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sabato 19 giugno 2021

1984. Il nero di Kyalami - Francesco Giorgioni

 

Scriverò in queste righe del razzismo dimenticato, non lasciatevi ingannare dal fatto che il racconto sia ambientato in un circuito automobilistico di Formula 1.

Tutto vero, non c’è nulla di inventato.

Piercarlo Ghinzani oggi ha 69 anni. Quand’ero un ragazzino lo seguivo sempre con molta simpatia. Corse buona parte dei Gran premi degli anni Ottanta sull’Osella, una monoposto quasi artigianale sfornata da un costruttore piemontese. Tanta passione, pochi soldi. La bellissima storia, molto romantica, di Enzo Osella, un meccanico di provincia che reclamava il suo francobollo di spazio tra i giganti dei motori.

Al via Ghinzani era sempre in fondo allo schieramento e di rado la sua auto vedeva la bandiera a scacchi. In tutta la sua carriera, il miglior risultato fu un quinto posto conseguito nel circuito di Dallas in condizioni estreme: le altissime temperature di quel fine settimana texano resero la gara una prova di resistenza fisica, più che di velocità. Eppure Ghinzani, bergamasco, era stato un eccellente pilota nelle categorie inferiori, capace di battere avversari che poi si sarebbero imposti nella massima categoria. Ma in Formula uno non bastava il talento per scalare l’Olimpo.
Domenica, 7 aprile del 1984. Piercarlo e l’Osella sono ai box del circuito di Kyalami, autodromo sudafricano alla periferia di Johannesburg. E’ il Sudafrica dell’apartheid, della segregazione razziale, del Mandela in catene in un’isola sperduta. Ma la Formula 1 dei divi del volante non si interessa di queste violenze, almeno fino al 1986, quando il boicottaggio toglierà Kyalami dal calendario del campionato.

Siamo alla mattina del Gran Premio e Ghinzani scende in pista per il warm up, la sessione di prove in cui il pilota prova la macchina in condizioni da gara, testando l’assetto scelto per la partenza.

Nell’affrontare una delle curve più veloci della pista, la Jukskei, la Osella ha un sussulto, probabilmente per il cedimento di una sospensione. In quel tratto Ghinzani viaggia a circa 260 chilometri orari e tiene le chiappe su un serbatoio caricato con duecento litri di benzina, quanta ne occorrerebbe per terminare il Gran Premio del pomeriggio. L’auto si schianta contro le barriere e si spezza in due. Su internet trovate una foto che spiega tutto: il bolide è un rottame carbonizzato di cui si riconoscono abitacolo, roll bar e due ruote anteriori sghembe.

Già, carbonizzato. La Osella ha preso fuoco e Ghinzani, svenuto e stretto dalle cinture di sicurezza al posto guida, è destinato ad una morte orribile. Ma corrono verso l’auto in fiamme dei commissari di percorso. Uno, un nero, si butta in mezzo all’inferno a suo rischio e pericolo, sfida le temperature e sfila le cinture di sicurezza dal corpo inanimato di Ghinzani, lo estrae di peso dalla stretta cabina di pilotaggio e lo trascina lontano dal rogo.

Ghinzani è vivo. Malconcio, ma vivo. Lo portano in elicottero in ospedale, dove resterà per i venti giorni necessari a curare ustioni ed altre ammaccature. Gli raccontano quel che è accaduto e come è stato salvato da una fine certa.
Chi ha conosciuto l’automobilismo di quegli anni sa che Piercarlo Ghinzani è anche una persona perbene. Appena esce dall’ospedale, chiede all’organizzazione del circuito il nome del commissario che gli ha salvato la vita. Lo ottiene e ottiene anche un indirizzo: è un nero e, come tutti i neri del Sudafrica, vive in un sobborgo, ai margini della città. Ghinzani e alcuni collaboratori decidono di andarlo a trovare, come minimo per ringraziare l’uomo cui si deve la salvezza. Come fanno le persone perbene.

