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giovedì 27 novembre 2025

viaggiando in Cina (con Loretta Napoleoni e Ugo Bardi)

 

Il luogo che che sta sfidando le concezioni tradizionali di sviluppo e modernizzazione è in Cina - Loretta Napoleoni

 

Xinjiang - novembre 2025
Nelle distese aride del deserto del Gobi sta nascendo qualcosa di straordinario, qualcosa che sfida le concezioni tradizionali di sviluppo e modernizzazione. Lo Xinjiang, vasta regione nel cuore dell'Eurasia a due passi dalla Mongolia, non è semplicemente una provincia cinese in via di sviluppo - è il laboratorio vivente dove si sta scrivendo il futuro energetico del pianeta.

Ciò che colpisce immediatamente arrivando qui è la contraddizione apparente che invece funziona perfettamente. Un sistema socialista con un'economia capitalista, un partito unico che guida un mercato vibrante e innovativo. Mentre l'Occidente si arrovella su ideologie obsolete, la Cina ha creato qualcosa di unico: un ibrido che combina pianificazione statale lungimirante con l'agilità del mercato e l’innovazione tecnologica.

Quando scrivevo "Maonomics" oltre un decennio fa, avevo intuito il potenziale di questo modello, ma non avevo previsto che i risultati positivi arrivassero tanto velocemente. Oggi, vedendolo all'opera nello Xinjiang, posso confermare: le mie previsioni non solo si sono avverate, ma la realtà le ha superate. La Cina si è modernizzata in modo pacifico, in tempi record e lo ha fatto mantenendo la propria identità culturale. A differenza della Corea del Nord, si è aperta al mondo, un’apertura che non ha comportato l’omogeneizzarsi alla cultura occidentale. Nello Xinjiang non si trovano McDonald's a ogni angolo di strada, ma ristoranti che offrono piatti provenienti dalle 23 etnie presenti nella regione e si respira un'aria di autenticità e diversità che ormai in Occidente abbiamo dimenticato.

I dati sono impressionanti: 104,8 milioni di kW di capacità rinnovabile installata, con 40,37 milioni di kW aggiunti solo nel 2024. Ma i numeri da soli non rendono giustizia alla portata di ciò che sta accadendo. Quello che vediamo qui è la trasformazione di una provincia con grandi potenzialità energetiche in un modello nuovo globale.

Le riserve? 450 miliardi di tonnellate di carbone (25% del totale cinese), 4,2 miliardi di kW di potenziale solare (26,9% nazionale), 1 miliardo di kW di potenziale eolico (18% nazionale). Ma la vera rivoluzione non sta nell'abbondanza delle risorse, bensì nella visione strategica con cui tutte vengono gestite.

A Hami, conversando con Liu Xiaobo, presidente della Commissione per lo Sviluppo e le Riforme, ho capito la profondità della transizione. In dieci anni, la capacità installata è più che raddoppiata, superando i 23 GW. Oltre il 40 per cento del mix energetico locale è già rinnovabile. Ma ciò che veramente conta è come stanno risolvendo il problema fondamentale delle rinnovabili: l'intermittenza.

"La tecnologia di accumulo è la chiave", mi spiega Liu. E infatti vedo all'opera sistemi diversificati: batterie a flusso di vanadio nel Parco Industriale Fotovoltaico di Shichengzi, nel deserto Gobi, pompaggio idroelettrico, e soprattutto una riconversione intelligente del termoelettrico, che da fonte primaria diventa "stabilizzatore" di rete.    

La centrale solare termodinamica a torre con sali fusi da 50 MW nel deserto del Gobi è forse la cosa più bella che abbia visto in questo viaggio. Non solo per la sua efficienza - produce energia 24 ore al giorno - ma per la sua estetica. Una distesa immensa di specchi che riflettono il sole verso una torre centrale crea un paesaggio futuristico che sembra uscito da un film di fantascienza.

E poi le batterie. Visitando il parco fotovoltaico di Hami, ho capito che la soluzione all'intermittenza è già qui. La capacità di immagazzinare l'energia rinnovabile cambia tutto e qui ad Hami esiste. Non è più una questione di produzione, ma di gestione dell’energia verde. E in questo, la Cina è anni luce avanti all'Occidente.

