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martedì 14 febbraio 2023

Una donna è stata condannata al carcere per aver esposto uno striscione NO TAV - Valeria Casolaro

 

Otto mesi di carcere per aver cercato di appendere uno striscione all’esterno del tribunale di Torino in segno di solidarietà per una compagna militante No TAV: questa la condanna spettata a Francesca, anche lei attivista del Movimento, giunta a ben dieci anni di distanza dai fatti. A imporre la misura il giudice del tribunale di Sorveglianza Elena Bonu, la stessa che impose due anni di detenzione all’attivista no Tav Dana Lauriola per aver parlato in un megafono nel corso di una manifestazione. Decisione che non può non suscitare una certa perplessità, considerato che la pena inflitta è inferiore a un anno e considerato il grave problema di sovraffollamento che affligge il carcere di Torino ormai da tempo.

I fatti contestati risalgono al 2013. il 26 luglio di quell’anno si era svolto un presidio di fronte al tribunale di Torino in sostegno a Marta, militante del Movimento contro l’Alta Velocità che era stata fermata e denunciata qualche giorno prima in Val di Susa, nel contesto di una manifestazione nei pressi del cantiere di Chiomonte. «La polizia ha bloccato il corteo sia davanti che dietro e ha iniziato a picchiare tutti, compresa Marta, che è stata anche molestata dagli agenti» racconta a L’Indipendente D., militante No TAV. All’indomani della manifestazione il Movimento organizzò una conferenza stampa per denunciare quanto accaduto e di lì a poco prenderà il via il processo che vedrà Marta coinvolta come imputata e come vittima (i poliziotti denunciati per le molestie verranno poi tutti assolti, riferisce D.).

Nel corso del presidio in suo sostegno le compagne, tra le quali Francesca, hanno cercato di appendere uno striscione all’esterno del tribunale. «Come donne No TAV abbiamo deciso di scendere dal presidio di Venaus a Torino per esprimere solidarietà a Marta fuori dal Tribunale» ci racconta Alice, altra militante presente quel giorno. «”Se toccano una toccano tutte – Non un passo indietro! Solidarietà a Marta”: questa era la scritta sullo striscione, non c’era nulla di violento o offensivo. Eravamo quasi tutte donne a portare questo striscione, peraltro erano cose che già avevamo fatto in precedenti manifestazioni a scopo dimostrativo. La celere presente all’ingresso ci ha caricati e successivamente sono arrivate denunce a carico di alcuni per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, che i poliziotti si sono causati da soli inciampando nei panettoni in cemento davanti al tribunale». Alle accuse è seguito un processo, al termine del quale Francesca è stata condannata a otto mesi di carcere. «Il suo avvocato ha chiesto l’applicazione delle misure alternative, anche in ragione del fatto che lei aveva un contratto di lavoro a tempo indeterminato – dal quale, in ragione della condanna, è stata costretta a licenziarsi – e il procuratore sembrava favorevole alla cosa. Sfortunatamente il giudice del Tribunale di Sorveglianza no». Si tratta del medesimo giudice, Elena Bonu, che ha condannato Dana Lauriola a due anni di detenzione per aver parlato a un megafono nel corso di una manifestazione.

Il carcere di Torino è da tempo afflitto da un grave problema di sovraffollamento, che causa non pochi disagi nella gestione della struttura stessa e nel benessere psicologico dei detenuti. Il 2022 è stato l’anno nero dei suicidi in carcere, con 84 reclusi che si sono tolti la vita nelle carceri di tutta Italia anche a fronte di reati minori commessi, con una media di 15 casi ogni 10 mila detenuti a fronte di una media di 0,67 tra le persone libere. Eppure, la macchina della giustizia sembra ancora non conoscere alternative migliori.

da qui

domenica 5 giugno 2022

In Italia dall’inizio dell’anno sono spariti oltre mille minori stranieri - Valeria Casolaro


 

Dal blog https://www.lindipendente.online/

 

Sono 1173 i minori stranieri non accompagnati (MSNA), ovvero i minorenni stranieri che si trovano sul territorio italiano privi di adulti responsabili della loro assistenza, scomparsi in Italia nei soli primi 4 mesi del 2022. Si tratta di quasi 10 bambini o ragazzi al giorno, svaniti nel nulla dopo essersi allontanati dalle strutture cui sono dati in affidamento dalle forze dell’ordine o dalle prefetture. Un fenomeno silenzioso, che non cattura l’attenzione dei mezzi di informazione, se non in forma episodica, nonostante la tendenza crescente degli ultimi anni.