Arrivano in auto nel quartiere, trovano la casa, bussano alla porta. Apre un tizio di colore, al quale Ghinzani chiede di poter parlare col signor X. Quello sbarra gli occhi e scappa via come impazzito, piantandoli lì e correndo via lontano. Ghinzani non capisce, ci resta male. Poi racconta tutto e gli spiegano quel che spiegabile non sembra. Quello era un quartiere di neri, dove nessun bianco entrava mai. Vite e destini erano separati, culturalmente e fisicamente. L’unica ragione per cui un bianco potesse infilarsi in un quartiere nero era per accoppare qualcuno, oppure per pestarlo, tantopiù che Ghinzani non era da solo. Ecco improvvisamente chiaro quel fuggire a gambe levate.
L’uomo nero che aprì alla porta era lo stesso che aveva salvato la vita al pilota dell’Osella, svenuto dentro quel che restava di un’auto da corsa del valore di un miliardo di lire. Lui aveva salvato la vita ad un uomo. Non importava se bianco o nero, povero o ricco, famoso o no. Ma sulla soglia della sua casa di segregazione non riconobbe Ghinzani. In quel momento era solo un bianco sconosciuto in un quartiere per soli neri.

Ghinzani non è mai riuscito ad abbracciare l’uomo cui deve la vita, neppure dopo la fine dell’apartheid e la liberazione di Mandela. Tra un mese saranno trentasette anni che lo cerca.

