“Al comando centrale a Mogadiscio giravano queste tartarughe e qualcuno si
era inventato il gioco di provare a vedere quanto tempo resisteva con il mezzo
che era salito sulla corazza, come dire, perché passava qualche ora di una
giornata noiosa niente di più.” E ancora: “Si faceva passare il furgone sopra
l'animale per vedere quanto tempo resistevano. Resistevano un minuto; gli
ufficiali non dicevano niente”.
Queste parole, tratte dal documentario “La linea sottile” e dagli atti
parlamentari, sono di Michele Patruno, caporalmaggiore in congedo, che nel 1997
denunciò i crimini compiuti dai soldati italiani nel corso della missione
UNITAF in Somalia, consegnando alla stampa e alle pubbliche autorità alcune
fotografie che raccontavano stupri e torture.
Ne abbiamo parlato alcuni giorni fa dimenticandoci di menzionare anche le
violenze compiute nei confronti di animali innocenti come questa tartaruga.
Ovviamente abbiamo ricevuto centinaia di commenti negazionisti, oltre ai soliti
insulti e minacce di questo variegato mondo composto da reduci di finte guerre
e seguaci del generale Vannacci, uno degli ufficiali presenti in Somalia che
avrebbero dovuto vigilare sulla truppa.
A questo proposito Patruno disse: “Spesso facevamo devastazioni e
lasciavamo i somali senza casa. Le capanne sono di fango e canne e molto basse,
così per non prenderci il fastidio di entrare e le scoperchiavamo.
Distruggevamo anche le riserve d'acqua. Per procurarsi quell'acqua magari i
somali avevano fatto chilometri a piedi”. Alla domanda : “Ma il comandante
della sua squadra (capitano Giovanni Iannucci) era al corrente degli episodi di
tortura?” Patruno risponde: “Sì, sicuramente”.
Animali e persone innocenti in Somalia non hanno avuto alcuna giustizia
dopo aver subito violenze criminali. E a compierle non erano le milizie
fasciste del 1936 ma soldati della Repubblica italiana nel 1993. Ma a quanto
pare si somigliavano parecchio.