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venerdì 9 maggio 2025

Boicottare l'industria bellica israeliana

 

L'Italia sta per acquistare altra tecnologia militare da Israele con il programma Gulfstream G-550

Siamo in tempo per mobilitarci. Infatti la Commissione Difesa del Senato non ha ancora espresso il parere sullo schema di decreto del Ministro della Difesa relativo alla prosecuzione dei programmi di ammodernamento e rinnovamento SMD 03/2020 e SMD 37/2021, con scadenza fissata al 26 maggio 2025.


Condividi questa pagina web e scrivi queste due lettere

·         una alla senatrice Stefania Pucciarelli (stefania.pucciarelli@senato.it) relatrice del programma militare;

·         una alla presidente della Commissione Difesa del Senato, Stefania Craxi (stefania.craxi@senato.it).

Nelle lettere occorre chiedere che la commissione voti contro il programma pluriennale di A/R n. SMD 19/2024, relativo alla prosecuzione dei già avviati ed approvati programmi di A/R n. SMD 03/2020 e SMD 37/2021, finalizzati alla progressiva implementazione di suite operative "Multi-Missione Multi-Sensore" (MMMS) su piattaforma condivisa Gulfstream G550 "Green" base JAMMS (n. 264).

Proposta di email alla sottosegretaria alla Difesa Stefania Pucciarelli

Indirizzo: stefania.pucciarelli@senato.it
Oggetto: No all’acquisto di tecnologia militare israeliana – Appello per un voto contrario

Gentile Sottosegretaria Pucciarelli,

Le scrivo per esprimere la mia forte contrarietà all'acquisto da parte del Governo italiano di velivoli CAEW, prodotti da Elta Systems/Israel Aerospace Industries, destinati a potenziare le capacità di spionaggio e guerra elettronica del nostro Paese.

Mi riferisco all'implementazione di suite operative "Multi-Missione Multi-Sensore" (MMMS) su piattaforma condivisa Gulfstream G550 "Green" base JAMMS, attualmente in esame al Senato nella Commissione Difesa.

In qualità di relatrice di questo programma militare e membro della Commissione Difesa del Senato, ha oggi una responsabilità particolare. Questo non è un semplice programma tecnico: è una scelta politica, che rinsalda rapporti militari con un governo, quello israeliano, attualmente responsabile di orrende stragi sui civili a Gaza per cui è sotto accusa a livello internazionale.

L'Italia deve rompere ogni accordo militare con Israele. Acquistare tecnologie militari da Israele significa oggi finanziare un particolare settore del complesso industriale di un governo che opera con grave disprezzo per il diritto umanitario internazionale.

Le chiedo quindi per ragioni di coscienza e di coerenza con la Costituzione Italiana di opporsi a questo programma.

L’Italia deve uscire da ogni rapporto di affari con l'industria militare di Israele ed essere invece promotrice di pace, dialogo e tutela dei diritti umani.

In attesa di un Suo riscontro, Le porgo cordiali saluti.

[Nome e Cognome]
[Città / Provincia di residenza]
[Eventuale organizzazione o rete]


Proposta di email alla senatrice Stefania Craxi, presidente della Commissione Difesa

Indirizzo: stefania.craxi@senato.it
Oggetto: Voto contrario al programma militare Italia-Israele – Appello in difesa dei diritti umani

Gentile Senatrice Craxi,

Le scrivo in qualità di cittadino/a profondamente preoccupato/a per il programma di acquisto da parte del Governo italiano di velivoli militari CAEW (Conformal Airborne Early Warning), strumenti altamente sofisticati per la sorveglianza aerea e la guerra elettronica, prodotti dalla Israel Aerospace Industries.

Mi riferisco all'implementazione di suite operative "Multi-Missione Multi-Sensore" (MMMS) su piattaforma condivisa Gulfstream G550 "Green" base JAMMS, attualmente in esame al Senato nella Commissione Difesa.

Questa operazione, oltre a rappresentare un’ulteriore spesa militare in un momento di grave crisi sociale ed economica, lega il nostro Paese a rapporti commerciali nel settore bellico con uno Stato – Israele – oggetto di ripetute denunce per gravi violazioni dei diritti umani a Gaza e in Cisgiordania.

Mi rivolgo a Lei non solo come Presidente della Commissione Difesa del Senato, ma anche in quanto membro della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani. È proprio in virtù di questo doppio ruolo che Le chiedo un gesto di coerenza istituzionale e morale: votare contro questo programma militare.

Promuovere i diritti umani significa anche non rafforzare economicamente e tecnologicamente governi che violano il diritto internazionale umanitario.

Le chiedo di dare ascolto alla coscienza civile di tanti cittadini e cittadine che non approvano rapporti di complicità con il complesso industriale-militare israeliano.