da qui

venerdì 5 luglio 2019

Tutti i crimini degli extracomunitari in Sardegna - Francesco Giorgioni



Contrariamente a quanto buonisti e stampa di regime vorrebbero farci credere, gli atti criminali degli immigrati extracomunitari non sono un fatto recente. Neppure in Sardegna. Basta andare a ritroso nelle cronache isolane per trovare un numero impressionante di episodi di violenza commessi da immigrati extracomunitari.
Quelli che riporto di seguito sono risse, rapine e aggressioni di cui si sono resi responsabili cittadini stranieri nella sola Isola di La Maddalena, tra il 1973 e il 1988. In coda all’elenco, seguiranno alcune precisazioni.
17 novembre. 1973
Per le strade di La Maddalena e in alcuni bar del centro si svolge per molte ore una furibonda rissa tra immigrati extracomunitari e maddalenini. Si registrano feriti (tra cui il giovane maddalenino Giuseppe Corda di 17 anni, che ha riportato ferite e choc traumatico con una prognosi di 10 giorni) ed arrestati. L’immigrato extracomunitario è stato denunciato dall’assessore Lino Tirotto e dal dottor Giuseppe Ornano.
21 marzo 1974
Streaking di un immigrato extracomunitario nella piazza principale di La Maddalena. Denudandosi, forse per scherzo, è finito di corsa tra le braccia dei Carabinieri
11 luglio 1974
Arrestato un immigrato extracomunitario per un furto aggravato ai danni di un gioielliere maddalenino
15 luglio 1974
Arrestato un altro immigrato extracomunitario. Stavolta si tratta del furto di un motociclo
5 agosto 1974
Colossale rissa al luna park tra immigrati extracomunitari e giovani maddalenini.
24 agosto 1974
Ancora una rissa con gli immigrati extracomunitari. Stavolta teatro del fattaccio è un locale notturno di La Maddalena.
4 giugno 1975
Altra violenta zuffa tra immigrati extracomunitari e maddalenini. Causata da quattro extracomunitari ubriachi. La rissa impegna decine di persone.
8 agosto 1975
Arrestato un immigrato extracomunitario e denunciata a piede libero la moglie maddalenina per detenzione di sostanze stupefacenti.
6 settembre 1975
Quattro immigrati extracomunitari aggrediscono a La Maddalena una coppia che passeggia sul lungomare.
14 febbraio 1976
Ennesimo arresto di un immigrato extracomunitario. In evidente stato di ubriachezza si è introdotto in un appartamento di La Maddalena e ne ha distrutto parte delle suppellettili
11 marzo 1977
Immigrati extracomunitari vengono denunciati dai Carabinieri della Maddalena per il furto aggravato di un ciclomotore.
17 aprile 1977
Arrestati a La Maddalena tre immigrati extracomunitari che guidavano motorini rubati.
9 novembre 1977
Un immigrato extracomunitario, probabilmente sotto l’effetto di droga, insidia una bambina maddalenina di nove anni.
18 marzo 1978
Due giovanissimi immigrati extracomunitari vengono arrestati per furto. Hanno rubato la macchina di un maddalenino e sono stati sorpresi mentre la spingevano verso una scarpata
14 luglio 1978
Una bimba di 5 anni di La Maddalena accoltellata alla gola da un giovane immigrato extracomunitario. L’immigrato viene arrestato mentre cerca di imbarcarsi.
10 settembre 1978
Due immigrati extracomunitari che rientravano da Napoli, vengono arrestati per possesso di droga. I Carabinieri ritengono di aver assestato un duro colpo al traffico di droga anche “pesante” che vede protagonisti immigrati extracomunitari.
21 settembre 1978
Immigrato extracomunitario penetra nottetempo in un’abitazione privata a La Maddalena e, pistola alla mano, terrorizza una ragazza nella sua camera da letto. Il cronista rivela che un episodio analogo sarebbe stato denunciato due settimane or sono.
22 settembre 1978
In due azioni separate i Carabinieri della Stazione di La Maddalena arrestano due immigrati extracomunitari e tre giovani maddalenini per detenzione di droga.
24 marzo 1979
Rubano uno scuolabus e lo sfasciano alla fine di una folle corsa nella notte. Arrestati a La Maddalena due immigrati extracomunitari al termine del raid cui hanno partecipato anche altri quattro complici rimasti sconosciuti
28 gennaio 1980
La Corte d’Assise di Nuoro condanna a quattro anni di reclusione l’immigrato extracomunitario che nel luglio del 1978 aveva accoltellato alla gola una bambina di cinque anni
15 luglio 1981
A Palau un immigrato extracomunitario penetra nella casa di due ragazze, viene da loro inseguito, steso a colpi di karate da una di esse e consegnato alle forze dell’ordine
18 agosto 1984
Immigrato extracomunitario arrestato a Palau, tenta di violentare la moglie di un altro immigrato, la ferisce gravemente e dà fuoco all’abitazione. L’immigrato protagonista dell’aggressione viene estradato nel Paese d’origine per decisione del Tribunale di Tempio il 24 agosto.
9 febbraio 1987
Arrestati due immigrati extracomunitari. Le indagini dei Carabinieri li individuano quali responsabili del furto di un motorino appartenente ad un impiegato civile occupato presso la base NATO di Santo Stefano.
4 giugno 1987
Arrestato a Palau, sotto l’accusa di tentato omicidio, un immigrato extracomunitario. L’immigrato extracomunitario, respinto da una turista che stava sulla terrazza della propria residenza, la accoltella all’emotorace destro
4 febbraio 1988
Arrestato per furto un immigrato extracomunitario, con un fil di ferro uncinato aveva pescato dei monili nella vetrina di una gioielleria di La Maddalena
9 giugno 1988
Furibonda rissa a Palau tra immigrati extracomunitari e giovani sardi. Tre ragazzi del luogo vengono pestati a sangue.
I dati sono stati estrapolati dal sito Lamaddalena.info, eccellente lavoro di raccolta di Gianvincenzo Belli sui principali fatti della storia avvenuti nell’arcipelago maddalenino.
Io ho solo compiuto una piccola sostituzione: al posto del “militare americano” che figurava nel testo originale, ho inserito la dicitura “immigrato extracomunitario”.
Tutti i fatti elencati sono infatti stati compiuti dai militari degli Stati Uniti arrivati, a partire dal 1972, a prestare servizio nella base di Santo Stefano o da loro commilitoni che attraccavano a La Maddalena su navi da guerra o sommergibili nucleari.
Immigrati arrivati in Italia attraverso un accordo mai ratificato dal Parlamento italiano, accordo da intendersi come “atto di fedeltà all’alleanza atlantica”, per dirla con le parole di Giulio Andreotti.
Questi però erano immigrati ben retribuiti che, pur con le loro intemperanze, lasciavano molti soldi in giro e pagavano ricchi affitti ai proprietari di case, mica i morti di fame dei barconi che arrivano oggi.
E poi la maggior parte di loro girava su auto sproporzionate, rumorose come pescherecci. Ce n’era uno che frequentava l’officina accanto a casa mia, sempre alla ricerca di qualche modifica che spingesse ancora più veloce la sua smisurata berlina che noi chiamavamo “la balena”.
Erano spacconi, simpatici, americani, portavano mode nuove, sempre avanti. Avevano il portamento dei vincenti, dei padroni del mondo.
Ed ecco perché di quel lungo elenco di atti ostili commessi da “quegli” immigrati nessuno si ricorda.
Se non per il rimpianto di tanti galluresi, che ricordano con nostalgia quanto si stesse bene quando c’erano gli americani a La Maddalena.
Gira e rigira, è sempre una questione di soldi.
Qualche tempo fa ho visto un racconto sul periodo dell’occupazione di Trieste da parte delle forze alleate, alla fine della seconda guerra.
Risse e violenze ogni sera, tra americani e inglesi.
Il garzone di un bar del paese frequentato dagli americani ha ricordato di quando si offriva volontario per andare a pulire i bagni, alla chiusura. Un lavoro che non voleva fare nessuno, perché i soldati yankee la finivano quasi sempre da sbronzi.
Ma lui lo faceva perché sapeva che i soldati americani avevano l’usanza di pulirsi il di dietro con le banconote da un dollaro.
Il garzone le raccoglieva, le ripuliva e poi andava a cambiarle.

