venerdรฌ 15 maggio 2026
lunedรฌ 6 aprile 2026
Sorpresa Aree di Accelerazione, la regione espande le aree previste dal GSE - Maria Grazia Demontis
Lo avevamo giร appreso in tempo reale da un post compiaciuto di ๐๐ฆ๐๐ง๐ฎ๐๐ฅ๐ ๐๐๐ง๐ข: mentre noi eravamo in audizione per la Pratobello 24 a difendere ogni palmo di terra e di dignitร democratica, nelle stanze accanto la Giunta firmava la delibera sulle ๐๐ซ๐๐ ๐๐ข ๐๐๐๐๐ฅ๐๐ซ๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐.
Due giorni fa la pubblicazione delle mappe ha confermato i nostri peggiori
sospetti: non รจ una pianificazione, รจ la mappa di un saccheggio.
Se la scadenza del 21 febbraio era un atto dovuto, ๐ฅ’๐๐ฌ๐ญ๐๐ง๐ฌ๐ข๐จ๐ง๐ ๐ ๐๐ข๐ฌ๐ฆ๐ข๐ฌ๐ฎ๐ซ๐ ๐๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐๐ซ๐๐ ๐ ๐ขร ๐ข๐ง๐๐ข๐ฏ๐ข๐๐ฎ๐๐ญ๐ ๐๐๐ฅ ๐๐๐ รจ ๐ฌ๐ญ๐๐ญ๐ ๐ฎ๐ง๐ ๐ฌ๐๐๐ฅ๐ญ๐ ๐ฉ๐จ๐ฅ๐ข๐ญ๐ข๐๐ ๐๐๐ฅ๐ข๐๐๐ซ๐๐ญ๐: un tappeto rosso
steso alla speculazione, come se non avessimo giร svenduto abbastanza.
I conti non tornano, o meglio, tornano fin troppo bene per gli speculatori:
- Il GSE
aveva giร individuato ๐๐.๐๐๐,๐ ๐๐ญ๐ญ๐๐ซ๐ข, un’estensione abnorme, se si
considera che si tratta di zone soggette a procedure autorizzative
blindate praticamente inattaccabili, che garantiscono di fatto il via
libera assicurato ai progetti.
- Quella
superficie, infatti, equivarrebbe a circa ๐๐ ๐๐๐ฉ
- Il
nostro target al 2030 (giร altissimo e calato dall’alto) รจ di
๐,๐ ๐๐๐ฉ.
๐ ๐๐ก๐ ๐ ๐ข๐จ๐๐จ ๐ฌ๐ญ๐ ๐ ๐ข๐จ๐๐๐ง๐๐จ ๐ฅ๐ ๐๐๐? Se l’obiettivo si
raggiunge con molte meno superfici di quelle giร “pre-individuate” dai tecnici
romani, ๐ฉ๐๐ซ๐๐กรฉ ๐ฅ๐ ๐๐๐ซ๐๐๐ ๐ง๐ ๐ก๐ ๐๐๐๐ข๐ฌ๐จ ๐๐ข ๐๐ฅ๐ฅ๐๐ซ๐ ๐๐ซ๐ ๐๐ง๐๐จ๐ซ๐ ๐๐ข ๐ฉ๐ขรน ๐ข ๐๐จ๐ง๐๐ข๐ง๐ข?
A vantaggio di chi dobbiamo produrre tutta questa energia in eccesso e a quale
prezzo?
E che ne sarร degli altri progetti in iter autorizzativo localizzati in zone
non idonee o esterne alle aree di accelerazione?
Parliamo di territori di altissimo valore agricolo, paesaggistico,
identitario e archeologico che, allora, devono essere immediatamente bloccati.
La diffusione delle energie rinnovabili, a maggior ragione se il raggiungimento
del target รจ giร ampiamente garantito dalle sole aree di accelerazione, non puรฒ
e non deve violare spazi presidiati da princรฌpi costituzionali inviolabili. O
no?
๐๐ ๐ฉ๐๐ฌ๐ฌ๐ข๐๐ฆ๐จ ๐๐ ๐ฅ๐ข ๐๐ฌ๐๐ฆ๐ฉ๐ข ๐๐จ๐ง๐๐ซ๐๐ญ๐ข. ๐๐๐๐๐๐! ๐๐๐ง๐ญ๐จ ๐ฉ๐๐ซ ๐๐๐ฆ๐๐ข๐๐ซ๐ …
Un territorio unico, dal pregio agricolo senza pari, conosciuto come la
perla del Logudoro. Un luogo dalla fertilitร aurea che, secondo i piani della
RAS, sarร ๐๐๐ฌ๐ญ๐ข๐ง๐๐ญ๐จ ๐ ๐ญ๐ซ๐๐ฌ๐๐จ๐ซ๐ฆ๐๐ซ๐ฌ๐ข ๐ง๐๐ฅ๐ฅ๐ “๐๐ญ๐ญ๐๐ง๐ ๐๐๐ฅ ๐๐จ๐ซ๐ ๐๐๐ซ๐๐๐ ๐ง๐” (guardate la mappa).
Peccato che l’intera area individuata (๐ฉ๐๐ซ๐๐ฅ๐ญ๐ซ๐จ ๐ข๐ง๐๐ข๐๐๐ญ๐ ๐๐จ๐ฆ๐ ๐ข๐๐จ๐ง๐๐ ๐๐๐ฅ ๐๐จ๐ฆ๐ฎ๐ง๐ ๐ฌ๐ญ๐๐ฌ๐ฌ๐จ) sia totalmente
soggetta a regimi di protezione, rientrando in quella deroga della 190/2024 che
esclude dalle aree idonee – e dunque da quelle di accelerazione – “le aree a
qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtรน di leggi
nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni dell’Unione europea
e internazionali”.
