime sono salite a 13, le frane sono diventate almeno 400, le strade chiuse  250. Vengono analizzati i dati relativi alla eccessiva cementificazione del territorio regionale, 8,9% rispetto al dato nazionale del 7,1%, anch’esso troppo elevato. E si sottoliea che si è costruito perfino nelle zone protette. Nei giorni successivi  si precisa il numero delle frane, sono 127 in provincia di Cesena, e 90 a Ravenna e si diffondono le notizie relative alle precipitazioni in Piemonte, dove si sono verificati smottamenti e allagamenti, e al maltempo in Calabria e nelle isole maggiori.

§  Strumenti

Andrea Giuliacci, Nella peggiore delle ipotesi, Come il clima cambierà il mondo se non faremo nulla per evitarlo, Rizzoli, Milano, 2023

Fabio Lo Verso, Il mare colore veleno, Fazi Editore, Roma, 2023

Gaia Vince, Il secolo nomade, come sopravvivere alla crisi climatica, Bollati Boringhieri, Torino, 2023

Wolfgang Sachs, Economia della sufficienza, Appunti per resistere all’Antropocene, Castelvecchi Editore, Roma, 2023

Francesco Rutelli, Il secolo verde, Storie, propaganda, realtà, Solferino Libri, Milano, 2023

da qui

martedì 16 maggio 2023

Comincia l’estate, siamo nei guai - Alberto Castagnola

 


1.      Andamenti climatici

Iniziamo dalle previsioni degli esperti che parlano dei nove anni più caldi del pianeta, compreso il 2022, e ciò malgrado la presenza di una lunga Nina, con il suo effetto rinfrescante. Di conseguenza il 2023 dovrebbe essere ancora più caldo dell’anno scorso e l’anno successivo si potrebbe già toccare il fatidico aumento di 1,5 gradi centigradi.

Queste le previsioni di un esperto cone James Hansen, ma ora vediamo le fonti più ufficiali. Nel 2022 le emissioni di gas serra legate alla produzione di elettricità potrebbero aver raggiunto un picco a scala planetaria, secondo Amber, una ong che si occupa di decarbonizzazione.

Secondo il rapporto Global Electricity Review 2023 le emissioni di gas serra sono aumentate dell’1,3%, in dipendenza dell’aumento complessivo della produzione di energia. Si tratta peraltro di una energia più pulita con 436 grammi di anidride carbonica per chilowattora, il dato più basso finora registrato. Il solare e l’eolico insieme hanno generato il 12% del totale (che rappresenta l’80%  della maggior domanda di energia).

Tra il 2010 e il 2020 sono aumentate le emissioni nell’atmosfera di alcuni clorofluorocarburi, i composti chimici responsabili del buco nell’ozono, vietati dal protocollo di Montrèal. Alcuni dei gas trovati, il cfc-1132, il cfc-114a e il cfc-115, potrebbero essere stati rilasciati durante la produzione di idrifluorocarburi, i composti che hanno sostituito quelli vietati. Gli effetti sul buco dell’ozono, ancora in fase di restringimento, non sono significativi, ma potrebbero contribuire ad aggravare la crisi climatica.

Un terzo fenomeno globale che desta preoccupazioni è costituito dagli oceani che si stanno trasformando. Le correnti  che passano tra i 4000 metri e i fondali potrebbero rallentare, con conseguenze sul clima, sugli ecosistemi e sulla pesca. Al largo dell’Antartide si formano tre correnti fredde, che poi si dirigono verso gli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico. Sono prodotte dall’acqua marina salata e fredda che tende a inabissarsi. Secondo la rivista Nature, si prevede  che la velocità delle correnti potrebbe ridursi fino al 40%.

La causa? Da qualche decennio l’aumento delle temperature sta accelerando lo scioglimento dei ghiacci del continente antartico. L’acqua dolce si riversa in mare diluendo l’acqua marina salata che ha più difficoltà ad inabissarsi. Il timore degli scienziati è che il rallentamento delle correnti profonde riduca l’assorbimento in superficie, accelerando quindi il riscaldamento globale. Ma c’è un dato recentissimo che suscita molte proccupazioni: +13,8 gradi centigradi, è lo sbalzo di temperatura rispetto alle medie degli ultimi 30 anni registrato da uno studio del Mercator Ocean International nell’oceano Atlantico al largo della costa orientale degli Stati Uniti.

Come inizio di “estate” è un dato terribile. E intanto, secondo due studi dell’Università svedese di Goteborg, la banchisa artica si sta sciogliendo più velocemente del previsto, a causa di correnti calde vicine alla superficie marina. Smog, l’inquinamento atmosferico aggravato dagli incendi boschivi e agricoli sta mettendo a rischio la salute di centinaia di migliaia di persone nella provincia di Chiang Mai, nel nord ovest della Tailandia.

Undici persone sono morte a causa di colpi di calore durante un evento pubblico all’aperto vicino a Mumbai, nell’ovest dell’India. Le temperature sfioravano i 38 gradi e l’umidità era molto elevata. A Dhaka, la capitale del Bangladesh, è stata registrata una temperatura di 40,6 gradi, la più alta dal 1965. Sempre nel mese di aprile, un incendio che si è sviluppato nella provincia di Castellòn, nell’ovest della Spagna, ha distrutto 4300 ettari di vegetazione e costretto 1800 persone a lasciare le loro case.

Le fiamme sono state alimentate da forti venti e da temperature vicine ai 30 gradi. Un incendio ha distrutto mille ettari di vegetazione nel dipartimento dei Pirenei Orientali in Francia. Almeno 14 persone sono morte nelle alluvioni causate dalle forti piogge che hanno colpito la città di Bardera, nel sud della Somalia. Infine le frane, che stanno diventando un fenomeno sempre più diffuso. Almeno 11 persone sono morte travolte da una frana ad Alausi, nella provincia di Chimborazo, nel centro dell’Ecuador.

