Visualizzazione post con etichetta Ettore Livini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ettore Livini. Mostra tutti i post

martedì 11 settembre 2018

La sfida delle città per salvare i centri storici dal modello Airbnb - Ettore Livini




Il denaro non è tutto e l’anima (anche quella di una città) non ha preso. E così decine di sindaci e governi -da Amsterdam Vancouver, dalla Nuova Zelanda fino Tokyo – sono scesi sul piede di
guerra per salvare i “panda” urbani del terzo millennio: i residenti dei centri storici. Una specie a rischio estinzione causa invasione del turismo di massa  -con Airbnb nel ruolo di nemico pubblico numero uno – assalto di Paperoni stranieri a caccia di occasioni immobiliari. Un uno-due da ko che sta ridisegnando interi quartieri, dal Barrio Gotico di Barcellona fino al Marais di Parigi, sfrattando i residenti – che rendono troppo poco – per far posto a nuovi ospiti pronti (è il loro atout) a pagare affitti a prezzi d’oro. 
I numeri sono da allarme rosso: Venezia perde mille abitanti all’anno dal 2000, il 10% dei residenti del centro di Madrid – dove le camere per i turisti sono raddoppiate in un triennio – si è trasferito fuori città. Airbnb  calcola il Ladest dell’Università di Siena – ha in vetrina il 22% degli appartamenti nel cuore di Firenze e offre 15mila abitazioni a Roma, 12mila a Milano (+110% in due anni) e 4mila a Napoli (+880%). I pensionati Ue migrati in Portogallo per sfruttare le tasse low-cost hanno fatto schizzare del +7,9% in 12 mesi i prezzi delle case a Lisbona, alzando l’asticella fuori dalla portata dei locali. A Praga la frittata è già stata fatta e il 10% dei residenti di Zona 1 sono ricchi arrivati dall’estero. E a Parigi – per dirla con Ian Brossat dell’ufficio urbanistico del Comune – “gli affittacamere rischiano di trasformare il centro in Disneyland”. 
Pecunia, di solito, non olet. La rapidità con cui si sta consumando questo drammatico trapianto sociale nei centri storici ha colto però tutti di sorpresa. E tanti paesi  hanno detto basta. La Nuova Zelanda è pronta a impedire agli stranieri l’acquisto di case. L’Australia li autorizza solo per gli appartamenti nuovi per salvare le aree più vecchie delle città. Vancouver impone una sovrattassa del 15% a chi non ha passaporto canadese.
La vera crociata è però quella che si è scatenata contro Airbnb.Il portale Usa ha travolto come un ciclone il mondo del turismo. Lo scorso anno  ha portato in Itala quasi 8 milioni di persone, in catalogo ha 5 milioni di offerte. Un successo arrivato però con un conto salato: la “Airbnbizzazione” dei centri storici. Il processo della metamorfosi urbanistica è lineare:  affittare un appartamento con il portale rende bene (a San Francisco il 13% annuo contro il 5,9% di un contratto a lungo termine). Gli incassi sfuggono spesso al fisco. Risultato: i piccoli proprietari cacciano gli inquilini per far posto ai turisti e le catene immobiliari fanno incetta di condomini nelle aree a maggior appeal. Con il rischio di trasformarle in dormitori senza un’anima.
Molte città – prima di trovarsi di fronte a fatto compiuto – sono corse ai ripari. San Francisco ha imposto un obbligo di licenza e registrazione degli ospiti, dimezzando in pochi giorni l’offera Airbnb. Lo stesso sta facendo New York. Il Giappone ha costretto la società a cancellare le proposte non “registrate” tagliandole da 60mila a mille in pochi giorni. Barcellona ha assunto 100 ispettori per scovare i locatari abusivi senza licenza (ne  ha già sanzionai 2.500), Madrid autorizza solo l’offerta di case con ingresso autonomo sulla strada. A Praga il comune ha “catalogato” i nomi di 20mila affittacamere sottoponendoli a indagine fiscale. Molti hanno imposto tetti temporali sugli affitti: Amsterdam ha messo un limite di 30 giorni l’anno, Londra di 90 giorni, come Madrid, Sydney di 180. 
Airbnb respinge le accuse di  “centricidio”: creiamo ricchezza – dice – i nostri clienti spendono il doppio c di chi va in albergo e nel 74% dei casi scelgono case fuori dalle rotte tradizionali. “Il loro modello ha reso più flessibile  l’offerta e ridotto prezzi degli alberghi  nei periodi di punta”, dice Chiara Farronato di Harvard Business School. “E può aiutare  a rivitalizzare i centri di molte città italiane, specie del Sud, che si sono desertificati ben prima dell’avvento di Aribnb”, aggiunge Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme. La guerra al loro spopolamento però non si ferma: Amsterdam , Parigi, Lisbona, Barcellona, Madrid e Berlino hanno creato un coordinamento per prevenire la trasformazione delle zone turistiche in Luna park. A breve è in agenda un incontro a Bruxelles con la Commissaria al mercato interno Elzbieta Bienkwoska. E per salvare i panda dei centri storici, anche la Ue è pronta ad aprire un ombrello. 
(Repubblica, 4 settembre 2018)

martedì 30 ottobre 2012

La giornata self service ventiquattro ore fai-da-te - Ettore Livini

"Inserire la chiavetta". Bip. "Credito: 2,53 euro, selezionare il numero". Bip. Il buongiorno - nell'era della vita self-service - si vede dal mattino. Le tecnologie - diceva quel povero illuso di John Maynard Keynes - libereranno l'uomo dalla schiavitù del lavoro ("massimo 15 ore alla settimana") regalandogli una ricca vita di relazioni. Ha sbagliato in pieno: oggi produciamo in 9 ore quello che nel 1950 si faceva in 40. In ufficio però ci restiamo di più. E quanto alle relazioni, la novità è solo una: abbiamo imparato a farne a meno.

Dal cappuccino delle sette al distributore automatico nel metrò - "Erogazione conclusa, ritirare la bevanda. Credito residuo 2,08 euro". Bip - fino alla cena, dal matrimonio fino alla toelettatura del cane, nel terzo millennio va di moda l'esistenza fai-da-te. Le macchine ci hanno liberato dal più faticoso degli esercizi, quello del rapporto con il resto del genere umano. E oggi, volendo, si possono vivere 24 ore da sogno (senza privarsi di nulla) interloquendo solo con display azzurrognoli, schermi di computer e consulenti - per l'anima e per il cuore - del tutto virtuali. Il glorioso "Time" l'aveva predetto nel 2008: "Le nuove tecnologie faranno del mondo un gigantesco self-service". Ci ha preso più di Keynes. La macchina del cappuccino da 0,45 euro nel mezzanino del metrò - la qualità è quella che è, per carità - è solo la punta dell'iceberg...

continua qui