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sabato 20 settembre 2025

Una guerra per distruggere la sanità pubblica – Alberto Capece

 

Ho visto cose… meglio le ho sentite perché un breve viaggio mi ha messo a contato con l’informazione, si fa per dire, a cui milioni di persone vengono esposte  ogni giorno. E dire che c’è ancora chi ha nostalgia della radio, ormai un regno di musicaccia e di minus habens irregimentati che tentano di semplificare le già orrendevoli balle dell’informazione paludata. Mi è toccato così ascoltare non solo i patetici tum tum dei brani, ma anche i tam tam  di governo che si prepara alla guerra o quanto meno fa finta di farlo, così come accade in Francia e in Germania. Ma c’è un fatto strano, del tutto inedito in tutta la storia conosciuta, che mi spinge al sospetto: non si parla di uomini, di addestramento, di strategie, di produzione di armi che non ci sono e che sono invecchiate in pochi anni come un Dorian Gray senza ritratto, ma si pensa di adeguare l’attività ospedaliera ad accogliere vagonate di feriti. E siccome mediamente per tre feriti, c’è un morto sarebbe bene adeguare anche i cimiteri. Ma forse questo è meglio non dirlo: dopotutto parlare di feriti rende tutto più simile a un cartone animato, nei quali ci si può far male, ma comunque non si muore.

Tutto questo è davvero molto strano, anzi complessivamente privo di senso, come del resto gran parte del discorso e della  vita pubblica italiana, dove ormai una qualunque verità è nemica sia dell’uno che dell’altro corno della politica politicante. Se poi si è incatenati a un Paese imperialista che sta perdendo la testa e che trova nei massacri i suoi valori ultimi, si può capire il livello di insensatezza a cui si è giunti. Questo non significa tuttavia che le parole non abbiano un peso specifico e non tendano a qualcosa che viene nascosto dietro la follia. Che questa faccenda degli ospedali pronti per una guerra sanguinosa che comunque nessuno ha la possibilità di fare davvero, si è diffusa troppo in fretta e con troppa coordinazione nel continente per non suscitare il sospetto che abbia un obiettivo ben diverso da quello ufficiale: ovvero di favorire il definitivo smantellamento della sanità pubblica. Se adesso solo pochi raccomandati possono evitare file impossibili per visite, esami e interventi, figurarsi quando gli ospedali dovranno prepararsi ad accogliere gli eroi del futuro conflitto e puntare molte delle loro risorse sulla medicina di emergenza. Dal momento che questi, dico i burattini dei poteri finanziari, hanno tutta l’intenzione di smenarcela per anni con una guerra che non sono in grado di fare, ecco che la conseguenza sarà da una parte una oggettiva diminuzione dei già scarsi servizi efficaci, costringerà ancora più persone a doversi rivolgere alle strutture private e ultimo, ma non ultimo, ci sarà una specie di militarizzazione della sanità che verrà molto utile nel caso  che qualche laboratorio vorrà regalarci una nuova psicopandemia. Presentat arm al nuovo generale virus Taldeitali.

I venti di guerra in questo senso sono utilissimi per preparare la nuova forma di fascismo di cui pochissimi hanno il sentore e men che meno quelli che fanno dell’antifascismo un  mestiere o una facile via d’uscita dalla necessità di pensare.  Lo avevano già preconizzato sia Pasolini e che José Saramago: “Non verrà con camicie nere, né brune, né cose simili. Ma la mentalità fascista sta lì, è tornata. Davanti all’impotenza della democrazia, ormai in crisi. C’è una deriva molto chiara della società europea in direzione dell’estrema destra”. Tale destra, a scanso di equivoci facili e banali, non è certo quella della Meloni o dell’Afd o di altri movimenti che vengono accusati di essere tali in funzione di mere vicende  elettorali. È invece una questione culturale più profonda che ha la sua radice in una concezione radicalmente individualistica e reciprocamente antagonista delle persone: ciò ha permesso di dislocare diritti e libertà da un ambito sociale a quello meramente personale. Così, mentre si perdono i diritti sul lavoro, il diritto all’assistenza sanitaria, alla pensione e alle tutele del welfare, si acquisiscono ipotetici diritti di poter essere ciò che si vuole. Si tratta semplicemente di decorare le sbarre con manifesti colorati. E molti nemmeno se ne accorgono.

