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giovedì 7 aprile 2016
mercoledì 6 aprile 2016
Il mondo che vorrei e il referendum - Daniele Previtali
In questi giorni si parla tanto del
Referendum abrogativo del 17 aprile, non molto (e male) in Tv (ovviamente),
mentre sui social bisogna dire che c’è una discreta attenzione. Quasi ogni
giorno si diffonde in modo virale qualche articolo o immagine che porta le
ragioni dei favorevoli e dei contrari al blocco delle trivellazioni in mare
entro le dodici miglia dalla costa. Premettendo che sono tra i favorevoli al
blocco (quindi voterò Sì), vorrei portare il mio punto di vista
cercando di svincolarmi il più possibile dalle fonti lette finora. Perché sento
questa necessità? Perché purtroppo leggo il diffondersi di posizioni basate su una visione molto parziale
del mondo in cui viviamo e soprattutto sull’idea per cui
Noi poco possiamo fare e dovrebbe essere il governo a far svoltare il paese
verso le Rinnovabili.
Innanzitutto va chiarito che il tema del referendum non è
“continuiamo o smettiamo di usare il petrolio”, bensì semplicemente “vogliamo o
no permettere ancora le trivellazioni vicino le nostre coste”? Molti sui social hanno lamentato che non ci sono
sufficienti informazioni per giungere ad una scelta consapevole, io sostengo
non solo che ci sono, ma anche che non sono neanche necessarie, basta osservare
come va il mondo e pensare alle conseguenze di entrambe i possibili risultati.
Nel caso vinca l’astensionismo è facile, tutto rimarrà come è ora. Cosa
accadrebbe nel caso vinca invece il Sì? Anche chi è sfavorevole alle
trivellazioni pensa che non cambierebbe nulla. Analizziamo alcune delle
contestazioni:
1) Il capo del governo dice che si perderebbero
solo posti di lavoro. Bene, ragioniamoci… Sappiamo che il petrolio non è
infinito, prima o poi finirà, forse non saranno
gli attuali lavoratori a perdere il lavoro ma prima o poi chi ci lavora lo
perderà. Inoltre il lavoro in un settore inquinante come l’estrazione
petrolifera non è proprio cosa da incentivare. Quindi la domanda diventa: per
aumentare stabilmente l’occupazione, ci interessano davvero dei posti di lavoro
in un settore senza futuro? A Renzi interessa davvero creare benessere o solo
aumentare un numeretto per poi far cadere comunque nel disagio queste famiglie
fra qualche anno? Ci interessa
in sostanza il “lavoro a qualunque costo” o il “lavoro utile”? Perché secondo Renzi
noi dovremmo essere contenti anche se l’occupazione aumentasse grazie ad una
maggiore produzione di armi, mentre sfido chiunque a dirmi di essere contento
se l’occupazione italiana aumenta grazie a guerre e morti in altri paesi. Qualsiasi
persona veramente interessata al bene del suo paese dovrebbe ragionare in
questi termini e non in questo modo limitato e senza futuro. A me interessa il
“lavoro utile”, cioè quello che produce effetti lunghi e positivi per la
società e non danneggia l’ambiente. Siccome non voglio pensare che dietro alle
affermazioni di Renzi ci sia altro, posso affermare con certezza che un
individuo come lui, con tale limitatissima capacità di pensiero analitico,
dovrebbe ricoprire incarichi ben meno importanti. Ma d’altra parte la metà
degli italiani non riesce ad andare oltre una semplice relazione di
causa-effetto (spesso neanche quella), per cui è normale che ragionando così si
ottiene consenso.
.
2) Molti sostengono che anche bloccando le
trivellazioni vicino la costa lo si farà altrove e che comunque oltre le dodici
miglia già ci sono. Chi fa questo ragionamento guarda il dito e non la luna. Io
mi chiedo: vogliamo o no
cominciare da qualche parte? Oppure crediamo davvero che debbano essere i
governi a fare i loro passi verso un modello sostenibile? Chi ragiona così, per analogia possiamo
paragonarlo ad una persona che getta l’immondizia per terra fuori casa in
quanto “tanto tutti i vicini lo fanno”, dicendo che è inutile tenere pulito il
proprio pezzettino finché ci sono altri che sporcano. Cosa rispondere se non
che hanno una visione davvero limitata del mondo, di come può cambiare e
dell’importanza che ognuno di noi ha? Queste persone sono ancora stretti nella
morsa della delega, pensano che debbano essere gli altri a cambiare le cose
mentre noi siamo solo attori passivi.