Dalle immagini potrete vedere che anche l’area scelta dalla Regione nella
sua massima estensione – quella che risulterebbe (ma che bravi) non coinvolta
da IBA, SIC, ZPS e dai 150 metri di fascia di rispetto dei fiumi Mannu e
Rizzolu (e con un buffer ridicolo) – รจ ๐ข๐ง ๐ซ๐๐๐ฅ๐ญร ๐๐จ๐ฉ๐๐ซ๐ญ๐ ๐๐ ๐ฎ๐ง ๐ฏ๐ข๐ง๐๐จ๐ฅ๐จ ๐๐ก๐ ๐ง๐๐ฌ๐ฌ๐ฎ๐ง๐จ ๐ก๐ ๐๐จ๐ง๐ฌ๐ข๐๐๐ซ๐๐ญ๐จ, ๐ฆ๐ ๐๐ก๐ ๐๐ฌ๐ข๐ฌ๐ญ๐ ๐ ๐๐ข ๐๐ฎ๐ข ๐ช๐ฎ๐๐ฅ๐๐ฎ๐ง๐จ ๐๐จ๐ฏ๐ซร ๐๐๐ซ๐ฌ๐ข ๐ฎ๐ง๐ ๐ซ๐๐ ๐ข๐จ๐ง๐: ๐ช๐ฎ๐๐ฅ๐ฅ๐จ ๐๐๐๐ข๐ง๐ข๐ญ๐จ ๐ฉ๐ซ๐๐๐ข๐ฌ๐๐ฆ๐๐ง๐ญ๐ ๐๐จ๐ฆ๐ “๐๐ซ๐๐ ๐๐จ๐ง ๐ฉ๐ซ๐๐ฌ๐๐ง๐ณ๐ ๐๐ข ๐ฌ๐ฉ๐๐๐ข๐ ๐๐ง๐ข๐ฆ๐๐ฅ๐ข ๐ญ๐ฎ๐ญ๐๐ฅ๐๐ญ๐ ๐๐ ๐๐จ๐ง๐ฏ๐๐ง๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ข ๐ข๐ง๐ญ๐๐ซ๐ง๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐๐ฅ๐ข”.
Di conseguenza, le uniche aree di accelerazione possibili in quel perimetro
sono esclusivamente tetti e superfici impermeabilizzate.
Ozieri รจ solo un esempio, per quanto eclatante, di un approccio che sta
stringendo l’intera Sardegna in una morsa mortale. Non รจ un caso isolato, ma il
simbolo di un metodo che calpesta la nostra terra, trattandola come un deserto
disabitato o, peggio, un luogo ormai rassegnato alla propria fine.
Se il target al 2030 si copre con meno ettari di quelli proposti dal GSE, ๐ฅ๐ ๐๐๐ ๐๐๐ฏ๐ ๐ญ๐จ๐ซ๐ง๐๐ซ๐ ๐ข๐ง๐๐ข๐๐ญ๐ซ๐จ ๐ ๐ซ๐ข๐๐ฎ๐ซ๐ซ๐ ๐ข ๐ฉ๐๐ซ๐ข๐ฆ๐๐ญ๐ซ๐ข ๐๐ฅ ๐ฆ๐ข๐ง๐ข๐ฆ๐จ ๐ข๐ง๐๐ข๐ฌ๐ฉ๐๐ง๐ฌ๐๐๐ข๐ฅ๐ ๐, ๐ฌ๐ ๐ฅ๐ ๐๐ซ๐๐ ๐๐ข ๐๐๐๐๐ฅ๐๐ซ๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ ๐ฌ๐จ๐ฏ๐ซ๐๐ฌ๐ญ๐๐ง๐จ ๐ข๐ฅ ๐ญ๐๐ซ๐ ๐๐ญ – ๐๐จ๐ง ๐ฅ๐ ๐๐๐ซ๐ญ๐๐ณ๐ณ๐ ๐ฆ๐๐ญ๐๐ฆ๐๐ญ๐ข๐๐ ๐๐ข ๐ฎ๐ง๐ ๐๐๐ง๐ญ๐ข๐๐ซ๐ข๐ณ๐ณ๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ ๐ซ๐๐ฉ๐ข๐๐ ๐ ๐ ๐๐ซ๐๐ง๐ญ๐ข๐ญ๐, ๐๐จ๐ง ๐ช๐ฎ๐๐ฅ๐ ๐ ๐ข๐ฎ๐ฌ๐ญ๐ข๐๐ข๐๐๐ณ๐ข๐จ๐ง๐ ๐ฌ๐ข ๐๐จ๐ง๐ญ๐ข๐ง๐ฎ๐ ๐๐ ๐จ๐๐๐ฎ๐ฉ๐๐ซ๐ ๐ ๐๐๐ญ๐ฎ๐ซ๐ฉ๐๐ซ๐ ๐ข๐ฅ ๐ซ๐๐ฌ๐ญ๐จ ๐๐๐ฅ๐ฅ’๐๐ฌ๐จ๐ฅ๐?
I sindaci che si professano anti speculazione impugnino quella delibera,
dimostrino con i fatti di essere dalla parte della Sardegna!
La transizione energetica non puรฒ essere trasformata in un dogma assoluto,
nรฉ in una divinitร dinanzi alla quale sacrificare ogni altro diritto o valore
fondamentale. Dalla Regione non accettiamo piรน zone d’ombra: pretendiamo
trasparenza, coerenza e, soprattutto, ๐๐ข๐ ๐ง๐ข๐ญร ๐ข๐ฌ๐ญ๐ข๐ญ๐ฎ๐ณ๐ข๐จ๐ง๐๐ฅ๐… ๐ช๐ฎ๐๐ฅ๐ฅ๐ ๐ ๐ซ๐๐ง๐๐ ๐ฌ๐๐จ๐ง๐จ๐ฌ๐๐ข๐ฎ๐ญ๐!
martedรฌ 1 luglio 2025
sulla legge elettorale in Sardegna
Sulla legge
elettorale sarda, una risposta a Roberto Loddo - Giuseppe Mariano
Delogu
Scrivo in rappresentanza della Rete SarDegna
Iniziativa Popolare che dal mese di marzo raccoglie le firme per una proposta
di legge elettorale di iniziativa popolare incentrata sul superamento
dell’elezione diretta del presidente e l’elezione del consiglio con sistema
proporzionale.
Nel condividere le motivazioni dell’articolo a firma di Roberto Loddo vorrei osservare che quanto
affermato in esso (“Prendo atto che la tendenza dell’opinione pubblica รจ
decisamente orientata ad affidarsi e concentrare piรน poteri verso una sola
persona togliendo potere e rappresentanza al sistema dei partiti. Il popolo ha
letteralmente messo in stand-by il sistema dei partiti e si รจ affidato da un
lato a comitati elettorali e clientelari e dall’altro lato a degli stregoni che
sintetizzano la rabbia degli esclusi.”) sembra quasi un aprioristico
luogo comune per difendere l’ineluttabilitร del presidenzialismo, come se la
legge avesse ricevuto il divino mandato dal popolo e dal quale non si possa
tornare indietro; viceversa, nel reale incontro con le migliaia di persone che
si sono fermate a discutere nei nostri banchetti, questo presunto “essere
orientati ad affidarsi” in realtร non esiste, semmai รจ una rassegnazione
indotta da chi ha messo il carro davanti ai buoi in nome della “stabilitร ” e
“governabilitร ”, feticci che la storia dimostra di essere re nudi.
