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giovedì 19 marzo 2026

La coperta corta - Miguel Martinez

Ogni giorno, in rete, leggo una notizia catastrofica. Ad esempio, sembra sempre più possibile che tra qualche decennio, a causa delle modifiche climatiche indotte dall’attività umana, collassi la Corrente del Golfo. E da lì, possiamo ipotizzare le conseguenze, il congelamento dell’Europa che invece oggi si sta riscaldando in maniera pericolosa…

Come sempre si tratta di ipotesi, non sappiamo proprio cosa succederà in realtà: gli ultimi studi dicono che sapremo solo tra vent’anni se il processo di collasso sarà irreversibile.

Ma gli elementi sono tutti interessanti: gli scienziati ritengono altamente probabile una catastrofe per mio figlio indotta proprio da quello che faccio io per cercare di “stare meglio”; ma siccome sono le variabili sono troppe per gli scienziati, in realtà non abbiamo idea cosa succederà.

Su questo blog, mi capita a volte di affermare che la coperta si sta facendo corta.

Percepisco, come tantissimi, che stiamo passando dal mondo in cui siamo cresciuti almeno qui in Europa, dove eravamo sicuri che ieri c’era la miseria, oggi stiamo così così, e i nostri figli vivranno nell’abbondanza, a un mondo in cui non solo sappiamo di non sapere cosa succederà domani, ma sentiamo che quello che succederà, potrà essere catastrofico per miliardi di persone, comprese quelle più care a noi, per non parlare del mondo attorno a noi, che mica esistono solo gli umani.

Lo dico in modo volutamente vago ed emotivo.

Ora, secondo la scuola, per sapere come andranno davvero le cose, basta rivolgersi alla scienza. Se più dati indicano il progresso, che il regresso, allora progrediamo e va tutto bene. E viceversa.

Solo che i dati non sono sul tipo, “sei fattori dicono andiamo bene, quattro che andiamo male, quindi andiamo bene”.

I dati sono indefiniti. Non possiamo nemmeno lontanamente immaginare il numero di variabili coinvolte. E ci sarà sempre una variabile che smentisce le altre.

I dati non sono quindi fredde verità: poiché posso scegliere tra innumerevoli miliardi di dati, scelgo in base ai miei desideri. E così i dati si trasformano in drammi o speranze, in poesia, in armi.

Anni fa, lessi che i politici non usano le statistiche come lampioni per illuminarsi la strada, ma alla maniera degli ubriachi che ai lampioni si reggono per non cascare: infatti qualsiasi social è un lancio di statistiche e controstatistiche, scagliate addosso agli ignoranti che negano la verità scientifica.

Si arriva così ai ferri corti, ma mai alla verità.

Dire che la coperta si sta restringendo è dimostrabile con una quantità impressionante di dati (“stanno scomparendo i pescetalpa della Groenlandia! Hanno licenziato diecimila dipendenti della Megasoft!“); ma chi non ci vuole credere può sicuramente contare su un arsenale altrettanto impressionante di contro-dati (“sono aumentati del 21,12% i criceti dell’Arizona! 11.310 nuovi posti di lavoro in una fabbrica di armi in India!”).

Io non parto dai dati, per il semplice motivo che non ho mille fatterelli da buttare dalla parte mia contro i mille che hanno quelli che la pensano diversamente da me.

Parto, al contrario, dalle due certezze fondamentali della nostra esistenza.

Certezza Uno:

«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma»

Certezza Due:

«Puoi vedere una tazzina cadere dal tavolo e rompersi sul pavimento. Ma non vedrai mai una tazzina che si raccoglie e salta di nuovo sul tavolo».

Questa seconda certezza (come narrata da Stephen Hawking) è la Legge dell’Entropia.

Che dice che, senza eccezione alcuna, mai, in tutto l’universo, ogni volta che si crea un po’ di Ordine, si crea ancora più Disordine.

Noi sappiamo che l’Universo parte da un Ordine Assoluto e precipita verso un Disordine finale. Che a me sembra un po’ la prova dell’esistenza di Dio, non necessariamente barbuto e di fede cattolica, ma certo Creatore.

Spesso si deridono i terrapiattisti. Ora, io sono solo un laureato in lingue orientali, ma sospetto che un pianeta piatto sia molto più plausibile di un pianeta non entropico.