3) Poi ci sono gli ipocriti che danno degli
ipocriti a chi vorrebbe un mondo migliore, insomma quelli che dicono che il
petrolio ci serve e che quindi non possiamo non trivellare perché sennò finiamo
come col nucleare francese. Cosa rispondere? A parte che il nucleare è stato ed
è ancora follia pura, le alternative ci sono e come! Certo, finché si pomperà petrolio nessuno avrà interesse
ad adottarle seriamente, questo è lapalissiano. Ma per il semplice motivo che i
nostri vicini usano fonti inquinanti non vuol dire che dobbiamo farlo anche
noi. Perché secondo voi i paesi produttori di petrolio stanno investendo nel
Solare Termodinamico? Mica sono stupidi, sanno che il petrolio finirà e quando
accadrà vogliono essere pronti. E noi che facciamo? Se diamo retta a questa
categoria di persone faremo una brutta fine. Il Solare Termodinamico è
molto funzionale, sfrutta la concentrazione della luce
del sole per scaldare un liquido che portato ad altissime temperature (diverse
centinaia di gradi) viene usato per alimentare le turbine e produrre energia
elettrica. E con l’energia elettrica possiamo fare tutto, cucinare, far andare
mezzi di trasporto, ogni cosa. Questa tecnologia costa pochissimo, ha un
impatto ambientale praticamente nullo, si adatta bene alle nostre latitudini,
funziona anche di notte e con cielo nuvoloso e potrebbe essere distribuito in
tanti piccoli impianti connessi in modo da rendere il sistema più robusto e
funzionale. Perché non lo adottiamo? Perché buttiamo soldi in inutili opere e
permettiamo ancora le trivellazioni nel Mediterraneo con il rischio di
distruggere l’intero ecosistema in caso di incidente? Ci siamo dimenticati del
disastro del Golfo del Messico di qualche anno fa? Per chi guardava l’Isola dei
Famosi mentre milioni di barili di petrolio venivano sverzati in mare per 106
giorni, consiglio di consultare Google.
Conclusione: se vogliamo cambiare le cose dobbiamo usare
ogni mezzo. Questo referendum è certamente solo un piccolo tassello, guardiamo
la realtà, di certo non ci sarà alcun passaggio netto dal petrolio alle
rinnovabili, ma se anche
ognuno di noi inizia a fare la sua parte allora possiamo cambiare veramente. Oltre a votare il 17 aprile, iniziamo ad adottare
uno stile di vita sempre meno dipendente dal petrolio, facciamo in modo di diminuire la richiesta,
riduciamo gli sprechi, evitiamo la plastica, ottimizziamo l’uso
dell’automobile, evitiamo di acquistare o tenere nell’armadio tanti vestiti
inutili (per produrli serve molta energia, regaliamoli!), preferiamo il cibo
crudo e riduciamo carne e latticini (che ci fa anche bene alla salute),
installiamo stufe a legna (non pellet) per il riscaldamento di casa, eliminiamo
(o almeno riduciamo) tabacco e alcolici, favoriamo il riuso di oggetti usati
invece di acquistarne sempre di nuovi, acquistiamo cibo e prodotti da aziende
che puntano sulla riduzione delle fonti fossili, non acquistiamo prodotti che
arrivano da lontano (ad esempio la frutta tropicale), cerchiamo di autoprodurre
in casa il più possibile usando ingredienti locali, favoriamo il turismo a
basso impatto ambientale (ovvero in agriturismi o ecovillaggi che attuano
pratiche di sostenibilità)… Possiamo fare davvero tanto, dobbiamo Evolverci
cari amici, è inutile che ci giriamo intorno, il mondo e l’umanità hanno
bisogno di un cambiamento, Gaia ce lo chiede, e se i nostri vicini non lo fanno
facciamolo noi, è questo che conta. Gli interessi dei governi e delle multinazionali
possono avvenire solo se Noi rimaniamo inermi. Il vero cambiamento è questo, ma
sfruttiamo tutti gli strumenti che abbiamo, per cui intanto il 17 aprile
diciamo con forza che su un pezzettino di mondo non si trivella più!
venerdì 1 aprile 2016
Con il petrolio ci si sporca spesso e volentieri - Gruppo d'Intervento Giuridico
Si è dimessa
il Ministro dello sviluppo economico Federica Guidi, ma non è
un pesce d’aprile.
