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lunedì 26 giugno 2023

Soulèvements de la terre non si può mettere in prigione


Les Soulevements de la Terre: “Non si può sopprimere ciò che rispunta ovunque”

 

La minaccia di scioglimento del movimento ambientalista francese Les Soulevements de la Terre era nell’aria da giorni, e già era stata avanzata dal Ministro degli Interni francese Gerald Dermanin dopo i pesanti scontri di Sainte-Soline, nella regione Deux-Sèvres, a fine marzo scorso. 

Ma a differenza di allora, il decreto di dissoluzione stamattina è stato approvato dal Consiglio dei Ministri ed è teoricamente ‘in vigore’, non si sa bene in che termini. Perché come si possa sopprimere un movimento che è ormai una realtà forte e diffusa, presente e attiva in ben 170 Soulevements in tutta la Francia e decisamente in crescita sarà da vedere. Senz’altro non mancheremo di seguire su Pressenza gli sviluppi di questa situazione ‘in movimento’ da tempo, e decisamente importante: non solo numericamente, ma per le pratiche di intervento, aggregazione e difesa dei territori messe in campo.

Quel che segue è il comunicato tratto dalla pagina Facebook de Les Soulèvements de la Terre

Questa mattina, 21 giugno 2023, in occasione di una riunione del Consiglio dei Ministri, il governo ha avviato la procedura di scioglimento di Les Soulèvements de la Terre. Dopo averci lanciato in faccia le sue granate mutilanti, sostiene che non abbiamo più il diritto di esistere insieme, né di organizzarci. Pretende ora di sciogliere un sollevamento sempre più diffuso e di reprimere chi lotta per la difesa della terra con ogni mezzo, anche arrestando gli attivisti nelle loro case, come ha fatto di nuovo ieri:

La battaglia legale sta dunque iniziando, perché questo scioglimento rappresenta già una violazione particolarmente grave delle libertà civili. Senz’altro andremo in tribunale per ribaltare questa iniqua decisione.

Ma se questo decreto di scioglimento fosse in realtà un invito ministeriale a unirsi a un grande movimento di resistenza? Una rete che vanta già 113.000 membri dichiarati, 170 comitati locali e altrettante persone impegnate nella vita pubblica in gruppi di agricoltori, collettivi e sindacati. Il governo ha dichiarato di volerci eliminare, ma in realtà diventiamo ogni giorno più visibili. Un gioco che non potrebbe essere più serio, un gioco che forma una rete di resistenza.

Nei prossimi giorni e settimane lavoreremo insieme perché Les Soulevements de la Terre possano continuare ad essere visibili in mille modi diversi sulla scena pubblica: davanti ai pub e ai centri sociali, nei cantieri o nel cuore dei siti industriali, attraverso incontri aperti, antenne internazionali, scritte sui muri, stendardi e feste, disarmo e dita nel naso.

Renderemo evidente che ciò che rispunta ovunque non può essere soppresso.

Questa serie di eventi inizierà da questa sera stessa con manifestazioni di sostegno organizzate in più di 100 città in tutta la Francia alle 19.00, davanti alle prefetture. Qui la mappa:

Vi chiediamo di unirvi agli oltre 180 comitati locali che si sono formati negli ultimi mesi, alle centinaia di gruppi di resistenza e di lotta locali e alle sezioni sindacali esistenti che hanno pubblicamente dichiarato la loro appartenenza al movimento. La parola dei Soulevements de la Terre appartiene a loro, appartiene a voi e insieme continueremo a sostenere chiunque tra noi sia stato colpito. Continueremo le lotte sul campo ovunque e convergeremo in numero ancora maggiore.

Per i prossimi mesi sono già stati fissati due appuntamenti, entrambi fondamentali per condividere la battaglia sull’acqua in piena estate e in una siccità storica:

– Il convoglio dell’acqua da Poitiers a Parigi dal 18 al 27 agosto.

– La campagna “100 giorni per prosciugare”.