La ringrazio per l’attenzione e confido in un suo impegno coraggioso.

Cordialmente,
[Nome e Cognome]
[Città / Provincia di residenza]
[Eventuale organizzazione o rete]


Scheda informativa sul programma militare da fermare

Vi sono collaborazioni con Israele nel programma pluriennale in discussione presso la Commissione Difesa del Senato, finalizzato all’implementazione di modifiche strutturali e integrazione del sistema di missione CAEW/EA su velivoli G-550.

Il programma, noto come ammodernamento e rinnovamento A/R n. SMD 37/2021 (seconda tranche del programma “Piattaforma Aerea Multi-Missione, Multi-Sensore”), prevede la progressiva implementazione di modifiche strutturali e l’integrazione del sistema di missione CAEW (Conformal Airborne Early Warning) sui Gulfstream G-550 acquistati in versione “green”, per raggiungere la piena capacità operativa nei segmenti di sorveglianza, comando e controllo multi-dominio, e protezione elettronica24.

Questa collaborazione si inserisce in un quadro di cooperazione militare tra Italia e Israele avviato formalmente nel 2003, che ha incluso scambi di forniture militari come la cessione di velivoli addestratori Leonardo M-346 all’aeronautica israeliana in cambio di velivoli G-550 CAEW e di un satellite OPSAT 3000 per l’Italia25. I sistemi di missione CAEW installati sui G-550 sono sviluppati e integrati dalla società israeliana Elta Systems Ltd, parte della Israel Aerospace Industries (IAI)35.

Nel 2022, è stato firmato un ulteriore contratto tra Italia e IAI per la fornitura di altri due velivoli CAEW e servizi di supporto, per un valore di circa 550 milioni di dollari, confermando la continuità della collaborazione tecnologica e industriale tra i due Paesi nell’ambito di questo programma5. Le modifiche e l’integrazione dei sistemi di missione CAEW, quindi, avvengono con il diretto coinvolgimento di aziende israeliane, in particolare per quanto riguarda i sistemi radar, sensori avanzati e infrastrutture di supporto 35.

In sintesi, la collaborazione con Israele è parte integrante e strutturale del programma pluriennale in discussione per l’aggiornamento e l’integrazione dei sistemi CAEW/EA sui velivoli G-550 dell’Aeronautica Militare italiana.

Fonti:

1.      https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01321101.pdf

2.      https://www.startmag.it/innovazione/f-35-leonardo-e-non-solo-tutte-le-sinergie-italia-israele/

3.      https://www.fromtheskies.it/aeronautica-militare-riceve-il-gulfstream-g550-caew/

4.      https://www.difesa.it/assets/allegati/2569/afa8e465-b3c6-46dc-8f6e-3d145a8a493a.pdf

5.      https://bdsitalia.org/index.php/notizie-embargo/2740-aerei-splia-caew

6.      https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01453222.pdf

7.      https://www.rid.it/shownews/2119/operativo-il-secondo-caew-italiano

8.      https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/349286.pdf

9.      https://www.startmag.it/spazio-e-difesa/tutto-sullaereo-spia-g550-caew-comprato-dallitalia/

10.  https://www.aeronautica.difesa.it/2024/06/19/g-550-caew/

11.  https://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/285992.pdf

12.  https://documenti.camera.it/leg18/dossier/testi/DI0421.htm?_1727608346331

13.  https://aresdifesa.it/il-nuovo-velivolo-israeliano-oron-di-controllo-ed-intelligence/

14.  https://www.camera.it/temiap/leg16/leg17.temi16.area-12.pdf

15.  https://documenti.camera.it/leg18/dossier/Testi/DI0309.htm

16.  https://www.bdsitalia.org/index.php/notizie-embargo/2740-aerei-splia-caew

17.  https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/439666.pdf

18.  https://www.camera.it/leg19/410?idSeduta=0318&tipo=documenti_seduta

19.  https://www.difesa.it/assets/allegati/2569/c6e3980d-61df-4a64-94db-bcce426affd1.pdf

20.  https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/429122.pdf


 

Stato del parere della Commissione Difesa del Senato

Al 30 aprile 2025, la Commissione Difesa del Senato non aveva ancora espresso il parere sullo schema di decreto del Ministro della Difesa relativo alla prosecuzione dei programmi di ammodernamento e rinnovamento SMD 03/2020 e SMD 37/2021, con scadenza fissata al 26 maggio 2025 18. Quindi, il parere doveva ancora essere formulato dopo quella data.

Spiegazione del testo e significato tecnico

·         SMD 37/2021 è un programma pluriennale di ammodernamento e rinnovamento, che rappresenta la seconda tranche del più ampio programma SMD 03/2020, denominato "Piattaforma Aerea Multi-Missione, Multi-Sensore" (MMMS).

