Visualizzazione post con etichetta Giappone. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giappone. Mostra tutti i post

martedì 29 agosto 2023

E se non fosse stato il Giappone (ma la Cina) ad aver versato l'acqua radioattiva in mare? - Francesco Fustaneo

 

Mentre in Giappone aveva inizio lo sversamento in mare di acqua radioattiva trattata dalla centrale nucleare di Fukushima, la campagna di propaganda europea, iniziava martellante a rassicurare la pubblica opinione occidentale sulla bontà dell'operazione e sulla sicurezza della stessa sulla base del mantra che l'Agenzia Internazionale per l'energia atomica (AIEA) abbia dato il suo benestare.

Ma andiamo con ordine: nel sito dell'impianto nucleare colpito dal maremoto del marzo 2011, vi sono più di mille serbatoi contenenti circa 1,34 milioni di tonnellate di acqua trattata, di cui si prevedeva l'arrivo alla loro capacità massima già nel 2024. Da qui la decisione del gestore della centrale, la Tokyo Electric Power (Tepco) di diluire il liquido con acqua di mare, rispettando i limiti consentiti dalle norme di sicurezza giapponesi, per poi avviare lo scarico tramite un tunnel sottomarino ubicato a un chilometro dal sito. Il tutto sotto le rassicurazioni della Tepco che intende monitorare le sostanze radioattive nelle acque vicine alla centrale. In merito, l'Agenzia Internazionale per l'energia atomica ha stabilito che il piano di scarico è in linea con gli standard globali di sicurezza e che lo stesso avrebbe un impatto “trascurabile” sugli uomini e sull'ambiente in generale.

La decisione è stata contestata sia da diversi paesi asiatici, a partire dalla Cina che dopo aver accusato di “egoismo e irresponsabilità ambientale” il Giappone, ha subito imposto il divieto di importazione di pesce nipponico, che per inciso continuerà invece a essere importato nei mercati europei.

Anche in Corea del Sud le proteste sono stati veementi e in particolari le opposizioni politiche hanno contestato duramente il piano giapponese:diverse le manifestazioni organizzate nelle città coreane e notizia recente è l'arresto di quattordici attivisti che hanno tentato di irrompere nella sede dell'ambasciata giapponese a Seul.

Ma anche nello stesso Giappone non sono mancate le critiche, a iniziare da quelle mosse dai pescatori e dagli operatori del settore ittico che ovviamente temono di essere economicamente penalizzati dalla scelta; non sono inoltre mancate le proteste a Fukushima, così come  in altre città giapponesi e ovviamente  non poteva mancare la mobilitazione delle associazioni ambientaliste.

Se quanto il Giappone sta facendo, per motivi di vicinanza geografica in Asia continentale è assai dibattuto e ovviamente altamente osteggiato, invece da noi la questione ambientale e personaggi mediatici strumentalizzati come Greta Thunberg, sono risultati a questo giro non pervenuti.

In sostanza nei giornali e nei salotti televisivi di casa nostra, si è fatto passare l'operazione, nonostante per dimensioni non abbia precedenti, come una cosa normalissima, altamente sicura e come se fosse un diritto acquisito delle autorità giapponesi, giustificato da una unanimità dei consensi della comunità scientifica sulla questione, che per inciso non esiste né è mai esistita.

Qualora il buon senso non bastasse per capire che quella autorizzata da Tokio è semplicemente l'operazione più facile e meno costosa, occorrerebbe ricordare che sono diverse ( e sicuramente non marginali) le personalità e gli enti che sia in ambito scientifico sia dal punto di vista del “diritto” si sono fermamente opposti allo sversamento in acqua.

Iniziamo col citare Ferenc Dalnoki-Veress, professore a contratto presso il Middlebury Institute of International Studies di Monterey, in California, e scienziato presso il James Martin Center for Nonproliferation Studies. È membro del gruppo di esperti indipendenti che forniscono consulenza al Forum delle Isole del Pacifico sulle questioni relative a Fukushima .

Nel 2022, proprio il Forum delle Isole del Pacifico, che rappresenta i governi dell'Oceania, lo ha nominato me insieme ad altri quattro scienziati indipendenti con diverse esperienze tecniche e competenze in ecotossicologia, fisica delle radiazioni, biologia marina, oceanografia e analisi dei dati sui radionuclidi, come membro di in un comitato consultivo di esperti per valutare i risultati scientifici e le informazioni dal Giappone sul previsto rilascio di acque reflue da Fukushima Daiichi.