Al contrario, nelle nostre molteplici attivitร di
informazione e sensibilizzazione sui temi della qualitร della democrazia in
Sardegna, quando si svelano le criticitร pesanti della legge in vigore e i
cittadini prendono atto dei trucchetti della legge-truffa, essi si indignano
pesantemente firmando convintamente e senza nessun rimpianto del
presidenzialismo e della sua connaturata sottrazione di democrazia.
A breve presenteremo i risultati della nostra
iniziativa che abbiamo condotto soli, senza ausilio di stampa o gruppi forti,
ma solo con l’entusiasmo civico di lavorare per un fine comune; auspichiamo
come Rete SarDegna Iniziativa Popolare che il Consiglio regionale, nella
pienezza delle sue competenze, prenda in carico il testo sostenuto dalle firme
dei cittadini sardi e ci dia una buona legge, non una qualunque, non una
semplice modifica di uno o due commi, ma quella che riporti la fiducia negli
elettori e restituisca alla Sardegna una assemblea legislativa che lo
rappresenti.
Una riflessione piรน generale mi induce inoltre a
sottolineare il grande equivoco in cui da anni รจ piombata la “sinistra” tutta
(dimentica della lezione impartita da Palmiro Togliatti alla Camera dei
deputati di lunedรฌ 8 dicembre 1952 [1] nel suo intervento contro la
legge-truffa) accettando il principio semplificatore del presidenzialismo
come panacea dei mali del paese, e indicando nel proporzionale puro le radici
della corruzione, delle malversazioni, del cattivo governo. Cosรฌ facendo la
sinistra sta alimentando la madre di tutte le leggi truffa: il premierato della
Meloni, obiettivo dichiarato e perseguito dai tempi neri della P2.
Mi chiedo: come si puรฒ sostenere la battaglia contro
il premierato in Italia se non si mette in discussione il feticcio del
“presidente solo al comando” e si spingono gli elettori a fuggire dal voto
(altro che “affidarsi ai comitati elettorali”!) creando coalizioni
artificiose per la sola matematica elettorale e non per ripristinare terreni
aperti di democrazia? Viviamo in tempi bui, direbbe Brecht, tempi di guerre
fatte senza essere dichiarate dalle autocrazie, realizzate attraverso sistemi
tecnologici e militari che la storia non ha conosciuto prima.
L’unica via per difenderci รจ il ripristino della
democrazia reale.
Con la raccolta di firme da parte della Rete Sardigna
Iniziativa Popolare ci rivolgiamo alle persone, direttamente, senza mediazioni
di sigle o bandiere, e ci accorgiamo che la gente รจ piรน matura di quanto alcuni
politici sostengano con affermazioni tipo “la legge elettorale รจ materia di
esperti, la gente non puรฒ elaborare proposte cosรฌ complesse”.
Non รจ cosรฌ. La gente risponde. Positivamente.
Giuseppe Mariano Delogu รจ il presidente di Rossomori
de Sardigna e referente della Rete SarDegna iniziativa popolare
[1]“nella elezione sta il germe di tutto ciรฒ che รจ
veramente costituzionale, che questa รจ la legge matrice del libero popolo, che
se tutte le leggi fossero buone e la legge elettorale pessima in quel paese vi
sarebbe agitazione, sventura, tirannide” in L. Canfora “La trappola – Il vero
volto del maggioritario, Sellerio ed. 2019
Con la delibera n. 32/63 del 18 giugno
2025, la Giunta
regionale della Sardegna ha stanziato 3 milioni di euro, distribuiti su tre
anni, per incarichi esterni di studio, ricerca e consulenza.
Di questi, ben 300 mila euro sono destinati
specificamente alla predisposizione di un disegno di legge elettorale e della
legge statutaria. Il commento di Sardegna chiama Sardegna:
«ร una decisione che pone problemi molto seri, tanto
sul piano democratico quanto su quello politico-istituzionale. Affidarsi a
consulenze esterne non รจ, di per sรฉ, un errore. Ma in questo caso si tratta di
un ribaltamento della logica democratica. Si parte dalle consulenze prima
ancora di aprire un confronto istituzionale e pubblico su due temi fondamentali
come la riforma della legge elettorale e della legge statutaria.
In secondo luogo, appare l’ennesimo spreco di risorse
pubbliche. La Presidente e la Giunta dispongono giร di risorse interne
qualificate: basti pensare alla Direzione Generale della Presidenza e
all’Ufficio della Presidente, con il suo ricco staff costruito grazie
alla L.R. 10/2021, la cosiddetta legge “poltronificio” ereditata da Solinas e non cancellata
o riformata.
Ancora piรน grave รจ la dilazione dei tempi. Le risorse
vengono distribuite su tre anni, segno evidente che la Giunta non intende fare
della riforma un’urgenza politica, ma piuttosto un tema da rinviare. Si ripete
cosรฌ un copione giร visto: diluire per non fare. Prendere tempo fino all’ultimo
momento utile della legislatura, per poi constatare – ancora una volta – che
“non ci sono piรน i tempi tecnici”. Un alibi, non un progetto.
Nel frattempo, perรฒ, la societร sarda ha giร avviato
il confronto. Il percorso “Ricostruiamo la democrazia sarda”, promosso da
un’ampia rete di forze politiche, sociali e sindacali, ha realizzato quattro
assemblee itineranti a Bauladu, Nuoro, Sassari e Cagliari, con il coinvolgimento
di centinaia di cittadini, comitati, movimenti e associazioni. Un’esperienza di
democrazia partecipata, reale, che ha messo al centro il tema della
rappresentanza politica, territoriale e di genere, e che ha prodotto contributi
concreti per una riforma della legge elettorale piรน giusta e inclusiva.
Ma non solo: รจ in corso una raccolta firme per una
proposta di iniziativa popolare promossa dalla “rete SarDegna Iniziativa
popolare”; รจ stata depositata in Consiglio regionale una proposta di legge di
Alleanza Verdi-Sinistra, elaborata dalla scuola di cultura politica Francesco
Cocco; Progetto Sardegna ha proposto da mesi una modifica delle soglie di
sbarramento. In generale, si discute di questi temi da anni, con autorevoli
contributi politici, accademici e civici. ร inaccettabile che tutto questo
venga ignorato. La Presidente non puรฒ pretendere di decidere nel chiuso degli
uffici, nรฉ trasformare il Consiglio in un organo chiamato solo a ratificare
elaborazioni esterne. Statuto e legge elettorale non sono affari tecnici: sono
le regole del gioco democratico e, come tali, vanno costruite in pubblico, con
la voce della cittadinanza e il protagonismo del Consiglio.