Altre 65 persone risultano disperse, mentre centinaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case. Poi il numero delle vittime accertate è salito a 27 morti e 67 dispersi. Diciannove persone sono morte travolte da una frana nella provincia del Nord Kivu nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Due persone sono morte travolte dalle frane causate dalle forti piogge nella regione di Lima, nel centro-ovest del Perù.

Altre 5 risultano disperse. Finora la stagione delle piogge, cominciata a gennaio, ha provocato 84 vittime nel paese. Due persone sono morte e 8 sono rimaste ferite in una frana al confine tra Pakistan e Afghanistan.

 

§  Eventi estremi

A titolo di premessa riportiamo i dati e le valutazioni essenziali di Copernicus relative all’intero 2022. Il titolo “Estate, caldo record. E torna El Nino” il fenomeno climatico caratterizzato dal caldo. Il 2022 è stato un annus horribilis per il clima in Europa, Il secondo più caldo mai registrato con 0,9 gradi centigradi al di sopra del periodo 1991-2020.

Il continente si scalda a velocità doppia rispetto al resto del pianeta, la temperatura media dell’ultimo quinquennio è stata  di 2,2 gradi centigradi al di sopra dell’era industriale. Abbiamo vissuto l’estate più bollente di sempre  -1,4 gradi al di sopra della media recente – con ondate di calore intense e prolungate. In Groenlandia, a settembre, sono stati raggiunti picchi fino a 8 gradi centigradi superiori alla media, mentre l’Europa meridionale ha sofferto il più alto numero di giorni di “stress termico intenso” e sulle Alpi si è registrato una riduzione record dei ghiacciai (oltre 5 chilometri cubici).

Ci aspettiamo nel 2023 e nel 2024 nuovi record. Le ondate di calore, iniziate a maggio, con temperature oltre i 40 gradi in Francia, Olanda e Inghilterra, e la punta massima in Sicilia, con 48,8 gradi centigradi. Nel bacino del Mediterraneo si aggraveranno siccità e aridità. Anche i fiumi soffrono, il 2022 è stato l’anno più secco mai registrato, con il 63% dei fiumi europei che ha visto portate inferiori alla media.

Il livello del mare crescerà in qualunque scenario.E ormai  non ci domandiamo più  “se” ma “quando” perderemo gran parte dei ghiacciai alpine. Siamo vicini al punto di non ritorno per il collasso dei ghiacciai della Groenlandia. L’aumento del livello del mare non è reversibile. La temperatura media europea degli ultimi cinque anni è stata di +2,2 gradi centigradi e quella estiva di +1,4 gradi centigradi, la più calda mai registrata in Europa. I dati sono tratti dal Corriere della Sera del 20 aprile scorso, mentre Copernicus ha appena pubblicato il suo rapporto annuale 

Tempeste: Almeno 32 persone sono morte a causa di una serie di tempeste e tornado che hanno colpito varie zone degli Stati Uniti. Il bilancio più grave si è verificato nel Tennessee, con 15 vittime.

Tempeste di sabbia: L’Iraq è stato colpito dalla prima tempesta di sabbia della stagione. Nella primavera scorsa c’erano state dieci tempeste di sabbia di grande intensità. Il fenomeno si sta aggravando a causa della desertificazione in corso nel paese.

Il ciclone Ilsa, accompagnato da venti fino a 288 chilometri all’ora, ha raggiunto la costa nord-occidentale dell’Australia. Migliaia di persone sono state costrette a lasciare le loro case.

In Bolivia, il Cerro Rico è un vulcano estinto nelle vicinanza di giacimenti di stagno e argento, oggi praticamente esauriti, mentre dal 1500 l’intera zona ha ospitato migliaia di minatori  clandestini. Oggi l’intera zona sta lentamente sprofondando mentre aumenta il degrado ambientale.

Il 13 aprile le piogge torrenziali che hanno inondato l’area che comprende Miami e Fort Lauderdale hanno costretto a chiudere le scuole e l’aereoporto per alcuni giorni. In 24 ore sono caduti circa 500 millimetri di pioggia, una quantità d’acqua che di solito cade quando si verificano uragani di grandi dimensioni.

Troppo caldo per i pesci. Il 17 marzo  i residenti di Menindee, una cittadina del New South Wales, hanno trovato milioni di pesci morti nel fiume. La causa è stata l’ondata di calore che ha colpito la regione, i cui effetti sono più evidenti negli ecosistemi fragili come quelli dei torrenti. Anche quattro anni fa la fauna acquatica del fiume Darling era stata decimata dalle temperature elevate. In generale, le ondate di calore sono più frequenti, più intense e durano più a lungo.

§  Meccanismi economici di danno ambientale

Più di 350 chilometri quadrati di foresta amazzonica brasiliana sono stati distrutti a marzo, con un aumento del 14% rispetto allo stesso mese del 2022. Inoltre secondo uno studio pubblicato su  Communications Earth and Environment, mantenerla integra permette di evitare 15 milioni di casi all’anno di malattie respiratorie e cardiovascolari.

Numerose sono le aziende che stanno esercitando pressioni per estrarre minerali dai fondali marini, che sono ricchi di elementi chimici importanti per la transizione energetica. I depositi marini si sono formati nel corso di milioni di anni e sono costituiti da piccoli massi simili a pepite, ricchi  di rame, nichel, terre rare, litio e altre sostanze.

Alcuni dei depositi si trova al largo delle Hawaii, altri nell’oceano indiano e nell’oceano Pacifico, vicino a Kiribati  e alla Polinesia francese.