sabato 15 giugno 2019

Aragoste galluresi, leghisti e vento - Francesco Giorgioni


Leggo su La Nuova Sardegna che l’assessora regionale competente ha abolito l’obbligo del giornale di bordo per la pesca dei crostacei. 
Subito mi si accende una lampadina dentro la testa, si annodano fili e ricordi di vecchie interviste sepolte nella memoria. Questo flusso cerebrale produce una conclusione: la Lega e l’aragosta, in Sardegna, sono un binomio politico. Ora vi spiego.
Credo sia stato il dicembre del 2008. Alla redazione di Olbia dove lavoravo arrivò un fax, allora ancora si usavano, che annunciava l’inaugurazione della prima sezione della Lega nord in Sardegna. A Trinità d’Agultu, Gallura.
Sono passati solo dieci anni, ma allora la cosa fece davvero ridere.
L’inaugurazione credo fosse fissata per i primi di gennaio del 2009, io avevo già programmato le ferie e sapevo di non poterci andare.
Allora cercai i promotori del lieto evento politico e riuscii a contattare il signor Mauro Morlè, di professione pescatore.
Perché si sappia, il primo leghista sardo certificato è lui. Sapevo che c’erano già stati abbracci tra i sardisti di destra e camicie verdi, sapevo di un sardista candidato in un seggio leghista alle politiche. ma di sezione leghiste nell’Isola non se ne erano ancora viste.
Morlè mi raccontò al telefono, con cristallina franchezza, il suo repentino approdo sulle coste di Pontida (non c’è il mare, a Pontida, ma avrete capito che si tratta di un’immagine simbolica).
Insomma, nei villaggi turistici di quel pezzo di Gallura che guarda verso Castelsardo c’era sempre un grande traffico di leghisti, cui il mare sardo piaceva assai.
Tra questi spiccava per intraprendenza un europarlamentare, l’onorevole Fabio Rizzi, che aveva stretto un rapporto di amicizia con Morlè. A Rizzi piaceva andare sulla barca di Morlè e assistere alla pesca delle aragoste.
Senonché, durante una di queste uscite, un episodio fece scoccare l’intesa politica.
Il primo leghista sardo mi raccontò che un giorno tirò su un’aragosta molto piccola. Un’occhiata per stimarne le dimensioni fu sufficiente per ributtarla in acqua.
Il leghista continentale ne fu stupito. Chiese informazioni su quell’inconcepibile spreco, scoprendo in quel momento dal pescatore che le direttive comunitarie vietavano la cattura di crostacei sotto i trenta centimetri. In quello stesso momento, sul legno del peschereccio, Rizzi promise che avrebbe promosso una battaglia in sede europea per cancellare questo divieto.
Morlè gliene fu grato e prese la tessera leghista. Non solo, aprì anche una sezione del Carroccio a Trinità.
Allora la cosa fece ridere i più e fu un clamoroso errore di valutazione. Nessuno è bravo come i pescatori nel fiutare il vento.