All'Istituto Tecnico-Professionale Ferroviario di Hami, che ha appena lanciato il primo corso di laurea in rinnovabili, vedo realizzato ciò che fino a ieri era solo teoria: ogni edificio è una centrale elettrica, una visione futurista che avevo preannunciato in Maonomics e che oggi e’ realta’. Pensiline fotovoltaiche che ricaricano veicoli elettrici, pavimentazioni che producono energia, lampioni ibridi solari-eolici, facciate in perovskite che trasformano gli edifici in generatori.
Tutto cio’ non è solo tecnologia - è una filosofia energetica. L'integrazione tra didattica e industria, tra teoria e pratica, rappresenta l'unica risposta possibile all'avanzare dell'intelligenza artificiale. È la cooperazione "umana" che può prevenire il sopravvento delle macchine e che le può piegare ai bisogni della società.

da qui



Nel mio viaggio a Shanghai ho visto il successo cinese sulle rinnovabili. Noi invece andiamo indietro – Ugo Bardi

Sono di ritorno da un soggiorno a Shanghai, in Cina, per un convegno sull’energia e la sostenibilità. Una cosetta un po’ in grande, organizzata, fra gli altri, dall’Unesco, dal Club di Roma e dall’Università di Scienze Ingegneristiche di Shanghai. Una maratona di presentazioni e discussioni fra ricercatori di 15 paesi diversi che mi hanno permesso di capire parecchie cose.

Nel campo della sostenibilità, la Cina ha fatto passi da gigante con il concetto di “civiltà ecologica” che è oggi una politica ufficiale del governo. L’idea è che la Natura e l’Economia umana devono mantenersi in armonia l’una con l’altra, un concetto anche espresso come “Le Due Montagne.” Solo chiacchiere? Direi di no. Quando i cinesi si mettono in mente di fare qualcosa, di solito la fanno seriamente.

Non che non si faccia greenwashing in Cina, ma una cosa i cinesi l’hanno capita: bisogna liberarsi dai combustibili fossili il prima possibile. La Cina importa quasi tutto il petrolio e il gas che usa, e questo è costoso e rende il paese strategicamente vulnerabile. Hanno ancora carbone come fonte principale di energia elettrica, ma è fortemente inquinante e non può durare per sempre. Quindi, i cinesi hanno capito che l’energia del futuro è rinnovabile e stanno puntando tutto su quello (incidentalmente, non ho sentito parlare di energia nucleare al convegno. Mi sembra di capire che ci lavorano sopra per lasciare aperta la possibilità che un giorno diventi conveniente, ma è una cosa marginale).

Sulle rinnovabili, il successo cinese è stato a dir poco strabiliante. L’industria cinese è oggi in grado di produrre impianti fotovoltaici per tutto il mondo a costi bassi che stracciano ogni altra fonte. Per non parlare delle batterie, delle auto elettriche, dell’automazione e dell’elettrificazione del sistema economico in generale. Tutte aree dove la Cina sta guadagnando un vantaggio tecnologico sull’Occidente che potrebbe presto diventare incolmabile.

E non è tanto questione che loro vanno più veloci di noi: mentre loro vanno avanti, noi andiamo indietro. Invece di investire nel futuro, ci stiamo affannando a puntare su tecnologie obsolete ancora basate sui fossili. C’è poco da dire, avremo quello che ci meritiamo.

Così, la crescita della produzione di energia rinnovabile in Cina è esponenziale, mentre il carbone è in stallo e se ne prevede un rapido declino nei prossimi anni. Il piano governativo presentato al convegno prevede di arrivare al “Net Zero” entro il 2060. Potrebbe essere troppo tardi per evitare grossi danni a tutto l’ecosistema terrestre, ma ci sono buone possibilità di accelerare la transizione. I cinesi sono noti per eccedere le aspettative quando ci si mettono.

