I jeans scoloriti sono sempre stati in voga. Più ancora se molto scoloriti,
dall'aspetto logoro, «invecchiati», «vintage»: mode, questione di gusti. Dunque
da decenni i produttori mettono in commercio jeans già lavati, lavati «a
pietra» (stone-washed). La moda vuole però che non siano scoloriti in modo
uniforme ma di più in certi punti, come se consumati dall'uso. Per questo,
l'ultimo ritrovato della tecnica è la sabbiatura del jeans: consiste nello
sparare sabbia ad alta pressione con dei compressori ad aria, in modo da
produrre un processo abrasivo che candeggia il tessuto (in inglese si chiama
sandblasting, «esplodere sabbia»). Va fatto a mano, per dirigere la sabbia sui
punti che si vogliono scolorire. Così però la sabbia vola. E qui non è più
questione di gusti ma di diritto alla salute dei lavoratori. La sabbia infatti
contiene naturalmente silice, e questa, se inalata, provoca la malattia del
polmoni detta silicosi. Per questo la rete «Clean Clothes Campaign», o Campagna
abiti puliti (vedi www.abitipuliti.org) ha lanciato un appello ai produttori di
jeans e ai governi per eliminare la sabbiatura. L'allarme è partito dalla
Turchia, dove un gran numero di fabbrichette e laboratori (caso classico di
economia sommersa) producono capi d'abbigliamento per il mercato soprattutto
europeo. Qui la sabbiatura si è diffusa dal 2000. Pochi anni dopo, nel 2005,
per la prima volta dei medici hanno diagnosticato la silicosi in lavoratori,
uomini per lo più giovani, addetti alla sabbiatura dei jeans. I morti accertati
finora sono 46. Nel 2008 è nato un Comitato turco di solidarietà con i
lavoratori della sabbiatura, che riunisce lavoratori, sindacalisti, medici,
giornalisti: la loro campagna ha avuto effetto, perché nel 2009 il ministero
della salute di Ankara ha vietato il sandblasting. Non che i problemi siano
finiti: si stima che tra 8 e 10mila persone abbiano lavorato alla sabbiatura
nell'ultimo decennio e tra 4 e 5.000 siano affetti da silicosi. Molti sono
immigrati dall'Europa orientale; anche se turchi, molti lavoravano in nero,
così ora il Comitato sta lavorando per risarcimenti e pensioni di invalidità.
La silicosi non è una novità. Di solito è associata al lavoro nelle miniere,
edilisia, o alla fabbricazione di vetro e ceramica (in cui appunto si usa
sabbia). Non esiste una cura nota. Si sa che è causata dall'inalazione di
polveri contenenti silice libera o cristallina. E' irreversibile, e continua a
progredire anche quando l'esposizione cessa; provoca fibrosi polmonare,
enfisema, nella fase finale diventare invalidante e mortale. La cosa
impressionante è che nelle miniere la silicosi si manifesta dopo 20 o 30 anni.
Ma esposizione più intensa significa periodo di latenza più breve. In altre
parole: gli addetti alla sabbiatura dei jeans ne respirano davvero tanta di quella
roba, perché gli sono bastati pochi anni, in alcuni casi appena mesi di lavoro
per ammalarsi. In Turchia dunque la sabbiatura è illegale. Nell'Unione europea
è ammessa solo se gli abrasivi contengono meno dell'0,5% di silice. Ma costa
meno (se non si conta la salute del lavoratore) usare la sabbia com'è, con
silice attorno all'80%. Tanto la sabbiatura si fa altrove: Egitto, Giordania,
Bangladesh, Pakistan, Cina, Messico. Alcune aziende hanno risposto alla
campagna Abiti puliti impegnandosi a non vendere jeans sabbiati (Lévi-Strauss,
H&M, C&A). Non così Diesel, Dolce & Gabbana e Armani, marche ben
note che hanno rifiutato di aprire un dialogo. Il minimo è non comprare i loro jeans.