Tutto ciò che chiamiamo Civiltà è un tentativo di creare Ordine.

E sappiamo con certezza (non è un punto di vista, è un fatto) che aumentare l’Ordine può solo aumentare il DisordineCe la caviamo qui sulla Terra grazie a un Essere incredibile, il Sole, che da quattro miliardi di anni trasforma in ogni istante il proprio Ordine in Disordine, donando così Ordine.

L’Ordine incredibile che esiste attorno a noi – la bellezza della persona di cui ci innamoriamo, o il fatto che un gatto abbia voglia di giocare, o che a Palazzolo Acreide si faccia la processione di San Paolo, o che gli alberi di tasso siano velenosi, o che un pappagallo sappia contare – è possibile grazie a Qualcosa che si Sacrifica, e che dentro di sé accoglie un disordine maggiore di tutta questa meraviglia: il Sole.

“Ordine” per noi è quando degli esseri umani cercano di modellare il mondo come vogliono.

Lo fanno usando il Linguaggio, la Parola: il logos in greco, cioè la “logica”. Solo che qui proprio la Parola ci fa cadere nell’errore delle maiuscole. Ci hanno martellato in testa che l’Uomo usa la Ragione per dare Ordine al Mondo. E quindi alla fine, a comandare sarebbe la forma ultima della Ragione, la “Scienza”. All’umile servizio del benessere di tutti noi.

Non funziona così. Non esiste “l’Uomo”. Esistono miliardi di singoli esseri umani.

Miliardi di esseri umani sono mossi da sogni, paure, desideri…

un bel riassunto ne fece la teologia medievale parlando di SALIGIAsuperbia avidità, lussuria, ira, gola, invidia e accidie. Certo, ci sono anche le virtù, e sono tante, ma sono sempre individuali.

I singoli esseri umani, per soddisfare i propri desideri, usano la Parola (e i suoi derivati, la Logica e la Scienza) come le tigri usano i denti. Ecco perché esiste una radicale differenza tra la scienza – la sottobranca gratuita della filosofia che si occupa di godere della meraviglia delle cose – e le zanne delle tecnoscienze.

Liberarci dall’illusione che “l’Uomo” sia un ente metafisico che agisce nell’interesse di tutti, ci permette di capire che alla fine i singoli umani, come le singole tigri, useranno le loro zanne tecnoscientifiche per se stessi e non per “l’Umanità”. E alle fine, sono sempre le zanne della Guerra a essere le meglio alimentate.

Nell’inno a Huītzilōpōchtli, “l’ala sinistra del colibrì”, il dio della guerra messicano,

“Opero nella sala d’arme

Non ascolto alcun mortale, e nessuno mi può svergognare.

Io sono il Terrore, e non ne conosco alcun altro.

Io so dove è la Guerra”

Allora, noi sappiamo che in questo momento i singoli individui umani stanno creando Ordine a una velocità mai prima vista nella storia. Qualunque fenomeno possiamo immaginare, sul grafico c’era una linea che saliva piano piano per millenni, fino al 1900 circa, poi è scattato mostruosamente in alto, e in pochi decenni è diventata una linea retta puntata verso il soffitto.

numero di turisti in fila alla buchetta del vino a Firenze

numero di aerei che attraversano l’oceano

numero di selfie scattate sul Ponte Vecchio

numero di scarpe prodotte nel Vietnam

Da questo, deriva la certezza che si sta creando un Disordine molto maggiore.

Ora, noi sappiamo con certezza che questa distruzione creativa sarà più distruttiva che creativa.

Saranno i ghiacci delle montagne che si scioglieranno e l’Europa diventerà calda come l’Africa?

O sarà la corrente del Golfo che si bloccherà e congelerà l’Europa?

Sarà che manderanno i nostri figlioli a morire in guerre senza senso?

Il CO2 farà crescere mostri, o al contrario li soffocherà?

Diventeremo esseri transumani con impianti robotici in grado di andare su Marte, o i robot ci stermineranno prima?

Sarà che i nostri cervelli si riempiranno di microplastiche e non capiremo più niente?

nessuna di queste cose, e il Disordine si manifesterà altrove, dove meno ce lo aspettiamo?

