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martedì 23 luglio 2024

L’esempio dei milionari. Cucinelli e Isabella Seràgnoli: profitti divisi con la comunità e tasse tutte pagate in Italia - Milena Gabanelli e Andrea Priante

 

«Dare soldi è una cosa facile ed è in potere di ogni uomo. Ma decidere a chi darli e quanti e quando, e per quale scopo e come, non è in potere di ogni uomo e non è una questione facile» (Aristotele). In effetti è un tema difficile perché per donare soldi bisogna averli, e va considerato anche il «come» sono stati accumulati. Per dare concretezza a un concetto elevato, prendiamo come modello due esempi: Brunello Cucinelli, imprenditore del lusso, e Isabella Seràgnoli, azionista unico del Gruppo Coesia. Hanno in comune due cose: pagano per intero le tasse in Italia, non dove conviene di più, e pensano che nessuno faccia i soldi da solo, pertanto una parte deve tornare alla collettività. In quale modo? Un punto non banale.

I dipendenti

Brunello Cucinelli nel 1978, a 25 anni, si mette a produrre abbigliamento di lusso nel borgo di Solomeo, alle porte di Perugia. La materia prima è il cachemire che, fino ad allora, veniva venduto solo nelle sue tinte naturali (bianco, marrone e beige). Lui si inventa di colorarlo, i suoi capi diventano riconoscibili in tutto il mondo, le vendite decollano e oggi l’azienda fattura 1,144 miliardi di euro l’anno. Al contrario di prestigiosi marchi del made in Italy produce realmente tutto nel nostro Paese e le tasse versate per intero in Italia. Nel quartier generale di Solomeo, a Gubbio, a Carrara e in Abruzzo lavorano 1.500 dipendenti e altri 1.500 nei negozi sparsi un po’ in tutto il mondo. Si pratica il modello di sostenibilità economica, ambientale, culturale. Lo stipendio dei dipendenti è fino al 40% in più di quanto prevede il contratto nazionale del manifatturiero (tradotto: la busta paga di una sarta è di 2.300 euro netti al mese, a fronte dei 1.500 previsti dal contratto nazionale del manifatturiero), non si lavora il sabato e la domenica, la mensa aziendale è un ristorante, bonus cultura (i dipendenti possono spendere 500 euro l’anno – per chi ha figli la cifra è più alta – per acquistare libri, ingressi a teatro, concerti).

No consumo di suolo

I luoghi di lavoro sono in aree verdi. Operano per Cucinelli anche 391 laboratori privati, il 75% in Umbria, che danno lavoro ad altri 7.800 artigiani. Tutta la filiera di appalti e subappalti è vigilata e deve rispettare il rigidissimo codice etico di Cucinelli. Anche le materie prime arrivano da fornitori per il 94,5% operativi sul territorio italiano. Il piano ambientale va nella direzione del non consumo di suolo: 1) acquisto di aree degradate, 2) abbattimento di capannoni e bonifica, 3) trasformazione in siti aziendali con intorno coltivazioni.

Beneficio alla collettività

Nel 2010 nasce la Fondazione Cucinelli e negli anni ha investito un centinaio di milioni di euro nella ristrutturazione dell’antico borgo di Solomeo, dotato la collettività di un teatro, una biblioteca universale e una Scuola di Alto Artigianato dove gli studenti percepiscono uno «stipendio» mensile (fino a 1.500 euro netti) per imparare un mestiere. Ha costruito e donato al Comune il campo sportivo per i ragazzini del paese. Ora sta finanziando il restauro dell’acquedotto medievale di Perugia. Dal 2020 i capi invenduti vengono donati in beneficenza alle Ong internazionali.