·         Il programma è finalizzato alla progressiva implementazione di suite operative "Multi-Missione Multi-Sensore" (MMMS) su una piattaforma condivisa, ovvero i velivoli Gulfstream G550 "Green" base JAMMS.

·         La versione "Green" del Gulfstream G550 indica velivoli in configurazione sostanzialmente civile, privi di modifiche militari iniziali, che vengono adattati con modifiche strutturali e integrazione di sistemi di missione avanzati, come il sistema CAEW (Conformal Airborne Early Warning), per trasformarli in piattaforme militari multi-missione.

·         Il programma prevede quindi modifiche strutturali e integrazione di sistemi di sorveglianza, comando e controllo, e guerra elettronica, al fine di dotare l’Aeronautica Militare di capacità avanzate multi-sensore e multi-missione su una piattaforma comune.

·         L’iter parlamentare prevede che il Governo sottoponga al Parlamento, ai sensi dell’articolo 536 del Codice dell’ordinamento militare, lo schema di decreto per l’approvazione del programma; la Commissione Difesa deve esprimere un parere entro un termine prefissato (in questo caso il 26 maggio 2025), che è consultivo ma vincolante per la prosecuzione del programma.

Sintesi

Il documento indica che la Commissione Difesa del Senato deve esprimere, entro il 26 maggio 2025, un parere sul decreto ministeriale che autorizza la prosecuzione del programma SMD 37/2021 (seconda tranche del programma SMD 03/2020), finalizzato a implementare su velivoli Gulfstream G550 "Green" la suite operativa multi-missione multi-sensore (MMMS), trasformandoli in piattaforme militari multiuso con capacità di sorveglianza e guerra elettronica18.Al 30 aprile 2025 il parere non era ancora stato espresso.

Fonti

1.      https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/docnonleg/51052.htm

2.      https://www.camera.it/leg19/142

3.      https://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/ProcANL/ProcANLscheda46919.htm

4.      https://documenti.camera.it/apps/commonServices/getDocumento.ashx?idLegislatura=19&sezione=lavori&tipoDoc=attoGoverno&tipoAtto=atto&atto=264

5.      https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01321101.pdf

6.      https://www.senato.it/leg/19/BGT/Testi/SommComm/01453527.akn

7.      https://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/docnonleg/43665.htm

8.      https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/59095.pdf

 

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lunedì 13 gennaio 2025

Una catastrofe ecologica: Lago Trasimeno 1976-2023

 

Un tempo gioiello naturale dell’Umbria, il lago sta morendo. Lo documenta uno studio condotto dal professor Franco Pedrotti e pubblicato sui “Cahiers de Braun Blanquetia”. La ricerca ha rivelato un declino drammatico della biodiversità del lago.

 

Il Lago Trasimeno muore

Il Lago Trasimeno, un tempo gioiello naturale dell’Umbria, è vittima di una catastrofe ecologica. Lo documenta uno studio condotto dal professor Franco Pedrotti e pubblicato sui “Cahiers de Braun Blanquetia”. La ricerca ha rivelato un declino drammatico della biodiversità del lago, riducendolo a una distesa d’acqua quasi priva di vita.

Un tesoro perduto in pochi decenni

Grazie a un attento confronto tra le rilevazioni effettuate nel 1977, 2012 e 2023, lo studio ha dipinto un quadro allarmante. Nel giro di pochi decenni, la ricca biodiversità che caratterizzava il Lago Trasimeno è quasi completamente scomparsa. Dalle 80 specie e 57 associazioni vegetali censite nel 1976, si è passati all’assoluta predominanza del Phragmites australis, il comune canneto, unica specie sopravvissuta a questa drammatica trasformazione.

Le cause di una catastrofe naturale

Le cause di questa catastrofe ambientale sono molteplici e complesse. L’inquinamento delle acque, derivante da attività agricole e industriali, ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale. Ma anche l’assenza di una gestione efficace del territorio e la mancata applicazione di misure di conservazione adeguate hanno contribuito al degrado del lago.

Nonostante le misure protezionistiche adottate dalla Regione Umbria, queste si sono rivelate insufficienti a garantire la sopravvivenza degli ecosistemi lacustri. La protezione, da sola, non basta: la conservazione e soprattutto la gestione attiva sono elementi imprescindibili per tutelare un ambiente così delicato.

Un appello urgente

La scomparsa della maggior parte delle specie vegetali del Lago Trasimeno rappresenta una perdita inestimabile per l’ecosistema e per l’intero territorio. Le conseguenze di questa catastrofe si faranno sentire non solo sull’ambiente naturale, ma anche sull’economia locale, legata in gran parte al turismo e alla pesca.