Già ora, i risultati si vedono. Una volta, le città cinesi erano note per essere orribilmente inquinate ma oggi, se passeggiate per Shanghai sui grandi viali trafficati, potete sentire il profumo delle piante aromatiche che crescono sui bordi (a parte le zone dove l’odore principale è quello dei ristoranti cinesi!). I motorini sono tutti elettrici. Le auto private lo sono in gran parte, mentre il traffico pesante non è ancora elettrificato, ma ci stanno lavorando.

Non me la sono sentita di raccontare ai colleghi cinesi che in Italia sono tutti convinti che le macchine elettriche sono un imbroglio e prendono fuoco come fiammiferi. Prima o poi, certe cose le capiremo anche noi.

Come impressione dopo dieci giorni in Cina, a parte le bandiere rosse che sventolano agli angoli delle strade, la vita dei cittadini cinesi non è diversa da quella dei cittadini di tutte le grandi città del mondo. Shanghai è molto grande e affollata, ma è sicura, pulita, vivace e bene organizzata. Nelle zone centrali, l’aggettivo “mozzafiato” si applica bene all’architettura che ci trovate. Fra le tante cose, vi potete facilmente imbattere in una danza pubblica in una piazza, il guǎngchǎng wǔ, dove qualche centinaio di persone si impegnano tutte insieme per mantenersi in forma e socializzare. È un’atmosfera piacevole di comunità locale.

Se poi vi piace il cibo cinese, Shanghai è il posto giusto e i ristoranti non sono per niente cari. Insomma, se avete qualche ragione per andare in Cina, o semplicemente volete fare un po’ di turismo diverso dal solito, è un viaggio che vi consiglio caldamente.

Per concludere, al convegno ho presentato i miei risultati sugli effetti del CO2 come sostanza dannosa per la salute umana: un’altra buona ragione per liberarsi dei combustibili fossili. Trovate una breve discussione in un post precedente.

da qui



giovedì 19 giugno 2025

I Luoghi e gli Intraluoghi - Miguel Martinez

I Luoghi e gli Intraluoghi (1) - Miguel Martinez

In questi giorni, ho fatto un viaggio da Firenze a Timișoara in Romania e ritorno, partecipando a un progetto europeo sul tema dell’economia solidale e sociale. Che senza soldi, non si campa; ma senza solidarietà, si campa male.

I lettori di questo blog sono pochi ma variegati, per cui ricordo loro che, l’anno scorso, i paesi europei della Nato hanno preso dalle nostre tasche e messo in quelle delle multinazionali 454 miliardi di dollari in spese belliche (la Russia, nello stesso anno, ha speso 149 miliardi).

Quindi, comunque la pensiate sull’Unione Europea, un euro speso per mandare Miguel Martinez in Romania è un euro in meno buttato per mutilare o ammazzare qualcuno.

Ora, Firenze per me è un Luogo, più precisamente un luogo sotto un campanile.

Timișoara per me è un altro Luogo. O meglio, lo è il posto dove siamo andati a mangiare la sera, un podere chiamato Farmely.

Ci arriviamo attraverso una stradina sterrata, verso il tramonto.

Siamo in un paese in cui, alla caduta del comunismo, speculatori europei hanno comprato a prezzi da miseria immensi spazi agricoli, dove spruzzarci ogni tanto qualche pesticida per ricevere la manna dei fondi agricoli europei (l’Europa è anche questo).

Ma qualche isola sopravvive.

I poeti di tutte le lingue hanno inventato un sacco di parole straordinarie per descrivere cosa si prova in certi momenti; e i pubblicitari hanno subito scippato quelle parole per venderci merci, per cui non vi dico cosa ho sentito. Questo video rende comunque qualcosa. E’ tutto in lingua romena, infatti l’azienda è locale e non si rivolge al Mercato Globale.

Ad accoglierci, c’è la Contadina.

 

La Contadina, in maglietta, mentre noi patiamo il freddo in maglioni e giacche, corre di qua e di là, dando da mangiare agli animali, mentre ci racconta con lieve ironia che in una vita passata, era stata insegnante d’inglese. Poi ci indica un avvallamento, e ci dice che era stata una discarica dove si trovava di tutto, come dimostra questa vecchia foto:

 

Così si sono messi, lei, suo marito e sua figlia, a ripulire il tutto, e proprio dove c’era la discarica, è sgorgato un mic laculet, un piccolo lago. “It was our revenge!” ci spiega sorridendo la Contadina.