Non importa. Sappiamo che l’Ordine creerà un Disordine senza alcun parallelo nella storia umana. E che forse questo è più importante di fascisti, comunisti, trans, immigrati, destra, Ucraina, Israele, Destra, Sinistra, burqa, delinquenti comuni...

da qui

giovedì 19 giugno 2025

I Luoghi e gli Intraluoghi - Miguel Martinez

I Luoghi e gli Intraluoghi (1) - Miguel Martinez

In questi giorni, ho fatto un viaggio da Firenze a Timișoara in Romania e ritorno, partecipando a un progetto europeo sul tema dell’economia solidale e sociale. Che senza soldi, non si campa; ma senza solidarietà, si campa male.

I lettori di questo blog sono pochi ma variegati, per cui ricordo loro che, l’anno scorso, i paesi europei della Nato hanno preso dalle nostre tasche e messo in quelle delle multinazionali 454 miliardi di dollari in spese belliche (la Russia, nello stesso anno, ha speso 149 miliardi).

Quindi, comunque la pensiate sull’Unione Europea, un euro speso per mandare Miguel Martinez in Romania è un euro in meno buttato per mutilare o ammazzare qualcuno.

Ora, Firenze per me è un Luogo, più precisamente un luogo sotto un campanile.

Timișoara per me è un altro Luogo. O meglio, lo è il posto dove siamo andati a mangiare la sera, un podere chiamato Farmely.

Ci arriviamo attraverso una stradina sterrata, verso il tramonto.

Siamo in un paese in cui, alla caduta del comunismo, speculatori europei hanno comprato a prezzi da miseria immensi spazi agricoli, dove spruzzarci ogni tanto qualche pesticida per ricevere la manna dei fondi agricoli europei (l’Europa è anche questo).

Ma qualche isola sopravvive.

I poeti di tutte le lingue hanno inventato un sacco di parole straordinarie per descrivere cosa si prova in certi momenti; e i pubblicitari hanno subito scippato quelle parole per venderci merci, per cui non vi dico cosa ho sentito. Questo video rende comunque qualcosa. E’ tutto in lingua romena, infatti l’azienda è locale e non si rivolge al Mercato Globale.

Ad accoglierci, c’è la Contadina.

 

La Contadina, in maglietta, mentre noi patiamo il freddo in maglioni e giacche, corre di qua e di là, dando da mangiare agli animali, mentre ci racconta con lieve ironia che in una vita passata, era stata insegnante d’inglese. Poi ci indica un avvallamento, e ci dice che era stata una discarica dove si trovava di tutto, come dimostra questa vecchia foto:

 

Così si sono messi, lei, suo marito e sua figlia, a ripulire il tutto, e proprio dove c’era la discarica, è sgorgato un mic laculet, un piccolo lago. “It was our revenge!” ci spiega sorridendo la Contadina.

 

Cani e gatti, tanti; e con un’interazione che ci affascina tutti.

I gatti si annusano tra di loro e si rotolano giocosamente con gli enormi cani. E ovunque vada la Contadina, c’è sempre un gatto o due che la rincorre: hanno già mangiato, e quindi non è fame, è una forma di relazione antichissima che da gattaro, vorrei decifrare. Mi metto in ginocchio, e mi trovo un gatto su ciascun ginocchio che fa le fusa, e tre cani in fila per farsi coccolare.

 

Passiamo al pollaio, ci sono due galli enormi, con lo sguardo torvo da conquistare assiro, che ogni tanti becchettano qualche sottomessa femmina: due galline hanno mezza schiena spennata.

I polli vegetariani che si massacrano, i cani e gatti carnivori che si vogliono bene, non so esattamente che morale trarne, ma credo che sarebbe importante.

Posiamo per una foto, ma mancano i gatti, perché hanno deciso tutti insieme di saltare affettuosamente addosso al fotografo.

 

Interrompiamo, per vedere il tramonto:

 

La Contadina ci chiede,

Do you want to live here?“, e sorride.

Ogni elemento della cena è unico, come sapore, come tatto e come colore.

 

In quel momento, in quei sapori, nell’aria fresca della sera, colgo la natura demoniaca del Turismo…

Il due giugno, a Livorno, sbarcheranno a Livorno ben dieci gigantesche navi da crociera, che manderanno decine di migliaia di turisti in pullman a visitare Firenze. In giornata, lasciandosi dietro solo montagne di rifiuti.

 

Non sono diversi da me: sono persone che cercano un Luogo.