Però alcuni scienziati avvertono che lo sfruttamento minerario dei fondali potrebbe aggravare l’inquinamento marino e distruggere risorse ittiche  ed ecosistemi e un recente articolo ha ricordato che c’è anche il rischio di liberare  le riserve di carbonio presenti nei fondali marini, aggravando ulteriormente la crisi climatica.

Sulla grande isola di plastica dell’Oceano Pacifico settentrionale, che si trova tra la California e le Hawaii, si sono insediate 17 specie di invertebrati, tra cui crostacei e anemmoni; l’isola inoltre  sta sostenendo le specie costiere, alterando gli ecosistemi marini.

Le alghe che infestano le coste messicane, i sargassi, da anni si ammassano in quantità crescenti sulle rive di trenta isole e paesi caraibici.  Ma in nessuna spiaggia i cumuli sono così impressionanti come lungo la riviera Maya, un tratto costiero messicano molto turistico. Le alghe portate a riva erodono rapidamente la fascia costiera e indeboliscono la barriera corallina.

Se non rimosse, dopo due giorni emanano un odore terribile di uova marce, acido solfidrico. Le alghe si moltiplicano anche a causa dei fertilizzanti che le attività umane scaricano in acqua in quantità crescente.

Il riscaldamento globale ha un forte impatto sulle piste da sci, e si moltiplicano i tentativi di produrre neve artificiale. Però anche questa risente del caldo in aumento, perchè le minuscole gocce d’acqua sparate dai cannoni sparaneve hanno comunque bisogno di un clima freddo per cadere sotto forma di neve,  e comunque questa soluzione è molto costosa. Inoltre i paesi europei, l’Italia in prima fila, non possono permettersi di usare ogni anno milioni di metri cubi di acqua per l’innevamento artificiale.

I bitcoin non fanno bene all’ambiente. Sono stati presi in esami 34 centri per l’estrazione di bitcoin negli Stati Uniti perchè queste attività sono basate sull’impiego di potenti computer che mettono sotto pressione la rete elettrica nazionale, infliggendo costi alla collettività e  inquinando. L’articolo del New York Times prende in esame quanto è successo il 21 febbraio 2021, durante una lunga  interruzione di corrente elettrica, i numerosi computer di Austin continuavano ad estrarre bitcoin consumando l’energia che sarebbe servita per 6500 persone.

Alla fine le autorità locale hanno imposto al gestore dell’impianto di spegnere i computer, però gli hanno riconosciuto un indennizzo di 175.000 dollari all’ora e quindi ha incassato in quattro giorni 18 milioni di dollari, pagati quindi dai contribuenti texani, mentre le bollette dell’energia elettrica dello Stato sono aumentate del 5%. Inoltre il consumo eccessivo di  elettricità ha anche causato emissioni di anidride carbonica, analoghe a quelle di 3,5 milioni di auto in circolazione.

L’azienda spaziale di Elon Musk, la Space X, ha creato la Starlink, che conta ormai su più di 3000 satelliti in orbita bassa. Da quando la Russia nel 1957 lanciò il primo satellite Sputnik, sono in totale più di 13.600 i satelliti in orbita, lanciati da governi e aziende private, e circa 6700 sono ancora attivi. La Space X controlla già la metà di quelli in orbita e vorrebbe lanciarne molti altri: ha in programma di gestire una flotta di 12.000 satelliti entro il 2026 e  potrebbe arrivare a 46.000.

Nella provincia di Artvin, in Turchia, un lago artificiale sta sommergendo gradualmente la cittadina di Yusufeli, dopo che la diga dello stesso nome ha cominciato a trattenere l’acqua del fiume Coruh. Sedicimila persone sono state costrette a lasciare le loro case e tra poco entrerà in funzione la centrale elettrica. Con i suoi 275 metri la diga è la più alta del paese e il nuovo lago potrà contenere fino a 2,2 miliardi di metri cubi di acqua.

L’Arabia Saudita e altri Stati alleati hanno deciso di tagliare la produzione di petrolio, ma numerosi altri Stati stanno invece aumentando la produzione, con i danni all’ambiente che si possono immaginare. Iran, Guyana, Norvegia, Kazakistan, Brasile e Nigeria stanno aumentando la produzione. La Nigeria, in particolare, in sei mesi è passata da 350.000 a 1,3 milioni di barili di petrolio. L’Iran ha aggiunto duecentomila barili al giorno, mentre il Brasile ha registrato una produzione record dopo aver iniziato a sfruttare un nuovo giacimento al largo delle coste di Rio de Janeiro.

 

§  Il clima e l’Italia

 Nel 2021 sono aumentate le emissioni di gas serra, nella misura dell’8,5%, secondo il Rapporto Ispra 2023, che prevede anche un aumento analogo per il 2022. Al rilevamento finale di Pontelagoscuro la portata del Po è scesa a toccare 338 metri cubi al secondo, cioè oltre 100 mc/s in meno del minimo storico di aprile, e ben al di sotto dei 450 mc/s considerati il minimo sotto cui il fiume è inerme di fronte alla risalita del cuneo salino, cioè del mare.

Non solo: nel siccitosissimo 2022 questi dati vennero registrati il 4 giugno, cioè il più grande fiume italiano è oggi in crisi con 40 giorni di anticipo rispetto all’anno scorso. Anche il lago di Garda è ai minimi storici con un riempimento, il 9 aprile, al 25, 9 %.

Inoltre in tutto il Veneto si registrano meno piogge e un minore innevamento. Tuttavia i fondi pubblici per l’Autorità di Bacino del Po sono stati di recente decurtati del 40%. In effetti secondo i dati recentissimi della Fondazione Cima, sulle montagne italiane c’è appena un terzo della neve rispetto alle medie degli ultimi 12 anni. E quindi andiamo verso una estate peggiore di quella dell’anno scorso. L’emergenza quindi si aggrava.