Non passerà
alla storia per la statura politica, ma per aver
parlato un po’ troppo di affari petroliferi con
il compagno, un certo Gianluca Gemelli, zuppo d’interessi
legati al petrolio lucano e indagato dalla magistratura insieme a funzionari
E.N.I. e funzionari pubblici. Qualcuno è pure finito ospite delle patrie
galere.E questo Governo Renzi passerà alla storia per aver favorito spudoratamente
gli interessi dei petrolieri, anche a scapito della democrazia.
Per esempio,
facendo carte false per non far andare a votare gli italiani
sulreferendum
contro la durata illimitata delle concessioni estrattive a mare già esistenti
entro la fascia delle 12 miglia marine dalla costa (17 aprile
2016).
E per
disinformarli.
Sapete
perché ‘sta gente vuol mantenere la durata illimitata delle concessioni
estrattive sotto costa, introdotta dal decreto
Sblocca Italia?
Perché
dismettere un impianto comporta costi molto alti per le società
concessionarie: meglio estrarre il minimo per il maggior tempo possibile.
Questo modus
operandi, inoltre, ha anche un’ulteriore spiegazione economica: le
franchigie. Le società petrolifere, infatti, non pagano le royalties se
estraggono meno di 20 mila tonnellate di petrolio a terra e meno
di 50 mila tonnellate a mare. Ovviamente vendono, però, il petrolio senza
alcun pensiero. E se le soglie sono superate, scatta
un’ulteriore detrazione di circa 40 euro a tonnellata.
Così il 7%
delle royalties di legge viene pagato solo dopo le prime 50
mila tonnellate di greggio estratto e neppure per intero. In Italia, inoltre,
sono esentate dal pagamento le produzioni in regime di permesso di
ricerca. Ecco perché per chi estrae è fondamentale quella “durata di
vita utile del giacimento“, indicata dal decreto Sblocca Italia.
Se previste
nel progetto originariamente approvato, le società concessionarie possono
realizzare nuove trivelle a mare anche entro la fascia delle 12 miglia marine
dalla costa, alla faccia del divieto stabilito dalla legge (art. 6, comma
17°, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) e alla faccia
delle balle raccontate dalla propaganda astensionista filo-governativa.
Insomma, per
capirci, con il petrolio ci si sporca spesso e volentieri.
Per un po’
di ambiente e un bel po’ di democrazia in più votiamo e facciamo votare SI’ al
referendum del prossimo 17 aprile 2016!
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus
domenica 27 marzo 2016
Il referendum sulle trivelle spiegato da chi l’ha scritto - Marina Forti
L’intenzione dei promotori del referendum del prossimo 17 aprile è chiara:
fermare le trivellazioni e mettere fine alla ricerca e all’estrazione di
petrolio e gas nei mari italiani, almeno entro il limite di 12 miglia nautiche
che definisce le acque territoriali. L’intenzione è esplicita, e rimanda a
questioni di fondo: la politica energetica del paese, gli impegni assunti
dall’Italia per limitare le emissioni di gas di serra che alterano il clima, la
sua politica industriale. Se puntare sui pochi giacimenti di gas e di petrolio
italiani, o piuttosto su altre risorse – turismo, agricoltura, beni culturali,
protezione ambientale.
Ma un referendum non può proporre scelte così articolate: può
solo abrogare delle norme esistenti. Certo potrebbe dare un segnale politico,
esprimere un volere dei cittadini.
Allora vediamo: chi propone di fermare le trivelle, e perché. E
soprattutto, che effetto avrebbe un sì.
Il testo di un referendum è sempre complicato: “Volete voi che sia
abrogato” l’articolo tale, comma tale, terzo periodo, della legge tale,
limitatamente alla tale frase. La frase da abrogare in questo caso è “per la
durata di vita utile del giacimento”. Riguarda la durata delle concessioni (i
“titoli”) per estrarre idrocarburi. I titoli di norma sono concessi per
trent’anni; la compagnia concessionaria può chiedere una prima proroga di dieci
anni e altre due di cinque ciascuna. La legge di stabilità 2016, però, parla di
“vita utile” del giacimento, che significa allungare una concessione in modo
indefinito.
“Se vince il sì, quella frase sarà cancellata”, spiega Enzo di Salvatore,
professore di diritto costituzionale all’università di Teramo: è stato lui a
scrivere il quesito. “In quel caso le piattaforme oggi attive continueranno a
lavorare fino alla normale scadenza della concessione, o dell’eventuale proroga
già ottenuta, ma poi nessuna nuova proroga, andranno smantellate”. Votare sì
significa che “la vita delle piattaforme non si potrà allungare all’infinito”,
le attività petrolifere andranno a scadenza.
