Visualizzazione post con etichetta Simone Cosimi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Simone Cosimi. Mostra tutti i post

sabato 19 ottobre 2019

Copenhagen, Altro che termovalorizzatore: quello nuovo è una collina, con pista da sci. E non inquina - Simone Cosimi



Dai rifiuti alla produzione di energia fino al divertimento e allo sport. Oltre 9mila metri quadrati aperti tutto l’anno per la pista da sci Amager-Bakke, appena inaugurata in Danimarca, realizzata sul lungomare industriale di Amager, sito già ben noto per gli sport estremi. La curiosità è che quello battezzato sull’isolona a Sud di Copenhagen è un incredibile esempio di simbiosi industriale, visto che sorge sopra un termovalorizzatore cittadino perfettamente operativo. Il nuovo impianto di Amager Bakke-CopenHill è infatti costato 670 milioni di dollari e da due anni ha sostituito il vecchio termovalorizzatore mangia-rifiuti: brucia 400mila tonnellate di rifiuti all’anno ma dalla ciminiera, stando a quanto assicurano le autorità, esce solo vapore acqueo visto che i filtri di nuove generazione sono in grado di trattenere tutte le polveri e i fumi nocivi. Nulla da temere.

Sul tetto di questo nuovo impianto – situato in realtà a una quarantina di minuti dal centro della capitale danese – è stato dunque ricavato un pendio lungo 200 metri, che scende dall’altezza di 90, con un grande tornante e una pendenza che arriva al 45%: è lì che è nata la pista da sci larga 60 metri in grado di ospitare 200 persone in contemporanea. Non c’è la neve, ovviamente, ma un veloce fondo di plastica italiano, fornito dalla Neveplast di Mebro, vicino Bergamo. Non mancano ascensori trasparenti e tappeti mobili per risalire fino alla “cima” e concedersi un’altra discesa metropolitana sulla creatura progettata dallo studio Big, Bjarke Ingels Group, insieme ad altre sigle (Sla, Akt, Lüchinger+Meyer, Moe e Rambøll) per una gara varata nel 2011. Il percorso è stato in effetti lungo, dovendo necessariamente seguire i tempi di costruzione dell’innovativo termovalorizzatore da 41mila metri quadri, anche se aveva parzialmente aperto ai visitatori già da un paio di anni.


Pista da sci olimpionica, parco freestyle o pista da slalom a tempo: tutto questo sulla sommità di un impianto attivo 24 ore su 24 nel quale i visitatori possono anche sbirciare, mentre si divertono, risalendo tramite i diversi impianti. E per chi non scia sono disponibili un bar sul tetto con vista sul porto, una palestra per fare crossfit, una parete per l’arrampicata fra le più alte del mondo (85 metri) o una piattaforma d’osservazione, la più alta della città, per scattare qualche bella foto e scendere tramite il sentiero di 490 metri per l’hiking (e gli immancabili pic-nic) progettato dallo studio Sla.

Mentre si fa sport o ci si rilassa , forni e turbine convertono oltre 440mila tonnellate di rifiuti all’anno in energia pulita che può fornire elettricità a 150mila abitazioni. Non mancano inoltre gli spazi per tour educativi, conferenze e ricerca accademica. Un vero polo multifunzionale sui generis anche perché è la stessa struttura – tappezzata di pannelli d’alluminio e vetro – a essere ecosostenibile, in piena filosofia che vuole fare di Copenhagen la prima città “carbon neutral” entro il 2025. Per esempio, il tetto da 10mila metri quadri assorbe calore filtrando inquinanti e particolato e minimizzando il deflusso delle acque piovane. Ultimo ma non ultimo, il parcheggio può essere riconvertito a pista di pattinaggio.

“Come impianto energetico, CopenHill è talmente pulito che siamo stati in grado di convertire i suoi edifici nella pietra angolare della vita sociale della città: la sua facciata si può scalare, sul tetto ci si va a piedi e sui pendii si può sciare – ha spiegato lo studio di progettazione – un chiarissimo esempio di edonistica sostenibilità, cioè del fatto che una città sostenibile non è solo migliore per l’ambiente ma anche più divertente e godibile per i suoi cittadini”.


giovedì 19 settembre 2019

Barcellona, boom di aggressioni e furti: turisti nel mirino – Simone Cosimi



Boom di aggressioni e scippi a Barcellona. Obiettivo prediletto dei ladri: i turisti. I tanti, per alcuni forse troppi, turisti che approdano ogni anno nel capoluogo catalano, meta letteralmente esplosa a partire dal 1990. Se all’epoca erano appena 1,7 milioni all’anno, 27 anni più tardi sono diventati quasi nove milioni stando solo a chi pernotta in hotel a cui, come vedremo, vanno aggiunti crocieristi e chi si organizza in case e appartamenti privati. Lo scorso mercoledì il consolato degli Stati Uniti della seconda città spagnola ha infatti pubblicato un avviso rivolto ai visitatori americani rispetto all’“aumento dei delitti violenti” verificatosi questa estate e ha consigliato loro di non sfoggiare beni di valore, gioielli e orologi mentre visitano la metropoli di Antoni Gaudí, passeggiano sulla rambla o gustano una paella. Il quadro è talmente grave che molti cittadini si sono organizzati in “ronde” contro i furti, orientate a sensibilizzare i turisti e a tenerli al sicuro. O almeno a provarci, costringendo i sospettati a lasciare i vagoni e le stazioni a suon di fischi, urla e insulti. Non tutti, insomma, sembrano odiare l’invasione di massa come accade per esempio a Maiorca, dove pochi giorni fa un gruppo di estremisti catalani ha sfregiato le auto noleggiate dai visitatori, rei di intossicare le Baleari con i loro veicoli in affitto.