Di fronte a questo scenario allarmante, è necessario un intervento immediato e deciso da parte delle istituzioni e di tutti i soggetti coinvolti. Sono indispensabili azioni concrete per ridurre l’inquinamento, ripristinare gli habitat naturali e promuovere pratiche agricole e industriali sostenibili.

Il Lago Trasimeno ci lancia un grido d’allarme: se non agiamo ora, rischiamo di perdere per sempre uno dei nostri tesori naturali più preziosi.


Allegati

·         La catastrofe ecologica del Lago Trasimeno (Umbria, Italia Centrale)

Prof. Franco Pedrotti

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giovedì 5 dicembre 2024

Nasce un Coordinamento No NATO - Patrick Boylan


“No NATO, no guerre” è lo slogan che riunirà attivisti per la pace da tutta l’Italia domenica prossima a Bologna per l’assemblea costitutiva del Coordinamento Nazionale No NATO.

 

Nella Sala Consiliare del Quartiere Porto di Bologna (Via dello Scalo 21), a partire dalle ore 14, i rappresentanti delle diverse associazioni pacifiste, insieme ai singoli cittadini, discuteranno come combattere la graduale militarizzazione del paese e il continuo coinvolgimento dell’Italia nelle guerre NATO nel mondo.

“La gente pensa che la NATO ci difende mentre vediamo che, dal 1991, è proprio il contrario: la NATO ci mette costantemente nei guai,” dice Chiara Masini dei CARC, uno dei gruppi promotori del neo Coordinamento. “Basta vedere come la NATO ha ridotto la Libia con i suoi bombardieri, compresi quelli italiani; oggi a pagarne le conseguenze sono sia i libici, caduti nella miseria, sia noi europei per via del flusso incontrollato di migranti.”

 

Per svelare la vera faccia guerrafondaia della NATO, i promotori del neo Coordinamento hanno preparato una Dichiarazione Programmatica, che i partecipanti all’incontro potranno discutere, modificare e poi diffondere in tutto il paese. Ma lo scopo principale dell’incontro domenica prossima sarà quello di mettere in contatto, tra di loro, gli attivisti da tempo impegnati contro le guerre ma che lavorano isolati gli uni dagli altri: dai portuali di Genova che bloccano il trasporto di armi a Israele ai pacifisti sardi che contestano i poligoni militari che devastano la loro isola. Già il giornalista e politico Giulietto Chiesa ha tentato, negli anni ‘90 del secolo scorso, un coordinamento con questi propositi, ma le divisioni interne e la sua prematura scomparsa ne hanno impedito la realizzazione.

“Speriamo di avere successo questa volta,” dice Vincenzo Brandi della Rete NoWar-Roma, una delle associazioni promotrici del neo Coordinamento. “Come ha ricordato Chiara, è importante distruggere il mito di una NATO meramente difensiva. Dopo l’implosione dell’Unione Sovietica nel 1991, la NATO ci ha trascinato in guerra dopo guerra, tutte illegali. E lo ha fatto sia apertamente, come con il bombardamento della ex-Jugoslavia e dell’Afghanistan, sia velatamente, come con l’attuale assistenza che fornisce ai cosidetti ribelli in Siria e allo stato di Israele per la sua guerra a Gaza. Ma forse il più eclatante coinvolgimento militare velato della NATO è l’attuale conflitto in Ucraina. Infatti, senza farsi vedere, la NATO ha addestrato, equipaggiato e guidato le milizie ucraine che hanno rovesciato il governo di Kiev nel 2014 e che poi hanno assediato la popolazione russofona del Donbass per ben otto anni. Ora, dopo la controffensiva russa, la NATO ha gettato la maschera e invia palesemente i suoi militari in Ucraina – ad esempio, per guidare i missili Atacms che rischiano di innestare un conflitto nucleare. In pratica, dal 1991, ovunque c’è guerra, c’è la mano della NATO. Dobbiamo unirci tutti quanti per trovare il modo di uscirne.”

 

Chi vuole partecipare all’assemblea costituente del neo Coordinamento è pregato di scrivere una mail a coordinamentonazionalenonato@proton.me oppure di segnalare il proprio interesee tramite whatsapp o sms al 3791639218.