Tes Pharma

Le multinazionali farmaceutiche ritengono antieconomico investire nella ricerca per la cura delle malattie che colpiscono un limitato numero di persone. A occuparsene restano quindi università e centri di ricerca che si sostengono con donazioni e modesti finanziamenti pubblici. Solo quando il loro lavoro dà risultati incoraggianti possono sperare che le big pharma acquistino il brevetto per concludere lo sviluppo del farmaco e metterlo in commercio. I 25 ricercatori di Tes Pharma fanno proprio questo: studiano molecole per la cura di alcune forme di tumore raro e per patologie renali acute per le quali non esistono ancora delle cure. A fondare Tes è stato il professor Roberto Pellicciari, esperto (anche) di malattie rare, che per dieci anni fa contemporaneamente il ricercatore, il manager e il procacciatore di finanziamenti. La svolta arriva nel 2020 quando Brunello Cucinelli decide di sostenerlo mettendoci 3 milioni di euro. Oggi la start up dispone di macchinari all’avanguardia e di un team che comprende biologi, chimici, informatici. Spiega il professor Pellicciari: «Trovare una cura alle malattie è sempre molto costoso e, senza risorse adeguate, anche l’idea migliore è destinata a fallire».

Il Gruppo Coesia

Isabella Seràgnoli è presidente e azionista unico del Gruppo Coesia, con sede a Bologna. Un secolo fa si chiamava Gd e faceva motociclette, poi il padre Enzo la trasformò in un’azienda di macchine incartatrici, diventando una delle più importanti al mondo nel settore del packaging. Oggi fattura 2 miliardi di euro, dà lavoro a oltre 8mila persone ed è presente in 36 Paesi. Non fa operazioni di ottimizzazione fiscale: paga interamente le tasse in Italia.

Filantropia sanitaria e sociale

Negli anni Settanta l’azienda costruisce e dona all’ospedale Sant’Orsola l’Istituto di ematologia oncologica e, negli anni, ne finanzia l’ampliamento e l’ammodernamento. Nel ‘98 costruisce a Bentivoglio uno dei primi hospice italiani. Nel 2003 nasce la Fondazione Seràgnoli, un modello di filantropia imprenditoriale che opera attraverso quattro enti, ciascuno attivo in settori diversi: Fondazione Mast, con mostre temporanee sul mondo dell’industria e del lavoro, attività di formazione legata all’ innovazione e sviluppo tecnologico rivolta ai dipendenti del gruppo e ai giovani del territorio; la Fondazione Gruber, che si occupa di disturbi alimentari con un centro ambulatoriale, ricovero e l’Accademia delle scienze della nutrizione; la Fondazione Alsos, che finanzia studi e ricerche in ambito sociale. Ma c’è soprattutto la Fondazione Hospice Chiantore Seràgnoli, interamente dedicata al finanziamento e alla gestione di strutture sanitarie destinate ad alleviare la sofferenza dei pazienti con malattie incurabili. Negli ultimi 15 anni ha finanziato l’apertura del reparto di cure palliative presso l’ospedale Bellaria, l’hospice di Casalecchio, l’Accademia delle scienze di medicina palliativa e, da ultimo, l’hospice pediatrico.

L’hospice per i bambini

Il rapporto sull’attuazione della legge sulla terapia del dolore stima, in Italia, una necessità di 35.000 posti letto per cure palliative dedicate a bambini. Solo il 10% di questo fabbisogno trova una risposta. La Fondazione Seràgnoli ha messo 50 milioni di euro nella costruzione dell’Arca sull’Albero, uno dei rari hospice che accoglie pazienti da 0 a 18 anni con patologie inguaribili o di grave complessità clinica. L’edificio, che a tutto somiglia fuorché a un ospedale, è stato inaugurato a Bologna il 14 giugno scorso e progettato da Renzo Piano: «Volevo costruire una struttura che assomigliasse a un luogo fatato, dove la morte purtroppo non diventa migliore, ma diventiamo migliori noi». Si tratta di 8.350 metri quadrati di spazi sospesi come palafitte immerse in un parco di 16mila metri. La struttura, dotata di 50 operatori, è in grado di ospitare 14 piccoli pazienti e le loro famiglie, ma alcune terapie si possono fare anche in day hospital. Ogni camera ha una parete di vetro circondata da alberi e sul soffitto un oblò per vedere sempre la luce del cielo. C’ è una piscina per l’idrochinesiterapia, l’angolo di arte-terapia, la sala del commiato e uno spazio meditativo. In questo e negli altri tre hospice i pazienti non pagano nulla perché le strutture sono accreditate dal Servizio Sanitario Nazionale che rimborsa alla Fondazione il costo vivo giornaliero per ogni paziente in cura. A quel 40% che manca per coprire i costi di gestione ci pensa sempre la signora Seràgnoli.