Secondo lo scienziato, il Giappone dovrebbe istituire immediatamente una task force per considerare più seriamente i benefici e i costi di un’opzione concreta, anche mediante un progetto di ricerca coordinato con l'AIEA.

“Con gli ecosistemi marini già messi a dura prova dall’inquinamento, dallo sfruttamento eccessivo e dagli impatti dei cambiamenti climatici, iniziative come quella di Fukushima vanno contro gli obiettivi del Decennio per le scienze oceaniche delle Nazioni Unite in corso – afferma-  Considerati i diversi stress indotti dall’uomo che colpiscono oggi gli oceani, è impossibile sapere esattamente cosa accadrà con l’acqua contaminata immessa nel Pacifico. Il detto secondo cui la diluizione è la soluzione all’inquinamento non è coerente con l’ambiente oceanico”.”

Si oppone allo sversamento dell’acqua contaminata anche l’U.S. National Association of Marine Laboratories (NAML), che riunisce un centinaio di istituzioni scientifiche americane che si occupano di ambiente marino, secondo cui il piano proposto “è una questione transfrontaliera e transgenerazionale che pone preoccupazioni per la salute degli ecosistemi marini e delle persone che da essi dipendono”.

Come ricorda l'associazione ambientalista Greenpeace “ l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha approvato i piani di rilascio dell’acqua contaminata ma non ha indagato sul funzionamento del sistema di trattamento ALPS e ha completamente ignorato i detriti di combustibile altamente radioattivi che si sono fusi e che continuano ogni giorno a contaminare le falde acquifere (quasi 1.000 metri cubi ogni dieci giorni). Inoltre, il piano di rilascio dell’acqua contaminata non ha incluso una completa valutazione di impatto ambientale, come richiesto dagli obblighi legali internazionali, dato che esiste il rischio di significativi danni transfrontalieri ai Paesi vicini. Anche se l’IAEA non ha il compito di proteggere l’ambiente marino globale, non dovrebbe incoraggiare uno Stato a violarlo.”

A questo giro poi in silenzio sono stati anche i tutori dei diritti umani: di fatti nessuno di loro ha ricordato che nell'aprile del 2021 gli stati membri del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, così come i relatori speciali delle Nazioni Unite, si sono opposti e hanno criticato duramente i piani del Giappone: “Il rilascio di un milione di tonnellate di acqua contaminata nell’ambiente marino impone rischi considerevoli al pieno godimento dei diritti umani delle popolazioni interessate dentro e oltre i confini del Giappone”, hanno affermato gli esperti indipendenti nominati dal Consiglio per i diritti umani. “

Diversi esperti hanno poi sottolineato come i piani di scarico dell’acqua contaminata ignorano la risoluzione 48/13 del Consiglio per i diritti umani, che nel 2021 ha sancito il diritto ad avere un ambiente pulito, sano e sostenibile.

Il Giappone inoltre avrebbe violato quanto sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite per il Diritto del Mare (UNCLOS) per proteggere l’ambiente marino, compreso l’obbligo legale di condurre una valutazione di impatto ambientale completa degli scarichi nell’Oceano Pacifico, dato il rischio di significativi danni transfrontalieri ai Paesi vicini, come ricorda Duncan Currie, avvocato con trentennale esperienza in diritto internazionale e diritto ambientale.

Di parere affine l’avvocato giapponese, Totsuka Etsuro che ricorda come il Giappone, in qualità di paese firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare e di altre convenzioni internazionali relative, ha il dovere di osservare queste norme. “Portare avanti con ostinazione il piano di scarico dell’acqua contaminata rappresenta una violazione degli obblighi previsti dalle convenzioni “ afferma.

Totsuka Etsuro ha specificato che l’articolo 192 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare stabilisce che gli stati hanno l’obbligo di proteggere e preservare l’ambiente marino. “Il paragrafo 3 dell’articolo 194 stabilisce il dovere di limitare al massimo il versamento di sostanze tossiche, dannose o nocive provenienti da fonti terrestri. Riversare in mare acqua contaminata dal nucleare contenente sostanze radioattive rappresenta una violazione delle disposizioni dei suddetti articoli.”

Opinione del sottoscritto è che il tentativo di politica e media di rendere appetibile all'opinione pubblica lo sversamento a mare dell'acqua radioattiva trattata, sia stato avallato perché avviene ad opera del Giappone, stato allineato al blocco occidentale e alleato subalterno agli Usa in tema di politica estera.

