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mercoledì 23 gennaio 2019

Quel trattato va archiviato - Monica Di Sisto


Il Ttip, trattato di liberalizzazione degli scambi e delle regole di produzione e distribuzione tra Europa e Usa, è morto con l’elezione di Donald Trump. E non sfiorerà la nostra agricoltura. Così all’elezione del presidente statunitense si assicurava da Bruxelles agli Stati membri, dopo la massiccia opposizione manifestatasi in tutti i Paesi dell’Unione. Ma la realtà oggi è un’altra: la Commissione Ue continua a trattare con gli Stati Uniti di Trump, stando solo più attenta a far filtrare meno dettagli possibile. Novità allarmanti, però, ci arrivano da Oltreoceano: il Congresso Usa ha votato non solo autorizzando il suo esecutivo a rilanciare il Ttip, ma facendoci anche sapere che se sul tavolo non ci sarà l’agricoltura, non ci potrà essere alcun accordo. A Trump è stata accordata una “corsia preferenziale” (fast track) per raggiungere l’obiettivo, considerato che ha superato metà del suo mandato, ed è stato autorizzato a ottenere dall’Ue non solo l’abbattimento delle barriere doganali sui prodotti agricoli e le bevande, ma anche un accordo quadro sul livellamento delle barriere non tariffarie, quindi gli standard di qualità e sicurezza che caratterizzano la produzione europea, compreso l’abbattimento dei limiti attuali al commercio in Europa dei prodotti a base biotech, vecchi e nuovi (Ogm e NTBs), stando al comunicato ufficiale del Ministero del commercio (Ustr).
La Commissaria europea al Commercio Cecilia Malmstrom ha assicurato, dopo il recente incontro con ministro americano Robert Lighthizer, che l’Ue stante l’equilibrio raggiunto oggi in Consiglio non è intenzionata a mettere sul tavolo l’agricoltura. In realtà già il dialogo informale avvenuto nel luglio tra il presidente della Commissione Claude Junker e il presidente Trump ha portato a un forte aumento delle importazioni di soia Ogm dagli Usa negli ultimi mesi. E in una recente audizione in Congresso delle principali associazioni dei produttori di alimenti e bevande americane i potenti interlocutori hanno chiarito, echeggiati dal presidente della Commissione Finanze del Congresso e protagonista dell’agribusiness in Iowa Chuck Grassley, che non appoggerebbero alcun accordo che non includa i temi di loro interesse.
Trump, d’altronde, considera sin dalla riapertura del tavolo con l’Unione questo scambio agricoltura contro prodotti industriali non negoziabile se l’Europa vuole risparmiare quel 25 per cento di dazio sulle auto e sui ricambi Made in Ue che il presidente americano minaccia di far calare sull’export straniero. Ha puntato il dito sulla tariffa di importazione europea del 10 per cento per le automobili estere che vorrebbe azzerata. Obiettivo strategico degli Usa è anche quello di ottenere da parte dell’Europal’esenzione da tasse e restrizioni legate alla protezione della privacy e alla localizzazione per i download digitali di software, film, musica e altri prodotti statunitensi.
A questo punto sono i governi europei a dover far sentire a Bruxelles le proprie priorità: saranno loro, infatti, a dover precisare il mandato negoziale alla Commissaria Malmstrom, e a dover quindi escludere esplicitamente tutte le materie che non vorranno mettere a disposizione del negoziato o, più coerentemente, a negare il mandato alla Commissione. Per il governo italiano, a un passo dalle elezioni europee, è il momento giusto per dimostrare le proprie vere intenzioni: l’attuale maggioranza, infatti, si è sempre schierata esplicitamente contro il Ttip, considerato il modello di trattato da contrastare anche con la bocciatura nel Parlamento nazionale, che la campagna StopTtip/Ceta Italia chiede avvenga il prima possibile, del trattato-fotocopia di liberalizzazione degli scambi con il Canada Ceta. Dalle parole ai fatti, il prima possibile.