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giovedì 6 luglio 2023

Poltronificio su tonnellate di rifiuti radioattivi e 4,3 miliardi ‘rubati’ sulla bolletta elettrica - Milena Gabanelli

    

Per fortuna Milena Gabanelli non ha perso in vizio della denuncia. «Un poltronificio seduto su tonnellate di rifiuti radioattivi e vecchi impianti da smantellare finora costato a tutti noi 4,3 miliardi di euro. Ma è tutto ancora ancora lì». Spara il Corriere della Sera e Remocontro nano applaude, in memoria dei suoi 20 pezzi di denuncia dello stesso malaffare che non ha incontrato neppure un politico o un magistrato disposti ad occuparsene. Quindi spazio alla ex collega Rai alla caccia delle responsabilità perdute.  

 

Poltronificio su tonnellate di rifiuti radioattivi

Un poltronificio seduto su tonnellate di rifiuti radioattivi e vecchi impianti da smantellare finora costato a tutti noi 4,3 miliardi di euro. Ma è tutto ancora ancora lì. Sintesi di storia nota: nel 1987 con un referendum gli italiani decidono per la chiusura delle centrali nucleari. Nel 1999 nasce la Sogin, società pubblica incaricata di smantellarle, mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi e trovare un sito nazionale dove stoccare tutto. Fine lavori prevista per il 2019, costo 3,7 miliardi finanziati con la bolletta elettrica. «Siamo arrivati al 2023 e la messa in sicurezza dei rifiuti liquidi radioattivi più pericolosi prodotti nell’impianto Eurex di Saluggia a partire dal 1977, quelli di Trisaia e le resine di Trino non è nemmeno iniziata. Non ancora partito lo smantellamento delle strutture radioattive dei reattori, cioè il vero e proprio ‘decommissioning’ nucleare».

Costo del ritardo: 120 milioni l’anno

La promessa della società è di completare tutto entro il 2036, solo 15 anni di ritardo e i miliardi saliti ad otto, e chi ci crede è perduto. Seriosa Gabanelli«Per come sono andate le cose fin qui, la fine dei lavori e il costo totale non sono realisticamente stimabili». L’unico dato misurabile sono i costi fissi di Sogin: 120 milioni l’anno. Riguardano la gestione degli impianti, in attesa che vengano chissà quando smantellati, e degli stipendi del personale (passati da 600 a 1.050 unità, e ora a circa 900) che la collettività paga per ogni anno di ritardo.

Governi orbi e sordi e vertici irresponsabili

Chi vigila (dovrebbe): 1) il ministero delle Finanze è l’azionista ma si preoccupa (solo) delle nomine; 2) il controllore e passato negli anni dal ministero dell’Industria a quello dello Sviluppo economico e, infine, cambia nome e nulla fare, Transizione energetica che ora ministero dell’Ambiente e Sicurezza energetica; 3) l’Autorità per l’Energia (Arera) finanzia Sogin sulla base del piano di attività che la stessa Sogin presenta.  Riscontri di realizzazione? Ogni tre anni il governo nomina un nuovo Cda e nessun governo ha mai riconfermato quello in carica. Tutti pessimi? Forse sì (dati i risultati), e sempre lottizzazione.