 

Cani e gatti, tanti; e con un’interazione che ci affascina tutti.

I gatti si annusano tra di loro e si rotolano giocosamente con gli enormi cani. E ovunque vada la Contadina, c’è sempre un gatto o due che la rincorre: hanno già mangiato, e quindi non è fame, è una forma di relazione antichissima che da gattaro, vorrei decifrare. Mi metto in ginocchio, e mi trovo un gatto su ciascun ginocchio che fa le fusa, e tre cani in fila per farsi coccolare.

 

Passiamo al pollaio, ci sono due galli enormi, con lo sguardo torvo da conquistare assiro, che ogni tanti becchettano qualche sottomessa femmina: due galline hanno mezza schiena spennata.

I polli vegetariani che si massacrano, i cani e gatti carnivori che si vogliono bene, non so esattamente che morale trarne, ma credo che sarebbe importante.

Posiamo per una foto, ma mancano i gatti, perché hanno deciso tutti insieme di saltare affettuosamente addosso al fotografo.

 

Interrompiamo, per vedere il tramonto:

 

La Contadina ci chiede,

“Do you want to live here?“, e sorride.

Ogni elemento della cena è unico, come sapore, come tatto e come colore.

 

In quel momento, in quei sapori, nell’aria fresca della sera, colgo la natura demoniaca del Turismo…

Il due giugno, a Livorno, sbarcheranno a Livorno ben dieci gigantesche navi da crociera, che manderanno decine di migliaia di turisti in pullman a visitare Firenze. In giornata, lasciandosi dietro solo montagne di rifiuti.

 

Non sono diversi da me: sono persone che cercano un Luogo.

Ma così non solo non lo troveranno, ma distruggeranno ancora un altro Luogo, di tutti quelli che esistono al mondo.

Però proprio per questo, non c’è nulla di più importante che aiutare ogni Luogo che spunta al mondo, a vivere.

https://kelebeklerblog.com/2025/05/31/i-luoghi-e-gli-intraluoghi-1/

 

 

I Luoghi e gli Intraluoghi (2) - Miguel Martinez

Nell’ultimo post, ho parlato di un viaggio, di andata e ritorno, tra due Luoghi: il Gonfalone del Drago Verde di Firenze, e la Fattoria Farmerly vicino a Timișoara in Romania.

Tra i due Luoghi, c’è necessariamente un Intraluogo: lo spazio che ho dovuto attraversare per arrivare da un Luogo all’altro.

Questa volta ho vissuto in maniera molto forte il passaggio.

Ho preso:

§  un treno dalla stazione di Firenze a quella di Bologna;

§  la monorotaia dalla stazione di Bologna all’aeroporto;

§  un aereo da Bologna a Monaco;

§  e un aereo di Monaco a Timișoara;

§  e specularmente al ritorno.

L’immensa struttura della Stazione si cala nel cuore di Firenze sotto forma di fabbrica/caserma/fascio littorio cementizio, con la distruzione di non si quanti giardini e luoghi.

 

L’ha fatta il Duce per permettere a me di fare il mio viaggetto.

Certo, oltre a me, in qualche centinaio di milione di altre persone lo dobbiamo ringraziare, tra cui un ex-cancelliere tedesco, predecessore dell’attuale signor Merz, che in questa foto vediamo accanto al Duce:

 

Per farmi arrivare a Bologna, hanno sbucaltato oltre settanta chilometri di montagna

“Decine di corsi d’acqua inquinati o prosciugati, discariche abusive,  tonnellate di rifiuti altamente inquinanti scaricati nell’ambiente. […] oltre 1 miliardo di euro di danni ambientali: via al processo civile, nel penale accuse cadute per prescrizione“

Un anticlericale dell’Ottocento attribuì, pare falsamente, a Papa Gregorio XVI la frase, chemin de fer, chemin d’enfer: eppure, nella grande buca, siamo davvero negli inferi.