 

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mercoledì 15 aprile 2020

Con gli accusatori, pare che Bayer si sia accordata per un pagamento transattivo



Nelle cause americane riguardanti i presunti rischi cancerogeni del diserbante glifosato il gruppo Bayer punta a una soluzione. Lo riporta il Wall Street Journal citando "Insider". Stando ad alcune dichiarazioni, l’impresa si sarebbe accordata su un piano transattivo con i sei studi legali che si sono occupati delle trattative su incarico dei 10mila accusatori. Il compromesso prevede un pagamento dell’ordine di 10 miliardi di dollari, una dimensione, si apprende, che soddisferebbe le aspettative dei mercati.
Bayer ha dichiarato che le trattative sono ancora in corso e che l’azienda non può rilasciare commenti in merito a speculazioni.
Nel 2018, con l’acquisto da oltre 60 miliardi di euro del gigante statunitense delle sementi Monsanto, il gruppo dell’agrochimica e della farmaceutica si è fatto carico di enormi rischi legali. In ultimo, negli Usa Bayer ha affrontato, stando ai dati forniti dall’azienda, all’incirca 48.600 cause relative ai presunti rischi cancerogeni dei prodotti Monsanto contenenti il principio attivo glifosato. In sostanza, si tratta di clienti che hanno impiegato il diserbante di Monsanto Roundup e sostengono che il glifosato contenuto li ha fatti ammalare di tumore. L’ondata di cause non ha soltanto esposto l’azienda, inclusa nell’indice Dax, a una forte pressione in Borsa.
Bayer ha perso i primi tre processi americani sul glifosato e si è vista infliggere onerose sentenze di risarcimento danni, l’azienda, tuttavia, mira a far annullare i verdetti di colpevolezza nei procedimenti d’appello. A fine 2019 l’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA) ha dichiarato che la controversa sostanza non può essere classificata come cancerogena - diversamente da quanto hanno stabilito varie sentenze.
Nel frattempo, già da diversi mesi, dietro le quinte le discussioni di transazione si svolgono a pieno ritmo sotto il controllo dell’avvocato delle star statunitensi Ken Feinberg, il quale è stato incaricato di fare da mediatore tra Bayer e gli accusatori. Finora tutti gli altri processi negli Usa sono stati rinviati per consentire alle parti in causa di disporre del tempo per trattare. 
I problemi connessi con il diserbante, ereditati con l’acquisto del produttore statunitense di sementi, gravano da molto tempo sull’andamento delle azioni del gruppo di Leverkusen. Nonostante il problema glifosato, nel 2019 Bayer ha notevolmente incrementato il fatturato e gli utili. Non da ultimo con il rilevamento di Monsanto, il fatturato del gruppo ha fatto un balzo del 18,5 per cento attestandosi a 43,5 miliardi di euro. Anche escludendo i cosiddetti effetti valutari e in portafoglio, l’incremento è stato del 3,5 per cento. A conti fatti, con oltre 4 miliardi di euro, anche grazie alla vendita di alcuni rami dell’azienda, gli utili hanno fatto registrare una crescita del 141 per cento rispetto al 2018.

Tradotto da Stefano Porreca per PeaceLink. Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.
N.d.T.: N.d.T: Titolo originale: Bayer soll sich mit Klägern auf Vergleichszahlung geeinigt haben
Redazione Zeit Online - Fonte: Zeit Online - 14 marzo 2020

per ilprofilo del traduttore cliccare qui: www.proz.com/profile/2546108



lunedì 4 novembre 2019

…“The Elephant in the Living Room” - Rossana De Simone (*)



Il settore militare non solo inquina, ma contamina, trasfigura e rade al suolo
“E’ stato stimato che Il 20% di tutto il degrado ambientale nel mondo è dovuto agli eserciti e alle relative attività militari”