Abbiamo sempre meno acqua a fronte di temperature sempre più elevate che ne richiederanno sempre di più. In questa situazione, alla capitale a metà aprile sono bastate poche ore di pioggia battente per provocare allagamenti in interi quartieri, per caditoie ostruite e con strade come fiumi. Inoltre, anche se le piogge nel loro complesso  si sono avvicinate ai 300 miliardi di metri cubi di acqua, le gravi carenze di bacini e infrastrutture hanno permesso di trattenerne solo l’11%. 

Infine, il nostro paese va in cerca di litio e di cobalto, ma non esiste ancora una mappa aggiornata delle fonti locali, anche se ci sono una diecina di località che potrebbero essere studiate. Tra pochi anni l’Europa avrà bisogno di 18 volte più litio e 5 volte più cobalto, e quindi dovrà garantirsi delle fonti estere consistenti.

§  Strumenti

Gaia Vince, Il secolo nomade, Bollati Boringhieri, Torino, 2022

Maurizio Casiraghi, Sempre più soli, Il pianeta alle soglie della seta estinzione, Il Mulino, Bologna, 2023

Annalisa Corrado e Rossella Muroni, Nessi e connessi, Il Saggiatore, Milano, 2023

Hope Jahren, Il lato oscuro dell’abbondanza, Mondadori, Roma, 2023

Daniele Rielli, Il fuoco invisibile, La xylella in Puglia, Rizzoli, Milano, 2023

da qui

venerdì 17 marzo 2023

Cosa possiamo ancora fare? - Alberto Castagnola

La fase attuale del sistema economico

Si moltiplicano le analisi che evidenziano una svolta sostanziale dell’economia capitalistica, non ancora pervenuta a livello politico e nei mezzi di comunicazione di massa. In italiano è uscito di recente un testo dal titolo molto attraente, “Karl Marx aveva ragione”, (1), dove si sostiene che il capitalismo ha bisogno di riforme profonde, altrimenti soccomberà. In effetti si susseguono enormi problemi collegati fra loro.

La crisi energetica, lo scontro commerciale tra Cina e Stati Uniti, il rischio di una guerra mondiale, l’attacco dei populisti e dei leader autoritari alla democrazia e molti altri se ne potrebbero aggiungere. E l’articolo continua: “Fino a poco tempo fa, per tutti questi problemi sarebbe stata proposta una sola soluzione: il mercato.

Oggi chi ci crede più? Soprattutto alla luce del grande moltiplicatore di tutte le storture del sistema: la crisi climatica.” Ora non possiamo pensare che analisi di questo genere possano rivelarsi risolutive a breve termine, però non possiamo ignorare il fatto che la crisi climatica è in fase di rapido peggioramento (2) e che la mancanza quasi assoluta di interventi e politiche degli Stati in materia ambientale potrebbe nel giro di pochi anni diventare inutile di fronte a fenomeni che abbiano superato “il punto di non ritorno” dei quali gli scienziati parlano sempre più spesso, oppure  finora totalmente ignorati, come l’innalzamento del livello dei mari e le mutazioni avvenute nelle emissioni di metano.

Quali sono oggi le inizative possibili e concrete.

In linea generale sono almeno due i processi che potrebbero prendere forma nella fase attuale del sistema capitalistico dominante. La prima appartiene ancora integralmente a questo sistema, e comprende una molteplicità di politiche e azioni concrete che cercano di attenuare le difficoltà che le economie incontrano e di ridurre gli effetti negativi della crisi climatica in pieno sviluppo. Le strutture economiche sarebbero chiamate a modificarsi per tenere conto dei principali fenomeni indotti dal clima, senza però intaccare in alcun modo le logiche di fondo e strutturali del sistema dominante.

Questo tentativo viene effettuato periodicamente in sede IPCC dove si parla di mutazioni e adeguamenti, ma solo marginali e spesso, nella realtà, completamente trascurati per rispondere alle pressioni delle attività economiche in atto. In termini più generali si parla di “sostenibilità”, indicando in tal modo una serie di piccoli adattamenti alle modificazioni prodotte dagli andamenti climatici, senza intaccare in alcun modo le logiche di fondo del sistema economico complessivo.

Il secondo processo, in pratica ancora non calato nella realtà, descrive gli interventi, su una realtà socioeconomica ed ecologica in via di rapido peggioramento, che diventano sempre più urgenti e difficili da realizzare. Anzi questo tipo di processi è ormai costellato da analisi e previsioni che prendono sempre più in considerazione la pratica impossibilità di realizzare gran parte delle iniziative in tempi utili per modificare radicalmente gli andamenti climatici. In altri termini, aumentano le analisi che prendono in considerazione la pratica impossibilità di intervenire e suggeriscono solo misure dirette a contenere le perdite ambientali  e il numero delle vittime.

A tale proposito citiamo la copertina di un volumetto di Jonathan Franzen, stampato già nel 2019, intitolato “E se smettessimo di fingere?”  e che in copertina continua:  “Ammettiamo  che non possiamo più fermare la catastrofe climatica”  e ”L’apocalisse climatica sta arrivando.

Per prepararci ad affrontarla abbiamo bisogno di ammettere che non possiamo prevenirla”. ( 3 ) E da allora sono passati altri quattro anni. In effetti anche interventi di pura sopravvivenza su scala planetaria richiederebbero parecchi anni per essere progettati e attuati, in particolare nei paesi con minori risorse e capacità, ma che rappresentano oltre due terzi della attuale popolazione mondiale.

Di quali iniziative possiamo parlare

Vediamo ora in concreto di quali forme di transizione possiamo realisticamente parlare. In primo luogo è interessante sottolineare che di recente si stanno moltiplicando le analisi che evidenziano i limiti del sistema capitalistico in termini molto radicali, sottolineando cioè  i limiti e le carenze che mostra nel suo funzionamento (non i danni che provoca) e delineano un futuro molto limitato per la sua sopravvivenza.