Per questo chiediamo che si apra subito una
discussione nella I Commissione Autonomia del Consiglio regionale, che vengano
auditi i promotori dei percorsi giร in campo, che il Consiglio riaffermi la
propria centralitร e non accetti di essere esautorato.
O si cambia ora, o si rischia per l’ennesima volta di
non cambiare nulla. La democrazia non si appalta: si costruisce insieme, con
metodo, partecipazione e coraggio.»
venerdรฌ 23 maggio 2025
Sardegna tra propaganda di guerra e «dissenso debole» - Cristiano Sabino
Sardegna tra propaganda di guerra e «dissenso debole» - Cristiano Sabino
La Sardegna,
da sempre terreno di sperimentazione militare e cavia silenziosa delle
politiche di guerra italiane e NATO, รจ oggi anche laboratorio di una nuova
forma di ingegneria ideologica: la propaganda umanitaria militarizzata. Con la
maxi-esercitazione Joint Stars 2025, le forze armate italiane – in
sinergia con il Comune di Cagliari e la Regione Sardegna – hanno costruito un
palinsesto propagandistico perfettamente allineato alle logiche del war-washing
pianificato lo scorso 19 marzo dalla Commissione Europea con la
pubblicazione del “Libro bianco per la difesa”, un documento di
indirizzo politico che riunisce le proposte per rafforzare e rilanciare in
grande stile l’industria bellica in Europa, nel contesto del noto piano
guerrafondaio “ReArm Europe/Readiness 2030”.
ร da
leggersi sotto questo rispetto l’evento “Joint Stars for Charity” organizzato
lo scorso 10 e 11 maggio dall’Esercito italiano e dalle principali istituzioni
regionali a Cagliari: mascherare le operazioni belliche sotto la patina della
beneficenza, dell’inclusione sociale, dello sport e dei diritti dell’infanzia.
Ma questa
operazione, lungi dall’essere una semplice trovata mediatica, ha caratteristiche
molto piรน profonde e pericolose: si tratta dell’attivazione di un laboratorio
di propaganda coloniale e di guerra, con la Sardegna che fa un salto di
qualitร nel suo ruolo di area strategica all’interno della NATO, passando
dall’essere una "vetrina pacificata" dell’impero utile come passivo
campo di sperimentazione dei sistemi d’arma a vero e proprio laboratorio
proattivo per la costruzione del consenso verso la nuova dottrina dell’economia
e della cultura di guerra voluta dalle oligarchie europee e avviata a pieno
regime con il piano di riarmo da 800 miliardi in funzione anti russa e
anticinese.
Parte I
Il salto di qualitร
La
Sardegna come avamposto della normalizzazione della guerra
La
"Joint Stars" si svolge periodicamente nella terra piรน militarizzata
d’Europa: la Sardegna. ร stata definita come la "principale esercitazione
nazionale della Difesa". Questa attivitร , pianificata e condotta dal
Comando Operativo di Vertice Interforze (COVI) si รจ concentrata
sull'addestramento delle truppe in scenari complessi, comprendendo operazioni
anfibie e controllo del territorio, come dimostrato dall'esercitazione di
sbarco avvenuta a Capo Teulada.
Tutto ciรฒ
non rappresenta certo una novitร , visto che gli abitanti dell’ultima colonia
oltremare dello Stato italiano sono abituati da settant’anni a vedere
periodicamente interdette gigantesche porzioni di territorio, interi litorali e
perfino la maggior parte della volta celeste.
Ma
l’edizione 2025 resterร nella storia per un salto di qualitร nella
militarizzazione coloniale dell’isola. Parallelamente alla solita invasione di
scarponi, anfibi e bombardamenti per terra, cielo e mare, viene sviluppata
l'iniziativa "Joint Stars for Charity", caratterizzata da
screening sanitari pediatrici gratuiti offerti a bordo della nave Trieste
della Marina Militare, ormeggiata nel porto di Cagliari, del resto giร da
tempo ampiamente militarizzato. Questa iniziativa ha suscitato un acceso
dibattito pubblico, polarizzando l'opinione tra coloro che ne hanno lodato gli
scopi benefici e chi, invece, l'ha criticata come forma di propaganda bellica.
Parafrasando
il famoso motto latino “si vis pacem, para bellum”, potremmo dire che lo slogan
della Joint Stars 2025 puรฒ essere cosรฌ riassunto: “se vuoi preparare la
guerra, presentala sotto le rassicurante spoglie della pace e dell’innocenza”.
Agli inizi
di maggio infatti, sui social sardi, ha iniziato a rimbalzare la locandina
dell’evento intitolato “Un gesto meraviglioso come il sorriso di un bambino”,
iniziativa organizzata dal “Comando operativo di vertice interforze”, con
partner principali del calibro di Leonardo SPA, RWM Italia,Terna e Unicredit.
L’evento si
รจ svolto in due luoghi distinti, ma uniti da una sapiente e distopica strategie
propagandistica: l’ospedale G. Brotzu di Cagliari e la nave da
guerra “Trieste” ormeggiata appunto nel porto di Cagliari. Il tema
dell’infanzia รจ il fil rouge che indora la supposta bellica
somministrata all’opinione pubblica sarda. Cosรฌ, mentre all’ospedale andava in
scena lo spettacolo musicale della fiaba “Pierino e il lupo” dedicato ai
bambini ospedalizzati e la contestuale consegna di doni ai medesimi bambini,
sulla nave da guerra si esibiva la banda interforze e venivano effettuati gli
“screening sanitari gratuiti per i bambini”.
Utilizzare
la salute e i bambini per normalizzare la presenza militare direttamente nel contesto
civile (ospedali, porti, scuole, ecc..) รจ giร raccapricciante di per sรฉ. Ma la
cosa appare ancora piรน grave se si pensa a chi ha patrocinato l’evento.
In calce alla locandina figuravano infatti i loghi del gratuito
patrocinio concessi dal Comune di Cagliari e dalla Regione Autonoma di
Sardegna, entrambe a guida “campo largo”.