Immaginate se a condurre un'azione di questo genere fossero stati la Russia, l'Iran, la Corea del Nord o la Cina: avremmo avuto interminabili cori indignati nei talk show, prime pagine e trasmissioni televisive che aprono con servizi che condannano lo sversamento “inquinante”, con tanto di interrogazioni parlamentari al seguito.

 

Fonti:

https://asia.nikkei.com/Opinion/It-is-not-too-late-for-Japan-to-change-course-on-Fukushima-water?fbclid=IwAR2KeNn9EPwTYPrGLeWwCuLFvHy70xJPUJ_G_Gjuk_eriuCsJjosdfhQDbs

 

https://www.middlebury.edu/institute/news/can-scientists-stop-japan-dumping-fukushima-water-ocean?fbclid=IwAR0zCRMsxRlNLd3_aYt4dUDkmnn844JSjADBMXrg32t3I4kxAYxnRMDW0u8

 

https://www.greenpeace.org/italy/comunicato-stampa/18699/greenpeace-critica-lo-scarico-in-mare-dellacqua-contaminata-dalla-centrale-nucleare-di-fukushima/

 

https://www.ohchr.org/en/press-releases/2021/04/japan-un-experts-say-deeply-disappointed-decision-discharge-fukushima-water?LangID=E&NewsID=27000

 

https://www.koreatimes.co.kr/www/nation/2020/07/371_285553.html

 

https://italian.cri.cn/2023/08/02/ARTI27TJmh0FZ5dPiMbWI6cX230802.shtml

da qui

venerdì 20 novembre 2020

il mare di Fukushima

Fukushima, dilaga la pandemia nucleare - Manlio Dinucci

Non è Covid, per cui la notizia è passata quasi inosservata: il Giappone scaricherà in mare oltre un milione di tonnellate di acqua radioattiva dalla centrale nucleare di Fukushima. Il catastrofico incidente di Fukushima fu innescato dallo tsunami che, l’11 marzo 2011, investì la costa nord-orientale del Giappone, sommergendo la centrale e provocando la fusione dei noccioli di tre reattori nucleari. La centrale era stata costruita sulla costa appena 4 metri sul livello del mare, con dighe frangiflutti alte 5 metri, in una zona soggetta a tsunami con onde alte 10-15 metri. Per di più vi erano state gravi mancanze nel controllo degli impianti da parte della Tepco, la società privata di gestione della centrale: al momento dello tsunami, i dispositivi di sicurezza non erano entrati in funzione. Per raffreddare il combustibile fuso, è stata per anni pompata acqua attraverso i reattori.

L’acqua, divenuta radioattiva, è stata stoccata all’interno della centrale in oltre mille grandi serbatoi, accumulandone 1,23 milioni di tonnellate. La Tepco sta costruendo altri serbatoi, ma a metà del 2022 anch’essi saranno pieni. Dovendo continuare a pompare acqua nei reattori fusi, la Tepco, in accordo col governo, ha deciso di scaricare in mare quella finora accumulata, dopo averla filtrata per renderla meno radioattiva (non si sa però in quale misura) con un processo che durerà 30 anni. Vi sono inoltre i fanghi radioattivi accumulatisi nei filtri dell’impianto di decontaminazione, stoccati in migliaia di container, ed enormi quantità di suolo e altri materiali radioattivi. Come ha ammesso la stessa Tepco, particolarmente grave è la fusione avvenuta nel reattore 3 caricato con Mox, un misto di ossidi di uranio e plutonio, molto più instabile e radioattivo. Il Mox per questo e altri reattori giapponesi è stato prodotto in Francia, utilizzando scorie nucleari inviate dal Giappone. Greenpeace ha denunciato i pericoli derivanti dal trasporto di questo combustibile al plutonio per decine di migliaia di chilometri. Ha denunciato inoltre che il Mox favorisce la proliferazione delle armi nucleari, poiché se ne può estrarre più facilmente plutonio e, nel ciclo di sfruttamento dell’uranio, non esiste una netta linea di demarcazione tra uso civile e uso militare del materiale fissile. Si sono accumulate finora nel mondo (secondo stime del 2015) circa 240 tonnellate di plutonio per uso militare diretto e 2.400 tonnellate per uso civile, con cui si possono però produrre armi nucleari, più circa 1.400 tonnellate di uranio altamente arricchito per uso militare.

Basterebbero poche centinaia di chilogrammi di plutonio a provocare il cancro ai polmoni ai 7,7

miliardi di abitanti del pianeta, e il plutonio resta letale per un periodo corrispondente a quasi diecimila generazioni umane.