Si definisce minore straniero non accompagnato il “minorenne non avente cittadinanza italiana o dell’Unione europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano”. Si tratta di giovani di età inferiore ai 18 anni rintracciati sul territorio dalle forze dell’ordine, o giunti sul suolo italiano a seguito di sbarchi insieme ad altri migranti, che una volta intercettati vengono inseriti in apposite strutture dalle prefetture.

Con l’entrata in vigore della l. 47/2017, la cosiddetta “legge Zampa”, è infatti fatto divieto il respingimento alla frontiera dei MSNA a prescindere dal motivo per il quale questi facciano ingresso sul suolo italiano. Secondo la normativa vigente (art. 403 cc) questi devono essere inseriti in un “luogo sicuro” individuato dalle autorità. Tuttavia, come mostrano i dati forniti dagli stessi report governativi, il numero di minori che ogni anno sparisce dalle strutture adibite alla loro accoglienza è incredibilmente alto: nei soli primi 4 mesi del 2022 sono 1173 i MSNA “usciti di competenza” dal sistema per “allontanamento”, a fronte dei 5239 in ingresso in Italia nello stesso periodo (dei quali 2746 provenienti dall’Ucraina). Confrontando i dati disponibili, è possibile notare come nel 2021, a fronte di 11.578 MSNA rintracciati sul territorio italiano, siano 3776 i casi di “allontanamento” complessivi dalle strutture. I dati possono essere confrontanti con quelli del ministero dell’Interno sui minori stranieri scomparsi: nel primo semestre del 2021 erano 3434, a fronte dei 1627 del 2020 e dei 2243 del 2019. Come sottolineato dal prefetto Silvano Riccio, «È peraltro evidente che gli stranieri che si allontanano dai centri di accoglienza presentano maggiori difficoltà sotto il profilo della ricerca e del possibile ritrovamento, atteso che molti di questi considerano l’Italia come Paese di transito e raggiungono altri Paesi, soprattutto del Centro e Nord Europa».

Tra le ragioni che spingono i minori ad allontanarsi dalle strutture, nella maggior parte dei casi per essere inseriti nei circuiti dell’economia sommersa e dell’illegalità, vi sono i lunghi ed estenuanti iter delle procedure di accoglienza, che possono durare anche anni prima di essere portati a compimento, e il bisogno di ripagare i debiti di viaggio. Giunti spesso in Europa sulla base della richiesta di ingenti somme da pagare da parte dei trafficanti, complice l’estrema dilatazione dei tempi di regolarizzazione, molti di questi giovani finiscono spesso per essere prede dei circuiti di sfruttamento.

La sparizione dei minori nella trattazione mediatica è spesso un tema preso sottogamba, «probabilmente perché non percepiti come portatori di conflittualità sociale, né di minaccia alla sicurezza nazionale. […] La loro non-presenza sul territorio è demarcata con espressioni come: irreperibili; scomparsi in reti criminali di sfruttamento; in transito verso altri Paesi; scappati dal sistema di accoglienza; sottrattisi all’identificazione, definizioni perlopiù utilizzate nella reportistica istituzionale e delle ONG sul tema, e poi riprese dai mezzi di informazione».

Si tratta di un’emergenza che non riguarda solamente l’Italia, ma l’intera Europa: sono infatti almeno 18 mila i MSNA giunti nel continente e poi scomparsi tra gennaio 2018 e dicembre 2020, secondo l’indagine svolta dal Guardian Lost in Europe. Il dato potrebbe tuttavia essere fortemente sottostimato, poiché non tutti i Paesi europei avevano a disposizione dati aggiornati o esaurienti da fornire. A ciò va anche aggiunto il fatto che le procedure di segnalazione di scomparsa non sempre vengono effettuate a dovere, come mostra report della Fondazione ISMU, la quale denuncia come “l’insufficiente cooperazione tra le diverse autorità” e la mancanza di “pratiche consolidate riconosciute e un protocollo per la cooperazione transfrontaliera” rendano difficili le procedure di ricerca a livello europeo.

da qui