Ne indichiamo solo alcune, più stimolanti e concrete. L’articolo “Karl Marx aveva ragione”, già citato,  afferma che il capitalismo ormai  funziona male e i suoi problemi peggiorano con la crisi climatica, a sua volta definita “il grande moltiplicatore di tutte le storture del sistema”. In particolare, cosa ne pensa il fondatore del più grande fondo speculativo del mondo e titolare di un patriminio stimato in 26 miliardi di dollari, Ray Dalio?:  “Esagerando con le cose buone, si  rischia di farle implodere. Se queste cose non si trasformano muoiono”, “Il capitalismo ha bisogno di riforme profonde.

Altrimenti soccomberà. E sarà giusto così” . E in effetti ci sono troppe cose che non funzionano, l’inflazione aumenta il divario tra ricchi e poveri, la quasi totalità degli obiettivi climatici non è stata raggiunta e la politica non riesce a riparare le continue crepe del sistema. E perfino i grandi gruppi discutono dell’opportunità di privilegiare finalmente gli interessi della collettività rispetto a quelli degli azionisti.

“ Ma ormai le debolezze del sistema sono così evidenti: la globalizzazione è fuori controllo, la ricchezza finsce quasi per intero in tasca al 10% più ricco della popolazione, il consumo irresponsabile delle risorse rovina il pianeta e la finanza si abbandona a eccessi continui “.

“Fino a poco tempo fa, per tutti questi problemi sarebbe stata proposta una sola soluzione: il mercato. Oggi chi ci crede più?  Inoltre di idee per un ordine economico più giusto e sostenibile ne circolano molte e arrivano dagli schieramenti ideologici più diversi. In sintesi si può dire che affermano la necessità di “meno mercato, più Stato, meno crescita”.

Il testo riporta anche  una affermazione di un economista che in passato era il capo dei consulenti economici  del presidente Bush: “Per avere successo nel lungo periodo un sistema economico deve migliorare il tenore di vita del maggior numero di persone possibile. Non mi pare che il capitalismo attuale abbia ampi margini per aumentare il benessero collettivo”. E ancora, secondo Kohei Saito, un economista giapponese, “Il collasso del pianeta potrà essere fermato solo da un sistema postcapitalistico senza più crescita, in cui la produzione rallenta e la ricchezza è redistribuita in modo mirato”.

 

“L’appello di Saito per una cultura marxista della decrescita, con orari di lavoro ridotti e più attenzione a lavori meno prientati al profitto e con maggiore utilità sociale, come l’assistenza agli anziani e ai malati, ha centrato lo spirito dei tempi “. Secondo Mariana Mazzuccato, ora all’University College di Londra, una esperta molto ricercata, “Da solo, il mercato non ha nessuna speranza di vincere le sfide del ventunesimo secolo, soprattutto quella della crisi climatica. Per arrivare a una economia a emissioni zero bisogna cambiare il sistema economico”.  “Ci si chiede perchè i soldi escano fuori di colpo solo nelle emergenze, mentre per questioni sociali importanti, come la sanità e l’ambienta, sembra sempre tutto impossibile perchè bisogna tenere sotto controllo il debito pubblico”.

Nel testo c’è anche un’altra osservazione: “Solo che, se il pianeta continua a riscaldarsi a questo ritmo, non è chiaro per quanto tempo ancora la rinuncia alla crescita possa essere considerata una scelta volontaria?” E questa è una domanda cruciale, alla quale tutti dovremmo rispondere nel giro di pochi mesi. Il testo fornisce una prima risposta, quella dei fratelli Freitag, una azienda che produce borse e portafogli in 25 paesi: “Il turbocapitalismo non riesce più a offrire le risposte giuste e  produce danni eccessivi: le cose possono funzionare anche ad un ritmo più lento, più equilibrato e più sano per tutti”.

Il testo, infine,  descrive le posizioni di due studiosi, Shafik e Redecker, che suggeriscono ulteriori percorsi alternativi. In conclusione, sembra si possa affermare che le critiche al sistema dominante si stanno moltiplicando, mentre le ipotesi di alternative radicali sono forse ancora alla stato di suggestioni, sicuramente valide ma ancora non entrate a far parte di una realtà alternativa effettiva, di cui però è sempre più elevato il grado di realismo.

Sempre al fine di inserire le ipotesi di evoluzione in un quadro di massimo realismo, sembra opportuno citare molto sinteticamente quanto riportato in due recentissimi articoli apparsi in italiano nel gennaio 2023, “Il collasso che sta per arrivare” e “Il ghiacciaio del destino”, i titoli sono impressionanti, il contenuto ancora di più.

Nel primo, apparso su “Le Scienze”, (4) si descrivono i risultati di due spedizioni di ricerca sulla piattaforma di ghiaccio Thwaites in Antartide, che hanno rivelato che potrebbe sgretolarsi in meno di un decennio. Si tratta di una massa di ghiaccio grande due terzi dell’Italia, formata da una piattaforma galleggiante, da un ghiacciaio in parte marino, in parte sulla terraferma e da una parte completamente su base terrestre. In precedenti esplorazioni si era già scoperto che l’intera area aveva uno spessore di ghiaccio di circa 4000 metri che poggiava su un antico fondo oceanico a 2500 metri sotto il livello del mare.

Nel 1978 un glaciologo aveva già lanciato un primo allarme, circa l’eventuale scioglimento dei ghiacci nella regione. Le ultime spedizioni, ancora in corso, hanno rivelato una situazione già in parte compromessa. L’articolo è molto lungo, ed è correlato da mappe, grafici, immagini e non sono sicuro di aver compreso tutto quanto vi è accuratamente analizzato. In sintesi, tutti questi ghiacciai sono in lento movimento a causa del riscaldamento globale, ma le preoccupazioni immediate riguardano la piattaforma galleggiare, che è percorsa da fratture che si stanno allargando e che quindi potrebbe sbriciolarsi in un breve volgere di anni.