sabato 24 novembre 2018

Bocciate quel trattato - Monica Di Sisto





Bocciare la ratifica del trattato di liberalizzazione commerciale EU-Canada, il CETA, in Parlamento italiano, prima che le Elezioni europee entrino nel vivo. E’ la richiesta fatta al governo Conte dalla nostra Campagna Stop TTIP/CETA Italia, con un intenso TweetStorm, che ha scalato i trend topic nazionali e con un mailbombing che andrà avanti fino a domenica 25 novembre. Una richiesta che si basa sugli impegni pre-elettorali #NoCETA #Nontratto sottoscritti da Lega e M5S, come da molti altri parlamentari d’opposizione, e che virtualmente allinea su questa richiesta circa 4/5 di chi siede oggi sugli scranni di Camera e Senato.Il ministro per lo Sviluppo Economico Luigi Di Maio, interrogato dalla senatrice di Liberi e Uguali Loredana De Petris – membro dell’Integruppo parlamentare #NoCETA – ha ribadito che “il CETA così com’è non è ratificabile”,ma ha aggiunto che “è al lavoro una Task force per approfondire questo tema e resta nostro obiettivo dimostrare tutti i motivi per cui così com’è stato proposto non sia modificabile”. Lasciando, dunque, intendere che la decisione non sia presa. La Task Force istituita presso il Ministero dello Sviluppo economico, che ha discusso la prima volta di CETA martedì 20 novembre, fa una non meglio precisata analisi costi-benefici, tagliando fuori una valutazione politica che dovrebbe essere il cuore della decisione. La Tuft University ha dimostrato inoltre che, calcolandoli con i metodi delle Nazioni Unite e non della Banca Mondiale, le proiezioni sono molto diverse da quelle ottimistiche della Commissione UE. A un tipo di valutazione schiacciata sull’import-export, inoltre, sfugge la valutazione del lavorìo non trasparente di avvicinamento normativo che il CETA ha innescato su sicurezza sanitaria e fitosanitaria del cibo, biotecnologie, chimica e ambiente.In un incontro tra le due parti, al centro di un’interrogazione dei senatori M5S Fattori e Lannutti, il Canada ha chiesto all’Europa di chiarire con prove e dossier perché Paesi come l’Italia vietano alcuni utilizzi dell’erbicida Glifosate, cancerogeno secondo recenti sentenze, nonostante ne sia stata rinnovata l’autorizzazione. Ha chiesto un elenco delle leggi che Commissione e Stati UE intendono introdurre su queste tematiche in base al diritto, sancito dal CETA, di commentarle e pretendere – se del caso – motivazioni e emendamenti. In un incontro sul biotech il Canada si è lamentato che l’Europa fosse troppo lenta nell’autorizzazione degli Ogm e poco attiva nell’apertura del mercato ai nuovi Ogm. Curiosamente, nonostante la Corte europea di Giustizia abbia sancito che, vecchi e muovi Ogm vadano tracciati e etichettati, la Commissione europea preme per emendare questa decisione e “far largo alle evidenze scientifiche”, proprio come richiesto dal Canada, tra i principali produttori di Ogm globali, nella riunione del Comitato.Il Canada, da ultimo, ha rinnovato l’accordo di libero scambio con Stati Uniti e Messico (USMCA, il nuovo Nafta), che ci crea alcuni nuovi problemi: i prodotti contenenti Ogm vecchi e nuovi in entrata in Canada non saranno più identificati con codici doganali specifici, rendendo impossibile distinguerli in uscita senza analisi genetiche, completamente a carico dei sistemi di controllo. Nessun prodotto proveniente dagli Usa potrà essere fermato precauzionalmente prima che si completi un’intera analisi di rischio, e nel frattempo potrà continuare ad essere riesportato dal Canada visto che i prodotti non dovranno recare l’origine in etichetta. Buona notizia per il Canada, è che il USMCA non contiene più la clausola ISDS “il meccanismo di risoluzione delle dispute tra Stato e investitori che nel passato autorizzava le imprese straniere a fare causa al Canada – ha spiegato la ministro canadese ed ex negoziatrice del CETA Christya Freeland, indicandolo come il risultato di cui è più fiera. Questo significa che possiamo fare le nostre leggi, sulla salute pubblica e la sicurezza ad esempio, senza il rischio di essere chiamati a processo dalle corporations straniere. Questa possibilità è costata al contribuente canadese oltre 300 milioni in penali e costi legali”, ha ben spiegato la ministra. Peccato che nel CETA c’è ancora, entrerà in vigore con la ratifica del Trattato, e permetterà alle imprese canadesi di farci causa se le nostre regole dovessero dispiacergli. Argomenti pesanti, che dovrebbero portare un governo responsabile a bocciare il CETA come promesso molti mesi fa.