“The Elephant in the Living Room” è un’espressione tipica della lingua inglese che sta a indicare una verità ovvia e appariscente ma che si vuole ignorata o minimizzata. Nella conferenza “Salva la terra, abolisci la guerra” che si è tenuta a giugno nel centro di Londra, l’organizzazione Movement for the Abolition of War (MAW), l’ha riformulata in “The elephant in the kitchen when it comes to Climate Change is clearly the world’s military” per dire che l’elefante nella stanza, quando si tratta di cambiamenti climatici, è chiaramente l’esercito mondiale. Il mondo spende qualcosa come 2 trilioni di dollari all’anno per i suoi militari. Almeno la metà di quella gigantesca somma va alla produzione militare con una enorme produzione di CO2. 
La conferenza ha esaminato il tema del militarismo e dell’ambiente, come le attività militari contribuiscono ai cambiamenti climatici e in che modo questi cambiamenti causano conflitti. In particolare il dr. Stuart Parkinson, direttore esecutivo dell’organizzazione SGR (Scientists for Global Responsibility) affiliata alla rete International Network of Engineers and Scientists for Global Responsibility , ha illustrato i dati più recenti riguardanti le emissioni di carbonio prodotte dalle attività militari (spesso omessi nei documenti nazionali) esaminati e raccolti in “The carbon boot-print of the military”, che sta per impronta climatica degli scarponi militari, ovvero l’impatto sul clima causato dagli energivori sistemi d’arma, basi e apparti, aerei, navi, carri armati, eserciti e interventi bellici. Nelle “slides” sono elencati i principali risultati sulle emissioni militari di carbonio, i confronti tra le risorse utilizzate per le attività militari e quelle utilizzate per affrontare i cambiamenti climatici, e infine, i legami tra cambiamento climatico e conflitti 
Alcuni esempi: Stime dell’impronta militare: Gran Bretagna 13 million tonnes CO2e (3% national) – USA: 339 million tonnes CO2e (6% national) Emissioni veicoli militari: HUMVEE military transporter: – 6 mpg (consumo di carburante in miglia/gallone )• F-35 cacciabombardiere: – 0.6 mpg; – 28 tonnes CO2e per missione• B-2 bombardiere strategico: – 0.3 mpg; – 251 tonnes CO2e per missione Dipartimento della Difesa USA: emissions for 2017: 59 million tonnes CO2e (Installations: 40%/ Operations: 60%) Industria militare: US arms industry emissions for 2017: 280 million tonnes CO2e Totale emissioni della guerra al terrore dal 2001-2017: 3,000 million tonnes CO2e
Fra i progetti portati avanti dagli scienziati di SGR si possono apprezzare ricerche sulla minaccia delle armi nucleari, sulla possibilità che il cambiamento climatico possa portare a una guerra nucleare e numerose lettere che riguardano nello specifico il nucleare militare britannico.
Il cambiamento climatico può portare alla Guerra nucleare? Could climate change lead to a nuclear war? 
https://www.sgr.org.uk/sites/default/files/SGR_Climate+nuclearwar_London_Oct17.pdf Il ruolo della scienza: Scienza irresponsabile? In che modo le società produttrici di combustibili fossili e di armi finanziano organizzazioni professionali di ingegneria e scienza . I collegamenti rivelati includono il finanziamento di programmi di istruzione scolastica, la sponsorizzazione di conferenze, investimenti e donazioni importanti. Le organizzazioni professionali che hanno ricevuto i finanziamenti più significativi sono state la Royal Academy of Engineering, Engineering UK e l’Energy Institute 
“Abbiamo bisogno di un New Deal verde per le armi nucleari”. Matt Korda, ricercatore associato del Nuclear Information Project presso la Federation of American Scientists, sfida con una proposta i rappresentanti democratici in corsa per la Casa Bianca che dimostrano di avere poca attenzione nei confronti delle armi nucleari. Un punto del New Deal verde è: “Impegnarsi con obiettivi ambiziosi in materia di cambiamenti climatici (emissioni di carbonio nette pari a zero entro il 2050) è un elemento fondamentale del New Deal verde, ma deve includere anche una soluzione per le armi nucleari. I progressisti devono prendere provvedimenti per ridurre fisicamente le cause e i fattori scatenanti la crisi di entrambe le minacce: per il cambiamento climatico si tratta delle emissioni di carbonio, per le armi nucleari si tratta delle armi stesse. Nel prossimo decennio gli Stati Uniti spenderanno quasi 100.000 dollari al minuto per le proprie forze nucleari: si tratta di una enorme quantità di denaro che altrimenti potrebbe essere speso per priorità come infrastrutture, assistenza sanitaria, istruzione e lotta ai cambiamenti climatici”. 
Un nuovo studio pubblicato su Science Advances dal titolo “Gli arsenali nucleari in rapida espansione in Pakistan e India presagiscono una catastrofe regionale e globale”, spiega che un conflitto nucleare tra questi due paesi avrebbe un impatto ancora più devastante su atmosfera, clima, salute e sicurezza alimentare di quanto si pensasse in precedenza 
Fra i preziosi contributi di esperti, enti e associazioni che studiano come il settore militare non solo inquina, ma contamina, trasfigura e rade al suolo, si inserisce il progetto portato avanti da un team di 35 studiosi, esperti legali, professionisti dei diritti umani e medici del Watson Institute for International and Public Affairs della Brown University 
https://watson.brown.edu/costsofwar/about
Secondo il loro studio “Pentagon Fuel Use, Climate Change,and the Costs of War”, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti è il più grande consumatore istituzionale di combustibili fossili. Più di 400 milioni di tonnellate di gas serra sono direttamente dovuti alla guerra e al consumo di carburante correlato. La maggior parte del consumo di carburante del Pentagono è per i caccia militari.