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lunedì 10 febbraio 2025

Africa elettrica: un’altra scossa per l’Europa – Alberto Capece

 

Potrebbe sembrare una notizia da nulla, eppure ci fa vedere verso quale abisso siamo diretti dopo la decisione di fare guerra alla Russia: questa settimana il Burkina Faso, Paese del Sahel che avrebbe dovuto desertificarsi e che invece è rinverdito, ha presentato la sua auto nazionale. Fabbricata dal marchio Itaqua in due versioni, “Native” e “Sahel”, è stata interamente progettata e costruita da ingegneri burkinabé (questo è il nome ufficiale degli abitanti del Paese) utilizzando risorse locali. Si tratta di una vettura elettrica da 30 kw a trazione integrale (per via delle condizioni delle strade), con un’autonomia di 330 chilometri e un tempo di ricarica di 30 minuti che di fatto non è lontana come tecnologia e prestazioni dalle produzioni europee e meno che mai dai penosi tentativi di Stellantis. Ovviamente ha costi di due terzi inferiori. Ma c’è di più: l’auto così come l’impianto di produzione di Ouaga, intende simboleggiare l’impegno verso l’autosufficienza e la sovranità di un Paese che sotto la guida del Primo Ministro Ibrahim Traore, è parte trainante della nuova alleanza antimperialista africana.

Naturalmente, lasciando da parte il pur importante elemento locale che ha l’occasione di creare un sapere tecnologico nel centro dell’Africa, l’auto in questione è di fatto una riproposizione della Dongfeng Nano Box, un modello cinese che costa meno di 10 mila euro, lanciata nel 2022. Ma questo dimostra anche il progressivo allontanamento del Sud del mondo dalle grinfie occidentali, verso un nuovo mondo multipolare. E del resto anche le elettriche europee sono di fatto costruite attorno a tecnologie cinesi, tanto che la svedese Northvolt, la più grande azienda produttrice di batterie per auto elettriche europea, recentemente fallita per non essere riuscita a contenere i prezzi, aveva lo staff tecnico interamente formato da cinesi, mentre tutte le macchine operatrici venivano da Pechino.

Insomma la Ue, mandando all’aria tutto il sapere accumulato sui motori termici, ha costretto l’industria continentale a misurarsi in brevissimo tempo con tecnologie già sviluppate altrove e in particolare da un gigante manifatturiero come la Cina, che non solo ha acquisito esperienza in questo settore, ma possiede in gran parte le materie prime necessarie per poter realizzare le batterie. Inoltre dispone di elettronica avanzata che l’Europa stenta a produrre, per non dire che non produce affatto. Insomma ha puntato su una tecnologia ancora non matura e lontana dalle esigenze di trasporto e di uso dell’ auto del continente. Così ai limiti delle vetture elettriche che hanno una scarsa autonomia reale al di fuori dell’ambiente cittadino, si aggiunge il fatto che l’industria automobilistica difficilmente potrà star dietro ai propri concorrenti, che producono in grande scala, meglio e a prezzi decisamente inferiori. Non si potrebbe escogitare qualcosa di più efficace se si volesse far fallire un intero continente e bisogna aggiungere che il sinedrio di Bruxelles è inarrivabile quando si tratta di creare rovina, sia con la guerra, sia con la pace.

E adesso in questo settore si affaccia anche l’Africa: faremo dazi disperati contro tutto il mondo nell’illusione di coprire scelte assurde e peraltro suggerite dall’alto dei poteri finanziari per poter intanto mandare avanti Net Zero e le speculazioni attorno alle energie rinnovabili? Energie il cui sfruttamento obbliga comunque a rivolgersi al mercato cinese, che rinnovabili non lo solo affatto, risultano inaffidabili e per giunta provocano un danno ambientale di gran lunga superiore al minimo di CO2 in più rispetto a quello prodotto dalla biomassa. L’influenza che questo gas avrebbe sul clima è peraltro tutto da dimostrare, ma è quanto meno singolare che non si sia mai sperimentato il vero apporto al cosiddetto riscaldamento globale dell’anidride carbonica e tutto nasca da modellazioni al computer. Eppure sarebbe abbastanza semplice condurre sperimentazioni reali, tuttavia per questo ci vorrebbero soldi, che non arrivano mai quando si tratta di far luce sui dogmi delle nuove religioni usa e getta.