Ma così non solo non lo troveranno, ma distruggeranno ancora un altro Luogo, di tutti quelli che esistono al mondo.

Però proprio per questo, non c’è nulla di più importante che aiutare ogni Luogo che spunta al mondo, a vivere.

https://kelebeklerblog.com/2025/05/31/i-luoghi-e-gli-intraluoghi-1/

 

 

I Luoghi e gli Intraluoghi (2) - Miguel Martinez

Nell’ultimo post, ho parlato di un viaggio, di andata e ritorno, tra due Luoghi: il Gonfalone del Drago Verde di Firenze, e la Fattoria Farmerly vicino a Timișoara in Romania.

Tra i due Luoghi, c’è necessariamente un Intraluogo: lo spazio che ho dovuto attraversare per arrivare da un Luogo all’altro.

Questa volta ho vissuto in maniera molto forte il passaggio.

Ho preso:

§  un treno dalla stazione di Firenze a quella di Bologna;

§  la monorotaia dalla stazione di Bologna all’aeroporto;

§  un aereo da Bologna a Monaco;

§  e un aereo di Monaco a Timișoara;

§  e specularmente al ritorno.

L’immensa struttura della Stazione si cala nel cuore di Firenze sotto forma di fabbrica/caserma/fascio littorio cementizio, con la distruzione di non si quanti giardini e luoghi.

 

L’ha fatta il Duce per permettere a me di fare il mio viaggetto.

Certo, oltre a me, in qualche centinaio di milione di altre persone lo dobbiamo ringraziare, tra cui un ex-cancelliere tedesco, predecessore dell’attuale signor Merz, che in questa foto vediamo accanto al Duce:

 

Per farmi arrivare a Bologna, hanno sbucaltato oltre settanta chilometri di montagna

Decine di corsi d’acqua inquinati o prosciugati, discariche abusive,  tonnellate di rifiuti altamente inquinanti scaricati nell’ambiente. […] oltre 1 miliardo di euro di danni ambientali: via al processo civile, nel penale accuse cadute per prescrizione

Un anticlericale dell’Ottocento attribuì, pare falsamente, a Papa Gregorio XVI la frase, chemin de fer, chemin d’enfer: eppure, nella grande buca, siamo davvero negli inferi.

Per farmi arrivare dalla stazione all’aeroporto di Bologna, mi metto dentro una scatola che corre velocissima lungo cinque chilometri costati 130 milioni di euro, che fanno due euro a testa per ognuno di voi (grazie!). Poi arriva l’immensa, totale distesa di cemento dell’aeroporto di Monaco, infine la destinazione.

L’Intraluogo è uguale da un capo del pianeta all’altro, ed è fatto di ferro, cemento, cose che vanno in un solo verso, telecamere che sorvegliano e uomini muscolosi dotati di mitra.

L’Intraluogo si espande incessantemente, ovunque, divorando trasversalmente i Luoghi: Destra e Sinistra impazziscono sui pronomi da dare ai trans o sugli scantinati dove pregano i musulmani, ma sull’irreversibile consumo della biosfera, la pensano allo stesso modo. “Grand plans needn’t be politically divisive..”:

 

E’ un mondo archetipicamente maschile, che impone un Ordine e una Disciplina che avrebbe fatto invidia al comandante di una legione romana: solo che non c’è nessun Comandante, il Re non ha volto.

Dentro i rigidi canali, scorre informe Vita Umana.

(Le successive illustrazioni sono riprese da Steve Cutts, un artista che ha capito i nostri tempi meglio di tanti)...

continua qui

giovedì 5 giugno 2025

Il Bovaro dell’Arkansas e il Duomo -Miguel Martinez

Una discussione tra i commenti sul blog, sul tema “overtourism“.

Peucezio, di Milano, scrive:

“Cioè, ragazzi, ma ci rendiamo conto che fino a non moltissimi anni fa io entravo in Duomo con la stessa disinvoltura con cui entravo nella Galleria Vittorio Emanuele, potevo girarmelo come volevo, concentrarmi su un particolare, dirmi una preghiera
Oggi devo fare la fila e pagare per visitarlo e devo fare una fila più piccola per andare a pregare, ma posso pregare solo in un’area limitata?
Io che vivo a Milano da mezzo secolo tondo.
E questo perché dei coglioni di americani e altra gente varia vengono in massa a rompere i coglioni.”