Ma la sua distruzione non bloccherebbe più la parte del ghiacciaio in parte marino e in parte a base terrestre, che potrebbe accelerare il suo movimento verso il mare e non ostacolerebbe più la parte più interna del Thwaites. Secondo gli scienziati l’intero processo potrebbe svolgersi entro un decennio e non sono escluse possibili accelerazioni.

Ma la parte più proccupante riguarda lo scioglimento di ghiacciai di questo spessore nel mare: gli oceani potrebbero aumentare da un minimo di 65 centimetri fino a tre o cinque metri, con le conseguenze che possiamo solo immaginare su tutti gli insediamenti umani sulle coste, su interi paesi già oggi sotto il livello del mare, sull’intera pianura padana già oggi in difficoltà per la siccità e la ridotta portata del Po. Nel secondo articolo, apparso su “Internazionale” (5), e riferito alle stesse spedizioni, già nel titolo viene descritta la reazione a catena che  farà salire di più di tre metri il livello dei mari, anche se gli scienziati stanno cercando di capire quando tutto ciò succederà. Nel testo si forniscono elementi storici sull’intera vicenda, si descrive lo scioglimento dal basso che caratterizza i ghiacciai e li mette in movimento, si parla delle indicazioni raccolte da un robot sottomarino immerso sotto le pattaforme. Gli autori poi descivono i rapporti con l’Antartide che hanno numerosi paesi, sia in termini di ricerche che militari; descrive le esperienze di altri ricercatori nell’intera regione polare; evidenzia il riscaldamento dell’intera regione polare non dipendente dai meccanismi attuali dovuti alla anidride carbonica; indica in quali città si avranno i peggiori effetti del collasso previsto nella zona; infine intervista un esperto che afferma:

”Per quanto riguarda l’innalzamento del livello dei mari non ci sono dubbi: la situazione è fuori controllo”. I due articoli si completano a vicenda  e dovrebbero essere studiati e compresi a fondo da quanti sono realmente preoccupati dagli andamenti climatici globali e per la pratica mancanza di provvedimenti adeguati da parte della stragrande maggioranza dei governi.

E’ ancora possibile agire, quali i limiti e i vincoli

In questa situazione, è ancora possibile agire o impegnarsi per una società diversa? In effetti, diventano stimolanti e  attraenti tutti i progetti e i percorsi che abbiano come prospettiva la completa sostituzione del capitalismo con una società totalmente diversa, ma che in primo luogo si prende cura del Pianeta e della urgente necessità di ridurre tutti gli inquinamenti e di eliminare o trasformare tutte le attività produttive e tutte le forme di utilizzazione delle risorse naturali che incidono sugli equilibri del pianeta e della sua atmosfera. Se queste prospettive vengono giudicate necessarie e realizzabili, allora delineare processi  verso un assetto completamente nuovo diventa un lavoro concreto e urgente.

Naturalmente, mentre le catastrofiche prospettive dei danni climatici, che incalzano ogni mese e ogni anno più velocemente, lo richiederebbero, nel sistema dominante   non sono certo maturi i tempi per un qualche ricorso alle logiche di fondo della riduzione della crescita. Quindi la strada percorribile è quella degli specifici interventi subito utili (anche se modesti e parziali), restando però attenti a dare la precedenza a quelli che, sia pure marginalmente, in qualche modo sono diversi dalla logica della crescita illimitata. 

Cosa possiamo fare oggi: condizioni, vincoli, grado di realismo, potenzialità

Le misure finora adottate ed etichettate come interventi per l’ambiente, sono poche e poco incisive, ma soprattutto rientrano nelle norme di una maggiore “sostenibilità”. Tendono cioè a migliorare superficialmente il sistema capitalistico, senza incidere sui suoi meccanismi sostanziali. Possiamo qui ricordare i vari Green New Deal adottati da qualche organizzazione internazionale ed europea, le misure che adottano dei miglioramenti a fini ambientali (molto pubblicizzati) ma che non modificano le logiche di fondo dell’economia dominante, le poche concessioni ai risvolti ambientali concessi da enti locali e anche da alcuni governi, e tutte le iniziative di base che hanno obiettivi di tutela ambientale, ma che non hanno la portata e la forza politica di incidere sulla struttura portante del sistema economico.

Vi sono tuttavia una serie di iniziative e attività già in corso, sia decise dagli Stati, sia avviate da  iniziative di base, espresse direttamente dalle popolazioni, ovviamente con una pluralità di caratteristiche e di finalità, che  possono essere prese in considerazione e utilizzate per i nuovi obiettivi:

1.      Sono sempre più numerose le affermazioni di chi ritiene ormai impossibile intervenire sugli andamenti climatici se non per rallentare o modificare marginalmente i fenomeni in corso.

2.      L’andamento del clima è sempre più complesso, esteso e veloce; si moltiplicano gli eventi estremi, aumentano senza soste il riscaldamento dei mari e lo scioglimento dei ghiacciai, si hanno le prime indicazioni di aree di siccità in aumento e di scarsità gravi di acqua potabile, nelle zone insulari e in molte zone costiere è sensibile l’aumento del livello dei mari.                      

3.      Gli scienziati individuano sempre nuove trasformazioni in atto, come nel caso delle emissioni di metano o dell’espansione delle aree di siccità.

4.      I tempi disponibili per eventuali interventi massicci e radicali per modificare il clima si accorciano sempre più, forse sono ancora disponibili otto-dieci anni o forse meno. In ogni caso ancora non vi è traccia di svolte importanti in questo campo a livello dei governi e quindi ogni giorno che passa si riducono le opportunità di cambiamenti radicali.