Al di là di questi pochi e immediati punti di riferimento, creeremo le alleanze necessari per fermare davvero l’avanzata del cemento, l’inaridimento dei suoli, l’avvelenamento delle acque e la dissoluzione dei legami. Ci incontreremo di nuovo. Voi siete, noi siamo, Les Soulevements de la Terre

da qui

  

Francia: Les Soulevements de la Terre dichiarato fuorilegge

La minaccia di scioglimento del movimento ambientalista francese Les Soulevements de la Terre era nell’aria da giorni, e già era stata avanzata dal Ministro degli Interni francese Gerald Dermanin dopo i pesanti scontri di Sainte-Soline, nella regione Deux-Sèvres, a fine marzo scorso. 

Ma a differenza di allora, il decreto di dissoluzione stamattina è stato approvato dal Consiglio dei Ministri ed è teoricamente ‘in vigore’, non si sa bene in che termini. Perché come si possa sopprimere un movimento che è ormai una realtà forte e diffusa, presente e attiva in ben 170 Soulevements in tutta la Francia e decisamente in crescita sarà da vedere. Senz’altro non mancheremo di seguire su Pressenza gli sviluppi di questa situazione ‘in movimento’ da tempo, e decisamente importante: non solo numericamente, ma per le pratiche di intervento, aggregazione e difesa dei territori messe in campo.

La coalizione ambientalista francese Les Soulèvements de la Terre sarà sciolta dal governo per “rischi per la sicurezza pubblica”: così il Consiglio dei ministri di Parigi con una decisione che la rete per la giustizia climatica bolla come come “politica e preoccupante. Inizia quindi la battaglia legale: andremo in tribunale per ribaltare questa decisione iniqua”.

Dopo l’ondata di arresti di ieri mattina (18 persone sono state arrestate e prese in custodia in una dozzina di luoghi diversi in tutta la Francia, tra cui Notre-Dame-des-Landes, con il supporto di agenti dell’ antiterrorismo) oggi, mercoledi 21 giugno, sono state convocate oltre 60 manifestazioni davanti alle Prefetture in tutta la Francia , in solidarieta’ agli arrestati e contro lo scioglimento del movimento dei “Soulèvements de la terre” che sara’ proposto oggi in Consiglio dei Ministri con un decreto voluto da Macron. Una giornata di azione popolare è stata lanciata per mercoledi 28 giugno.

L’intervista a Cesare Piccolo, giornalista e collaboratore di Radio Onda d’Urto dalla FranciaAscolta o Scarica.

Il movimento ha intanto incassato il sostegno di oltre 108.000 cittadini e cittadine e anche quello di organizzazioni politiche e di base come la Confédération paysanne, sindacato contadino nato nel 1987, da allora una componente essenziale e imprescindibile del sindacalismo francese.

Vi proponiamo la lettura del loro comunicato tradotto da Rosangela della Redazione di Radio Onda d’Urto Ascolta o scarica

da qui

 

 

Marion Cotillard apporte son «soutien absolu» aux Soulèvements de la terre

Marion Cotillard a apporté dimanche 25 juin son «soutien absolu» au mouvement écologiste des Soulèvements de la terre, dissous par le gouvernement, très critiqué par l’actrice.

 «Ce qui se passe dans notre pays est extrêmement grave.» Marion Cotillard, ne mâche pas ses mots sur son compte Instagram, dimanche 25 juin. «Celles et ceux qui alertent sur la dérive éminemment dangereuse de notre monde et de notre humanité, les activistes qui demandent une action du gouvernement à la hauteur de l’urgence, sont aujourd’hui qualifiés de criminels ou d’écoterroristes», s’alarme la lauréate d’un oscar pour la Môme en 2008, dans une référence à la dissolution des Soulèvements de la terre par le gouvernement mercredi dernier.

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QUI il sito di les Soulèvements de la terre

domenica 21 febbraio 2021

Proposte per la ripresa dell’Italia - Grig

Questa è la lettera inviata (17 febbraio 2021) dal Gruppo d’Intervento Giuridico odv al nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi contenente proposte per la programmazione finalizzata all’utilizzo dei fondi comunitari del Next Generation EU da inoltrare ai vertici europei entro il mese di aprile 2021.