Come si puรฒ
leggere sul sito della RAS, il patrocinio gratuito (ma il discorso รจ analogo
per il Comune) «si esprime con la concessione dell'utilizzo dello stemma
istituzionale del Consiglio regionale della Sardegna, รจ una forma di adesione e
manifestazione di apprezzamento per iniziative senza scopo di lucro ritenute
meritevoli per le loro finalitร sociali, culturali, artistiche, filantropiche,
scientifiche, sportive che si svolgono di norma nel territorio sardo e che
rientrano negli ambiti di competenza normativa della Regione Autonoma della
Sardegna. ร concesso in forma discrezionale dal Presidente del Consiglio
regionale e non รจ da considerarsi un atto amministrativo ma una mera volontร ».
Quindi vale
la pena chiedersi, chi governa Regione e Comune di Cagliari? I fascisti? I
guerrafondai del Governo Meloni? Una coalizione di “centro sinistra” a trazione
calendiana? No, a Cagliari il sindaco (che deve dare l’ultima parola sul
patrocinio) รจ Massimo Zedda, volto noto del “progressismo” sardo a sinistra del
PD, eletto con il sostegno, fra gli altri, di Sinistra Futura, Progressisti,
Alleanza Verdi-Sinistra, Movimento 5 Stelle e gli “indipendentisti” di A
Innantis. In Regione governa Alessandra Todde, nota esponente del M5S, contiana
di ferro e oratrice alla piazza contro il riarmo organizzata lo scorso aprile dai
pentastellati.
Insomma, Houston,
abbiamo un problema!
Un'altra
locandina, sempre siglata dal “Comando Interforze”, con in primo piano
l’immagine della nave da guerra Trieste, invitava la popolazione a visitare la
nave stessa e ad “effettuare screening pediatrici gratuiti”, specificando che
“i medici e i sanitari del DMML di Cagliari e della Croce Rossa Italiana
saranno a tua disposizione negli ambulatori di bordo per screening”. La novitร
che emerge da questa nuova propaganda รจ la collaborazione con l’USR,
cioรจ con l’Ufficio Scolastico Regionale della Sardegna, oltre che con la ASL.
Lo shock
nell’opinione pubblica sarda รจ stato forte. Da una parte l’immagine del bambino
sorridente, perchรฉ accudito dai medici della Trieste, dall’altra parte la
realtร di una sanitร pubblica sarda sempre piรน inefficiente, con liste d’attesa
di anni per esami salvavita o addirittura senza alcuna possibilitร di
prenotazione tramite CUP. A fare da contrasto alla propaganda militarista
patrocinata dai “progressisti”, “ambientalisti” e “indipendentisti” sardi anche
le orride immagini dei bambini palestinesi e yemeniti fatti a pezzi con quegli
stessi sistemi d’arma forniti da Leonardo SPA e RWM Italia a Israele e
coalizione saudita. Quest’ultima multinazionale produce bombe proprio a
Domusnovas, in Sardegna e da anni un movimento si batte per la sua
riconversione ad uso civile.
Normalizzazione
della guerra e normalizzazione del dissenso
L’essere
laboratorio della propaganda di guerra della Sardegna non si risolve perรฒ
soltanto nell’evento "Joint Stars for Charity" e nella sua
architettura sofisticata e lungimirante dal punto di vista degli ideatori. La
Sardegna diventa parallelamente anche un laboratorio egemonico del dissenso,
nella misura in cui di fronte a questa operazione, una serie di soggetti
organici alla Giunta hanno cercato di intestarsi la protesta.
In un comunicato
congiunto i Consiglieri regionali di Sinistra Futura, Movimento 5
Stelle Sardegna e Alleanza Verdi Sinistra hanno
infatti preso le distanze dalle medesime maggioranze che sostengono e quindi
hanno di fatto sconfessato il patrocinio concesso dal Comune di Cagliari e
dalla Regione Autonoma di Sardegna, auspicando che la “Sardegna sia
costruttrice di pace”.
Nel
documento si stigmatizza «ogni azione atta a giustificare e a rendere popolare
e socialmente accettata la guerra รจ da bandire» e, dopo aver criticato alcune
iniziative del Parlamento europeo e del Governo italiano, i firmatari attaccano
quelle forze che “vorrebbero svuotare i granai per riempire gli arsenali» e si
propongono come «una voce dissonante per essere costruttori di pace e un
autentico presidio della nostra Costituzione repubblicana». [qui]
Stessa
operazione da parte dell’associazione “indipendentista” filo governativa A
Innantis che ha diffuso sui suoi social un articolo intitolato “Anche
no. Con Joint Stars l’esercito italiano offre screening ai bambini sardi”
firmato presumibilmente da un suo sodale, Francesco Ledda, dove si puรฒ leggere
che l’intera operazione รจ «una vera e propria beffa da parte dello Stato
italiano». Al contrario del documento dei “progressisti” perรฒ Ledda, critica
anche il patrocinio: «una cosa in questo quadro non ci รจ chiara e proprio
non capiamo: il patrocinio della Regione e del Comune di Cagliari. Non capiamo
davvero come si possa pensare che associare la guerra alla salute, nel contesto
di presa in giro dei sardi che รจ stato descritto finora, e non condividiamo
pensare l’accettazione di questo “war-washing” da parte dell’esercito.
Non sappiamo
chi ha deliberato questa decisione, ma dopo la presa di distanza da parte dei
partiti della maggioranza, ci auguriamo che possa davvero seguire una seria
risposta alle prese in giro dello Stato italiano» [qui]
.
Insomma, nel
documento dei partiti “progressisti” e “costituzionalisti” l’indignazione si
ferma ad una mera dichiarazione di principi senza toccare la questione
“patrocinio”, nella narrazione di A Innantis, il gran cattivone รจ lo Stato
Italiano e poi c’รจ il gran mistero del folletto che ha «deliberato questa
decisione».
A queste
prese di posizione si รจ aggiunta “la nota stampa della Segreteria della
Camera del lavoro CGIL di Cagliari con la richiesta di ritirare i patrocini
istituzionali” , la stessa organizzazione sindacale che solo due mesi fa non
trovava nulla di strano nell’aderire alla piazza guerrafondaia, pro riarmo e
suprematista chiamata dal Gruppo Gedi.
L’operazione,
in tutti questi casi, รจ raffinata e deve essere valutata con il dovuto
criterio, anche alla luce del fatto che tutte queste prese di posizione,
addirittura da parte del partito che esprime la governatrice Todde, non hanno
determinato la rimozione del patrocinio. E il patrocinio – bisogna
sottolinearlo - puรฒ essere ritirato senza problemi, vista la natura gratuita e
valoriale del sostegno. Ciรฒ รจ dimostrato anche dalla discussa revoca con cui la
Regione Lazio ha tolto il sostegno al pride (qui).
