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mercoledì 16 settembre 2026

Nuoro, città “fu-turistica” - Francesco Mariani


Qualche giorno fa, davanti all’ex sede della Banca d’Italia, dinanzi al Municipio, sono stato fermato da un turista. Aveva l’aria un po’ smarrita di chi cerca e non trova. Mi ha chiesto come raggiungere Esit Ortobene. Per un attimo ho pensato a uno scherzo. Poi ho alzato gli occhi e ho visto il vecchio cartello che ancora indica, con ammirevole fedeltà al passato, la strada verso lo storico albergo, chiuso ormai da innumerevoli anni. Il turista cercava una struttura che non esiste più. Nuoro, invece, continua a indicargliela.

E’ una perfetta metafora della politica turistica nostrana: segnaliamo ciò che non c’è e non riusciamo a valorizzare adeguatamente ciò che abbiamo.

Da qui la domanda: Nuoro è una città turistica oppure è stata, per qualche fugace momento, una città “fu-turistica”? Perché, a essere sinceri, di veramente turistico in città si vede ancora poco. Non perché manchino le cose da raccontare, ma perché manca il modo di raccontarle, un sistema.

Nuoro possiede musei importanti, luoghi della cultura, case storiche, tradizioni, identità, paesaggi, quartieri e personaggi che potrebbero sostenere un’offerta turistica credibile durante tutto l’anno. Abbiamo persino una gastronomia di livello: a Nuoro si mangia bene quasi ovunque, grazie alla professionalità, alla passione e alla qualità dei nostri ristoratori. Eppure tutto questo non basta per prendere per mano il visitatore, spiegargli dove si trova, cosa può vedere, dove può mangiare, quali eventi sono in programma, come può muoversi e fermarsi una notte in più. A Nuoro, il turista è spesso lasciato solo con il proprio telefonino, qualche cartello inaffidabile e il prezioso aiuto dei passanti. Non sappiamo ancora accogliere pienamente chi arriva. Manca soprattutto un’idea condivisa di cosa Nuoro voglia essere agli occhi di chi viene da fuori. La città deve essere meta scelta non soluzione di ripiego. 

Il momento culminante dell’anno continua a essere la Festa del Redentore, una manifestazione straordinaria per valore religioso, culturale, identitario e popolare. Per qualche giorno arrivano visitatori, gruppi folk, fotografi, studiosi e appassionati. Poi, finita la festa, si torna al “travaglio usato”. 

Il Redentore dovrebbe essere il vertice di una programmazione annuale, non l’unico grande momento capace di rendere visibile la città. Intorno dovrebbero esserci eventi culturali, musicali, enogastronomici, sportivi, letterari e tradizionali, organizzati secondo un calendario unico e promosso con largo anticipo.

Gli eventi, in realtà, si fanno. Anche tanti. Il problema è che spesso non si sa che si fanno. Ogni ente, associazione o istituzione comunica per conto proprio, con tempi e modalità differenti. Le iniziative si accavallano, si ignorano reciprocamente o vengono annunciate pochi giorni prima, come se il turista decidesse di organizzare il proprio viaggio consultando casualmente una locandina affissa il giovedì per il sabato successivo.

Un calendario unico degli eventi non sarebbe un’opera faraonica. Sarebbe uno strumento normale. Un calendario annuale, continuamente aggiornato, promosso negli alberghi, nei ristoranti, nei musei, sui siti istituzionali, sui social e nei territori costieri. Per fare un esempio: di Alghero o Olbia sappiamo già date e luoghi degli eventi dell’anno venturo.

Servirebbe una regia. Una destinazione non nasce per generazione spontanea e neppure sommando iniziative scollegate. Occorre qualcuno che organizzi, coordini, programmi e misuri i risultati.

da qui