 

Gent.mo Presidente,

quale Associazione ecologista impegnate da anni nell’attività di tutela delle risorse ambientali e storico-culturali, così come per l’equilibrata e sostenibile crescita economico-sociale, desideriamo formulare le seguenti sintetiche proposte per un’efficace programmazione dei fondi connessi al Next generation EU, che unitamente al bilancio a lungo termine dell’Unione Europea (2021-2027), attualmente costituisce il punto di riferimento fondamentale per consentire all’Italia e agli altri Paesi europei di superare le devastanti conseguenze della tristemente nota pandemia di coronavirus Covid-19.

Alcune considerazioni spingono per quanto ci sembra opportuno segnalarLe.

Il territorio nazionale rivela un diffuso rischio idrogeologico: il 91% dei Comuni è interessato da fenomeni di dissesto idrogeologico, circa 3 milioni di nuclei familiari risiedono in tali aree ad alta vulnerabilità. Complessivamente, il 16,6% del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni (50 mila chilometri quadrati). Quasi il 4% degli edifici italiani (oltre 550 mila) si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più del 9% (oltre 1 milione) in zone alluvionabili nello scenario medio (Rapporto I.S.P.R.A. sul dissesto idrogeologico 2018).

In nove Regioni (Valle D’Aosta, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata e Calabria) abbiamo il 100% dei Comuni a rischio idrogeologico. L’Abruzzo, il Lazio, il Piemonte, la Campania, la Sicilia e la Provincia di Trento hanno percentuali di Comuni a rischio tra il 90% e il 100%. In Sardegna circa l’80%.

Per contro, emerge la fragile consistenza del complessivo livello di scolarizzazione, fondamentale per il ritorno occupazionale.

La quota di popolazione tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore è il principale indicatore del livello di istruzione di un Paese. Il diploma è considerato, infatti, il livello di formazione indispensabile per partecipare con potenziale di crescita individuale al mercato del lavoro (Rapporto ISTAT su livelli di istruzione e ritorni occupazionali 2019).

In Italia, nel 2019, tale quota è pari a 62,2% (+0,5 punti rispetto al 2018), un valore decisamente inferiore a quello medio europeo (78,7% nell’Ue28) e a quello di alcuni tra i più grandi Paesi dell’Unione: 86,6% in Germania, 80,4% in Francia e 81,1% nel Regno Unito. Solo Spagna, Malta e Portogallo hanno valori inferiori all’Italia. Non meno ampio è il divario rispetto alla quota di popolazione di 25-64enni con un titolo di studio terziario: in Italia, si tratta del 19,6%, contro un valore medio europeo pari a un terzo (33,2%). Anche la crescita della popolazione laureata è più lenta rispetto agli altri paesi dell’Unione, con un incremento di soli +0,3 punti nell’ultimo anno (+0,9 punti in media Ue) e di +2,7 punti nell’ultimo quinquennio (+3,9 punti).

Inoltre, il tasso di dispersione scolasticache si determina misurando la quota degli Early Leavers from Education and Training, secondo i dati EUROSTAT 2019 in Italia è del 14,5% della popolazione scolastica.

Dati, questi ultimi, molto probabilmente aggravati dalla purtroppo prolungata fase di scuola a distanza.

Problematiche ambientali e di buona gestione del territorio unite alla gravissima crisi, con conseguenze pesantissime sul contesto economico-sociale.

Riteniamo, quindi, opportuno proporre che almeno un quarto del complessivo importo dei fondi dePiano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che dovrà esser presentato agli Organi dell’Unione Europea entro il prossimo mese di aprile 2021 per accedere ai fondi del Next Generation EU, il nuovo e strategico strumento comunitario che integra il Quadro finanziario pluriennale 2021-2027, sia destinato a un vero un vero e proprio piano trasversale nel campo del risanamento idrogeologico, così anche da fornire occasioni di lavoro per imprese, professionalità, maestranze di ogni livello e ogni qualificazione professionale, con indubbi riflessi positivi sulla qualità ambientale e della sicurezza del territorio, nonché del miglioramento del contesto economico-sociale sardo nel breve-medio termine.