Per farmi arrivare dalla stazione all’aeroporto di Bologna, mi metto dentro una scatola che corre velocissima lungo cinque chilometri costati 130 milioni di euro, che fanno due euro a testa per ognuno di voi (grazie!). Poi arriva l’immensa, totale distesa di cemento dell’aeroporto di Monaco, infine la destinazione.

L’Intraluogo è uguale da un capo del pianeta all’altro, ed è fatto di ferro, cemento, cose che vanno in un solo verso, telecamere che sorvegliano e uomini muscolosi dotati di mitra.

L’Intraluogo si espande incessantemente, ovunque, divorando trasversalmente i Luoghi: Destra e Sinistra impazziscono sui pronomi da dare ai trans o sugli scantinati dove pregano i musulmani, ma sull’irreversibile consumo della biosfera, la pensano allo stesso modo. “Grand plans needn’t be politically divisive..”:

 

E’ un mondo archetipicamente maschile, che impone un Ordine e una Disciplina che avrebbe fatto invidia al comandante di una legione romana: solo che non c’è nessun Comandante, il Re non ha volto.

Dentro i rigidi canali, scorre informe Vita Umana.

(Le successive illustrazioni sono riprese da Steve Cutts, un artista che ha capito i nostri tempi meglio di tanti)...

continua qui

martedì 28 maggio 2024

La Terapia del Viaggio: fornire sollievo alle sofferenze dei malati di Alzheimer - Lucrezia Ciotti

 

La Terapia del Viaggio è una delle terapie non farmacologiche adottate per favorire il benessere dei malati affetti da vari tipi di demenza. Prendere un autobus o un treno per ritornare a casa è, spesso, il desiderio che maggiormente viene espresso dai pazienti affetti della sindrome di Alzheimer. A tal proposito, con la Terapia del Viaggio, viene ricreata l’ambientazione di un treno, all’interno di una Residenza Sanitaria Assistenziale, nella quale vivere virtualmente questa esperienza. Attraverso questa esperienza, il paziente riduce il suo stato d’ansia ed è rassicurato di essere nel posto giusto per poter tornare a casa.

Ivo Cilesi e le terapie non farmacologiche

L’iniziativa è nata dopo un’attenta analisi e riflessione su cosa potesse aiutare i malati di Alzheimer, portando loro conforto e aiuto. Ivo Cilesi, esperto di terapie non farmacologiche, ma anche pedagogista e musicoterapeuta, ha passato tutta la sua vita a cercare di lenire le sofferenze dei pazienti affetti da demenza e Alzheimer attraverso nuovi progetti: la Terapia del Viaggio e la cosiddetta Doll Therapy, in grado di gestire le difficoltà comportamentali e stimolare l’area cognitiva dei degenti.

Ivo Cilesi è venuto a mancare, all’ospedale di Parma, nel marzo 2020, in seguito ad una crisi respiratoria dopo il ricovero per la positività al Covid. Tuttavia, lo si ricorda, appunto, per la sua vita professionale caratterizzata da una forte attenzione per i problemi clinici delle persone affette da demenza: credendo ai risultati delle terapie non farmacologiche, metodi innovativi ed alternativi.

La Terapia del Viaggio: un trattamento alternativo per i malati di Alzheimer

La Terapia del Viaggio o trenoterapia, ideata nel 2009 come trattamento alternativo alle tradizionali terapie farmacologiche, si è dimostrata efficace nel fornire sollievo alle sofferenze dei malati di Alzheimer e di altre forme di demenza senile. Oltre a mantenere vive le capacità cognitive, non ancora compromesse dalla malattia, l’approccio si è rivelato utile nel contrastare sintomi tipici come: stati di agitazione, aggressività e comportamenti come il wandering, cioè la tendenza a vagare senza meta.

La Terapia del Viaggio, Cilesi, la descriveva così:

«Per i pazienti che si distaccano dalla realtà, essere proiettati in un viaggio ideale significa entrare nel presente e dimenticare il proprio malessere. Vivendo un rituale, fatto di preparativi e attese, ci si immedesima nella tensione verso una nuova meta. Abbiamo osservato comportamenti meno ansiosi, meno agitazione, in genere, e più presenza».

