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venerdì 31 maggio 2024

I ragazzi hanno mangiato la foglia - Enrico Euli

C’è un modo migliore per togliere ai ragazzi il peso della scuola: dichiarare bancarotta e chiuderla. Inutile e ridicolo proseguire a rendergliela più appetibile, ciurlando nel manico o occhieggiando ai loro presunti bisogni (di meno compiti a casa, di poter usare lo smart phone in classe, di linguaggi più moderni e alla moda, etc etc).

La confusissima ministra che propone la riduzione sperimentale delle ore di scuola media inferiore e superiore e la fine dei compiti a casa per la primaria è la stessa che straparla dell’ennesimo innalzamento dell’obbligo scolastico a diciotto anni. Ministro, lascia perdere, lascia stare. Non ne sai e non ne capisci. La formazione dei giovani ormai passa solo casualmente nelle aule, e solo per obbligo. Se fosse volontario andare a scuola, non ci andrebbero neppure gli insegnanti. Si fanno gli amiconi sulla pelle dei ragazzi, educandoli all’accondiscendenza e alla facilità di poter ottenere tutto quel che vogliono, mentre si accrescono le richieste di competizione, le lotte e la spinta alle gerarchie, e ritorna l’autoritarismo in politica.

Si confonde la democrazia e la libertà con la facilitazione e la riduzione dei conflitti di superficie, mentre si accentuano quelli di classe e tra generazioni, nella loro più terribile e bieca sostanzialità. Mai generazioni intere di giovani sono state tanto traviate e prese per il culo dagli adulti quanto quella attuale. Generazioni che si trovano nel nulla e si troveranno nella guerra, e che non capiranno neppure dove e come ci sono finite, protette dal silenzio e dalla collusione di genitori e insegnanti che proseguono a fare gli struzzi, ad assecondarli nel loro isolarsi tecno-indotto e fottersene di tutto e tutti, per poter fare lo stesso con loro.

Ma non servirà a nulla. I ragazzi hanno mangiato la foglia e sono colmi di cinismo e disincanto, permeato soltanto da una melassa sentimentaloide. Sanno di dipendere totalmente dalla famiglia, la parassitano sinché ce ne sarà, e sperano che qualcuno gli dia prima o poi successo e denaro, e non certo per meriti scolastici. Hanno capito che il resto è solo retorica. Che la scuola e l’università se ne fregano degli studenti e non esistono per loro. Anche le riforme che si stanno facendo da tempo servono solo alle aziende, al mercato del lavoro e della finanza, ai calcoli statistici sulla disoccupazione presunta o reale, a quelli che fanno i calcoli sulla pelle dei popoli.

Gli studenti, così come i clienti nel mondo del consumo, sono l’ultima ruota del carro. Devono limitarsi a obbedire e, se possono pagare, a comprare la merda che gli viene propinata per istupidirli sempre di più. D’altra parte, i bisogni sono stati ben costruiti, e i conflitti messi in cantina. La trappola è perfetta e ben studiata, e i dispositivi (in primo luogo proprio gli smart-phone) fanno il loro sporco lavoro.

L’unica scuola sensata sarebbe una scuola tutta centrata sulle relazioni, e sui corpi, una scuola che resiste all’omologazione e alla riduzione della vita a tecnica. E di quanto ne avrebbero bisogno giovani e grandi… E invece la mistificazione continua: ora anche le Università si mettono a parlare di flip lessons (e plof e plaf) per potenziare gli smart skills e compagnia cantante. Il tutto servirà soltanto a svuotare ulteriormente le lezioni e a renderle funzionali all’e-learning: si risparmierà, non ci si incontrerà più, si lavorerà a casa, in gruppi virtuali e in rete, e si andrà a dare l’esame, magari solo con dei test di verifica, e neppure in presenza.

Dietro tutto questo gran parlare di cooperazione e comunicazione, vi è soltanto il fine di far fare all’istruzione l’ulteriore passo verso la sua definitiva trasformazione in un mero assemblaggio di tecnologie didattiche miranti all’efficienza produttiva e alla competizione tra centri di studio e ricerca sempre più specializzati, razionalizzati e post-umani. Mentre cerchiamo di umanizzare i robot (con risultati relativamente scarsi) ci impegniamo per robotizzare il vivente (con esiti davvero rapidi e ragguardevoli).

da qui

giovedì 26 gennaio 2023

come buon senso domanda... – Enrico Euli

  

Non hai la patente? Ma come fai a vivere senza automobile?

Non hai il portafoglio? Ma come fai a non perdere i soldi?

