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giovedì 8 agosto 2024

L’evasione arricchisce Poste. Chi ha bendato il Fisco?

 

Un miliardo di utili nel primo semestre del 2024 con ricavi pari a 6,2 miliardi di euro: Poste Italiane e i suoi azionisti esultano per l’ennesimo risultato operativo record. Che non fa più notizia. La pensano diversamente i principali quotidiani nazionali, celeri nei giorni scorsi nel versare fiumi d’inchiostro per glorificare le gesta finanziarie di un’azienda che, fregiandosi dello status di “Impresa pubblica”, opera indisturbatamente al di sopra della Legge.

«Ogni storia glorificherà il cacciatore, fino a quando il leone non avrà il suo narratore», recita un proverbio africano. L’informazione libera e plurale è cruciale nella costruzione di una sana opinione pubblica, base della democrazia. E della buona politica. La stampa nazionale ne esce con le ossa rotte (e le tasche piene).

Per garantire pluralità di punti di vista noi del Movimento Lottiamo Insieme siamo costretti, ancora una volta, a ricordare cosa si nasconde dietro i profitti record del colosso gialloblù: precarietà, diritti violati e dignità calpestata.

Dal 2016, anno in cui il Governo Renzi aprì le porte alla privatizzazione di Poste, a oggi circa 100 mila lavoratrici e lavoratori sono stati assunti con formula “usa e getta”. Un numero abnorme di giovani precari impiegati nell’ambito della logistica postale, soprattutto con mansioni di portalettere. Facilmente ricattabili e sfruttabili. Over-performanti. Per un totale di 36 ore settimanali solo sulla carta. Ciò, nella speranza di vedersi prolungare i contratti a termine… inseguendo il sogno del posto fisso alle Poste!

In realtà i portalettere precari di Poste lavorano molte più ore di quelle contrattuali senza essere economicamente ricompensati. Eccedenze, peraltro, perfettamente verificabili dalle timbrature dei cartellini. Le attività di recapito impegnano in media 30 mila portalettere l’anno, tra personale stabile e flessibile.

Alla luce dei casi diffusi sull’intero territorio nazionale e accertati dall’Ispettorato del Lavoro, che vedono compensi spettanti ma non corrisposti da Poste ai precari per importi fino a 1.500 euro netti a persona, e delle numerose testimonianze sulla grave violazione contrattuale riportate dalla stampa locale, è ragionevole pensare che le ore lavorate e non pagate siano un’infinità. Con relativa evasione fiscale e contributiva.

Circostanza denunciata dal nostro Movimento pubblicamente e agli organi di competenza. Finanche in Parlamento. Ma nessuno indaga perché Poste è funzionale all’economia del Paese: muore così la Giustizia. Dagli uffici del ministero del Lavoro sorvolano. L’Ispettorato controlla distrattamente. La Guardia di Finanza continua a non vedere l’elefante nella stanza.

Un’azienda pubblica dovrebbe dare l’esempio virtuoso di buon datore di lavoro e non approfittare del precariato. Lo Stato ha il dovere di intervenire e stigmatizzare il modus operandi appena descritto. Continueremo a portare avanti la nostra battaglia per la stabilizzazione del personale precario di Poste perché è una causa giusta e nobile.

Movimento Lottiamo Insieme

Carmine Pascale

Andrea Fasano

William Littarru

da qui

martedì 26 settembre 2023

Poste Italiane: La denuncia dell’ex postino Carmine Pascale - Natale Salvo

 

« Poste Italiane? Sfruttamento vergognoso e inaccettabile ». Lo dichiara Carmine Pascale, uno dei tanti postini, portalettere sfruttati e, in sostanza, ricattati, da Poste Italiane con contratti a tempo determinato. Contratti che si rinnovano di mese in mese ( ma al massimo per 12 mesi, poi basta! ) se … stai zitto e lavori. E così nascono anche gli « straordinari fantasma ».

E’ meglio però raccontare la storia di Carmine Pascale dalla fine.