5.      In altri termini, forse possiamo già parlare solo di interventi emergenziali diretti a salvaguardare il maggior numero possibile di vite umane, oppure di interventi concentrati solo nelle regioni esposte a rischi maggiori al fine di “spostare” intere popolazioni.

6.      Infine, non sono certo da escludere, anche in paesi con un certo livello di industrializzazione, il moltiplicarsi di situazioni gravi causate da meccanismi climatici, e che richiedano consistenti interventi di urgenza anche internazionali.

Se queste premesse sono valide, le pagine seguenti descrivono solo delle iniziative che possono sia incidere sul clima che salvaguardare le popolazioni, affidate al lavoro e all’impegno di chi abita determinate zone e che presentano delle caratteristiche tecniche e fisiche che le rendono realizzabili per opera delle relative popolazioni locali.  Sono anche concepite per permettere una maggiore concentrazione di interventi in tempi stretti per fronteggiare gli effetti di eventuali “eventi estremi”, qualora il clima sempre più dannoso subisse delle accelerazioni, già verificatesi negli ultimi anni e che ormai  sembrano diventare sempre più probabili.

Prime proposte di interventi settoriali a scala nazionale

In questa situazione indicare delle azioni e delle attività di contrasto degli andamenti climatici ormai indiscutibili è una operazione complessa, poiché si può essere convinti che le mutazioni in corso siano ormai inarrestabili e insieme di dover comunque avviare o moltiplicare delle attività che possono non incidere sui fenomeni negativi in corso o essere completamente assorbite dai peggioramenti in corso.

Inoltre è particolarmente difficile indicare degli obiettivi  quando di fatto non si può sperare in una inversione di tendenze ormai ben affermate. D’altra parte, a livello sociale non sono ancora emersi la molteplicità di gruppi di pressione capaci di incidere sulle attività di quasi tutti i governi e di un ristretto gruppo di potenti transnazionali.

Quanto segue, pertanto, è coscientemente un tentativo (si spera non disperato) di indicare dei campi di azione dove già esistono da tempo soggetti attivi significativi e dove potrebbero coagularsi delle forze sociali molto diffuse, non appena sarà riconosciuta in un numero sufficiente di paesi l’assoluta necessità di cercare di invertire le tendenze climatiche o almeno di ridurre i loro effetti peggiori. Infine, non si è trascurata, nella scelta dei settori prioritari d’intervento, il vantaggio che si potrebbe avere, nel caso di alcuni eventi climatici estremi particolari, – carenze di acqua potabile, incendi, alluvioni, ecc. –  una rete operativa già funzionante e collaudata, capace di realizzare interventi che vadano anche al di là delle urgenze.

A. Interventi idrogeologici e riduzione sprechi di acqua

Controllo degli argini dei principali corsi d’acqua, ripristino dei percorsi originali, verifica della importanza del “cuneo salino”, creazione di centri di controllo automatici nei punti cruciali dei percorsi, potenziare i centri di analisi dei rapporti tra scioglimento dei ghiacciai e livello della portata dei fiumi, creazione, sul modello cinese, di un gruppo di persone accuratamente formate, responsabili della sorveglianza di ogni tratto dei fiumi principali, per prevenire esondazioni e cambiamenti improvvisi di percorso.  Misure analoghe per i laghi e in genere dei bacini idrici artificiali o a monte delle dighe. Controlli sui punti di prelievo di acqua autorizzati e illegali. In caso di siccità crescente, verificare i prelievi per usi agricoli e i consumi eccessivi delle abitazioni.

Sui ghiacciai alpine e appenninici, misurare con continuità il grado di scioglimento delle nevi e dei ghiacci. Controllare rigidamente gli impianti per la produzione di neve artificiale.

Per gli acquedotti, effettuare subito tutti gli investimenti necessari per evitare perdite nella fase del trasporto dell’acqua. Controllare tutti i punti di distribuzione dell’acqua nei centri ubani di ogni dimensione. Controllare di frequente i consumi idrici negli impianti industriali e nelle abitazioni ed eventualmente introdurre misure per limitare i consumi e ridurre gli sprechi. Effettuare periodicamente campagne per ridurre gli sprechi al momento del consumo negli impianti, negli uffici e nelle abitazioni. Controllare con continuità le navi di ogni dimensione, specie se dirette all’estero, e i porti di attracco.

Sostenere e potenziare i centri per studi e ricerche riguardanti il settore idrogeologico.  

B. Riforestazione

 I processi di deforestazione sono in uno stato avanzato nella maggior parte dei paesi e il tempo di una sparizione pressochè totale delle zone coperte da alberi si riduce continuamente. Secondo il Global Forest Resouces Assessment della Fao del 2020 le foreste ricoprivano circa il 31% delle terre emerse, circa 4 miliardi di ettari. Più di metà del terreno ricoperto da foreste nel mondo appartiene a soli sei paesi, Russia, Brasile, Canada, Stati Uniti, Congo e Cina. Il 45% delle foreste è nella fascia tropicale, con le due più grandi foreste pluviali al mondo, quella dell’Amazzonia e quella della Repubblica Democratica del Congo.

Tra il 1990 e il 2020 sembra che il ritmo di deforestazione stia diminuendo: il primo decennio si deforestavano circa 8 milioni di ettari di foreste ogni anno, dal 2000 al 2010 se ne deforestavano circa 5 milioni di ettari, dal 2011 al 2020 solo 4,74 milioni. L’andamento della deforestazione è in aumento in Africa, Il Brasile guida  la classifica dei paesi che hanno registrato la più alta perdita annua netta di di superficie forestale, tra il 2010 e il 2020, seguito dalla R.D. Del Congo, Indonesia, Angola, Tanzania, paraguay, Myanmar, Bolivia e Mozambico.  Nella sola Amazzonia dall’agosto 2020 al giugno 2022 sono stati distrutti 13.000 chilometri quadrati di foresta pluviale, quella più antica e mai sfiorata da attività umane, con un aumento del 22% rispetto all’anno precedente. 