Forse dovremo guidare auto africane perché questo è il continente che attualmente favorisce di più l’auto elettrica: la mancanza di strade a lunga percorrenza o di strade tout court, la scarsità di macchine rispetto alla popolazione, l’uso quasi esclusivamente cittadino dei veicoli e ultimo, ma non ultimo, la ricchezza di materie prime del continente, porteranno a uno sbocco della produzione nell’export. La legge del contrappasso è inesorabile.

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mercoledì 22 gennaio 2025

Cominciano a cadere i birilli della pandemia – Alberto Capece

Mancano ormai poche ore all’insediamento di Trump e della sua squadra di miliardari, ma già cominciano a cadere i birilli e a lacerarsi i veli che coprivano le oscenità di questi ultimi sei anni. L’imminenza dell’avvento di Robert F. Kennedy come tutore della salute con lo slogan Make America Healthy Again, ha avuto effetti insospettabili anche fino solo a qualche mese fa. Per esempio la Food and Drug Administration statunitense ha approvato proprio ieri il divieto del “rosso 3” un additivo largamente usato negli alimenti e soprattutto in snack e merendine per migliorarne l’aspetto estetico. Si tratta dell’eritrosina che già da decenni è stata riconosciuta come sostanza potenzialmente cancerogena, tanto che essa è vietata nei cosmetici senza che però i tutori della salute abbiano avuto il coraggio di eliminarla dagli alimenti industriali: troppi legami con l’industria e non solo con Big Pharma. Anche con Big Magna evidentemente.

Ma la notizia più significativa – sarebbe stata clamorosa solo vent’anni fa – è che proprio in extremis il governo Usa, tramite l’Hhs, ovvero il dipartimento di Salute e servizi umani, ha radiato dall’albo l’EcoHealth Alliance e il suo corrotto ex presidente, il dottor Peter Daszak. Come è noto questa organizzazione apparentemente no profit, ma che ha preso molti milioni di soldi pubblici, è stata quella usata da Fauci per delocalizzare in Cina la cosiddetta ricerca sul guadagno di funzione, quattro mesi prima che l’amministrazione Obama la vietasse. Questa radiazione in sostanza accredita in maniera pressoché definitiva la tesi secondo cui il virus del covid fosse frutto di ricerche di laboratorio, tesi che peraltro Fauci ha tentato in ogni modo di cancellare per non essere personalmente coinvolto. Le e-mail saltate fuori nel 2020 hanno messo a nudo un meccanismo infernale: si è scoperto che la condanna da parte di 27 eminenti scienziati della sanità pubblica uscita su The Lancet e volta a tacitare le “teorie del complotto” sul fatto che il Covid non avesse un’origine naturale, era stata organizzata dagli stessi dipendenti di EcoHealth Alliance.

Tali mail ottenute tramite richieste di documenti pubblici in base al Freedom of Information Act , mostrano che il presidente dell’EcoHealth Alliance, Peter Daszak, ha redatto l’articolo del Lancet in maniera che non paresse provenire da una singola persona o organizzazione, ma come una lettera di scienziati di spicco. E Fauci da parte sua ha usato il suo potere in seno alla sanità e alla ricerca per bloccare qualsiasi obiezione all’assurda idea di pipistrelli e pangolini, come in seguito è stato costretto in sostanza ad ammettere, sia pure a mezza voce. Siccome la cosiddetta “ricerca di funzione” è un’assurdità totale, inventata per fornire una sorta di scudo etico alle ricerche per la guerra biologica, la domanda che si impone è se la fuga del Sars Cov 2 dal laboratorio di Wuhan sia stata accidentale o voluta e in questo caso da chi. Sempre che il virus non fosse già stato manipolato altrove e poi trasferito in Cina per continuare un esperimento che non era più possibile portare avanti in Usa. Ma su tutto questo è difficile che si abbiano risposte.