Che questo basti a fermare le trivelle è un altro discorso. Il referendum è
stato promosso nel settembre 2015 da dieci regioni italiane (rimaste nove
quando l’Abruzzo si è defilato), che hanno accolto gli appelli di un
coordinamento No triv e di un gran numero di associazioni, tra cui le storiche
organizzazioni ambientaliste nazionali e molte locali.
In realtà i promotori un risultato l’hanno già ottenuto. In origine infatti
i quesiti erano sei, tutti dichiarati ammissibili dalla corte costituzionale.
Avremmo votato per esempio anche per cancellare tre norme introdotte dalla
legge sblocca Italia del governo di Matteo Renzi: quella che definisce
“strategica” l’attività petrolifera, una norma sugli espropri e una sulle
competenze delle regioni.
Questi quesiti sono caduti, perché le richieste sono già soddisfatte da
alcuni emendamenti alla legge di stabilità 2016, approvati dal parlamento nel
novembre scorso. In questo senso i promotori del referendum hanno già segnato
un punto. Gli idrocarburi non hanno più il carattere di “strategicità,
indifferibilità e urgenza” che comportava procedure accelerate e poche garanzie
di consultazione per gli enti locali.
È saltato il “vincolo preordinato all’esproprio”, per cui anche solo una
concessione per la ricerca faceva scattare l’esproprio dei terreni. Ed è
scomparsa la norma che consente al ministero per lo sviluppo economico (Mise),
cioè al governo, di sostituirsi alle regioni per autorizzare progetti di
idrocarburi e delle infrastrutture relative: “Il governo non potrà più decidere
unilateralmente; dovrà riunire le regioni interessare e cercare un
compromesso”, continua il costituzionalista.
Un altro quesito è saltato perché si riferiva a un “piano delle aree”, poi
abolito. Secondo le vecchie norme, il ministero dello sviluppo economico,
sentito quello dell’ambiente e gli enti locali, doveva stabilire dove si può
consentire la ricerca e l’estrazione di idrocarburi e dove no – nelle zone
sismiche, o protette, o interessate da agricoltura di pregio, o densamente
abitate, e così via. I promotori del referendum volevano bloccare nuovi
permessi di ricerca sulla terraferma finché il piano delle aree non fosse stato
definito. Nella legge di stabilità 2016 però il piano stesso è scomparso. In
teoria, oggi sul territorio italiano si può trivellare quasi ovunque.
Il referendum sulle trivelle “dovrebbe sollecitare un ripensamento della
politica industriale nel paese”, aggiunge Maurizio Marcelli, responsabile del
dipartimento salute e sicurezza del lavoro della Fiom-Cgil: il sindacato dei
metalmeccanici è nel comitato per il sì al referendum sulle trivelle. “Non è
vero che se vince il sì si perdono posti di lavoro”, continua Marcelli. Le
piattaforme non danno poi molto lavoro, e comunque “solo nella fase della
trivellazione: poi lavorano tutto in remoto”. Certo, ci sarebbero un po’ di
posti di lavoro nell’indotto, “ma sarebbero ampiamente compensati dal lavoro
che si potrebbe creare investendo nelle energie rinnovabili e in settori
industriali compatibili”, continua il dirigente sindacale. Così torniamo al punto:
il referendum sulle trivelle rimanda a scelte di fondo sulla politica
industriale, energetica. “Ma non vediamo un grande dibattito”.
Del referendum sulle trivelle in effetti si parla ben poco. Il governo ha
scelto di non accorparlo alle elezioni amministrative (sarebbe stata necessaria
una legge apposita, come è avvenuto in altri casi): i promotori ammettono che
raggiungere il quorum è una sfida difficile. Poi c’è la solita confusione tra
sì e no: vota sì se non vuoi le trivelle, e viceversa.
L’informazione sul referendum intanto viaggia soprattutto sui social media.
Per una strana ironia, finora il referendum contro le trivelle ha fatto notizia
soprattutto quando nel partito che guida il governo si sono levate voci che
chiamano a non votare, suscitando polemiche: un governo invita i cittadini a
non esercitare un diritto democratico. Paradossale: molte tra le regioni che
hanno promosso quel referendum sono governate da quello stesso partito.