Attraverso questa terapia viene simulata l’esperienza del viaggio in treno che fa da contenitore affettivo e relazionale, permettendo di raggiungere la parte emotiva della persona in un luogo strutturato e sicuro.

Nel viaggio la persona si rilassa, attiva i ricordi, le relazioni e i contatti, oltre che sperimentare la fuga, il viaggio verso casa o verso un luogo desiderato. Per giunta, tale situazione può essere utilizzata anche dal professionista come strumento per stimolare le funzioni cognitive. Per tali motivi, non è importante né il punto di partenza né quello di arrivo, ma è il viaggio stesso ad avere una fondamentale azione terapeutica.

L’organizzazione della Terapia del Viaggio per i pazienti affetti da Alzheimer

Dentro le aree della quotidianità di una Residenza Sanitaria Assistenziale, in uno spazio dedicato, si realizza su misura uno scompartimento e viene organizzato il programma del viaggio. È fondamentale l’organizzazione dell’ambiente collegata ad una precisa metodologia: ci sono disturbi comportamentali difficilmente gestibili entro uno spazio; spesso è proprio lo spazio chiuso e contenitivo a rafforzare i disturbi psico-comportamentali, man mano che aumentano le difficoltà di riconoscimento della realtà vissuta.

Dalla partenza, con la timbratura dei biglietti, i pazienti vengono poi fatti accomodare nei posti all’interno del vagone, tenendo in considerazione che è essenziale realizzare una corrispondenza veritiera nell’allestimento del contenitore poiché, è bene ricordare che, per il paziente si tratta di un viaggio reale. A tal proposito, è fondamentale la fase preparatoria del viaggio, che comprende i colloqui preliminari con la famiglia di ogni degente al fine di raccogliere informazioni sugli eventi vissuti dal malato nel passato.

In questo modo, il treno potrà percorrere i luoghi della sua infanzia, attraverso il suo paese d’origine, ma anche semplicemente accanto a paesaggi a lui cari. Ogni minimo particolare deve essere scelto e correttamente posizionato, per essere evocativo ad una vera stazione ferroviaria: sala d’attesa, biglietteria, indicazioni segnaletiche, tabellone partenze e sedili; solo a questo punto è possibile dare inizio al percorso con alla guida del mezzo un operatore esperto.

Inoltre, il tipo di viaggio viene scelto partendo dal vissuto dell’ospite: viaggi a tema mare, montagna, città, campagna o altre tipologie, in base ad altre valutazioni che gli operatori considerano prioritarie. L’ambiente rievoca ogni dettaglio: i suoni del convoglio che viaggia sulle rotaie e le immagini dei luoghi proiettate sul finestrino laterale, rappresentato da un televisore e occultato come fosse proprio il finestrino del treno.

Dunque, l’esperienza della Terapia del Viaggio serve per stimolare nei pazienti il dialogo, la capacità di attenzione, oltre che risvegliare le emozioni positive connesse ai momenti del passato, facilitandone il rilassamento e i ricordi, che emergono durante il viaggio, sono poi impiegati a livello medico per la stimolazione cognitiva.

È bene ribadire, in conclusione, che la Terapia del Viaggio non ha lo scopo di sostituire le cure farmacologiche, ma si va ad aggiungere ad esse per favorire un miglioramento dell’umore stimolando l’attivazione di emozioni positive, utile, quindi, a diminuire la quantità di farmaci da assumere.

da qui

giovedì 27 luglio 2023

Enzo Favata viaggia in treno, con i giovani

Mio viaggio in treno per la Puglia con ragazzi vacanzieri a fianco, sullo stesso vagone in prima classe 

Un treno per la Puglia, con ragazzi e Leopardi. 

 

Erano giorni che volevo fare un post su ciò che mi e capitato  in un Treno per il Salento, in Prima Classe dieci giorni  fa, ma la polemica  che imperversa, mi ha motivato a scrivere.