Sarebbe dunque bastato motivare la scelta, anche in ragione del fatto che
la governatrice รจ salita sul palco della manifestazione del 5 aprile a Roma
contro il riarmo, sottolineando come quella della caritร e della solidarietร
rappresenta solo una patina per un’operazione di war-washing infiocchettata
dall’Esercito e sostenuta finanziariamente da chi con il suo businnes ai
bambini contribuisce a togliere per sempre il sorriso, insieme a tutti i diritti,
incluso il diritto alla vita.
Evidentemente siamo dentro una splendida bolla di apparenze e anche queste
prese di posizione fanno parte della bolla, costituendone la superficie piรน
luminosa e colorata. Perchรฉ a questi comunicati non รจ seguito un serio
dibattito in Consiglio Regionale e nel Consiglio Comunale di Cagliari e magari
una mozione di sfiducia a Sindaco e Governatrice? Se alle prese di posizione
morali e civili non segue nessun atto concreto che senso ha esibire la coda da
pavone e tingerla con i colori arcobaleno della pace, con il verde speranza
dell’albero deradicato d’Arborea e con il rosso delle rivendicazioni sindacali?
Ovviamente tutto ciรฒ non รจ privo di valore, anzi tali prese di posizione
assolvono alla funzione rituale dell’antagonismo conformista in cui oggi
consiste il dispositivo per controllare e pilotare ogni forma – seppur blanda –
di dissenso reale. ร una strategia che viaggia tra il conscio e l’inconscio e
che assomiglia tanto a quegli splendidi versi di Don Raffae’ di De Andrรฉ: “Si
costerna, s'indigna, s'impegna. Poi getta la spugna con gran dignitร ”. Nel
contesto della canzone, a costernarsi, indignarsi e a gettare la spugna dopo
essersi lavato la coscienza era lo Stato, nel nostro tempo invece รจ la
“sinistra progressista”, l’ “indipendentismo di governo”, il “movimento dei
cittadini” e perfino tanti “antagonisti”. Ed รจ esattamente di questo raffinato
e nuovo dispositivo egemonico che ci occuperemo nella seconda parte
dell’articolo.
Il panottico del dissento: il
caso Sardegna – Cristiano Sabino
Inseriamo la
seconda parte dell'editoriale pubblicato ieri, "Sardegna tra propaganda di
guerra e 'dissenso debole'"
Il panottico del dissento
Che tutto
questo non sia frutto del caso o di una diffusa mancanza di cultura politica ma
obbedisca ad un dispositivo ben preciso di sgretolamento di ogni possibile
reale opposizione all’economia e alla cultura della guerra, del riarmo e della
colonizzazione รจ dimostrato da alcuni fatti emersi a ridosso dell’evento
organizzato a Cagliari.
Era ancora
caldo lo strascico delle polemiche dovute allo scandalo della concessione del
patrocinio all’evento della Joint Stars for Charity, quando sui
canali della lista governativa Sinistra Futura veniva
pubblicata una nuova iniziativa: “Fermare il massacro della popolazione.
Riconoscere lo Stato di Palestina”. Sorvolando sul fatto che il genocidio
in atto venga derubricato come “massacro”, รจ interessante notare come gli
organizzatori non abbiano trovato alcun problema nell’affidare l’intervento
conclusivo allo stesso sindaco di Cagliari Massimo Zedda che ha concesso il
patrocinio ad un evento finanziato da Leonardo SPA e da RWM Italia. Non
stiamo parlando di un semplice saluto e di una presenza istituzionale, ma
dell’acme politico di tutto l’evento: la sintesi finale che trae dall’evento le
conclusioni politiche.
Tra gli
interventi programmati anche quello di Piero Comandini, presidente del
Consiglio Regionale Sardo ed esponente di spicco del PD sardo, di un partito
cioรจ che neppure formalmente ha criticato la concessione del patrocinio, non
figurando tra i firmatari del documento che abbiamo analizzato sopra.
Riepilogando
per punti e riassumendo per passaggi logici tutto ciรฒ abbiamo che:
- Comune di Cagliari e Regione
Autonoma di Sardegna, a maggioranza “Campo Largo” e guidati da figure di
spicco del progressismo “a sinistra” del PD quali Zedda e Todde, concedono
il patrocinio ad un evento di becera propaganda di guerra finanziato da
multinazionali che vendono armi a Israele e alla coalizione saudita;
- una parte di questa stessa
maggioranza protesta pubblicamente dissociandosi dall’evento ma non chiede
la revoca del patrocinio, a parte A Innantis che perรฒ incolpa non le elites
sarde ma lo “Stato italiano”;
- Il patrocinio non viene
revocato nonostante ciรฒ sia legalmente possibile;
- Gli stessi “dissociati”
(Sinistra Futura) pochi giorni dopo organizzano un evento sulla Palestina
invitando a parlare i medesimi esponenti politici protagonisti della
concessione del patrocinio all’operazione di propaganda di guerra
finanziata dalle multinazionali della guerra.
Che
significato ha tutto ciรฒ? Puรฒ essere ridotto a mera cialtroneria o si tratta
piuttosto di una strategia ben precisa dotata di finalitร precipue?
In realtร
tracce di risposta a questa domanda si trovano nello stesso documento congiunto
dei partiti “progressisti”.
Nel
comunicato firmato da Sinistra Futura, M5S e AVS compare il riferimento
alla Risoluzione del Parlamento europeo del 2 aprile 2025 sull'attuazione
della politica di sicurezza e di difesa comune e in particolare la critica
all’articolo 165 che «invita l'UE e i suoi Stati membri a mettere a punto
programmi educativi e di sensibilizzazione, in particolare per i giovani, volti
a migliorare le conoscenze e a facilitare i dibattiti sulla sicurezza, la
difesa e l'importanza delle forze armate, e a rafforzare la resilienza e la
preparazione delle societร alle sfide in materia di sicurezza» e all’ articolo
167 che «chiede, inoltre, di mettere a punto programmi di formazione dei
formatori e di cooperazione tra le istituzioni di difesa e le universitร degli
Stati membri dell'UE, quali corsi militari, esercitazioni e attivitร di
formazione con giochi di ruolo per studenti civili».
La
“sinistra” del campo largo al governo del capoluogo di Regione e della medesima
Regione Autonoma si dimostra dunque consapevole del progetto egemonico
per sgretolare la vocazione pacifista e contraria al riarmo dell’opinione
pubblica.