(leggi l’articolo completo su Internazionale.it)
mercoledì 23 marzo 2016
I vescovi votano sì al referendum sulle trivellazioni - Claudio Vigolo
I vescovi votano sì al referendum del 17 aprile sulle trivellazioni. La
decisione è comprensibile, soprattutto ricordando il messaggio dell'enciclica
sull'ambiente di papa Francesco.
Il tempismo dei vescovi italiani nel dichiararsi favorevoli al dibattito sul referendum sulle trivellazioni sembra quasi sospetto all’indomani dell’invito all’astensione del Partito democratico (Pd).
Il tempismo dei vescovi italiani nel dichiararsi favorevoli al dibattito sul referendum sulle trivellazioni sembra quasi sospetto all’indomani dell’invito all’astensione del Partito democratico (Pd).
Sta di fatto
che nel comunicato finale del Consiglio episcopale permanente della Conferenza
episcopale italiana (Cei) che si è chiuso a Genova si legge testualmente che
“l’attenzione all’aspetto sociale ha portato i vescovi a confrontarsi anche
sulla questione ambientale e, in particolare, sulla tematica delle trivelle –
ossia se consentire o meno agli impianti già esistenti entro la fascia costiera
di continuare la coltivazione di petrolio e metano fino all’esaurimento del
giacimento, anche oltre la scadenza della concessioni – concordando circa
l’importanza che essa sia dibattuta nelle comunità per favorirne una soluzione
appropriata alla luce dell’enciclica Laudato Si’ di papa Francesco”.
Già in
precedenza il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, si era
espresso molto chiaramente, con un editoriale sul quotidiano dei vescovi
Avvenire, in cui si chiedeva di non trivellare i mari. La cosa più importante,
ha spiegato Galantino, è “coinvolgere gli abitanti, chi di quel mare vive. Gli
slogan non funzionano, bisogna creare spazi di incontro e confronto.
lunedì 21 marzo 2016
Il petrolio resti sottoterra - Alex Zanotelli
Il 17 aprile dobbiamo tutti/e prepararci ad andare a votare il nostro
SI’per il Referendum, proposto da nove regioni e dai comitati No Triv.
(Ricordiamoci che si tratta di un Referendum abrogativo di una legge del
governo Renzi sulle trivellazioni petrolifere, per cui è da votare SI’
all’abrogazione!) La sola domanda referendaria su cui dovremo esprimerci
sarà : “Si può estrarre petrolio fino all’esaurimento dei pozzi
autorizzati che si trovano lungo le coste italiane entro le 12 miglia?”
Inizialmente erano sei le domande referendarie proposte dalle nove regioni
(Basilicata, Puglia, Molise, Veneto, Campania, Calabria, Liguria, Sardegna e Marche).
Ma la Cassazione ha bocciato l’8 gennaio le altre cinque domande perché il
Governo Renzi, nel frattempo, aveva furbescamente riscritto due commi del
Decreto Sblocca Italia 2016. Per cui ne rimane una sola. Le ragioni date
dai comitati NO TRIV per votare SI’ sono tante: il pericolo di sversamenti di
petrolio in mare con enormi danni alle spiagge e al turismo, il rischio di
movimenti tellurici legati soprattutto all’estrazione di gas e l’alterazione
della fauna marina per l’uso dei bombardamenti con l’aria compressa.
Ma la ragione fondamentale per votare SI’ è ,che se vogliamo salvarci con
il Pianeta, dobbiamo lasciare il petrolio ed il carbone là dove sono, cioè
sottoterra! Il Referendum ci offre un’occasione d’oro per dire NO alla
politica del governo Renzi di una eccesiva dipendenza dal petrolio e dal
carbone per il nostro fabbisogno energetico. Gli scienziati ci dicono a chiare
lettere, che se continuiamo su questa strada, rischiamo di avere a fine secolo
dai tre ai cinque centigradi in più. Sarà una tragedia!
Papa Francesco ce lo ripete in quel suo appassionato Laudato Si’:”Infatti
la maggior parte del riscaldamento globale è dovuto alla grande concentrazione
di gas serra emessi soprattutto a causa dell’attività umana. Ciò viene
potenziato specialmente dal modello di sviluppo basato sull’uso intensivo dei
combustili fossili(petrolio e carbone) che sta al centro del sistema energetico
mondiale.” Il Vertice di Parigi sul clima , il cosidetto COP 21, dello scorso
dicembre , lo ha evidenziato , ma purtroppo ha solo invitato gli Stati a
ridurre la dipendenza da petrolio e carbone. E così gli Stati, che sono
prigionieri dei poteri economico-finanziari, continuano nella loro folle corsa
verso il disastro. Per questo il Referendum contro le trivellazioni diventa un
potente grimaldello in mano al popolo per forzare il governo Renzi ad
abbandonare l’uso dei combustibili fossili a favore delle energie rinnovabili.