Tabella 1 “Esempi di consumo di carburante ed emissioni di CO2 di aerei militari statunitensi” .
Da sinistra a destra sono riportati i seguenti parametri: nome del velivolo, tipo di missione, capacità del serbatoio in libbre e galloni (1 libra equivale a 0.45 kg ; 1 gallone equivale a 3.79 litri), autonomia in miglia nautiche (1 miglio nautico equivale a 1,852 Km), consumo carburante galloni per miglia nautiche ed emissioni in tonnellate di CO2 senza rifornimento in volo (1 pieno).
Gli autori ci tengono a precisare che il Pentagono non segnala pubblicamente e regolarmente il proprio consumo di carburante o di emissioni di gas a effetto serra, e non esiste una fonte DOD disponibile al pubblico per tutte le emissioni di gas a effetto serra militari. Tuttavia possibile stimare il gas serra globale delle forze armate statunitensi utilizzando i dati delle emissioni resi al pubblico dal Dipartimento dell’Energia degli anni FY2008 e FY 2010-2017 e quelli del consumo carburante per il periodo dal 1975 al 2017 (si stima che in gran parte sono attribuibili alla guerra)
https://watson.brown.edu/costsofwar/files/cow/imce/papers/2019/Pentagon%20Fuel%20Use,%20Climate%20Change%20and%20the%20Costs%20of%20War%20Final.pdf
I miliardi spesi per la difesa, secondo il Sipri di Stoccolma le spese militari nel mondo sono arrivate a 1.822 miliardi di dollari nel 2018, sono miliardi traducibili in tonnellate di gas serra. Eppure nell’accordo di Parigi del 2015 non si è reso obbligatorio, per i paesi firmatari, tracciare e ridurre le emissioni di carbonio militari. Il Dipartimento della Difesa USA non ignora gli effetti del cambiamento climatici, ma il cinico opportunismo dei militari si misura su due piani. Il primo sostiene la necessità di un “esercito sostenibile” , se l’esercito americano è il più grande consumatore di energia e petrolio al mondo è anche quello che sta investendo maggiormente in mezzi ed energie alternative. Nicholas Newman racconta la grande transizione in corso dentro e fuori le basi Usa, sul suolo americano e in giro per il mondo per motivi strategici, ambientali e anche di sicurezza 
https://www.eniday.com/it/sparks_it/riduzione-costi-energetici-esercito-usa/ Il secondo piano si palesa in “Una storia di due politiche: i cambiamenti climatici, Trump e le forze armate statunitensi” dove si sostiene che i militari USA si preparano ai cambiamenti climatici non certo per proteggere l’ambiente della terra, ma bensì per mantenere l’efficienza operativa, la capacità di combattere: 
Infatti il rapporto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DoD) “Report on the Effects of a Changing Climate to the Department of Defense” fornisce una valutazione sulle vulnerabilità significative derivanti da eventi legati al clima al fine di identificare i rischi che potrebbero compromettere l’efficacia della missione degli Stati Uniti delle installazioni e operazioni. La strategia di difesa nazionale del 2018 dà la priorità alla competizione strategica a lungo termine con concorrenti di grande potenza concentrando gli sforzi e le risorse del Dipartimento per: 1) costruire una forza più letale, 2) rafforzare le alleanze e attrarre nuovi partner e 3) riformare i processi del Dipartimento. Per raggiungere questi obiettivi il DoD deve essere in grado di adattare le operazioni attuali e future per far fronte agli impatti di una varietà di minacce e condizioni, comprese quelle derivanti da eventi meteorologici e naturali. A tal fine, il DoD tiene conto degli effetti dell’ambiente nella sua pianificazione ed esecuzione delle missioni per costruire la resilienza. 
“E’ stato stimato che Il 20% di tutto il degrado ambientale nel mondo è dovuto agli eserciti e alle relative attività militari” perché “tutto è interconnesso: conflitti armati – violazioni dei diritti umani – inquinamento ambientale – cambiamenti climatici – ingiustizia sociale. I cambiamenti climatici e l’inquinamento ambientale fanno inevitabilmente parte della guerra moderna. Il ruolo dei militari nel cambiamento climatico è enorme. Il petrolio è indispensabile per la guerra. Il militarismo è l’attività più esaustiva del petrolio sul pianeta. Qualsiasi discorso sul cambiamento climatico che non includa l’esercito non è altro che l’aria calda”. 
L’ articolo di Ria Verjauw, attivista pacifista e ambientalista del movimento World BEYOND War, continua denunciando che il danno ambientale causato dalla guerra non è limitato ai cambiamenti climatici. Gli effetti del bombardamento nucleare e dei test nucleari, l’uso dell’Agent Orange, dell’uranio impoverito e di altre sostanze chimiche tossiche, così come le mine antiuomo, si protraggono nelle zone di conflitto molto dopo la guerra.