Si è così accumulato un potenziale distruttivo in grado, per la prima volta nella storia, di far scomparire la specie umana dalla faccia della Terra. I bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki; le oltre 2.000 esplosioni nucleari sperimentali nell’atmosfera, in mare e sottoterra; la fabbricazione di testate nucleari con una potenza equivalente a oltre un milione di bombe di  Hiroshima; i numerosi incidenti con armi nucleari e quelli ad impianti nucleari civili e militari, tutto questo ha provocato una contaminazione radioattiva che ha colpito centinaia di milioni di persone.

Una parte dei circa 10 milioni annui di morti per cancro nel mondo documentati dall’Oms è  attribuibile agli effetti a lungo termine delle radiazioni. In dieci mesi, sempre secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, il Covid-19 ha provocato nel mondo circa 1,2 milioni di morti. Pericolo da non sottovalutare, ma che non giustifica il fatto che i mass media, in particolare quelli televisivi, non abbiano informato che oltre un milione di tonnellate di acqua radioattiva sarà scaricata in mare dalla centrale nucleare di Fukushima, col risultato che, entrando nella catena alimentare, farà ulteriormente aumentare le morti per cancro.

fonte: il manifesto, 03.11.2020

da qui



Fukushima, scaricare l’acqua radioattiva nell’oceano è un’azione ingiustificabile: va fermata -  Giuseppe Onufrio*

Dall’incidente di Fukushima – dieci anni il prossimo 11 marzo – per raffreddare il combustibile fuso presente nei tre reattori sono stati impiegati circa 3 metri cubi d’acqua all’ora. A quest’acqua che si è andata contaminando nel tempo, si aggiunge quella che entra con le piogge e, purtroppo, con i tifoni tropicali e gli allagamenti.

Tutta quest’acqua è stata sinora trattata da un sistema (contestato da Greenpeace) a osmosi inversa (Alps) e, dopo il trattamento, stoccata in grandi serbatoi. In questo momento dunque a Fukushima sono conservate oltre 1,2 milioni di tonnellate di acqua trattata e radioattiva che il governo giapponese vuole scaricare in mare.

Un recente rapporto di Greenpeace – “The reality of the Fukushima radioactive water crisis” – mostra come quest’acqua trattata sia ancora a tutti gli effetti contaminata da radionuclidi ben oltre i limiti di legge e, in particolare dal Carbonio-14 (C-14) e dallo Stronzio-90. In essa sono inoltre presenti notevoli quantità di trizio (isotopo radioattivo dell’idrogeno).

Il Carbonio-14 (C-14) ha un tempo di dimezzamento superiore ai 5mila anni e si concentra nel pesce oltre un migliaio di volte rispetto a quanto faccia il trizio (che si dimezza in circa 12 anni) ed è un elemento potenzialmente pericoloso per i danni genetici. Lo Stronzio-90, con un tempo di dimezzamento di quasi 30 anni, invece si comporta chimicamente come il calcio e dunque ha la tendenza ad accumularsi nelle ossa.

Per molto tempo il governo del Giappone e la Tepco, proprietaria dell’impianto, hanno sostenuto che l’acqua di trattamento conterrebbe solo Trizio, mentre una analisi indipendente svolta da Greenpeace – e un recente rapporto della stessa Tepco – ha invece rivelato come vi sia presente anche C-14. Cosa prevedibile, dato che il sistema di trattamento Alps non è stato progettato per rimuovere quest’ultimo elemento.

“A quasi dieci anni dal disastro, la Tepco e il governo giapponese stanno ancora coprendo l’entità della crisi in corso a Fukushima”, ha commentato Shaun Burnie, autore del rapporto ed esperto nucleare di Greenpeace Germania. “Per anni hanno deliberatamente trattenuto informazioni dettagliate sul materiale radioattivo presente nell’acqua contaminata. Non sono riusciti a spiegare a cittadini e cittadine di Fukushima, al Giappone e più in generale e ai Paesi vicini – come la Corea del Sud e la Cina – che l’acqua contaminata da scaricare nell’Oceano Pacifico contiene livelli pericolosi di Carbonio-14. Questi, insieme ad altri radionuclidi contenuti nell’acqua, saranno un pericolo per migliaia di anni, con il rischio di causare danni genetici. Un motivo in più per cui questi piani devono essere abbandonati”.