Certo è singolare che questa emersione di realtà avvenga durante l’avvento di un’amministrazione di miliardari, ma evidentemente il carico di bugie è ormai così pesante che non è più possibile reggerlo per intero: è fatale che qualche detrito finisca per uscire. In fondo bisogna salvare il sistema nel suo complesso e si può cominciare a scaricare, magari in maniera trasversale, qualche macigno.

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venerdì 28 giugno 2024

Frode sui vaccini: ora anche il Congresso Usa lo certifica - Alberto Capece

Nonostante la feroce resistenza alla verità da parte di quella serie di poteri concatenati che hanno messo in scena la pandemia, piano piano la luce comincia a penetrare negli angoli più bui della vicenda: lunedì il Congresso degli Stati Uniti ha pubblicato un rapporto sulle pressioni politiche legate all’approvazione dei sieri a mRna, chiamati vaccini grazie a  un rocambolesco cambio di definizione costruito proprio per giustificare il loro impiego universale e forzarne l’approvazione sebbene provvisoria. In particolare il rapporto prodotto dalla sottocommissione giustizia descrive in dettaglio come l’amministrazione Biden abbia esercitato pressioni sulla Food and Drug Administration (Fda) affinché andasse oltre la sua autorità di regolamentazione per immettere sul mercato i composti di Pfizer. Di come stessa Casa Bianca abbia ordinato alla Fda di abbassare gli standard di sicurezza dell’agenzia. Quindi è stato l’interesse politico a portare a modificare il processo di approvazione. La conclusione dell’inchiesta si è che l’amministrazione Biden voleva rendere obbligatorie le vaccinazioni e per raggiungere tale obiettivo  la Fda ha dovuto  autorizzare i cosiddetti vaccini”.

Il testo non lascia molte vie di fuga dal concetto centrale di vaccinazione politica ed è che chiaramente riassunto in un comunicato stampa della sottocommissione che naturalmente non avrete modo di leggere sui giornali:

“L’amministrazione Biden ha esercitato pressioni sulla Food and Drug Administration  affinché andasse oltre la sua autorità di regolamentazione, modificasse le sue procedure, soffocasse i dubbi e abbassasse gli standard dell’agenzia per approvare il vaccino di Pfizer e consentire le vaccinazioni di richiamo . Tale autorizzazione ha consentito all’amministrazione Biden di imporre il vaccino contro il Covid-19 nonostante le preoccupazioni che lo stesso vaccino potesse causare lesioni a giovani americani altrimenti sani.

Durante la pandemia, la politica ha preso il sopravvento sulla scienza e nelle istituzioni governative incaricate di tutelare la salute pubblica. La Fda ha abbandonato la direttiva del Congresso di proteggere i cittadini da false affermazioni ed effetti collaterali nascosti e ha invece ignorato le proprie regole per perseguire una politica di promozione del vaccino minimizzando i potenziali danni Rivelare e ammettere gli errori commessi è un passo necessario per ripristinare l’integrità e la fiducia nei nostri regolatori.

L’indagine del sottocomitato ha inoltre rilevato che l’agenzia ha gestito male le segnalazioni di danni da vaccino, anche se era tenuta a raccogliere, riassumere e segnalare attivamente feedback sulla sicurezza e l’efficacia del vaccino sotto l’autorizzazione all’uso di emergenza. Due ex scienziati della Fda, il Dr. Marion Gruber e il Dott. Philip Krause, hanno testimoniato davanti alla sottocommissione di aver sentito la pressione di lasciar perdere i dubbi nella revisione dei vaccini a causa della pressione esterna per garantire l’approvazione immediata in modo che il governo potesse imporre i vaccini.  Oggi, l’ex commissario ad interim della Fda Janet Woodcock afferma di essere “delusa da se stessa” per il danno da vaccino e che l’agenzia non ha fatto abbastanza per combattere il danno da vaccino”.

