Visualizzazione post con etichetta insetti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta insetti. Mostra tutti i post

venerdì 4 marzo 2022

Insetti

 

Facile è amare insetti che troviamo bellissimi, rari, figli del musicale ronzare lontano dei Tristi Tropici – diffìcile l’amore per mosche, scarafaggi, zanzare. Se li ami, se gli concedi un angolo della tua carne perché si sfamino, sei già rinato Buddha.
Guido Ceronetti

Anche gli insetti si divertono insieme, come ha descritto quell’eccellente osservatore che è P. Huber, che vide le formiche corrersi dietro cercando di mordersi per giuoco come fanno i cagnolini.
Charles Darwin

Gli insetti si dispersero, ma tornarono dopo un attimo e ripresero a girare intorno alla fiammella tremolante. Il dottor Fischelson si asciugò il sudore dalla fronte grinzosa e sospirò: «Sono come gli uomini, non desiderano altro che il piacere del momento».
Isaac Bashevis Singer

La persona etica […] ha cura di non schiacciare nessun insetto.
Se in estate sta lavorando con la lampada accesa, egli preferisce tenere la finestra chiusa e respirare aria cattiva piuttosto che vedere gli insetti cadere sul suo tavolo con le ali bruciacchiate.
Albert Schweitzer

da qui

lunedì 17 febbraio 2020

Cavallette e crisi climatica


Sciami di miliardi di cavallette hanno distrutto e continuano a distruggere i raccolti nel Corno d’Africa, rischiando di provocare una crisi alimentare e umanitaria. I Paesi più colpiti dall’attacco degli insetti sono Somalia, Etiopia, Yemen, Kenya, e, da pochi giorni anche l’Uganda. Il Sudan del Sud e la Tanzania potrebbero essere minacciati dai vasti sciami a breve.
Uno sciame di locuste composto da circa 40 milioni di insetti può percorrere fino a 150 km al giorno e consumare il cibo sufficiente a sfamare 35mila persone. In presenza di piogge abbondanti le locuste si riproducono rapidamente, di circa 20 volte in tre mesi. Per evitare una catastrofe, lunedì 10 febbraio, le Nazioni Unite hanno chiesto un’azione urgente. L’Onu sta cercando 76milioni di dollari per aiuti immediati dai donatori statali in modo da contribuire a finanziare la distribuzione massiccia di insetticidi e altre tecniche di eradicazione. Da domenica 9 febbraio sono state schierate forze militari per aiutare a irrorare i pesticidi a terra, mentre ci si sta attrezzando per l’irrorazione aerea, considerata l’unico controllo efficace.
Non si verificava un tale fenomeno da circa 70 anni in Somalia e da un quarto di secolo in Somalia ed Etiopia. In molti hanno rilevato la responsabilità della sciagura nel cambiamento climatico, ovvero nelle piogge insolitamente intense e dal potente ciclone che si è verificato al largo della Somalia a dicembre. Le locuste sarebbero infatti state trasportate dai venti della tempesta dalla Penisola Arabica, e ora si stanno nutrendo della vegetazione della Somalia. I cambiamenti climatici aumentano la presenza di cicloni dall’Oceano Indiano al largo dell’Africa Orientale e di conseguenza la probabilità della diffusione di ulteriori focolai di locuste. Secondo la Fao gli insetti stanno mettendo a repentaglio la sicurezza alimentare e il sostentamento nel Caucaso e nell’Asia centrale. Solo nel Caucaso, 25milioni di ettari di aree coltivate sono minacciate e almeno 20milioni di persone sono a rischio.
Funzionari delle Nazioni Unite avvertono che è necessaria un’azione immediata prima che le precipitazioni previste nelle prossime settimane portino vegetazione fresca per nutrire le nuove generazioni di locuste. Mark Lowcock, capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, durante il briefing di lunedì a New York ha chiarito che “esiste il rischio di una catastrofe”, avvertendo che 13milioni di persone già affrontano una grave insicurezza alimentare nell’area – 10 milioni in luoghi colpiti da locuste – e che la Regione non può permettersi un’altra scossa. Mentre la Fao ha avvertito che altri 20milioni di persone nella Regione rischiano l’insicurezza dal punto di vista alimentare. L’invasione, infatti, è così grave che potrebbe persino interrompere la semina delle colture nelle prossime settimane, andando a peggiorare ulteriormente la situazione.
Alla questione ambientale si unisce quella legata al conflitto. Alcune delle aree in cui agiscono gli insetti sono sotto l’influenza del gruppo estremista al-Shabab. Questo rende quindi difficile, anzi impossibile, l’irrorazione aerea delle locuste. Le locuste stanno inoltre mangiando la vegetazione che sostiene le comunità di pastori della Regione, per questo l’ambasciatore keniano Lazarus Amayo ha avvertito che esiste un “rischio di conflitto comunitario sui pascoli”.