Il rapporto di Greenpeace include anche un’analisi sulla decisione della Tepco di non utilizzare la migliore tecnologia di decontaminazione disponibile (Best Available Technology), appartenente all’azienda statunitense Purolite. Nonostante questa tecnologia abbia dimostrato la sua capacità di ridurre le concentrazioni di radioattività a livelli non rilevabili, Tepco ha optato per la tecnologia Alps, gestita da aziende nipponiche, non esperte in questo settore, come Toshiba e Hitachi.

Secondo il rapporto, il fallimento di Alps è una conseguenza di ripetute decisioni sbagliate. Si stima che circa il 72% dell’acqua stoccata – pari a circa 800mila tonnellate – andrebbe infatti sottoposta a ulteriore trattamento.

“Il governo giapponese e la Tepco hanno costruito una serie di miti nel tentativo di giustificare i loro piani di rilascio in mare dell’acqua contaminata”, aggiunge Shaun Burnie. “Non ci sono ostacoli tecnici, ingegneristici o legali per garantire ulteriore spazio di stoccaggio per l’acqua contaminata trattata da Alps, è una questione di volontà politica. Ma la decisione del governo di rifiutare l’opzione di stoccaggio si basa su una questione di opportunità: l’opzione meno costosa è scaricare nell’oceano Pacifico. La politica del governo giapponese di scaricare scorie nucleari nell’oceano Pacifico non si basa su principi scientifici o di protezione ambientale e non ha alcuna giustificazione”, conclude.

Una analisi sulla fattibilità dello stoccaggio a lungo termine dell’acqua contaminata è infatti già stata prodotta da una agenzia governativa giapponese – secondo cui nel lungo termine l’acqua potrebbe essere stoccata ben oltre il 2022, sia dentro che fuori dal sito di Fukushima – che però l’ha poi scartata, per i problemi di coordinamento logistico che comporterebbe. Per il governo giapponese è quindi meglio scaricare tutto in mare.

*Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia

da qui


domenica 26 gennaio 2014

Questione di civiltà

«La caccia è un’antichissima tradizione giapponese, la civiltà prevede il rispetto dei vari punti di vista»,
dice il governatore della provincia di Wakayama, Yoshinobu Nisaka, a chi vorrebbe farla finita con la mattanza dei delfini di Taji, in Giappone (da qui)
ne parla un documentario, “The cove”,  che  ha vinto l’Oscar per il miglior documentario nel 2010 : 


e che dire della mattanza dei tonni? 

o della macellazione degli agnelli?



dice Isaac Bashevis Singer
“Penso che tutto ciò che è collegato con il vegetarianesimo sia della massima importanza, perché non ci potrà mai essere pace nel mondo finché ci ostiniamo a mangiare gli animali. Questo si applica anche ai pesci. Io non mangio pesce. Sono diventato vegetariano perché per tutta la vita mi sono sentito in colpa e pieno di vergogna per il fatto di aver mangiato carne animale. Sono convinto che gli animali siano creature di Dio esattamente come lo sono gli esseri umani. E noi dobbiamo rispettarli e amarli, invece di macellarli…
 
…Tra uccidere animali e creare camere a gas di stampo hitleriano o campi di concentramento di stile staliniano, il passo è assai breve… non ci sarà giustizia fino a che un uomo brandirà un coltello o un’arma per distruggere coloro che sono più deboli di lui.”

domenica 22 luglio 2012

Fukushima, dosimetri taroccati agli operai - Pio D'Emilia


All'inizio erano voci, poi testimonianze dirette ma anonime. Ora ci pensa l’autorevole Asahi Shinbun, tornato in prima linea come negli anni ’60 e ’7o, a denunciare lo scandalo dei dosimetri taroccati che una (per ora) società di “lavoratori in affitto” ( i famosi “zingari nucleari”)  forniva agli operai, prima di mandarli al “fronte” di Fukushima. Nella vignetta, la ricostruzione del dosimetro taroccato, così come l’ha pubblicata l’Asahi Shinbun: per ridurne la sensibilità (fino al 70%), il dosimetro era avvolto da una pellicola di piombo.
La notizia per ora lascia di stucco i giapponesi, che pur avendo cambiato idea sul nucleare – come le recenti, imponenti manifestazioni dimostrano –  continuano a credere alle favole e alle parole rassicuranti della Tepco e del governo. Strano invece, ma non troppo, visto che in Giappone vige la discrezionalità dell’azione penale (ricordate? Quella che voleva introdurre Martelli, quando era ministro della Giustizia) che polizia e magistratura non si siano ancora fatti né vedere né sentire.  Ma non è tentato omicidio?