Danni che ancora si cerca di occultare. Tutto questo ovviamente è tutt’altro che nuovo ma è stato ampiamente demonizzato per oltre tre anni: se adesso viene fuori in documenti ufficiali è perché la posizione dell’amministrazione Biden si è fatta estremamente incerta e tutti cercano di abbandonare la barca che fa acqua da tutte le parti. Ma ciò a sua volta dimostra la natura politica che ha assunto la pandemia e l’eterogenesi dei fini che ha avuto. La scienza – senza nemmeno parlare della tutela della salute – ha avuto un ruolo ancillare rispetto agli obiettivi di ingegneria sociale del milieu finanziario che di fatto comanda gli Usa e le sue colonie. Anche l’aver scelto un presidente in preda a una sindrome senile e in grado solo di eseguire gli ordini, è la prova del nove di questo infame meccanismo.

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martedì 28 novembre 2023

Vaccini e turbo cancro: il rapporto era noto già dal 2020 – Alberto Capece

Nel 2020 uno  studio pubblicato sul Journal for Immunotherapy of Cancer del  British Medical Journal  suggeriva  che avere più anticorpi IgG4 di qualsiasi tipo rende più rapida la progressione dei tumori. Così scrivevano gli autori:”  In una  coorte di pazienti con cancro esofageo  abbiamo scoperto che i linfociti B contenenti IgG4 e la concentrazione di IgG4 erano significativamente aumentati nel tessuto tumorale e le concentrazioni di IgG4 aumentavano nel siero dei pazienti con cancro. Entrambi erano positivamente correlati all’aumento della malignità del cancro e alla prognosi sfavorevole, vale a dire che più IgG4 sembravano associarsi a una crescita più aggressiva del cancro.  Abbiamo inoltre scoperto che  IgG4, indipendentemente dalla sua specificità antigenica, inibisce le classiche reazioni immunitarie  di citotossicità cellulo-mediata anticorpo-dipendente, fagocitosi cellulare anticorpo-dipendente e citotossicità complemento-dipendente.

Come si collega tutto questo ai vaccini e al turbo cancro che si è manifestato dopo le massicce campagne di imposizione dei sieri a mRna? E’ semplice: questi anticorpi IgG4 vengono solitamente creati in risposta a  sostanze irritanti persistenti  come per esempio nelle parassitosi. Sfortunatamente, le iniezioni ripetute del vaccino Covid a mRNA sono percepite dal nostro sistema immunitario come un “irritante persistente” e causano l’aumento degli anticorpi IgG4. Questo avviene non solo per la ripetizione delle iniezioni ma anche a causa dell’espressione genetica dell’mRna che  non si ferma mai nella metà delle persone vaccinate costituendo un continuo fattore di infiammazione. Ciò a è dovuto al fatto che il filamento genetico che viene introdotto nell’organismo è difeso fin troppo bene da un film lipidico che ne impedisce la distruzione e dunque ha tempo di diffondersi ovunque e di rimanere per un tempo indefinito,

Ma non basta: l’IgG4 è un anticorpo che  ha la concentrazione più bassa tra i sottotipi di IgG negli individui sani e la sua funzione non è stata ben compresa. L’IgG4 è  considerato un “anticorpo bloccante” a causa della sua ridotta capacità di innescare reazioni immunitarie. Pertanto, qualunque sia la molecola a cui esso reagisce,  la successiva reazione immunitaria viene attenuata e questo potrebbe spiegare la maggiore sensibilità alle malattie, Covid compreso,  da cui è afflitta una considerevole percentuale dei pluri vaccinati . Ora la cosa che più di ogni altra stupisce e dovrebbe generare ira anche nel gregge più mansueto e che tutto questo si sapeva già prima dell’inizio delle vaccinazioni. Eppure si è andati avanti lo stesso nonostante studi sugli animali avessero già evidenziato che il materiale dei sieri a mRna  non rimane affatto in loco  come – mentendo – dicevano i produttori. Ed anzi questo era stato il motivo per cui questa tecnica non era mai stata usata sull’uomo. Fino a che qualcuno ha deciso che l’uomo non meritasse tanta attenzione.