Gli risponde Roberto:

“per me la gente colta e sensibile non ha nessun merito né diritto in più del bovaro dell’Arkansas o di dove vuoi tu”

Sono due posizioni che abbiamo sentito molto volte. Inoppugnabili all’apparenza, ma mancano alcune premesse fondamentali.

Uno, non stiamo parlando dello stesso diritto.

Il Duomo di Milano esiste, perché ha avuto una funzioneSpazio sacro e civico, di una comunità sotto Dio. E ovviamente anche autocelebrazione un po’ vanitosa della Comunità stessa, che investiva nella Casa (domus) Comune un’energia che non dedicava nemmeno lontanamente ai palazzi privati.

Queste funzioni oggi sono molto più deboli, ma Peucezio sta cercando di viverle.

La funzione, sfondo per selfie di masse di individui che vengono per un momento e poi escono per non tornare mai più, è qualcosa di completamente diverso.

La seconda funzione rende impossibile la prima.

Tu prima andavi in un orto, per raccogliere i pomodori. Adesso è stato trasformato in un vespasiano pubblico. Che problema c’è, basta che fai la fila anche tu. Sì, ma io ci andavo per raccogliere i pomodori.

Due, oltre al diritto di Peucezio e quello del Bovaro, esiste un terzo diritto: quello della ragazza di Matera che con un concorso ha appena vinto un posto come infermiera in un ospedale di Milano. Ma non può svolgere il proprio lavoro, perché a causa dell’overtourism, i prezzi delle case sono diventati inaccessibili. Lei dovrà rinunciare al proprio lavoro, e i pazienti dovranno rinunciare a essere curati, per far posto al diritto del Bovaro, ma soprattutto al diritto dei padroni di casa (spesso grandi fondi di investimento) di scegliere affitti brevi a bovari contro affitti lunghi a infermiere (“la Proprietà è Sacra”, ci ricordano Salvini e la Santanchè).

Qui Roberto risponde,

“Capisco ma […] non c’è scritto da nessuna parte che uno debba vivere dove lavora (per dire io abito a mezz’ora di macchina da dove lavoro perché non posso permettermi un posto più vicino)”

In effetti, con il prezzo dei voli low cost, l’infermiera potrebbe probabilmente partire tutte le mattine con il volo delle 3.32 da Matera e rientrare con quello delle 23.51.

Tre, la questione dei rapporti di forza.

Roberto scrive:

“Ragazzi io capisco il problema, se poteste suggerire soluzioni che non abbiano questo gusto mefitico di classismo (il turismo è riservato alle Classi alte, ai colti e agli abbienti) vi ascolterei con più interesse”

E’ quella che io chiamerei la posizione archetipica della Destra realmente esistente: gli “snob della Ztl, i ricchi con due lauree, disprezzano e vogliono far soffrire le Persone Normali che Lavorano“. Un immaginario che si nutre anche di antiche idee di Sinistra sui potenti che si arricchiscono sfruttando i poveri.

E’ la carta vincente di Salvini e di Trump, ma è una carta truccata, e vi spiego perché.

Sembra che ci sia un Ricco e Colto di nome Peucezio, probabilmente con la erre moscia, che è infastidito dalla vicinanza di un bovaro del Arkansas che puzza lievemente di sterco di vacca, e quindi gli impedisce con la forza di ammirare le guglie del Duomo di Milano. Da fargli subito la lotta di classe, e la rivolta populista pure!

Io mi sono abituato, per forza di cose, a guardare però i reali rapporti di forza.

Ve lo racconto con una storiella di fantasia.

Peucezio, geniale linguista dalla vita economica precaria, privo di ogni potere politico, si sfoga sul blog di Miguel Martinez, traduttore di manuali tecnici, un blog con venticinque lettori.

Dall’altra parte, non c’è il Bovaro dell’Arkansas.

C’è la Fun Cool World Tour. La loro sede organizzativa è questa:

Ma la sede legale è 35 Notax Drive, West Bay, Cayman Islands.

La Fun Cool ha appena acquistato da una ditta con sede a Lamezia Terme e a Dubai, un isolato a due passi dal Duomo di Milano, e lo ha ribattezzato Duomo Experience Residence.