Non hai lo smart phone? Ma come fai a socializzare?

Non hai lo sciacquone? Ma come fai a tenere pulito il water?

Non sei sposato e non hai figli? Ma non ti senti solo?

Ti fai la doccia due volte alla settimana? Ma non puzzi?

Vuoi andare a vivere in paese? Ma come puoi rinunciare alla città?

Vuoi smettere di lavorare? Ma non ti sentiresti inutile?

Non vuoi entrare nei negozi? E com'è che ti vesti?

Usi ancora gli sms e le mail? Non ti senti fuori?

Hai la stessa casa da venticinque anni? E non l'hai neppure ammodernata?

Continui a comprare e leggere molti libri di carta? E dove li metti?

Continui a voler fare le lezioni solo in presenza? Quante persone escludi così?

Il tuo blog ha solo 120 followers? Che senso ha scrivere per i tuoi amichetti?

Non fai sport, palestra, pilates? Non ti senti fuori forma?

Perchè ti tieni le rughe e la barba bianca? Vuoi sentirti vecchio?

Perchè non fai più politica? Non è troppo facile criticare e basta?

Perchè non aiuti i poveri? Ma non eri cattolico un tempo?

Non voti? Ti vuoi tenere l'estrema destra al governo?

Non ti piacciono le feste? Ma è possibile che non ti sia mai saputo divertire come gli altri?

Profetizzi catastrofi? Ma perché non la smetti e ti godi la vita?

da qui

mercoledì 7 dicembre 2022

Una corsa contro il tempo - Extinction Rebellion Italia

 

Extincton Rebellion Italia (XR) ringrazia per il supporto espresso da Enrico Euli ai movimenti di disobbedienza civile nonviolenta. Il sostegno è sempre apprezzato: essere attivista è un lavoro faticoso e spesso poco gratificante in termini di risultati raggiunti. Il movimento sente però il bisogno di integrare alcune riflessioni esposte nell’articolo. Tra queste: ricondurre le lotte per la giustizia climatica unicamente ai giovani e valutare come opinabili o mediocri le scelte strategico-operative attuate dagli attivisti.

 

La giustizia climatica è un tema cruciale oltreché universale. Vincolarlo alle nuove generazioni è miope e contribuisce a distorcere il quadro narrativo. La crucialità del collasso ecoclimatico investe tutte e tutti, a prescindere[i] da origine, sesso, età. La trasversalità anagrafica è un valore all’interno dei movimenti e di XR in particolare. Anche chi non ha figli sente, in questo momento, una profonda responsabilità per la pesantissima eredità in termini di crisi eco-climatica che si sta lasciando alle generazioni future.

Si agisce per la sopravvivenza della razza umana e degli ecosistemi, per rivendicare il diritto a un futuro sostenibile e per smentire l’indifferenza e la sufficienza di chi sbeffeggia l’attivismo. La disobbedienza civile nonviolenta non è un capriccio giovanile, un desiderio di ribellione alle autorità o, peggio, mero vandalismo.

Vanessa Nakate scrive:

“Serve veder coinvolta gente di tutte le origini e di tutte le età, con il più ampio ventaglio possibile di competenze, di tutte le estrazioni socioeconomiche, da tutta la Terra. Proprio come non esiste un solo attivista o un modo ‘giusto’ di essere attivisti, limitare il movimento per il clima a una sola categoria anagrafica o a una sola forma di protesta o a una sola parte del globo, vuol dire ridurre la portata della forza potenziale ed effettiva della nostra energia collettiva, delle nostre capacità e voci condivise e sottovalutare l’urgenza delle sfide che siamo chiamati ad affrontare”.

 

Le sfide universali che Nakate cita, confliggono con quella narrativa reiterata, che fa pelo e contropelo alle azioni promosse dai movimenti ambientalisti, e che tralascia sempre di includere nell’analisi il problema reale: l’inazione della classe politico-dirigenziale, quella con potere legislativo. Un potere, ad oggi, rivolto altrove, completamente scollato dalla fragilità sociale e ecologica che abita il Pianeta.

Pertanto sì, accogliamo chi scende in strada a bloccare le auto, lancia zuppe sui quadri, blocca i jet privati negli aeroporti: non sono persone che hanno manie di protagonismo, con l’agenda degli impegni vuota o le spalle coperte da qualcun altro. No, sia chiaro. Banalmente è gente disperata, inascoltata nel messaggio che porta, della Scienza con i suoi dati e della Natura con le sue lacrime salatissime.