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domenica 27 agosto 2023

Vaccini a mRna: dal 2016 si sapeva dei danni provocati - Alberto Capece

 

Comprendo bene che il rischio è quello di sembrare noiosi aggiungendo alla vicenda pandemia – vaccini un altro elemento che  cancella la parola errore dalla massima parte della vicenda e ne fa invece sempre di più una sorta di storia criminale prodotta dai meccanismi perversi e dall’altrettanto perversa psicologia del neoliberismo. Adesso è saltato fuori quasi per caso che fin dal 2016 si sapeva che dosi ripetute di mRna causano danni significativi e permanenti al sistema immunitario, provocando una serie di effetti deleteri che vanno dalla tolleranza al virus fino al cancro. Questi effetti del trattamento con mRna sono già stati evidenziati nel 2016 e nel 2017 da articoli pubblicati sulla principale rivista medica statunitense Statnews, ma sembra che a nessuno sia importato nulla quando si è deciso di varare il grande affare dei vaccini. Né  si può dire che questi articoli siano sfuggiti all’attenzione dei ricercatori delle multinazionali dei sieri genici visto che essi derivavano dagli esperimenti che Moderna e BioNTech avevano condotto nella speranza di mettere a punto attraverso la tecniche a mRna un trattamento contro il cancro. 

Chiaramente gli effetti avversi di questa terapia erano stati gravemente sottovalutati, perché in casi di tumore allo  stadio terminale, è possibile sopportare effetti collaterali anche pesanti se questa è l’unica opzione di trattamento rimanente. Ma usare questa tecnica per realizzare vaccini da distribuire a gente perfettamente sana è un’ altra cosa, eticamente riprovevole per non dire che si tratta di un’azione criminale. E la rivista Statnews si è più volte confrontata con Moderna che è stata descritta come un’azienda dai prodotti discutibili  e con atteggiamenti da Rambo: due articoli affrontavano anche i pericoli della tecnologia e la sua tossicità in caso di uso ripetuto perché gli effetti collaterali  diventano più frequenti e pericolosi, con ogni dose. In un  articolo del 13 settembre 2016  Statnews delineava lo stile  di gestione dell’ Ad,  Stéphane Bancel, come suggerisce già il titolo: ” Ego, ambizione, confusione: dentro una delle startup più misteriose della biotecnologia”.  Nel testo si dice chiaramente ciò che ancora oggi si tende a nascondere, ovvero un avvertimento sui pericoli derivanti dall’uso ripetuto di mRna:

” I trattamenti più rivoluzionari che potrebbero sfidare il mercato multimiliardario delle terapie proteiche comporterebbero dosi ripetute di mRna per molti anni in modo che il corpo del paziente continui a produrre proteine ​​per tenere sotto controllo la malattia.”

” La consegna, ossia portare l’RNA nelle cellule, è da tempo un problema nel settore. Da sole, le molecole di RNA hanno difficoltà a raggiungere i loro obiettivi. Funzionano meglio se avvolti in un meccanismo di trasporto, ad esempio in nanoparticelle di lipidi. Tuttavia, queste nanoparticelle possono portare a pericolosi effetti collaterali, soprattutto se un paziente deve assumere dosi ripetute per mesi o anni.

Novartis ha abbandonato l’area correlata all’interferenza dell’RNA per motivi di tossicità, così come hanno fatto Merck e Roche”.

Dunque i problemi nell’uso di questa tecnologia erano noti tanto che alcune aziende farmaceutiche avevano abbandonato l’impresa, anche per i deludenti risultati nella cura dei tumori.

E la consapevolezza dei guai viene ribadita  da un ulteriore articolo del 2017 che rende conto di tutte le polemiche che sono oggi in campo anche se silenziate, vale a dire la tossicità delle nanoparticelle lipidiche necessarie per proteggere il filamento di Rna messagero che altrimenti rischierebbe di non riuscire a rimanere integro: “Moderna non è riuscita a far sì che la sua terapia avesse successo, come riferiscono ex dipendenti e dipendenti. La dose sicura era troppo bassa e iniezioni ripetute di una dose abbastanza forte da essere efficace hanno avuto effetti disturbanti sul fegato negli studi sugli animali”. 

Insomma per farla breve i difetti, le difficoltà  e i pericoli insiti in questa tecnologia erano già conosciuti quando si è deciso di formulare con questa tecnica vaccini da imporre a tutta la popolazione.  Rimane da comprendere perché questo sia potuto accadere, quanto si debba alla confusione menale, quanto all’arroganza di un sistema aziendale che ormai ha sostituito i poteri pubblici,  quanto a un disegno perverso. Questo sarà l’interrogativo anche politico del prossimo decennio.