 

Una   strana coincidenza  mi  ha fatto sedere nella posizione in treno  (da cui ho scattato la foto come ricordo indelebile ) probabilmente la stessa di quella di Alain Elkann Interviews , dalla quale ha scritto un report orribile sui   giovani  lanzichenecchi vacanzieri, perdendo l'occasione di scoprire il loro mondo , quello dei ragazzi.

 

A me invece è capitato l'opposto:

Io e Pasquale Mirra  saliamo a Termoli  per recarci in Puglia per due concerti per Bari in jazz e troviamo il Frecciarossa stracolmo anche  in prima classe, ci sediamo di fronte  uno all'altro e di fianco ad un gruppo di adolescenti liceali che vanno verso Gallipoli,  con  la stessa situazione descritta dal giornalista in abito blu : i ragazzi sicuramente saliti in treno molto tempo prima, parlano senza alzare lo sguardo dai telefonini,  mangiando e  bevendo, stando sdraiati sui sedili, insomma fanno il loro mestiere di "ragazzi che vanno in vacanza"

 

 Stessa situazione di tanti ragazzi come me  che 30 anni fa, viaggiavamo  in treno non in prima classe (oggi esistono le promozioni e l'aria condizionata), magari in seconda con finestrini aperti e puzza di treno, quella che ancora oggi ci  ricordiamo.

 

Non ci sono più i tascapane militari, pieni di tutto, ne le Superga che incendiavano i piedi, non ci sono più  giornali sportivi o  politici, ma i ragazzi che vanno in vacanza sono gli stessi.

 

Nel mentre che  io e  Pasquale parliamo di un nuovo brano da suonare, mi capita di buttare lo sguardo sul titolo del libro, che  il ragazzo  con la maglietta bianca sta leggendo "Giacomo Leopardi  I Canti",  resto sorpreso  dalla singolare lettura per un diciassettenne, continuando  a  parlare osservando il gruppo, di fronte a lui vedo un altro amico che  continua a guardare il calcio  sul telefonino, gli altri due si mostrano foto dai telefoni.

 

Passa un ora e la situazione  di fronte a noi è la stessa della foto,    mi viene voglia di chiedere al ragazzo se legge per qualche esame, lui mi risponde con un sorriso  " lo leggo perché mi piace "  replico  " solo Leopardi ?"

e lui " Come tanti altri scrittori, leggo poesie, amo la letteratura "

 

 Il  ragazzo del calcio replica continuando  a guardare rigori  " a noi lo legge spesso è figo, ma non è un secchione , poi con questa storia delle poesie  le ragazze  vanno sempre da lui e noi...zero ", quello a fianco al lettore di Leopardi  dice "A me piacciono i film quelli lenti con delle storie intriganti,  quelli di azione mi annoiano "

 

A quello silenzioso appoggiato al finestrino chiedo "E tu ? "

 "Boh !? Io ascolto musica quella che piace a mio padre" "Quale ?' "Tutta la musica rock, prog, soul, ma anche Maneskin "

 

 Da quel momento si apre la comunicazione, loro guardano curiosi il software  di scrittura musicale su cui stiamo appuntando il nuovo brano, ci raccontano della scuola , della vacanza e delle aspettative di conoscere  ragazze in spiaggia .

 

La nostra stazione Brindisi arriva presto e le tre ore e mezzo sono volate via, in quel vagone di prima classe abbiamo  fatto un viaggio splendido, arricchito da quei ragazzi spensierati  con le loro vite davanti .

Andando via li saluto ed infine faccio  l'ultima domanda al ragazzo  con la maglietta bianca "che vorrai fare  come studi universitari" lui salutandomi  "voglio fare lo scrittore" .

 

In attesa di scendere sto  in piedi di fronte a  delle persone, ma  non riesco a trattenere il mio entusiasmo e dico al signore attempato  davanti a me  "che forza quei ragazzi , uno legge pure Leopardi

 Lui mi risponde sorridendo 

 " portavo l'eskimo e leggevo l'unità, andavo alle manifestazioni " oggi sono un funzionario del Ministero degli Interni  in pensione , chi lo avrebbe mai detto?  Sono di Bologna, ma  ho conosciuto mia moglie proprio in vacanza da ragazzo  in Salento...