Sul sito di PeaceLink si trovano vari articoli e documenti che riportano gli effetti dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, attualmente è in atto una campagna affinché l’Italia aderisca al Trattato delle Nazioni Unite relativo al divieto delle armi nucleari, i rischi nucleari presenti nelle basi e porti oppure dovuti a test, uso di armi, ecc. 
https://www.peacelink.it/disarmo/i/1.html ma anche traduzioni di studi importanti come “Le basi militari statunitensi sono le maggiori responsabili dell’inquinamento mondiale. La Stazione Navale di Virginia Beach ha riversato circa 350 metri cubi di carburante per jet in un vicino corso d’acqua, a meno di un chilometro e mezzo dall’Oceano Atlantico: questo è solo un esempio” 
Non si può non riconoscere che le guerre non portano solo catastrofi umane ed economiche ma anche ecologiche perché distruggono interi ecosistemi. Nel Vietnam furono utilizzati defolianti come l’agente arancio contro interi campi coltivati con l’intento di affamare i vietgong e contro interi settori di giungla per sgomberarli dalla vegetazione soprattutto ai lati delle vie principali di collegamento. Alla fine del conflitto furono cancellati circa 325000 ettari di superficie bruciando ecosistemi che ospitavano una grande biodiversità. Nel 1991, durante la prima guerra nel Golfo, oltre 700 milioni di litri di petrolio si riversarono nel Golfo Persico danneggiando circa 300 km di costa del Kuwait e Arabia Saudita con conseguenze dirette e indirette come la morte di 15000 e 30000 uccelli del luogo più quelli migratori. Uno studio importante è quello redatto durante le guerre nella ex-Jugoslavia. Tutti abbiamo potuto vedere le immagini delle raffinerie di petrolio Panc˘evo e Novi Sad in fiamme, le sostanze chimiche tossiche colate nel Danubio e i crateri provocati dalle bombe in aree protette e le decine di migliaia di rifugiati che fuggivano dalle loro case.“The Kosovo Conflict: Consequences for the Environment and Human Settlements” https://www.unenvironment.org/resources/assessment/kosovo-conflict-consequences-environment-and-human-settlements
Dal 2003 al 2007 la guerra in Iraq ha provocato l’emissione di oltre 140 milioni di tonnellate di gas serra (CO2 equivalente) , più delle emissioni annuali di 139 paesi. In “Reclutamento terroristico, conflitti idrici e cambiamenti climatici in Iraq” Hassan Al-Janabi, ministro iracheno delle risorse idriche e delle risorse, afferma che “Questa combinazione di controllo umano e modi insostenibili con gravi conseguenze dei cambiamenti climatici rende la vita molto difficile. A ciò si aggiungono gli attacchi terroristici, la serie di guerre che abbiamo subito nel nostro Paese, puoi immaginare quanto sia tragica la situazione. Ecco perché abbiamo bisogno di un’attenzione davvero globale a questo problema per la stabilità nella regione” 
Altro esempio di disastro ambientale è quello provocato dall’esercito israeliano in Libano con i raids aerei durante la guerra del 2006 (distruzione dei serbatoi di stoccaggio del petrolio che ha interessato l’intera costa libanese) 
e nella Striscia di Gaza come ampiamente descritto in “La ‘crisi ambientale’ di Israele è colpa sua” 
Il documento “Costi nascosti del carbonio della ‘guerra ovunque’: logistica, ecologia geopolitica e impronta climatica dell’esercito americano” pubblicato a cura di Belcher, O. e Bigger, P. e Neimark, B. e Kennelly, C. (2019) dell’Institute of British Geographers, esamina l’impatto dell’esercito americano sul clima attraverso una analisi geopolitica dell’ambiente partendo dalle catene logistiche globali. L’analisi, che si interroga sui flussi materiali-ecologici (carburanti a base di idrocarburi, acqua, sabbia, cemento) che modellano le relazioni di potere geopolitico e geoeconomico, ricostruisce la catena logistica che rende possibile l’acquisizione e il consumo di carburanti. Descrive i paradigmi del combattimento bellico, i sistemi di arma, i requisiti burocratici e rifiuti che vengono messi in circolo dalle catene di approvvigionamento militare. Il documento, basato su documenti esaurienti riguardanti gli acquisti di carburanti raccolti da DLA-E 
attraverso le richieste del Freedom of Information Act, rappresenta un quadro parziale ma solido dell’ecologia geopolitica dell’imperialismo americano. 
E’ importante il messaggio finale che gli autori hanno voluto trasmettere dichiarando che il denaro speso per il rifornimento e il consumo del carburante (rimanendo al solo presidio territoriale gli USA hanno 686 basi in 74 paesi) potrebbe essere speso come dividendo di pace. Finanziare cioè un New Deal verde perché ognuna delle possibili priorità è sempre meglio che alimentare una delle più grandi forze militari della storia. “L’esercito americano è abbastanza grande?” Michael C. Horowitz, professore dell’Università della Pennsylvania che studia la leadership militare, ha affermato Trump finanzia e finanzierà sempre tutto ciò che esprime e simboleggia l’idea di forza. 

(*) ripreso da peacelink.it