Certi dell’interesse e delle ricadute positive di tali obiettivi di massima, anche per l’efficacia dell’utilizzo del sostegno finanziario comunitario, cogliamo l’occasione per formularLe i più cordiali saluti e auguri per un proficuo lavoro per la nostra Terra.

da qui

mercoledì 21 ottobre 2020

Luciana Castellina e gli ambientalisti di Taranto "poco consapevoli" sull'ILVA - Alessandro Marescotti

Sull'ultima email che mi ha spedito Sbilanciamoci trovo un appello di Luciana Castellina a "connettere una rete di ong, associazioni, scienziati, professionisti di alto livello" per realizzare un "serio progetto ambientalista" per la riconversione ecologica dell'economia "indicando i tantissimi settori di nuova occupazione che dovranno svilupparsi come risultato del nuovo auspicabile modello di società per il quale ci battiamo".

L'obiettivo di questo appello è quello di, scrive Luciana Castellina, "aiutare il sindacato a sottrarsi dal terribile ricatto cui è sottoposto e sempre più lo sarà: quello imposto dalla inevitabile riduzione di occupazione che ogni serio progetto ambientalista è destinato a produrre". E sottolinea giustamente che "è compito di tutti noi sostenere le vittime del mutamento pur necessario a sottrarsi al ricatto e a passare da una perdente posizione difensiva all’offensiva".

Tutto giusto, tutto condivisibile.

Tranne, a mio parere, quando Luciana Castellina parla di "giustificata resistenza dei lavoratori (il “meglio morti per cancro che di fame” degli operai Italsider di Taranto) a chi – ambientalisti poco consapevoli – insistono per drastiche chiusure di stabilimenti senza preoccuparsi per le conseguenze sociali che possono derivarne”.

Giusto per precisare: la chiusura è stata chiesta non da "ambientalisti poco consapevoli" ma dalla magistratura sulla base di un'ordinanza di sequestro penale senza facoltà d'uso del luglio 2012, basata su due corpose perizie, una chimica e una epidemiologica, e in obbedienza alla legge e alla tutela della salute pubblica. I reati più gravi contestati sono "disastro ambientale", "avvelentamento delle sostanze alimentari" oltre alla "omissione dolosa di cautele per la sicurezza sul lavoro". Il processo ILVA è ancora in corso perché è un maxi-processo. Ha generato un terremoto anche nella sinistra e per questo se ne parla poco e di malavoglia.

Ho letto più volte quella frase, incredulo: “Meglio morti per cancro che di fame”. E' attribuita a "operai Italsider di Taranto" che non esistono più. Mi permetto di osservare che nessuno di loro è morto di fame. Tanti si sono invece ammalati di cancro.

Nelle 282 pagine della perizia epidemiologica depositata nel 2012 da Annibale Biggeri, Maria Triassi e Francesco Forastiere presso il Tribunale di Taranto, i numeri sono terribili. La perizia dedica una parte dell'analisi agli ex operai dello stabilimento siderurgico. L’analisi “dei lavoratori che hanno prestato servizio presso l’impianto siderurgico negli anni ’70-’90 – allora Italsider acquisita Gruppo Riva nel 1995 e denominata Ilva, ndr – con la qualifica di operaio ha mostrato un eccesso di mortalità per patologia tumorale (+11%), in particolare per tumore dello stomaco (+107), della pleura (+71%), della prostata (+50) e della vescica (+69%). Tra le malattie non tumorali sono risultate in eccesso le malattie neurologiche (+64%) e le malattie cardiache (+14%). I lavoratori con la qualifica di impiegato hanno presentato eccessi di mortalità per tumore della pleura (+135%) e dell’encefalo (+111%). Il quadro di compromissione dello stato di salute degli operai della industria siderurgica è confermato dall’analisi dei ricoveri ospedalieri con eccessi di ricoveri per cause tumorali, cardiovascolari e respiratorie”. Tutte parole scritte dai periti.