Trovo incredibile che il governo Renzi non solo non abbia obbedito a quanto
deciso nel vertice di Parigi, ma che non abbia ancora calendarizzato la
discussione parlamentare per sottoscrivere gli impegni di Parigi entro il 22
aprile. In quel giorno infatti le nazioni che hanno firmato l’Accordo di Parigi
si ritroveranno a New York per rilanciare lo sforzo mondiale per salvare il
Pianeta. Sarebbe grave se mancasse l’Italia.
Per questo mi appello alla Conferenza Episcopale Italiana perché, proprio
sulla spinta di Laudato Si’, inviti le comunità cristiane ad informarsi su
questi temi vitali per il futuro dell’uomo e del Pianeta, e votare quindi
di conseguenza. Mi appello a tutti i sacerdoti perché nelle omelie domenicali
spieghino ai fedeli la drammatica crisi ecologica che ci attende se
continueremo a usare petrolio e carbone.
Mi appello alle grandi associazioni cattoliche (ACLI, Agesci, Azione
Cattolica…) a mobilitare i propri aderenti perché si impegnino per la
promozione del SI’ al Referendum. “Abbiamo bisogno di un confronto che ci
unisca tutti, perché la sfida ambientale che viviamo, e le sue radici umane, ci
riguardano e ci toccano tutti….Gli atteggiamenti che ostacolano le vie di
soluzione, anche fra i credenti, vanno dalla negazione del problema
all’indifferenza, alla rassegnazione comoda o alla fiducia cieca nelle
soluzioni tecniche. Abbiamo bisogno di nuova solidarietà universale. Come hanno
detto i vescovi del Sudafrica” I talenti e il coinvolgimento di tutti sono
necessari per riparare il danno causato dagli umani sulla creazione di Dio.”
Diamoci da fare tutti/e, credenti e non,
per arrivare al Referendum con una valanga di SI’ per salvarci con il Pianeta.
mercoledì 16 marzo 2016
TrivAdvisor, sito di Greenpeace (*)
Ti sembra uno scherzo? Purtroppo non lo è, e stavolta abbiamo voluto
comunicarlo in un modo inusuale: abbiamo ideato il sito Trivadvisor, perché tutti possano
conoscere il panorama che ci mette di fronte lo Sblocca Italia, quello
delle trivellazioni offshore nei nostri mari, e mobilitarsi per chiedere un
cambiamento!
La strategia energetica italiana, in modo inspiegabile e paradossale sia
dal punto di vista ambientale che da quello energetico ed economico, ha infatti
scelto lo sfruttamento degli idrocarburi dei nostri mari. Nuove concessioni
sono già realtà sia nel Canale di Sicilia che nell’Adriatico e nello Ionio; altre sono già
all’orizzonte.
È un’idea miope che porterà profitti solo nelle tasche dei petrolieri, scaricando tutti i
rischi sulle comunità, sull’ambiente, sulla fauna ittica, senza nemmeno
soddisfare il fabbisogno energeticodel Paese! Le riserve certe di petrolio sotto i nostri fondali infatti
equivalgono a meno di 2 mesi dei consumi nazionali, quelle di gas a circa 6 mesi.
Le ricadute occupazionali e le entrate fiscali previste sono
modestissime, mentre possiamo immaginare cosa accadrà a turismo e pesca
sostenibile.
Con lo Sblocca Italia il Governo, semplificando gli iter autorizzativi ed esautorando le
amministrazioni locali, ha scelto la sua strada, quella della petrolizzazione del
mare. Ma si tratta di una via a senso unico: non si torna indietro. Nessuno può
escludere un disastro ambientale...e in Italia, è bene ricordarlo, il rischio di uno sversamento grave non è neppure
previsto nelle valutazioni di impatto ambientale!
È ora di cambiare registro, ma per essere più forti dei petrolieri serve anche la
tua voce:unisciti a noi, firma per liberare
il mare dalle trivelle!
