Lo vediamo nel linguaggio quotidiano anche in Italia,
dove animalismo e politically correct non sono al centro del dibattito come in
Gran Bretagna. All'augurio "In bocca al lupo" sempre più spesso c'è
chi risponde "viva il lupo", perché sperare nella morte di un animale
non è più eticamente accettabile.
Ma se da noi chi ancora usa i detti popolari non si sente troppo in colpa nel dire "tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino", oppure "ho preso due piccioni con una fava", metafore che implicano comunque la brutta fine del felino e degli uccelli, in Gran Bretagna c'è chi ha studiato l'evoluzione del linguaggio determinata dalla crescita del veganesimo e dell'animalismo e chi ne ha fatto battaglie etiche.
Ma se da noi chi ancora usa i detti popolari non si sente troppo in colpa nel dire "tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino", oppure "ho preso due piccioni con una fava", metafore che implicano comunque la brutta fine del felino e degli uccelli, in Gran Bretagna c'è chi ha studiato l'evoluzione del linguaggio determinata dalla crescita del veganesimo e dell'animalismo e chi ne ha fatto battaglie etiche.
La ricercatrice Shareena Hamzah, dell'università di
Swansea, sostiene infatti che le frasi idiomatiche costruite sulla carne e
prodotti animali stanno diventando obsolete perché "sono dissonanti con lo
spirito della nostra epoca". Hamzah si riferisce soprattutto a espressioni
com "bring home the bacon" letteralmente "portare a casa la
pancetta", l'equivalente del nostro "portare a casa la
pagnotta", frase idiomatica nella quale si legge assai bene anche la
differenza tra la dieta mediterranea e le abitudini alimentari dei paesi del
Nord Europa.
Lo studio e la riflessione della ricercatrice, ospitate sulla rivista The Conversation, argomentano che "le metafore basate soprattutto sulla carne, per quanto molto comuni nell'inglese, non sono più usate acriticamente e la crescente consapevolezza dei temi etici e ambientali stanno cambiando il linguaggio quotidiano e della letteratura". Altre espressioni sottolineate dalla ricercatrice come destinate a sparire sono "flogging a dead horse" cioè "frustare un cavallo morto" , un po' come il nostro "menare il can per l'aia" per indicare che ci si ostina a fare qualcosa di inutile. E ancora "killing two birds with one stone", "uccidere due uccelli con una pietra" il nostro "prendere due piccioni con una fava", che sottolinea la differenza tra tecniche di caccia e prodotti agricoli a disposizione.
Quanto osservato sul piano linguistico dalla dottoressa Hamzah è in Gran Bretagna oggetto di azione e campagne di sensibilizzazione della Peta, l'associazione animalista "People for the Ethical Treatment of Animals“. L'organizzazione ha chiesto soprattutto agli insegnanti di far riflettere bambini e ragazzi sul pensiero sottinteso a certe espressioni e per promuovere l'uso di frasi idiomatiche che non si basino su immagini di violenza sugli animali.
Lo studio e la riflessione della ricercatrice, ospitate sulla rivista The Conversation, argomentano che "le metafore basate soprattutto sulla carne, per quanto molto comuni nell'inglese, non sono più usate acriticamente e la crescente consapevolezza dei temi etici e ambientali stanno cambiando il linguaggio quotidiano e della letteratura". Altre espressioni sottolineate dalla ricercatrice come destinate a sparire sono "flogging a dead horse" cioè "frustare un cavallo morto" , un po' come il nostro "menare il can per l'aia" per indicare che ci si ostina a fare qualcosa di inutile. E ancora "killing two birds with one stone", "uccidere due uccelli con una pietra" il nostro "prendere due piccioni con una fava", che sottolinea la differenza tra tecniche di caccia e prodotti agricoli a disposizione.
Quanto osservato sul piano linguistico dalla dottoressa Hamzah è in Gran Bretagna oggetto di azione e campagne di sensibilizzazione della Peta, l'associazione animalista "People for the Ethical Treatment of Animals“. L'organizzazione ha chiesto soprattutto agli insegnanti di far riflettere bambini e ragazzi sul pensiero sottinteso a certe espressioni e per promuovere l'uso di frasi idiomatiche che non si basino su immagini di violenza sugli animali.