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lunedì 6 settembre 2021

L’occidente è il grande malato, l’Africa sceglie di guarire - Alberto Capece

 


Esistono numerosi trattamenti efficaci per le malattie respiratorie che funzionano in parte rafforzando il sistema immunitario mettendo a disposizione i componenti necessari e in parte combattendo i virus stessi. Il primo gruppo comprende vitamine o aminoacidi, mentre altri comprendono farmaci antivirali come ivermectina, budesonide, bromexina e altri. L’ivermectina in particolare ha dimostrato la sua efficacia in India., ma anche se non di più in Africa: da una parte abbiamo gli studi striminziti con 200 partecipanti che sono apprezzati dall’industria farmaceutica e dai loro amici per la facilità di ottenere il risultato che si vuole, dall’altro lato ci sono India e Africa, che stanno dimostrando l’efficacia delle cure attraverso 2,7 miliardi di persone.

Ad esempio, stati indiani come l’Uttar Prahdesh, con una popolazione di 236 milioni di abitanti, hanno usato per un po’ di tempo l’ivermectina per la profilassi e il trattamento precoce e non hanno avuto problemi, poi è stata sospesa e i  i casi sono aumentati, poi è stata reintegrata e i casi sono immediatamente calati. Il piccolo stato del Tamil Nadu con una popolazione di 10 milioni di persone si è invece, affidato al remdesivir e ha avuto risultati molto peggiori. I dettagli possono essere trovati qui. Nel complesso, l’India ha effettuato studi sugli anticorpi all’inizio di luglio, da cui è emerso che circa 952 milioni di persone che hanno acquisito l’immunità naturale dall’infezione con un tasso di mortalità dello 0,045%, ben al di sotto di quello dell’influenza. Insomma  l’ivermectina ha avuto un grande successo.

La stessa cosa è successa in Africa e in maniera ancora più clamorosa perché una certa serie di stati si è affidata all’ivermectina mentre altri si sono fidati dei vaccini occidentali  con risultati clamorosamente differenti come si può osservare dall’immagine all’inizio  dove in beige ci sono i Paesi che non hanno usato questo farmaco e in blu ci sono quelli che invece lo hanno fatto: i diagrammi dei rispettivi colori dimostrano la clamorosa differenza in fatti di morti.  E qui sotto un’altrettanto clamorosa differenza nel numero dei casi.

 



Il gruppo di paesi con uso di ivermectina comprende 31 stati con un totale di 972,5 milioni di abitanti. I seguenti stati:

Angola, Benin, Burkina Faso, Burundi, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Congo (Brazzaville), Congo (Kinshasa), Costa d’Avorio, Guinea Equatoriale, Etiopia, Gabon, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Kenya, Liberia, Malawi , Mali , Mozambico, Niger, Nigeria, Ruanda, Senegal, Sierra Leone, Sud Sudan, Sudan, Tanzania, Togo, Uganda.

Il gruppo di paesi che non utilizzano l’ivermectina comprende 22 paesi con 357,3 milioni di abitanti: Algeria, Botswana, Capo Verde, Comore, Egitto, Eritrea, Swaziland, Gambia, Lesotho, Libia, Madagascar, Mauritania, Mauritius, Marocco, Namibia, São Tomé e Príncipe, Seychelles, Somalia, Sudafrica, Tunisia, Zambia, Zimbabwe.

L’utilizzo di questo farmaco è molto ampio in alcuni Paesi del continente per combattere l’oncocercosi, un’infezione da nematodi, ma si è rivelata preziosa contro il covid come attesta uno studio giapponese condotto dal professor Hisya Tanioka. E’ sconvolgente vedere il continente considerato più arretrato strabattere un occidente impazzito e istupidito che ha rifiutato qualsiasi idea di cura perché si dovevano vendere i vaccini. Ricordate quando all’inizio della Pandemia ci si chiedeva come avrebbero fatto i Paesi poveri a uscire dalla tempesta? Adesso capiamo che dovevamo invece interrogarci sugli stati ricchi e sulla degenerazione delle istituzioni.

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