"Trivelle da sogno"
Ero stato in Sardegna con i miei da piccolo e il paesaggio era
completamente diverso… tornarci oggi è stata una grande emozione: un mare di
trivelle per chilometri, non credevo ai miei occhi.
"Voglio andare ad Algheroooo"
...in compagnia di uno straniero! Canzone perfetta per questa vacanza: non
lo sapevo ma c'è una compagnia straniera, mi pare norvegese, che ha perforato
lungo la costa. La popolazione non è molto contenta, ma secondo me sbagliano...
le trivelle al tramonto sono fantastiche e il luccichio del greggio sull'acqua
è così romantico!!! Perfetto per un weekend in coppia!
"Unicum in Sardegna!!"
Ragazzi, che roba! La Sardegna ha un bel mare, ma il tocco degli airgun
sott'acqua è pazzesco! Esplosioni continue… in alta stagione è pieno di gente
che si organizza anche con barchette private per fare la spola con la spiaggia
e far avvicinare i turisti alle "bombe" marine. Da provare
assolutamente
Le mire dei petrolieri non hanno confini. E si spingono
persino in Sardegna, lambendo il Santuario dei Cetacei, davanti alle coste di
Stintino, Alghero, Porto Palmas. Qui una sconosciuta compagnia norvegese ha
chiesto in concessione 21 mila kmq per cercare petrolio con l'air gun.
Svenderemo così anche il mare più bello e prezioso?
Firma ora per un futuro senza trivelle.
"Laguna nera <3"
Romanticissimo!!! Io e il mio ragazzo siamo riusciti a prenotare in tempo
per il nostro anniversario (per fortuna non nel pieno dell'alta stagione) e non
vi dico che meraviglia...al tramonto in gondola i riflessi nero petrolio della
laguna sono uno spettacolo.
"Petrolio alto, che spettacolo!"
Passo spesso a Venezia per lavoro, e quest'anno devo dire che sono rimasto
veramente sorpreso dal petrolio alto...è suggestivo perchè quando
finalmente si abbassa, lascia uno strato oleoso sulle porte e i palazzi.
Le cartoline non bastano, ci vorrebbe un video.
"Airgun a San Marco"
Luna di miele da favola: le esplosioni sott'acqua con San Marco sullo
sfondo sono state il top.
Certo avremmo fatto volentieri a meno di tutti quegli ambientalisti che protestavano vicino gli approdi dei vaporetti.
Certo avremmo fatto volentieri a meno di tutti quegli ambientalisti che protestavano vicino gli approdi dei vaporetti.
Trivelle davanti a Venezia? Da quest'anno è possibile,
grazie allo "Sblocca Italia". Nell'Alto Adriatico italiano la
ricerca e l'estrazione di petrolio e gas erano vietate dal 1991, per i rischi
di subsidenza dei territori. Il governo Renzi apre a "progetti
sperimentali di coltivazione": per accelerare l'affondamento della città?
Firma ora per un futuro senza trivelle.
"Trivelle doc!"
Non conoscevo la costa teatina e sono rimasta veramente impressionata…le
trivelle si vedono benissimo dalla spiaggia e sono a pochi chilometri dai
trabocchi...un posto da rilanciare per il turismo petrolifero, davvero
mozzafiato!
"Brodetto di pesce surgelato :("
Abbiamo organizzato un weekend con gli amici aprofittando di una
promozione. Risultato: trattamento pessimo, siamo riusciti a cenare sul
trabocco vista trivelle per miracolo ma non abbiamo potuto gustare nessun
piatto tipico: sostengono che la pesca sia in crisi e hanno solo prodotti
surgelati. Tutte scuse: penso che non volessero servirci bene solo per via
dello sconto che era previsto con la promozione!
"Bandiera nera meritatissima!"
Torno spesso ma mai come in questi anni devo dire che la situazione è
migliorata...finalmente stanno sfruttando anche fino all'ultima goccia di
petrolio, e tutto il panorama si è perfettamente adeguato. Che dire, la
bandiera nera è veramente meritatissima!!!
A pochissimi chilometri dalla "Costa dei
Trabocchi", sul litorale abruzzese, potrebbero essere realizzati un nuovo
pozzo di ricerca e fino a 10 nuovi pozzi di estrazione. Cinque permessi di
ricerca interessano una superficie di 1343,5 kmq e sette concessioni di
coltivazione coprono 1431,2 kmq. L'area dove le trivelle sono già all'opera è
il doppio della provincia di Pescara.
Firma ora per un futuro senza trivelle.