Gli attivisti ad oggi prendono solo sanzioni, amministrative e penali, critiche e stigmatizzazioni. Allora l’invito, sincero e spontaneo, è a unirsi. Perché non c’è una soluzione, c’è l’intelligenza collettiva dove tutte e tutti possono contribuire, per crescere, per vincere, non per affossare.

 

Le azioni individuali sono importanti ma non salveranno il mondo finché le grandi lobby industriali (alimentare, bellica, energetica, logistica…) godono della copertura politica che consente loro di continuare a inquinare, senza scrupoli, mantenendo fermo l’unico interesse di cui sono portatrici: la crescita dei profitti.

Dall’alto non arriveranno segnali concreti di lungimiranza perché lungimiranza oggi vuol dire sacrifici, rinunce, frugalità. E il famoso 1 per cento della popolazione non intende rinunciare proprio a nulla, men che mai agli agi e alla connivenza politica.

Allora, piuttosto, aiutate i movimenti in questa corsa contro il tempo: occorre agire immediatamente.

La critica riempie un vuoto ed è comodamente articolata da casa: è il tempo dell’azione. Unitevi!

https://comune-info.net/aiutateci-in-questa-corsa-contro-il-tempo/


 

restare in ascolto, vedersi in azione – Enrico Euli

Lo ammetto: ero rimasto basito -ed anche un po' ferito- da alcuni commenti ricevuti sul mio ultimo post pubblicato, relativo alle azioni contro il silenzio omertoso (o le false parole) che -colpevolmente e collettivamente- attornia la catastrofe climatica.

Questo intervento di XR mi rincuora e mi stimola a scrivere ancora su questo tema, che sento decisivo per le nostre vite e per le sorti di quel che ancora potremmo provare a chiamare 'politica'.

Vedo che -almeno da parte loro- non sono stato frainteso.

Lungi da me l'idea che le azioni dirette di disobbedienza civile non servano e non siano legittime ed auspicabili.

Credo anzi che da tempo non ci sia più nulla da aspettarci dai potenti di turno, dai partiti e dalle istituzioni.

E che non abbia senso quindi continuare a chiedere loro qualcosa (attraverso petizioni o appelli) o a protestare in forme convenzionali e ritualizzate (quali cortei o manifestazioni di massa su appelli generici e superati dagli eventi).

L'azione diretta nonviolenta (anche illegale) è l'unica possibilità che la nonviolenza propone quando la situazione risulta bloccata e compromessa come quella attuale.

Spero che ne nascano molte, diverse e tali da permettermi di prendervi parte in prima persona.

Appartengo a quella minoranza di persone adulte che pensa ancora di poterselo permettere, anche a costo di apparire ingenui, adolescenziali o semplicemente 'fuori'.

Ho qualcosa da perdere anch'io, e non è facile confrontarsi con il mondo adulto, anche da sessantenne quale ormai sono.

Ma non avrei paura e non mi sentirei a disagio in azioni rischiose e illegali, se potessi condividerle con altri (giovani o meno).

Il mio dubbio -lo voglio chiarire per una volta ancora- riguarda dove e come inserire queste azioni, se vogliamo creare intorno ad esse un clima favorevole ed un sostegno più ampio (e quindi favorire la possibilità di un consenso che le protegga almeno in parte dai forti rischi che esse comportano per chi le compie).

Fatta salva quindi la possibilità, la necessità e l'urgenza che qualcuno le faccia, resta da chiedersi cosa potrebbero fare le maggioranze silenziose che sinora assistono ad esse -più o meno distratte, inquiete o ambivalenti- senza che queste azioni le stimolino ad agire a loro volta.

Non credo sia probabile che queste ultime possano passare immediatamente dall'inazione simpatizzante alla disobbedienza civile illegale.

Ma potrebbero compiere azioni potenti di non collaborazione attiva all'interno di una campagna più ampia, che preveda al suo interno un'integrazione tra atti legali ed illegali.

Oppure esse potrebbero almeno trovare il modo di manifestare in forme più evidenti il loro sostegno (legale, politico, economico, sociale) alle azioni illegali in corso ed a chi coraggiosamente sceglie di compierle a suo rischio e pericolo.

Quel che conta è che si rigeneri un ponte tra le generazioni, animato da un comune senso di urgenza e disperazione, ma anche da un vero dialogo che -non rimuovendo il valore delle esperienze pregresse- sappia però aprirsi alle novità che la nonviolenza ha sempre dimostrato di saper far emergere nella sua storia.

http://satur-nous.blogspot.com/2022/12/restare-in-ascolto-vedersi-in-azione.html