Diversi altri fatti di cronaca confermano in effetti una situazione tesa, che approfitta del roboante turismo di Barcellona e mette a rischio l’immagine così attraente che ne ha decretato il successo negli ultimi vent’anni, proiettandola fra le mete evergreen praticamente per tutto l’anno grazie a un mix fatto di arte e architettura, cucina, calore e voli low-cost. Per esempio, l’ambasciatore dell’Afghanistan in Spagna è stato aggredito e derubato dell’orologio, la famiglia reale del Qatar beffata in albergo per beni da 100mila euro mentre una donna francese di 91 anni è stata ricoverata dopo una caduta provocata da uno scippo: i ladri le hanno strappato una collana.

Non solo. Da giugno si contano in città otto omicidi, una dozzina allargando lo sguardo all’inizio dell’anno: una cifra piuttosto rara certo non del tutto da collegare a questa fiammata che ha per obiettivo principale i turisti. Fatto sta che una funzionaria sudcoreana è morta a causa delle ferite subite durante una rapina. E altri quattro turisti tedeschi sono finiti in ospedale lo scorso fine settimana dopo essere stati aggrediti sulla spiaggia di Barceloneta da una gang di balordi. Tanto che il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung ha accusato Barcellona con un titolo molto forte, “città di ladroni”, raccontando di oltre 40 denunce al giorno per furto. Dal canto loro le agenzie di viaggi tedesche starebbero distribuendo avvisi e opuscoli ai clienti per allertarli dei rischi e consigliare loro come comportarsi nelle stradine del barrio Gotico o del Raval. Non è un caso che la potente associazione cittadina degli albergatori sia molto preoccupata e si sia lamentata più volte delle “gravi mancanze” in materia di sicurezza che possono “danneggiare seriamente la reputazione della città”.

Dal comune non negano l’emergenza, lo stesso Albert Battle, responsabile della sicurezza, ha riconosciuto una “crisi di sicurezza” anche se ha chiesto di fare un’“analisi seria e responsabile” del fenomeno. Insomma, di non esagerare. Per la polizia, per esempio, i furti sarebbero aumentati del 28% fra 2016 e 2018 e la frequenza delle rapine violente sarebbe in aumento del 31% nella prima metà del 2019. Al contrario, omicidi e aggressioni sarebbero in diminuzione dall’inizio dell’anno e il tasso di uccisioni per abitante rimane comunque di molto inferiore a quello di città come Londra, Berlino o Bruxelles. Insomma, secondo l’esperta di politiche di sicurezza Sonia Andolz, “Barcellona resta una città molto sicura. C’è stato un aumento ma non è sufficiente a giustificare l’allarme che si è prodotto”. Probabilmente, però, qualcosa si è rotto negli equilibri cittadini.

L’esperta collega il fenomeno proprio all’esplosione del turismo, che più volte e in diversi modi - basti ricordare la battaglia contro gli alloggi di Airbnb della sindaca Ada Colau, lanciata addirittura nel 2015 - si è tentato di contenere per evitare invasione e impennata degli affitti. Oltre ai dati citati in precedenza e forniti dall’Osservatorio municipale del turismo occorre infatti aggiungere i 2,7 milioni di passeggeri che arrivano in città sulle maxinavi da crociera e 2,4 milioni di inquilini di case e appartamenti turistici, per brevi o medi periodi. Il saldo totale sfiora dunque i 16 milioni di visitatori all’anno. Con tutta la prudenza del caso nel mettere insieme i diversi pezzi rimane tuttavia un altro fatto: il 60% di scippi, furti e rapine si verifica proprio nelle zone più gettonate, dalla città vecchia (che secondo alcuni residenti sarebbe “abbandonata a se stessa”) al quartiere dell’Eixample dove sorge l’incompiuta e affascinante Sagrada Família.

Colau, accusata di lassismo, si è difesa ricordando l’aumento del budget dedicato alla sicurezza mentre la regione ha schierato più poliziotti, comprese le unità antisommossa (non in realtà non si capisce in che modo possano essere utili a contrastare il microcrimine). Il punto, in Spagna come altrove, è la certezza del diritto: solo un ladro su dieci arrestato per furto con violenza fra 2018 e 2019 è effettivamente finito in carcere. Così i cittadini hanno messo in piedi le ronde che girano per i luoghi turistici e la metropolitana con avvisi in diverse lingue: “Vediamo tanta insicurezza, tanta ansia che viene da dirsi: o facciamo qualcosa per recuperare Barcellona o si trasformerà in una metropoli sudamericana” ha spiegato Eliana Guerrero, una colombiana che 12 anni fa ha inaugurato il fenomeno delle “ronde” e da sempre pattuglia la metro cercando di allertare i turisti. Ma come sempre affidarsi al fai-da-te della sicurezza non è la scelta giusta né la più efficace.