"Trivellazioni magnifiche"
Finalmente io e la mia famiglia abbiamo potuto vedere questo panorama di
petrolio di cui avevamo tanto sentito parlare: le trivellazioni sono proprio a
pochi chilometri dalla costa!...perfetta per i bambini che possono passare il
tempo a contare i pozzi! Da tornare
"Niente esplosioni, peccato!"
Sono partito perché mi avevano parlato molto degli airgun, di come siano
incredibili le esplosioni sott'acqua...ma niente, c'era troppa gente a fare la
fila per i pedalò per vedere le esplosioni
"Brutto tempo, non ho visto la piattaforma"
Penso che dovrò tornare perché il tempo era bruttissimo e non si vedeva la
piattaforma...soldi buttati, prima di andare È NECESSARIO guardare il meteo!!!
La
costa orientale siciliana è stretta tra due aree di intervento dei petrolieri:
una a sud, fino a ridosso di Capo Passero, l'altra a est, nel tratto che
divide l'isola dalla Calabria, al largo delle coste di Catania ed Acireale. Le
trivelle premono soprattutto da sud: un permesso di ricerca di petrolio,
un'area di 337 chilometri quadrati, arriva fino all'Isola delle Correnti.
Firma ora per un futuro
senza trivelle.
…Se al referendum
dovessero vincere il sì, gli impianti delle 21 concessioni di cui si parla
dovranno chiudere tra circa cinque-dieci anni. Gli ultimi, cioè quelli che
hanno ottenuto le concessioni più recenti, dovrebbero chiudere tra circa
vent’anni. In tutto in Italia ci sono circa 130 piattaforme offshore utilizzate
in processi di estrazione o produzione di gas e petrolio. Quattro
quinti di tutto il gas che viene prodotto in Italia (e che soddisfa circa
il 10 per cento del fabbisogno nazionale) viene estratto dal mare, così come un
quarto di tutto il petrolio estratto in Italia. Nessuno al momento ha calcolato
quale percentuale di gas e petrolio viene prodotta entro le 12 miglia marine,
né quanto sono abbondanti le riserve che si trovano in quest’area.
Cosa succede in caso di vittoria dei sì
Il referendum non modifica la possibilità di compiere nuove trivellazioni oltre le 12 miglia e nemmeno la possibilità di cercare e sfruttare nuovi giacimenti sulla terraferma: e compiere nuove trivellazioni entro le 12 miglia è già vietato dalla legge. Una vittoria dei sì al referendum impedirà l’ulteriore sfruttamento degli impianti già esistenti una volta scadute le concessioni. Il giacimento di Porto Garibaldi Agostino, per esempio, che si trova a largo di Cervia, in Romagna, è in concessione all’ENI ed è sfruttato da sette piattaforme di estrazione. La concessione risale al 1970 ed è stata rinnovata per dieci anni nel 2000 e per cinque nel 2010. In caso di vittoria del sì, l’ENI potrà ottenere una seconda e ultima proroga per altri cinque: dopo sarà costretta ad abbandonare il giacimento, anche se nei pozzi si trovasse ancora del gas…
Il referendum non modifica la possibilità di compiere nuove trivellazioni oltre le 12 miglia e nemmeno la possibilità di cercare e sfruttare nuovi giacimenti sulla terraferma: e compiere nuove trivellazioni entro le 12 miglia è già vietato dalla legge. Una vittoria dei sì al referendum impedirà l’ulteriore sfruttamento degli impianti già esistenti una volta scadute le concessioni. Il giacimento di Porto Garibaldi Agostino, per esempio, che si trova a largo di Cervia, in Romagna, è in concessione all’ENI ed è sfruttato da sette piattaforme di estrazione. La concessione risale al 1970 ed è stata rinnovata per dieci anni nel 2000 e per cinque nel 2010. In caso di vittoria del sì, l’ENI potrà ottenere una seconda e ultima proroga per altri cinque: dopo sarà costretta ad abbandonare il giacimento, anche se nei pozzi si trovasse ancora del gas…
…Con un intervento pubblicato nelle pagine dei
commenti del quotidiano "Unità", il segretario nazionale dei chimici
della Cgil, Emilio Miceli, prende nettamente posizione contro il referendum. E
lo fa con una serie di argomentazioni di carattere politico-economico, dietro
alle quali è comprensibile leggere tutte le preoccupazioni del sindacalista per
la possibile perdita di posti di lavoro…
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sabato 12 marzo 2016
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