Si tratta di un ritmo di deforestazione preoccupante, oltre che in termini quantitativi anche qualitativi, per la perdita di aree tra le più ricche di biodiversità del pianeta, e che tra l’altro non prende in considerazioe lo stato di salute di foreste degradate a causa di sovrasfruttamento, inquinamento, disastri originati da  eventi climatici, incendi o conflitti.  Inoltre vi sono delle iniziative che si propongono di “riparare” le emissini eccessive di anidride carbonica: ad esempio in Nuova Zelanda il governo si è posto l’obiettivo  di piantare un miliardo di alberi entro il 2028; in Italia, in Emilia-Romagna, il progetto “Mettiamo radici per il futuro” ha portato alla piantumazione di 587.OOO nuovi alberi in aree pubbliche e private. Però si tratta purtroppo ancora di iniziative di piccole dimensioni rispetto alla necessità urgente di riostituire le foreste dell’intero pianeta.

Inoltre mentre in Europa  le foreste  erano formate in origine da faggi e querce, molti boschi sono stati ripiantati con pecci e pini. Ma l’aspetto che preoccupa di più gli esperti di foreste è la sempre crescente frequenza degli eventi meteorologici estremi, incendi, tempeste violente, infestazioni di insetti e soprattutto il caldo eccessivo e la siccità che possono peggiorare gli effetti di tutto il resto. (6)

C, Moltiplicazione delle comunità autonome

In Italia, come in numerosi altri paesi, negli ultimi anni si sono moltiplicate le comunità di base, cioè la intensificazione delle relazioni e degli scambi all’interno di gruppi di persone che decidono di modificare i loro consumi e le loro attività, economiche e culturali e di svolgerli in misura crescente al di fuori del mercato di tipo capitalistico.

Si può trattare degli abitanti di un piccolo comune, oppure di parti di quartieri di città più grandi, o ancora di una intera vallata o di un’area omogenea impoverita dalle emigrazioni. Ciò che conta è l’aumento delle persone coinvolte e delle realzioni che si stabiliscono di comune accordo, nonché la sperimentazione continua di nuove attività sempre più autonome rispetto al contesto sociale ed economico di partenza. In Italia tali comunità superano ormai le 600 e una recente ricerca le ha censite secondo alcune categorie di attività prevalente

§  Salvaguardia e valorizzazione di beni comuni

Ogni comunità locale, enti locali e associazioni di base in primo luogo, devono individuare e analizzare i beni comuni che incidono su ogni territorio. Una prima lista: mura antiche (etrusche, romane, medievali) strade romane, scavi e giacimenti, torri medievali,  cattedrali, chiese, conventi, palazzi municipali, palazzi nobiliari e storici, statue e monumenti, musei e collezioni di arte,  fontane e ville, feste, giochi e processioni tradizionali, produzione e utilizzazione di strumenti musicali, produzioni artigianali, imbarcazioni tradizionali,  strutture antiche industriali e tecnologiche, mari e isole,  valli e monti particolarmente attraenti, centri di produzione di cibi tipici ecc. (7)

L’italia è particolarmente ricca di tutto ciò, però è necessario distinguere tra beni tradizionalmente curati  e celebrati periodicamente e beni che sono in stato di abbandono o scarsamente noti. Moltissimi enti locali curano annualmente gli eventi per cui sono noti, ma nel resto dell’anno una parte delle loro ricchezze è trascurata o addirittura in via di sparizione. Inoltre in molti luoghi i giri turistici si limitano a mostrare rapidamente i monumenti più noti e trascurano completamente intere aree delle antiche culture

Considerazioni finali

Il presente articolo ha molti limiti, sia di qualità che di contenuti, ma è stato pensato come una proposta, o al massimo come una provocazione, rivolta alle organizzazioni di base che hanno ancora l’intenzione e la forza di agire in un contesto sociale e politico molto difficile, e in un’epoca foriera di  gravissime difficoltà e immani disastri. E’ forse solo una ipotesi di reazione, per evitare di seguire percorsi ormai superati dagli eventi e immaginare invece delle alternative realistiche e urgenti. In altre parole, si può dare per scontato che governi e partiti non abbiano più nemmeno il tempo di reagire alla catastrofe in corso, mentre tra le associazioni di base ne esistono un certo numero ancora capace di intuire le alternative possibili e di essere pronta a modificare i propri comportamenti per fronteggiare un futuro già gravemente compromesso. L’articolo è quindi una sollecitazione  (una provocazione, una sfida). I contenuti suggeriti possono essere completamente modificati o sostituiti, i tempi delle possibilità (delle finestre di opportunità) sono purtroppo immodificabili.

Note

1.      AA.VV. “Karl Marx aveva ragione, “Internazionale” n. 1493, del 20 gennaio 2023, pag.40-47

2.      Tim Jackson, “Prosperità senza crescita”, Edizioni Ambiente, 2017

3.      Jonathan Franzen, “E se smettessimo di fingere?” Ammettiamo che non possiamo più fermare la catastrofe climatica, Giulio Einaudi Editore, Torino, 2020

4.      Douglas Fox, “Il collasso che sta per arrivare”. Le Scienze, gennaio 2023, pag. 42- 52

5.      AA.VV “Il ghiacciaio del destino”, “Internazionale” n. 1493, 5 gennaio 2023, pag.38-47

6.      Pievani e Varotto, “Il giro del mondo nell’Antropocene”, una mappa dell’umanità del futuro, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2022, pag. 153-163

7.      Ugo Mattei, Beni comuni, un manifesto”, Edizioni laterza, Roma-Bari, luglio 2011  

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