Questo stralcio della perizia che ho riportato dovrebbe far riflettere su quanta leggerezza, irresponsabilità e ignoranza c'è in chi pronuncia e rilancia la rozza e insensata frase: “Meglio morti per cancro che di fame”. Che mi fa pensare a “meglio schiavi che morti di fame”. Con questa logica Spartaco non sarebbe esistito. E neanche Marx. Perché se manca il valore supremo della difesa della propria dignità, cade qualunque senso della lotta per un futuro migliore. Si vende la propria vita. Anzi, la si svende. E così dicendo la classe operaia, invece di diventare il soggetto che, liberando se stessa, libera la società intera, diventa una corporazione che non libera né se stessa né la società intera. La fabbrica diventa la fabbrica lager di Luigi Nono, in cui si barattano salari in cambio di una riduzione della speranza di vita. Denaro in cambio di morte. La plastica raffigurazione dell'alienazione operaia, descritta da Marx nei suoi Manoscritti economico-filosofici.

Qualcuno doveva dirle queste cose, e me ne assumo la responsabilità: la classe operaia a Taranto non ha fatto in passato un solo sciopero per l'ambiente e la salute. Questo è il dramma. E i bambini di Taranto ne hanno pagato in qualche modo le conseguenze: +54% di tumori rispetto al dato regionale. Ne hanno pagato le conseguenze anche con una riduzione del quoziente di intelligenza: 10-15 punti di QI in meno per i bambini sotto i camini rispetto ai meno esposti. E anche le loro mamme ne hanno pagato le conseguenze ritrovandosi con la diossina nel latte materno e il naftalene nelle urine. Ne hanno pagato le conseguenze economiche gli allevatori, con pecore e capre che bioaccumulavano diossina, e i mitilicoltori, che hanno visto distrutte le loro cozze, zeppe di diossina. Certo la colpa è sempre dei padroni, come si diceva una volta, e non degli operai. Ma gli scioperi per tutelare la salute e l'ambiente li dovevano fare gli operai, e non i padroni. E non sono stati fatti. Questa è la scomoda verità.

l'altra scomoda verità è la scoperta della diossina a Taranto e in Italia, finché non lo abbiamo fatto noi, i "poco consapevoli". Eppure Taranto era la principale fonte di diossina in Italia (90,3%) e nella civile Europa (8,8%). La cosa incredibile è che questo dato l'abbiamo scoperto - mentre i pensatoi della sinistra e del mondo ambientalista mainstream erano accupati a fare altro - sul database europeo Eper degli inquinanti, che era pubblico. Che ci fosse una abnorne sorgente di diossina a Taranto è un dato che fu pubblicato su PeaceLink nel 2005, mentre tutta la sinistra e tutto il movimento ambientalista - da Legambiente a Greenpeace - lo ignorava completamente. Mi sembra una cosa così assurda che è imbarazzante perfino da raccontare.

E allora parlare di "ambientalisti poco consapevoli", in un appello lanciato per di più da una compagna intelligente e stimata come Luciana Castellina, mi sembra veramente stonato. Anche perché quegli ambientalisti "poco consapevoli" hanno prodotto sulla riconversione dell'ILVA più ricerche e più proposte di quante non ne abbiano prodotte quelli "consapevoli". Ma probabilmente chi lancia appelli non ha il tempo di leggere tutto.

In fabbrica a Taranto la consapevolezza è stata talmente limitata che non ricordo - sarà un mio limite - nessuna lotta seria di applicazione nell'ILVA dei diritti alla salute dei lavoratori sanciti dalla 626 del 1994, che riservava una parte importante agli agenti cancerogeni. Si sono fatte invece le lotte per i "benefici amianto" (un ossimoro sindacale che ho visto campeggiare in comunicati, volantini e manifesti).

A Taranto i lavoratori che morivano di cancro rendevano ricchi mogli e figli che incassavano i risarcimenti, e rimanevano in silenzio pur di non ingaggiare controversie legali con l'azienda. 