A vegliare affinché ogni cosa fili liscio, ci pensa lo Studio Legale Fratelli Squalo, che cura anche gli interessi della banca che finanzia Forza Italia, quelli della fondazione dove lavora la sorella del responsabile comunale per i progetti edilizi, e quelli della Cooperativa Inclusion che sostiene il PD.

La Fun Cool è stata contattata da Joe Wayne. Un signore da poco eletto governatore repubblicano dell’Arkansas grazie a un finanziamento di centomila dollari da parte della Cattle Rancher Federation, con sede a New Bovary.

I Bovari hanno chiesto che Wayne autorizzasse l’alimentazione delle vacche con antibiotici vietati in mezzo mondo; e come piccolo regalo in più, un viaggio studio a spese dello Stato per i loro dirigenti.

La prima richiesta era un viaggio per soli uomini all’Isola di Phuket, ma le Republican Moms for a Traditional Family si sono opposte fermamente, e quindi Joe Wayne ha chiesto aiuto ai suoi amici della Fun Cool. Che avendo da coprire i costi del nuovo acquisto, hanno suggerito come destinazione proprio la neonata Duomo Experience Residence.

Ecco perché Peucezio mentre accendeva la candelina in Duomo, si è trovato inquadrato anche lui nel flash dell’autoscatto del Bovaro dell’Arkansas. Il Bovaro si consola per il mancato viaggio a Phuket, almeno con la foto della candelina.

Dal sito Partyphuket:

“Una holiday girlfriend è una ragazza che affitti per essere la tua girlfriend durante le tue vacanze.

Si tratta spesso di una ragazza del posto, di solito una studentessa o barista, a volte anche una ragazza normale con un lavoro, che prende qualche giorno o settimana libero per viaggiare con te.

Ci sono molti ottimi posti nella capitale del Regno per incontrare e affittare una holiday girlfriend tailandese, come i club per soli uomini.

Il posto che consigliamo sempre ai nostri ospiti è The PIMP [lett. il Magnaccia] Bangkok.”

da qui


venerdì 5 luglio 2024

Non costa quasi niente - Miguel Martinez

E’ più facile abbandonare in giro un tappo da solo che una bottiglia, sappiamo che sulle nostre spiagge si trovano molti più tappi che conchiglie.

Ma proprio perché è così minimale la misura, ha qualcosa di ridicolo. E magari io, che non butterei un tappo senza pensarci, mi sento un pochino offeso; e questo si somma a tante altre cose che non capiamo, e che ci piovono addosso, e in un mondo in cui l’unico potere che ci è concesso è quello di votare ogni cinque anni contro qualcuno, contribuiscono alla sensazione di far parte di un gregge diretto da un pastore disumano, per fini che sa solo lui.

Allo stesso tempo, dovrebbe essere ovvio che il problema non è il tappo, è la bottiglia:Nel 2016, furono prodotti 320 mila miliardi di tonnellate di plastiche di tutti i tipi.

Ma sentiamo la parte veramente interessata: la UNESDA Soft Drinks Europe (“UNESDA rappresenta l’industria europea delle bevande analcoliche”) e la Federazione Europea di Acque Imbottigliate, due lobby con sede – ovviamente – a Bruxelles.

Sono contrari quanto Salvini alla misura del tappo legato (“tethered cap”), ma per motivi ben più seri.

Iniziano facendo rumorosa professione di fede ambientalista, ovviamente.

Ma fanno notare che i tappi legati richiedono plastiche diverse e più pesanti, e quindi faranno aumentare le tonnellate di plastica in giro; la loro lavorazione dovrebbe aggiungere una gran quantità di emissioni di CO2; e per produrli, si dovrà rivedere tutta la linea di produzione, con un aumento di costi notevole.


Ora, i plasticari hanno ragione, dal punto di vista loro.

Le bottiglie di plastica usa e getta sono un prodotto che al cliente finale non costa quasi niente, per cui quasi tutti gli esseri umani ne possono comprare senza nemmeno pensasrci.

Quindi ogni anno nel mondo si producono circa 600 miliardi di bottiglie di plastica usa e getta.

Prodotti che non costano quasi niente, solo che il quasi moltiplicato per 600 miliardi fa una bella cifra, è un elemento fondamentale di tutta la catena planetaria della Grande Distribuzione Organizzata. E le aziende federate all’Unesda si vantano di dare lavoro a 1,7 milioni di persone. E più si parla di ambiente, più cresce il mercato dell’acqua in bottiglia:


Non entriamo qui nel devastante impatto ambientale di queste bottiglie usa-e-getta, persino i plasticari lo riconoscono; eppure come si vede il mercato della devastazione cresce proprio negli anni in cui cresce la retorica ambientalista.