Io rispondo sorridendo 

" Alla loro età non avrei mai pensato che sarei diventato un musicista, pensavo a divertirmi "

il pensionato risponde 

"I ragazzi sono come eravamo noi liberi di inventare il proprio futuro, ora lasciamoli fare i ragazzi è il loro tempo ".

 

da qui

sabato 23 aprile 2022

L’automobilista e l’indigeno - Alessandro Ghebreigziabiher,

 

Secondo una recente analisi il virtuoso quanto necessario processo di assorbimento dell’anidride carbonica, da cui dipende la nostra sopravvivenza, è merito soprattutto delle foreste pluviali gestite e protette dalle comunità indigene in Sud America e nel resto del mondo. Di conseguenza, mettere a rischio queste ultime significa condannare a morte sicura il pianeta e tutti noi.


C’erano una volta, anzi ci sono ancora oggi, due caratteristici esseri umani.
Due creature approssimativamente simili e per decisive ragioni assai diverse.
Di comune, c’era presumibilmente l’esser nati e cresciuti alla ricerca della personale felicità e di quella dei propri cari, tra le altre cose.
Di ulteriormente prosaico, vi erano in ordine sparso il sottovalutato battito del cuore e la capacità di immaginare il futuro, il porsi domande sul passato e la paura dell’ignoto, l’inevitabile invecchiamento e il respiro, già. L’indispensabile danza comune a ogni vivente sul pianeta, in una naturale coreografia e in accordo a una sola, semplice partitura: ossigeno e carbonio, carbonio e ossigeno, e via così, l’uno in cambio dell’altro e viceversa.
D’altra parte, non v’è storia che tenga senza i nomi dei protagonisti.
Ebbene, i nostri potremmo chiamarli l’automobilista e l’indigeno.
Entrambi erano vivi per una ragione, a prescindere se ne fossero consapevoli o meno.
Spesso mi piace pensarla così la narrazione umana, affinché nessuno si senta banale comparsa.
Nondimeno, oltre ai peculiari motivi della rispettiva presenza nel racconto, i nostri avevano fatto nel corso della propria esistenza un numero enorme di scelte, di norma difficile da calcolare.
Difatti, molte rappresentano dettagli trascurabili del vivere quotidiano, ma alcune di esse, soprattutto nei momenti cruciali del proprio cammino, vengono scambiate per azioni scontate e ordinarie, mentre invece sono veri e propri tasselli di un sentiero sbagliato, che verrà percorso ahi loro anche da chi ci ascolta e ci imita senza discutere.
Ebbene, l’automobilista non solo si era fatto strenuo sostenitore  della costruzione di un’insensata strada chiusa su se stessa, ma aveva anche preso la folle decisione di trascorrere la maggior parte del proprio prezioso tempo a percorrerla avanti e indietro, indietro e solo indietro, giacché avanti era un’illusione.
D’altronde, è calzante la metafora di qualcuno che di propria sponte finisca per cadere nella buca mortale da lui stesso ideata e realizzata.
Nello stesso tempo, anche l’indigeno era in viaggio, ma a differenza dell’altro aveva affrontato il proprio sentiero restando fermo.
Fermo accanto alla natura in pericolo, infondendole coraggio e solidarietà.
Immobile vicino agli alberi e a tutte le meraviglie, traendo da esse energia e perseveranza.
Resiliente, mano nella mano con i doni della terra, facendosi scudo per salvaguardarli dalla follia degli umani perduti.
D’altra parte, altrettanto a fagiolo capita la metafora di qualcuno che faccia la scelta più sensata e lungimirante trovandosi su un pianeta nel quale non è più di un ospite: sforzarsi con tutto se stesso di far pace con esso e costruire armonia con tutto ciò che vi ha trovato venendo alla luce.
C’erano una volta, quindi, due maschere che con più o meno precisione raffigurano sin dall’inizio dei tempi i ruoli principali a noi destinati nell’umano copione e, stranamente, c’è ancora un po’ di tempo per togliersi l’una e indossare l’altra prima che cali per sempre il sipario.
Affinché, come dice il noto detto, lo spettacolo vada avanti...

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