martedì 21 luglio 2015

Insetti a tavola - Agnese Codignola

Come è noto da alcuni anni, le fonti di proteine per uso umano stanno cambiando in fretta e cambieranno sempre più nei prossimi anni. La produzione alimentare globale dovrà adattarsi alle esigenze di una popolazione che secondo le stime toccherà i nove miliardi di individui nel 2030. In Congo si sta per attivare la sperimentazione di un farming di insetti con una programmazione sostenibile alle spalle, che desta un grande interesse a livello internazionale. Lo illustra Aaron Ross, giornalista della Reuters, in un reportage da Kinshasa, che spiega come in quella zona gli insetti siano una tradizione culinaria da centinaia di anni: sia come street food sia prelibatezza da riservare alle occasioni speciali. Cucinati con aglio, limone, cipolle e pepe, possono costare anche più della carne proprio per l’elevato prezzo di acquisto. Per fare un esempio, un chilo di grilli si paga circa 50 dollari, il doppio del manzo.
Tuttavia, nella Repubblica Democratica del Congo si consumano circa 14.000 tonnellate di insetti ogni anno, con una media di 300 grammi a settimana per abitante. Dal punto di vista della salute si tratta di un’ottima abitudine, dal momento che gli insetti, com’è ormai noto, rappresentano una eccellente fonte di proteine alternative alla carne e offrono anche sali, vitamine e fibre. Ma in Congo (dove tuttora in alcune zone da anni è in corso una guerra civile che prosegue a bassa intensità), tutti gli insetti o quasi vengono raccolti a mano nella boscaglia, in base alle disponibilità stagionali, e solo raramente allevati in piccolissime aziende. Per questo costano molto.
La FAO, insieme con alcuni ministeri locali, ha  deciso di avviare un progetto di allevamento industriale di grilli e bruchi e di affidarlo a 200 persone in diverse fattorie, quasi tutte donne debitamente formate. In  parallelo verrà fondato un istituto nazionale per gli insetti commestibili da raccogliere e da allevare in maniera sostenibile, e saranno emanate norme generali per la raccolta. L’iniziativa dovrebbe assicurare sviluppo a basso impatto ambientale: mettere su un allevamento costa poco. Inoltre, dovrebbe contribuire in maniera importante ad abbattere la malnutrizione ancora diffusa nel Paese, grazie alla maggiore disponibilità di materia prima e alla diminuzione dei prezzi al consumo.
Gli insetti sono stati anche tra i protagonisti del meeting annuale organizzato dall’Institute of Food Technologies di Chicago dedicato ai cibi di domani. Oltre ad essi, due sono le fonti considerate più promettenti: le alghe e la quinoa, insieme ai legumi. Le prime, come hanno ricordato alcuni ricercatori al congresso, sono ben accette dai consumatori, che sono pronti a farle entrare nei propri menu. Esse contengono, in media, il 63% di proteine, il 15% di fibre, l’11% di lipidi (tra i quali molti buoni anche per il cuore), il 4% di carboidrati, il 4% di micronutrienti (minerali e vitamine) e il 3% di altre sostanze facili da digerire. Si trovano già in alcune cucine nazionali, mentre in commercio, in vari Paesi, sono già disponibili centinaia di prodotti tra i quali barrette, succhi salse e dressing, simil-cereali e prodotti da forno. Le alghe sono facili da coltivare e hanno un basso impatto ambientale; in più, le specie note sono oltre mille, e questo amplia molto le possibilità, tanto dal punto di vista nutrizionale quanto da quello delle possibili combinazioni di prodotti.
La quinoa, invece, è una pianta originaria delle Ande e usata da millenni dalle popolazioni locali soprattutto di Perù e Bolivia. Attualmente in commercio ci sono già oltre 1.400 prodotti a base di quinoa in tutto il mondo, e il loro numero è destinato a crescere. Anche in questo caso si tratta di proteine nobili e a basso impatto. Infine si è parlato dei legumi, la carne dei vegetariani da sempre, anche perché privi di allergeni e di glutine e coltivati con basso impatto ambientale.
Chi è troppo affezionato ai gusti tradizionali o, peggio, al junk food, dovrà probabilmente rivedere le proprie abitudini molto presto. Per farlo senza troppa fatica, dovrebbe sempre pensare che queste novità potrebbero far bene alla  salute e al pianeta.