I tappi legati faranno sicuramente aumentare i costi ai produttori; che quindi aumenteranno il prezzo all’utente finale e continueranno a guadagnare lo stesso? No, perché se le bottigliette cominciassero a costare quasi qualcosa, la gente ci penserebbe due volte. Magari scoprirebbe che l’acqua del rubinetto è potabile…

Per cui i plasticari suggeriscono una sola strategia alternativa: il riciclaggio. Cioè tutte le bottiglie, invece di essere buttate, tornano a casa e ridiventano bottiglie e le spiagge restano pulite e gli inceneritori non emettono fumi. Questa è la proposta dell’industria della plastica da sempre, ma è ovviamente bacata alla radice: la plastica non viene “re-cycled”, ma “down-cycled”, con le bottigliette ci fai prima le palette per raccogliere la spazzatura, e poi più niente (semplificando); e più si ricicla la plastica, più diventa tossica.

Ma la proposta sembra semplice: per continuare a produrre sempre più bottigliette di plastica che non costano quasi niente, si fa così:

1.       A spese del contribuente, lo Stato lancia una grande campagna per dire dove si butta questo e dove si butta quello. L’Uomo Medio vive sommerso tra milioni di messaggi che contemporaneamente cercano di sedurre, di vendere qualcosa, di prenderein giro, di spaventare e per fortuna è quindi diventato quasi sordo a roba del genere; ma comunque i plasticari vogliono proprio quello che l’Uomo Medio non vuole – uno Stato Predicatore.

2.      A spese del contribuente, lo Stato potenzia tutta l’immensa infrastruttura che permette il riciclaggio.

3.      A spese del contribuente, lo Stato finanzia la ricerca e l’innovazione che permetterà a plasticari di godere di un po’ di materia prima più o meno gratuita.

Il bello è che il Contribuente è lo stesso tizio che compra la bottiglietta di plastica.

Quindi la situazione è questa.

C’è un’Istituzione (che chiamiamo vagamente “Europa”) che deve affrontare la catastrofe ambientale indotta dall’uso della plastica usa e getta.

Per farlo, ha davanti a sé un’alternativa:

1.       chiudere tutta la filiera, far licenziare 1,7 milioni di persone, far infuriare centinaia di milioni di elettori abituati a compare la bottiglina al supermercato, far tremare il PIL.

2.      Fare ammuina, cioè imporre i tappi legati. Che non sono del tutto inutili, certo, e danno l’illusione che si è fatto qualcosa.

C’è una Destra politica che coglie un rigetto istintivo di tanti. Immaginatevi una persona che lavora sodo e non ha tempo da perdere a informarsi troppo; che ha sentito dire che il riciclaggio risolve tutto, e sta attenta a riciclare; poi arriva una misura piccola, ma che si sente anche fisicamente come un po’ scomoda e ridicola, quasi a tatto una presa in giro, e che dice, “io non mi fido di te, che ricicli“. E la persona si chiede a pelle – “perché io, che non faccio male a nessuno, devo sempre pagare?

C’è una Sinistra politica che si eccita subito, dicendo che la Destra è talmente menefreghista che pur di danneggiare l’ambiente, respinge anche una misura così evidentemente positiva e così piccola e così poco fastidiosa.

E c’è una Destra che ri-coglie la palla al balzo, e nota come la Sinistra sia sempre vessatoria e nemica della libertà e vuol fare pagare tutte le crisi agli ultimi.

Così sul nulla, riparte il Motore Perpetuo a Energia Avversaria.

Mentre la catastrofe ambientale avanza inesorabile, ovunque inconstrata.

da qui 

mercoledì 20 marzo 2024

Sette vite - Miguel Martinez

La prima vita è di Paolo.

Avrà settant’anni, lo incontro al tramonto, nel nostro Giardino.

Parla in modo raffinato, voce gentile e appena ironica, e mi fa subito simpatia.

“E’ la prima volta che capito qui… ma mi chiedo, avete per caso uno spazio coperto?