E si è andati avanti così senza esercitare i diritti, senza neppure conoscerli e studiarli. Perché se quei diritti fossero stati esercitati appieno, con reale conoscenza e consapevolezza, il disastro sanitario fra i lavoratori e i cittadini non sarebbe arrivato al punto in cui è arrivato.

Un'altra scomoda verità è che è stata la magistratura e non il sindacato o la sinistra a decretare la fine di Emilio Riva, che ha concluso i suoi giorni agli arresti domiciliari.

Un giorno portai i giornalisti di Report a intervistare un operaio ILVA, malato di cancro. Era stato iscritto alla FIOM. Gli chiesi se nel consiglio di fabbrica avessero letto la 626 nella parte sugli agenti cancerogeni. E lui mi rispose: "Era troppo lunga e non arrivanno a quel punto".

Mi stupisco che a leggerla fino a quel punto non siano stati coloro che - nel sindacato, nella sinistra - aveva il dovere, anche morale, di farlo. Sono stati lasciati soli questi operai.

Quell'operaio ci disse alla fine dell'intervista: "Se avessi saputo tutto questo, avrei preferito vendere le melanzane".

Il cokeria, in otto ore di lavoro, gli operai negli anni Novanta hanno respirato una quantità di benzo(a)pirene cancerogeno equivalente anche a 7.000 sigarette per turno. E ad oggi nessuno - tranne gli ambientalisti "poco consapevoli" - ha chiesto di fare un'indagine epidemiologica mirata sugli operai della cokeria. Se siano a casa con i loro nipotini o nel cimitero San Brunone non sembra interessare nessuno fra i "consapevoli". C'è un buco terribile di conoscenza, eppure su dispone di tutte le cartelle sanitarie dei lavoratori dagli anni Sessanta a oggi. Un patrimonio di dati incredibile. Ma sono in uno scantinato a marcire.

E' un passato che si preferisce tenere nell'ombra, fa paura, ci sono le responsabilità di tutti, è una stanza buia degli orrori, che dever rimanere chiusa.

I "consapevoli" hanno dimenticato. Ma io ricordo Luigi Nono e il suo grido di dolore nella sua opera "La fabbrica illuminata". Riferita all'Italsider.

La fabbrica a Taranto, come a Genova, è stata esattamente quella descritta nell'opera di Luigi Nono, luogo della perdita dell'umanità.

Si è consentito che la fabbrica fosse un luogo corporativo di scambio fra stipendi e danno sanitario, un luogo della manipolazione psicologica in cui veniva esercitato un ricatto esistenziale tale da far rinunciare ai valori più alti che dovrebbero portare alla liberazione di tutti.

Dalla fabbrica a Taranto non è mai partito alcun progetto di riscatto e di trasformazione, men che meno di liberazione sociale. Chi scrive ha fatto parte del movimento che doveva cambiare la società, con tanto di tessera alla sezione Togliatti del PCI. In sezione c'erano operai e non ho mai sentito parlare di salute in fabbrica e di tutela dell'ambiente. E noi, che dovevamo essere gli intellettuali di una società nuova, eravamo infarciti di una cultura ideologica che non sapeva riconoscere le sostanze cancerogene che invece stavano studiando Giulio Maccacaro e Lorenzo Tomatis. 

Queste cose dobbiamo dircele perché pensano come un macigno sulla nostra coscienza.

Purtroppo gli operai, che dovevano essere le sentinelle avanzate per proteggere la salute dei bambini, sono stati i carnefici di se stessi. E li abbiamo lasciati soli, senza la cosa più preziosa: la conoscenza. Loro - mentre noi discutevamo appassionatamente se fra "marxismo" e "leninismo" ci dovesse essere il trattino o no - hanno camminato sulle polveri rosa, pregne di diossina, senza neppure saperlo. E adesso quelle polveri hanno contaminato tutto il territorio. Ma la scoperta della diossina a Taranto l'hanno fatta proprio i "poco consapevoli" mentre i "consapevoli" hanno vissuto senza neppure saperlo. E senza mai parlarne nei giornali nazionali.

da qui