La citata risoluzione
accoglie con favore il piano "ReArm Europe" approvato dal Consiglio
Europeo nel marzo 2025 il quale – รจ bene ricordarlo – contiene una clausola di
salvaguardia che consente ai paesi membri di contrarre debito per spese
militari senza violare il Patto di Stabilitร e Crescita. Oltre al riarmo
insomma la beffa. Dopo che per decenni i Governi e le tecnocrazie europee hanno
ripetuto meccanicamente che non si deve fare debito per soddisfare la domanda
di diritti e protezione sociale ora sdoganano il debito stesso per favorire la
corsa agli armamenti e la preparazione delle ostilitร con Russia e Cina.
Se c’รจ una
cosa che dimostra la storia del movimento socialista e progressista variamente
inteso รจ che davanti alla guerra non รจ possibile assumere posture ambigue. Chi
sostiene con il voto politiche belliciste, favorevoli al riarmo, compatibili
con il sostegno a stati terroristici come Israele e subalterne alle strategie
di allargamento del blocco NATO, non puรฒ mai e in nessun caso essere un
interlocutore politico.
Di fronte
alla guerra, al riarmo, all’escalation e davanti al piano inclinato
dell’economia e della cultura di guerra teorizzate a chiare lettere dalle
oligarchie europee e messe nero su bianco nella risoluzione di Politica di
Sicurezza e Difesa Comune approvata lo scorso 2 aprile 2025, non รจ
possibile scendere a compromessi.
E invece, in
questo caso, non solo i compromessi si fanno, ma si sta allegramente al
banchetto insieme con chi «inneggia alla guerra» (da qui).
Se le parole hanno un senso, se veramente si crede che si stia preparando
la guerra e se si prendono sul serio i medesimi documenti europei, come รจ
possibile che non esistano conseguenze davanti ad un atto gravissimo come
quello di concedere il patrocinio ad un laboratorio avanzato di indottrinamento
guerrafondaio come quello a cui abbiamo assistito lo scorso 10 e 11 maggio a
Cagliari?
Proprio in ragione del fatto che l’intera opinione pubblica deve cambiare
di segno e abbandonare le sue posizioni ostili a guerra e riarmo, รจ necessario
comunicare a tutte le oligarchie guerrafondaie che di fatto votano e deliberano
a favore degli invii di armi, del riarmo e di tutti i vari provvedimenti che
gettano oggettivamente le premesse per un nuovo conflitto globale, che non
esistono conseguenze di alcun genere alle loro azioni e che chi esercita
egemonia nel mondo del pacifismo rappresentando la “sinistra” e l’
“antagonismo” potrร abbaiare, ma non morderร .
Se i consiglieri, i deputati, gli europarlamentari, i sindaci, i presidenti
di Regione deliberano a qualunque livello per la propaganda e l’economia di
guerra o per la guerra vera e propria, il messaggio da dare รจ che ci sarร
qualche comunicato, comparirร qualche dichiarazione, qualche bandierina di
qualche cespuglio progressista o presunto tale comparirร qua e lร , qualche
leader colorerร di tonalitร arcobaleno qualche orazione o posterร qualche presa
di posizione critica, ma poi non accadrร assolutamente nulla. Nessun Governo
cadrร . Le Giunte regionali e comunali resteranno al loro posto, le alleanze
elettorali rimarranno salde in nome della sacra unione contro la “destra” e
accadrร persino che i massimi dirigenti del Partito della Guerra verranno
invitati a parlare di pace. Oppure, all’inverso, accadrร , come รจ avvenuto a
Sassari lo scorso 14 maggio, che sarร il PD ad organizzare un convegno dal
titolo “Tra conflitti e speranze. Il cammino dell’Europa per la pace” e nel
parterre figureranno i vari esponenti della bandiera arcobaleno, che stanno sempre
in prima fila ad ogni marcia o manifestazione per la pace.
Ma quale cammino per la pace dell’Europa? Quello di ripetuti invii di armi
sempre piรน letali, sempre piรน offensive e sempre piรน inutili in Ucraina e di un
milione di morti causato dall’assenza totale di strategie diplomatiche? Quella
del kit di sopravvivenza in previsione del conflitto termonucleare da
affrontare con un mazzo di carte e una power bank per il telefono? Quello delle
auto sanzioni e dell'auto sabotaggio al gasdotto che consentiva al continente
europeo un approvvigionamento energetico a basso impatto ambientale e a basso
costo e che oggi ci obbliga a comprare il GLN americano al triplo del prezzo?
Quello dell'appoggio al colpo di stato in Ucraina indotto dagli USA per
installare basi missilistiche a un tiro di schioppo da Mosca? Quello degli 800
miliardi sottratti a scuola e sanitร per comprare armi statunitensi? Quello
della Germania che, dopo aver scatenato due guerre mondiali, annuncia con nonchalance che
sta preparando «l’esercito piรน forte del Continente»? Quello del silenzio e
della complicitร di fronte al criminale genocidio a Gaza perpetuato sotto il
gentile patrocinio dell’amministrazione democratica di Biden?
Domando: che ci faceva l'ANPI a questo convegno di war washing del PD? Non
sono una associazione che ricorda i partigiani? I partigiani nel secondo dopo
guerra lottavano per la pace e smascheravano i guerrafondai, non ci facevano
fichi fichi insieme.
Cosa ci faceva Emergency? Non รจ una associazione schierata senza e se e
senza ma contro il partito unico della guerra? Avete dimenticato le parole di
Gino Strada:
“Mi invitano ai talk show per parlare di pace, poi sul divano a fianco c’รจ
uno che fabbrica armi. ร come chiamare un oncologo e un venditore di sigarette
alla stessa tavola rotonda.”
Questa politica dell'ipocrisia insanabile, della facciata, del volemose
bene, del tengo famiglia, questa fiera del circo del progressismo sassarese che
mostra ad ogni occasione la faccia piรน conveniente, va denunciata e combattuta.
Tutto nella norma? Cos' รจ uno scherzo?
Si possono stimare anche alcuni percorsi individuali di politici e
attivisti che si trovano in questa rete infernale di compromissione e
sdoganamento del partito trasversale della guerra, ma come sosteneva Aristotele
in riferimento al suo rapporto di dissenso con Platone “amicus Plato, sed magis
amica veritas".