Io non ho alcun reddito, dormo all’Albergo Popolare, ma di giorno, vedete, io vado alla Biblioteca Thouar… ho trovato un angolo tranquillo, mi metto lì e tiro fuori la mia tastierina e le cuffie, e compongo musica, senza disturbare nessuno. Solo che adesso stanno facendo i lavori in biblioteca, non ci posso più andare…

Sei messicano? Mia sorella andò in Argentina per studiare il tango!

Che musica creo? Io sono vecchio, i miei maestri sono i Beatles e Jimmi Hendrix”

La seconda vita è di una coppia luminosa di quasi ottantenni, che da decenni, di notte, fanno comparire cibo e coperte per quelli che dormono per strada (compreso quello che diceva, “io preferisco dormire per strada, perché all’Albergo Popolare c’è gente troppo schifosa“).

La figlia della coppia luminosa è musicista, il compagno della figlia si occupa di teatro. E lui una sera la massacra a colpa di pentolate, le spacca le costole, la sta per strangolare, e lei trova la forza di fissarlo negli occhi, lui caccia un urlo e scompare e il giorno dopo lui si suicida lanciandosi da un ponte.

Lei ieri è andata a fare un concerto, vi serve una musicista classica?

La terza vita la incontro all’autostazione di Bologna.

Lui tiene in mano una lattina di birra, lei è tutta piegata e spinge un carretto.

Al mondo, lui urla, con tutte le sibillanti emiloromagnole,

“Io pago le tasse, e con le mie tasse pagano la guerra in Ucraina! Romano Prodi non lo avrebbe mai fatto!”

E siccome io sono una calamita vivente, dopo aver passato decine e decine di persone, lui torna di me, e mi dice,

“Sono Paganelli Romano, ho cinquasette anni e Prodi mi fece trovare lavoro! Prodi non avrebbe mai speso i nostri soldi in missili per la guerra, lei è d’accordo? Ma lei da dove viene?”

“Sono messicano”

“Che onore! Io mi sono vaccinato tre volte per il Covid – questa è solo la seconda birra che bevo oggi – e mi sono cascati tutti i denti! Il mio medico dice che è per il vaccino! Lei è di Firenze? Mio zio Paganelli Lino lavorò per la principessa Strozzi, di Firenze!”

Ci stringiamo forte la mano e trovo bellissimo il suo sguardo, sento che nella sua follia, è un amico vero.

La quarta vita, me la raccontano quasi a caso, un ragazzo figlio unico della profonda Sicilia che andò a studiare giurisprudenza a Bologna, avrebbe potuto studiare anche a Palermo.

Una sera i genitori telefonano, lui non risponde, risponde il compagno di stanza, “gli ho bussato, ma non lo vogliamo disturbare”, e i genitori presi da una strana intuizione, insistono, ma niente… quando la polizia sfondò la porta, lo trovano morto d’eroina.

La quinta vitanon c’è più nemmeno quella, è di un ragazzino di diciannove anni, figlio di una mamma immigrata semplice e coraggiosa, che ha fatto ciò che poteva… l’hanno ammazzato l’altra notte a coltellate qui a Firenze, per qualche orrenda inutile sciocchezza, che avrà distrutto anche le vite degli assassini.

La sesta vita la incontro sul Ponte…

La zingara del Kosovo, anni e anni che ci incrociamo con la sua pelle scura di indiana, anni fa mi raccontava che erano in diciassette a vivere tutti in un unico appartamento scampato non si sa come agli speculatori.

Sul ponte dedicato ad Amerigo Vespucci, la zingara mi racconta che ha tre figlioli,e il marito l’ha mollato, e mi chiede, se posso trovarle lavoro, qualunque lavoro.

“Ma io spero solo in Dio, perché in Lui ci credo!”

Appena nato il suo bimbetto, dissi, ما شأالله

che vuol dire, “è quello che Dio ha voluto”, e così nessuno può sospettare invidie…

e stasera, anche lei mi dice, mashaa’Allah come è bella!, guardando mia figlia, e penso a lei, ai suoi tre figlioli, a come senza soldi deve pagare settecento euro di affitto, e alla sua splendida fede che è l’unica arma che ha.

La settima vita è la mia, e io mi chiedo, cosa può fare per tutta questa piccola gente,

e poi magari anche questa settima vita avrebbe profondamente bisogno di qualcosa, solo che non ho il tempo per chiedermi, di cosa.

da qui