L’ex postino chiude infatti il suo sfogo con un’importante considerazione: « il contratto a tempo determinato è l’elemento chiave della scena. Il ricatto sociale del lavoro precario schiaccia i diritti dei lavoratori ».

La storia.

La denuncia dell’ex postino: lavoro non pagato, consegne sotto la pioggia

Poste Italiane si è da tempo amazonizzata, ma non è una novità.

Consegna posta e pacchi fino a tardi. I contratti tra il gigante americano del commercio online e l’azienda italiana consentono probabilmente margini minimi e a farne le spese sono i lavoratori a cui sembra vengano di fatto richieste prestazioni di lavoro straordinario non pagato e, soprattutto, lavoro in precarie condizioni di sicurezza.

Carmine Pascale è stato un giovane portalettere di Pistoia. Un giovane come pochi: con una dignità e con un coraggio che lo hanno portato a denunciare, prima all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, e oggi pubblicamente alla stampa, l’illegittimo modo di operare di Poste Italiane.

Una battaglia, quella di Carmine Pascale, che, scrive in un comunicato, dovrà servire ad « incoraggiare le persone a tutelare i propri diritti » perché « nel mio ufficio non ero certo l’unico a lavorare oltre l’orario ordinario senza ricevere alcuna retribuzione ».

Carmine Pascale racconta la sua storia di portalettere, di postino: una storia fatta di avvertimenti ( « Non chiedete permessi, nemmeno per donare il sangue! » ) e di veri e propri soprusi ( « Le ferie non godute verranno pagate alla fine! I portalettere CTD (Contratti a Tempo Determinato) sono assunti proprio per far andare in ferie i fissi! » ).

L’essere assunti solo per sostituire il personale “di ruolo” assente per ferie o malattia, comporta « continui spostamenti dei portalettere da una zona di consegna all’altra e senza preavviso », racconta ancora.

« A prescindere dal turno lavorativo, ci viene richiesto di effettuare le consegne con qualsiasi condizione atmosferica, anche fitta pioggia ad esempio, in motorino! Ciò comporta l’esposizione a un rischio elevato, soprattutto nei mesi invernali », continua.

Poi la goccia che ha fatto traboccare il vaso: « Non si rispetta mai l’orario di lavoro sotto pressione dei responsabili per consegnare quanta più posta possibile e solitamente si rientra in ufficio solo al completamento delle consegne affidate, lavorando due o tre ore non pagati ogni giorno. Lo straordinario, infatti, non è retribuito poiché non scatta in automatico bensì è a “discrezione” dei datori! Considerando lo straordinario “fantasma”, le 36 ore settimanali previste dal contratto superano in media le 48 ore! ».

Questa volta Poste Italiane è stata vinta, ma negli altri casi?

Questa volta Carmine Pascale ha agito: si è rivolto all’Ispettorato del Lavoro di Prato-Pistoia, che, nei due mesi di lavoro del giovane, ha accertato 77 ore di lavoro straordinario “fantasma”, non registrate sul libro unico del lavoro e non dichiarate all’INPS, e condannato Poste Italiane e versarle al lavoratore.

La condanna di Poste Italiane è giunta lo scorso 15 marzo.

 

Nella sua lettera aperta alla Direzione Nazionale di Poste Italiane Carmine Pascale chiede un cambio di rotta dell’azienda.

Ma in un’azienda “privata”, che opera sul “libero mercato” ciò non è consentito.

Serve la nazionalizzazione di Poste Italiane, come di tutte le aziende ( Alitalia, Tirrenia, Ferrovie dello Stato, Enel, Eni, etc ) privatizzate dalla follia liberista targata Destra ( da Partito Democratico fino a Fratelli d’Italia, attraverso le fila di Lega Nord, +Europa e Forza Italia ).

Serve, soprattutto, raggiungere la consapevolezza che questo sistema capitalista e liberista non rappresenta il “mondo migliore” possibile.

da qui