Cos’รจ e come funzione il «dissenso debole»
Dobbiamo essere chiari, tutto questo non accade per caso, ma fa parte di
una medesima partita di giro. ร finito il tempo in cui nei movimenti venivano
infiltrati agenti provocatori con lo scopo di praticare la strategia della
tensione e liquidare le formazioni del dissenso con la criminalizzazione.
Dobbiamo capire che la strategia รจ cambiata. Sebbene restino molte tessere da
piazzare, sembra chiaro che oggi la strategia piรน efficace per fare
piazza pulita di ogni potenziale opposizione, รจ disinnescare l’opposizione
stessa, utilizzando argomenti e temi di distrazione di massa come la retorica
antifascista e la sensibilitร diffusa sui diritti civili. Il gioco รจ
semplice: si individuano dei temi di identitร culturale forte, si sceglie di
radicalizzarli e contemporaneamente di isolarli dal resto dell’agenda politica,
cosรฌ si avrร la sensazione del conflitto, dell’opposizione, della
dialettica quando in realtร tutto si gioca sul piano di ombre cinesi. Sui
temi strutturali – strutturali in senso sia marxista che
geopolitico e geostrategico – si pratica poi la massima ecumenicitร e il
massimo laissez faire. ร questo il cuore della strategia
che traghetta dalla “strategie della tensione” per sbaragliare i
movimenti sociali potenzialmente ostili al piano del “dissenso debole” per
riassorbire e assoldare i movimenti sociali stessi.
Dopotutto รจ molto meglio rendere debole e dunque innocuo il dissenso che
combatterlo.
Il dissenso รจ “debole” non per sua natura, ma per effetto di una strategia
ben precisa e ben studiata. Per rendersene conto basta porsi una domanda. Cosa
accadrebbe se la Regione governata da forze che partecipano al Gay Pride avesse
offerto il suo patrocinio ad un evento di associazioni “pro-life”? La
risposta la sappiamo tutti: sarebbe accaduto il finimondo, e direi giustamente.
Cosa sarebbe accaduto al sindaco di Cagliari se avesse sbarrato le porte del
Municipio il 25 aprile? Come minimo sarebbe arrivata in Consiglio una mozione
di sfiducia da parte della sua stessa maggioranza. E cosa sarebbe accaduto se
la Giunte Todde avesse dato sponda ad un convegno che nega il riscaldamento
climatico? Ovviamente una crisi di maggioranza.
Perchรฉ la stessa cosa non accade davanti alla guerra e al riarmo? Perchรฉ
l’utilizzo bellico della Sardegna, la propaganda di guerra, la
produzione di sistemi d’armi che finiscono direttamente nelle mani dei
criminali di guerra israeliani sono temi meno importante dei diritti
civili o della “giustizia climatica” o del totem del 25 aprile? ร come
se la vecchia logica del movimento operaio e contadino che distingueva tra
contraddizioni «maggiori» e contraddizioni «minori» (maggiori e minori da
leggersi sempre in relazione ai concetti di «struttura» e «sovrastruttura» di
stampo marxiano e non in termini di gradi importanza reale o presunta) fosse
stata non solo azzerata ma proprio ribaltata.
Lo sfruttamento sul lavoro, la guerra, la colonizzazione di interi popoli
passano sullo sfondo e diventano temi deboli, tiepidi, su cui si sbuffa o si
finge indignazione. I veri temi forti diventano quelli sovrastrutturali, legati
ai diritti individuali, alla sessualitร o certe curvature legate ad un certo modo
di leggere le questioni ambientali. E tutto questo – che sia consapevole
oppure no – rappresenta qualcosa di piรน di una posa personale, diventa una
nuova strategia egemonica per controllare dissenso e opposizione e realizzare i
fini di un progetto politico e sociale ben definito. Perchรฉ combattere
i movimenti di protesta, perchรฉ sfiancarsi in un corpo a corpo con le
mobilitazioni sociali, perchรฉ inimicarsi settori di popolazione giovanile
quando si puรฒ passare all’incasso concedendo loro l’apparenza della rivolta e
l’estetica del dissenso?
Ecco perchรฉ non รจ affatto vero che il patrocinio alla propaganda pro
accettazione sociale del riarmo, cosรฌ come diverse altre manovre egemoniche del
trasversale e sempre piรน forte partito della guerra e dell’occupazione
coloniale, non sono affatto frutto di «un errore», di «distrazione», di
«automatismi istituzionali» cosรฌ come รจ stato sostenuto in piรน sedi. Si tratta
di una strategia ben precisa che punta a consolidare il nucleo forte e
consapevole dell’asse guerrafondaio guidato da Ursula von der Leyen e a creare
un sotto livello di finta protesta di partiti, movimenti e associazioni che a
parole hanno segno opposto ma che nei fatti svolgono un ruolo funzionale agli
obiettivi del partito trasversale della guerra.
L’obiettivo latente รจ sfiancare e disperdere in mille proteste deboli e
inefficaci quella vasta platea che invece teoricamente รจ orientata in senso
pacifista, multipolare, anticoloniale. Quando leggiamo sui manuali scolastici
che al tempo della prima guerra mondiale la maggioranza delle forze
parlamentari e dell’opinione pubblica della societร era contraria all’entrata
in guerra del Regio Esercito, ciรฒ dovrร pur insegnarci qualcosa. Perchรฉ allora
fu una minoranza agguerrita ad organizzare le piazze del “maggio radioso”, vale
a dire quella strategia egemonica strumentale ad entrare in guerra che poi, non
a caso, divenne base ideologica del fascismo. Allora i dispositivi egemonici
pro guerra utilizzavano la retorica del compimento del Risorgimento,
dell’ostilitร alle potenze militariste degli imperi centrali e facevano leva su
un nazionalismo fanatico che costituiva la base ideologica di una borghesia in
cerca di collocamento.
Oggi si invocano i diritti individuali dell’occidente, le libertร di
costume, il luccichio dei “valori occidentali” od europei, presentati come
gangli strutturali di una identitร progressista e democratica che fa
l’occhiolino alle multinazionali della guerra cosรฌ come ai movimenti
antagonisti. Sono queste le tessere principali del mosaico guerrafondaio in
corso di messa in posa. E la cosiddetta sinistra, parlamentare o no, di palazzo
o di piazza, sta cadendo nel tranello o – in diversi casi – non rappresenta
altro che la longa manus del partito della guerra nei
movimenti.
Prima lo capiamo piรน possibilitร avremo di costruire un’alternativa capace
di sottrarsi al luccichio degli specchietti per le allodole, alla strategia del
dissenso debole e al posticcio antagonismo di questi accessori dell’economia e
della propaganda di guerra.