Stile parati il didietro e campa

Analizzando le delibere di Arera si scopre che la regola è sempre la stessa: ogni Cda propone piani a ‘vita intera’, le attività necessarie per arrivare a fine lavori, ma con obiettivi facili per i tre anni di mandato e rinviando a chi viene dopo i volumi di lavoro più complessi. E così, di rinvio in rinvio, si arriva al disastro di oggi. Con Arera che non applica le penalità previste dalle regole in caso di ritardi.

Attività facili e premi di risultato

  • Il procedere delle attività, un esempio. «3 settembre 2009 contratto di acquisto per fornitura di ‘Materiali relativi ad un Impianto di Trattamento Resine’, per un importo iniziale pari a 10.550.000 euro». Questi materiali sono ancora nelle casse sigillate in cui sono stati ricevuti, stivate presso la centrale di Trino e nessuno le ha mai aperte (foto sul Corriere). E ora andranno pure smaltiti.
  • Nel 2017 nuovo contratto di appalto, «Realizzazione di un Impianto di condizionamento di rifiuti radioattivi», sempre per il trattamento delle resine, per 9.501.000 euro. Impianto non consegnato perché a Trino non sanno dove metterlo.
  • Nel 2021 contratto «Demolizione parziale edificio turbina Trino» per 2.948.508 euro. Il progetto prevede l’abbassamento di circa 10 metri dell’edificio Turbina, alto 50 metri.
  • Si tratta di una struttura non contaminata e svuotata di tutti gli impianti che può essere utilizzata come deposito per l’immagazzinamento dei fusti che contengono il materiale a bassa intensità della fase di smantellamento della centrale.

Lavori mai partiti, tra fuffa e truffa

Le operazioni di demolizione e costruzione dei depositi esistenti si stanno replicando su tutti i siti Sogin, a volte con la scusa che non rispondono più alle normative in vigore. «Progettazione esecutiva e realizzazione dei lavori di demolizione e ricostruzione del deposito D2 preso la centrale di Trino Vercellese» per 4.904.336 euro. Ma il Deposito D2 di Trino è di recente costruzione e perfettamente a norma. Sempre a Trino esiste anche il Deposito D1, struttura vetusta, dove i fusti immagazzinati emettono dosi di radioattività importanti. Ma questa operazione richiederebbe un’azione di bonifica, non possibile in tempi stretti. Quindi? O incapaci o banditi.

Detto più elegantemente, alla Gabanelli: incapacità di organizzare bandi di gara adeguati, o peggio, «fare budget» cioè fare attività facili, pagandole senza risparmio, per garantire ricchi Mbo (premi di risultato) ai numerosi dirigenti.

Irresponsabilità criminali: il caso Saluggia

A Saluggia sono stoccati 270 metri cubi di rifiuti liquidi, acidi e radioattivi a media ed elevata attività dalla fine degli anni ‘70. Su questa questione Carlo Rubbia, da commissario Enea, nel 2001 scrisse una lettera ai ministri dell’Industria, dell’Interno e dell’Ambiente: «L’impianto è a 60 metri dalla Dora Baltea, una fuoruscita di quei liquidi comporta l’evacuazione delle sponde del Po fino all’Adriatico e i terreni non coltivabili per decenni».

Appalto su appalto

Per cementare quei liquidi nel 2012 viene assegnato a Saipem per 97 milioni l’appalto «Cemex». Si apre un contenzioso: serve un carroponte di grado nucleare che Saipem propone di acquistare da uno dei pochi fornitori al mondo, mentre Sogin pretende che Saipem lo costruisca «in proprio». Nel 2017 Emanuele Fontani, all’epoca responsabile della disattivazione dell’impianto di Saluggia, convince l’ad Desiata a risolvere il contratto.

Dal consorzio alla consorteria

Nel 2020 Fontani diventa lui amministratore delegato e affida per 107 milioni il «Cemex» a un consorzio di aziende campane (Teorema) esperte in manutenzione e pulizie, e relazione tecnica in larga parte copiata da quella di Saipem. Dopo un anno da Saluggia arrivano ignorate segnalazioni di enormi ritardi. Il ministro Cingolani a inizio 2022 invia un’ispezione dei carabinieri che certificano: lavori avanzati per meno del 2%. Eppure per l’ad Fontani andava tutto bene. Andava tutto bene anche per il responsabile dell’ufficio acquisti e appalti Luigi Cerciello Renna.

Personaggi

Chi è Luigi Cerciello? Si congeda dalla Guardia di finanza nel 2020 col grado di maresciallo per entrare in Sogin, assunto da Fontani e subito promosso dirigente. Dal 19 luglio 2022 è anche responsabile dell’ufficio legale. Nel curriculum vanta un dottorato in Scienze agrarie, incarichi in Anac (mai stato dipendente Anac, ma distaccato dalla Gdf alla segreteria di un consigliere). Dal 2021 è fra i trainer del Master «Manager ambientale per la gestione del ‘decommissioning’» all’Università del Piemonte Orientale.

Draghi e il commissariamento

A luglio 2022 il governo Draghi commissaria la Sogin. Incarico affidato a Fiamma Spena, ex prefetto in pensione, vicecommissari il dirigente del Mef Giuseppe Margiotta e Angela Bracco, professore ordinario di Fisica. Lo scopo è risanare la società. Fra un paio di settimane scade il mandato: qual è il bilancio? Le informazioni ufficiali sono poche ma interessanti. Persino a stupire.

Commissaria da commissariare

  • Primo atto della commissaria Spena è di riconfermare tutti i dirigenti da Ivo Velletrani, responsabile relazioni esterne incluse quelle con Arera, a Luigi Cerciello e persino l’amministratore delegato commissariato Fontani.
  • Secondo atto: risoluzione dell’appalto «Cemex» e nuova gara, con lo stesso progetto esecutivo di prima, ma con un importo notevolmente superiore, 151 milioni. Assegnato  l’appalto per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi all’impianto di Trisaia ad Ansaldo Nucleare.
  • Terzo atto: il mese scorso la commissaria Spena riconosce a tutti i dirigenti importi tra i 30 e i 40 mila euro che si aggiungono ai lauti stipendi e al trattamento accessorio, come premio di risultato per il 2022 anno in cui la Sogin è andata così male da essere commissariata.

E adesso?

Ora la palla passa al ministro vigilante: Gilberto Pichetto Fratin. Per prima l’emergenza Saluggia, dove è stoccata il 75% di tutta la radioattività nazionale e su cui pende una prescrizione per la messa in sicurezza dei rifiuti che scade a fine 2023:

la legge prevede che per il mancato rispetto di una prescrizione i responsabili siano puniti con la reclusione, (i tecnici e non i ministri inadempienti). Sarà inevitabile quindi un decreto di proroga, ad allontanare doveri, rischi e galera. La seconda è quella di nominare un nuovo vertice, e via così.

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giovedì 8 giugno 2023

L’assistenza a 3,5 milioni di non autosufficienti oggi è una vergogna: ecco cosa cambierà - Milena Gabanelli e Simona Ravizza

 

L’assistenza a 3,5 milioni di anziani non autosufficienti che vivono in casa è la vergogna d’Italia, che complessivamente coinvolge 10 milioni di persone considerando anche i familiari e gli operatori sociosanitari dedicati. Un problema che però non è mai stato in cima all’agenda politica di nessun governo. Finalmente dopo 26 anni dal primo tentativo, 17 proposte finite nel nulla e a tre anni dal suo annuncio, il 23 marzo 2023 viene approvata la riforma (Legge 33) su pressione della società civile con il Patto per la non autosufficienza che raggruppa 50 associazioniL’Austria l’ha fatta nel 1993, la Germania nel 1995, il Portogallo nel 1998, la Francia nel 2002, la Spagna nel 2006. Vediamo cosa cambierà e quali sono i passaggi che ancora mancano per aiutare davvero chi oggi fa una vita d’inferno (qui il Dataroom del maggio 2022 dedicato al percorso tortuoso della riforma)…

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